Diario fiscale del 5 dicembre 2014: in arrivo una proroga per l’IMU sui terreni montani? … e inoltre, importantissimo: dal 1′ gennaio 2015 novità in merito all’IVA sui servizi di e-commerce

Pubblicato il 5 dicembre 2014



è Legge il Job act ;anche le tasse sulle concessioni governative sui marchi si pagano con F24; l’iscrizione dell’ipoteca é nulla se Equitalia non notifica l’intimazione di pagamento entro 5 giorni; manca il reato se all’emissione della fattura falsa poi non segue la consegna; é proroga per l’Imu sui terreni; Iva sui servizi di e-commerce dal 1 gennaio 2015; integrazione delle dichiarazioni contributive ex Enpals in Uniemens; fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate; regime della trasformazione sotto controllo doganale; disposizioni di agevolazione e semplificazione per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica; conversione del decreto Sblocca Italia: le principali misure fiscali; effettiva presenza e legittimità del licenziamento durante il periodo di prova

 

Indice:

 1) E’ Legge il Job act

 2) Anche le tasse sulle concessioni governative sui marchi si pagano con F24

 3) L’iscrizione dell’ipoteca é nulla se Equitalia non notifica l’intimazione di pagamento entro 5 giorni

 4) Manca il reato se all’emissione della fattura falsa poi non segue la consegna

 5) E’ proroga per l’Imu sui terreni

 6) Iva sui servizi di e-commerce dal 1 gennaio 2015

 7) Integrazione delle dichiarazioni contributive ex Enpals in Uniemens

 8) Fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate

 9) Regime della trasformazione sotto controllo doganale

 10) Disposizioni di agevolazione e semplificazione per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica

 11) Conversione del decreto Sblocca Italia: le principali misure fiscali

 12) Effettiva presenza e legittimità del licenziamento durante il periodo di prova

 

1) E’ Legge il Job act

E’ Legge il Job act. Al governo la delega per riformare il mercato del lavoro, intervenendo su ammortizzatori sociali, servizi d’impiego, adempimenti amministrativi, contratti di lavoro e maternità. Con 166 sì, 112 no e un astenuto, l’Aula del Senato ha votato la fiducia al governo, approvando definitivamente in terza lettura la delega per la riforma del mercato del lavoro nella stessa versione licenziata dalla Camera. Dalla pubblicazione della legge in G.U. (entrerà in vigore il giorno successivo), l’esecutivo avrà sei mesi di tempo per scrivere i decreti attuativi.

La modifica all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori ha attirato l’attenzione sul provvedimento, ma in realtà il progetto di riforma è più ampio, spaziando su cinque deleghe. La delega sugli ammortizzatori, per esempio, mira ad assicurare tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, nonché a razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale. Tra l’altro, prevede la revisione dei criteri di concessione e utilizzo della cassa integrazione, escludendo le ipotesi di cessazione aziendale; la semplificazione delle procedure con l’introduzione di meccanismi automatici di concessione; la previsione di una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici. La delega per la semplificazione di procedure e adempimenti, allo stesso modo, prevede la loro razionalizzazione in caso di costituzione e gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti carattere burocratico e amministrativo. A tal fine ci sarà l’unificazione delle comunicazioni alle p.a. per gli stessi eventi (ad esempio in caso d’infortunio sul lavoro), ponendo a carico delle amministrazioni l’obbligo di trasmetterle agli altri uffici competenti.

Stop alle co.co.co.: Infine, la delega in materia di semplificazione delle forme contrattuali prevede la redazione di un testo unico contenente le discipline dei contratti di lavoro e una loro semplificazione, tra cui il “superamento” delle collaborazioni.

Secondo il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, da gennaio sarà operativo il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Queste le deleghe contenute nella legge:

  1. ammortizzatori sociali, tenuto conto delle peculiarità dei diversi settori produttivi;
  2. servizi per il lavoro e di politiche attive;
  3. semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese;
  4. tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro;
  5. maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

In particolare, i principi ed i criteri direttivi per la formulazione dei decreti legislativi in materia di tipologie contrattuali e rapporti di lavoro, sono:

a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;

b) promuovere, in coerenza con le indicazioni europee, il contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti;

c) previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio, escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento;

d) rafforzamento degli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro;

e) revisione della disciplina delle mansioni, in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale individuati sulla base di parametri oggettivi, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento; previsione che la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria possa individuare ulteriori ipotesi rispetto a quelle disposte ai sensi della presente lettera;

f) revisione della disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive ed organizzative dell’impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore;

g) introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonché, fino al loro superamento, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

h) previsione, tenuto conto di quanto disposto dall’articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, della possibilità di estendere, secondo linee coerenti con quanto disposto dalla lettera a) del presente comma, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi, fatta salva la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati, con contestuale rideterminazione contributiva di cui all’articolo 72, comma 4, ultimo periodo, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

i) abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con le disposizioni del testo organico semplificato, al fine di eliminare duplicazioni normative e difficoltà interpretative e applicative;

j) razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva, attraverso misure di coordinamento ovvero attraverso l’istituzione, ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, di una Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, tramite l’integrazione in un’unica struttura dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’INPS e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), prevedendo strumenti e forme di coordinamento con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale.

