Diario quotidiano del 27 novembre 2014: finte partita Iva: dal 1° gennaio scattano i controlli sulle presunzioni della Legge Fornero

Pubblicato il 26 novembre 2014



anche i revisori inattivi possono redigere le perizie giurate per il conferimento dei beni nelle società di capitali; il CNDCEC ribadisce ai fini dell’antiriciclaggio: niente obbligo di invio PEC per gli studi associati; visto di conformità: aumenta il massimale delle polizze dei Commercialisti; verifiche fiscali: paletti al raddoppio dei termini nell’accertamento; entro il 1° dicembre si pagano gli acconti di Unico 2014; non è possibile rinunciare all’agevolazione prima casa in vista del nuovo acquisto; ok all’accertamento sintetico per l’auto comprata con la donazione; finte partita Iva: dal 1° gennaio scattano i controlli sulle presunzioni della Legge Fornero; Rai: il canone si paga in bolletta da gennaio 2015?; compenso del professionista: momento di decorrenza del termine di prescrizione

 

Indice:

 1) Anche i revisori inattivi possono redigere le perizie giurate per il conferimento dei beni nelle società di capitali

 2) Il CNDCEC ribadisce ai fini dell’antiriciclaggio: niente obbligo di invio PEC per gli studi associati

 3) Visto di conformità: aumenta il massimale delle polizze dei Commercialisti

 4) Verifiche fiscali: paletti al raddoppio dei termini nell’accertamento

 5) Entro il 1° dicembre si pagano gli acconti di Unico 2014

 6) Non è possibile rinunciare all’agevolazione prima casa in vista del nuovo acquisto

 7) Ok all’accertamento sintetico per l’auto comprata con la donazione

 8) Finte partita Iva: dal 1° gennaio scattano i controlli sulle presunzioni della Legge Fornero

 9) Rai: il canone si paga in bolletta da gennaio 2015

 10) Compenso del professionista: momento di decorrenza del termine di prescrizione

 

 

 1) Anche i revisori inattivi possono redigere le perizie giurate per il conferimento dei beni nelle società di capitali

Anche i revisori inattivi possono redigere le perizie giurate per il conferimento dei beni nelle società di capitali.

Lo ha precisato il CNDCEC, con il pronto ordini n. 217/2014, documento in formato PDF disponibile sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Il CNDCEC ha, dunque, fornito preziose indicazioni in merito alle attività che possono essere svolte dai revisori cosiddetti inattivi.

In particolare, al CNDCEC è stato chiesto se un esperto contabile, regolarmente iscritto all’Albo, nonché al Registro dei revisori legali, nella Sezione inattivi, possa redigere e giurare perizie di stima ai sensi degli artt. 2343 e 2465 c.c.

La prima disposizione citata stabilisce, al primo comma, che, in relazione alle società per azioni, “chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società”.

L’art. 2465 comma 1 (così come modificato dall’art. 37 comma 25 del DLgs. 39/2010) stabilisce, invece, che, in relazione alle società a responsabilità limitata, “chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione legali iscritti nell’apposito registro”.

Proprio in tali occasioni a parere del CNDCEC non vi sono problemi di sorta per i revisori inattivi che possono svolgere le proprie funzioni al pari dei revisori attivi.

Peraltro il Consiglio Nazionale dei Commercialisti attende solo che tale parere venga confermato dalla Ragioneria generale allo stato, alla quale è stata prospettata la tematica.

Trasferimento di quote

Il trasferimento di quote non salva il commercialista dall’incompatibilità. Attività compatibile solo se è assente un reale interesse economico prevalente nella società in cui svolge l’incarico di amministratore delegato.

Il CNDCEC è tornato sul tema dell’incompatibilità professionale. Nel pronto ordini n. 255/2014 il caso esaminato è quello di un commercialista che, socio di maggioranza e amministratore delegato di una società commerciale, intenda sanare la sua posizione con la costituzione di un trust a beneficio dei figli minori e la nomina di un trustee terzo e, infine, anche tramite il conferimento della propria partecipazione sociale al trust mantenendo la carica di amministratore delegato.

Società di servizi alla prova del fatturato al professionista

Il CNDCEC, con il pronto ordini n. 201/2014, esamina invece i parametri indicati nelle Note interpretative per l’individuazione del carattere di strumentalità delle società c.d. di sevizi e, in particolare, la rilevanza che può o meno avere quanto fatturato dalla società di servizi al professionista per il confronto tra i rispettivi ricavi/compensi.

