Diario quotidiano del 27 novembre 2014: le novità INPS sul DURC interno

Pubblicato il 27 novembre 2014



è sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso; approvato dalla Camera il DDL sul Jobs Act; modello F24: istituite causali contributo per la riscossione di Ordini locali ed ente bilaterale; fatturazione elettronica in Europa: l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA rappresenta un esempio virtuoso per gli altri Stati membri; determinazione e versamento della seconda o unica rata di acconto 2014 IRES e IRAP: circolare di Assonime; credito IVA infrannuale: possibile rettificare la scelta tra rimborso e compensazione; società di capitali: assemblea totalitaria con luogo di adunanza “elastico”; anche se la società di persone si è estinta, il socio si deve assumere i debiti fiscali; nuovo sistema di gestione del DURC interno: chiarimenti; elenco dei professionisti delegati dal Giudice all’esecuzione alle operazioni di vendita: adempimenti a carico degli Ordini dei Commercialisti

 

Indice:

 1) E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso

 2) Approvato dalla Camera il DDL sul Jobs Act

 3) Modello F24: istituite causali contributo per la riscossione di Ordini locali ed ente bilaterale

 4) Fatturazione elettronica in Europa: l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA rappresenta un esempio virtuoso per gli altri Stati membri

 5) Determinazione e versamento della seconda o unica rata di acconto 2014 IRES e IRAP: circolare di Assonime

 6) Credito IVA infrannuale: possibile rettificare la scelta tra rimborso e compensazione

 7) Società di capitali: assemblea totalitaria con luogo di adunanza “elastico”.

 8) Anche se la società di persone si è estinta, il socio si deve assumere i debiti fiscali

 9) Nuovo sistema di gestione del DURC interno: chiarimenti

 10) Elenco dei professionisti delegati dal Giudice all’esecuzione alle operazioni di vendita: adempimenti a carico degli Ordini dei Commercialisti

 

 

1) E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso

E’ sanzionabile l’avvocato che chiede compensi non proporzionati al servizio reso. Linea dura della Suprema Corte sul patto di quota lite. Rischia infatti di essere sanzionato l’avvocato che chiede compensi sproporzionati rispetto all’attività che dovrà svolgere. Ma non solo: è legittima una valutazione preventiva della parcella. Sono queste le conclusioni a cui sono giunte le sezioni unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 25012 del 25 novembre 2014.

Il massimi giudici hanno respinto il ricorso di un legale che aveva fatto sottoscrivere al cliente una scrittura privata nella quale era previsto un compenso del 30% in relazione a una richiesta di risarcimento del danno per un incidente stradale.

Per questo motivo il legale era stato sospeso e poi censurato. Ora il giudice di legittimità ha reso definitivo il verdetto. Sul punto, la Cassazione ha spiegato che l’art. 45 del codice deontologico forense, nel testo modificato con la delibera dell’organismo di autogoverno dell’avvocatura del 18 gennaio 2007, conseguente alla riforma legislativa del 2006, consente all’avvocato di pattuire “con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti”, alla condizione, tuttavia, “che i compensi siano proporzionati all’attività svolta”.

La possibilità di pattuire tariffe speculative si accompagna, quindi, all’introduzione di particolare cautele sul piano deontologico, tese a prevenire il rischio di abusi commessi a danno del cliente e a precludere la conclusione di accordi iniqui.

La proporzione e la ragionevolezza nella pattuizione del compenso rimangono l’essenza comportamentale richiesta all’avvocato, indipendentemente dalle modalità di determinazione del corrispettivo a lui spettante.

La norma dell’art. 45 del codice deontologico riproduce infatti la previsione contenuta nell'art. 43, punto II, dello stesso codice, che vieta all’avvocato di “richiedere compensi manifestamente sproporzionati all’attività svolta”. Peraltro, aggiunge la Corte, “l’aleatorietà dell’accordo quotalizio non esclude la possibilità di valutarne l’equità” se, cioè, la stima effettuata dalle parti era, all’epoca della conclusione dell’accordo che lega compenso e risultato, ragionevole o, al contrario, sproporzionata per eccesso rispetto alla tariffa di mercato, tenuto conto di tutti i fattori rilevanti, in particolare del valore e della complessità della lite e della natura del servizio professionale, comprensivo dell’assunzione del rischio.