 

 

2) Anche le tasse sulle concessioni governative sui marchi si pagano con il Modello F24

Anche le tasse sulle concessioni governative sui marchi si pagano con il Modello F24. Ciò a seguito di quanto viene previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 20 novembre 2014 che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.281 del 3 dicembre 2014.

I soggetti titolari di partita Iva presentano il modello di pagamento “F24 Versamenti con elementi identificativi” esclusivamente con modalità telematiche, direttamente o attraverso gli intermediari abilitati, utilizzando i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate e del sistema bancario e postale.

I soggetti non titolari di partita Iva, invece, per i versamenti di importo pari o inferiore a mille euro, oltre alle modalità telematiche di pagamento possono presentare il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, anche presso gli sportelli delle banche, delle Poste e degli agenti della riscossione.

Le disposizioni si applicano a partire dalla data fissata per l’avvio del nuovo deposito telematico con il decreto del Direttore Generale per la lotta alla contraffazione, cui seguirà da parte dell’Agenzia delle entrate la risoluzione istitutiva dei codici da utilizzare per i versamenti.

 

3) L’iscrizione dell’ipoteca é nulla se Equitalia non notifica l’intimazione di pagamento entro 5 giorni

L’iscrizione dell’ipoteca é nulla se Equitalia non notifica l’intimazione di pagamento entro 5 giorni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25561 del 3 dicembre 2014.

È dunque nulla l’iscrizione di ipoteca quando Equitalia non notifica l’intimazione di pagamento entro cinque giorni. L’omissione, nonostante sia trascorso un anno dalla ricezione della cartella esattoriale, viola il principio del contraddittorio tra amministrazione e contribuente. Ciò vale anche nel regime precedente al dl 70 del 2011, che ha introdotto un obbligo formale in questo senso. Insistendo ancora sulla necessità di un dialogo tra Fisco e contribuente, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una donna che si era vista iscrivere ipoteca nonostante Equitalia non le avesse notificato l’intimazione al pagamento entro cinque giorni.

Per la sezione tributaria è quindi fondato il sesto motivo di ricorso, non essendosi la Ctr di Roma pronunciata in ordine al motivo di impugnazione relativo alla mancata intimazione ad adempiere l’obbligo di pagamento entro cinque giorni, ex art. 50 dpr 602/73, nonostante fosse trascorso oltre un anno dalla presunta notifica di tutte le cartelle esattoriali. Infatti, ad avviso del Collegio di legittimità l’iscrizione di ipoteca non preceduta da preavviso viola il principio generale del contraddittorio, che coinvolge anche le procedure amministrative tributarie; ed è perciò nulla: “Il diritto al contraddittorio” costituisce principio generale in qualsiasi procedimento amministrativo tributario.

E non solo: il principio è valido anche nel regime antecedente l’entrata in vigore del comma 2-bis dell'art. 77 dpr n. 602 del 1973, introdotto con D.L. n. 70 del 2011, secondo cui, prima di iscrivere ipoteca ai sensi dell’art. 77 dpr n. 602 del 1973, la concessionaria doveva comunicare al contribuente che procederà alla detta iscrizione sui suoi beni immobili, concedendo a quest'ultimo un termine, che, per coerenza con altre analoghe previsioni normative presenti nel sistema, può essere fissato in 30 giorni, perché egli possa esercitare il proprio diritto di difesa, presentando opportune osservazioni, o provveda al pagamento del dovuto. L’iscrizione di ipoteca non preceduta dalla comunicazione al contribuente è nulla, in ragione della violazione dell'obbligo che incombe all’amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale.

 

4) Manca il reato se all’emissione della fattura falsa poi non segue la consegna

Il reato non si configura nel caso in cui il la fattura falsa sia stato formata dal terzo che lo ha ricevuto “in bianco” dall’emittente.

Manca il reato se all’emissione della fattura falsa poi non segue la consegna. Questo secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 50628 del 3 dicembre 2014. La Cassazione frena su un’estensione dell’area di rilevanza penale. L’emissione di bollettari in bianco non porta al reato.

Con tale pronuncia, è stato accolto il ricorso di un piccolo imprenditore accusato di avere semplicemente consegnato a terzi dei “bollettari” per l’emissione delle fatture che riportavano solamente la partita IVA e il timbro con la ragione sociale.