La verifica di strumentalità va effettuata se la società ha come clienti anche soggetti terzi rispetto al professionista. In tal caso è ammissibile il confronto tra il fatturato individuale del professionista e la quota parte di fatturato della società a questi imputabile, ottenuto “scorporando” quanto fatturato dalla società al professionista per i servizi da questi offerti attinenti all’uso delle strutture, della segreteria e attrezzature informatiche della società, considerato che i ricavi di tale attività possono sicuramente essere considerati strumentali all’attività del professionista stesso.

 

2) Il CNDCEC ribadisce ai fini dell’antiriciclaggio: niente obbligo di invio PEC per gli studi associati

Adempimenti antiriciclaggio: L’invio della PEC non è obbligatorio per gli studi associati.

Il CNDCEC, con il pronto ordini n. 276/2014, ribadisce che, ai fini dell’antiriciclaggio, non è obbligatorio l’invio della PEC per gli studi associati.

Viene ricordato innanzitutto come nell’informativa n. 20 dello scorso 16 ottobre 2014, il Consiglio nazionale avesse già precisato come i destinatari di obbligo di comunicazione fossero gli iscritti all’Albo, mentre lo studio associato non è destinatario in via autonoma degli obblighi antiriciclaggio.

L’ormai soppresso UIC aveva, nel 2006, ammesso la possibilità che in uno studio associato si istituisse un solo archivio ai fini antiriciclaggio, anche per motivi di semplificazione degli adempimenti, ma allo stesso tempo aveva posto l’attenzione sulla necessità che, anche in quel caso, l’identificazione del cliente potesse sempre essere ricondotta al singolo professionista che l’aveva effettuata.

Pertanto, conclude il CNDCEC, l’invio della PEC ai fini dell’antiriciclaggio da parte dello studio associato costituisce un adempimento non dovuto ai sensi di legge.

 

3) Visto di conformità: aumenta il massimale delle polizze dei Commercialisti

Polizze per visto di conformità con massimale da aggiornare. Infatti, con il decreto semplificazioni, il massimale passerà da € 1.032.913,80 a € 3.000.000,00, e ciò anche se non si gestiscono i modelli 730.

Adeguamento della polizza assicurativa

L’art. 6 comma 2 del Decreto sulle semplificazioni fiscali modifica infatti l’art. 22 comma 1 del DM 31 maggio 1999 n. 164, prevedendo che il massimale minimo della polizza assicurativa sia pari almeno a 3 milioni di euro.L’art. 22 citato dispone attualmente che, ai fini del rilascio del visto di conformità, i professionisti debbano stipulare una polizza, con un massimale adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciati e, comunque, non inferiore a euro 1.032.913,80 (due miliardi delle “vecchie” lire).

Viene quindi triplicato il massimale minimo della polizza e, aspetto tutt’altro che trascurabile, non solo con riferimento al visto di conformità rilasciato sul 730, ma in modo generalizzato nei confronti di tutti i soggetti che rilasciano i visti, dal momento che viene modificata la norma base in materia di garanzie (il citato art. 22 del DM 164/1999).

Ne consegue che anche i professionisti che non trasmettono il 730, ma devono certificare l’utilizzo in compensazione di crediti IVA di importo annuo superiore a 15.000 euro, o l’utilizzo in compensazione con modello F24 di crediti di imposte dirette risultanti dalle dichiarazioni per importi superiori a 15.000 euro devono adeguare la polizza assicurativa.

 

4) Verifiche fiscali: paletti al raddoppio dei termini nell’accertamento

Sono in fase di ultimazione i decreti legislativi della delega fiscale sulla riforma tributaria.

Raddoppio dei termini nei tempi dell’accertamento: La trasmissione in procura della notizia di reato da parte dell'Agenzia delle entrate dovrà avvenire nei termini previsti per spiccare l'accertamento fiscale e cioè entro quattro anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (cinque anni se la dichiarazione è omessa). Altrimenti l’Amministrazione finanziara decadrà dalla possibilità di far valere un termine più ampio per condurre le indagini fiscali.

