Dall'1 marzo 2015 il TFR può entrare in busta paga: considerazioni...

Dopo che la Legge di Stabilità per il 2015 (Legge 23 dicembre 2014 n. 190) è stata definitivamente approvata si concretizza per i lavoratori dipendenti (del solo settore privato però) la possibilità di ottenere l’erogazione del Tfr maturando ad integrazione della busta paga. Il comma 26, primo periodo, dell’articolo 1 della Legge 190/2014 (“In via sperimentale, in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1º marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, possono richiedere al datore di lavoro medesimo, entro i termini definiti con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce le modalità di attuazione della presente disposizione, di percepire la quota maturanda di cui all’articolo 2120 del codice civile, al netto del contributo di cui all’articolo 3, ultimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, tramite liquidazione diretta mensile della medesima quota maturanda come parte integrativa della retribuzione”) rende, infatti, operativa tale possibilità, possibilità che, invero, era già stata introdotta dalla Legge 296/2006 (articolo 1, commi 755 e 756), in via sperimentale per il periodo che va dal 1° Marzo 2015 al 30 Giugno 2018. Entro il 31 gennaio 2015 è poi previsto che venga emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la definizione delle modalità operative del provvedimento. Con le disposizioni del comma 26, primo periodo, dell’articolo 1 della Legge 190/2014 il legislatore si è posto l’obiettivo di modificare in modo sostanziale la natura e di conseguenza le modalità con cui viene gestito il trattamento di fine rapporto che, secondo quanto viene previsto dell’articolo 2120 del Codice Civile, viene a maturare ad ogni mensilità.
 
Quale era la normativa in vigore prima della Legge di Stabilità per il 2015
In realtà, l’asserzione secondo cui il TFR maturato dal lavoratore, ed accantonato presso il datore di lavoro oppure, in tutto o in parte, presso un fondo di categoria, non fosse anticipabile al lavoratore stesso non è del tutto corretta in quanto la disciplina già vigente, salvo condizioni di miglior favore previste dai contratti collettivi o da patti individuali, prevedeva comunque la possibilità che il datore di lavoro anticipasse l’importo accantonato, anche se solo nel caso in cui ricorressero alcune particolari condizioni, ovvero:

che il lavoratore fosse in possesso di almeno 8 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro;

che limite massimo dell’anticipazione richiesta non fosse superiore al 70% del trattamento maturato;

che la concessione fosse destinata ad un massimo del 10 % dei lavoratori aventi diritto e, comunque, ad un numero di dipendenti non superiore al 4% del totale;

che ciò avvenisse una sola volta nel corso del rapporto di lavoro;

che la richiesta fosse giustificata dalla necessità di sostenere spese straordinarie correlate a terapie mediche ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. Il lavoratore però non avrebbe dovuto aver già sostenuto in anticipo questa tipologia di spese.

che la richiesta fosse giustificata dalla necessità di sostenere spese correlate all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa di abitazione per il lavoratore o per i suoi figli;

che la richiesta fosse correlata all’estinzione anticipata di un mutuo (sempre finalizzato all’acquisto della prima casa per il lavoratore o per i suoi figli…

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