Dunque, non commette reato chi emette, ma non consegna, fatture relative a operazioni inesistenti. La Corte Suprema, ai fini della condanna mette sullo stesso piano la fattura elettronica e l’invio con la Pec rispetto al consueto documento di carta. In questo caso viene riqualificato il reato contestato a un imprenditore che aveva consegnato il bollettario in bianco da fatture false a dichiarazione fraudolenta mediante le fatture false. Nel farlo ha però fornito una serie di interessanti precisazioni circa la configurabilità dei reati fiscali in caso di documenti irregolari o fittizi. Sulle fatture il giudice di legittimità ha spiegato che la condotta si perfeziona mediante la consegna - o la spedizione - a un terzo, potenziale utilizzatore, della documentazione predetta. Non è sufficiente, invece, per determinare la punibilità della condotta, la mera predisposizione di fatture ideologicamente false che non sia seguita dalla consegna ai soggetti che potrebbero beneficiarne. Per l’integrazione del delitto è sufficiente l’emissione anche di una sola fattura, non essendo previsto come necessario il raggiungimento di alcuna soglia di punibilità, rilevando eventualmente i bassi importi riportati in fatture quale circostanza attenuante.

 

5) E’ proroga per l’Imu sui terreni?

Aumenta la confusione sul fisco locale. E per questo il governo è chiamato a rimediare al più presto. Dopo le mille incertezze che hanno caratterizzato l’acconto Tasi di ottobre, questa volta l’ennesima grana per i contribuenti e i professionisti riguarda l’Imu sui terreni montani e arriva a pochi giorni dalla scadenza del saldo (16 dicembre). Sul banco degli imputati c’è il decreto del Mef che ha limitato l’esenzione totale dall’Imu ai soli terreni ubicati nei comuni con altitudine superiore ai 600 metri (sono in totale 1578 municipi), mentre negli enti da 281 a 600 metri slm (2568 centri) ne potranno godere solo i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Nei restanti 4000 comuni non ci sarà alcuna chance di evitare l’appuntamento con l’Imu di dicembre. I sindaci, però, non fanno salti di gioia per questo inatteso surplus di entrate perché (secondo una prassi ormai consolidata nella finanza locale), in attesa di incassare realmente le compensazioni, il Mef ha decurtato subito il Fondo di solidarietà comunale di 350 milioni, lasciando ai primi cittadini l’ingrato compito di recuperare l’Imu agricola in meno di due settimane. Ecco perché dall’Anci è arrivata ufficialmente la richiesta di uno slittamento del pagamento al 2015. “Per le criticità derivanti ai contribuenti e per le gravi ripercussioni sui comuni interessati”. L’associazione guidata da Piero Fassino lamenta anche errori nelle tabelle di riparto dei tagli e fa notare come gli importi decurtati siano stati calcolati, oltre che con grave ritardo, sulla base di criteri “quanto mai incerti”. Per esempio, osserva l’Anci, “la scelta dell’altimetria del centro abitato quale unico criterio di distinzione penalizza gravemente i terreni montani di molti comuni caratterizzati da rilevanti dislivelli”. Tutto questo provoca “effetti insostenibil” sia sui possessori dei terreni che fino ad ora non avevano mai pagato l’Imu sia sui bilanci dei municipi costretti a recuperare i tagli al Fondo di solidarietà in tempi strettissimi e senza la possibilità di informare adeguatamente i contribuenti non più esenti.

 

 

6) Iva sui servizi di e-commerce dal 1 gennaio 2015

Dal 1 gennaio 2015, per i servizi di e-commerce resi a “privati” stabiliti in altri Stati dell’Unione europea, cambieranno le regole di territorialità ai fini IVA. L’imposta dovuta sarà quella dello Stato del “privato” committente, in applicazione dell’art. 58 della direttiva 2006/112/CE (ancora in attesa di recepimento nel DPR 633/72).

Secondo quanto indicato dalla Commissione Europea (che ha reso note le modalità di fatturazione e le aliquote nei diversi Stati Ue), le fatture emesse dai prestatori italiani, relative ai servizi in questione, dovranno recare l’aliquota dei diversi Stati Ue in cui il servizio è reso. Peraltro, le fatture dovrebbero seguire le prescrizioni dello Stato di consumo.

Proprio al fine di ridurre gli oneri connessi alla fatturazione delle operazioni in argomento e all’applicazione delle diverse aliquote IVA, la Commissione europea (“DG Taxud”) ha reso disponibili, sul proprio sito web, le informazioni connesse alle regole vigenti in materia nei diversi Stati dell’Unione.

