Diario quotidiano del 9 gennaio 2015: tutte le (tante) novità sull’IRAP, compresa la deducibilità del lavoro dipendente

Pubblicato il 9 gennaio 2015



revisione contabile: arrivano nuovi principi, obbligatori dai bilanci 2015; ravvedimento operoso dal 2015; deduzione del costo del lavoro dall’imponibile IRAP; opzione IRAP in base al bilancio: necessario un chiarimento del Fisco; determinazione del reddito derivante dall’allevamento di animali: decreto in G.U.; ok alla Tares sul garage anche se non viene utilizzato;attestazioni fiscali per il pagamento degli oneri da Riscatto, ricongiunzione e rendita; welfare: pubblicato il Decreto sulla riorganizzazione degli uffici; nuovo modello per le assunzioni congiunte in agricoltura; responsabilità solidale in materia tributaria sugli appalti: appaltatori e subappaltatori ancora coinvolti

 

Indice:

 1) Revisione contabile: arrivano   nuovi principi, obbligatori dai bilanci 2015

 2) Ravvedimento operoso dal 2015

 3) Deduzione del costo del lavoro   dall’imponibile IRAP

 4) Opzione IRAP in base al   bilancio: necessario un chiarimento del Fisco

 5) Determinazione del reddito   derivante dall’allevamento di animali: decreto in G.U.

 6) Ok alla Tares sul garage anche   se non viene utilizzato

 7) Attestazioni fiscali   per il pagamento degli oneri da Riscatto, ricongiunzione e rendita

 8) Ministero Lavoro: pubblicato il   Decreto sulla riorganizzazione degli uffici

 9) Nuovo modello per le assunzioni   congiunte in agricoltura

 10) Responsabilità solidale in   materia tributaria sugli appalti: appaltatori e subappaltatori ancora coinvolti

 

1) Revisione contabile: arrivano nuovi principi, obbligatori dai bilanci 2015

Via libera dalla Ragioneria generale dello Stato. Longobardi “Passo importante.

Ora i Commercialisti impegnati affinché i controlli della qualità siano affidati a chi ha competenze tecniche e professionali”. Marcello: “Nei prossimi mesi Il Consiglio nazionale fornirà agli iscritti contributi pratici sulla materia”.

Arrivano i nuovi principi di Revisione la cui adozione, a partire dalle revisioni legali dei bilanci 2015, sarà obbligatoria. Con la determina della Ragioneria generale dello Stato si chiude formalmente l’iter della loro elaborazione, affidata dall’art. 11, co. 3 del DLgs n. 39/2010 alla Consob e ad associazioni e ordini professionali, fino all’adozione dei principi di revisione da parte della Commissione europea. A tal fine, il Ministero dell’economia e delle finanze nel 2011 aveva sottoscritto una convenzione con le associazioni e gli ordini professionali interessati, alla quale erano stati ammessi, oltre al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, l’Associazione Italiana Revisori Contabili (Assirevi) e l’Istituto Nazionale Revisori Legali (INRL).

I neo-emanati Principi di revisione, che sostituiscono quelli attualmente in vigore emanati ai sensi dell’art. 162 del DLgs 58/1998 (TUF), sono corredati da

un’introduzione illustrativa e da un glossario dei termini e sono costituiti da:

- 33 principi di revisione internazionali (ISA Italia). Si tratta della rielaborazione degli International Standards on Auditing (ISA), nella loro versione Clarified 2009, emanati dallo International Auditing and Assurance Standards Board (IAASB) di IFAC (International Federation of Accountants) e già tradotti e pubblicati in lingua italiana dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel corso del 2010, con la collaborazione di Assirevi e Consob.

