Diario quotidiano del 22 dicembre 2014: INAIL: nuovo termine di presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni

Pubblicato il 22 dicembre 2014

il contribuente non paga per i disservizi delle Entrate; niente paletti nel contrasto delle frodi all’Iva; ISEE: ecco come si applica la nuova normativa; INAIL: tasso di interesse legale dal 1° gennaio 2015; INAIL: nuovo termine di presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni; USA-ITALIA: si avvicina la scadenza per registrarsi al FATCA; oli usati: aumento del Contributo Consortile per l’anno 2015; IVA: nuove modalità di inclusione nel VIES dei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie; acconto Iva: provvedimento per gli intermediari autorizzati

 

Indice:

 1) Il contribuente non paga per i disservizi delle Entrate

 2) Niente paletti nel contrasto delle frodi all’Iva

 3) ISEE: ecco come si applica la nuova normativa

 4) INAIL: tasso di interesse legale dal 1° gennaio 2015

 5)INAIL: nuovo termine di presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni

 6) USA-ITALIA: si avvicina la scadenza per registrarsi al FATCA

 7) Oli usati: aumento del Contributo Consortile per l’anno 2015

 8) IVA: nuove modalità di inclusione nel VIES dei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie

 9) Acconto Iva: provvedimento per gli intermediari autorizzati

 10) Gli auguri di Longobardi ai Commercialisti italiani

 

 

1) Il contribuente non paga per i disservizi delle Entrate

Sentenza della Cassazione sui riflessi dei disservizi online dell’Agenzia delle entrate. Il contribuente si salva se il problema è dell’Ufficio. Non incorre in alcuna sanzione o conseguenza il contribuente che presenta la dichiarazione fiscale o fa altri adempimenti telematici in ritardo a causa di problemi sulla rete dell’Agenzia delle entrate. In questi casi prevale infatti il principio dell’affidamento del cittadino nel buon andamento dell’Amministrazione finanziaria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 26867 del 18 dicembre 2014, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. Il caso riguarda un piccolo imprenditore che si era ridotto a presentare la dichiarazione Iva, con richiesta di rimborso dell'imposta in eccedenza, solo l’ultimo giorno. Con un comunicato stampa l’Amministrazione aveva denunciato un disservizio. L’uomo non aveva quindi presentato l’atto entro il termine di novanta giorni ma subito dopo. Quindi l’Ufficio aveva negato l'istanza. Così lui ha presentato ricorso in Ctp e poi in Ctr, ottenendo una doppia vittoria che ora la Suprema corte ha reso definitiva. La sezione tributaria ha spiegato sul punto che non può dirsi che il comportamento del contribuente sia in contrasto con parametri di legalità, correttezza e diligenza laddove ha fatto affidamento sulla nuova scadenza del 3 novembre 2003 indicata dalla stessa amministrazione, tanto più che tale indicazione non è associata ad alcuna ulteriore precisazione che ne limiti la portata. In poche parole, l’Agenzia poteva dare notizia del disservizio anche con un comunicato stampa. Dello stesso avviso la Procura generale che ha chiesto il rigetto del ricorso del fisco.

 

2) Niente paletti nel contrasto delle frodi all’Iva

Niente paletti nel contrasto delle frodi all’Iva. In base ai principi del sistema e conformemente alla direttiva, gli stati membri possono contestare diritti come la detrazione, l’esenzione e il rimborso dell’imposta al soggetto passivo che sapeva o avrebbe dovuto sapere che le proprie operazioni si inserivano in una catena fraudolenta, anche in mancanza di specifiche disposizioni nazionali e anche se l’evasione del tributo si è concretizzata in un altro paese Ue. Tale conclusione non è inficiata dal principio secondo cui le direttive non possono essere fonte diretta di obblighi per soggetti passivi, poiché il diniego dei predetti diritti non equivale ad affermare obblighi. È quanto emerge dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 18 dicembre 2014, cause riunite C-131/13, C-163/13 e C-164/13, che riafferma in sostanza il dovere dei soggetti passivi di agire in buona fede e con diligenza, pena l’impossibilità di far valere i pur fondamentali diritti loro spettanti nell’ambito della normativa dell’Iva. Uno dei casi all’origine del procedimento riguardava una società olandese che effettuava, anche mediante triangolazioni, cessioni intracomunitarie esenti verso l’Italia, che non trovavano però riscontro in corrispondenti