I reati tributari – parte XXVII: rassegna mensile di giurisprudenza

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 13 dicembre 2014



continuiamo la nostra rassegna di giurisprudenza relativa ai reati tributari con la segnalazione di numerose sentenze relative alle fattispecie di false fatturazioni, sia dal punto di vista della oggettività, sia da quello della soggettività

Premessa

Continua la nostra illustrazione delle sentenze della Cassazione penale tributaria.

Numerose le sentenze, in questa puntata, relative alle fattispecie di false fatturazioni, sia dal punto di vista della oggettività, sia da quello della soggettività.

 

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Dichiarazione infedele per falsi costi agevolazione “Tremonti ter”.

Integra il reato di cui all'art. 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000 l'indicazione fittizia nella dichiarazione annuale di investimenti in macchinari o apparecchiature idonee e godere delle agevolazioni previste dal D.L. n. 78 del 2009, conv. in legge n. 102 del 2009 (cosiddetta Tremonti-ter).

(Nella fattispecie, il contribuente aveva fatto risultare come falsamente acquistati, durante l'applicabilità dei benefici della cosiddetta Tremonti ter, macchinari ed attrezzature ndr).

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 42151/2013)

 

Per l’utilizzo fraudolento in dichiarazione è sufficiente una inesistenza oggettiva.

La configurabilità del reato previsto e punito dall'art. 2, D.Lgs. n. 74 del 2000 richiede la necessaria indicazione di elementi passivi fittizi nella dichiarazione fiscale, con lo scopo di evadere le imposte attraverso l'indicazione predetta. Al fine di integrare l'utilizzazione fraudolenta in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti, in particolare, è sufficiente che le stesse siano inesistenti dal punto di vista oggettivo, ossia che vi sia diversità, totale o parziale, tra costi indicati e costi sostenuti. La dichiarazione fraudolenta prevista e sanzionata dal successivo art. 3 del medesimo provvedimento legislativo, invece, rappresenta una frode contabile, alla quale deve associarsi un quid pluris artificioso non tipizzato, diverso dall'uso di fatture o altri documenti falsi - integrante l'ipotesi di cui al precedente art. 2 - ma comunque caratterizzato dalla idoneità ad indurre in errore e ad impedire il corretto accertamento della realtà contabile del soggetto che presenta la dichiarazione annuale d'imposta.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 36900/2013 - segue)

 

Buste paga con importi corrisposti superiori a quelli effettivamente versati

A fronte di un rapporto di lavoro esistente, la differenza tra l'importo indicato in busta paga e quello inferiore effettivamente corrisposto, determina una fittizia indicazione di voci passive ed una decurtazione della base imponibile, con conseguente evasione IVA. In tale contesto, le buste paga indicanti la corresponsione al dipendente di un compenso superiore a quello effettivamente versato, costituiscono, pertanto, documenti attestanti operazioni parzialmente inesistenti. Qualora, dunque, la prestazione di lavoro risulta effettuata, si pone un problema di qualificazione giuridica del fatto, eventualmente rientrante nella tipizzazione di cui all'art. 3, D.Lgs. n. 74 del 2000, in relazione alla omessa indicazione di una parte di quanto corrisposto.

(La fattispecie aveva ad oggetto una ipotesi di nullità della sentenza per violazione dell'art. 522 c.p.p. poiché a fronte dell'avvenuta contestazione, a carico della parte datoriale, della inclusione, tra i costi, di prestazioni di lavoro mai ricevute e mai pagate, i Giudici di appello pervenivano ad una pronuncia di condanna della stessa per aver portato in contabilità i costi di lavoro effettivamente rispondenti alla prestazione effettuata dal dipendente, ma pagati solo parzialmente - ndr).

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 36900/2013 - fine)

 

Se la fattura è soggettivamente inesistente ci può essere buona fede?

Spetta all'Amministrazione finanziaria che contesta il diritto del contribuente a portare in detrazione l'IVA pagata su fatture emesse da soggetto diverso dall'effettivo cedente del bene o servizio - c.d. operazioni soggettivamente inesistenti - provare, anche per il tramite di presunzioni, che il contribuente, al momento in cui acquistò il bene od il servizio, sapesse o potesse sapere, con l'uso dell'ordinaria diligenza, che il soggetto formalmente cedente abbia, con l'emissione della relativa fattura, evaso l'imposta o compiuto una frode.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 20777/2013)

 

