Le ultime sull'armonizzazione contabile

La Camera dei Deputati, nella seduta dello scorso 29 novembre, ha approvato, con emendamenti, il Disegno di Legge di Stabilità 2015 (licenziato dalla Commissione Bilancio della Camera) che ora passa all’esame del Senato.

Il progetto di legge apporta alcune modifiche importanti di interesse degli enti locali in vista dell’entrata in vigore della contabilità armonizzata. In particolare è prevista una maggiore gradualità, rispetto a quanto disposto dal paragrafo 3.3 del principio contabile applicato della contabilità finanziaria allegato al D.Lgs.118/11 in materia di armonizzazione dei sistemi contabili, nell’applicazione delle disposizioni riguardanti l’accantonamento del Fondo crediti di dubbia esigibilità che dovrà essere iscritto nel bilancio di previsione a partire dal 2015.

Secondo il nuovo principio contabile, infatti, per i crediti di dubbia e difficile esazione è effettuato un accantonamento al FCDE, vincolando una quota dell’avanzo di amministrazione. Tale posta contabile denominata “Accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità” è determinata tenendo conto, per ciascuna entrata di dubbia e difficile esazione, della media degli ultimi cinque anni del rapporto tra incassi e accertamenti per ciascuna tipologia di entrata.

Il principio attualmente riconosce la facoltà di stanziare in bilancio l’accantonamento al FCDE in maniera graduale ed in particolare il primo anno il 50% il secondo anno il 75% ed il terzo anno il 100% dell’importo dell’accantonamento quantificato nel prospetto di calcolo del FCDE allegato al bilancio di previsione. Il DDL 2015 riduce tali percentuali prevedendo la possibilità di accantonare il primo anno almeno il 36% (il 55% per gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione contabile), nel secondo anno almeno il 55% (dal 2016 la percentuale vale per tutti gli enti locali senza distinguere quelli che hanno partecipato alla sperimentazione) nel terzo anno almeno il 70%, nel quarto anno almeno l’85% ed infine a decorrere dal 2019 (anziché dal 2017 come previsto dalla normativa vigente) l’accantonamento al fondo è effettuato per l’intero importo. Restano invariate le disposizioni secondo cui in sede di rendiconto, fin dal primo esercizio di applicazione delle norme inerenti la contabilità armonizzata, l’ente accantona nell’avanzo di amministrazione l’intero importo del FCDE risultante dal prospetto che quantifica il fondo stesso allegato al rendiconto di esercizio.

 

A fronte della modifica delle quote di accantonamento del FCDE, vengono ridotte le percentuali che le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti applicano, alla media della spesa corrente registrata nel triennio 2010/2012, per il calcolo del saldo obiettivo rilevante per la verifica del rispetto del Patto di stabilità interno del 2015. La variazione delle percentuali è funzionale a compensare gli effetti sui saldi di finanza pubblica derivanti dalle disposizioni normative sul Patto di stabilità interno secondo le quali nel calcolo del saldo finanziario in termini di competenza mista tra entrate finali e spese finali, costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti, rilevano, a partire dal 2015, gli stanziamenti di competenza del fondo crediti dubbia esigibilità.

Viene pertanto “sterilizzato un beneficio di cui hanno goduto in questi anni gli enti sperimentatori: le entrate devono essere accertate per intero, anche per la parte di dubbia e difficile esazione (si aumentano le entrate correnti “buone” per il patto di stabilità) a fronte delle quali si stanzia tra la spesa l’accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilità che, come anche confermato dalla circolare MEF-Rgs n.6 del 18 febbraio 2014, risultava una voce non…

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