Diario quotidiano del 18 novembre 2014: le prime anticipazioni sulla prossima Local Tax

Pubblicato il 18 novembre 2014

immobili: nasce la local tax; reddito sotto la soglia di povertà Istat: ok all’accertamento induttivo; disposizioni sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali; Jobs Act: raggiunta l’intesa sul disciplinare; società in perdita sistematica: il decreto semplificazioni fiscali amplia il periodo di osservazione; operazioni straordinarie: cambiano i termini di versamento dell’IRAP per le società di persone; società in liquidazione: efficacia dell’estinzione; esecuzione dei rimborsi IVA: novità dal Decreto sulle semplificazioni fiscali; comunicazione all’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle lettere d’intento; ritenuta ridotta sulle provvigioni degli agenti; agevolazioni fiscali previste a favore degli imprenditori agricoli; il decreto sull’Isee arriva in Gazzetta Ufficiale: come cambia il reddito equivalente

 

Indice:

 1) Immobili: nasce la local tax

 2) Reddito sotto la soglia di povertà Istat: ok all’accertamento induttivo

 3) Disposizioni sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

 4) Jobs Act: raggiunta l’intesa sul disciplinare

 5) Società in perdita sistematica: il decreto semplificazioni fiscali amplia il periodo di osservazione

 6) Operazioni straordinarie: cambiano i termini di versamento dell’IRAP per le società di persone

 7) Società in liquidazione: efficacia dell’estinzione

 8) Esecuzione dei rimborsi IVA: novità dal Decreto sulle semplificazioni fiscali

 9) Comunicazione all’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle lettere d’intento

 10) Ritenuta ridotta sulle provvigioni degli agenti

 11) Agevolazioni fiscali previste a favore degli imprenditori agricoli

 12) Il decreto sull’Isee arriva in Gazzetta Ufficiale: come cambia il reddito equivalente

 

 

1) Immobili: nasce la local tax

Nasce la local tax o “tassa locale” (tributo unico comunale) che per l’abitazione principale sarà una via di mezzo tra l’Imu, molto progressiva e quindi concentrata sulle case di valore più alto, e la Tasi che invece colpisce gli appartamenti medio-piccoli. Per gli altri immobili, invece, la tassa locale mette in campo altri possibili rincari che nel caso di capannoni, negozi e uffici strumentali potrebbero essere attenuati da una deducibilità un pò più generosa rispetto a quella dell’Imu, passando dal 20% al 30%. L’aliquota standard per l'abitazione principale sarà intorno al 2,5 per mille, con la possibilità di alzarla fino al 5 per mille; è accompagnata da una detrazione fissa da 100 euro, senza sconti ulteriori per i figli. Per gli altri immobili l’aliquota standard presentata dal Governo è dell’8,5 per mille, ma il massimo può salire al 12 per mille, contro il 10,6 per mille attuale.

 

2) Reddito sotto la soglia di povertà Istat: ok all’accertamento induttivo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24313 del 14 novembre 2014, ha riconosciuto come legittimo l’accertamento induttivo nei confronti dell’imprenditore che dichiara un reddito inferiore alla soglia Istat di povertà assoluta.

L’antieconomicità dell'impresa è sufficiente a dimostrare l’inattendibilità delle scritture contabili e sposta sul contribuente l0onere probatorio. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate, con un avviso di accertamento, rettificava induttivamente il reddito di un imprenditore, applicando una diversa percentuale di ricarico rispetto a quella desumibile dai dati dichiarati. L’ufficio, poi, ravvisava l’inattendibilità delle scritture contabili perché l'utile conseguito era eccessivamente basso e inverosimile. La vicenda è finita in Cassazione dove i giudici hanno stabilito che un reddito dichiarato inferiore alla soglia di povertà è un indizio di per sé sufficiente a giustificarne la rettifica, poiché denota una situazione commerciale anomala.