La rielaborazione effettuata ora dagli Enti convenzionati è finalizzata ad integrare il contenuto degli standard internazionali ISA con considerazioni specifiche che ne supportino l’applicazione nell’ambito delle disposizioni normative e regolamentari dell’ordinamento italiano;

- 2 principi di revisione nazionali, predisposti al fine di adempiere a disposizioni normative e regolamentari dell’ordinamento italiano non previste dagli ISA ed aventi ad oggetto:

a) le verifiche periodiche in materia di regolare tenuta della contabilità sociale;

b) l’espressione, nell’ambito della relazione di revisione, del giudizio sulla coerenza delle informazioni contenute nella relazione sulla gestione e di alcune informazioni contenute nella relazione sul governo societario e gli assetti proprietari;

Gli Enti convenzionati hanno, inoltre, elaborato il Principio internazionale sul controllo della qualità (ISQC Italia) n. 1 “Controllo della qualità per i soggetti abilitati che svolgono revisioni contabili complete e limitate del bilancio, nonché altri incarichi finalizzati a fornire un livello di attendibilità ad un’informazione e servizi connessi” che rappresenta un corollario nonché un presupposto per la corretta applicazione dei principi di revisione. Anche tale principio, che contiene sostanzialmente direttive e procedure relative all’organizzazione interna del revisore implementate e attuate per garantire la qualità del processo di revisione, è una rielaborazione, secondo i criteri sopra esposti, del corrispondente principio internazionale già tradotto dal Consiglio nazionale dei commercialisti.

“L’emanazione dei principi di revisione – afferma il presidente dei commercialisti, Gerardo Longobardi - rappresenta un altro importante tassello del lungo processo di attuazione del DLgs 39/2010 di recepimento della Direttiva europea 2006/43/CE già novellata dalla recente Direttiva 2014/56/UE, che dovrà essere recepita entro il 17 giugno 2016. L’aspetto rilevante è che questi nuovi principi costituiscono la piattaforma sulla quale verrà presto costruito l’atteso sistema dei controlli della qualità previsto dallo stesso DLgs 39/2010.

Le verifiche della qualità cui verranno sottoposti periodicamente gli iscritti nel registro includeranno, infatti, tra le altre cose, una valutazione della conformità del lavoro svolto ai principi di revisione ed ai principi di indipendenza applicabili”.

“I controlli della qualità – prosegue Longobardi - rappresentano il vero aspetto innovativo dell’intervento riformatore della disciplina sulla revisione legale dei conti. La nostra professione, infatti, è ormai da tempo abituata a confrontarsi con l’obbligo della formazione continua pure introdotto dalla riforma, così come i principi di revisione rappresentano da sempre gli standard professionali di riferimento per lo svolgimento dell’incarico. Il controllo di qualità della revisione rappresenta, invece, una grande innovazione, pur essendo, al tempo stesso una grande incognita perché non conosciamo ancora come l’autorità di vigilanza voglia darvi attuazione”. “Il Consiglio nazionale dei commercialisti – sostiene Longobardi - ritiene che il controllo pubblico debba sicuramente rispondere a requisiti di indipendenza ed obiettività, ma anche a quelli di competenza ed esperienza professionale. Esso, pertanto, deve necessariamente prevedere forme di delega delle funzioni ad organismi professionali, ancorché sottoposti alla vigilanza dell’autorità pubblica, al fine di garantire l’imprescindibile ausilio di chi ha le competenze tecniche e l’adeguata formazione professionale, derivanti dall’aver esercitato la professione contabile. Il 2015 si prospetta un anno di grandi cambiamenti per la revisione legale che può ben essere intesa sia una risorsa strategica per l’impresa sia un valore in generale per la collettività”.

“I principi di revisione – afferma Raffaele Marcello, consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla materia - diventano giuridicamente cogenti per tutti gli incarichi di revisione legale. Nell’intento di stabilire una gradualità nell’adozione degli standard, nonché di contribuire a diffondere la loro conoscenza ed in generale la cultura del controllo contabile, il CNDCEC ne aveva curato, ormai 5 anni fa, la traduzione e la diffusione. Viene ora aggiunto un ben più importante tassello nel processo di implementazione dei principi di revisione internazionali anche attraverso la loro contestualizzazione nell’ambito dell’ordinamento normativo e regolamentare italiano. Poiché l’approccio dei principi di revisione internazionali, basato su principi e procedure generali, impone la necessità di declinare i principi in procedure e modalità operative, specie nelle realtà aziendali di dimensioni minori, l’operatività del CNDCEC nei prossimi mesi - anticipa Marcello - si concentrerà nel fornire ai colleghi impegnati nell’attività di revisione contributi pratici allo svolgimento degli incarichi nonché strumenti idonei a declinare lo svolgimento delle attività previste dai principi di revisione nell’ambito del funzionamento del collegio sindacale”.

