Diario quotidiano del 28 novembre 2014: è nullo l’accertamento da studi di settore sperimentali

Pubblicato il 28 novembre 2014



è nullo l’accertamento sugli studi di settore sperimentali; lavoro autonomo occasionale: necessita la valida documentazione di natura fiscale; CC.GG. per il rilascio della licenza di pesca professionale marittima; 8 per mille dell’Irpef anche alle scuole: pubblicate nella G.U. le modifiche al regolamento; scuole: illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi; ecco gli indici di subordinazione nel contratto di collaborazione; enti non commerciali: novità dalla Legge di stabilità per il 2015; aggiornamento in ordine alle misure adottate nell’ambito del regime TIR dall’Amministrazione doganale russa; Jobs act: ok commissione Senato, DDL non cambia

 

 Indice:

 1) E’ nullo l’accertamento sugli studi di settore sperimentali

 2) Lavoro autonomo occasionale: necessita la valida documentazione di natura fiscale

 4) Tassa sulle concessioni governative per il rilascio della licenza di pesca professionale marittima

 5) L’8 per mille dell’Irpef anche alle scuole: pubblicate nella G.U. le modifiche al regolamento

 6) Scuole: illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi

 7) Ecco gli indici di subordinazione nel contratto di collaborazione

 8) Enti non commerciali: novità dalla Legge di stabilità per il 2015

 9) Aggiornamento in ordine alle misure adottate nell’ambito del regime TIR dall’Amministrazione doganale russa.

 10) Jobs act: ok commissione Senato, DDL non cambia

 

 

1) E’ nullo l’accertamento sugli studi di settore sperimentali

E’ nullo l’accertamento eseguito nei confronti dei professionisti basato sugli studi di settore sperimentali. Non sono quindi utilizzabili gli standard elaborati da Gerico 2001.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 25099 del 26 novembre 2014, ha accolto il ricorso del titolare di un piccolo studio. In altri termini l’Ufficio può emettere l’atto impositivo solo sulla base di parametri già definitivi. Ribaltando la decisione della Ctp e della Ctr di Milano, la sezione tributaria ha quindi chiarito che rispetto alla modalità ordinaria di applicazione degli studi di settore nei confronti della generalità dei contribuenti, quelli concernenti le professioni, anche non contabili, si caratterizzarono per essere sperimentali, secondo una scelta apparsa plausibile tenuto conto delle difficoltà intrinseche nel giungere alla determinazione di una soglia di compensi congrua per le peculiarità proprie dell’attività professionale (ed affine, come nella specie qui decisa), nonché della concertazione tra Albi (od organizzazioni equivalenti) ed Amministrazione finanziaria.

Ciò spiega la ratio di una disposizione per la quale i compensi e gli indici di coerenza risultanti (allora) dalla versione di Ge.ri.co. 2001 non potevano essere utilizzati direttamente nei confronti dei professionisti e assimilati per fondare un accertamento da studi di settore, per il periodo di sperimentazione.La Cassazione ha chiuso il sipario sulla vicenda decidendo nel merito e dichiarando nullo l’avviso di accertamento ricevuto dal contribuente.

 

2) Lavoro autonomo occasionale: necessita la valida documentazione di natura fiscale

Lavoro autonomo occasionale: Non è lavoro nero solo se, in sede ispettiva, venga rivenuta la valida documentazione di natura fiscale.

Lo ha precisato di recente il Ministero del Lavoro (si veda la nota n. 16920 del 9 ottobre 2014). Peraltro, si ricorda che la materia sarà presto modificata da parte del Legislatore.

Ma come si fa a dimostrare tutto questo: E’, dunque, opportuno procedere con brevi considerazioni in materia di lavoro autonomo occasionale ex art. 2222 c.c., norma fondante del lavoro autonomo.

In base a tale disposizione, si definisce contratto d’opera un rapporto nel quale “una persona si obbliga a compiere dietro un corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione”.

Riguardo all’occasionalità, si deve fare riferimento ad una disposizione prettamente tributaria, inserita nell’art. 5, co. 1 D.P.R. n. 633/72 (Legge Iva): l’occasionalità deriva dallo svolgimento non abituale di un attività professionale, che farebbe scattare l’obbligo di apertura di posizione Iva.

