Diario fiscale del 24 novembre 2014: finalmente pubblicate le prime FAQ sulla Dichiarazione IMU TASI ENC

Pubblicato il 24 novembre 2014



verifica in azienda: il limite di 30 giorni è solo ordinatorio; il contributo unificato si paga per tutti gli atti impugnati; sono arrivate le prime FAQ sulla Dichiarazione IMU TASI ENC relativa agli anni 2012 e 2013; manifestazioni a premio: chiarimenti dal Mise; niente Tari per i magazzini delle imprese; social card: l’emendamento del governo sana il periodo gennaio-marzo 2014; va registrato l’operatore economico non stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea; garanzia giovani: bonus occupazionale; Unico presentato solo all’intermediario telematico e non al Fisco: rimane comunque valido; CUD 2015: disponibile la bozza per l’invio telematico anche dei lavoratori autonomi entro il 7 marzo; a Roma la riunione plenaria del Comitato Permanente del Catasto nell’UE: dall’Italia alla Lettonia, passaggio di consegne della Presidenza; Inps: avvio del processo di programmazione e budget delle strutture territoriali per l’anno 2015; IFAC: al via sondaggio su piccoli e medi studi; legge di stabilità: su Irap penalizzato il turismo; società sportive: un organo di controllo per prevenire le irregolarità; beni sequestrati: un questionario per gli amministratori giudiziari; verso un tavolo tecnico: Longobardi alla Orlandi, avviamo un confronto

 

 Indice:

 1) Verifica in azienda: il limite di 30 giorni è solo ordinatorio; il contributo unificato si paga per tutti gli atti impugnati

 2) Sono arrivate le prime FAQ sulla Dichiarazione IMU TASI ENC relativa agli anni 2012 e 2013

 3) Manifestazioni a premio: chiarimenti dal Mise

 4) Niente Tari per i magazzini delle imprese

 5) Social Card: l’emendamento del governo sana il periodo gennaio-marzo 2014

 6) Va registrato l’operatore economico non stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea

 7) Garanzia giovani: bonus occupazionale

 8) Modello Unico presentato solo all’intermediario telematico e non al Fisco: rimane comunque valido

 9) CUD 2015: disponibile la bozza per l’invio telematico anche dei lavoratori autonomi entro il 7 marzo

 10) A Roma la riunione plenaria del Comitato Permanente del Catasto nell’UE: dall’Italia alla Lettonia, passaggio di consegne della Presidenza

 11) Inps: avvio del processo di programmazione e budget delle strutture territoriali per l’anno 2015

 12) IFAC: al via sondaggio su piccoli e medi studi

 13) Legge di stabilità: su Irap penalizzato il turismo

 14) Società sportive: un organo di controllo per prevenire le irregolarità

 15) Beni sequestrati: un questionario per gli amministratori giudiziari

 16) Verso un tavolo tecnico: Longobardi alla Orlandi, avviamo un confronto

 

 

1) Verifica in azienda: il limite di 30 giorni è solo ordinatorio

Termine elastico per la permanenza nel corso della verifica in azienda. Il limite di 30 giorni è, infatti, ordinatorio.

Lo sostiene la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 24690 del 20 novembre 2014, secondo cui la verifica che dura più di trenta giorni non è causa di nullità dell’avviso di accertamento, poiché il termine imposto dalla norma è solo ordinatorio e non perentorio.

Sono, dunque, legittime le verifiche fiscali presso professionisti e aziende che si protraggono oltre il termine di 30 giorni. Rileva, infatti, la presenza effettiva degli agenti negli studi o nella sede sociale. Non solo. I cittadini che lamentano la violazione dei loro diritti di difesa possono fare un esposto al garante del contribuente affinché eserciti un’azione disciplinare contro i funzionari dell’amministrazione.Se ci sono più ricorsi si paga più volte il contributo unificato

Impugnare più atti tributari con un unico o con separati e autonomi ricorsi è una facoltà del contribuente che non può tradursi in un risparmio del versamento del contributo unificato.

Questo sulla base della risposta del sottosegretario alle finanze in commissione della Camera dei deputati del 20 novembre 2014. In caso di ricorso cumulativo si paga per ogni atto.

Ne consegue che ogni accertamento impugnato vuole il suo contributo unificato. In caso di ricorso cumulativo su più atti, il contribuente deve assolvere l’onere su ciascuno di essi. Anche in appello. In caso contrario, si aprirebbe la strada a manovre elusive volte a schivare il contributo unificato.

 

2) Sono arrivate le prime FAQ sulla Dichiarazione IMU TASI ENC relativa agli anni 2012 e 2013

Proprio nel diario fiscale del 21 novembre 2014 è stata evidenziata la mancanza, a pochi giorni della scadenza, di ogni possibile chiarimento ministeriale sulla Dichiarazione IMU TASI ENC relativa agli anni 2012 e 2013.

Puntuale, proprio ieri (21 novembre 2014) è arrivata la risposta del Ministero delle finanze, attraverso la pubblicazione delle seguenti (prime) FAQ sull’adempimento che riguarda gli enti non commerciali da effettuare entro il 1° dicembre 2014.

FAQ sulla Dichiarazione IMU TASI ENC relativa agli anni 2012 e 2013

Domande

Risposte

 

1) Domanda:

 

Un ente non commerciale che svolge solo attività istituzionale, proprietario di immobile dal 1999 (per il quale quindi non sono intervenute variazioni nel corso degli anni 2012-2013), è tenuto a presentare la dichiarazione per comunicare l’esenzione dall’IMU e dalla TASI, oppure no?.

 

In generale devono presentare tale dichiarazione solo i proprietari di immobili oppure anche gli enti non commerciali che si trovano in affitto nei locali.

 

 

Risposta:

 

Con riferimento al primo quesito, si fa presente che gli enti non commerciali che svolgono attività meritevoli ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. n. 504 del 1992, sono obbligati a presentare la dichiarazione IMU/TASI ENC anche nel caso in cui non sono intervenute variazioni nel corso degli anni.