Dalle informazioni rese note dalla “DG Taxud” si apprende che l’obbligo di fatturazione, per i servizi “B2C” di e-commerce, telecomunicazione e teleradiodiffusione, è contemplato solo in sei Stati dell’Unione (Cipro, Danimarca, Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria). In altri Stati (Croazia, Lituania e Romania), invece, la fatturazione non è sempre obbligatoria, ma richiesta solo in specifiche circostanze.

Viene auspicato l’inserimento, anche nella normativa italiana, dell’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi per i servizi di e-commerce, analogamente a quanto previsto per il commercio elettronico “indiretto”, le cui operazioni sono considerate cessioni di beni (si veda l’interrogazione parlamentare n. 5-03615 del 24 settembre 2014).

Relativamente al momento di effettuazione del servizio (presupposto che integra l’emissione della fattura), ai sensi dell’art. 6 comma 3 del DPR 633/72, “le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo”. Nel caso dei servizi di e-commerce, considerato che le transazioni avvengono integralmente on line, l’operazione si perfeziona ai fini IVA nel momento in cui il prestatore riceve l’effettiva disponibilità delle somme pagate dal cliente sul proprio conto corrente. In tale momento sorge, dunque, l’obbligo di certificare i corrispettivi ricevuti.

Per quanto concerne le aliquote, la “DG Taxud” indica la misura applicata, per i servizi di e-commerce, telecomunicazione e teleradiodiffusione, nei diversi Stati dell’Unione: per quanto riguarda le aliquote ordinarie si va dal 27% dell’Ungheria al 15% del Lussemburgo.

Alcuni Stati prevedono l’applicazione di aliquote IVA ridotte, in particolare per i servizi di telecomunicazione: è il caso della Francia (2,1%), del Lussemburgo (3%) e della Polonia (8%).

La questione potrebbe riguardare anche l’Italia se, come previsto dal DDL di stabilità 2015 che, approvato dalla Camera, ora dovrà essere esaminato dal Senato, dovesse rendersi applicabile l’aliquota IVA del 4% per le cessioni di libri “in formato elettronico”, a tutti gli effetti qualificabili come servizi di e-commerce.

Con il MOSS, IVA estera assolta nello Stato di stabilimento

Se il tema della fatturazione rimane in via di definizione, il legislatore comunitario ha quanto meno risolto il problema dell’identificazione IVA nei diversi Stati dell’Unione, per assolvere l’imposta ove i servizi di e-commerce sono resi ai “privati” consumatori. Mediante il regime facoltativo del “mini sportello unico” o MOSS, gli operatori stabiliti nella Ue (e i soggetti extra-Ue, previa identificazione nell’Unione) possono assolvere l’IVA “estera” nello Stato di stabilimento o di identificazione, dichiarando con cadenza trimestrale i servizi resi, sul portale messo a disposizione dalle diverse Amministrazioni nazionali.

Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento 30 settembre 2014, ha fissato le modalità operative per accedere al “mini sportello unico”, consentendo agli operatori di registrarsi al portale anche prima dell’entrata in vigore delle nuove regole di territorialità IVA.

 

 

7) Integrazione delle dichiarazioni contributive ex Enpals in Uniemens

L’Inps, con la circolare n. 154 del 3 dicembre 2014, comunica di aver realizzato l’integrazione degli elementi della dichiarazione contributiva ex Enpals nell’ambito della sezione del flusso Uniemens dedicato alle aziende con dipendenti.

Le nuove modalità di presentazione della denuncia contributiva decorrono a partire dal 1° gennaio 2015.

Pertanto allo scopo di agevolare lo svolgimento degli adempimenti informativi, si forniscono le conseguenti istruzioni operative.

 

 

8) Fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate

Nell’ambito della commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, il direttore dell’Agenzia delle entrate, il 3 dicembre 2014, ha risposto ad alcuni quesiti formulati dai rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili durante l’Audizione dello scorso 5 novembre concernente l’“Indagine conoscitiva sull’Anagrafe Tributaria nella prospettiva di una razionalizzazione delle banche dati pubbliche in materia economica e finanziaria - Potenzialità e criticità del sistema nel contrasto all’evasione fiscale”.

L’Agenzia delle entrate partecipa, dunque, all’intero processo della fatturazione elettronica verso le Pa , nel ruolo di gestore del Sistema di Interscambio, che supporta il processo di ricezione delle fatture e di inoltro alle amministrazioni destinatarie ed effettua le opportune verifiche sui dati trasmessi, inviando al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Ragioneria Generale dello Stato) i flussi informativi per il monitoraggio della finanza pubblica.

Al riguardo, viene affermato che l’Agenzia delle Entrate, in atto, non può trattenere le informazioni che transitano attraverso il Sistema di Interscambio oltre il tempo necessario per l’operazione, non può utilizzarle per finalità proprie, né effettuare la conservazione dei documenti informatici che il sistema veicola.