 

 

2) Approvato dalla Camera il DDL sul Jobs Act

Via libera della Camera al Jobs Act. Il 25 novembre 2014, dopo la trattazione degli ordini del giorno, con 316 voti favorevoli, sei contrari e cinque astenuti, la Camera ha approvato, con modifiche il DDL recante deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, approvato dal Senato.

Meno art. 18 sui contratti a tutela crescente. Scompare, infatti, sui licenziamenti per giusta causa e giustificato motivo oggettivo, mentre sopravvive limitatamente a specifici casi di licenziamento disciplinare che verranno individuati dalla legge, assieme alla conferma della disciplina di nullità per i licenziamenti discriminatori. A prevederlo il DDL sul Jobs Act approvato dalla Camera che, tra l’altro, a distanza di 15 anni dalla loro estensione a ogni attività (professionale e manuale), ha in programma il “superamento” definitivo delle collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co. e lavoro a progetto). Intanto, i collaboratori conquisteranno il diritto pieno all’Aspi.

Diverse le novità introdotte rispetto al testo originario di DDL. Quelle più significative concernono i principi di delega su ammortizzatori sociali, forme contrattuali flessibili, contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e pari opportunità. Sul capitolo ammortizzatori viene precisato che la cassa integrazione non sarà accessibile da parte delle imprese solamente nell’ipotesi di cessazione “definitiva” dell’attività aziendale (oppure di un ramo di essa). In merito ai rapporti di lavoro flessibili viene previsto, nell’ambito del riordino dei relativi contratti, il superamento delle collaborazioni coordinate e continuative, ovvero l’abrogazione di co.co.co. e del lavoro a progetto.

Per quanto riguarda i controlli a distanza sui lavoratori si specifica che la revisione di disciplina toccherà unicamente i controlli su impianti e strumenti di lavoro. Infine, in materia di conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro viene prevista l’introduzione di congedi a favore delle donne inserite in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere.

3) Modello F24: istituite causali contributo per la riscossione di Ordini locali ed ente bilaterale

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 103/E del 26 novembre 2014, ha istituito delle causali contributo per il versamento, tramite modello F24, dei contributi dovuti al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Brindisi, al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Cremona, al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Grosseto e al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Isernia.

Queste le causali contributo:

“BR00” denominata “Consulenti del lavoro – Consiglio Provinciale di BRINDISI”

“CR00” denominata “Consulenti del Lavoro – Consiglio provinciale di CREMONA”

“GR00” denominata “Consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di GROSSETO"

“IS00” denominata “Consulenti del Lavoro – Consiglio provinciale di ISERNIA”.

Sempre, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 104/E del 26 novembre 2014, ha istituito la causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Italia in breve “E.B.I.”.

A tal fine, per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale Italia in breve “E.B.I.” mediante modello F24, l’Agenzia istituisce la seguente causale contributo: - “EBI7” denominata “Ente Bilaterale Italia in breve E.B.I.”.

 

 

4) Fatturazione elettronica in Europa: l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA rappresenta un esempio virtuoso per gli altri Stati membri

Fatturazione elettronica in Europa: l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA rappresenta un esempio virtuoso per gli altri Stati membri.

E quanto emerso nel corso dell’incontro semestrale del Forum italiano, presso l’Agenzia delle Entrate, al quale hanno partecipato numerosi stakeholders pubblici e privati e le competenti autorità.

Si è svolto il 26 novembre 2014, presso la sala “Di Cocco” dell’Agenzia delle Entrate, l’incontro semestrale del Forum italiano sulla fatturazione elettronica a cui hanno partecipato numerosi stakeholders pubblici e privati.

I lavori sono stati aperti dal direttore centrale Accertamento, Aldo Polito, che, ribadendo l’importanza del passaggio della fatturazione dalla carta al digitale, ha evidenziato come il maggior grado di efficienza dei processi amministrativi collegati potrà essere raggiunto solo a patto che tale passaggio avvenga in modo completo, attraverso un flusso di dati strutturato ed elaborabile automaticamente.

Il Forum italiano, formalmente nato il 13 dicembre 2011 con decreto del dipartimento delle Finanze, è un “consesso aperto” delle parti pubbliche e private interessate alla fatturazione elettronica e, più in generale, alla digitalizzazione e de materializzazione dell’intero processo di fatturazione, dalla nota d’ordine fino al pagamento.