(CNDCEC, nota del 07 gennaio 2015)

Principi contabili e sistemi di controllo e revisione

Pubblica consultazione: Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate - Versione preliminare.

Osservazioni e commenti vanno inviati entro il 15/02/2015 all’indirizzo: consultazione@fncommercialisti.it.

(CNDCEC, nota del 08 gennaio 2015)

 

 

2) Ravvedimento operoso dal 2015

Dal 1° gennaio 2015 in caso di ravvedimento operoso, il tasso legale da applicare é pari allo 0,50%; per ravvedimenti “a cavallo d’anno”, andrà adottato un criterio di pro rata temporis; il tasso di interesse sarà quindi pari all’1%, fino al 31 dicembre 2014 e allo 0,50% dall`1° gennaio 2015 e fino al giorno del ravvedimento.

A seguito della Legge di stabilità per il 2015, queste le scelte disponibili dal 1° gennaio 2015 per il ravvedimento operoso:

Termine

Sanzione ridotta

Tributi

Nei   primi 14 giorni dalla violazione

1/10   del minimo x 1/15 per giorno di ritardo (0,20% per giorno di ritardo)

Tutti   i tributi per violazioni sui versamenti

Dal   15° al 30° giorno dalla violazione

1/10   del minimo (3%)

Tutti   i tributi per violazioni sui versamenti

Fino   a 90 giorni dalla violazione o dal termine di presentazione della   dichiarazione

1/9   del minimo

Tutti   i tributi

Dal   91° giorno all’anno dalla violazione o entro il termine di presentazione della   dichiarazione relativa all’anno in cui é' stata commessa la violazione

1/8   del minimo (3,75%)

Tutti   i tributi

Oltre   il termine di cui sopra ma entro 2 anni dalla violazione o entro il termine   di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in   cui é stata commessa la violazione

1/7   del minimo

Solo   per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate

Oltre   i 2 anni dalla violazione oppure oltre il termine di presentazione della   dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui é stata commessa   la violazione

1/6   del minimo

Solo   per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate

 

 

3) Deduzione del costo del lavoro dall’imponibile IRAP

Il comma 20 dell’articolo 1 (Legge di stabilità 2015), modificando la vigente disciplina dell’Imposta regionale sulle attività produttive – IRAP (contenuta nel decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) intende rendere integralmente deducibile dall’IRAP il costo sostenuto per lavoro dipendente a tempo indeterminato eccedente le vigenti deduzioni – analitiche o forfetarie – riferibili allo stesso costo. L’agevolazione opera in favore di taluni soggetti sottoposti a IRAP e decorre dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014.

In sostanza, ove la sommatoria delle deduzioni sopra richiamate – analitiche o forfetarie – previste dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997 risulti inferiore al costo del lavoro, spetta un’ulteriore deduzione fino a concorrenza dell’intero importo dell’onere sostenuto.

A tal fine, il comma in esame introduce all’articolo 11 del D.Lgs. n. 446 del 1997 il comma 4-octies il quale, in sostanza, concede la possibilità a taluni soggetti IRAP di ridurre la base imponibile IRAP di un importo pari alla differenza tra il costo complessivo sostenuto per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e l’importo di alcune spese già deducibili ex lege.

