Novità Iva 2014-2015: Decreto semplificazioni e Iva nel commercio elettronico dal 2015

Pubblicato il 18 dicembre 2014



sono tante le novità nel campo Iva che riguardano la fine dell’anno 2014, mentre altre si applicheranno dal 2015 (è il caso dell’Iva sul commercio elettronico): proponiamo una rassegna di tutti provvedimenti di fine anno

 Sono tante le novità nel campo Iva che riguardano la fine dell’anno 2014, mentre altre si applicheranno dal 2015 (è il caso dell’Iva sul commercio elettronico).

Cominciano con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 175/2014.

 

Le principali misure IVA contenute nel Decreto semplificazioni

Il Decreto Legislativo n. 175 del 21 novembre 2014 (c.d. decreto semplificazioni) é stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2014, contenente numerosi interventi di semplificazione di adempimenti in materia fiscale.

Il decreto entrerà (rappresenta il primo provvedimento di attuazione della legge delega di riforma fiscale – L. 23 del 2014) è entrato vigore il 13 dicembre 2014, ma per la concreta applicazione di alcune delle sue disposizioni occorrerà attendere l’emanazione dei provvedimenti di attuazione previsti dallo stesso decreto.Queste di seguito sono le principali misure in tema di IVA contenute nel decreto.

 

Semplificazioni in tema di rimborsi IVA

L’art. 13 riscrive l’art. 38-bis del D.p.r. n. 633 del 1972, semplificando alcuni aspetti della procedura del rimborso dei crediti IVA, sia annuali sia trimestrali, al fine di velocizzare l’erogazione di somme il cui incasso è di estrema importanza per le molte imprese che soffrono di mancanza di liquidità.

L’articolo, in primo luogo, amplia i casi di esonero dalla prestazione della garanzia a favore dello Stato cui sono tenuti i soggetti IVA che chiedono i rimborsi, innalzando l’attuale soglia di esonero, ora prevista per i crediti fino a 5 mila euro, ai crediti di importo fino a 15 mila euro.

E’ poi previsto che anche i rimborsi dei crediti IVA di ammontare superiore a 15 mila euro possano essere eseguiti senza che sia prestata la garanzia se sulle dichiarazioni annuali o sulle istanze di rimborso trimestrale è apposto il visto di conformità o la sottoscrizione dei componenti dell’organo di controllo contabile; vengono, in sostanza, estese ai rimborsi IVA le condizioni attualmente previste per la compensazione “orizzontale” dei crediti annuali superiori a 15 mila euro. Alla dichiarazione o all’istanza deve, peraltro, essere allegata una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, resa ai sensi dell’art. 47 del D.p.r. n. 445 del 2000, con la quale il soggetto deve autocertificare che il patrimonio aziendale non è sceso oltre una determinata soglia, che non ha effettuato cessioni di azioni o quote oltre il 50% e che ha versato regolarmente i contributi previdenziali e assicurativi.

L’obbligo di prestare la garanzia a favore dello Stato rimane, comunque, per i rimborsi superiori a 15 mila euro, nei confronti dei soggetti IVA che presentano i “profili di rischio” individuati dal comma 4 del nuovo art. 38-bis (soggetti a inizio o fine attività, soggetti che hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica, soggetti che hanno presentato dichiarazioni prive del visto di conformità, ecc.).

Il comma 11 del nuovo art. 38-bis prevede che un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate fisserà modalità e termini per l’esecuzione dei rimborsi, sia annuali che trimestrali.

 

Semplificazioni in materia di rimborso degli interessi dei crediti tributari

L’art. 14 del decreto introduce una significativa semplificazione nella procedura dei rimborsi dei crediti d’imposta stabilendo che gli agenti della riscossione, contestualmente all’erogazione dei rimborsi, devono liquidare ed erogare gli interessi, nella misura determinata dalle specifiche leggi in materia, senza che i contribuenti ne facciano espressa richiesta. La disposizione si applicherà ai rimborsi erogati a partire dal 1° gennaio 2015.