Analizzandone le condizioni di utilizzo, è bene precisare quanto segue:

- nel lavoro autonomo occasionale non possono essere presenti forme di coordinamento con il committente, che generalmente si estrinsecano in presenze costanti presso quest’ultimo: come ribadito più volte dal Ministero del Lavoro (si vedano la recente nota n. 16920 del 9 ottobre 2014 e la Circolare n. 38/10), oltre al rischio di riqualificazione del rapporto, tenuto conto che il lavoro occasionale autonomo non è soggetto alla preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (entro le 24 del giorno antecedente del rapporto di lavoro), in assenza di valida documentazione di carattere fiscale sarà applicabile la maxi sanzione per lavoro nero. Come chiarito dalla citata nota del 9 ottobre 2014, per valida documentazione fiscale idonea ad escludere l'applicazione della maxisanzione si deve intendere la documentazione fiscale obbligatoria (versamento delle ritenute d'acconto tramite modello F24, rilevazioni contabili e dichiarazione su mod. 770) prodotta in relazione al periodo oggetto di accertamento;

- in caso di superamento della soglia dei 5.000,00 euro del reddito annuo, scatta l’obbligo, da parte del/dei committente/i, di operare il versamento dei contributi previdenziali presso la Gestione Separata Inps nei termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi, ossia entro il giorno 16 del mese successivo all’avvenuto pagamento;

- non è previsto nessun obbligo assicurativo nei confronti dell’Inail per il lavoratore occasionale accessorio;

- non è previsto alcun adempimento amministrativo per l’instaurazione del rapporto.

 

3) Deducibilità delle spese di sponsorizzazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25100 del 26 novembre 2014, ha stabilito che le spese di sponsorizzazione sono deducibili solo se inerenti l’attività esercitata.

Dunque, la deducibilità delle spese di sponsorizzazione esige la previa dimostrazione, a carico del contribuente, del requisito dell’inerenza; in particolare, vanno provate le potenziali utilità per la propria attività commerciale o dei futuri vantaggi conseguibili attraverso la pubblicità svolta dall'impresa in favore del terzo.

Nel caso di specie, la prestazione pubblicitaria consisteva nell’esibizione del marchio del committente su due auto partecipanti ad una competizione automobilistica; la deducibilità di tali costi è stata negata a causa dei diversi aspetti di incongruenza, tra cui il disallineamento tra clienti del contribuente e generalità dei consumatori interessati alle corse automobilistiche di quel tipo, l’operatività del contribuente in un ristretto ambito geografico (province di Brescia e Bergamo) a fronte di manifestazioni sportive effettuate in Croazia, Austria e altri Paesi non identificati, l’inidoneità del logo usato a ricondurre la potenziale clientela al contribuente.

Redditi sotto la soglia di povertà: legittimo l’accertamento induttivo

L’anomala situazione commerciale giustifica la rettifica sulla base di sole presunzioni semplici, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

In mancanza di idonea documentazione probatoria, l’irragionevolezza economica del comportamento del contribuente/imprenditore che affermi, per più anni, di aver chiuso l’esercizio in perdita o di avere sostenuto costi sproporzionati ai ricavi, rappresenta un comportamento commerciale anomalo, contrastante con il principio di ragionevolezza, non essendo conforme a logica e esperienza impostare o proseguire l’attività secondo criteri antieconomici o poco vantaggiosi, se non addirittura dannosi.

In presenza di tali elementi, quindi, l’Amministrazione finanziaria è autorizzata a presumere che il contribuente abbia, in realtà, prodotto più redditi di quelli dichiarati e a recuperare, in via induttiva, le relative imposte, a nulla rilevando la circostanza che le scritture contabili siano state regolarmente tenute.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24313 del 14 novembre 2014, che ha respinto il ricorso proposto da un contribuente avverso la sentenza di appello con cui la Commissione tributaria regionale di Napoli aveva confermato l’accertamento induttivo emesso dall’ufficio finanziario.

 

4) Tassa sulle concessioni governative per il rilascio della licenza di pesca professionale marittima

La normativa prevede il pagamento della tassa per il rilascio della licenza per la pesca professionale marittima nella misura di € 404,00.

Il presupposto applicativo della tassa sorge, dunque, nel momento in cui viene rilasciato il titolo amministrativo (licenza).

Nel caso in cui, a seguito della richiesta di rinnovo della licenza di pesca, venga rilasciata al richiedente l’attestazione provvisoria, in attesa della definitiva emanazione della licenza di pesca, è dovuta comunque la tassa sulle concessioni governative.