Prova al fisco sull’atto anticipato

Spetta al fisco dimostrare che il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni non sia dipeso da inerzia o negligenza. In assenza di tali motivazioni l’atto emesso è illegittimo. La sentenza 24316 del 14 novembre 2014 della Corte di Cassazione conferma l’orientamento sull’obbligo di rispettare le prescrizioni dell’articolo 12 dello Statuto del contribuente. Tutto nasce da un avviso di accertamento in seguito ad un Pvc della Gdf. Il collegio di legittimità ha chiarito che l’illegittimità deriva dal mancato rispetto del diritto al contraddittorio. Il fisco deve dimostrare che l’inosservanza non sia dovuta a inerzia o negligenza ma ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l'accertamento o abbiano reso difficoltoso il pagamento.

Studi di settore: respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24327 del 14 novembre 2014, ha stabilito che prima di applicare gli studi di settore l’Amministrazione finanziaria è tenuta a calarsi nella realtà economica dell’impresa in crisi. E’ illegittimo, infatti, l’accertamento emesso per anomalie sul bilancio aziendale quali il rilevante indebitamento rispetto all’attivo, al di là dello scostamento del reddito dichiarato dagli standard.

Il caso aveva per protagonista un concessionario che per alcuni anni aveva dichiarato in bilancio un debito sproporzionato rispetto ai cespiti in attivo, tale da imporre una ricostituzione del capitale sociale.

La notifica della cartella a un coobbligato solidale interrompe la prescrizione

Per la Corte di Cassazione (n. 24322 del 14 novembre 2014), questo si ha se la notifica interviene entro il termine di decadenza, lo stesso termine a cui è sottoposto anche il debito tributario.

Il debito di una società di persone estinta si trasferisce automaticamente al socio che è, in questo contesto, illimitatamente responsabile.

Inoltre, la notifica di un atto quale la cartella esattoriale al soggetto che è coobbligato solidale ha efficacia interruttiva della prescrizione laddove intervenga entro il termine di decadenza, considerando altresì sottoposto a quest’ultimo termine il debito tributario in virtù dell’autonomia dei periodi di imposta.

 

3) Disposizioni sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

Legge europea 2013-bis: disposizioni sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

L’articolo 24 della legge europea 2013-bis contiene norme di interpretazione autentica e alcune modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, relativo ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, come modificato dal decreto legislativo 6 novembre 2012, n. 192, che ha recepito la direttiva 2011/7/UE.

Le norme di interpretazione autentica specificano che la disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 231/2002 si applica anche ai contratti pubblici e le disposizioni relative ai termini di pagamento e al tasso di interesse dovuto in caso di ritardato pagamento contenute nel codice dei contratti pubblici e nel relativo regolamento di attuazione nonché in altre leggi speciali, che prevedono termini e tassi difformi da quelli indicati nel decreto, si applicano solo se più favorevoli ai creditori.

Le modifiche al decreto legislativo n. 231/2002 sono volte ad assicurare il corretto recepimento della direttiva europea 2011/7/UE. In particolare, viene modificato l’articolo 4, comma 4, relativo alla possibilità nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione di derogare al termine legale, prevedendo che questa possibilità sia ammessa solo quando “ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche”. Nello specifico, è stato eliminato il riferimento alle circostanze esistenti al momento delle conclusione del contratto.

Viene aggiunto un nuovo articolo che disciplina le prassi inique (articolo 7 bis). In particolare, le prassi relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero quando risultano gravemente inique per il creditore danno il diritto al risarcimento del danno. La valutazione della grave iniquità da parte del giudice deve avvenire tenendo conto degli elementi su cui si basa l’accertamento delle clausole gravemente inique. La prassi che esclude l’applicazione degli interessi di mora è considerata sempre gravemente iniqua e non è ammessa prova contraria. Per la prassi che esclude il risarcimento dei costi di recupero vi è una presunzione relativa di grave iniquità.

Legge europea 2013-bis: modifiche al Codice dei contratti pubblici

L’articolo 20 apporta alcune modifiche all’articolo 90 del Codice dei contratti pubblici al fine di superare i rilievi della Commissione europea sollevati nell’ambito della procedura EU Pilot 4680/13/MARKT.