Per quanto riguarda, invece, il secondo quesito, si precisa che per la TASI, il termine di presentazione della dichiarazione è fissato al 30 giugno 2015 mentre il termine in scadenza al 1° dicembre 2014, riguarda esclusivamente l’IMU, poiché l’obbligo dichiarativo concerne le annualità 2012 e 2013 come stabilito dal comma 719 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, il quale dispone che “Ai fini dell'imposta municipale propria di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nonché all'articolo 91-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, gli enti non commerciali presentano la dichiarazione esclusivamente in via telematica, secondo le modalità approvate con apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze. Con le stesse modalità ed entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione per l'anno 2013 deve essere presentata anche la dichiarazione per l'anno 2012”.

Vale la pena di sottolineare che il comma 688 dell’art. 1 della citata legge n. 147 del 2013 prevede, tra l’altro, che “La TASI dovuta dall'occupante, nel caso di mancato invio della delibera entro il predetto termine del 10 settembre 2014 ovvero nel caso di mancata determinazione della percentuale di cui al comma 681, è pari al 10 per cento dell'ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale”.

 

2) Domanda:

Si chiede come va compilata la dichiarazione Imu/Tasi Enc nel seguente caso: Parrocchia che possiede immobili nel comune A e nel comune B. Nel comune A la parrocchia possiede immobili totalmente imponibili (locati) ed un immobile esente/parzialmente imponibile. Nel Comune B la parrocchia possiede solo immobili totalmente imponibili (locati). Quante dichiarazioni vanno presentate? Solo quella al Comune A od anche quella al Comune B con il solo quadro A?

 

Risposta:

Occorre effettuare più dichiarazioni in ciascun comune.

Si sottolinea che, come illustrato nelle istruzioni allegate al modello ministeriale a pag. 3, la dichiarazione IMU TASI ENC deve essere presentata esclusivamente per gli immobili degli enti non commerciali che si trovano nelle condizioni per poter beneficiare dell'esenzione di cui all'art. 7, comma 1, lett. i), del d.lgs. n. 504 del 1992.

Nel caso prospettato, invece, nel comune A la parrocchia possiede anche immobili locati che quindi non rientrano nella fattispecie di agevolazione prevista dalla norma in esame. Pertanto, in detto comune l'ente è tenuto a presentare la dichiarazione su modello cartaceo, ove, ovviamente, ne ricorrano i presupposti, mentre per quello esente/parzialmente imponibile deve presentare la dichiarazione telematica.

Nel comune B, invece, la parrocchia avrebbe dovuto presentare solo la dichiarazione cartacea, ove, ovviamente, ne ricorrano i presupposti.

 

3) Domanda:

Dovrei trasmettere entro il 30.11.2014 la dichiarazione IMU TASI per un ente ecclesiastico, ho scaricato il modulo di controllo entratel ma non riesco a trovare il software per la compilazione.

L'Agenzia delle entrate, da me interpellata a questo proposito, ha riferito che non è stato da predisposto alcun software di compilazione.

 

Risposta:

In effetti, per le dichiarazioni relative alle annualità 2012 e 2013, non è stato predisposto da parte di questo Dipartimento il software di compilazione ma solo quello di controllo.

 

4) Domanda:

Ai soli fini del requisito soggettivo, si chiede se un Associazione Onlus possa aver diritto all’esenzione del pagamento dell’IMU e della TASI qualora rispetti quanto previsto dall’art. 7, comma 1, lettera i), del D.Lgs. n. 504 del 1992.

Il dubbio sorge dalla lettura delle istruzioni per la compilazione della dichiarazione IMU/TASI ENC a pagina 7 dove viene riportato “ Vale la pena di ricordare che nell’ambito del requisito soggettivo di cui all’art. 7, comma 1, lett. i) del D. Lgs. n. 504 del 1992, non rientrano tutte le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) di cui al D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460…..” e da alcune interpretazioni restrittive di diversi comuni. Alcuni di essi infatti ritengono che le ONLUS possano essere esenti da IMU e TASI solo in presenza di una delibera comunale.

Riteniamo, invece, che un ente non commerciale, quale è la nostra associazione Onlus, possa applicare (fermo restando i requisiti di non commercialità) l’esenzione IMU e TASI se rispetta quanto previsto dall’art. 7, comma 1, lettera i) del D.Lgs. n. 504 del 1992, a prescindere che abbia o meno la qualifica di ONLUS.

 

Risposta:

Ai fini dell’applicazione dell’esenzione di cui all’art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. n. 504 del 1992, anche le ONLUS devono rispettare il requisito soggettivo stabilito dalla norma in parola e, pertanto, devono rientrare nei soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lett. c), del TUIR. Per beneficiare dell’esenzione in questione non occorre, quindi, che il comune approvi una particolare disposizione regolamentare ai sensi dell’art. 21 del D. Lgs. n. 460 del 1998. Quest’ultima disposizione - in base alla quale i comuni possono “deliberare nei confronti delle ONLUS la riduzione o l’esenzione dal pagamento dei tributi di loro pertinenza e dai connessi adempimenti” - ha, infatti, una finalità diversa dall’esenzione di cui all’art. 7, comma 1, lett. i), e può essere utilizzata dall’ente impositore laddove ritenga di dover concedere una particolare agevolazione alle ONLUS, anche indipendentemente dal rispetto dei requisiti e dei criteri previsti dalla legge per l’applicazione dell’esenzione di cui al citato art. 7, comma 1, lett. i).

 

5) Domanda: Per quanto riguarda il “codice 580” relativo alle specifiche tecniche la procedura di controllo richiede sempre l'indicazione di "acquisto" oppure "vendita", in questo caso si si sta segnalando la variazione intervenuta nella rendita catastale; pertanto non è nè un acquisto nè una vendita, si deve desumere che le variazioni catastali non dobbiamo comunicarle (?)”

 

 

Risposta: Ai sensi dell’art. 13, comma 4, del D. L n. 201 del 2011 occorre tenere conto dell’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione. Pertanto, non si pone il problema della variazione della rendita catastale in corso di anno. Si deve fare, inoltre, presente che i campi da 14 a 16 e anche quelli relativi a “Agenzia delle entrate di“ e “Estremi del titolo” devono essere compilati solo nel caso in cui le variazioni dipendono da acquisto o da cessione dell’immobile.

 

6) Domanda: Per quanto riguarda il codice 259 delle specifiche tecniche, la procedura di controllo richiede sempre l'indicazione della "classe", in questo caso la classe della u.i. non esiste. Dobbiamo comunque inserire "0"? La procedura … però non compila la casella, dovremmo inserirlo a mano(?)”

 

 

Risposta: Il relativo campo va impostato con una sequenza di 9.

