Diario quotidiano dell’11 novembre 2014: lavoro intermittente: settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo

Pubblicato il 11 novembre 2014

modelli Intrastat ed altre misure: semplificazioni fiscali o complicazioni?; é partito a Roma il congresso mondiale dei commercialisti; MISE: aggiornate le faq sulla “nuova Sabatini”; sesta procedura di salvaguardia: richieste da presentare entro il 5 gennaio 2015; lavoro intermittente: settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo; somministrazione irregolare, distacco illecito e “lavoro nero”; dimissioni dei lavoratori/genitori; natura dell’impresa familiare; tassabilità ai fini dell’imposta di registro delle sentenze emesse su appello delle pronunce del giudice di pace; cessioni all’esportazione: sentenza Corte di Giustizia UE - nuovo orientamento

 

 Indice:

 1) Modelli Intrastat ed altre misure: semplificazioni fiscali o complicazioni ?

 2) E’ partito a Roma il congresso mondiale dei commercialisti

 3) MISE: aggiornate le faq sulla “nuova Sabatini”

 4) Sesta procedura di salvaguardia: richieste da presentare entro il 5 gennaio 2015

 5) Lavoro intermittente: settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo

 6) Somministrazione irregolare, distacco illecito e “lavoro nero”

 7) Dimissioni dei lavoratori/genitori

 8) Natura dell’impresa familiare

 9) Tassabilità ai fini dell’imposta di registro delle sentenze emesse su appello delle pronunce del giudice di pace

 10) Cessioni all’esportazione: sentenza Corte di Giustizia UE - nuovo orientamento

 

 

1) Modelli Intrastat ed altre misure: semplificazioni fiscali o complicazioni?

L’iscrizione nell’archivio Vies sarà immediata, non sarà più necessario attendere 30 giorni, tuttavia il contribuente che non presenterà gli elenchi Intrastat, per quattro trimestri successivi all’inclusione nell’archivio VIES (in genere, poiché non ha effettuato operazioni intracomunitarie) verrà automaticamente cancellato dall’archivio.

Anche se l’esclusione dall’archivio Vies dovrà essere preceduta da una comunicazione delle Entrate, per consentire allo stesso contribuente di potersi giustificare in merito alla mancata presentazione degli elenchi (affinché venga scongiurata l’estromissione dalla banca dati), rimane sempre un controsenso una simile disposizione che è, peraltro, contenuta nel cd. Decreto semplificazioni approvato dal governo il 30 ottobre scorso.

La precompilata complica

Per precompilare la dichiarazione 730 l’Agenzia delle entrate potrà utilizzare le informazioni presenti nella dichiarazione dell’anno precedente, i versamenti effettuati tramite F24, i dati trasmessi dalle banche, dagli enti previdenziali e dai datori di lavoro. I cittadini avranno tempo per verificare la correttezza dei dati precompilati, modificarli od integrarli dal 15 aprile al 7 luglio, data entro la quale si dovrà inviare in via telematica la dichiarazione dei redditi.

Ebbene anche per tale disposizione emergono delle perplessità. Il contribuente, dopo avere richiesto una consulenza magari a pagamento, si troverebbe così ad inviare da solo ed in autonomia la propria dichiarazione ?. Siamo sicuri che si tratti davvero di semplificazioni?.

Regime dei minimi non aiuta

Ed ancora, come affermato il 31 ottobre 2014 dall’Unione nazionale giovani dei dottori commercialisti, il regime dei minimi non aiuta, resta inopportuna la scelta del governo, le diverse imposizioni fiscali moltiplicano gli adempimenti per tutti.

 

2) E’ partito a Roma il congresso mondiale dei commercialisti

“2020 vision – Learning from the past, building the future” il titolo della manifestazione. Nella capitale quattromila professionisti economici da tutto il mondo. Confronto a tutto campo su fisco, finanza e economia con esperti mondiali del settore. Il via alle 16,30, all’Auditorium Parco della Musica, con una relazione del presidente nazionale dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi.