La medesima tassa, tuttavia, non dovrà essere nuovamente corrisposta al momento del rilascio della licenza in quanto copre anche il periodo di utilizzo dell’attestazione provvisoria.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 105/E del 27 novembre 2014)

 

5) L’8 per mille dell’Irpef anche alle scuole: pubblicate nella G.U. le modifiche al regolamento

Soltanto per quest’anno, i nuovi entrati hanno tempo fino al 15 dicembre per inviare alla presidenza del Consiglio dei ministri l’istanza per la concessione del contributo.

L’8 per mille dell’Irpef gestita direttamente dallo Stato fa posto, ufficialmente, a una quinta categoria di beneficiari. La quota potrà, infatti, essere destinata anche a interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica. A chiedere la modifica la legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 206, legge 147/2013). Le altre quattro finalità già ammesse alla distribuzione delle somme affidate dai cittadini allo Stato sono la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione di beni culturali. La norma prevede che, salvo eccezioni, l’intero ammontare dell’8‰ venga suddiviso in cinque quote di pari importo.

Con il Dpr 172/2014 del 17 novembre 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 novembre 2014 e in vigore dal prossimo 11 dicembre, viene definita “concretamente” la nuova normativa; il decreto, infatti, integra e modifica il

precedente Regolamento (Dpr 76/1998). Innanzitutto, è utile precisare che possono beneficiare del finanziamento le scuole di proprietà dello Stato, degli enti locali territoriali e del Fondo edifici di culto destinati all’istruzione.

Sono ammessi finanziamenti riguardanti lo stesso intervento, chiarisce il regolamento, soltanto per una delle finalità ammesse. Il dubbio potrebbe nascere dalla doppia chance offerta in caso di beni culturali presenti in una struttura scolastica.

In pratica, ad esempio, nell’ipotesi di un portone di interesse storico “pericolante”, occorre scegliere se chiedere la quota riservata ai beni artistici o quella destinata alla ristrutturazione edilizia di istituto scolastico.

La nuova disciplina rivede, in parte, anche le linee guida in base alle quali distribuire le quote. Novità, inoltre, sull’entità delle somme assegnate nel caso in cui l’importo necessario all’intervento superi i 30mila euro. Cambiano anche i termini di utilizzo degli eventuali risparmi: mentre prima potevano essere conservati dai beneficiari per un anno dalla fine dei lavori, ora può essere richiesto il loro utilizzo entro un anno dalla chiusura del cantiere.

Predisposto, poi, per i nuovi arrivati, un modello su misura per la presentazione della domanda. Il modulo da utilizzare è quello dell’allegato “A-bis” al decreto, mentre per le altre tipologie di interventi rimane valido il modulo dell’allegato “A”.

Infine, per l’anno 2014, il Dpr 172 fa slittare al prossimo 15 dicembre la scadenza entro la quale gli istituti possono chiedere di partecipare alla distribuzione della quota dell’8‰ riservato all’edilizia scolastica. Le domande devono indicare il soggetto richiedente, l’intervento da realizzare, il costo totale, l’importo del contributo richiesto e il responsabile tecnico della gestione.

Dal prossimo esercizio, l’istanza andrà inviata alla presidenza del Consiglio dei ministri entro il termine ordinario del 30 settembre.

 

6) Scuole: illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi

La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza C-22/2013 del 26 novembre 2014, ha dichiarato contraria al diritto dell’Unione Europea la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nella parte in cui prevede la reiterazione, da parte della Pubblica amministrazione, dei contratti a termine oltre i 36 mesi (art. 10, comma 4bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001).

Tale normativa, infatti, non contemplerebbe alcuna misura di prevenzione, poiché non consentirebbe di verificare concretamente, in modo obiettivo e trasparente, l’esistenza di un’esigenza reale di sostituzione temporanea e autorizzerebbe, come previsto esplicitamente dall’articolo 4, comma 1, della legge n. 124/1999, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato a copertura di posti effettivamente vacanti.

La normativa sui contratti a termine non contemplerebbe neppure misure di prevenzione; infatti, l’articolo 10, comma 4 bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001 esclude l’applicazione alle scuole statali dell’articolo 5, comma 4-bis, del suddetto decreto, che prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato di durata superiore a 36 mesi siano trasformati in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Peraltro, non sarebbe prevista alcuna misura sanzionatoria, poiché i contratti di lavoro a tempo determinato non potrebbero essere trasformati in contratti di lavoro a tempo indeterminato, secondo l’articolo 4, comma 14 bis, della legge n. 124/1999, se non in caso di immissione in ruolo sulla base delle graduatorie. Inoltre, sarebbe altresì escluso il diritto al risarcimento del danno causato dalla successione di contratti di lavoro a tempo determinato.