 

7) Domanda: Non è chiara l'esposizione degli importi, in riferimento al campo 12 del quadro A e quadro B ed ai campi e, f, j e k della sezione 'ATTIVITA' DIDATTICA' e campo e) della sezione 'ALTRE ATTIVITA'' del quadro B, oltre a tutti i valori del quadro C. In questi campi, almeno sul modello, non sono stati rappresentati i valori in unità di euro, come giustamente fatto nei campi del quadro D, a nostro avviso rispettando le disposizioni dell'IMU e della TASI in cui viene indicato che l'arrotondamento all'unità di Euro deve essere fatto in sede di versamento dell'imposta; abbiamo sempre interpretato che tutti i calcoli intermedi precedenti il versamento sono da effettuarsi sempre con i decimali. Vedendo il modello e non trovando gli zeri prestampati non ci siamo posti il problema di arrotondare gli importi, in quanto uniforme alla normativa. Ora sul telematico devono essere riportati all'unità di euro, che potrebbe creare differenze fra quanto versato e quanto esposto sul modello; ci saremmo aspettati a questo punto che anche sul modello i suddetti campi recassero i decimali prestampati (,00 €) . Si chiede quale sia l'orientamento definitivo nell'ottica che modello e specifiche telematiche siano coerenti ed allineate, in modo da avere una linea di comportamento aderente.

 

 

Risposta: Nelle specifiche tecniche pubblicate (cfr. § 2.5.2) si fa espresso riferimento all’arrotondamento all’unità di tutti gli importi della dichiarazione (a meno dei campi costi e corrispettivi medi).

Tale scelta è stata effettuata:

· per i campi “valore degli immobili” dei quadri A e B, in accordo a quanto già previsto per gli stessi campi nei modd. di dichiarazione dei redditi;

- per i campi del quadro C (determinazione dell’IMU e della TASI), in analogia a quanto già avviene per campi similari sempre nei modd. di dichiarazione dei redditi;

- per i restanti campi importo del quadro B (sezione “Attività didattica” e “Altre attività”), per uniformità nell’ambito della dichiarazione.

Tanto premesso si fa presente che, eventualmente, debbano essere espressi in centesimi di Euro solo quest’ultimi (campi importo del quadro B): ciò non comporta una modifica del software (in quanto le dimensioni già previste di detti campi consentono l’inserimento dei decimali) ma ha semplicemente reso necessaria la pubblicazione della versione 2 delle Specifiche Tecniche del 29 settembre 2014, rinvenibile sul sito internet del Dipartimento.

(MEF, FAQ del 21 novembre 2014)

 

3) Manifestazioni a premio: chiarimenti dal Mise

Il Ministero dello sviluppo economico, con la circolare n. 205930 del 20 novembre 2014, ha chiarito i casi di esclusione dalla disciplina delle manifestazioni a premio di specifiche tipologie di promozioni commerciali a carattere premiali disciplinati dal D.P.R. n. 430/2001.

Peraltro, detti chiarimenti sono relativi a due ipotesi indicate nell’articolo 6 del D.P.R. n. 430/2001 inerente le esclusioni dalle manifestazioni a premio, ovvero:

- ai concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività (art. 6, co. 1, lett. a), D.P.R. n. 430/2001);

- alle manifestazioni nelle quali, a fronte di una determinata spesa, con o senza soglia d’ingresso, i premi sono costituiti da buoni da utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso detti buoni o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta (art. 6, co. 1, lett. c-bis), D.P.R. n. 430/2001).

In relazione al primo caso l’esclusione prevista alla citata lett. a) riguarda le iniziative premiali basate sulle capacità e sull’abilità dei partecipanti di produrre opere di carattere letterario, artistico o scientifico, oppure progetti o studi in ambito commerciale o industriale e non generici lavori o prestazioni non aventi tali specifiche caratteristiche.

Inoltre, affinché la manifestazione a premio rientri in tale esenzione, dovrà trattarsi di concorsi per i quali non si richieda nessun preventivo acquisto, giacché ciò farebbe prevalere lo scopo commerciale dell’iniziativa rispetto ad altri fini di carattere generale, per i quali i premi risultino configurabili, alternativamente, come corrispettivo di prestazione d’opera, riconoscimento del merito personale o titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività.

Riguardo poi il secondo caso di esclusione, sono stati forniti alcuni chiarimenti in merito al alcune espressioni utilizzate, nell’intento di agevolare l’individuazione delle operazioni a premio riconducibili alla suddetta lettera c-bis).

Cosicché:

- con l’espressione “buoni” vengono intesi sia i buoni acquisto, consistenti in titoli di legittimazione a ricevere gratuitamente uno o più prodotti e/o servizi fino al conseguimento dell’importo nominale del buono, sia i buoni sconto che danno diritto a sconti, percentuali o di importo pari al loro valore nominale, sul prezzo dei prodotti e/o servizi per il cui acquisto vengono utilizzati;

- con l’espressione “punto vendita che ha emesso detti buoni” si intende il punto vendita del soggetto promotore della manifestazione premiale o associato alla stessa presso cui è stata effettuata la spesa o parte della spesa che ha comportato il conferimento dei buoni agli aventi diritto ovvero il punto vendita presso cui è stato conferito il buono stesso, ivi compresi i siti internet utilizzati per acquisti on-line ed attività di commercio elettronico;

- con l’espressione “con o senza soglia di ingresso”, si intende ricomprendere sia le iniziative nelle quali il buono è conferito a seguito di un unico acquisto di qualsiasi importo, sia quelle che prevedono acquisti successivi documentati attraverso la raccolta dei dati di spesa su qualsiasi supporto;

- con l’espressione “i premi sono costituiti da buoni” si intende che i premi sono conferiti sotto forma di titoli di legittimazione rappresentati dai buoni acquisto, sia dai buoni sconto;

- con l’espressione “da utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso detti buoni o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta” si intende che tali buoni, per far si che l’iniziativa risulti esclusa dall’ambito di applicazione delle norme sulle manifestazioni a premio, potranno essere spesi solo nel medesimo punto vendita che effettua l’iniziativa e consegna i buoni, oppure anche in punti vendita diversi, purché facenti parte della medesima ditta o aventi la stessa insegna del punto vendita del soggetto promotore.