Quattromila professionisti economici provenienti da tutto il mondo, più di 140 delegazioni di diversi istituti e Paesi, oltre 200 relatori, tre sessioni plenarie, 30 sessioni di lavoro parallele. Sono i numeri del XIX Congresso mondiale dei commercialisti che si apre oggi alle 16,30 a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, con una relazione del presidente nazionale dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi.

“Imparare dal passato, costruire il futuro” è il titolo scelto per l’evento che si chiuderà il 13 novembre. Un titolo con il quale si intende sottolineare l’esperienza in costante evoluzione che i professionisti economici di tutto il mondo mettono a disposizione per il buon funzionamento dell’economia globale.

Il Congresso si concentrerà sulle principali questioni aperte in ambito fiscale, economico e finanziario, fornendo un’opportunità di confronto tra professionisti economici, rappresentanti di istituzioni politiche e accademiche internazionali, dirigenti di aziende multinazionali.

Le sessioni plenarie saranno dedicate rispettivamente a “La finanza aziendale: innovazione e solidità per riemergere e crescere” (11 novembre), “Trasparenza e accountability del settore pubblico: la via verso la crescita economica” (12 novembre), “Pensare integrato: un approccio per migliorare la performance aziendale e generare valori” (13 novembre).

L’evento è organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dall’International Federation of Accountants (IFAC), l’organizzazione mondiale della professione economico-contabile, presieduta dall’americana Olivia Kirtley, che rappresenta 179 istituti della professione in 130 paesi e più di 2 milioni e mezzo di professionisti che operano nella libera professione, nel settore pubblico e nell'industria.

“Questo congresso – afferma il presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi – si tiene in un periodo in cui, sebbene in maniera differente, gli effetti della crisi continuano a farsi sentire in tutto il mondo. Ovunque i commercialisti sono calati nel tessuto economico delle realtà in cui operano. Sarà interessante mettere a confronto le diverse esperienze ed idee che emergeranno nel corso di questo evento. In particolare, credo sarà importante seguire il dibattito su temi quali accesso al credito, sviluppo e valori sociali, sistemi di tassazione e politiche fiscali e accountability del settore pubblico e privato. Portare a Roma quattromila professionisti economici ha comportato uno sforzo organizzativo davvero rilevante per i commercialisti italiani. Uno sforzo che sarà sicuramente ripagato dal livello della discussione e delle proposte che ne scaturiranno”

“L’associazione che ho l’onore di presiedere – afferma la presidente di Ifac, Olivia Kirtley - rappresenta milioni di professionisti che, in ogni angolo del mondo, hanno il polso della situazione economica. La lezione che traiamo da questi anni difficili è che occorre maggiore trasparenza e responsabilità dei governi, che devono porre mano ad una riforma dei sistemi di rendicontazione finanziaria nel settore pubblico. Sicurezza e affidabilità sono la base sulle quali radicare la crescita e la sostenibilità di lungo periodo. Per realizzare una forte ripresa – continua la Kirtley – è fondamentale la coerenza a livello globale dei sistemi di regolamentazione, di standard e di tassazione”.

(CNDCEC, nota del 9 novembre 2014)

 

3) MISE: aggiornate le faq sulla “nuova Sabatini”

Il Ministero dello Sviluppo Economico, lo scorso 5 novembre 2014, ha pubblicato nuove risposte alle domande frequenti (FAQ) relative all’agevolazione c.d. “nuova Sabatini”.

Il MISE ha chiarito aspetti riguardanti, tra l’altro:

- modalità e termini di presentazione delle domande;soggetti ammissibili;

- settori di attività;

- spese ammissibili;

- contributo;

- cumulabilità;erogazione;

- banche e intermediari finanziari di riferimento.

Come è noto, si tratta dell’agevolazione che è stata introdotta dall’art. 2, del D.L. n. 69/2013, ed è rivolta alle PMI che realizzano investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Gli intermediari dovranno individuare le residenze fiscali di soggetti con conti finanziari

il Dipartimento delle Finanze ha fornito delle anticipazioni sulla trasmissione delle informazioni alle autorità nazionali.