Con riferimento a queste ultime, si tratta in particolare delle seguenti componenti di costo:

-i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro, alcuni costi sostenuti dagli enti privati (con l’eccezione dei concessionari pubblici) per i lavoratori a tempo indeterminato, ivi compresi quelli per personale impiegato in aree svantaggiate e i contributi assistenziali e previdenziali; le spese per apprendisti, disabili e per il personale assunto con

contratti di formazione e lavoro, nonché, per il personale addetto alla ricerca (articolo 11, comma 1, lettera a) del D.Lgs. n. 446 del 1997);

-le indennità di trasferta previste contrattualmente, per la parte che non concorre a formare il reddito del dipendente, sostenute dalle imprese di autotrasportomerci (articolo 11, comma 1-bis);

-i costi sostenuti per il personale dalle imprese del settore privato con componenti positivi che concorrono a formare il valore della produzione IRAP non superiori ad una specifica soglia nel periodo d'imposta (400.000 euro), per un massimo di cinque dipendenti (articolo 11, comma 4-bis.1);

-i costi sostenuti per l’incremento della base occupazionale, cioè la deduzione spettante alle imprese private che incrementano il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato (articolo 11, comma 4-quater).

L’agevolazione spetta ai soggetti IRAP che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9 del medesimo D.Lgs. n. 446 del 1997, e cioè:

-società di capitali ed enti commerciali (articolo 5);

-società di persone ed imprese individuali (articolo 5-bis);

-banche ed altri enti e società finanziari (articolo 6);

-imprese di assicurazione (articolo 7)

-persone fisiche, società semplici ed equiparate (articolo 8);

-produttori agricoli titolari di reddito agrario, esclusi quelli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, che si avvalgono dello speciale regime IVA in materia, nonché soggetti esercenti attività di allevamento di animali (articolo 9).

Inoltre, per i produttori agricoli titolari di reddito agrario, esclusi quelli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, che si avvalgono dello speciale regime IVA in materia, nonché per le società agricole, la deduzione di cui al presente comma spetta anche (previa autorizzazione di cui al comma 20 seguente) per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo d'imposta, purché abbia lavorato almeno 150 giornate e il contratto abbia almeno una durata triennale.

Il comma 21 dell'articolo in esame ripristina, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013, le disposizioni (articolo 2, commi 1 e 4 del decreto-legge n. 66 del 2014) che hanno abbassato le aliquote IRAP per tutti i settori produttivi.

La disposizione in esame opera dunque per il periodo d’imposta in corso, in deroga a quanto previsto dall’articolo 3 dello Statuto dei contribuenti (legge n. 212 del 2000) che dispone l’irretroattività delle norme tributarie.

Di conseguenza - salva la determinazione dell’acconto IRAP 2014 - sono ripristinate le precedenti, più alte, misure di aliquota dell’imposta, e cioè:

-l’aliquota ordinaria IRAP applicabile, in via generale, dai soggetti passivi torna ad essere al 3,9 per cento (in luogo del 3,5 per cento) dal 1° gennaio

2015;

-viene innalzata dal 3,80 per cento al 4,20 per cento l’aliquota applicata da parte di società di capitali ed enti commerciali titolari di concessioni per la gestione di servizi e opere pubbliche, diverse da quelle aventi ad oggetto la costruzione e la gestione di autostrade e trafori;

-è ripristinata dal 4,20 al 4,65 per cento l’aliquota applicata dalle banche e dagli altri soggetti finanziari che determinano il valore della produzione ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 446 del 1997;

-passa dal 5,30 al 5,90 per cento l'aliquota applicata dalle imprese di assicurazione;

-torna dall’1,70 all’1,9 per cento l’aliquota prevista ai fini della determinazione del tributo da parte dei soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative di piccola pesca e loro consorzi.

Il comma 22 della norma in esame fa espressamente salvi gli effetti del richiamato comma 2 dell’articolo 2 del decreto-legge n. 66 del 2014, ai fini della determinazione dell’acconto IRAP relativo al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013, secondo il c.d. metodo previsionale (cioè calcolando l’acconto stimando un minor carico fiscale, in tal caso stimando una minore aliquota).