Qualora non siano rispettate le suddette limitazioni, l’iniziativa premiale, ove non rientri neanche in altre specifiche esenzioni, andrà svolta nel rispetto delle disposizioni normative riguardanti le operazioni a premio.

 

4) Niente Tari per i magazzini delle imprese

Non può essere applicata dai Comuni la Tari ai magazzini e alle aree che sono “funzionalmente ed esclusivamente collegate all’attività produttiva” e per i quali spazi le aziende pagano già per lo smaltimento. Pertanto nei loro regolamenti, i Municipi possono solo ampliare i criteri di esclusione dalla tassazione includendo altri spazi aziendali, ma non possono, in alcun modo, proporre altri criteri che riducano le aree già escluse dal tributo.

Il Dipartimento delle Finanze (nota n. 38997/2014), rispondendo a una richiesta di chiarimenti presentata da un’azienda bergamasca, ha chiarito che i comuni non possono applicare la Tari ai magazzini e alle aree che sono “funzionalmente ed esclusivamente collegate all’attività produttiva” e, più in generale, nei loro regolamenti, possono solo ampliare i criteri di esclusione di spazi aziendali dalla tassazione, mentre non possono proporre criteri che finiscono per ridurre le aree escluse dal tributo. Nel caso sottoposto al parere del Dipartimento l’azienda si era vista chiedere la Tari sull’intera area dell’impianto, con l’unica eccezione di quella destinata ai macchinari. Il documento delle Finanze non si è limitato a bocciare questa linea, ma fissa un principio che esclude dal tributo tutte le aree “asservite” al ciclo produttivo.

Pertanto, non si potrà applicare la Tari né ai magazzini intermedi di produzione, né ai magazzini utilizzati per lo stoccaggio dei prodotti finiti e tanto meno nelle aree scoperte, che hanno però le stesse caratteristiche.

 

5) Social Card: l’emendamento del governo sana il periodo gennaio-marzo 2014

Non modifica criteri per l’accesso alla prestazione. Il ddl stabilità rifinanzia la card per 250 milioni di euro per il 2015.

L’emendamento del governo al ddl di stabilità in tema di carta acquisti ha l’obiettivo di porre rimedio alla situazione che si è creata a seguito della mancata conversione della norma contenuta nell’articolo 9 comma 15 del D.L. 150/2013 (decreto proroga termini). Tale disposizione garantiva la continuità del programma Carta Acquisti consentendo a Poste italiane spa di erogare il servizio di pagamento in favore degli aventi diritto alla social in attesa dell’espletamento della gara per la nuova aggiudicazione del servizio. Lo stralcio della norma in sede di conversione in legge del decreto avrebbe quindi come conseguenza la mancanza per Poste della titolarità giuridica ad effettuare il servizio. Poste spa dovrebbe quindi recuperare da questi soggetti indigenti le somme erogate da gennaio 2014 a marzo 2014, quando la società, dopo aver vinto la gara indetta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha stipulato il relativo contratto (24 marzo 2014).

L’emendamento del governo al ddl di stabilità non prevede modifiche alle condizioni personali, anche quanto alla nazionalità, per accedere al beneficio, rispetto alla legislazione vigente che prevede anche per il soggetto extracomunitario con regolare permesso di soggiorno di lungo periodo, il diritto alla social card.

Si sottolinea che il ddl di stabilità, nella versione approvata dal Consiglio dei Ministri, prevede il rifinanziamento per il 2015 della carta acquisti per un importo pari a 250 milioni di euro, la stessa cifra stanziata per il 2014.

(Ministero dell’economia e delle finanze, comunicato stampa n. 264 del 20 novembre 2014)

 

6) Va registrato l’operatore economico non stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea

L’operatore economico non stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea deve essere registrato ai fini EORI.

L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 120751/RU/2014 pubblicata il 21 novembre 2014, si occupa del Regolamento di esecuzione UE n.174/2014 della Commissione del 25 febbraio 2014 recante modifiche agli allegati 30 bis, 37 e 38 del Reg. CEE n.2454/93 che fissa talune disposizioni di applicazione del Reg. CEE n.2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario.

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 26 febbraio 2014 è stato pubblicato il Reg. UE n.174 del 25/02/2014, in vigore il 01.12.2014, che apporta alcune modifiche agli allegati 30 bis, 37 e 38 del Reg. CEE n.2454/93 (DAC).

Vengono introdotte due ulteriori ipotesi, al ricorrere delle quali un operatore economico non stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea deve essere

registrato ai fini EORI.

In particolare, si introduce l’obbligo per i vettori navali e aerei di essere registrati ai fini EORI, nel caso in cui essi figurano come trasportatori in una dichiarazione sommaria di entrata, nell’ottica di rendere più efficace l’analisi dei rischi, attraverso la loro identificazione con il predetto codice. Tuttavia, la registrazione del vettore non è richiesta se l’operatore dispone e quindi è identificabile attraverso il numero unico ad esso attribuito nel Paese terzo nell’ambito di un programma di partenariato commerciale riconosciuto dall’Unione.

La registrazione sarà, inoltre, necessaria nel caso in cui i vettori intendano ricevere dall’autorità doganale le notifiche concernenti la registrazione della dichiarazione sommaria presentata da altri soggetti nei casi di comunicazione di divieto del carico delle merci.

Vengono, inoltre, modificate le note esplicative dei dati dell’allegato 30 bis delle DAC con riferimento ai soggetti che figurano come speditori, destinatari o vettori nelle dichiarazioni sommarie di entrata e di uscita.

Come è noto, con il Reg. UE n.58 del 23.01.2013, sono state introdotte nella regolamentazione comunitaria specifiche misure atte ad identificare nella dichiarazione sommaria di entrata gli speditori di Paesi terzi aderenti ad un programma di partenariato riconosciuto dall’Unione europea, al fine di riconoscere loro i benefici riservati agli operatori AEO.

Con il presente regolamento, tali misure di identificazione vengono estese anche ad altri soggetti che intervengono nella supply chain e che sono stabiliti in quei Paesi con i quali l’Unione europea ha concluso accordi di mutuo riconoscimento.

Pertanto, al fine di consentire alle autorità doganali dell’Unione di poter riconoscere i benefici previsti da tali accordi anche ai vettori ed ai destinatari, quest’ultimi saranno identificati nelle dichiarazioni presentate ai fini sicurezza attraverso un numero costituito dal codice ISO alfa 2 del Paese terzo seguito dal numero unico di identificazione attribuito all’operatore e comunicato da tale Paese all’Unione europea.