In considerazione di tutto ciò, la Corte ha deciso:

“La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo. Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine, e, dall’altro, non prevede nessun’altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato.”.

Questo l’articolo 10, comma 4 bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001, (introdotto con il Decreto Legge n. 70/2011) oggetto di contestazione:

“Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui all’articolo 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, all’articolo 4, comma 14-bis, della legge 3 maggio 1999, n. 124, e all’articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono altresì esclusi dall’applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l’articolo 5, comma 4-bis, del presente decreto.”

 

7) Ecco gli indici di subordinazione nel contratto di collaborazione

Secondo la Corte Suprema (Cassazione, sentenza n. 22690/2014), il potere di indicazione che il collaboratore coordinato e continuativo eserciti eventualmente nei confronti di altri lavoratori, così come la continuità per un certo periodo di tempo della prestazione lavorativa, non costituisce, di per sé, una manifestazione della sua subordinazione al datore di lavoro.

Con ricorso al Pretore di Roma, un collaboratore coordinato e continuativo esponendo di avere prestato attività di lavoro subordinato alle dipendenze di una società per qualche anno con le mansioni di “capo del settore ingegneria civile” e di essere stato illegittimamente estromesso dal suo posto di lavoro, chiedeva di dichiarare l’illegittimità del licenziamento irrogatogli e ordinare la sua reintegra nel posto di lavoro con condanna al risarcimento dovutogli per legge. L’adito giudice rigettava il ricorso, ma la Corte di Appello di Roma, in riforma dell’impugnata sentenza, accettava le richieste del lavoratore, ordinando la sua reintegrazione nel posto di lavoro e condannando la società appellata al risarcimento del danno.

Avverso tale sentenza la società proponeva ricorso per cassazione.

Si riteneva che la Corte di merito avesse riconosciuto la subordinazione sulla base dei soli elementi cd. sussidiari, senza valutare in concreto l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, e senza attribuire alcun rilievo all'iniziale volontà delle parti (risultante dagli atti negoziali) di rifarsi ad “incarichi professionali” di natura autonoma. La Corte d'appello di L’Aquila, cui la causa venne rinviata, respingeva le domande del lavoratore, che ha poi proposto ricorso per cassazione affidato ad unico articolato motivo.

In proposito, la Suprema Corte, premesso che il giudizio di rinvio, per il suo carattere “chiuso”, è necessariamente vincolato all’osservanza del principio di diritto affermato dalla pronuncia rescindente e che in essa la Corte aveva affermato con chiarezza che il giudice di appello aveva considerato sussistente la subordinazione senza valutare l’esistenza, o meno, del requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato (ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo) ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. La Cassazione ha ritenuto, tra l’altro, che “il fatto che il lavoratore abbia un proprio staff, nei confronti del quale proponga assunzioni, promozioni, aumenti di stipendio e ferie, non esprime, di per sé, subordinazione, potendo essere anche attuazione di un rapporto di lavoro autonomo”. L’emanazione di “direttive circa i costi e le spese”, nel riferimento esclusivo a siffatta materia, comprova - contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di Appello e sempre secondo la pronuncia rescindente - che il responsabile non era assoggettato al potere direttivo datoriale (se correttamente inteso circa il suo effettivo contenuto), ben potendo qualunque committente stabilire, di volta in volta, i “tetti” dei costi o delle spese al progettista (il quale, nell’ambito della sua autonoma prestazione, doveva ovviamente tenerne conto per rispettare criteri di economicità insiti a qualsiasi progetto di opera da realizzare concretamente).

Né costituisce parametro valido per determinare la natura subordinata del rapporto la continuità per un certo periodo di tempo (ottobre 1991/febbraio 1994) della prestazione lavorativa di progettista atteso che la continuità della prestazione coordinata e prevalentemente personale riconducibile alla natura del rapporto è svincolata dall'occasione in cui si manifesta la necessità dell’incarico professionale, assumendo rilevanza la causa dell’incarico stesso.

La sentenza impugnata, in definitiva, non ha minimamente esaminato, come richiesto dalla pronuncia rescindente, le risultanze di causa, limitandosi a discettazioni generali sulla autonomia e subordinazione, ritenendo, senza una effettiva e specifica motivazione, che la posizione del dipendente fosse compatibile con un rapporto di lavoro subordinato.

 

8) Enti non commerciali: novità dalla Legge di stabilità per il 2015

Viene stabilizzato il cinque per mille, nessuna detassazione IRAP per i dipendenti destinati all’attività istituzionale, incremento della percentuale di detraibilità delle erogazioni liberali, nuovo criterio di tassazione dei dividendi.