In particolare, gli intermediari, a decorrere dal 2016, dovranno raccogliere le informazioni necessarie per smascherare la residenza fiscale dei soggetti, sia persone fisiche sia giuridiche, titolari di conti finanziari. Qualora dalle verifiche risultasse che il soggetto ha residenza fiscale in un paese aderente al Comon reporting standard (CRS) scatterà in automatico la condivisione dei dati con l’Amministrazione Finanziaria nazionale dell’intermediario.

Solidarietà dell’Agenzia alla famiglia Polce

In riferimento alla notizia apparsa su numerosi organi di stampa, l’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 131 del 10 novembre 2014, esprime tutta la propria solidarietà alla signora Rosa Polce. Nel merito, ritiene comunque opportuno precisare che il pagamento dell’imposta di registro è stato richiesto a tutte le parti del processo, come prevede la Legge, in quanto la Cancelleria del Tribunale non ha attivato la procedura per la registrazione a debito. In assenza di ciò, l’Agenzia non ha potuto fare altro che registrare la sentenza nei modi ordinari, notificando, quindi, l’avviso anche alla signora Polce.

A fronte della spiacevole circostanza, l’Ufficio dell’Agenzia ha comunque già provveduto a contattare la signora e ad annullare in autotutela l’avviso di liquidazione.

Ecco di seguito la ricostruzione dell’incresciosa vicenda:

Ottiene condanna assassino figlia, ma deve pagare 7.500 euro

L’assassino della figlia è nullatenente, la cartella esattoriale notificata alla parte lesa

Riesce ad avere giustizia per l’omicidio della figlia ma poiché l’assassino è nullatenente, al termine del procedimento civile, l’Agenzia delle entrate si rivale sulla madre della vittima chiedendole 7500 euro per l’omesso pagamento di imposte e oneri accessori dovuti sulla sentenza civile. A rendere nota la storia, sono gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali di Rosa Polce, madre di Carmen Polce, uccisa nel 2005 in un’abitazione del Casertano dal convivente, con un colpo contundente alla testa. Dopo dieci anni, a Rosa Polce è stato notificato un avviso di liquidazione dell’imposta - irrogazione delle sanzioni di 7.517,50 euro. In sede civile il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato il responsabile del delitto a un risarcimento danni di centomila euro, cifra che l’uomo non può versare perchè nullatenente. Nella cartella si legge che sono solidalmente obbligati al pagamento delle imposte tutte le parti in causa. E quindi, se l’assassino risulta nullatenente, come in questo caso, dicono i due avvocati, non solo la famiglia non ottiene alcun risarcimento, ma deve pagare allo Stato unimposta di registro alle stelle. Come dire che al danno si aggiunge anche la beffa. Gli avvocati Pisani hanno, quindi, chiesto che la cartella esattoriale inviata a Rosa Polce venga annullata. E’ cosi è stato (come dal suddetto comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate del 10 novembre 2014).

 

4) Sesta procedura di salvaguardia: richieste da presentare entro il 5 gennaio 2015

Il Ministero del Lavoro ha emanato la circolare n. 27 del 7 novembre 2014, relativa alla sesta salvaguardia per i lavoratori esodati.

Detti lavoratori devono presentare le richieste entro il 5 gennaio 2015

La circolare contiene le istruzioni operative per le Direzioni territoriali del lavoro in relazione alla VI procedura di salvaguardia di cui alla legge 10 ottobre 2014, n. 147, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 246 del 22 ottobre 2014 (S.O. n. 80).

La circolare è corredata, tra l’altro, dal modello di istanza che dovrà essere presentata dai lavoratori rientranti nelle categorie previste dall’articolo 2, comma 1, della legge 10 ottobre 2014, n. 147.

I lavoratori devono, peraltro, osservare le seguenti modalità:

Per i soggetti di cui alla lettera c):

- l’istanza dei soggetti cessati in ragione di accordi ai sensi degli artt. 410, 411 e 412-ter del c.p.c. deve essere presentata presso la DTL innanzi alla quale detti accordi sono stati sottoscritti;

- negli altri casi, l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza del lavoratore.

Per i soggetti di cui alla lettera d), l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza dell'istante.

Per i soggetti di cui alla lettera e), l’istanza deve essere presentata presso la DTL competente in base alla residenza del lavoratore cessato.