 

Comunicazione telematica dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento

L’art. 20 del decreto modifica la disciplina della comunicazione all’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento (che consentono all’esportatore abituale di acquistare beni e servizi in sospensione d’imposta), trasferendo l’obbligo di effettuare tali comunicazioni dal fornitore dell’esportatore abituale all’esportatore medesimo.

La disciplina vigente prevede che siano i fornitori degli esportatori abituali a comunicare telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento ricevute, secondo modalità determinate dall’Amministrazione finanziaria.

Secondo la nuova disciplina, invece, è lo stesso esportatore - cioè il soggetto che usufruisce della non imponibilità delle operazioni segnalate – a dover effettuare tale comunicazione all’Agenzia, la quale è tenuta a rilasciare una apposita ricevuta. L’esportatore, inoltre, deve consegnare ai propri fornitori (o alla dogana in caso di importazioni), anteriormente all’effettuazione delle operazioni in sospensione d’imposta, le dichiarazioni d’intento con le relative ricevute rilasciate dall’Agenzia.

Dal canto suo il fornitore potrà effettuare l’operazione senza applicare l’IVA solo dopo aver acquisito dall’esportatore la dichiarazione d’intento e la ricevuta dell’avvenuta comunicazione all’Agenzia, ed aver riscontrato, in via telematica, che l’esportatore ha adempiuto al proprio obbligo comunicativo nei confronti dell’Agenzia; altrimenti, egli è soggetto alla sanzione dal 100% al 200% dell’imposta non applicata. Il fornitore è inoltre tenuto a riepilogare i dati delle operazioni effettuate senza applicazione dell’IVA nella propria dichiarazione annuale.Il nuovo obbligo di comunicazione si applica alle dichiarazioni d’intento relative ad operazioni in sospensione d’imposta da effettuare dal 1° gennaio 2015. E’ prevista l’emanazione di un apposito provvedimento attuativo da parte del Direttore dell’Agenzia delle entrate, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (13 dicembre 2014). Peraltro, nelle more dell’emanazione di tale provvedimento, per evitare discrasie nell’applicazione dell’agevolazione sarebbe logico ritenere che continui ad applicarsi l’attuale disciplina, in base alla quale l’obbligo comunicativo è a carico del fornitore.

E’ stabilito, inoltre, che entro 120 giorni dalla predetta data, l’Agenzia delle entrate metta a disposizione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli la banca dati delle dichiarazioni d’intento, per evitare che l’esportatore debba presentare in dogana copia cartacea delle dichiarazioni e delle relative ricevute di trasmissione.

 

Comunicazioni delle operazioni intercorse con soggetti stabiliti in Paesi black list

L’art. 21 del decreto interviene a modificare, sotto un duplice aspetto, la disciplina dell’obbligo di comunicazione delle operazioni intercorse con operatori economici stabiliti in Paesi a fiscalità privilegiata .

Una prima modifica riguarda l’ammontare della soglia che determina la sussistenza dell’obbligo.

Secondo l’attuale disciplina, i soggetti passivi d’imposta sono tenuti a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, di ammontare superiore a 500 euro. In base alla nuova norma stabilita dal decreto, l’obbligo di trasmissione dei dati sorge, invece, solo quando l’ammontare complessivo delle operazioni supera 10.000 euro.

Una ulteriore semplificazione riguarda la tempistica dell’adempimento. Mentre finora la periodicità di presentazione della comunicazione poteva essere mensile o trimestrale in ragione del superamento di determinati limiti quantitativi (trimestrale, se l’ammontare delle operazioni effettuate o ricevute non ha superato, nei quattro trimestri precedenti rispetto a quello di riferimento e per ciascuna delle categorie di operazioni da comunicare, i 50.000 euro; mensile, se l’ammontare delle operazioni è uguale o superiore a 50.000 euro), il decreto prevede che la comunicazione debba essere trasmessa all’Agenzia delle entrate solo con cadenza annuale, indipendentemente dall’ammontare delle operazioni effettuate o ricevute.

Le nuove disposizioni si applicano alle operazioni poste in essere nel corso del 2014.