La Commissione ha rilevato la contrarietà dell’articolo 90, comma 8 al diritto europeo in materia di appalti pubblici e concessioni. Il divieto per gli affidatari di incarichi di progettazione di partecipare agli appalti o alla concessioni di lavori pubblici nonché agli eventuali subappalti o cottimi, per i quali avessero svolto attività di progettazione, previsto dalla norma italiana, è stato ritenuto dalla Commissione sproporzionato rispetto all’obiettivo di tutelare la parità di trattamento fra tutti gli offerenti, in quanto applicabile anche laddove non vi fosse alcun rischio per la concorrenza.

L’articolo 20 interviene nel senso indicato dalla Commissione, circoscrivendo l’ambito di applicazione del divieto. Il comma 8 dell’articolo 90 è riformato prevedendo che gli affidatari di incarichi di progettazione non possono essere affidatari di appalti o di concessioni di lavori pubblici, nonché di eventuali subappalti o cottimi per i quali hanno svolto attività di progettazione. Viene inoltre aggiunto il comma 8-bis che introduce una deroga al divieto di affidamento di appalto o di concessioni agli affidatari degli incarichi di progettazione, per i soggetti che dimostrano che l’esperienza acquisita nell’espletamento degli incarichi di progettazione non sia tale da determinare un vantaggio che possa falsare la concorrenza con gli altri operatori.

L’articolo 21 adegua la normativa nazionale sull’avvalimento a quanto disposto dalla sentenza della Corte d Giustizia europea del 10 ottobre 2013 (C-94/12) che ha dichiarato incompatibile con le direttive europee in materia di appalti pubblici, l’articolo 49, comma 6 del Codice dei contratti pubblici. Tale disposizione consente alle imprese che partecipano a una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico di lavori di avvalersi delle capacità di una sola impresa ausiliaria per ciascuna categoria di qualificazione.

In base alla nuova disposizione, il ricorso all’avvalimento di più imprese ausiliarie è consentito in via generale, fermo restando, per i lavori, il divieto di utilizzo frazionato per il concorrente dei singoli requisiti economico-finanziari e tecno-organizzativi che hanno consentito il rilascio dell’attestazione in quella categoria.

Legge europea 2013-bis

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 10 novembre 2014 (Suppl. Ord. N. 83) la legge 30 ottobre 2014, n. 161 “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis”, che entrerà in vigore il prossimo 25 novembre. Segnaliamo di seguito alcune previsioni, in materia di libera prestazione dei servizi e relative ai poteri dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, che appaiono di interesse per le imprese.

L’articolo 5 interviene sul Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza per superare alcuni rilievi formulati dalla Commissione europea nel caso EU Pilot 3690/12/MARKT, in relazione alla possibilità per le imprese di investigazione privata stabilite in altri Stati membri di esercitare in Italia la loro attività. Viene anzitutto esteso a tali imprese il regime di stabilimento già previsto per le imprese di vigilanza privata. Inoltre, per la prestazione transfrontaliera o temporanea dei servizi di investigazione privata e di informazioni commerciali, viene previsto un sistema di silenzio assenso: l’impresa stabilita in altro Stato membro notifica al Dipartimento della pubblica sicurezza presso il Ministero dell’interno l’attività che intende svolgere, specificando le autorizzazioni possedute nonché la tipologia, l’ambito territoriale e la durata dei servizi; essa può iniziare ad operare decorsi dieci giorni dalla notifica, salvo che entro tale termine intervenga un divieto del Ministero per ragioni di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.