Le domande dovranno, inoltre, essere trasmesse – utilizzando la modulistica allegata alla circolare stessa - dai lavoratori interessati o dai soggetti abilitati (patronati, consulenti del lavoro e dottori commercialisti che curano gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale), alle competenti DTL, all’indirizzo di posta elettronica certificata delle medesime o all'indirizzo di posta elettronica dedicato o, in via alternativa, tramite Raccomandata A/R.

 

5) Lavoro intermittente: settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 26 del 7 novembre 2014, ha risposto ad un quesito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, in merito alla corretta interpretazione dell’art. art. 34, comma 2 bis, D.Lgs. n. 276/2003, concernente il limite delle 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di 3 anni solari fissato per l’utilizzo di prestazioni di lavoro intermittente.

In particolare, l’istante chiede se l’eccezione per i settori del turismo, pubblici esercizi e spettacolo, contemplata dalla disposizione normativa sopra citata, si riferisca al CCNL applicato ai rapporti di lavoro intermittente ovvero al settore di appartenenza dei datori di lavoro individuato come codice attività ATECO.

Il Ministero ha così risposto:

“…Ai fini della individuazione dei datori di lavoro interessati dalla eccezione in argomento è possibile ricorrere ai criteri già utilizzati in relazione alle comunicazioni “semplificate” di instaurazione dei rapporti di lavoro, esplicitati con note n. 2369 del 16 febbraio 2012 e n. 4269 del 26 marzo 2012.

In altri termini i datori di lavoro interessati sono:

– quelle iscritti alla Camera di Commercio con il codice attività ATECO 2007 corrispondente ai citati settori produttivi;

– quelli che, pur non rientrando nel Codice ATECO corrispondente ai settori in questione, svolgano attività proprie del settore turismo, pubblici esercizi e spettacolo applicando i relativi contratti collettivi.”.

 

6) Somministrazione irregolare, distacco illecito e “lavoro nero”

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 27 del 7 novembre 2014, ha risposto ad un quesito di Confimi Impresa , in merito alla corretta interpretazione degli artt. 27, comma 2, e 30, comma 4 bis, D.Lgs. n. 276/2003, concernenti le ipotesi di somministrazione irregolare e di distacco illecito.

In particolare, l’istante chiede se nei suddetti casi possa essere riscontrata anche la fattispecie del “lavoro nero” ai fini dell’applicazione del regime sanzionatorio della maxisanzione di cui alla L. n. 183/2010, nonché per l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale di cui all’art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008.

Il Ministero ha spiegato che:

<<…Sulla base di quanto sino ad ora evidenziato, pertanto, la circostanza che il lavoratore sia considerato dipendente dell’effettivo utilizzatore della prestazione non è sempre “automatica”, potendo dipendere dalla iniziativa del primo di ricorrere al Giudice. Ciò, in particolare, avviene nei casi di somministrazione irregolare – e cioè “quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 20 e 21, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e)” – ovvero, come già chiarito, quando il distacco sia “illecito” cioè avvenga in violazione di quanto disposto dal comma 1 dell’art. 30 del Decreto che introduce i noti requisiti dell’interesse e della temporaneità del distacco.

Ferme restando le specifiche misure sanzionatorie di cui all’art. 18 del D.Lgs. n. 276/2003, l’effettivo utilizzatore potrebbe essere considerato a tutti gli effetti il datore di lavoro del personale utilizzato in forza di una somministrazione irregolare o di un distacco illecito con la conseguenza,in entrambi i casi, che “tutti gli atti compiuti dal [somministratore–distaccante] per la costituzione o la gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti dal soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione” (art. 27, comma 2, del D.Lgs. n. 276/2003 richiamato altresì dall’art. 30, comma 4 bis dello stesso Decreto).

In dette ipotesi, pertanto, l’applicabilità di tale disposizione esclude “in radice” la possibile applicazione delle sanzioni per lavoro “nero” e delle altre sanzioni amministrative legate agli adempimenti di costituzione e gestione del rapporto di lavoro.