Il comma 23 dell’articolo in commento, con finalità di coordinamento, interviene modificando l’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011, il quale ha reso integralmente deducibile dall’IRPEF e dall’IRAP la quota IRAP riferita al costo del lavoro. Pertanto, la richiamata disposizione viene integrata per consentire di dedurre dalle imposte sul reddito anche la quota residua del costo del lavoro individuata dal comma 1 dell’articolo in esame.

Infine il comma 24 dispone che, per quanto riguarda i lavoratori agricoli dipendenti a tempo determinato di cui all'ultimo periodo dell'articolo 11, comma 4-octies, come introdotto dal comma 16 del presente articolo, si applica soltanto previa autorizzazione della Commissione europea richiesta a cura del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Nuove deduzioni

La legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (legge di Stabilità 2015), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre scorso, interviene con tre novità in materia di IRAP che riverberano i propri effetti in alcuni casi già dal 2014:

-il ripristino della misura base dell’aliquota IRAP che torna al 3,9%. Il decreto legge n. 66/2014, convertito dalla legge n. 89/2014 l’aveva ridotta al 3,5% con effetto dal periodo d’imposta 2014;

-l’introduzione di uno sconto IRAP sul costo del lavoro dipendente;

-un credito d’imposta del 10% dell’imposta, per i contribuenti che non occupano lavoratori dipendenti nel periodo d’imposta.

Ripristino misura base al 3,9%

La prima delle modifiche, produce effetti abbiamo detto con effetto retroattivo e quindi neutralizza lo sconto che era stato previsto solo pochi mesi fa, peraltro non utilizzato in quanto se ne sarebbe dovuto tenere conto in occasione della prossima dichiarazione IRAP da presentare nel 2015.

Il legislatore ha tuttavia previsto che non ci saranno conseguenze per coloro che avessero calcolato gli acconti 2014 col metodo previsionale, tenendo conto della minore aliquota.

Sconto IRAP sul costo del lavoro dipendente

Le ultime due misure riguardano invece i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014.

In particolare, concernono l’intervento del legislatore per eliminare gli effetti dell’indeducibilità dal valore della produzione IRAP del costo del lavoro, anche se limitatamente ai lavoratori occupati a tempo indeterminato.La novità consiste nell’introduzione di una nuova deduzione a valere dal valore della produzione netta, da decurtare nella determinazione del valore imponibile ai fini del calcolo dell’imposta.

Il comma 20 dell’articolo 1 del provvedimento di fine anno, inserisce il comma 4-octies all’articolo 11 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446. È previsto che dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 (2015, salvo per i soggetti con esercizio diverso dal periodo 1° gennaio/31 dicembre) sarà possibile dedurre il costo del lavoro relativo ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, nonché per gli imprenditori agricoli anche per contratti a tempo determinato di durata almeno triennale, a condizione tuttavia che nei singoli periodi di imposta il lavoratore abbia prestato attività per almeno 150 giornate. Per giungere all’importo della deduzione, occorrerà tuttavia decurtare dal totale del costo del lavoro complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato “le deduzioni spettanti ai sensi dei commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater“.

Per conseguenza nel calcolo della nuova deduzione, dal costo del lavoro indicato, vanno sottratti gli importi a titolo di:

contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro;

-deduzioni in misura fissa pari a 7.500 euro annui per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta, aumentato a 13.500 euro per i lavoratori di sesso femminile e per quelli di età inferiore ai 35 anni; tali importi possono essere ulteriormente incrementati nei limiti ed alla condizione previste dalla disciplina Comunitaria sugli aiuti minori “de minimis”, fino a 15.000 euro ovvero 21.000 euro per i citati lavoratori dipendenti citati nel periodo precedente, impiegati a tempo indeterminato nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia;

-analoghe deduzioni, a favore degli imprenditori agricoli, nonché per le società agricole di cui all’articolo 2 D.Lgs. n. 99/2004, spettanti, per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato che abbiano una durata almeno triennale e comunque è necessario che i lavoratori agricoli interessati abbiano lavorato almeno 150 giornate nel periodo d’imposta interessato;

