Diario quotidiano del 27 novembre 2014: le novità INPS sul DURC interno

 
Indice:
 1) E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso
 2) Approvato dalla Camera il DDL sul Jobs Act
 3) Modello F24: istituite causali contributo per la riscossione di Ordini locali ed ente bilaterale
 4) Fatturazione elettronica in Europa: l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA rappresenta un esempio virtuoso per gli altri Stati membri
 5) Determinazione e versamento della seconda o unica rata di acconto 2014 IRES e IRAP: circolare di Assonime
 6) Credito IVA infrannuale: possibile rettificare la scelta tra rimborso e compensazione
 7) Società di capitali: assemblea totalitaria con luogo di adunanza “elastico”.
 8) Anche se la società di persone si è estinta, il socio si deve assumere i debiti fiscali
 9) Nuovo sistema di gestione del DURC interno: chiarimenti
 10) Elenco dei professionisti delegati dal Giudice all’esecuzione alle operazioni di vendita: adempimenti a carico degli Ordini dei Commercialisti
 

 
1) E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso
E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso. Linea dura della Suprema Corte sul patto di quota lite. Rischia infatti di essere sanzionato l’avvocato che chiede compensi sproporzionati rispetto all’attività che dovrà svolgere. Ma non solo: è legittima una valutazione preventiva della parcella. Sono queste le conclusioni a cui sono giunte le sezioni unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014.
Il massimi giudici hanno respinto il ricorso di un legale che aveva fatto sottoscrivere al cliente una scrittura privata nella quale era previsto un compenso del 30% in relazione a una richiesta di risarcimento del danno per un incidente stradale.
Per questo motivo il legale era stato sospeso e poi censurato. Ora il giudice di legittimità ha reso definitivo il verdetto. Sul punto, la Cassazione ha spiegato che l’art. 45 del codice deontologico forense, nel testo modificato con la delibera dell’organismo di autogoverno dell’avvocatura del 18 gennaio 2007, conseguente alla riforma legislativa del 2006, consente all’avvocato di pattuire “con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti”, alla condizione, tuttavia, “che i compensi siano proporzionati all’attività svolta”.
La possibilità di pattuire tariffe speculative si accompagna, quindi, all’introduzione di particolare cautele sul piano deontologico, tese a prevenire il rischio di abusi commessi a danno del cliente e a precludere la conclusione di accordi iniqui.
La proporzione e la ragionevolezza nella pattuizione del compenso rimangono l’essenza comportamentale richiesta all’avvocato, indipendentemente dalle modalità di determinazione del corrispettivo a lui spettante.
La norma dell’art. 45 del codice deontologico riproduce infatti la previsione contenuta nell’art. 43, punto II, dello stesso codice, che vieta all’avvocato di “richiedere compensi manifestamente sproporzionati all’attività svolta”. Peraltro, aggiunge la Corte, “l’aleatorietà dell’accordo quotalizio non esclude la possibilità di valutarne l’equità” se, cioè, la stima effettuata dalle parti era, all’epoca della conclusione dell’accordo che lega compenso e risultato, ragionevole o, al contrario, sproporzionata per eccesso rispetto alla tariffa di mercato, tenuto conto di tutti i fattori rilevanti, in particolare del valore e della complessità della lite e della natura del servizio professionale, comprensivo dell’…

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