Al di là delle ipotesi descritte si ritengono comunque inapplicabili dette sanzioni anche nelle ipotesi in cui il contratto di somministrazione sia nullo per assenza di forma scritta (art. 21, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003) e nelle ipotesi in cui il distacco sia illecito e ad esso non segua l’iniziativa giudiziale del lavoratore.

In entrambi i casi, infatti, trattasi di fattispecie autonome del tutto distinte e peculiari, in quanto presuppongono che l’utilizzazione dei lavoratori sia avvenuta in forza di un accordo tra somministrante/distaccante e utilizzatore. Tale elemento, peraltro verificabile in ragione della esistenza di adempimenti retributivi e contributivi in capo al somministratore/distaccante, determina una peculiarità della fattispecie che non a caso trova una specifica disciplina sanzionatoria nell’ordinamento in quanto il bene giuridico tutelato è chiaramente diverso da quello presieduto dalle sanzioni per lavoro “nero” o da quelle legate alla assenza di adempimenti dicostituzione e gestione del rapporto di lavoro.

In tali ipotesi esiste infatti una “tracciabilità” circa l’esistenza di un rapporto di lavoro ed i connessi adempimenti retributivi e contributivi che, pur facendo capo ad un datore di lavoro che non è l’effettivo utilizzatore delle prestazioni, certamente inducono a ritenere tali comportamenti meno lesivi rispetto a chi ricorre al lavoro “nero” tout court. Ne consegue che, nelle ipotesi in questione, non sarebbe in linea con il quadro normativo e con i criteri di ragionevolezza che sottendono l’interpretazione del complessivo assetto della disciplina sanzionatoria, l’applicazione sia delle sanzioni per somministrazione e distacco illecito, sia delle sanzioni amministrative per lavoro “nero” o legate agli adempimenti di costituzione e gestione del rapporto di lavoro del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.>>.

 

7) Dimissioni dei lavoratori/genitori

Niente preavviso fino all’anno del bambino. Dimissioni della lavoratrice madre-lavoratore padre: Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 28 del 7 novembre 2014, ha risposto ad un quesito di ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari), in merito alla corretta interpretazione dell’art. 55, comma 5, D.Lgs. n. 151/2001, concernente la possibilità della lavoratrice madre o del lavoratore padre di presentare le dimissioni senza l’osservanza del preavviso sancito dall’art. 2118 c.c.

In particolare, è stato chiesto se la disposizione si riferisca alle dimissioni presentate durante il primo anno di vita del bambino, ovvero a quelle comunicate al datore di lavoro entro il compimento del terzo anno.

Il Ministero del Lavoro ha ricordato che le modifiche introdotte dalla Legge n. 92/2012 all’art. 55, comma 4, D.Lgs. n. 151/2001, comportano che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore nel corso dei primi tre anni di vita del bambino, devono essere convalidate dal servizio ispettivo della DTL.

Tale disposizione ha esteso ai primi tre anni di vita del bambino il periodo in cui è necessario attivare la procedura di convalida, al fine di predisporre una tutela rafforzata volta a salvaguardare la genuinità della scelta da parte della lavoratrice o del lavoratore.

Tuttavia, chiarisce il Ministero, le modifiche relative all’estensione temporale riguardano esclusivamente la procedura di convalida delle dimissioni stesse per cui la previsione di cui all’art. 55, comma 5, in forza della quale, in caso di dimissioni, la lavoratrice o il lavoratore non sono tenuti al preavviso, si riferisce alle dimissioni presentate nel periodo in cui sussiste il divieto di licenziamento e cioè fino al compimento di un anno di età del bambino.

 

8) Natura dell’impresa familiare

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23676 del 6 novembre 2014, sono intervenute sulla natura giuridica dell’impresa familiare prevista dall’art. 230 bis c.c. .

La Suprema Corte, dopo aver affermato che alcune indecisioni interpretative sono dovute al Legislatore che ha parlato di “impresa” cosa che poteva condurre ad ipotizzare forme di conduzione societaria, sostiene che non si possa parlare di società in quanto ciò appare precluso dalla specifica disciplina patrimoniale: partecipazione agli utili, acquisto di beni, incrementi, avviamento in proporzione all’attività prestata.