-contributi assistenziali e previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, nonché ai lavoratori a tempo determinato alle dipendenze degli imprenditori agricoli nei limiti ed alle condizioni previste dall’articolo 11;

costo del lavoro relativo agli apprendisti, ai disabili, nonché i costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo;

-le indennità di trasferta previste contrattualmente, per la parte che non concorre a formare il reddito del dipendente, per le imprese autorizzate all’autotrasporto di merci;

-deduzione fino a 15.000 euro annui per i datori di lavoro che incrementano il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato rispetto al numero dei lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d’imposta precedente ( art. 11, comma 4-quater).

Lo sconto introdotto risulta ridimensionato nei suoi effetti in quanto assorbito dalle deduzioni già esistenti che, come si è visto, computandosi dal costo del lavoro, riducono la quota deducibile.

Inoltre, anche la determinazione si presenta articolata.Del resto, la finalità è quella di giungere alla deduzione dell’intero costo del lavoro dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, di conseguenza appare giusto tenere conto delle riduzioni già esistenti che già consentivano con le regole previgenti, seppure in misura generalmente parziale, analogo beneficio.La nuova deduzione non compete a tutti i soggetti passivi ai fini dell’IRAP.

La norma fa riferimento ai “(…) soggetti che determinano il valore della produzione ai sensi degli articoli da 5 a 9”. Di conseguenza, risultano esclusi coloro che determinano il valore della produzione ai sensi degli articoli 10 e 10-bis, ovvero gli enti privati diversi dalle società che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale (art. 3, comma 1, lettera e) D.Lgs. n. 446/1997), le amministrazioni pubbliche, nonché le amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte Costituzionale, della Presidenza della Repubblica e gli organi legislativi delle Regioni a statuto speciale (art. 3, comma 1, lettera e)-bis).Per gli imprenditori agricoli, nonché per le società agricole di cui all’articolo 2 D.Lgs. n. 99/2004, la deduzione si applica previa autorizzazione della Commissione Europea.

 

 

4) Opzione IRAP in base al bilancio: necessario un chiarimento del Fisco

E’ necessario un chiarimento da parte dell’Amministrazione finanziaria: Opzione IRAP in base al bilancio dubbia per i soggetti costituiti nel 2015.

A partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 (e, dunque, nel caso di specie, dal 2015), l’opzione per il calcolo della base imponibile IRAP in base al bilancio è comunicata con la dichiarazione IRAP presentata nel periodo d’imposta a decorrere dal quale si intende esercitarla e non più, dunque, entro 60 giorni dall’inizio del periodo d’imposta per il quale la si esercita (C.M. n. 31/2014).

Si tratta della facoltà di opzione che è riservata alle società di persone commerciali (snc, sas e soggetti equiparati) e agli imprenditori individuali, in contabilità ordinaria (per obbligo o per opzione). L’opzione è invece preclusa per i soggetti in contabilità semplificata.

Ai sensi dell’art. 5-bis comma 2 del DLgs. 446/97, l’opzione è irrevocabile per tre periodi d’imposta. Al termine del triennio si intende tacitamente rinnovata per un altro triennio, a meno che l’impresa non revochi l’opzione precedentemente comunicata.

Nell’ipotesi di revoca, il valore della produzione netta va determinato secondo le regole proprie delle società di persone e degli imprenditori individuali (art. 5-bis del DLgs. 446/97) per almeno un triennio, al termine del quale la revoca si intende tacitamente rinnovata per un altro triennio salvo opzione per la determinazione del valore della produzione netta in base al bilancio (art. 5 del DLgs. 446/97). Il contribuente è obbligato a mantenere, per lo stesso periodo di validità dell’opzione, il regime di contabilità ordinaria.

Riguardo alle nuove modalità di opzione, andrà precisato il comportamento che

dovranno tenere i soggetti che si costituiscono in corso d’anno, vale a dire dal 1° gennaio 2015. In questo caso, infatti, nel periodo d’imposta a decorrere dal quale si intende esercitare l’opzione, non è presentata alcuna dichiarazione IRAP.