Il Forum lavora in stretta sinergia e collaborazione con il Multi-Stakeholder Forum on e-invoicing, istituito a Bruxelles dalla Commissione Ue nel 2010 con la finalità di coordinare i Paesi membri nello sviluppo e nella diffusione della fatturazione elettronica.

Nei suoi primi 3 anni di attività, il Forum ha ottenuto alcuni importanti risultati predisponendo proposte recepite quasi integralmente dal legislatore e dalle istituzioni nazionali e Ue.

Nell’ambito delle norme e dei documenti di prassi, le proposte più rilevanti hanno riguardato la modifica degli articoli 21 e 39 del Dpr 633/1972, per il recepimento delle disposizioni della direttiva 2010/45/Ue in tema di fattura elettronica, e la sostituzione del Dm 23 gennaio 2004, ormai obsoleto e contenente previsioni complesse per la dematerializzazione e conservazione dei documenti fiscalmente rilevanti (proposta sfociata nell’emanazione del Dm 17 giugno 2014).

In relazione alle iniziative di carattere tecnico, particolare rilievo assume, invece, la Raccomandazione “sull’uso di un modello semantico di dati per supportare l’interoperabilità della fatturazione elettronica in Ue” che la Commissione europea ha posto alla base della direttiva 2014/55/Ue.

Constatata la bontà del metodo di lavoro, la Commissione ha deciso di prorogare per altri 3 anni i lavori del Multi-Stakeholder Forum sulla fatturazione elettronica e affiancare a quest’ultimo l’Expert Group on e-Procurement, ponendosi come obiettivo quello della dematerializzazione del public procurement.

Il Forum italiano, pertanto, è ora chiamato ad ampliare il proprio ambito di lavoro fornendo supporto alla Commissione anche in ambito di e-Procurement.

L’incontro – al quale hanno preso parte, tra gli altri, rappresentanti di Consip, Banca d’Italia, Abi, Confindustria, Rete Imprese Italia, Assosoftware, Politecnico di Milano, Consorzio Cbi, Unioncamere, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Agid e Mef – ha sviluppato il confronto e il dibattito anche:

- sulle possibili modalità di attuazione dell’articolo 9, comma 1 lettera d), della legge di delega fiscale, in materia di fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi

- sulla predisposizione di una proposta di documento di prassi interpretativo del Dm del 17 giugno 2014, relativo anche alla conservazione dei documenti fiscalmente rilevanti

- sull’analisi e la definizione di un modello semantico dei dati “core” della fattura, valido per tutte le pubbliche amministrazioni europee, da presentare al Comitato europeo di Normazione, incaricato a livello europeo dell’elaborazione di uno standard unico.

Come emerso nel corso dell’incontro, l’Italia con l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica verso la PA, sta rappresentando un esempio virtuoso per gli altri Stati membri.

Il Sistema di interscambio che l’Agenzia delle Entrate ha sviluppato e gestisce con la collaborazione tecnica di Sogei, infatti, ha già ricevuto e veicolato oltre 1 milione di fatture elettroniche, senza evidenziare problemi tecnici di rilievo, con una percentuale di fatture scartate (pari al 15% circa, nel mese di novembre ancora in corso) dovuta prevalentemente a errori formali nella predisposizione dei documenti, dimostrando che inviare e gestire una fattura elettronica non è un processo complesso anche se necessita sicuramente di un adattamento iniziale da parte degli operatori e della PA.

Anche dal punto di vista dell’e-procurement “end to end” il nostro Paese è sicuramente all’avanguardia, in virtù dell’esperienza acquisita con il “programma di razionalizzazione degli acquisti” e con le iniziative di alcune Regioni.

Il Forum costituirà la sede privilegiata per sviluppare un confronto continuo tra esperti che, sulla base di esperienze concrete, elaborino proposte di modifiche e interventi volti ad accelerare il processo di effettuazione in modalità telematica degli appalti pubblici.

Pertanto, il passaggio dalla fattura cartacea a quella elettronica è ormai, di fatto, un percorso irreversibile, a vantaggio di tutti.