L’articolo 6 integra il decreto legislativo n. 59/2010 di attuazione della direttiva 2006/123 sui servizi nel mercato interno rafforzando il regime di tutela dei destinatari dei servizi per assicurare il rispetto del divieto di discriminazioni basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza. Al Centro europeo dei consumatori per l’Italia, che è parte della Rete ECC istituita nell’Unione per fornire consulenza e assistenza gratuita ai cittadini europei nelle controversie di consumo transfrontaliere, viene attribuito il compito di ricevere le segnalazioni dei consumatori e delle loro associazioni, nonché delle microimprese, e di rivolgersi al prestatore del servizio per indurlo a rispettare le normative europee e nazionali relative al divieto di discriminazioni. In caso di insuccesso dell’intervento, il medesimo Centro trasmette un rapporto documentato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che può attivare i poteri di accertamento e repressione previsti dal Codice del consumo in materia di pratiche commerciali scorrette. La definizione delle procedure istruttorie è rimessa a un regolamento dell’Autorità, che dovrà anche disciplinare i rapporti tra quest’ultima e il Centro europeo dei consumatori per l’Italia. Sempre riguardo al decreto legislativo n. 59/2010, l’articolo 6 della legge europea 2013-bis specifica che la notifica obbligatoria alla Commissione europea dei progetti di disposizioni nazionali legislative, regolamentari o amministrative contenenti restrizioni all’accesso o all’esercizio delle attività di servizi sono effettuate tramite il sistema telematico IMI (Internal Market Information) istituito dalla Commissione europea.

L’articolo 23 della legge europea 2013-bis è volto a superare i rilievi formulati dalla Commissione europea nel caso EU Pilot 4734/13/MARK in relazione alla disciplina delle stazioni di distribuzione dei carburanti ubicate nelle aree urbane. L’articolo 28 del decreto legge n. 98/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 111/2011, ha previsto il divieto di porre vincoli o limitazioni all’utilizzo continuativo, anche senza assistenza, delle apparecchiature per il rifornimento di carburante senza servizio con pagamento anticipato (ossia in modalità self service), limitando però questo divieto agli impianti posti fuori dai centri abitati. Con l’articolo 23 della legge europea-bis 2013 la portata del divieto di porre limiti al self service viene estesa a tutti gli impianti.

L’articolo 22 è volto a dare attuazione al regolamento (UE) n. 1227/2011 concernente l’integrità e la trasparenza del mercato dell’energia all’ingrosso (regolamento REMIT). Il regolamento richiede agli Stati membri di dotare le proprie autorità nazionali di regolamentazione dei poteri di indagine ed esecuzione necessari per assicurare il rispetto dei divieti abusi di mercato e dell’obbligo di pubblicità delle informazioni privilegiate; un insieme minimo di tal poteri è indicato dal regolamento. Gli Stati membri sono inoltre tenuti a prevedere adeguate sanzioni per le violazioni delle norme del regolamento. In conformità a queste previsioni, l’articolo 22 della legge europea 2013-bis attribuisce all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI), al fine di assicurare l’applicazione del regolamento REMIT, i seguenti poteri: accedere ai documenti rilevanti; chiedere informazioni anche mediante audizioni personali; effettuare sopralluoghi e ispezioni; chiedere i tabulati telefonici e i registri del traffico di dati, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica; intimare la cessazione delle condotte illecite; chiedere al giudice il sequestro o la confisca del prodotto o del profitto dell’illecito; presentare alle autorità competenti istanze di divieto dell’esercizio di un’attività professionale. Per lo svolgimento delle indagini l’AEEGSI può avvalersi della collaborazione del Gestore dei mercati energetici e del Gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale e coordina la sua attività con quella dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato nonché, in relazione ai casi di abuso di informazioni privilegiate, con la Consob.