Sono queste alcune delle novità contenute nella Legge di Stabilità per il 2015 che riguarderanno gli enti non commerciali.

5 per mille

Nella legge di Stabilità viene inserita una previsione in relazione al 5 per mille dell’IRPEF destinata, se confermata, a generare un grande sollievo negli operatori del settore: nel testo del disegno di legge viene previsto infatti una norma di stabilizzazione del contributo del 5 per mille che viene disciplinato “a regime” senza attendere la riproposizione anno per anno. Viene inoltre stabilito un tetto di 500 milioni all’anno per questa contribuzione, con un incremento di 100 milioni rispetto alle ultime distribuzioni.

Per quanto riguarda l’individuazione dei potenziali destinatari del contributo si rinvia a quanto disciplinato per gli anni scorsi, confermando quindi anche la procedura, da ripetere anno per anno, per l’iscrizione nell’elenco dei beneficiari.

IRAPNella legge di Stabilità 2015 vi è l’intenzione di detassare il costo dei lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. Questa novità al momento non ha effetto sui dipendenti utilizzati nell’ambito dell’attività istituzionale da parte degli enti non commerciali (o sulla componente istituzionale di coloro che vengono utilizzati “promiscuamente” nella gestione istituzionale ed in quella commerciale).

Erogazioni liberali

Un’altra novità riguarda l’incremento della percentuale di detraibilità delle erogazioni liberali effettuate a favore di ONLUS. L’art. 15 del disegno di legge prevede infatti una modifica all’art. 15 TUIR, innalzando a 30.000 euro all’anno (rispetto agli attuali 2.065 euro) l’importo massimo detraibile, nel limite del 26%, per le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche a favore delle ONLUS e dei soggetti a queste assimilati.

Resta fermo il limite di effettuare la donazione con sistemi di pagamento tracciabili, per consentire la detrazione.

La modifica avrà effetto per le donazioni effettuate a partire dal 2015.

Con l’innalzamento del limite detraibile questa disposizione acquisisce sicuramente un maggiore appeal rispetto alla agevolazione “concorrente”, cioè quella contenuta nell’art. 14, D.L. n. 35/2005 (conosciuta come “più dai meno versi”) che consente di dedurre dal proprio reddito le liberalità a favore – tra gli altri – di ONLUS nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque fino a 70.000 euro all’anno.

La valutazione di convenienza dovrà essere effettuata nel momento in cui si compila la dichiarazione dei redditi e si decide di fare valere la liberalità come detrazione dall’IRPEF o come deduzione dal reddito imponibile.

Tassazione dei dividendi

La novità contenuta nel disegno di Legge di Stabilità 2015 destinata a fare più discutere è sicuramente quella che riguarda la modifica al criterio di tassazione dei dividendi percepiti dagli enti non commerciali, contenuta nell’art. 44, comma 26, del disegno di legge.

La modifica porta ad aumentare la parte imponibile dei dividendi percepiti dagli enti non commerciali. Attualmente, infatti, l’art. 4, comma 1, lettera q), D.Lgs. n. 344/2003 prevede che gli utili percepiti dagli enti non commerciali, nel limite del 95% del relativo ammontare, non concorrono alla formazione del reddito complessivo imponibile, in quanto esclusi, anche se conseguiti nell’esercizio di impresa.In pratica, questi redditi sono assoggettati a tassazione solo nel limite del 5%.La modifica proposta prevede invece che, già per quanto riguarda gli utili messi in distribuzione dal 1° gennaio 2014 (con effetto retroattivo, quindi), il limite del 95% sia portato al 22,26% e che la disciplina particolare non operi più per i dividendi conseguiti all’interno dell’attività commerciale.

In pratica la quota imponibile passa dal 5 al 77,74% per i dividendi percepiti all’interno dell’attività istituzionale dagli enti non commerciali.

Per i dividendi percepiti nell’ambito dell’attività d’impresa resterà da chiarire il regime applicabile.

 

 

9) Aggiornamento in ordine alle misure adottate nell’ambito del regime TIR dall’Amministrazione doganale russa.

La Direzione Generale TAXUD della Commissione Europea ha reso noto con la lettera prot. n. 4360055 del 27 Novembre 2014 che la rescissione dell’accordo stipulato tra l’Amministrazione doganale russa e l’Associazione garante russa ASMAP, concernente l’assunzione dell’impegno di tale ente a conformarsi agli obblighi previsti dalla Convenzione TIR, è stata rinviata al 28 Febbraio 2015.