 

Autorizzazione all’effettuazione delle operazioni intracomunitarie

L’art. 22 del decreto modifica l’attuale disciplina in base alla quale, per poter effettuare operazioni intracomunitarie, è necessario acquisire la preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate.

Tale disciplina prevede che i soggetti che intendono effettuare operazioni con altri Paesi aderenti alla UE devono richiedere, nella dichiarazione di inizio attività, una autorizzazione in tal senso, che può essere negata dall’ufficio dell’Agenzia, in caso valuti la presenza di elementi di rischio, entro trenta giorni dalla data di attribuzione della partita IVA. Analoga procedura deve essere osservata da parte dei soggetti già in possesso della partita IVA, che, per essere autorizzati ad effettuare operazioni intracomunitarie, devono inviare all’Agenzia una apposita istanza.

L’inserimento nell’archivio informatico VIES, contenente i dati dei soggetti autorizzati ad effettuare operazioni intracomunitarie, avviene al trentunesimo giorno successivo a quello della richiesta di autorizzazione: da tale data, il soggetto può verificare la propria posizione nell’archivio, e può eseguire le operazioni in parola applicando la relativa disciplina.

Peraltro, ad avviso dell’Amministrazione finanziaria, il soggetto passivo, nel suddetto periodo di trenta giorni, non è legittimato ad applicare il regime proprio degli scambi intracomunitari.

Il decreto prevede, invece, che, in caso di richiesta del soggetto interessato, l’inclusione nell’archivio VIES è immediata, ed è quindi possibile realizzare operazioni intracomunitarie senza dover attendere i suddetti trenta giorni.

L’autorizzazione, comunque, può essere revocata dall’Agenzia delle entrate in base a successivi controlli.

La nuova norma stabilisce, inoltre, che l’Agenzia possa escludere d’ufficio dall’archivio VIES i soggetti che non intendono più effettuare operazioni intracomunitarie, presumendosi tali quelli che non hanno presentato alcun elenco riepilogativo per quattro trimestri consecutivi.

La nuova disciplina, che appare più aderente di quella attuale alle corrispondenti disposizioni comunitarie, non è immediatamente operante, ma necessita di un provvedimento attuativo del Direttore dell’Agenzia delle entrate, per l’emanazione del quale, però, non è previsto un termine.

 

Semplificazioni relative agli elenchi Intrastat

L’art. 23 del decreto semplifica il contenuto degli elenchi riepilogativi dei servizi intracomunitari (sia resi che ricevuti), riducendo le informazioni da riportare negli elenchi rispetto a quelle attualmente previste.

Si dispone che gli elenchi debbano contenere solo le seguenti informazioni: numeri di identificazione delle controparti; valore complessivo delle operazioni; codice di identificazione del tipo di prestazione resa o ricevuta; Paese di pagamento.Entro novanta giorni decorrenti dal 13 dicembre 2014 (data di entrata in vigore del decreto) dovrà essere emanato un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate, attuativo di tali modifiche.

Il decreto, con l’art. 25, interviene anche sulle sanzioni applicabili alle violazioni delle norme in materia di elenchi riepilogativi. A questo riguardo la norma dispone che le sanzioni relative all’omissione o alla indicazione inesatta di dati statistici negli elenchi Intrastat si applicheranno solo agli operatori che effettueranno nel mese di riferimento spedizioni o arrivi per un ammontare pari o superiore a 750.000 euro. E’ inoltre stabilito che le sanzioni relative a violazioni concernenti l’indicazione negli elenchi Intrastat di dati statistici si applichino una sola volta per ogni elenco mensile inesatto o incompleto, indipendentemente dal numero di transazioni mancanti o riportate in modo errato.

 

Abolizione della solidarietà negli appalti ai fini delle ritenute fiscali

L’art. 28 del decreto, venendo incontro alle pressanti richieste avanzate da lungo tempo dagli operatori del settore, abroga la norma (commi da 28 a 28-ter dell’art. 35 del decreto-legge n. 233 del 2006, convertito dalla legge n. 248 del 2006) che prevedeva, per gli appalti di opere o di servizi, la responsabilità solidale dell’appaltatore con il subappaltatore (nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto) del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto.