Viene, inoltre, stabilito il principio che l’operatore economico che comunica tale numero di identificazione, non deve più fornire anche il suo nome e indirizzo, in quanto informazioni rilevabili dai dati presenti a sistema.

Tale regola vale anche in caso di indicazione nelle dichiarazioni sommarie del codice EORI. A seguito delle nuove disposizioni che consentono di identificare nelle dichiarazioni sommarie gli operatori dei Paesi terzi riconosciuti affidabili, l’utilizzo del codice Taric “Y031” per identificare le spedizioni che provengono o sono destinati ad operatori AEO di Paesi terzi, deve considerarsi superato.

 

7) Garanzia giovani: bonus occupazionale

Il bonus occupazionale è un incentivo che spetta ai datori di lavoro che attivano uno dei seguenti contratti per i giovani di 16-29 anni che non studiano, non lavorano e non stanno svolgendo formazione:

- contratto per 6-12 mesi a tempo determinato o in somministrazione;

- contratto superiore a 12 mesi a tempo determinato o in somministrazione;

- contratto a tempo indeterminato anche in somministrazione.

Per sapere cosa devono fare i giovani e le aziende, come inoltrare la domanda all’Inps, la durata dell’incentivo e le altre informazioni di dettaglio occorre collegarsi sul sito dell’Istituto previdenziale, www.inps.it.

(Inps, nota del 21 novembre 2014)

 

8) Modello Unico presentato solo all’intermediario telematico e non al Fisco: rimane comunque valido

Non viene considerato omesso il Modello Unico (nel caso di specie, la dichiarazione dei redditi) consegnato all’intermediario entro i termini e poi dallo stesso non trasmesso all’Amministrazione finanziaria. Il contribuente è, tuttavia, responsabile del pagamento delle imposte dovute (ma non delle sanzioni ed interessi).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’interessante sentenza n. 24611 del 19 novembre 2014.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate, con l’avviso di accertamento per IVA, IRPEF ed IVA recuperava a tassazione con metodo induttivo le imposte dovute da un contribuente avendo riscontrato l’omessa dichiarazione dei redditi.

L’atto impositivo veniva impugnato dal contribuente dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale che accoglieva il ricorso. In seguito, l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale veniva rigettato.

Dal ché la stessa Agenzia era costretta a dovere ricorrere in Cassazione.

Dal canto suo, la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, in relazione al fatto che, comunque il contribuente non aveva versato le imposte dovute. Per cui l’accertamento del Fisco non poteva essere annullato in toto, come, invece, effettuato dalla C.T.R..

D’Altro canto, come ha rilevato il giudice supremo, l’intermediario, infatti, è incaricato di trasmettere la dichiarazione che abbia elaborato, ma, di certo, non è obbligato, in proprio, a pagare l’imposta del contribuente.

Dunque, “l’infedeltà dell'intermediario che, incaricato del pagamento dell’imposta e della trasmissione della dichiarazione dei redditi, ometta di provvedervi, quand’anche accertata in sede penale, non esonera il contribuente dal pagamento dell'imposta stessa, rimanendo non dovuti soltanto gli interessi e le sanzioni, in base al principio di cui all’art. 6, terzo comma, del D.Lgs. n. 472 del 1997”.

Riguardo la persistenza dell’obbligo di pagamento dell’imposta da parte del contribuente, la Corte ha ulteriormente considerato che il processo tributario non è diretto alla mera eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma ad una pronuncia di merito, sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio. Ne consegue che il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale (e non meramente formali), è tenuto ad esaminare nel merito la pretesa tributaria e a ricondurla, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte.

Nel caso di specie, la sentenza impugnata, a seguito dell’annullamento (da parte della Commissione tributaria) dell’avviso di accertamento formulato con metodo induttivo, avrebbe dovuto accertare e determinare l’imposta effettivamente ancora dovuta sulla scorta della dichiarazione dei redditi del contribuente, qualificata come “non omessa”.

 

9) CUD 2015: disponibile la bozza per l’invio telematico anche dei lavoratori autonomi entro il 7 marzo

Dal 21 novembre 2014, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, sono disponibili in bozza modello, istruzioni e specifiche tecniche della certificazione unica 2015 per i redditi di lavoro dipendente/assimilati, di lavoro autonomo/provvigioni e diversi.

Le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, rilasciate entro il 28 febbraio, dovranno poi essere inviate telematicamente alle Entrate entro il 7 marzo.

Tutto questo a partire dal 2015, per il periodo d’imposta 2014. Il flusso telematico da inviare si compone di:

- Frontespizio;

- Quadro CT (dati del Mod. 730-4);

- Certificazione unica 2015 (con dati fiscali e previdenziali).

Ci si chiede, ma a questo punto andrebbe allora abolito l’invio del Modello 770 ?. Altrimenti si rischia la duplicazione degli adempimenti fiscali per contribuenti e loro intermediari.

 

10) A Roma la riunione plenaria del Comitato Permanente del Catasto nell’UE: dall’Italia alla Lettonia, passaggio di consegne della Presidenza

Qualità dei sistemi informativi immobiliari e cooperazione internazionale. Questi i temi al centro dell’incontro che si è tenuto a Roma il 20 e 21 novembre 2014 presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I lavori sono stati aperti dal Vice Ministro dell’Economia, Luigi Casero, e dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. Con la riunione plenaria del Comitato Permanente del Catasto nell’UE - formato dalle Istituzioni che gestiscono il Catasto negli Stati membri - si è concluso il semestre di Presidenza italiana. Il testimone è passato all’Amministrazione catastale della Lettonia.

Un Catasto in chiave europea - Il convegno, articolato in due giornate, si è aperto con una sessione dedicata al sistema informativo immobiliare gestito dall’Agenzia delle Entrate. In quest’ambito, è stata descritta la valorizzazione della qualità dei dati catastali, al fine di favorire l’integrazione di tutte le banche dati e delle informazioni in possesso dell’Agenzia relative al comparto immobiliare. La seconda giornata ha visto focalizzata l’attenzione dei partecipanti sull’archivio nazionale degli stradari, istituito nel 2010, grazie a un accordo tra Istat e Agenzia, per mettere a disposizione di tutti i Comuni italiani un unico riferimento toponomastico informatizzato e codificato. Contestualmente sono state presentate alcune esperienze sullo stesso argomento realizzate da altri Stati. L’ultima sessione di lavori si è, infine, concentrata sulle opportunità offerte dalla cooperazione internazionale sul fronte dello scambio informativo e della condivisione di best practice.