Ma, affinché questo processo di cambiamento venga vissuto con positività ed esplichi il massimo dei suoi benefici, occorrerà che tutte le parti coinvolte, pur operando legittimamente a tutela dei propri interessi, tengano sempre presente che esiste un obiettivo comune, che è quello della crescita del Paese e, in tale ottica, contribuiscano al confronto, tanto sugli aspetti tecnici quanto su quelli giuridici, per definire soluzioni condivise.

È questo lo spirito che anima il Forum, nato proprio per trovare le migliori soluzioni per diffondere la fatturazione elettronica e la dematerializzazione, prestando particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese.

La condivisione con tutti i portatori di interesse coinvolti fa sì che le proposte formulate dal Forum siano concrete e operative, in grado di agevolare l’azione dell’Amministrazione e del legislatore nazionale, nonché di far mantenere all’Italia un ruolo importante nei lavori che si stanno portando avanti in sede comunitaria.

 

 

5) Determinazione e versamento della seconda o unica rata di acconto 2014 IRES e IRAP: circolare di Assonime

Il 1° dicembre 2014 scade, per la generalità dei contribuenti – e, cioè, i soggetti con il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare – il termine per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte IRES e IRAP.

Lo rammenta Assonime, con la circolare n. 32 del 25/11/2014.

Al riguardo trovano applicazione le regole consuete, tra le quali viene ricordato quella di dover ricalcolare, in determinati casi, l’imposta storica di riferimento, nonché quella di poter tener conto già in questa sede di determinate innovazioni che assumeranno rilevanza per il 2014.

Di tali regole viene fatto cenno nella circolare n. 20 del 2014 pubblicata in occasione del versamento della prima rata di acconto; con l’attuale circolare Assonime si sofferma sulle principali innovazioni normative e su taluni documenti di prassi intervenuti successivamente alla pubblicazione della citata circolare, nonché su alcune questioni interpretative che assumono rilevanza ai fini che qui interessano.

 

 

6) Credito IVA infrannuale: possibile rettificare la scelta tra rimborso e compensazione

Come precisato dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 99/E del 11 novembre 2014 la scelta su come utilizzare il credito IVA infrannuale (rimborso o compensazione) può, a certe condizioni, essere modificata mediante presentazione di un nuovo Modello TR (barrando l’opzione “correttiva nei termini”) entro il termine di presentazione della dichiarazione annu­ale relativa al credito stesso.

E’, quindi, possibile operare la nuova scelta per:

- il rimborso anziché la compensazione: sempreché il credito non sia già stato utilizzato in compensazione;

- la compensazione anziché il rimborso: a condizione che l’Ufficio non abbia ancora concluso la fase istruttoria e non sia stata quindi già validata la disposizione di pagamento.

In questo secondo caso, la presentazione del nuovo Modello TR deve comunque precedere l’uti­lizzo in compensazione, altrimenti il contribuente incorre nella violazione sanzionabile di omesso versamento (che può eventualmente essere sanata mediante ravvedimento operoso).

 

 

7) Società di capitali: assemblea totalitaria con luogo di adunanza “elastico”.

Secondo la massima n. 141/2014 del Consiglio Notarile di Milano, ove l’assemblea totalitaria dei soci di una società di captali (SpA o Srl) venga regolarmente costituita, con la presenza dell’intero capitale sociale e con la partecipazione degli organi sociali secondo le rispettive discipline, non rileva il fatto che l’adunanza si tenga in un luogo diverso da quelli indicati dalla legge oppure elencati nello Statuto societario.

Ecco di seguito il documento del Consiglio Notarile di Milano.

Assemblea totalitaria in luogo diverso rispetto a quello previsto dalla legge o dallo statuto (artt. 2363, 2366, 2479-bis c.c.)

<<In presenza delle condizioni previste dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a.) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), si deve ritenere che l'assemblea cosiddetta "totalitaria" sia validamente costituita anche qualora si svolga in luogo diverso da quello previsto, in via generale, dalla legge (ai sensi degli artt. 2363 e 2479-bis c.c.) o dallo statuto.

Motivazione

Le condizioni minime per l'integrazione dell'assemblea cosiddetta "totalitaria" sono costituite dalla rappresentazione dell'intero capitale sociale e dalla partecipazione all'assemblea della maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo ex art. 2366, comma 4, c.c. (per la s.p.a.); e dalla partecipazione dell'intero capitale sociale e dalla presenza o dall'informazione della riunione di tutti gli amministratori e i sindaci ex art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per la s.r.l.).