Per l’abuso di informazioni privilegiate l’AEEGSI può irrogare sanzioni da 20 mila a 3 milioni di euro e per manipolazioni del mercato sanzioni da 20 mila a 5 milioni, salvo che il fatto costituisca reato; per la violazione degli obblighi informativi relativi alle operazioni sui mercati dell’energia all’ingrosso e alla registrazione degli operatori di mercato le sanzioni irrogabili vanno da 10 mila a 200 mila euro. L’Autorità può aumentare queste sanzioni fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dall’illecito quando, per la rilevante offensività del fatto, le qualità personali del colpevole o l’entità del prodotto o del profitto conseguito dall’illecito, esse appaiano inadeguate anche se applicate nella misura massima. I proventi delle sanzioni affluiscono in un apposito fondo (FOCES, Fondo costi energia elettrica e gas) nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, volto a ridurre i costi dell’energia elettrica e del gas a carico di cittadini e imprese. L’AEEGSI definirà la disciplina del procedimento sanzionatorio con proprio regolamento e darà conto delle attività svolte nel settore del mercato dell’energia all’ingrosso in un apposito capitolo della propria relazione annuale al Parlamento.

(Assonime, note del 17 novembre 2014)

 

4) Jobs Act: raggiunta l’intesa sul disciplinare

Si scioglie il nodo sul Jobs Act. Viene, infatti, reinserita la reintegra per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari senza giusta causa, mentre aumentano i finanziamenti per gli ammortizzatori sociali. E il provvedimento si appresta a viaggiare in “tempi certi”, scavalcando la legge di Stabilità, per riuscire ad arrivare al voto in Assemblea il 26 novembre.

Il Ministro Poletti afferma: “Per le nuove assunzioni con i contratti a tutele crescenti in caso di licenziamenti economici non è più prevista la reintegra, che resta confermata per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari, se rappresentano dei casi particolarmente gravi che saranno specificati e puntualmente definiti nel decreto di attuazione”. Il Ministro è inoltre convinto che il fattore tempo sia decisivo anche per poter usufruire degli sgravi assunzioni. “Dobbiamo partire a inizio di gennaio con i decreti delegati - afferma - per dare attuazione al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, affinchè gli imprenditori possano assumere beneficiando degli incentivi previsti dalla legge di stabilità. Se ci fosse uno slittamento dei tempi, questi stessi imprenditori potrebbero rinviare le assunzioni”.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 17 novembre 2014)

 

5) Società in perdita sistematica: il decreto semplificazioni fiscali amplia il periodo di osservazione

Il Decreto semplificazioni fiscali amplia il periodo di osservazione per l’applicazione della disciplina sulle società in perdita sistematica di cui all’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies del D.L. n. 138/2011. Il presupposto temporale sarà costituito da cinque periodi consecutivi in perdita fiscale (e non più tre). Oppure, indifferentemente, quattro esercizi in perdita e uno con un imponibile inferiore al reddito minimo derivante dal c.d. “test di operatività”.

Dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente Decreto le società sono considerate non operative quando dichiarano perdite fiscali per cinque periodi d’imposta consecutivi ovvero per quattro periodi anche non consecutivi e un periodo con un reddito fiscale inferiore a quello minimo determinato con il test di operatività.

 

6) Operazioni straordinarie: cambiano i termini di versamento dell’IRAP per le società di persone

Nelle ipotesi di operazioni straordinarie poste in essere da società di persone la scelta del modello dichiarativo viene uniformata alle regole vigenti per quelle di capitali. In tali ipotesi il versamento del saldo IRAP va effettuato entro il 16 del mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.

Il Decreto sulle semplificazioni fiscali interviene sul termine previsto per il versamento delle imposte nelle operazioni straordinarie effettuate da società di persone. In particolare, tale provvedimento ha effetto sulle trasformazioni omogenee e progressive.

Con la modifica normativa contenuta nel decreto semplificazioni, si introdurrà un termine mobile nelle ipotesi di operazioni straordinarie poste in essere da società di persone, stabilendo che i versamenti a saldo debbano essere effettuati entro il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.

Secondo le intenzioni del Legislatore, l’introduzione di specifiche modalità di presentazione delle dichiarazioni nelle fattispecie di operazioni straordinarie è volta ad evitare che i contribuenti debbano versare le imposte in un unico termine fisso, con largo anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione.

 

7) Società in liquidazione: efficacia dell’estinzione

In materia di cancellazione delle società viene stabilito, dal Decreto semplificazioni fiscali, che, ai fini tributari, l’estinzione della società ha efficacia trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese.