Il principio contenuto nella legge delega fiscale è stato recepito nel decreto legislativo di riforma delle sanzioni tributarie, provvedimento in attesa di essere calendarizzato all’ordine del giorno di uno dei prossimi consigli dei ministri. E non solo. Nel provvedimento troverà spazio una riscrittura delle soglie oltre le quali si configurano i reati tributari. In particolare, ad esempio, si incapperà nella fattispecie della dichiarazione infedele quando risulteranno evase imposte di oltre 200 mila euro e non come gli attuali 50 mila. Resta invece da sciogliere il nodo sull’entrata in vigore del provvedimento. I testi nelle scrivanie dei dirigenti del ministero dell’economia prevedono una entrata in vigore delle nuove regole immediatamente secondo i tempi canonici di entrata in vigore della legge. In questo modo ne beneficerebbero i contribuenti che hanno contenziosi in corso con l’Agenzia delle entrate.

 

5) Entro il 1° dicembre si pagano gli acconti di Unico 2014

Chi ha presentato il modello Unico 2014 versa gli acconti in base alle risultanze di quella dichiarazione. In particolare, l’acconto è dovuto soltanto se il dato del rigo RN33 di Unico Persone fisiche pari o superiore a 52 euro ovvero, per quanto riguarda le società di capitali, se l’importo indicato nel rigo RN17 di Unico SC è pari o superiore a 21 euro.

Lo ricorda l’Agenzia delle entrate all’interno del proprio notiziario fiscale del 25 novembre 2014.

Calcolo storico o previsionale

Per quantificare l’acconto da versare, il contribuente può scegliere il sistema di calcolo a lui più conveniente. Uno si basa sul risultato della dichiarazione dell’anno precedente (storico), l’altro sull’imposta che si presume dovuta per l’anno in corso (previsionale). Pertanto, se si ipotizza di dovere un’imposta, al netto di detrazioni, crediti e ritenute, inferiore a quella dell’annualità precedente (in virtù di minori redditi conseguiti o maggiori oneri deducibili/detraibili sostenuti), è possibile determinare e versare l’acconto per il 2014 sulla base dei dati presuntivi. Tenendo però presente che, se la previsione sul reddito dovesse risultare sbagliata per difetto (con conseguente versamento carente dell’acconto), sulla differenza saranno dovuti gli interessi e la sanzione del 30%. È anche possibile utilizzare un criterio per le imposte sui redditi (Irpef o Ires) e un altro per l’Irap.

Percentuale d’imposta

Qui non si può più scegliere. Le percentuali sono fisse, stabilite dalla legge.

Nello specifico, l’importo da pagare entro l’1 dicembre, sommato a quanto eventualmente già versato a titolo di primo acconto, deve corrispondere alle seguenti percentuali:

100% per l’Irpef, l’imposta sostitutiva dei “nuovi minimi”, l’Ivie, l’Ivafe e l’Irap, dovute da persone fisiche e società di persone

101,5% per l’Ires (e relative addizionali) e l’Irap, dovute da società di capitali ed enti 95% per la cedolare secca sulle locazioni di immobili abitativi.

Cedolare secca senza acconto, se è la prima volta

Innanzitutto ricordiamo che il regime della cedolare secca – che consiste nell’applicare al canone annuo di locazione un’imposta fissa, in sostituzione dell’Irpef e relative addizionali, dell’imposta di registro e quella di bollo – quest’anno è ancor più conveniente, visto che l’aliquota per i contratti a canone concordato è scesa dal 15 al 10% (per gli altri contratti, è fissata nella misura del 21%).

Per il pagamento dell’imposta sostitutiva, scadenze e modalità (acconto e saldo) sono le stesse dell’Irpef. È anche possibile compensare l’importo dovuto con eventuali crediti. A cambiare è la misura dell’acconto, pari al 95% dell’imposta relativa al 2013 (metodo storico), sempre che questa risulti pari o superiore a 52 euro, ovvero, se si adotta il metodo previsionale, al 95% della minore imposta dovuta per il 2014 (può essere il caso dei contribuenti che fruiscono della riduzione dell’aliquota dal 15 al 10%).

È il caso di ricordare, infine, che, se il 2014 è il primo anno di applicazione della cedolare secca, l’acconto non è dovuto, perché manca il dato storico per la sua determinazione.