La “due giorni” si è chiusa con la riunione plenaria del Comitato Permanente del Catasto, nella quale sono state valorizzate le attività sviluppate durante il semestre italiano, a cui ha fatto seguito la presentazione del programma della Presidenza lettone.

Cos’è il Comitato Permanente del Catasto - Costituito nel 2002, il Comitato Permanente del Catasto coordina le Istituzioni che gestiscono il Catasto nei Paesi Ue, al fine di favorire il confronto sulle tematiche immobiliari e creare un collegamento fra Enti catastali di ogni Paese membro e Organi Ue. La creazione del Comitato, alla quale ha preso parte l’Agenzia del Territorio italiana (ora confluita nell’Agenzia delle Entrate), ha avuto come elemento fondante la discussione e il confronto dell’informazione territoriale, intesa come strumento fondamentale per l’attuazione di specifiche politiche, a supporto del governo del territorio. Negli anni successivi, il Comitato si è sempre più caratterizzato come interlocutore di riferimento delle Istituzioni europee nelle tematiche di competenza, tra le quali si richiama l’attuazione della Direttiva 2007/2/Ce (denominata Inspire), finalizzata alla creazione di un’infrastruttura europea per l’informazione territoriale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 136 del 21 novembre 2014)

 

11) Inps: avvio del processo di programmazione e budget delle strutture territoriali per l’anno 2015

L’Inps, con la circolare n. 146 del 21 novembre 2014, dà avvio al processo di programmazione e budget delle Strutture territoriali, per la definizione del Piano delle attività per il 2015.

Tale programmazione tiene conto di una serie di fattori che hanno condizionato il dimensionamento degli obiettivi quali-quantitativi per l’anno 2015.

Innanzitutto si prende atto che il 2014 ha visto realizzato l’obiettivo del pieno completamento del percorso di integrazione degli enti soppressi, Inpdap e Enpals, anche con riferimento alle Direzioni provinciali ad elevate dimensioni, in coerenza con quanto previsto dal Piano Industriale 2014 – 2016, adottato con la determinazione commissariale 38/2014 e predisposto a seguito del trasferimento delle risorse strumentali umane e finanziarie, che rappresenta un quadro organico di azioni di sviluppo in seguito al quale è stato adottato il nuovo ordinamento dei servizi.

La Relazione Programmatica per gli anni 2015 – 2017 approvata dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza pone come obiettivo principale dell’Istituto, per il prossimo triennio, quello di garantire - a fronte di una annunciata considerevole riduzione del personale e degli effetti prodotti dalle norme sulla spending review – un miglioramento del livello dei servizi per tutti gli utenti.

Inoltre, a seguito della sperimentazione della Direzione provinciale integrata avviata con la circolare 36/2014, sono estese a tutte le strutture le relative modifiche organizzative riguardanti l’istituzione dell’Agenzia Flussi Contributivi nella quale sono confluite le competenze relative alla linea di servizio Soggetto contribuente, all’area Entrate e Posizione Assicurativa della gestione pubblica e al Polo lavoratori dello sport e dello spettacolo.

La programmazione delle strutture territoriali per l’anno 2015 dovrà essere improntata ad una logica che privilegia gli aspetti qualitativi della produzione che, in un’ottica di continuo miglioramento dei servizi all’utenza saranno oggetto di analisi costante anche con riferimento alle indagini sul grado di soddisfazione degli utenti e sul valore della produzione intesa come la quota parte che genera valore economico finanziario per l’Istituto in termini di maggiori entrate o minori uscite.

Al fine di predisporre le proposte di piano 2015 le Direzioni Regionali elaboreranno il fabbisogno di risorse umane ed economiche con riferimento ai seguenti aspetti:

- valutazione dell’impatto degli obiettivi di qualità ed efficacia del servizio sui carichi di lavoro, con particolare riferimento allo smaltimento degli arretrati che dovranno attestarsi su valori fisiologici;

- valutazione dell’impatto degli obiettivi collegati alla generazione del valore economico inanziario sui carichi di lavoro, anche con riferimento all’attivazione di specifiche leve gestionali, tra le uali quelle di tipo organizzativo;

- mantenimento della produttività e dei parametri di congruità di impiego delle risorse;

- realizzazione del piano di integrazione logistica e rilevazione del fabbisogno di risorse strumentali, finanziariamente compatibili ed economicamente congrue rispetto a quanto previsto nella determinazione 105/2014.

La rilevazione dei fabbisogni è finalizzata, tra l’altro, alla definizione del budget economico dei centri di responsabilità che sarà il costante punto di riferimento per l’esercizio 2015 per il controllo dei costi di gestione e per il controllo della spesa.

Peraltro, l’esercizio 2015 sarà caratterizzato da puntuali verifiche trimestrali che avranno a riferimento, oltre all’andamento della produzione, anche valutazioni sulla congruità economica della gestione dei singoli centri di responsabilità.

Le valutazioni trimestrali di congruità economica della spesa saranno, tra l’altro, il riferimento per eventuali fasi di riprogrammazione dei fabbisogni (forecast).

Le attività di programmazione sono condotte e coordinate dalle Direzioni regionali per tutte le strutture di propria competenza.

Il processo avrà una fase di negoziazione che vedrà il coinvolgimento delle Direzioni centrali responsabili dei capitoli di spesa e della Direzione centrale pianificazione e controllo di gestione.

A conclusione del processo di programmazione e budget il Direttore Generale assegnerà alle Direzioni regionali gli obiettivi di risultato relativi al Piano di attività 2015 che confluiranno nel Piano della Performance 2015-2017. A loro volta i responsabili delle strutture, con propri provvedimenti, assegneranno il budget ai dirigenti responsabili delle strutture/aree di competenza.

I risultati raggiunti dal personale dirigenziale, in linea con le disposizioni del D.lgs 150/2009, formeranno oggetto di specifica valutazione della performance organizzativa.