Cambia, inoltre, l’assetto della responsabilità dei liquidatori di soggetti IRES, che rispondono in proprio del pagamento delle imposte, dovute per il periodo di liquidazione e per quelli anteriori, qualora non provino di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari.

Con riferimento alla responsabilità dei soci è inserita una presunzione sulla base della quale, se nei due anni antecedenti alla liquidazione hanno ricevuto beni in assegnazione dagli amministratori o dal liquidatore nel corso della fase liquidatoria, il valore di quanto ricevuto è ritenuto almeno uguale al valore della quota di partecipazione, salvo prova contraria.

 

8) Esecuzione dei rimborsi IVA: novità dal Decreto sulle semplificazioni fiscali

Le principali semplificazioni in materia di rimborso del credito IVA prevedono che:

- i rimborsi di importo non superiore a € 15.000 saranno erogati senza prestazione di alcuna garanzia;

- i rimborsi di importo superiore a € 15.000 richiesti da soggetti “a rischio” saranno erogati previa prestazione di idonea garanzia;

- i rimborsi di importo superiore a € 15.000 richiesti da soggetti diversi da quelli sopra indicati potranno essere erogati previa prestazione di garanzia ovvero tramite presentazione dell’istanza di rimborso infrannuale o della dichiarazione annuale munita del visto di conformità (o della sottoscrizione dell’organo di controllo).

In particolare, sono considerati soggetti “a rischio” coloro che:

- esercitano l’attività da meno di 2 anni (escluse le start up di cui all’art. 25, DL n. 179/2012);

- sono stati oggetto, nei 2 anni antecedenti la richiesta di rimborso, di avvisi di accertamento/rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra importi accertati e importi dovuti (o di crediti dichiarati) superiore a determinate percentuali;

- presentano la dichiarazione o istanza da cui emerge il credito richiesto a rimborso, priva del visto di conformità o non presentano la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà;

- richiedono il rimborso del credito a seguito della cessazione dell’attività.

Relativamente al terzo caso è possibile evitare la prestazione di idonea garanzia in presenza del visto di conformità nella dichiarazione o nell’istanza di rimborso, allegando alla stessa una dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi in conto fiscale

In caso di rimborsi in conto fiscale, l’agente della riscossione provvede ad erogare anche gli interessi maturati senza che il contribuente debba presentare una specifica richiesta. Tale disposizione si applicherà ai rimborsi erogati a partire dall’1 gennaio 2015.

Compensazioni dei rimborsi da assistenza

Allo scopo di favorire la trasparenza e semplificare le operazioni poste in essere dai sostituti d’imposta, a decorrere dal 1 gennaio 2015 viene introdotto l’obbligo di utilizzo in compensazione tramite mod. F24:

- dei conguagli risultanti dai prospetti di liquidazione dei modd. 730;

- dei compensi relativi all’assistenza fiscale;

- delle ritenute/imposte sostitutive versate in eccedenza.

 

9) Comunicazione all’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle lettere d’intento

Dal 2015 viene rivoluzionata la disciplina delle lettere di intento relative a operazioni senza applicazione dell’Iva. Oggi è il fornitore che deve comunicare all’Agenzia delle entrate i dati necessari all’ottenimento del beneficio. Dal 1° gennaio prossimo, invece, l’onere viene ribaltato in capo all’esportatore abituale, che dovrà trasmettere preventivamente al fisco i dati contenuti nella lettera d’intento e poi consegnare il documento al proprio fornitore.

Il Decreto delle Semplificazioni modifica il soggetto obbligato alla comunicazione, all’Agenzia delle Entrate, dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento rilasciate dall’esportatore abituale che intende acquistare beni/servizi senza l’applicazione dell’IVA. In particolare, dal 01.01.2015, la comunicazione telematica delle dichiarazioni d’intento, sarà effettuata direttamente dall’esportatore abituale. Quest’ultimo, una volta ottenuta la ricevuta di presentazione, dovrà consegnare al proprio fornitore, ovvero in Dogana, la dichiarazione d’intento unitamente alla ricevuta di presentazione.