E’ conseguentemente venuta meno la previsione della sanzione amministrativa pecuniaria – da 5 a 200 mila euro – per il committente che effettuava il pagamento del corrispettivo all’appaltatore senza acquisire la documentazione comprovante la correttezza del versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dall’appaltatore e dal subappaltatore.

 

Aumento della detraibilità IVA sugli omaggi

L’art. 30 del decreto interviene sulle soglie monetarie previste, agli effetti dell’IVA, per la detassazione, “a monte” e “a valle”, degli acquisti e delle cessioni a titolo gratuito di talune tipologie di beni non rientranti nell’attività propria dell’impresa.

Il vigente art. 2, comma 2, n. 4), del D.p.r. n. 633/1972 assoggetta ad IVA anche le cessioni gratuite di beni, ad eccezione, tra l’altro, di quelle aventi ad oggetto i beni la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa se di costo unitario non superiore a 25,82 euro.

Il successivo art. 19-bis 1, lett. h), dello stesso D.p.r., nel non ammettere in detrazione l’IVA relativa alle spese di rappresentanza, come definite ai fini delle imposte sui redditi, esclude però quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a 25,82 euro.

Modificando tale disciplina, il decreto eleva ora a 50 euro le ricordate soglie fissate a 25,82 euro, parificando, peraltro, in tal modo, il limite monetario stabilito per la detraibilità dell’IVA a quello già previsto per la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi.

La norma in esame, infine, eleva a 50 euro anche il limite monetario – attualmente pari a 25,82 euro – entro il quale l’art. 3, comma 3, primo periodo, del d.p.r. n. 633 prevede l’esclusione dall’applicazione dell’IVA per le prestazioni di servizi rese a titolo gratuito, ovvero formanti oggetto di autoconsumo, ovvero per le quali non è stata detratta l’imposta.

 

Rettifica IVA dei crediti non riscossi

L’art. 31 del decreto modifica il secondo comma dell’art. 26 del D.p.r. n. 633 che attualmente prevede, nel caso di procedure esecutive, concorsuali o individuali rimaste infruttuose, la possibilità per il cedente o il prestatore di recuperare – attraverso il meccanismo della variazione in diminuzione – l’IVA anticipata all’Erario sulle fatture non pagate dai debitori assoggettati a tali procedure.In particolare, sono ampliate le ipotesi di variazione in diminuzione, comprendendovi anche quelle fattispecie in cui la base imponibile delle operazioni soggette ad IVA è ridotta in conseguenza di un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis della legge fallimentare) o di un piano attestato di rientro (art. 67, comma 3, lett. d), della stessa legge fallimentare); versandosi in tali ipotesi il soggetto che ha emesso la fattura e non ha ottenuto, in tutto o in parte, il pagamento del corrispettivo, potrà recuperare, peraltro senza limite di tempo, il tributo versato all’Erario, portando in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione in diminuzione dell’imponibile. La modifica normativa uniforma in parte la disciplina IVA in tema di recupero dei crediti commerciali rimasti insoddisfatti con quella delle perdite su crediti prevista in materia di imposte sui redditi dall’art. 101, comma 5, del TUIR.

 

Parificazione della definizione di “prima casa” ai fini dell’IVA e dell’imposta di registro

Con l’art. 33 del decreto viene equiparato il criterio per individuare gli immobili costituenti “prima casa” per gli acquirenti valevole agli effetti dell’IVA con quello vigente in tema di imposta di registro, stabilito dal decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011, che ha riformato la tassazione degli atti immobiliari.

Precedentemente a tale riforma, sia l’art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al d.p.r. n. 131 del 1986 in tema di imposta di registro, sia il n. 21) della tabella A, parte seconda, allegata al d.p.r. n. 633 del 1972 in materia di IVA, escludevano dalle agevolazioni riservate agli immobili qualificabili come “prima casa” le case di abitazione “di lusso” come individuate dal decreto del Ministro dei Lavori pubblici del 2 agosto 1969.