 

6) Non è possibile rinunciare all’agevolazione prima casa in vista del nuovo acquisto

Non si raddoppiano i benefici fiscali sull’acquisto della prima casa. Neppure rinunciando a quelli relativi al precedente acquisto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17294 del 2014, ha affrontato il caso di due coniugi che avevano acquistato nel 1989 un’abitazione a Licata, beneficiando delle riduzioni fiscali sulle imposte di trasferimento. Quindici anni dopo, volendo acquistare un’altra abitazione a Feltre, avrebbero dovuto farlo senza usufruire nuovamente dei benefici, a meno di non vendere la prima casa di Licata. Non volendo o non potendo farlo i coniugi avevano pensato di “autodenunciarsi” dichiarando di aver usufruito nel 1989 del beneficio senza averne diritto. L’Agenzia delle Entrate, senza considerare il termine triennale per l’accertamento, ampiamente trascorso, aveva riliquidato imposte, sanzioni e interessi. La Cassazione rigettava il ricorso dei coniugi e confermava le pretese del Fisco.

 

7) Ok all’accertamento sintetico per l’auto comprata con la donazione

La disponibilità di un veicolo costituisce una presunzione di capacità contributiva, di conseguenza, la liberalità del genitore destinata all’acquisto del bene va provata.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 16832 del 2014, ha stabilito che scatta l’accertamento sintetico per chi acquista un’automobile grazie alla donazione di somme di denaro da parte di un parente. Sul contribuente grava fornire la prova di redditi non imponibili idonei al mantenimento (ivi compreso l’originario acquisto) del possesso di tali beni.

Il fatto concerne un contribuente, proprietario di quattro automobili e un immobile, a cui l’ente impositore aveva notificato un avviso di accertamento Irpef scaturito dall’applicazione dei coefficienti ministeriali agli elementi di capacità contributiva (decreti ministeriali del 10 settembre 1992 e del 19 novembre 1992).

Il ricorso veniva accolto dal primo giudice, anche sulla base del fatto che una delle auto era stata acquistata con una donazione ricevuta dalla madre, la quale, a sua volta, aveva ricevuto le somme a titolo di indennizzo di un sinistro.

Il giudice di appello riteneva invece legittimo l’accertamento sintetico, rilevando che la donazione, oltre a essere nulla per mancanza di prova scritta, non poteva giustificare l’acquisto dell’automezzo per la discrasia temporale riscontrata tra i documenti giustificativi, essendo l’immatricolazione avvenuta nel 1997 e la transazione per il conseguimento dell’indennizzo del sinistro da parte della madre nel successivo gennaio 1998.

Il contribuente propone ricorso per Cassazione, deducendo violazione dell’articolo 38 del Dpr 600/1973, per avere la Commissione del riesame erroneamente affermato che la nullità della donazione della somma per l’acquisto dell’autovettura, causa difetto di forma, rendesse inopponibile all'Ufficio la materiale disponibilità di quel denaro; in secondo luogo, il ricorrente deduce che è irrilevante la mancata giustificazione dell’acquisto dell’autovettura perché la base dell’atto impositivo erano le spese necessarie per il mantenimento dell’autovettura.

Dal canto suo, la Suprema Corte, con la sentenza n. 16832/2014, ha rigettato il ricorso del contribuente, convalidando il giudizio di merito, secondo cui il redditometro è uno strumento di accertamento presuntivo, che consente all’Amministrazione finanziaria di determinare il reddito complessivo dei contribuenti persone fisiche, facendo perno sulle spese per consumi e investimenti da questi sostenute. In pratica, non sarà valutata la provenienza della ricchezza, ma come la medesima viene “spesa”.

Dunque, il giudice di legittimità ha demolito la tesi del contribuente laddove ha sostenuto che la dimostrazione che il maggior reddito accertato era, in realtà, formato da proventi non soggetti alle imposte sui redditi, quali sarebbero, per l’appunto, quelli derivanti da donazione.

 

8) Finte partita Iva: dal 1° gennaio scattano i controlli sulle presunzioni della Legge Fornero

Le presunzioni riviste dalla Legge del luglio 2012 (riforma del lavoro), in relazione al cd. rapporto di collaborazione a partita Iva, scattano dal 1° gennaio 2015, presunzioni che saranno oggetto di verifiche ispettive poiché gli ispettori avranno a disposizione i 2 anni civili (2013 e 2014) idonei al controllo dei primi due presupposti di legge (durata e corrispettivo).

