Imputazione del pagamento parziale nel caso di pluralità di debiti verso l’Inps

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione , con la sent. n. 9648 del 6 maggio 2014, ha sgombrato il campo da ogni dubbio su quale sia il criterio di imputazione dei pagamenti parziali nel caso in cui un datore di lavoro abbia una pluralità di debiti verso un ente previdenziale.
Infatti, la decisione (riaffermando il principio già espresso nell’arresto n. 14818/2012) ha statuito che , in tema di imputazione di pagamento, qualora un datore di lavoro abbia una pluralità di debiti verso un ente previdenziale, il pagamento parziale va imputato alla estinzione del debito relativo alle sanzioni civili, in quanto credito meno garantito, piuttosto che al capitale rappresentato dalle contribuzioni omesse. La Corte giunge a questa conclusione evidenziando l’accezione rigorosamente tecnica della locuzione adottata nell’art. 1193, c. 2, c.c., ove (nel caso di pagamento tra più debiti scaduti) si fa riferimento a quello “meno garantito”, nel senso di esistenza o meno di cause di prelazione, comportanti la priorità satisfattiva dei crediti che ne siano appunto assistiti (art. 2741 c.c.).
Così, sul piano più sostanziale, i giudici di piazza Cavour hanno rilevato come (nel caso in esame, posto alla loro attenzione) il credito per accessori (sanzioni ed interessi) previdenziali godesse di un privilegio, per ordine di soddisfazione e per entità dell’importo coperto, pari a metà (art. 2754 c.c. e art. 2778 c.c. n. 8), suvvalente rispetto al credito per contributi, assistito da privilegio di grado poziore e per l’intero importo (art. 2753 c.c. e art. 2778 c.c. n. 1).
Appare assolutamente pacifica la valenza in siffatta materia dell’art. 1193 c.c., norma che ha lo scopo (rispecchiando, nella sostanza, l’art. 1255 del Codice del 1865, i cui principi, peraltro, già erano espressi nel diritto romano) di evitare il prodursi di una situazione di incertezza circa quale sia il debito estinto in casi in cui un debitore risulta avere più rapporti obbligatori con uno stesso creditore.
Presupposti per l’applicazione dell’art. 1193 sono l’esistenza di più crediti di uno stesso creditore verso il medesimo debitore, che, benché necessariamente omogenei (cioè della stessa specie), abbiano però titolo e causa diversi. La questione dell’imputazione del pagamento, quindi, non è proponibile quando sussista tra le parti un unico debito, giacché l’adempimento di questo, se è totale, ne determina l’estinzione . Occorre però che, oltre all’esigibilità del credito e alla possibilità che il creditore possa pretendere l’adempimento, i pagamenti siano eseguiti volontariamente; rimangono, infatti, esclusi dall’applicazione dell’art. 1193 i pagamenti effettuati coattivamente in sede espropriativa, per i quali le parti non possono che adeguarsi alla predeterminazione del giudice in ordine all’imputazione del pagamento.
Quando accade, come nel caso che ha coinvolto l’Inps, un pagamento parziale (volontario) sul quale né il debitore né il creditore abbiano provveduto all’imputazione, soccorrono (a mente della richiamata norma codicistica) i seguenti criteri di imputazione (in ordine successivo).

Al debito scaduto.

Tale qualità, nel caso di specie riguardante la sent. n. 9648/2014, era ascrivibile a tutti i debiti cristallizzatisi nei confronti dell’ente previdenziale. Pertanto, non offrendo alcuna soluzione il tema della scadenza e non potendosi far ricorso a tale (preliminare) criterio di graduazione, la Corte ha dovuto valutare le opzioni successive.

Fra due debiti entrambi scaduti, al meno garantito.

Ora vi è da dire che (se , come si è dianzi descritto, in ambito giuslavoristico, si è affermato il principio per cui il pagamento parziale da parte del datore di lavoro delle somme dovute in seguito all’omesso …

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