L’art. 10 del citato Decreto Legislativo n. 23 del 2011, con effetto dal 1° gennaio 2014, ha riformulato la ricordata norma in materia di imposta di registro stabilendo, fra l’altro, che sono considerate “di lusso” le case di abitazione rientranti nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli e palazzi di pregio), facendo quindi riferimento non più alle caratteristiche costruttive degli immobili, bensì alla loro classificazione catastale.Agli effetti dell’IVA, però, continuavano ad essere considerate “di lusso” le abitazioni aventi le caratteristiche individuate dal decreto del 1969.Il decreto in esame pone fine a tale ingiustificata disomogeneità, modificando il punto 21) della tabella A, parte seconda, allegata al d.p.r. n. 633: anche ai fini IVA sono quindi individuate come abitazioni “di lusso” (escluse, quindi, dalle agevolazioni riservate alla “prima casa”), quelle rientranti nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

 

Iva nel commercio elettronico dal 2015

Dal 2015 l’Iva sarà dovuta nel paese del consumo. Dal canto loro, i fornitori potranno avvalersi del “mini-sportello unico”, che è stato attivato dal 1° ottobre 2014.

 

Modifica della tassazione IVA dell’e-commerce B2C

Dal 1° gennaio 2015, l’imposta sulle operazioni di commercio elettronico c.d. diretto, effettuate nei confronti di privati consumatori dell’UE, cambierà: Il luogo dell’imposizione non sarà più il paese del fornitore, ma quello del cliente. Per conseguenza, i consumatori italiani che acquisteranno prodotti immateriali “on line” - per esempio, file audio, video o di testi, scaricati da internet - pagheranno in ogni caso l’IVA del 22%, indipendentemente dal paese in cui è stabilito il fornitore.

Parimenti, i fornitori stabiliti in Italia, quando venderanno servizi elettronici a privati consumatori di altri paesi Ue, dovranno applicare l’IVA del paese di destinazione.

Sostanzialmente, si avrà l’equiparazione delle prestazioni B2C con quelle B2B, che sono già tassate nel paese di destinazione in base alla regola generale del luogo di stabilimento del committente; si realizzerà inoltre uniformità di disciplina con le analoghe prestazioni rese da imprese extraUe, già tassate “a destinazione”.

Dal punto di vista procedurale, però, le modalità di applicazione dell’imposta saranno differenti: mentre infatti nei rapporti intraunionali B2B l’imposta è dovuta nel paese di destinazione dal soggetto passivo committente con il meccanismo dell’inversione contabile, sicché il fornitore si limita ad emettere la fattura senza evidenza dell’IVA ai sensi dell’art. 7-ter, D.P.R. n. 633/1872, nei rapporti B2C gli obblighi d’imposta nel paese di destinazione graveranno necessariamente in capo ai fornitori. Questi ultimi, pertanto, in linea di principio saranno tenuti a identificarsi nei paesi di consumo; potranno però avvalersi del regime speciale del “mini-sportello unico”, che semplifica gli adempimenti.

Dunque, l’Agenzia delle entrate, in ottemperanza alle linee guida del 23 ottobre 2013 sul regime speciale, predisposte dai competenti servizi della Commissione europea, dal 1° ottobre 2014 ha attivato la procedura per l’iscrizione al MOSS (sigla che sta per “mini-one shop stop”).

Con la riforma viene realizzata l’uniformità di disciplina, sia sostanziale sia procedurale, con le analoghe prestazioni rese a consumatori dell’UE da imprese extraUE, che già sono tassate nel paese di destinazione, con possibilità per il fornitore di avvalersi del regime speciale dello sportello unico (art. 74-quinquies, D.P.R. n. 633/1972).

Servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione

Lo spostamento dal paese di origine a quello di destinazione del luogo dell’operazione B2C non riguarderà solo le prestazioni di servizi rese con mezzi elettronici, ma anche quelli di telecomunicazione e di teleradiodiffusione.