Il Ministero ha comunque sottolineato che l’eventuale disconoscimento del rapporto autonomo potrà avvenire anche con l’assenza delle presunzioni suindicate, qualora il personale ispettivo evidenzi la sussistenza dei criteri “ordinari” di qualificazione ed i relativi indici sintomatici di un rapporto di lavoro

Presunzioni assolute per il disconoscimento della partita Iva

Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di partita Iva sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

Durata

La collaborazione ha una durata complessiva superiore a 8 mesi annui per 2 anni consecutivi (anni civili).

- il massimale annuo da non superare è di 240 gg/anno, anche non continuativi; la sommatoria avviene considerando convenzionalmente la durata mensile pari a 30 giorni (30 giorni per 8 mesi).

- per la verifica del periodo vanno considerate tutte le prove documentali che siano in grado di fornire, anche indirettamente, informazioni sulla durata dell’attività svolta (lettere di incarico, fatture, ecc.) e tutti gli elementi testimoniali che l’ispettore potrà raccogliere all’interno o all’esterno dell’azienda (lavoratori, clienti, fornitori, ecc.).

- l’operatività di questa presunzione potrà essere considerata soltanto al termine del 1° biennio dalla data di vigenza della riforma, e cioè dalla fine del 2014.

Corrispettivo

Il corrispettivo derivante da prestazioni autonome, nei rapporti con quel determinato committente, non potrà superare l’80% del totale dei compensi ricevuti nell’arco dei due anni civili consecutivi. Si intendono:

- corrispettivi fatturati, indipendentemente da un effettivo incasso delle somme, anche a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi.

- solo compensi derivati da prestazioni autonome.

Postazione fissa

Il collaboratore ha una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente. La verifica va fatta nell’arco temporale utile alla realizzazione delle altre due condizioni.

Per “postazione fissa di lavoro” deve intendersi anche una postazione, ubicata in locali in disponibilità del committente, non necessariamente di uso esclusivo del collaboratore ma che quest’ultimo possa usufruirne, indipendentemente dalla possibilità di utilizzare qualunque attrezzatura necessaria allo svolgimento dell’attività.

Non operatività della presunzione

Le suddette presunzioni non si applicano qualora la prestazione sia effettuata nell’esercizio dell’attività professionale per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione ad un ordine professionale (albo, ruolo, registro, ecc.).

Il Decreto del Ministero del Lavoro del 20 dicembre 2012 fornisce una lista esemplificativa delle categorie esentate:

Ordini professionali riconosciuti:

- Consiglio Nazionale del Notariato;

- Consiglio Nazionale Ingegneri;

- Consiglio Nazionale dei Chimici;

- Consiglio Nazionale Forense;

- Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (ex Cons. Naz. Architetti);

- Ordine Nazionale degli Attuari;

- Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri;

o Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani;

- Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani;

- Ordine Nazionale dei Giornalisti;

- Consiglio Nazionale dei Geologi;

- Ordine Nazionale dei Biologi;

- Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali;

- Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro;

- Ordine Nazionale degli Psicologi;

- Ordina degli Assistenti Sociali;

- Ordine dei Tecnologi Alimentari;

- Ordine dei consulenti in proprietà industriale;

- Ordine dei dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Collegi riconosciuti:

- Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati;

-Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati;

- Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche;

- Federazione Nazionale Collegio degli Infermieri e dei Vigilanti dell’infanzia;

- Collegio provinciale dei tecnici di radiologia e relativa Federazione nazionale;

- Collegio Nazionale degli Agrotecnici degli Agrotecnici Laureati;

- Collegi regionali e provinciali delle Guide Alpine;

- Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati.

Inoltre, vi è esenzione dalle presunzioni legali qualora la prestazione presenti, congiuntamente, i seguiti requisiti:

- competenze di grado elevato

La prestazione è connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero la prestazione è connotata da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;

- reddito

soggetto titolare di un reddito annuo (lordo) da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali.

 

9) Rai: il canone si paga in bolletta da gennaio 2015

Intorno a 60-65 euro. Giacomelli: “Escluso su seconde case, complesso legarlo a Irpef”.

“Il canone Rai sarà in bolletta elettrica dal gennaio 2015”. Lo ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli a 24 Mattino, aggiungendo che “in linea di massima sulla seconda casa è escluso2 e che “legarlo all'Irpef mi pare complesso e farraginoso”.