 

12) IFAC: al via sondaggio su piccoli e medi studi

E’ fissato al 15 dicembre il termine ultimo per l’invio delle risposte al sondaggio promosso dall’Organizzazione mondiale dei commercialisti (Ifac) rivolto ai professionisti dei piccoli e medi studi professionali di tutto il mondo, i cui clienti siano per la maggior parte PMI.

E’ fissato al 15 dicembre il termine ultimo per l’invio delle risposte al sondaggio promosso dall’Organizzazione mondiale dei commercialisti (Ifac) rivolto ai professionisti dei piccoli e medi studi professionali di tutto il mondo, i cui clienti siano per la maggior parte PMI.

Il sondaggio punta a delineare le maggiori problematiche del settore, individuandone le principali tendenze e sviluppi, e a fare il punto sulle maggiori opportunità e sfide che i piccoli e medi studi professionali e le PMI si trovano ad affrontare a livello globale. In precedenti edizioni la parte di risposte fornite da professionisti italiani ha rappresentato oltre il 12% su 120 Paesi partecipanti.

Per completare il sondaggio, disponibile nella traduzione italiana realizzata dal Consiglio nazionale dei commercialisti, sono sufficienti 10 minuti. I risultati saranno pubblicati nel primo trimestre 2015 sui siti del Consiglio Nazionale dei commercialisti e dell’IFAC.

Questo il link per accedere al sondaggio: http://www.surveygizmo.com/s3/1800424/IFAC-GLOBAL-SMP-SURVEY-2014 . I risultati dei precedenti sondaggi sono invece consultabili all’indirizzo: IFAC SMP Quick Polls.

(CNDCEC, nota del 21 novembre 2014)

 

13) Legge di stabilità: su Irap penalizzato il turismo

La norma inserita nella legge di stabilità relativa alla deducibilità dalla base imponibile ai fini IRAP delle spese per lavoro dipendente, rischia di penalizzare seriamente le imprese operanti nel settore turistico. E’ quanto afferma il Consiglio nazionale dei commercialisti.

La norma inserita nella legge di stabilità relativa alla deducibilità dalla base imponibile ai fini IRAP delle spese per lavoro dipendente, rischia di penalizzare seriamente le imprese operanti nel settore turistico. E’ quanto afferma il Consiglio nazionale dei commercialisti, che sottolinea come la norma, prevedendo la deducibilità delle spese per i soli lavoratori a tempo indeterminato, finisce sostanzialmente per non impattare sulle imprese turistiche che, essendo legate alla stagionalità, sono spesso costrette ad assumere invece solo a tempo determinato. Per questo motivo, il Consiglio nazionale dei commercialisti appoggia alcuni emendamenti alla legge di stabilità, finalizzati proprio a superare questa situazione, definita dalla categoria “incongruente” e “a rischio incostituzionalità, per l’evidente diversità di applicazione delle imposte ad imprese operanti nel medesimo settore”.

“Ci sono realtà turistiche – spiega il Consigliere nazionale dei commercialisti con delega alle tematiche del lavoro, Vito Jacono - , ad esempio le grandi città d’arte, dove le imprese turistiche possono permettersi di assumere anche a tempo indeterminato. Ce ne sono altre, come le località marine o montane, dove l’attività turistica è limitata ad alcuni periodi dell’anno, nella quali le imprese turistiche sono giocoforza costrette ad assumere solo a tempo indeterminato. Se le norme sull’Irap previste nella legge di stabilità restassero le attuali, queste ultime imprese sarebbero palesemente e ingiustamente svantaggiate rispetto alle prime”

“E’ noto - continua Jacono - come quello turistico sia un settore trainante per l’economia italiana e come negli ultimi anni stia soffrendo la crisi al pari di tutte le altre realtà del nostro Paese. Pur condividendo l’intento del legislatore di incentivare i rapporti a tempo indeterminato - conclude Jacono – ritengo che, se davvero l’esecutivo vuole usare la legge di stabilità per contribuire a rilanciare un settore così strategico, non possano essere escluse dal taglio dell’Irap quelle imprese che oggettivamente non possono assumere che a tempo determinato.

(CNDCEC, nota del 21 novembre 2014)

 

14) Società sportive: un organo di controllo per prevenire le irregolarità

Il Consiglio nazionale dei commercialisti si rende disponibile ad organizzare corsi specifici sulla materia e a tenere un apposito registro di iscritti specialisti a cui le associazioni potrebbero attingere per la scelta dei controllori

Il CNDCEC è stato audito presso la commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera sulle Osservazioni ai disegni di legge abbinati recanti Disposizioni per il riconoscimento e la promozione della funzione sociale nello sport nonché delega al Governo per la redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di attività sportiva.

“Il Consiglio nazionale – afferma Sandro Santi, consigliere nazionale con delega al No profit – ha preso atto favorevolmente delle due proposte di legge che vanno nella giusta direzione di riconoscere alle organizzazioni che operano in ambito sportivo un ruolo importante nella promozione della funzione sociale dello sport e, in particolare, nel rispetto dei principi derivanti dalla crescita dei giovani. Infatti, è da giudicare con estrema positività il fatto che si stia affermando un concetto di sport che vada oltre l’attività agonistica e stimoli le finalità di promozione umana e sociale legate alla pratica dell’attività”.

Secondo Santi, però, le proposte di legge “devono essere coordinate con il progetto di riforma del Terzo settore, nonché con gli altri progetti di revisione della legislazione speciale in materia, al fine di non creare duplicazioni e sovrapposizioni superflue, se non addirittura dannose al movimento”.

Un aspetto importante affrontato durante l’audizione riguarda l’assegnazione dei benefici e delle agevolazioni fiscali solo ai soggetti che lo meritano. Da questo punto di vista, il CONI assume un ruolo di riferimento per il compimento del progetto, risultando l’organismo di certificazione dello svolgimento dell'attività sportiva e della presenza del requisito sportivo dilettantistico. Se ne evince che i benefici fiscali si applicano esclusivamente ai soggetti in possesso del riconoscimento sportivo dilettantistico rilasciato dal CONI.

Inoltre, secondo il Consiglio nazionale, appare doveroso inserire nella norma la previsione di un collegio sindacale/collegio dei revisori che sia tenuto a svolgere attività di vigilanza e revisione legale dei conti.