Il processo di fatturazione elettronica è operativo verso i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli Enti previdenziali dal 6 giugno 2014; dal 31 marzo 2015 sarà reso obbligatorio per le fatture destinate a tutte le Pubbliche amministrazioni.

Nei primi cinque mesi dall’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica verso le Agenzie fiscali, i Ministeri e gli Enti di previdenza, il Sistema di Interscambio ha ricevuto e correttamente gestito quasi un milione e mezzo di file fattura

Il legislatore nazionale ha inquadrato l’utilizzo della fattura elettronica all’interno di una strategia più ampia da attuare nei confronti dei contribuenti titolari di partita Iva, al fine di perseguire le finalità di semplificazione e il parallelo rafforzamento dei sistemi di controllo.

In particolare, l’articolo 9, comma 1, lettera d), della Legge delega fiscale (Legge n. 23/14) impegna il Governo a introdurre norme finalizzate a “incentivare, mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, l’utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, nonché di adeguati meccanismi di riscontro tra la documentazione in materia di imposta sul valore aggiunto (Iva) e le transazioni effettuate, potenziando i relativi sistemi di tracciabilità dei pagamenti”.

In tale scenario di riferimento, la Orlandi é convinta che il passaggio dalla fattura cartacea a quella elettronica costituisca un percorso irreversibile che, a regime, porterà vantaggi per tutti, anche per le imprese e i professionisti poiché andrebbe nella direzione della semplificazione degli adempimenti amministrativi.

Dal canto suo, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha sollevato alcune preoccupazioni relative al processo di fatturazione elettronica verso la Pubblica amministrazione e ha auspicato un rinvio della scadenza del 31 marzo 2015 prevista per l’introduzione a regime della fattura elettronica a tutte le Pubbliche amministrazioni, ritenendo inoltre prematura l’ipotesi di estendere ulteriormente il suddetto obbligo anche agli scambi B2B.

La Orlandi è contraria alla proroga sottolineando che sul mercato vi è tutta una serie di software pronti per l’uso in maniera gratuita (MEPA, infocamere).

In realtà, si tratta di prodotti riservati solo per le imprese “affiliate” al MEPA o in possesso delle credenziali infoca mere e non, quindi, per i professionisti, poi specialmente la soluzione offerta dal MEPA costituisce una procedura lenta e farraginosa.

Conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche

Con riguardo alla proposta avanzata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nel corso dell’Audizione del 5 novembre scorso, di utilizzare i server della Sogei ai fini della conservazione sostitutiva delle fatture, senza costi per le imprese, viene affermato che Sogei è una società strumentale del Ministero dell’Economia e delle Finanze e che non può offrire servizi direttamente ai privati, se non in nome e per conto del Ministero e delle Agenzie fiscali, che dovrebbero quindi sostenere i relativi costi.

In alternativa, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha proposto di esonerare le imprese dalla conservazione sostitutiva delle fatture emesse nei confronti della Pa, in applicazione della Legge di stabilità del 2012, che obbliga le Pubbliche amministrazioni ad acquisire d’ufficio tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle stesse; tale obbligo si estenderebbe anche ai dati contenuti nelle fatture elettroniche trasmesse alla Pa.

La Orlandi ritiene che tale esonero non sia possibile.

 

 

9) Regime della trasformazione sotto controllo doganale

Trasformazione di filati di filamenti sintetici: Esame delle condizioni economiche da parte del Comitato Codice Doganale.

E’ questo il tema che viene illustrato dall’Agenzia delle dogane con la risoluzione n. 1/D del 3 dicembre 2014.

Nel corso della 39a riunione del Comitato Codice Doganale sezione procedure speciali, che si è tenuta a Bruxelles il 30 ottobre 2014, è stata presentata dalla delegazione slovena per essere sottoposta ad esame delle condizioni economiche, ai sensi dell’art.552 par.2 del Reg.to CEE 2454/93, un istanza di trasformazione sotto controllo doganale (documento di lavoro allegato) di filati di filamenti sintetici (CNC 5402 2000) provenienti dalla Cina per la produzione di filati di filamenti sintetici per cucire (CNC 5401 1090).

Al riguardo, in applicazione dell’art.504, par. 4 del Reg.to CEE 2454/93, si comunica l’avviso favorevole espresso dal Comitato circa l’accoglibilità dell’istanza sopra citata, in quanto per la fattispecie in oggetto sono state ritenute soddisfatte le condizioni economiche.

Viene evidenziato che, ai sensi della richiamata normativa comunitaria, le conclusioni del Comitato vengono prese in considerazione non soltanto dall’Autorità (slovena) interessata, ma anche da qualsiasi altra Autorità doganale che si occupa di autorizzazioni e richieste simili.