Prescindendo il legislatore da condizioni minime ulteriori rispetto a quelle prescritte dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), il luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria - a differenza del luogo di convocazione dell'assemblea, secondo le modalità previste dal combinato disposto degli artt. 2363, comma 1, e 2366, comma 1, c.c. (per le s.p.a.) nonché dall'art. 2479-bis, comma 3, c.c. (per le s.r.l.) - appare quindi del tutto svincolato dal limite geografico entro cui deve essere convocata l'assemblea, vuoi ai sensi di legge, vuoi in virtù di una più ampia previsione statutaria.

Sembra deporre in tal senso l'utilizzo, nella disciplina della società per azioni, dell'espressione "In mancanza delle formalità previste dalla convocazione" (tra cui, appunto, la convocazione nel Comune del luogo ove ha sede la società ex art. 2363, comma 1, c.c., nonché l'indicazione nell'avviso di convocazione del luogo dell'adunanza ex art. 2366, comma 1, c.c.), nonché, nella disciplina della società a responsabilità limitata, dell'espressione "In ogni caso" (vale a dire, appunto, a prescindere dalla riunione dell'assemblea presso la sede sociale ex art. 2479-bis, comma 3, c.c.), sintagmi testuali da cui pertanto può farsi conseguire l'irrilevanza, ai fini della configurazione dell'assemblea totalitaria, del luogo di riunione della stessa.

Alla medesima conclusione, inoltre, sembra doversi pervenire se si tiene conto, come evidenziato anche in giurisprudenza, che il luogo dell'adunanza assembleare nonché la sua indicazione nel contratto sociale e nell'avviso di convocazione sono meramente strumentali a tutelare l'interesse dei soci a essere informati della riunione assembleare e a intervenirvi. Poiché tale interesse è per definizione garantito dalla condizione della partecipazione dell'intero capitale sociale, normativamente prescritta dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), ne consegue che, nell'ambito dell'assemblea totalitaria non assume rilievo, ai fini del suo integrarsi e della legittima adozione delle relative deliberazioni da parte della stessa, il luogo dell'adunanza.

L'unica ipotesi in cui il luogo dell'adunanza potrebbe invero assumere rilievo nell'ambito dell'assemblea totalitaria è quella in cui una specifica clausola statutaria aggiunga un determinato limite geografico quale presupposto ulteriore rispetto alle condizioni minime normativamente sancite proprio per l'assemblea totalitaria. Una simile clausola, ben poco frequente nella prassi, potrebbe essere dettata dall'esigenza di garantire la massima partecipazione degli organi sociali, ossia dei soli soggetti di cui, nelle assemblee totalitarie, potrebbe ipotizzarsi l'assenza, in diversa misura a seconda del tipo sociale.

Se quindi una simile clausola mira a garantire la partecipazione degli organi sociali, essendo già certamente presente l'intero capitale sociale, si ritiene che sia possibile ovviare a tale previsione statutaria, senza determinare una "non conformità" sanzionabile a norma degli artt. 2377 e 2379-ter, comma 1, c.c., qualora tutti i soggetti che sarebbero legittimati all'impugnazione della deliberazione dichiarino di non volersi opporre alla trattazione degli argomenti: tale consenso, in tale caso, non varrà unicamente per il contenuto degli argomenti da trattare ma anche per il luogo in cui l'assemblea si riunirà per trattarli.

Nota Bibliografica

La questione giuridica oggetto della massima è affrontata - pur spesso solo incidentalmente - sia dalla dottrina sia dalla giurisprudenza, entrambe favorevoli ad ammettere che, pur in assenza di un'espressa previsione statutaria, ricorrendo le condizioni previste dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a.) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), l'assemblea cosiddetta "totalitaria" possa tenersi in luogo diverso da quello previsto dalla legge o dallo statuto.