La inesistenza soggettiva della fattura secondo la Cassazione

In tema di IVA, la nozione di "fattura inesistente" va riferita non soltanto all'ipotesi di mancanza assoluta dell'operazione fatturata sul piano fattuale, ma anche ad ogni tipo di divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale, ivi compresa l'ipotesi di "inesistenza soggettiva", che ricorre quando, pur risultando i beni o il servizio reso entrati nella disponibilità patrimoniale dell'impresa cui le fatture sono rilasciate, venga accertato che uno o entrambi i soggetti del rapporto siano falsi.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 17680/2013 - segue)

 

Quando è detraibile l’Iva su fatture false

Il committente-cessionario, al quale sia contestata, sulla base di elementi presuntivi forniti dall'Amministrazione (gravata del relativo onere della prova), la detrazione dell'IVA versata in rivalsa al soggetto diverso dal cedente-prestatore che ha emesso la fattura, ha il diritto di detrarre l'imposta nella sola ipotesi in cui possa provare, ai sensi dell'art. 2697, secondo comma, c.c., che non sapeva o non poteva sapere di partecipare ad un'operazione fraudolenta.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 17680/2013 - fine)

 

L’onere della prova sulle fatture inesistenti

In continuità dell'orientamento consolidato della giurisprudenza di questa Corte in materia di fatture per operazioni inesistenti, va ribadito che qualora l'Amministrazione contesti indebite detrazione di iva e deduzione di costi fatturati, fornendo elementi anche semplicemente presuntivi, purchè oggettivi, atti ad asseverare l'emissione di fatture in assoluta assenza di corrispondente prestazione - è onere del contribuente, che rivendichi la legittimità dei costi fatturati e quella della detrazione dell'i.v.a. correlativamente indicata, fornire la prova dell'effettiva esistenza delle operazione. Ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, la fattura è, infatti, documento idoneo a rappresentate operazioni rilevanti ai fini fiscali, ma, in presenza di elementi seriamente inducenti a ritenere l'insussistenza di corrispondente prestazione commerciale, perde detta idoneità, così determinandosi il passaggio sul contribuente dell'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni rappresentate (così da ultimo e tra le tante Cass. n. 6229/13).

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 17428/2013)

 

Per la difesa dall’accusa di operazioni fittizie non è sufficiente la regolare tenuta della contabilità

Una volta che l'Amministrazione finanziaria ha contestato in modo specifico, anche attraverso presunzioni semplici, i dati emergenti dalle scritture contabili del contribuente evidenziando obiettivi elementi dai quali desumere l'inattendibilità delle scritture e fatture utilizzate dal contribuente, ovvero la inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati ovvero la inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno diritto alla detrazione, spetta al contribuente (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l'IVA fornire la prova contraria che l'apparente cedente/prestatore non è un mero soggetto (fittiziamente) interposto e che la operazione è stata "realmente" conclusa con esso, non essendo tuttavia sufficiente a tale scopo la regolarità della documentazione contabile esibita e la mera dimostrazione che i beni siano stati effettivamente consegnati o che sia stato effettivamente versato il corrispettivo, trattandosi di circostanze non concludenti, la prima in quanto insita nella stessa nozione di operazione soggettivamente inesistente, e la seconda perchè relativa ad un dato di fatto inidoneo di per sè a dimostrare l'estraneità alla frode.

(Cassazione, sezione V civile, sentenza n. 16857/2013)

 

Per la dichiarazione fraudolenta conta l’assenza della operazione

il delitto di dichiarazione fraudolenta attraverso l’uso di fatture fittizie non presuppone che il documento utilizzato debba necessariamente provenire da parte di un terzo compiacente, ben potendo essere creato ex novo dall’utilizzatore stesso, facendo apparire la provenienza da terzi. Ratio della incriminazione è, infatti, quella di punire colui che artificiosamente si precostituisce dei costi sostenuti, al fine di abbattere l’imponibile, e non presuppone affatto il concorso del terzo.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 16453/2013)

 

Per la prescrizione del reato di occultamento della contabilità il termine decorre dalla contestazione

Il reato di occultamento della documentazione contabile ex art. 10 D.Lgs. n. 74/00 ha natura di reato permanente, posto che la condotta di occultamento perdura sino al momento dell’accertamento fiscale. Infatti, il reato si manifesta nel momento dell’ispezione, quando gli agenti richiedono di esaminare tale documentazione, che l’imprenditore è tenuto a conservare ed esibire, per cui è a tale momento che deve essere fatto riferimento per l’individuazione  del “dies a quo” del decorso del termine di prescrizione.

(Cassazione, sezione penale, sentenza n. 5974/2013)

 

13 dicembre 2014

Danilo Sciuto