Pertanto, ove eventuali analoghe istanze – concernenti merci di importazione, attività di trasformazione e prodotti trasformati della stessa tipologia – siano presentate all’Autorità doganale italiana, le condizioni economiche dovranno intendersi del pari soddisfatte, secondo le modalità, di seguito indicate, previste nel parere del Comitato Codice Doganale:

- l’autorizzazione di trasformazione sotto controllo doganale dovrà essere rilasciata per un periodo di validità di anni 2;

- il quantitativo massimo da autorizzare deve essere uguale a quello indicato nel documento comunitario allegato:

100% filato di poliestere 29/2 – 170 Tn per anno

filati di poliestere ad alta tenacità – 400 Tn per anno

- l’autorizzazione di trasformazione sotto controllo doganale potrà essere rilasciata solo per materie prime aventi le stesse caratteristiche tecniche indicate nel documento comunitario allegato e per produrre gli stessi prodotti compensatori;

- il rinnovo dell’autorizzazione è possibile solo dopo aver effettuato un nuovo esame delle condizioni economiche in sede comunitaria.

Inoltre, in deroga a quanto previsto dalla seconda parte del punto C2) della Circolare n.30/D del 28 giugno 2001, le dogane territorialmente competenti in relazione al luogo in cui saranno effettuate le operazioni di trasformazione, o la prima di tali operazioni (in caso di trasformazioni successive), saranno competenti al rilascio della relativa autorizzazione, secondo la procedura normale (per iscritto) con utilizzo del relativo modello (allegato 67), in maniera conforme alle indicazioni del Comitato (limiti quantitativi e temporali).

Infine, per adempiere agli obblighi di cooperazione amministrativa (art.522 DAC), delle autorizzazioni rilasciate sarà data sollecita comunicazione alla scrivente, utilizzando per l’invio dei dati ivi previsti l’apposito formulario riprodotto in appendice all’allegato 70 del citato regolamento.

 

 

10) Disposizioni di agevolazione e semplificazione per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica

Al fine di agevolare la realizzazione di reti a banda ultra-larga, l’articolo 6, comma 1, del decreto Sblocca Italia prevede la concessione, in via sperimentale e fino al 31 dicembre 2015, di un credito d’imposta IRES e IRAP, entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento, in favore di coloro che effettuino interventi infrastrutturali, per i quali non sono previsti contributi pubblici a fondo perduto, realizzati sulla rete a banda-ultralarga, relativi alla rete di accesso attraverso cui viene fornito il servizio di banda ultralarga all’utente. La concessione del beneficio è subordinata al soddisfacimento di una serie di condizioni, indicate dalla stessa norma. In sede di conversione all’articolo 6 sono state apportate alcune modifiche, in particolare al fine di:

- chiarire cosa debba intendersi per rete a banda ultralarga a 30 Mbit/s, rete a banda ultralarga a 100 Mbit/s e servizio a banda ultralarga;

- includere, fra gli interventi ammessi al beneficio, la costruzione di cavidotti, cavi in fibra ottica, armadi di terminazione ottica e tralicci. Sono invece esclusi i costi per apparati tecnologici di qualunque natura;

- prevedere che nel sito web del MISE (sul quale gli operatori interessati alla realizzazione dell’investimento dovranno effettuare una prenotazione entro il 31 gennaio 2015) sia predisposta una sezione con la classificazione delle aree ai fini del Piano strategico banda ultralarga in cui sono distinti gli interventi a 30 Mbit/s e a 100 Mbit/s;

- fissare i termini per la presentazione del progetto esecutivo da parte degli operatori che abbiano effettuato la prenotazione e per la pubblicazione da parte del MISE dell’indicazione delle aree oggetto di intervento privato e delle aree bianche rimanenti;

- definire gli adempimenti successivi al completamento dell’intervento.

La legge di conversione ha inoltre introdotto ulteriori misure di semplificazione al fine di agevolare la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica e, in particolare, il cablaggio degli edifici di nuova costruzione o preesistenti. Si segnalano, tra l’altro:

- l’inclusione fra le opere di urbanizzazione primaria, di cui all’articolo 4 della legge n. 847/64, delle infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione e delle opere di infrastrutturazione per la realizzazione di reti a banda ultralarga effettuate anche all’interno degli edifici (articolo 6, comma 3-bis);

- l’estensione della deroga all’obbligo di autorizzazione paesaggistica, già introdotta dal decreto per gli impianti radioelettrici, all’installazione e alla modifica degli impianti delle reti di comunicazione elettronica su edifici esistenti, che comportino la realizzazione di pali di supporto non superiori a 1,5 metri (articolo 6, comma 4);