Dal punto di vista letterale, in particolare, si argomenta in dottrina soprattutto sulla base dell'espressione "In ogni caso" contenuta nella disciplina della società a responsabilità limitata (art. 2479-bis, comma 3, c.c.). Al riguardo, si veda F. Salerno Cardillo, Le decisioni dei soci nelle s.r.l., in Studi e Materiali, Suppl. 1/2004, p. 345 (secondo il quale, «[q]uanto al luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria deve ritenersi che - a differenza dell'assemblea convocata (art. 2479-bis, comma 3) - esso sia del tutto svincolato dalla sede sociale, anche in mancanza di espressa previsione statutaria (in ciò argomentando dalla espressione «In ogni caso» che introduce l'ultimo comma dell'art. 2479-bis)»); e G. Sandrelli-L. Cocca, Sub art. 2479-bis c.c., in Società a responsabilità limitata, a cura di L.A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società , diretto da P. Marchetti, L.A. Bianchi, F. Ghezzi, M. Notari, Milano, 2008, p. 1011 (secondo i quali, «[i]l luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria - a differenza del luogo di convocazione dell'assemblea secondo le modalità previste dall'art. 2479-bis, comma 3 - è svincolato da quello della sede sociale, anche in mancanza di espressa previsione statutaria». In particolare, secondo i medesimi Autori, «[a] tale conclusione si può pervenire facendo riferimento all'espressione «[i]n ogni caso» che introduce l'ultimo comma dell'art. 2479-bis"». In argomento, si vedano anche A. Ferrucci-C. Ferrentino, Società di capitali, società cooperative e mutue assicuratrici, Tomo I, Milano, 2012, p. 1006, nt. 1051 (secondo i quali «[g]iova precisare che la locuzione «mancanza delle formalità previste per la convocazione» si riferisce . ai casi di convocazione irrituale (rectius: non a norma di legge o di statuto) . in un luogo diverso da quello stabilito nello statuto per la convocazione»); F. Tassinari, Sub artt. 2368-2369, in Commentario romano al nuovo diritto delle società , diretto da F. d'Alessandro, Volume II, Tomo 1, Padova, 2010, p. 439; e C.A. Busi, Assemblea e decisioni dei soci nelle società per azioni e nelle società a responsabilità limitata, in Trattato di diritto dell'economia, diretto da E. Picozza e E. Gabrielli, Padova, 2008, p. 397-399; nonché Id., Il luogo di convocazione dell'assemblea, in Studi e Materiali, 2/2013, pp. 502-504.

Dal punto di vista teleologico, si argomenta in giurisprudenza sulla base della tutela dell'interesse dei soci che, in ogni caso, viene assicurata dalla disciplina dell'assemblea totalitaria. Sul punto, si veda Trib. Bologna, ord., 2 giugno 1992, in Vita not., 1992, p. 1071, con nota di F. Gradassi, Sulla modificabilità una tantum dello statuto di s.p.a. e sulla prova dell'esistenza di fondi da imputare a capitale sociale (in cui si afferma che «[i] soci di una società per azioni possono in assemblea totalitaria validamente deliberare in deroga allo statuto della società (nella specie è stata giudicata valida ed omologata una deliberazione di assemblea straordinaria tenuta all'estero nonostante la clausola statutaria che imponeva lo svolgimento dell'assemblea nel territorio dello Stato italiano)». In particolare, nel provvedimento giudiziale si afferma che «rilevato che la norma statutaria che prevede che l'assemblea non possa essere tenuta in territorio estero è dettata a tutela dei soci e degli altri organi societari; che nel caso di specie l'assemblea è totalitaria, con l'intervento di tutti i soci, dell'amministratore unico e del collegio sindacale e che pertanto non può ritenersi illegittima; . non ricorrono motivi per revocare d'ufficio la decretata omologazione»).

Al riguardo, si veda anche Trib. Genova, decr., 11 luglio 1987, in Riv. not., 1988, pp. 452-453 (in cui, pur con riferimento a un caso di assemblea convocata, si afferma che «le regole relative al funzionamento dell'assemblea devono essere valutate rispetto alla tutela che danno all'interesse dei soci: la legge stabilisce una serie di modalità affinché si realizzi lo scopo di porre tutti i soci in condizioni di partecipare alla riunione e di essere informati sugli argomenti che in essa si tratteranno. In questa cornice, la violazione delle predette regole assume rilevanza giuridica soltanto se produce la lesione dell'interesse dei soci, mentre, nel caso in cui nessuna lesione ne derivi, essa assume i caratteri di una semplice irregolarità, che può eventualmente farsi valere come causa di responsabilità del soggetto che l'ha commessa. La convocazione dei soci in un luogo diverso dalla sede sociale, purché compreso in un territorio il cui accesso non provochi per i soci maggiori costi o difficoltà di quelli che sarebbero stati necessari per accedere alla sede sociale, non comporta, pertanto, alcun vizio della deliberazione»).>>.