In proposito, gli articoli 6-bis) e 6-ter) del regolamento UE n. 282/2011 del 15 marzo 2011, inseriti dal regolamento UE n. 10422013 del 7 ottobre 2013, forniscono specificazioni in merito alle nozioni di servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione. Tale regolamento contiene anche disposizioni atte a disciplinare talune situazioni particolari, nonché le questioni di diritto transitorio, ai fini dell’applicazione, dal 1° gennaio 2015, del nuovo criterio di localizzazione basato sul paese del consumatore.

Anche per i servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, inoltre, sarà possibile ricorrere al regime speciale del “MOSS”, che consente ai fornitori di operare con i consumatori dell’intera area Ue attraverso un solo numero identificativo IVA, rilasciato dall’autorità del paese membro in cui sono stabiliti.

 

Servizi di “e-commerce”

Come è noto, il commercio elettronico si definisce diretto quando ha per oggetto un bene (digitale) o servizio che é messo a disposizione del destinatario in forma digitale e tramite una rete elettronica utilizzata dall’acquirente. In questi casi, l’operazione commerciale (compravendita e consegna) si realizza esclusivamente on line con modalità telematica.

Viceversa, il commercio elettronico si definisce indiretto quando ha per oggetto una cessione di beni materiali in cui solo alcune fasi del processo avvengono on line (normalmente l’acquisizione dell`ordine ed eventualmente il pagamento), mentre la consegna del bene avviene attraverso i tradizionali canali off line (corriere, servizio postale, consegna diretta da parte del venditore, ecc.).

La novità avrà impatto soprattutto sulle imprese che vendono servizi tramite commercio elettronico diretto a consumatori finali residenti in altri Paesi UE, la cui diffusione è cresciuta enormemente con lo sviluppo di internet, coinvolgendo non solo il vastissimo mercato dei consumatori “on line”, ma un numero sempre maggiore di imprese, anche di piccole dimensioni.

Tra i servizi prestati con mezzi elettronici rientrano in particolare:

- fornitura di siti web e web hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;

- fornitura di software e relativo aggiornamento;

- fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;

- fornitura di musica, film, giochi, compresi i giochi di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;

- fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza.

Come precisato dall’art. 58 della direttiva IVA, il solo fatto che il fornitore di un servizio e il suo cliente comunichino per posta elettronica non implica che il servizio fornito sia un servizio elettronico.

Ulteriori indicazioni per l’identificazione dei servizi di e-commerce sono contenute nel regolamento UE n. 282/2011.

L’art. 7 del regolamento, al par. 1, precisa in linea generale che i servizi in esame comprendono quelli forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire senza la tecnologia informatica.

Viene poi chiarito che la nozione comprende anche i seguenti servizi:

- la fornitura di prodotti digitali in generale, compreso il software, relative modifiche e aggiornamenti;

- i servizi che veicolano o supportano la presenza di un’azienda o di un privato su una rete elettronica, come un sito o una pagina web;

- i servizi generati automaticamente da un computer attraverso internet o una rete elettronica, in risposta ai dati immessi dal destinatario;

- la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su un sito Internet che operi come mercato on line, in cui i potenziali acquirenti fanno offerte attraverso un procedimento automatizzato e in cui le parti sono avvertite di una vendita attraverso posta elettronica generata automaticamente da un computer;

- le offerte forfetarie di servizi internet, nelle quali la componente delle telecomunicazioni rappresenta un elemento accessorio e subordinato, nel senso che il pagamento forfetario non comprende il semplice accesso a internet, ma anche altri elementi come pagine con contenuto che consentono l’accesso a notizie di attualità, informazioni meteo o turistiche, giochi o dibattiti on line, hosting di siti, e cosi via.