Si allega, nota dell’Amministrazione doganale russa (FCS) in lingua originale e una traduzione non ufficiale, in lingua inglese, della medesima fornita dalla Commissione Europea.

Tuttavia, considerata la persistente mancanza di informazioni in ordine alla regolare accettazione dei Carnet TIR, all’atto dell’entrata nel territorio della Federazione Russa, si rappresenta ai titolari di Carnet TIR nazionali la possibilità di essere soggetti a misure non previste dalla Convenzione TIR.

Sarà cura di questa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di fornire ulteriori elementi informativi in ordine alla questione non appena disponibili.

(Agenzia delle Dogane, nota del 27 novembre 2014)

 

10) Jobs act: ok commissione Senato, DDL non cambia

<<Passa testo già approvato a Camera, bocciati tutti emendamenti. Sindacati sulle barricate. La Fiom annuncia ricorso in sede Europea.

Il disegno di legge delega sul lavoro, il cosiddetto Jobs act, ha ricevuto il via libera della commissione Lavoro al Senato, dove passa il testo così come già approvato alla Camera. Sono, infatti, stati bocciati tutti gli emendamenti. La commissione ha quindi anche dato il mandato al relatore. Il provvedimento approderà in Aula martedì prossimo.

"La maggioranza ha votato compatta", ha spiegato al termine della seduta il presidente della commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi. La prossima settimana il ddl arriva nell'Aula di palazzo Madama, dove il relatore resterà Pietro Ichino.

Per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti il Jobs act "sta bene", ma sulla fiducia al Senato "non è ancora deciso; so che hanno definito il calendario. Adesso vorremmo fare rapidamente una consultazione, poi decideranno e vedremo".

"I Jobs act sono un segno che l'Italia cambia passo. I tempi dell'approvazione definitiva saranno rapidi, perché a gennaio devono essere pronti i primi decreti legislativi". Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

Primi decreti entro l'anno - Il Governo dovrebbe mettere a punto entro fine anno i primi decreti attuativi della delega sul lavoro concentrandosi sul varo del contratto a tutele crescenti e sulla riforma dell'Aspi con l'introduzione di tutele uniformi e legate alla storia contributiva del lavoratore: la conferma e' arrivata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che si e' detto ''sufficientemente contento'' del lavoro fatto.

Pallottoliere Senato - Nel frattempo, però, serve il via libera della legge delega al Senato. Per il Pd il punto di riferimento sembrerebbe restare il voto al Jobs Act dello scorso ottobre. Il si' dell'Aula del Senato giunse con 165 voti favorevoli, 111 no e 2 astenuti al termine di una notte tesa che vide tre senatori della minoranza, Corradino Mineo, Felice Casson, e Lucrezia Ricchiuti, non partecipare al voto. Poche ore prima un gruppo di senatori di Area Riformista aveva invece presentato un documento di dissenso dal testo della legge delega precisando come, tuttavia, non fosse pensabile negare la fiducia a un governo targato Pd. Quel documento verra' ripresentato con le firme di 27-28 senatori bersaniani e con toni meno duri, dopo la mediazione raggiunta alla Camera. Per il resto, le 'frontiere' tra le correnti della minoranza a Palazzo Madama sono ben piu' sfumate che alla Camera. Con una quota di sei senatori civatiani ancora indecisa se votare contro o non partecipare al voto. E la scelta non e' facile: con i numeri ballerini del Senato, qualsiasi opzione va attentamente ponderata.

Sindacati sulle barricate - La Cgil non molla nella battaglia contro il Jobs act e si dice pronta anche a presentare ricorso in sede europea, alla Corte di giustizia, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, la cosiddetta Carta di Nizza del 2000. Anche la Fiom è pronta a iniziare una battaglia giuridica contro il Jobs Act e non esclude un ricorso davanti alla Corte di giustizia dell'Ue. "Metteremo in campo qualsiasi iniziativa giuridica nei confronti dell'Europa, perché quelle regole - ha detto il leader della Fiom Maurizio Landini a Palermo - sono contro la Carta dei diritti europei, la Carta di Nizza. Stiamo valutando come procedere. Vogliamo che le leggi e le costituzioni vadano rispettate. Non ci fermiamo davanti a un provvedimento sbagliato voluto dal governo e votato dal Parlamento".>>.

(Ansa, nota del 27 novembre 2014)

 

Vincenzo D’Andò