In capo al cedente/prestatore (fornitore) è previsto l’obbligo di riepilogare nella dichiarazione Iva annuale i dati delle dichiarazioni d’intento ricevute.

Al cedente/prestatore, che effettuerà cessioni/prestazioni prima di aver ricevuto da parte del cessionario/committente la dichiarazione d’intento e riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione della stessa all’Agenzia, sarà applicabile la sanzione amministrativa prevista per le operazioni “in mancanza della dichiarazione d’intento”, ovvero dal 100% al 200% dell’imposta.

 

10) Ritenuta ridotta sulle provvigioni degli agenti

Le novità, contenute nel Decreto sulle semplificazioni fiscali, relative alla dichiarazione rilasciata dagli agenti affinché il committente applichi la ritenuta ridotta sulle provvigioni prevedono la validità fino a revoca (non dovrà quindi essere effettuata ogni anno) e la possibilità di trasmissione tramite PEC.

L’omissione della comunicazione al committente del venir meno dei requisiti per l’agevolazione comporta l’applicazione della sanzione da € 258 a € 2.056.

Razionalizzazione degli obblighi tributari

Il Decreto citato abroga la solidarietà fiscale tra il committente, appaltatore e subappaltatore, ai sensi dell’art. 35 com. 28, 28 bis D.L. 223/2006, anche con riferimento alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente. Si ricorda che la responsabilità solidale ai fini Iva era già stata abolita.

È inoltre stabilito che, il committente convenuto in giudizio per il pagamento dei debiti contributivi, unitamente all’appaltatore e agli eventuali subappaltatori, qualora abbia eseguito il pagamento dei trattamenti retributivi ai lavoratori, sia tenuto dove previsto, ad assolvere agli obblighi del sostituto d’imposta, compreso il versamento delle ritenute.

 

11) Agevolazioni fiscali previste a favore degli imprenditori agricoli

Il contribuente che incorre nella decadenza da un beneficio fiscale, non può ottenere il riconoscimento di altri “sconti” richiesti in via subordinata nel medesimo atto. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 100/E del 17 novembre 2014.

Dunque, l’impresa che non ha coltivato i terreni acquistati con l’agevolazione per la piccola proprietà contadina, perdendo il relativo trattamento di favore, non può invocare, in sostituzione, la fruizione degli ulteriori benefici previsti per gli imprenditori agricoli professionali.

Il parere fornito dalle Entrate si basa sulle diverse pronunce emesse dalla giurisprudenza di legittimità in tema di decadenza dalle agevolazioni fiscali.

Secondo la Cassazione, infatti, i poteri di accertamento e valutazione del tributo si esauriscono nel momento in cui l’atto è sottoposto a tassazione. Per conseguenza, “la decadenza dall’agevolazione concessa in quel momento preclude qualsiasi altro accertamento sulla base di altri presupposti normativi o di fatto” (sentenza 8409/2013).

Anche in un’altra circostanza, la Cassazione, fondando le proprie conclusioni sul principio che i poteri di accertamento del tributo si esauriscono nel momento in cui l’atto è sottoposto a tassazione, rileva il corretto operato dell’Amministrazione fiscale e il legittimo assoggettamento dell’atto a imposizione ordinaria, “non potendo esser riconosciute altre agevolazioni per le quali occorressero differenti condizioni di fatto o di diritto ed anche se dette altre agevolazioni fossero state richieste al momento della registrazione” (sentenza 1259/2014).

Sulla base di tale orientamento, l’Agenzia ritiene superate le conclusioni fornite con la circolare 32/2007, nel punto in cui viene affermato che il regime agevolativo per gli imprenditori agricoli professionali (Iap) può essere “riconosciuto se richiesto in via subordinata nell’atto di acquisto….”.

