Frazionamento e accorpamento delle unità immobiliari: riflessi in materia di IVA

Con l’articolo 17 del Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito nella Legge 11 novembre 2014, n. 164 (cd. “Decreto Sblocca cantieri”), il legislatore ha introdotto importanti modifiche ed integrazioni alla categoria edilizia della manutenzione straordinaria portando nel perimetro di quest’ultima anche quegli interventi di frazionamento e accorpamento delle unità immobiliari che in precedenza venivano, anche se non in base ad una precisa norma di legge, fatti far riferimento piuttosto al concetto di ristrutturazione edilizia.
Infatti, prima del citata Decreto Legge 133/2014, il legislatore nazionale non aveva esplicitamente indicato a quale categoria edilizia dovessero essere ascritti gli interventi che si sostanziassero o in operazioni di frazionamento di una unità immobiliare singola in più unità immobiliari oppure, al contrario,avessero come conseguenza l’accorpamento di più unità in una singola, ma gli stessi, come più volta sottolineato anche dalla giurisprudenza, venivano fatti fare riferimento agli interventi di ristrutturazione edilizia così come definiti ai sensi dell’articolo 31, comma 3, lettere c) e d) della Legge 457/1978, poi integralmente trasfuso nell’articolo 10, comma 1 lettera c) del DPR 380/2001. Tale omologazione trovava la sua giustificazione e ragione d’essere in quanto gli interventi in parola avevano come conseguenza un incremento delle unità immobiliari, modifiche del volume e delle superfici delle singole unità immobiliari (si vedano in proposito, ex multis, la sentenza n. 983 del TAR Campania, Salerno, sezione I, del 7 ottobre 2003, n. 983; la sentenza n. 5030 del TAR Puglia, Bari, sezione III, del 24 novembre 2005; la sentenza del TAR Toscana, sezione III, n. 62, del 22 gennaio 2007, n. 62 e quella del TAR Emilia-Romagna, Parma, n. 352 del 15 luglio 2008). Va tuttavia segnalato che, al di là delle conclusioni cui era giunta la giurisprudenza, anche il legislatore regionale, in alcun realtà, come ad esempio in Lombardia (Legge Regionale n. 12 del 2005) ed il Veneto (Legge Regionale n. 61/1985 e smi) aveva di propria iniziativa assimilato gli interventi di frazionamento e/o di accorpamento non tanto a quelli di ristrutturazione edilizia quanto a quelli di manutenzione straordinaria, assoggettandoli, tra l’altro, come nel caso della Legge Regionale Veneto n. 61/1985 (così come recentemente modificata dalla Legge Regionale n. 15/2013), a titolo abilitativo gratuito o addirittura esentandoli dall’obbligo di corresponsione del contributo al ricorrere di determinate condizioni (si veda in proposito il caso dell’Emilia Romagna con la Legge Regionale n. 15/2013).
Con le modifiche apportate dal Decreto Legge 133/2014 il legislatore nazionale si è, quindi, non solo preoccupato di semplificare l’iter autorizzativo cui devono essere assoggettati gli interventi in parola, ma ha anche provveduto ad uniformare su tutto il territorio la relativa disciplina eliminando una variabilità disciplinare che finiva inevitabilmente per creare un’evidente disomogeneità di trattamento da regione a regione sia sotto il profilo procedurale che sotto quello economico.

Come si presenta il nuovo testo
Con l’inclusione degli interventi di frazionamento e accorpamento delle unità immobiliari nell’ambito della manutenzione straordinaria si è venuta quindi a determinare un’importante modifica testuale più nell’ambito della definizione contenuta nell’articolo 3, comma 1, lettera b) del DPR 380/2001, che nel vecchio dettato definiva gli interventi di manutenzione straordinaria come le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti, anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non venissero alterati i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non si avessero …

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