 

 

5) Determinazione del reddito derivante dall’allevamento di animali: decreto in G.U.

Reddito da allevamento per il 2014-2015, confermati i precedenti criteri. Nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del 7 gennaio 2015 è stato pubblicato il decreto 18 dicembre 2014 riguardante la determinazione del reddito derivante dall’allevamento di animali per il biennio 2014-2015.

Il decreto fornisce disposizioni per la determinazione del reddito derivante dall’allevamento di animali nel limite di cui all’art. 32, comma 2, lettera b) e di quello eccedente di cui all’art. 56, comma 5 del TUIR.

Viene così indicato che il numero dei capi che rientra nel citato limite, il valore medio del reddito agrario riferibile a ciascun capo allevato entro il medesimo limite e il coefficiente moltiplicatore previsti dall’art. 56, comma 5 sempre del TUIR sono determinati in base alle disposizioni contenute nel decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali del 20 aprile 2006 e alle tabelle 1, 2 e 3 allegate al citato decreto.

 

 

6) Ok alla Tares sul garage anche se non viene utilizzato

Tassa rifiuti legittima anche per i garage. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33 del 7 gennaio 2015, ha stabilito che è legittima la richiesta di pagamento della tassa rifiuti per il possesso di un garage. Non assume rilevanza la circostanza che per questo locale la presenza del contribuente sia sporadica, con il conseguente uso marginale dell’immobile, né può essere imposto all’ente locale di provare che in questo luogo via sia produzione di rifiuti. Secondo i giudici la tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio, purché questo sia istituito e sussista la possibilità di utilizzarlo, e salvo che l’ente non autorizzi il contribuente allo smaltimento con altre modalità.

 

 

7) Attestazioni fiscali per il pagamento degli oneri da Riscatto, ricongiunzione e rendita

L’Inps, con il messaggio n. 95 del 7 gennaio 2015 informa che è in fase di elaborazione l’invio delle attestazioni ai fini fiscali relative ai versamenti contributivi effettuati dai cittadini per riscatti, ricongiunzioni e rendite vitalizie, con l’esclusione delle gestioni ex Inpdap, nel corso dell’anno 2014.

Dette attestazioni riguarderanno i versamenti effettuati attraverso tutte le modalità di pagamento previste; sarà riportata l’indicazione dell’onere versato nel corso del 2014 e dell’importo utile alle detrazioni o deduzioni fiscali.

Si invitano, entro le ore 12 di venerdì 23/01/2015 p.v.,

- le Sedi a provvedere alla sistemazione dei pagamenti non ancora ripartiti e alla eventuale chiusura delle pratiche su NPIGPA mediante la corretta attribuzione dei codici esito per avvenuto pagamento (Z) o rinuncia (Y). Trascorso il termine indicato sarà attivato a livello centrale il programma che effettuerà l’estrazione delle pratiche con pagamenti in corso o completati;

- il polo prestazioni PALS a provvederealla sistemazione dei pagamenti relativi alle pratiche di riscatto, ricongiunzione e versamenti volontari nelle gestioni ex-enpals attraverso la relativa procedura di riferimento. Trascorso il termine indicato sarà attivato a livello centrale il programma che effettuerà l’estrazione delle pratiche con pagamenti in corso o completati.

Nel caso di eventuali discordanze tra gli importi attestati e quelli effettivamente versati, gli interessati potranno rappresentare le discordanze alla sede Inps di competenza che, effettuati i relativi controlli ed esaminata la documentazione esibita, laddove dovesse riscontrare la fondatezza della segnalazione, emetterà una nuova attestazione fiscale.

In questo caso l’operatore di sede dovrà:

- confrontare la documentazione prodotta dall’assicurato rispetto a quanto visualizzato nel partitario della Gestione del Pagato sul Portale GCI;

- procedere al rilascio di una nuova attestazione fiscale utilizzando le funzionalità di Monitor 730 predisposte a tale scopo e raggiungibili sulla Intranet attraverso il percorso Processi -> Assicurato/Pensionato -> Gestione Evidenze Prima Emissione Bollettini.

