Da quando decorre il termine per la prescrizione contributi INPS sorti per versamenti dovuti alla gestione separata?

La Corte di Appello di Torino, con decisione resa all’udienza del 14.10.2014, perviene ad un interessante responso in riferimento ad un contenzioso proposto da una contribuente, contro l’INPS e la SCCI (quest’ultima quale responsabile della cartolarizzazione del credito Inps), avverso cartella con la quale le era stato ingiunto il pagamento di somme a titolo di contributi, interessi e somme aggiuntive dovuti per l’anno 2004 alla Gestione Separata di cui all’art. 2, c. 26, l. n. 335/1995.
La parte ricorrente, incardinando l’atto introduttivo al giudice di prime cure, deduceva l’intervenuta prescrizione quinquennale (ex art. 3, c. 9, l. n. 335 cit.) del credito vantato dall’INPS, dato che l’ente previdenziale aveva richiesto, solo con lettera successiva a tale intervallo temporale, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata, sicchè chiedeva al Tribunale, conclusivamente, l’annullamento della cartella opposta.
L’INPS si costituiva con memoria, anche quale mandatario della SCCI spa, deducendo, al riguardo, che la contribuente, oltre a non essersi iscritta alla predetta Gestione Separata, aveva anche presentato la dichiarazione dei redditi IRPEF tardivamente (rispetto al termine ordinario di legge) e che, pertanto, solo a seguito della presentazione di tale dichiarazione dei redditi l’INPS veniva a conoscenza dell’ascrivibilità di redditi derivanti dall’esercizio di un’attività professionale con partita IVA. In base a queste argomentazioni la stessa Inps chiedeva la reiezione dell’opposizione e la conferma della cartella sulla base del teorema secondo cui l’eccezione di prescrizione proposta doveva considerarsi infondata non essendo trascorsi 5 anni fra la data di presentazione della dichiarazione dei redditi e la richiesta di pagamento.
 
L’adìto Tribunale di Novara respingeva l’opposizione proposta dalla ricorrente sulla base delle seguenti considerazioni:

vertendosi in materia di contribuzione relativa al lavoro autonomo e di versamento dei contributi alla Gestione Separata, l’ente previdenziale non poteva essere ritenuto titolare “di un potere autonomo di accertamento e determinazione della debenza” in quanto l’ istituto era stato posto in condizione di accertare l’esistenza del credito contributivo solo sulla base del “dato fiscale”, cioè di quanto denunciato dal contribuente all’Agenzia delle Entrate;

solo quindi con la presentazione della dichiarazione dei redditi di riferimento (avvenuta , nel caso di specie , nell’ottobre 2005) l’INPS poteva quindi apprendere della percezione nel 2004 di redditi che comportavano l’obbligatoria iscrizione alla Gestione Separata, sicchè solo dalla data di presentazione poteva identificarsi il dies a quo di decorrenza del termine di prescrizione quinquennale, non ancora venuto a compimento alla data della richiesta dell’INPS;

la prescrizione peraltro non poteva ritenersi compiuta neanche a ritenere diversamente, e cioè che – come asserito dalla ricorrente – la prescrizione doveva ritenersi decorrente ugualmente vertendosi in una ipotesi non di impossibilità giuridica, ma di mera “impossibilità di fatto”, risultando pertanto integrata infatti l’ipotesi della sospensione della prescrizione ex art. 2941 n. 8 c.c. alla luce della sentenza Cass. n. 2030/10, dato che la contribuente non aveva posto in essere un atto dovuto per legge.

 
Nel giudizio di appello, confermando il precedente esito, la Corte competente rilevava le differenze tra il caso ad essa prospettato e le altre sentenze aventi ad oggetto fattispecie analoghe (ma non sovrapponibili a quella affrontata) ove la Corte era pervenuta alla reiezione delle tesi proposte dall’INPS ritenendo applicabile, anche in …

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