- la previsione della facoltà delle pubbliche amministrazioni di esentare l’operatore dal pagamento di oneri in caso di occupazione, attraverso infrastrutture funzionali alla realizzazione di reti a banda larga e ultra-larga, di beni immobili pubblici, di spazi e aree pubbliche o di beni del demanio idrico, salvo l’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi (articolo 6, comma 5-quater);

- l’istituzione del Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture, al fine di realizzare una mappatura delle infrastrutture di banda larga e ultralarga presenti nel territorio nazionale. La legge di conversione demanda al MISE il compito di definire le regole tecniche per la costituzione del sistema e per la raccolta, l’inserimento e la consultazione dei dati. Sono previsti, in particolare, l’obbligo di rendere disponibili i dati raccolti in formato aperto e interoperabile, nonché l’obbligo di far confluire nel sistema tutte le banche dati, nazionali o locali, contenenti informazioni sulle infrastrutture di banda larga e ultralarga (articolo 6-bis);

- la previsione della possibilità, per l’operatore di comunicazione, durante la fase di sviluppo della rete in fibra ottica, di installare a proprie spese elementi di rete (cavi, fili) nei percorsi aerei di altri servizi di utilità interni o esterni all’edificio e in appoggio ad essi, purché non sia alterato l’aspetto esteriore dell’immobile né siano provocati danni allo stesso (articolo 6-ter);

- l’introduzione dell’obbligo di dotare tutti gli edifici di nuova realizzazione, per i quali le domande di autorizzazione edilizia sono presentate dopo il 1° luglio 2015, di impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete, nonché di un punto di accesso. L’obbligo si applica, sempre a partire dal 1° luglio 2015, anche agli edifici esistenti sottoposti ad opere di ristrutturazione profonda che richiedono il rilascio di un permesso di costruire. Gli edifici così equipaggiati potranno ricevere l’etichetta di “edificio predisposto alla banda larga”, da utilizzare in caso di cessione, affitto o vendita dell’immobile (articolo 6-ter).

(Assonime, nota del 2 dicembre 2014)

 

 

11) Conversione del decreto Sblocca Italia: le principali misure fiscali

Per quanto concerne le misure fiscali, la legge di conversione conferma gli interventi contenuti nel decreto legge. Tra le modifiche apportate dalla legge di conversione, meritano di essere segnalate quelle attinenti al credito di imposta previsto all’art. 6 del decreto in relazione agli interventi infrastrutturali realizzati sulla rete a banda ultralarga in quanto, oltre alla modifica di alcuni aspetti applicativi, è stato precisato che gli interventi devono essere “relativi alla rete di accesso attraverso cui viene fornito il servizio a banda ultralarga all’utente” ed è stato eliminato il riferimento alla realizzazione su rete fissa e mobile.

La legge di conversione ha inoltre ampliato l’ambito oggettivo di applicazione della deduzione dal reddito complessivo ai fini IRPEF prevista dall’art. 21 in favore dell’acquirente per l’acquisto di unità immobiliari a destinazione residenziale: il decreto prevedeva che le predette unità immobiliari dovessero essere di nuova costruzione ovvero oggetto degli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3, comma 1, lett. d), del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380; la legge di conversione ha previsto che le stesse possano essere anche oggetto degli interventi di restauro e di risanamento conservativo di cui alla lett. c) del suddetto art. 3.

Tra le altre novità, evidenziamo che il comma 4-ter dell’art. 20 della legge di conversione ripristina le esenzioni e le agevolazioni tributarie soppresse (salvo determinate esclusioni) dall’art. 10, comma 4, del D. Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 in relazione agli atti di trasferimento immobiliare aventi ad oggetto immobili pubblici interessati da operazioni di permuta e dalle procedure di privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico di cui agli artt. 2, 3, 3-ter e 4 del D.L. 25 settembre 2001 n. 351, all’art. 11-quinquies del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, agli artt. 33 e 33-bis del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 ed all’art. 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 (atti relativi all’edilizia economica e popolare). Si tratta, in sostanza, delle operazioni di permuta tra beni immobili dello Stato e degli enti locali, della vendita a trattativa privata anche in blocco e delle procedure di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, anche attraverso fondi immobiliari e società di cartolarizzazione, nonché dei trasferimenti di proprietà per edilizia residenziale pubblica, della concessione del diritto di superficie sulle aree stesse e della cessione a titolo gratuito delle aree a favore dei comuni.