L’impresa familiare, introdotta dal Legislatore, nell’ambito della revisione del diritto di famiglia, ha “natura residuale rispetto ad ogni altro rapporto negoziale eventualmente negoziabile”.

 

9) Tassabilità ai fini dell’imposta di registro delle sentenze emesse su appello delle pronunce del giudice di pace

Via libera all’esenzione da bollo e registro per le piccole cause. Non dovuti per le sentenze di appello alle pronunce del Giudice di Pace.

Nessun pagamento dell’imposta di registro e di bollo sulle sentenze relative alle cause di valore più modesto. È quanto chiarisce la risoluzione n. 97/E dell’Agenzia delle Entrate del 10 novembre 2014 che, alla luce del recente orientamento della Corte di Cassazione, estende l’esenzione anche alle sentenze di appello dei provvedimenti del Giudice di Pace.

Per le cause e le attività conciliative “in sede non contenziosa” di valore non superiore ai 1.033,00 euro, il pagamento dell’imposta di bollo e di registro non è dovuto, anche per gli atti e i provvedimenti emessi dai giudici ordinari nei successivi gradi di giudizio.

L’esenzione dall’imposta di registro non è più ristretta alle pronunce del Giudice di Pace (art. 46 della legge n. 374/1991), ma anche alle relative sentenze di appello del tribunale ordinario.

 

10) Cessioni all’esportazione: sentenza Corte di Giustizia UE - nuovo orientamento

Il regime di non imponibilità, proprio delle esportazioni, si applica sia quando il bene sia stato esportato entro i 90 giorni, ma il cedente ne acquisisca la prova oltre il termine dei 30 giorni previsto per eseguire la regolarizzazione, sia quando il bene esca dal territorio comunitario dopo il decorso del termine di 90 giorni previsto dall’articolo 8, primo comma, lettera b), del DPR n. 633 del 1972, purché, ovviamente, sia acquisita la prova dell’avvenuta esportazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 98/E del 10 novembre 2014, emessa riguardo alle cessioni all’esportazione di cui all’articolo 8, primo comma, lettera b), del DPR 26 ottobre 1973, n. 633 – Sentenza Corte di Giustizia UE emessa il 19 dicembre 2013 nel procedimento C-563/12 – nuovo orientamento.

L’Agenzia ritiene, quindi, possibile recuperare l’Iva nel frattempo versata ai sensi dell’articolo 7, comma 1, del decreto n. 471 del 1997.

In particolare, per quanto concerne le modalità di recupero dell’imposta versata in sede di regolarizzazione, il contribuente potrà procedere all’emissione di una nota di variazione ex articolo 26, secondo comma, del DPR n. 633 del 1972, entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello in cui è avvenuta l’esportazione.

In alternativa, il contribuente potrà sempre azionare la richiesta di rimborso ai sensi dell'articolo 21 del D.Lgs. n. 546 del 1992, entro il termine di due anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto del rimborso.

E' evidente, infine, che laddove la merce risulti esportata oltre i 90 giorni ma, comunque, entro i 30 giorni previsti, ai fini della regolarizzazione, dall’articolo 7, comma 1, dei decreto n. 471 del 1997, e si abbia prova dell’avvenuta esportazione, il contribuente potrà esimersi dal versamento dell’imposta senza per questo incorrere in alcuna violazione sanzionabile.

Dunque, in relazione alla disciplina interna, rispetto all’orientamento della Corte, emerge che il termine di 90 giorni stabilito dall’articolo 8, primo comma, lettera b), del DPR n. 633 del 1972, entro il quale la merce deve essere esportata affinché la cessione sia considerata un’operazione non imponibile ai fini dell’IVA, non contrasta con la Direttiva comunitaria.

Parimenti, risulta aderente al tessuto comunitario anche la procedura di regolarizzazione prevista dall’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo n. 471 del 1997, da attuare, da parte del cedente nazionale, allo spirare del suddetto termine di 90 giorni, laddove non abbia la prova che il bene è uscito dal territorio nazionale.

 

Vincenzo D’Andò