In modo analogo l’operatore del polo prestazioni PALS dovrà

- visualizzare gli importi attestati dall’INPS accedendo alle funzionalità Monitor 730 di consultazione che saranno messe a disposizione e raggiungibili attraverso il precorso Processi - > Assicurato/Pensionato -> Gestione Evidenze Prima Emissione Bollettini. Al primo accesso l’operatore dovrà richiedere l’abilitazione alla consultazione dei contributi Enpals da riscatto/ricongiunzione.

- confrontare la documentazione prodotta dall’assicurato rispetto a quanto risulta sul sistema gestionale di riferimento per i pagamenti di riscatto/ricongiunzione effettuati nelle gestioni ex-Enpals;

- procedere, nel caso ricorra la condizione, al rilascio di una nuova attestazione fiscale secondo le modalità vigenti per le gestioni ex-Enpals.

Si rammenta che, come da messaggio n. 5426 del 28/3/2012, i bollettini MAV non sono più inviati e che gli interessati possono stamparli direttamente accedendo al Portale dei Pagamenti dal sito dell’Istituto seguendo il percorso: www.inps.it > Portale dei pagamenti> Riscatti, ricongiunzioni e rendite, oppure chiamando il Contact center.

 

 

8) Ministero Lavoro: pubblicato il Decreto sulla riorganizzazione degli uffici

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 4 del 7 gennaio 2015, il Decreto 4 novembre 2014, con la riorganizzazione degli uffici dirigenziali non generali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (in attuazione del DPCM 14 febbraio 2014, n. 121).

In particolare, l’articolo 13 del Decreto tratta della nuova articolazione degli

Uffici territoriali di livello dirigenziale non generale del Ministero del

 

 

9) Nuovo modello per le assunzioni congiunte in agricoltura

Dal 7 gennaio 2015 i datori di lavoro, o i soggetti abilitati interessati, possono effettuare le comunicazioni obbligatorie per le assunzioni congiunte in agricoltura tramite il nuovo modello “UNILAV-Cong” (esclusivamente in modalità telematica).

Il modello contiene la nuova sezione “Altri datori di lavoro” relativa alle informazioni riguardanti i datori di lavoro, diversi dal comunicante, interessati dall’assunzione congiunta.

Il modello è stato predisposto per comunicare le assunzioni congiunte in ambito agricolo, introdotte dal Decreto Legge n. 76/2013 (convertito con la Legge n. 99/2013), così come previsto dal Decreto n. 85/2014 del Ministero del Lavoro.

 

 

10) Responsabilità solidale in materia tributaria sugli appalti: appaltatori e subappaltatori ancora coinvolti

Responsabilità solidale in materia tributaria sugli appalti: Appaltatori e subappaltatori continuano a risponderne anche per il passato.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare 31/E del 30 dicembre 2014, ha precisato i termini per la piena allo applicabilità dell’art. 28 del D.Lgs. n. 175/2014 che ha abrogato la responsabilità solidale in materia tributaria sugli appalti relativamente alla posizione dei committenti. Secondo l’Agenzia delle entrate l’effetto abrogativo sulle sanzioni per il passato vale soltanto per i committenti, mentre appaltatori e subappaltatori continuano a risponderne anche per il passato.

Per contrastare il fenomeno dell’evasione, è stata modificata la norma che prevede la responsabilità solidale del committente imprenditore (o datore di lavoro) con l’appaltatore (ed eventuali subappaltatori) per la corresponsione dei trattamenti retributivi ai lavoratori e dei contributi previdenziali e assicurativi, inserendo l’obbligo per il committente, di assolvere, ove previsto, gli adempimenti del sostituto d’imposta.

Per il favor rei, la sanzione non si applica per le violazioni commesse prima del 13 dicembre 2014 e non ancora definitive a quella data.

 

Vincenzo D'Andò