Diario quotidiano del 10 novembre 2014: vediamo le principali norme della nuova Legge sul nuovo processo civile

Pubblicato il 10 novembre 2014



le imprese possono iniziare l’attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune; la disciplina sulle imprese familiari non si concilia con quella sulle società; rimborso imposte: possibile il ricorso contro il silenzio rifiuto del Fisco anche prima dello spirare dei termini di controllo; misure futuribili per il contrasto dell’evasione fiscale; operazioni inesistente: Iva indetraibile; convenzione tra l’Inps e la Provincia Autonoma di Trento per l’erogazione di un sussidio provinciale denominato “Reddito di Attivazione”; governo: Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria; legge sul nuovo processo civile; assunzioni di giovani: domande per l’incentivo;normativa trasparenza e anticorruzione: vademecum sui termini di applicazione e adempimenti a carico degli Ordini territoriali del CNDCEC

 

Indice:

 1) Le imprese possono iniziare l’attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune

 2) La disciplina sulle imprese familiari non si concilia con quella sulle società

 3) Rimborso imposte: possibile il ricorso contro il silenzio rifiuto del Fisco anche prima dello spirare dei termini di controllo

 4) Misure futuribili per il contrasto dell’evasione fiscale

 5) Operazioni inesistente: Iva indetraibile

 6) Convenzione tra l’Inps e la Provincia Autonoma di Trento per l’erogazione di un sussidio provinciale denominato “Reddito di Attivazione”

 7) Governo: Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria

 8) Legge sul nuovo processo civile

 9) Assunzioni di giovani: domande per l’incentivo

 10) Normativa trasparenza e anticorruzione: vademecum sui termini di applicazione e adempimenti a carico degli Ordini territoriali del CNDCEC

 

 

1) Le imprese possono iniziare l’attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune

Le imprese possono avviare le attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio.

E’ quanto viene precisato dal Ministero dello sviluppo economico, con il parere n. 188379 del 27 ottobre 2014.

Dunque, l’avvio dell’attività di acconciatore, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 174/2005 e dal Decreto legislativo 147/2012, è soggetto alla sola segnalazione certificata di inizio attività. Nella vigente disciplina sono venuti meno i compiti di accertamento e certificazione dei requisiti professionali in precedenza attribuiti alle Commissioni provinciali per l’artigianato, mentre la verifica dei requisiti professionali dichiarati nella SCIA è ora trasferita ai Comuni, in attuazione del primo comma dell’articolo 118 della Costituzione. Viene richiamato, al riguardo, quanto già espresso dal Mise nella circolare n. 3656/C del 12 settembre 2012, laddove si evidenziava che «deve ritenersi quindi ormai chiarito che le imprese possano avviare le attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio, al quale spetta la verifica del possesso dei requisiti professionali, salvi gli adempimenti e le verifiche di competenza delle stesse Commissioni provinciali dell’artigianato o degli uffici competenti a tal fine individuati dalla normativa regionale, relativamente e limitatamente all’eventuale riconoscimento della qualificazione artigiana».

 

2) La disciplina sulle imprese familiari non si concilia con quella sulle società

L’impresa familiare è “incompatibile” con la disciplina di qualsiasi tipo di società.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 23676 del 6 novembre 2014, che ha, così, risolto un dubbio interpretativo venutosi a creare per l’assenza nel testo dell’art. 230 bis c.c., dell’esercizio in forma societaria di un’impresa familiare. Alla tesi più restrittiva, quella poi accettata dalle sezioni unite, se ne contrapponeva una più elastica, con aperture nei riguardi delle SpA e delle Srl unipersonali e, con riguardo alle società a responsabilità limitata, anche con spiragli per il modello plurisoggettivo a causa dell’accentuarsi della connotazione personale acquisita con la riforma del diritto societario del 2003.

Nell’affrontare la questione, la Suprema Corte sottolinea come l’incertezza si sia venuta a creare anche per l’utilizzo da parte del legislatore del termine “impresa”, definizione di per sè neutra, “lasciando adito alla possibile inclusione anche dell’impresa collettiva, esercitata in forma societaria”. Tuttavia, l’elemento che maggioramente caratterizza l’impresa familiare, come delineata dal Codice, e la rende irriducibile a una qualsiasi tipologia societaria è la disciplina patrimoniale sulla partecipazione del familiare agli utili e ai beni acquistati con questi e anche agli incrementi dell'azienda, con riferimento all’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato anche al di fuori dell'impresa e non in proporzione alla quota di partecipazione.

Ancora più stridente, osserva la Corte, con il sistema delle regole societarie è poi il riconoscimento di diritti corporativi al familiare del socio, “tale da introdurre un inedito metodo collegiale maggioritario, integrato con la presenza dei familiari dei soci, nelle decisioni concernenti l’impiego degli utili, degli incrementi e altresì la gestione straordinaria e gli indirizzi produttivi; e financo la cessazione dell'impresa stessa”. Previsioni queste in contrasto insanabile con il diritto delle società, dove la titolarità delle decisioni è riservata, di volta in volta, ai soci o agli amministratori, in forme e competenze previste di solito da norme inderogabili, ma concordi nell'escludere soggetti estranei alla compagine sociale.