 

Non si considerano servizi prestati con mezzi elettronici

Infine, il par. 3 dell’art. 7, come modificato dal regolamento n. 1042/2013 con effetto dal 1° gennaio 2015 chiarisce che non si considerano servizi prestati con mezzi elettronici:

- i servizi di tele radiodiffusione;

- i servizi di telecomunicazione;

- i beni la cui ordinazione avvenga o sia elaborata elettronicamente, cioè beni materiali venduti utilizzando internet come semplice strumento di contatto o negoziazione (commercio elettronico c.d. indiretto);

- cd-rom, dischetti e supporti fisici analoghi;

- materiale stampato, come libri, bollettini, giornali o riviste;

- cd e audiocassette;

- dvd e videocassette;

- giochi su cd-rom;

- i servizi professionali resi mediante posta elettronica (ad esempio, una consulenza legale);

- servizi di insegnamento per i quali il contenuto del corso è fornito dall’insegnante mediante un collegamento remoto;

- servizi di riparazione materiale off line delle apparecchiature informatiche;

- servizi di conservazione dei dati off line;

- servizi pubblicitari, ad esempio su giornali, manifesti, televisione;

- servizi di helpdesk telefonico;

- servizi di insegnamento che comprendono esclusivamente corsi per corrispondenza;

- servizi di vendita all’asta tradizionali, che dipendono dal diretto intervento dell’uomo, indipendentemente dalle modalità dell’offerta;

- prenotazione in linea di biglietti di ingresso a manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative o a manifestazioni affini; - prenotazione in linea di soggiorni alberghieri, autonoleggio, servizi di ristorazione, trasporto passeggeri o servizi affini.

 

Territorialità delle prestazioni di e-commerce “diretto”

Riguardo la territorialità delle prestazioni di e-commerce “diretto”, nella disciplina applicabile fino a tutto il 2014, l’IVA è dovuta nel Paese del committente, se quest’ultimo agisce in veste di soggetto passivo (Agenzia delle entrate circolare n. 58/2009).

Se, invece, il committente agisce come “privato consumatore”, la regola generale, fondata sul Paese del prestatore, viene derogata (Agenzia delle entrate, circolare n. 37/2011),

In pratica, nell’attuale disciplina, la tassazione dei servizi di e-commerce avviene nel Paese del committente, “privato consumatore”, solo quando una delle controparti (fornitore o cliente) è extracomunitaria.

Le novità che l’art. 5 della Direttiva n. 2008/8/CE ha introdotto con effetto dal 1° gennaio 2015 portano, invece, ad equiparare i rapporti “B2B” a quelli “B2C”, siccome le operazioni in esame saranno assoggettate a IVA nel Paese del committente (soggetto IVA o meno) a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese UE o extra-UE).

Occorre, tuttavia, ricordare che, al fine di garantire che la tassazione avvenga nel luogo di effettivo consumo del servizio, agli Stati membri è concessa una duplice facoltà di deroga, ossia da un lato, di escludere da imposizione i servizi che, benché territorialmente rilevanti, siano utilizzati al di fuori della UE e dall’altro, di assoggettare ad imposizione i servizi extraterritoriali se utilizzati all’interno dello Stato membro.

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’IVA saranno, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto IVA o meno), in quanto:

- nei rapporti “B2B”, l’imposta sarà applicata dal cliente con il meccanismo del reverse charge;

- nei rapporti “B2C”, invece, l’imposta sarà applicata direttamente dal fornitore (comunitario o extracomunitario) previa identificazione ai fini IVA nel Paese UE del committente, oppure avvalendosi del regime speciale del “mini sportello unico” (MOSS), già previsto per i servizi di e-commerce resi da soggetti extracomunitari, che dal prossimo anno sarà esteso ai servizi forniti in ambito intracomunitario. Peraltro, dal 1° ottobre 2014, gli operatori commerciali interessati ad applicare il regime speciale possono registrarsi sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate.

Tenuto conto che i servizi forniti tramite mezzi elettronici hanno natura “generica” se resi a soggetti IVA (circolare n. 58/E/2009), l’applicazione della tassazione nel Paese del committente presuppone che l’operatore italiano sia iscritto nell’archivio VIES (VAT Information Ex change System).

A tal fine, si ricorda che il decreto sulle semplificazioni fiscali consente ai contribuenti di effettuare le operazioni intracomunitarie contestualmente alla richiesta dell’autorizzazione, senza quindi attendere il decorso dei 30 giorni necessari affinché si formi il silenzio-assenso dell’Amministrazione finanziaria.

 

Vincenzo D’Andò

18 dicembre 2014