Nel caso di specie, dunque, l’impresa agricola, decaduta dalle agevolazioni previste a favore della piccola proprietà contadina, non potrà fruire né del regime di favore per gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella gestione previdenziale e assistenziale (imposte di registro e ipotecaria in misura fissa, catastale all’1% ed esenzione dall’imposta di bollo) né di quello previsto per gli Iap (imposta di registro all’8% ed ipotecaria e catastale, rispettivamente, al 2 e all’1%).

È legittimo, quindi, l’avviso di liquidazione per il recupero dell’imposta di registro ad aliquota ordinaria (15%) e di quella ipotecaria con aliquota del 2%.

Rapporto sulle entrate nazionali ed internazionali

Il MEF ha pubblicato ieri le statistiche sulle entrate nazionali ed internazionali del mese di settembre 2014 (rapporto entrate nazionali ed internazionali).

 

12) Il decreto sull’Isee arriva in Gazzetta Ufficiale: come cambia il reddito equivalente

La pubblicazione del testo, prevista nella serata del 17.11.14, consente alla nuova formulazione di entrare in vigore dal 2015. Novità nella dichiarazione, si potrà aggiornare il reddito in caso di perdita del lavoro o diminuzione del 25% senza aspettare le scadenze fiscali.

Tutto pronto per la partenza del nuovo Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente che viene utilizzato per fissare importanti parametri della vita della famiglia, dall’accesso agli asili al pagamento delle tasse universitarie, passando per le detrazioni su alcuni servizi pubblici.

Come aveva annunciato qualche giorno fa il Ministero del Lavoro, oggi è il giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione del nuovo modello di dichiarazione necessario per ottenere l’Isee, insieme alle relative istruzioni per la compilazione, firmato lo scorso 7 novembre. La pubblicazione di oggi permetterà di rendere pienamente operativa la riforma dell’Isee, a partire dal 1° gennaio. La normativa, infatti, prevede l’utilizzo delle nuove regole a partire dai trenta giorni successivi all'entrata in vigore del decreto (cioè, complessivamente, il 45esimo giorno dopo la pubblicazione). Il ministro Giuliano Poletti ha sottolineato nel recente passato la soddisfazione per il risultato: “È un impegno che avevo preso in Parlamento il 2 ottobre scorso e che avevo già comunicato in incontri istituzionali con i responsabili delle politiche sociali delle Regioni e dell'Anci sin da luglio. Con l’anno nuovo questo fondamentale tassello necessario alla riforma del nostro sistema di welfare potrà finalmente essere operativo. Il nuovo Isee ci permetterà di identificare meglio le condizioni di bisogno della popolazione, consentendoci allo stesso tempo di contrastare le tante pratiche elusive ed evasive, purtroppo ancora diffuse nel nostro paese”, ha dichiarato nei giorni scorsi. Dal dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali hanno ricordato che le principali novità nel nuovo modello di dichirazione sostitutiva unica (Dsu) riguardano: la possibilità di presentare una dichiarazione semplificata che riguarderà la gran parte delle situazioni ordinarie; per le altre situazioni, una dichiarazione fatta a “moduli”, ciascuno specifico di una particolare prestazione o condizione del beneficiario (ad esempio: richiesta di prestazioni socio-sanitarie con un nucleo ristretto per facilitare la persona con disabilità ovvero prestazioni universitarie quando lo studente non è nel nucleo familiare di origine...).

Con le nuove regole sarà possibile aggiornare la propria situazione economica quando si perde il lavoro (più in generale quando il reddito diminuisce di almeno il 25%) senza aspettare che il peggioramento delle condizioni venga prima registrato dalle dichiarazioni fiscali; si potrà in questi casi presentare una dichiarazione particolare per ottenere l’Isee corrente. Per il cittadino, una semplificazione deriverà dal fatto che molte informazioni, come il reddito complessivo, non saranno più richieste al cittadino in sede di dichiarazione, ma direttamente recuperate negli archivi.

 

Vincenzo D’Andò