 

 

8) Anche se la società di persone si è estinta, il socio si deve assumere i debiti fiscali

Nel caso di una società di persone estinta, il socio è tenuto ad accollarsi i debiti

derivanti da imposte non versate al fisco, anche se non ha ricevuto alcun avviso bonario personalmente. Il rapporto di sussidiarietà che collega la responsabilità dei soci di un’azienda di persone rispetto alla responsabilità della società non esclude la natura solidale della relativa obbligazione.

La Corte di cassazione rigetta il ricorso del contribuente e stabilisce che nel caso di estinzione della Snc, essendo il debito del socio verso il fisco il medesimo debito tributario consolidatosi nei confronti dell’impresa dichiarante, l’Amministrazione finanziaria non procede ad alcuna attività nuova di liquidazione d'imposta e, dunque, non ha alcun dovere di notificare al socio coobbligato alcun avviso, neppure bonario.

A tal fine, la Corte Suprema rileva che la sentenza impugnata abbia assolto con sufficienza gli obblighi motivazionali, considerato che alla questione sollevata il giudice regionale ha dato specifiche risposte affermando:

la responsabilità diretta dell'ex socio per i debiti fiscali maturati prima del suo recesso (come previsto dagli articoli 2291 e 2293 del codice civile e 36 del Dpr 602/1973) l’irrilevanza sulla coobbligazione solidale del socio dell’intervenuta estinzione della compagine sociale, come stabilito da ampia giurisprudenza di legittimità (cfr Cassazione, sentenze 6734/2011 e 10584/2007).

Inoltre, è principio consolidato in materia quello secondo cui, a partire dal momento della cancellazione della Snc dal registro delle imprese (articolo 2312 cc), si verifica l’estinzione della società cancellata e ciò priva la società stessa della capacità giuridica e processuale (con la sola eccezione della fictio iuris contemplata dall'articolo 10 della legge fallimentare).

Pertanto, i soci diventano successori dell’azienda e ogni pretesa deve essere indirizzata nei loro confronti (Cassazione, sentenze 6070/2013).

Infine, è sempre fermo nella giurisprudenza della Cassazione l’insegnamento secondo cui il rapporto di sussidiarietà che collega la responsabilità dei componenti della società di persone rispetto alla responsabilità della Snc non esclude la natura solidale della relativa obbligazione, con la conseguenza, sul piano processuale, dell'esclusione del litisconsorzio necessario e della relativa inscindibilità delle cause (Cassazione, sentenze 20891/2008 e 19985/2013).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 24322 del 14 novembre 2014)

 

 

9) Nuovo sistema di gestione del DURC interno: chiarimenti

A seguito delle segnalazioni pervenute dalle Sedi e dai contribuenti, l’Inps, con il messaggio n. 9152 del 26 novembre 2014, fornise alcuni chiarimenti riguardanti la nuova gestione del DURC interno, cui è subordinata la spettanza dei benefici, ai sensi dell’articolo 1, comma 1175, legge n. 296/2006 (il nuovo sistema è stato illustrato con i messaggi n. 2889 del 27.2.2014, 4069 del 14.4.2014, 5192 del 6.6.2014, 5828 del 4.7.2014 e 7119 del 19.9.2014).

Computo del termine per regolarizzare

Come è noto, il preavviso di DURC interno negativo invita il datore di lavoro a sanare le irregolarità ivi evidenziate entro 15 giorni dalla notifica; per quanto concerne la modalità di computo dei termini viene precisato quanto segue:

qualora il termine scada di sabato o in un giorno festivo, l’attività di regolarizzazione s’intende utilmente effettuata purché intervenga al massimo entro il primo giorno successivo non festivo;

il giorno di notifica non si computa.

Esempi:

a) preavviso notificato il 3 giugno 2014; l’ultimo giorno utile per la regolarizzazione (es: invio Uniemens, versamento contributi, presentazione istanza di dilazione) è mercoledì 18 giugno;

b) preavviso notificato il 6 giugno 2014; poiché il quindicesimo giorno successivo al 6 giugno è sabato 21 giugno, l’ultimo giorno utile per la regolarizzazione (es.: invio Uniemens, versamento contributi, presentazione istanza di dilazione) è lunedì 23 giugno 2014.