“Si pagheranno 60, 65 euro? E' una cifra plausibile. Certamente pagheremo molto meno. Questa non è una riforma contro nessuno. E’ per recuperare l’evasione. Chi evadeva ci rimette, questo è sicuro”. Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli a 24 Mattino su Radio 24. “Chi dovrà pagare il canone? Chi possiede un contratto di fornitura elettrica - ha aggiunto -. La norma prevede la tassa in base al possesso del televisore ed è una norma anacronistica. Se il canone rimanesse legato a quel concetto dovrei dire il possesso di un apparecchio televisivo, oppure di un pc, oppure di un tablet, oppure di uno smartphone, oppure di ogni altro device atto a ricevere il segnale. Vuol dire fare una norma con prescrizioni molto ampie e molto dure ma sostanzialmente inapplicabile, in altre parole prendere in giro e continuare a consentire l’evasione. Quindi noi identifichiamo l’elemento unificante, che è l’alimentazione dei diversi device e quindi, il contratto di fornitura elettrica.

“Contiamo di presentare in Senato un emendamento alla legge di stabilità per inserire questa norma - ha spiegato il sottosegretario - con l’intenzione di renderlo effettivo già da gennaio dell’anno prossimo. Con questo strumento consideriamo di recuperare in modo pressoché totale l’evasione. Giacomelli ha quindi escluso il pagamento per le seconde case.

 

10) Compenso del professionista: momento di decorrenza del termine di prescrizione

Il contratto di prestazione d'opera stipulato con il professionista ed il relativo incarico conferito, devono considerarsi nella loro unicità, non rilevando i singoli atti compiuti per l'assolvimento all'incarico stesso.

Ai fini pertanto della valutazione in ordine alla eventuale prescrizione del compenso dovuto, questa decorre dal momento della realizzazione (compimento) dell’incarico avuto e non dalle singole prestazioni eseguite.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22868 del 2014.

La vicenda vede coinvolti un professionista che chiamava in giudizio, davanti al Tribunale ordinario, un cliente perché, dopo aver redatto su incarico di quest’ultimo un progetto esecutivo per la realizzazione di una casa di civile abitazione, non aveva ottenuto il pagamento delle proprie competenze, pari a poco più di 14.000 euro; il professionista chiedeva la condanna e il pagamento della somma dovuta.

Il cliente eccepiva il parziale pagamento della somma nonché l’intervenuta prescrizione e chiedeva, pertanto, il rigetto della domanda avanzata dal professionista.

In primo grado, il Tribunale condannava il cliente a pagare la somma di €. 5.983,16, oltre Iva ed accessori, come per legge, e interessi legali dalla data di messa in mora fino al soddisfo. Condannava lo stesso al pagamento delle spese giudiziali.

In sede di gravame, la Corte di Appello rigettava l’appello proposto dal cliente e confermava la sentenza di primo grado.

Nel ricorso per Cassazione, ad avviso del cliente, avrebbe errato la Corte territoriale nell’avere ritenuto ricompresa nella prestazione richiesta, oltre la progettazione anche la direzione dei lavori e aver attribuito alla (pretesa) direzione dei lavori una sorte di effetto interruttivo permanente della prescrizione in relazione all’incarico del professionista effettivamente commesso, perché il professionista non aveva mai chiesto il compenso per la direzione dei lavori non avendo, mai, eseguito il relativo incarico. Piuttosto, secondo il ricorrente la domanda proposta era riferita esclusivamente alla progettazione e poiché esisteva la prova che tale incarico fosse cessato in data 24 marzo 1993, apparirebbe evidente che il preteso credito per la progettazione si fosse estinto per effetto della prescrizione sancita dall’art. 2956 n. 2 cod. civ., atteso che la relativa attività era stata definita sin dall’anno 1993.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal cliente. In particolare, secondo la Suprema Corte in tema di prescrizione, con riferimento al corrispettivo della prestazione d’opera, il contratto che ha per oggetto una prestazione di lavoro autonomo è da considerarsi unico in relazione a tutta l’attività svolta in adempimento dell’obbligazione assunta e, pertanto, il termine di prescrizione del diritto al compenso decorre dal giorno in cui è stato espletato l’incarico commesso, e non già dal compimento di ogni singola prestazione professionale in cui si articola l’obbligazione. E, correttamente la Corte territoriale ha attribuito all’attività di direzione dei lavori una valenza interruttiva della prescrizione.

In sostanza, quello che emerge dalla sentenza della Cassazione è che, per il professionista, la prescrizione del suo compenso decorre dalla realizzazione dell’incarico avuto e non dalle singole prestazioni eseguite.

 

Vincenzo D’Andò