“Una siffatta previsione – continua Santi – consentirebbe alle associazioni sportive dilettantistiche di dotarsi di soggetti qualificati, considerato che i componenti del collegio sindacale/collegio dei revisori sono scelti tra gli iscritti negli albi professionali competenti come quello dei dottori commercialisti ed esperti contabili che risultano anche iscritti nel registro dei revisori legali dei conti. È evidente che tali soggetti potrebbero prevenire il verificarsi di irregolarità, consentendo un regolare gettito fiscale ed evitando l’insorgere di problematiche che potrebbero manifestarsi solo nel momento in cui avessero ormai generato effetti irreversibili”.

Il Consiglio nazionale, quindi, si rende disponibile sia ad organizzare corsi specifici sulla materia, a fronte anche dell’esperienza acquisita nel corso del tempo sul tema (specificamente sul controllo degli enti non lucrativi), sia a tenere un apposito registro di iscritti specialisti che possano superare uno specifico percorso qualificante a cui le associazioni potrebbero attingere per la scelta dei controllori.

Secondo i commercialisti, è condivisibile anche la proposta di non ricorrere al solo criterio del prezzo più basso nelle procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento ai privati della gestione di impianti sportivi pubblici visto che di particolare rilievo risultano altri fattori come la qualità dei soggetti gestori nonché la progettazione di impiego sportivo ed “aziendale” dell’impianto.

Il CN accoglie favorevolmente anche l’esonero per le società sportive dilettantistiche di trasmettere all’Agenzia delle Entrate, mediante il modello EAS, i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali. Tale onere, infatti, comportava un inutile doppio adempimento, di natura puramente formale, la cui inosservanza determinava importanti conseguenze fiscali. “Peraltro – dice ancora Santi – il modello EAS si è rivelato uno strumento poco efficace ai fini del controllo della corretta gestione degli enti non lucrativi, tanto da renderne plausibile una proposta generale di eliminazione a fronte di un sistema sostanziale di controllo dell’attività svolta, come peraltro già dovrebbe avvenire con la legge di riordino del Terzo settore”.

La riforma, infine, non può perdere l’occasione di effettuare ulteriori semplificazione del sistema. “In molti casi – conclude Santi – si perdono i requisiti della legge 398/91 per la presenza di meri vizi formali, come la non corretta convocazione delle assemblee o la inadeguata tenuta dei libri dei verbali assembleari. Sono esempi di non corretta applicazione della norma, privi di dolosità o, comunque, della volontà di sottrarsi agli obblighi erariali. Invitiamo pertanto il legislatore a tenere conto di quanto sopra e a consentire il mantenimento dei requisiti richiamati anche in presenza di inadempienze non sostanziali”.

(CNDCEC, nota del 21 novembre 2014)

 

15) Beni sequestrati: un questionario per gli amministratori giudiziari

Si richiede la descrizione delle eventuali criticità riscontrate e delle buone pratiche applicate a livello territoriale, oltre che l’indicazione di alcuni dati statistici e delle proposte di modifica alla legislazione antimafia.

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti, attraverso l’informativa n. 25, ha inviato agli Ordini territoriali un questionario finalizzato a consultare i colleghi che espletano il delicato incarico di amministratore giudiziario e/o custode di beni sequestrati e confiscati anche a consorterie criminali.

La consultazione è stata avviata per acquisire dai colleghi esperti della materia un contributo indispensabile per dare attuazione al programma relativo all’area “Amministrazione giudiziaria e misure di prevenzione penali” del CNDCEC, stimolando un confronto sui temi di rilevante interesse per la professione.

Il questionario proposto richiede ai compilatori di descrivere le eventuali criticità riscontrate e le buone pratiche applicate a livello territoriale, oltre che indicare alcuni dati statistici e le proposte di modifica alla legislazione antimafia.

I contributi espressi dai colleghi verranno recepiti nelle quotidiane azioni del CNDCEC in questa materia sia a livello nazionale che comunitario. I colleghi sono invitati a rispondere entro il prossimo 30 novembre, restituendo il questionario con annotato l’Ordine di appartenenza.

Per il CNDCEC mettere la Professione al servizio della società, e soprattutto al servizio della lotta all’illegalità, è uno dei principali obiettivi. Non a caso, sin dai suoi primi giorni di attività, il Consiglio nazionale è incessantemente in prima linea non solo per tutelare la Categoria, ma anche per supportare tutti gli interlocutori, Istituzionali e non, nel delicato compito di garantire, durante la fase giudiziaria, una efficace ed efficiente gestione del bene sequestrato e una tempestiva destinazione dello stesso al momento della confisca definitiva.

(CNDCEC, nota del 21 novembre 2014)

 

16) Verso un tavolo tecnico: Longobardi alla Orlandi, avviamo un confronto

In un'intervista al Sole 24 Ore, il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, anticipa i temi sui quali è pronto ad aprire un'interlocuzione con il direttore delle Entrate

Chiusura agevolata delle società non operative. Esclusione dagli studi di settore per i professionisti. Riscrittura del calendario delle scadenze fiscali e definizione delle modalità di conservazione delle fatture elettroniche.

Su queste direttrici dovranno muoversi i lavori del tavolo tecnico che il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, Gerardo Longobardi, è pronto ad avviare con il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi. Temi anticipati da Longobardi al Sole 24 Ore. Al quotidiano milanese il presidente dei commercialisti afferma anche che sul nuovo regime forfettario, penalizzante per i professionisti nella versione del Ddl di Stabilità, il Governo dovrebbe valutare entrambe le opzioni di modifica ora sul tavalo della commissione Bilancio: esentare dall'lrap i professionisti privi di autonoma organizzazione e aumentare da 15mila a 20mila il limite dei compensi come soglia di ingresso al nuovo regime forfettario.

Sulla chiusura agevolata delle società non operative, Longobardi spiega che si potrebbero sbloccare asset e beni che al contrario rimangono bloccati in questa fase di crisi per errori commessi nel passato.

Sugli studi di settore, invece, il presidente dei commercialisti ricorda che la recente sentenza della Consulta sui depositi bancari dei professionisti ha di fatto cancellato tutte le incertezze del Fisco nel prendere a riferimento il solo reddito prodotto dal professionista. E il solo reddito prodotto ora può superare le complicazioni degli studi di settore. Sulla fatturazione elettronica, infine, il numero uno del Cndcec chiede al fisco di evitare il “commercio” della conservazione che ad oggi «vale dai 3 ai 5 euro a fattura».

(CNDCEC, nota del 21 novembre 2014)

 

Vincenzo D’Andò