Il datore di lavoro che - nonostante abbia regolarizzato la propria posizione entro il termine di scadenza, computato secondo i criteri qui esposti - sia stato destinatario di un DURC interno negativo, potrà chiederne l’annullamento alla Sede, la quale provvederà a forzare a verde il semaforo rosso lucchettato, azzerando i corrispondenti addebiti con causale “art. 1, co. 1175, l. 296/2006”.

Mancato pagamento delle sanzioni

Si richiama il principio in base al quale ai fini della acquisizione della condizione di regolarità negli adempimenti contributivi si rende necessario siano versati anche gli importi dovuti a titolo di sanzioni. Ne consegue che, qualora il datore di lavoro riceva un preavviso di DURC interno negativo, sarà tenuto a versare entro 15 giorni dal ricevimento dello stesso anche l’importo delle sanzioni, affinché possa essere formato il DURC interno positivo e possano – quindi - essere confermati i benefici relativi al periodo cui si riferisce il preavviso.

Al fine di consentire l’adeguamento a tale principio, considerato che lo stesso non è stato richiamato nei messaggi che hanno illustrato il nuovo sistema del DURC interno, e che i preavvisi finora notificati non lo hanno espressamente richiamato, si dispone quanto segue.

I datori di lavoro, i quali abbiano versato nel termine assegnato dal preavviso i contributi, ma non anche le sanzioni, potranno effettuare il versamento del residuo debito a titolo di sanzioni entro 15 giorni dalla pubblicazione del presente messaggio,al fine di ottenere l’annullamento del DURC interno negativo.

I datori di lavoro interessati - avvalendosi della funzionalità “contatti” del Cassetto previdenziale e selezionando l’oggetto “Agevolazione contributiva – Durc interno (regolarità contributiva)” - dovranno informare la Sede competente dell’avvenuto versamento delle sanzioni e chiedere l’annullamento del DURC interno negativo.

La Sede, verificato il rispetto dei termini indicati, annullerà il DURC interno negativo, forzando a verde il corrispondente semaforo rosso lucchettato; la stessa procedura dovrà essere seguita - sempre dietro apposita richiesta del datore di lavoro - nell’ipotesi in cui i datori di lavoro abbiano versato le sanzioni nel periodo compreso tra la scadenza del termine assegnato nel preavviso di DURC interno negativo e la pubblicazione del presente messaggio.

La Sede potrà annullare il DURC negativo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro, entro 15 giorni dalla pubblicazione del presente messaggio, abbia inoltrato istanza di rateazione, sempre che riguardi solo importi dovuti a titolo di sanzioni.

La “rimessione in termini” qui descritta si applica ai preavvisi notificati prima della pubblicazione del presente messaggio.

Notifiche di nuovi preavvisi di DURC interno negativo

In considerazione dei molteplici adempimenti in scadenza per la fine dell’anno, sia da parte delle strutture dell’Istituto che dei contribuenti, è rinviato al mese di gennaio 2015 il riavvio delle operazioni di spedizione dei preavvisi di DURC interno negativo.

 

 

10) Elenco dei professionisti delegati dal Giudice all’esecuzione alle operazioni di vendita: adempimenti a carico degli Ordini dei Commercialisti

Entro il 31 dicembre 2014 si dovranno rinnovare gli adempimenti connessi alla formazione degli elenchi degli iscritti disponibili a compiere, su delega del Giudice alle esecuzioni, le operazioni di vendita giudiziaria di beni immobili.

In particolare, ciascun consiglio dell’Ordine locale dei Commercialisti dovrà comunicare ai presidenti dei tribunali tali elenchi, distinti per ciascun circondario.

Lo precisa il CNDCEC, con la nota informativa n. 33 del 26 novembre 2014.

Viceversa, lo stesso Consiglio nazionale dei Commercialisti, con la nota informativa n. 32 del 26 novembre 2014, si occupa della comunicazione all’Agenzia per l’Italia digitale dell’elenco delle basi di dati.

Gli Ordini professionali, poiché enti pubblici non economici, devono osservare l’adempimento previsto dall’art. 24 quater, comma 2, del D.L. 90 del 24 giugno 2014.

 

Vincenzo D’Andò