Un’ulteriore novità è contenuta nell’art. 32-bis, comma 2, della legge di conversione e riguarda le modalità di utilizzo dei contributi previsti in favore delle imprese di autotrasporto. In particolare, i contributi per l’acquisizione di beni capitali per interventi volti a realizzare l’utilizzo di modalità di trasporto alternative al trasporto stradale e l’ottimizzazione della catena logistica ovvero per investimenti per l’acquisto di attrezzature e dispositivi atti a migliorare la sicurezza e l’impatto ambientale del trasporto stradale di cui all’art. 2, comma 2, lett. c) e d), del D.P.R. 27 settembre 2007, n. 227, sono fruibili mediante credito d’imposta utilizzabile in compensazione tramite modello F24, salvo che i beneficiari presentino espressa dichiarazione di voler fruire del contributo diretto. La possibilità è estesa, previa richiesta del beneficiario, agli incentivi per la formazione professionale di cui alla successiva lett. f) del citato art. 2.

Rent to buy

Sono state apportate modifiche alla disciplina del rent to buy, un contratto che prevede la concessione del godimento di un immobile con diritto per il conduttore di acquistarlo entro una data predeterminata.

A seguito della conversione del decreto è stato disposto che tali contratti vengano trascritti come contratti preliminari di compravendita ai sensi dell’art. 2645-bis c.c. e che le parti definiscano in esso la quota dei canoni imputata al corrispettivo che il concedente deve restituire in caso di mancato acquisto dell’immobile entro il termine stabilito.

Secondo l’art. 2645 bis c.c. gli effetti della trascrizione vengono meno se entro 1 anno dalla data convenuta dalle parti per la conclusione del contratto definitivo, ovvero al massimo entro 3 anni dalla trascrizione del preliminare, non sia eseguita la trascrizione del contratto definitivo.

Acquisto di abitazioni da affittare

Novità anche per quanto riguarda il regime fiscale degli immobili, in particolare il nuovo beneficio sull’acquisto di abitazioni da affittare a uso abitativo.

Questi i punti principali della norma:

- soggetti interessati all’agevolazione: è riservata a chi, soggetto persona fisica, negli anni 2014-2017, acquista immobili abitativi, nuovi o ristrutturati, da imprese di costruzione o ristrutturazione, da cooperative edilizie o dalle ditte che hanno effettuato gli interventi edilizi. L’acquirente non deve essere parente di primo grado del futuro inquilino.

- classe energetica degli immobili: deve essere A o B e la categoria catastale deve essere una A residenziale (abitazioni) con esclusione di A8, A9 e A1; la zona non deve essere agricola;

- l’abitazione dovrà poi essere affittata entro sei mesi dall’acquisto per almeno otto anni a canone concordato (legge n. 431/1998) oppure con canoni da social housing (D.P.R. n. 380/2001 e legge n. 350/2003).

- deduzione Irpef dal reddito complessivo: pari al 20% del prezzo di acquisto risultante dall’atto di compravendita nel limite massimo di spesa di 300mila euro da ripartire in otto quote annuali di pari importo;

- novità in sede di conversione: le unità immobiliari per essere agevolabili devono risultare invendute alla data del 12 novembre 2014; inoltre, le persone fisiche non esercenti attività commerciale conservano le deduzioni anche se cedono in usufrutto le unità immobiliari acquistate a soggetti pubblici o privati operanti da almeno 10 anni nel settore dell’alloggio sociale a condizione che venga mantenuto il vincolo di locazione e che il corrispettivo dell’usufrutto non sia superiore al canone di locazione.

Locazioni e riduzioni del canone

L’articolo 19 del decreto Sblocca Italia prevede che la registrazione dell’atto con il quale le parti dispongono la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere è esente dalle imposte di registro e di bollo.

Autotrasporto e tracciabilità dei flussi finanziari

All’articolo 32 bis del Decreto è stato inserito l’ obbligo per tutti i soggetti della filiera dei trasporti di utilizzare strumenti elettronici di pagamento o il canale bancario, ovvero ogni altro strumento idoneo a garantire la tracciabilità delle operazioni indipendentemente dall’ammontare dell’importo.

In caso di violazione della norma è applicabile l’art. 51, comma 1 del D.Lgs. n. 231/2007, ossia l’obbligo in capo ai soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio (per esempio commercialisti, consulenti del lavoro, società di servizi) di comunicare al Mef le infrazioni.

(Assonime, nota del 2 dicembre 2014)

 

 

12) Effettiva presenza e legittimità del licenziamento durante il periodo di prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25482 del 2 dicembre 2014, ha stabilito la legittimità del patto di prova calcolato sull’effettiva presenza in servizio del lavoratore, non computando pertanto riposi settimanali e altre assenze, nel caso in cui il contratto collettivo nazionale applicato dall’azienda lo preveda.

I giudici della Suprema Corte hanno precisato che, sebbene il principio generale del periodo di prova contempli un arco temporale continuativo comprendente anche periodi di assenza o riposi, l’autonomia delle parti nel definire l’istituto può prevedere modalità diverse di svolgimento e calcolo dello stesso.

 

Vincenzo D’Andò