Diario quotidiano del 10 novembre 2014: vediamo le principali norme della nuova Legge sul nuovo processo civile

 

Indice:

 1) Le imprese possono iniziare l’attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune

 2) La disciplina sulle imprese familiari non si concilia con quella sulle società

 3) Rimborso imposte: possibile il ricorso contro il silenzio rifiuto del Fisco anche prima dello spirare dei termini di controllo

 4) Misure futuribili per il contrasto dell’evasione fiscale

 5) Operazioni inesistente: Iva indetraibile

 6) Convenzione tra l’Inps e la Provincia Autonoma di Trento per l’erogazione di un sussidio provinciale denominato “Reddito di Attivazione”

 7) Governo: Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria

 8) Legge sul nuovo processo civile

 9) Assunzioni di giovani: domande per l’incentivo

 10) Normativa trasparenza e anticorruzione: vademecum sui termini di applicazione e adempimenti a carico degli Ordini territoriali del CNDCEC

 

 

1) Le imprese possono iniziare l’attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune

Le imprese possono avviare le attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio.

E’ quanto viene precisato dal Ministero dello sviluppo economico, con il parere n. 188379 del 27 ottobre 2014.

Dunque, l’avvio dell’attività di acconciatore, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 174/2005 e dal Decreto legislativo 147/2012, è soggetto alla sola segnalazione certificata di inizio attività. Nella vigente disciplina sono venuti meno i compiti di accertamento e certificazione dei requisiti professionali in precedenza attribuiti alle Commissioni provinciali per l’artigianato, mentre la verifica dei requisiti professionali dichiarati nella SCIA è ora trasferita ai Comuni, in attuazione del primo comma dell’articolo 118 della Costituzione. Viene richiamato, al riguardo, quanto già espresso dal Mise nella circolare n. 3656/C del 12 settembre 2012, laddove si evidenziava che «deve ritenersi quindi ormai chiarito che le imprese possano avviare le attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio, al quale spetta la verifica del possesso dei requisiti professionali, salvi gli adempimenti e le verifiche di competenza delle stesse Commissioni provinciali dell’artigianato o degli uffici competenti a tal fine individuati dalla normativa regionale, relativamente e limitatamente all’eventuale riconoscimento della qualificazione artigiana».

 

2) La disciplina sulle imprese familiari non si concilia con quella sulle società

L’impresa familiare è “incompatibile” con la disciplina di qualsiasi tipo di società.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 23676 del 6 novembre 2014, che ha, così, risolto un dubbio interpretativo venutosi a creare per l’assenza nel testo dell’art. 230 bis c.c., dell’esercizio in forma societaria di un’impresa familiare. Alla tesi più restrittiva, quella poi accettata dalle sezioni unite, se ne contrapponeva una più elastica, con aperture nei riguardi delle SpA e delle Srl unipersonali e, con riguardo alle società a responsabilità limitata, anche con spiragli per il modello plurisoggettivo a causa dell’accentuarsi della connotazione personale acquisita con la riforma del diritto societario del 2003.

Nell’affrontare la questione, la Suprema Corte sottolinea come l’incertezza si sia venuta a creare anche per l’utilizzo da parte del legislatore del termine “impresa”, definizione di per sè neutra, “lasciando adito alla possibile inclusione anche dell’impresa collettiva, esercitata in forma societaria”. Tuttavia, l’elemento che maggioramente caratterizza l’impresa familiare, come delineata dal Codice, e la rende irriducibile a una qualsiasi tipologia societaria è la disciplina patrimoniale sulla partecipazione del familiare agli utili e ai beni acquistati con questi e anche agli incrementi dell’azienda, con riferimento all’avviamento,…

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