Infine, emerge poi come l’impresa familiare abbia “natura residuale rispetto a ogni altro rapporto negoziale eventualmente configurabile”.

 

3) Rimborso imposte: possibile il ricorso contro il silenzio rifiuto del Fisco anche prima dello spirare dei termini di controllo

Possibile opporsi al silenzio rifiuto del rimborso anche prima dei quattro anni dalla dichiarazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23506 del 4 novembre 2014, ha stabilito che il contribuente può agire contro il silenzio rifiuto relativo all’istanza di rimborso del credito risultante dalla dichiarazione dei redditi anche prima di quattro anni dalla presentazione della stessa, ossia il periodo entro cui l'Amministrazione Finanziaria può effettuare il controllo formale del Modello Unico.

In particolare, la Suprema Corte ha chiarito che sia il termine di cui all’art. 36-bis, del D.P.R. n. 600/1973 (termine per la liquidazione delle imposte) sia il termine di cui all’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973 (relativo all’accertamento) non impedise al contribuente, che vanta un diritto al rimborso per crediti esposti in dichiarazione, di opporsi al silenzio del Fisco sulla richiesta di rimborso formulata in sede di dichiarazione dei redditi.

Nel caso di specie, un contribuente presentava al Fisco la propria dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2006. Dalla suddetta dichiarazione emergeva un credito Irpef richiesto a rimborso. Non avendo ottenuto soddisfazione delle proprie ragioni di credito, nel 2008, provvedeva a sollecitare il rimborso e, venutosi a formare il silenzio rifiuto dei 90 giorni, presentava ricorso in Commissione Tributaria. Il ricorso ed il successivo appello venivano rigettati con la motivazione che non sarebbe ammessa dal nostro ordinamento legislativo la possibilità di formulare ricorso anteriormente allo spirare del termine concesso all’Erario per accertare i redditi dichiarati.

La Suprema Corte, ha, invece, respinto la tesi (erronea) avanzata dalle Commissioni tributarie affermando che i termini per il controllo formale delle dichiarazioni e per il controllo sostanziale delle stesse non esercitano alcuna influenza sul diritto del contribuente ad agire entro l’ordinario termine di prescrizione decennale avverso il silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione sulla richiesta di rimborso formulata in sede di dichiarazione dei redditi.

 

4) Misure futuribili per il contrasto dell’evasione fiscale

Una profonda rivisitazione della disciplina degli studi di settore per dare impulso al contrasto dell’evasione fiscale.

Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, in questi giorni ha delineato quelle che sono le nuove strategie da applicare per il futuro.

Le direttrici lungo cui muoversi sono quelle che vanno dagli studi di settore, agli scontrini fiscali fino alla disciplina dell'abuso del diritto, ritenuta necessaria per dare maggiori certezze a Fisco e imprese.

Studi di settore quale ausilio alla selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo

Orlandi sostiene che il rinnovo profondo degli studi di settore possa essere la strada giusta per la lotta all’evasione fiscale.

Tuttavia, questa volta non si dovrà procedere ad un semplice restyling dello strumento per tener conto del peggioramento della situazione economica, ma sarà necessario operare un cambiamento di filosofia di utilizzo degli studi.

Secondo il Direttore delle Entrate, infatti, gli “studi di settore profondamente rinnovati possono rappresentare un efficace strumento per indicare preventivamente il potenziale risultato, anche fiscale, che deriva dall'impiego dei fattori della produzione”. “Gli studi rivisitati possono costituire un valido ausilio alle imprese per la propria crescita e la corretta gestione”, così che si possa esaltare “la capacità di utilizzo dello strumento quale ausilio alla selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo”.

Scontrini fiscali “in soffitta”

Scontrini fiscali non più necessari poiché inefficaci e, peraltro, sostituibili dalla tracciabilità dei pagamenti.

Occorre, infatti, arrivare ad una completa tracciabilità delle movimentazioni finanziarie, tramite l’abbandono di alcuni strumenti risultati inefficaci come, per esempio, i registratori di cassa per l'emissione delle ricevute fiscali e degli scontrini. “In prospettiva”, dunque, sarà possibile alleggerire le imprese da oneri eccessivi e, allo stesso tempo, evitare all’Amministrazione finanziaria il peso di effettuare controlli massivi sul territorio. L’auspicio del Direttore è quello che la fatturazione elettronica, in atto operativa solo nei confronti della PA, possa essere estesa anche ai rapporti tra le imprese (ma qui occorre che l’Amministrazione finanziaria si accolli tutte le spese di gestione della fattura elettronica, basti pensare ai costi per il software, per la conservazione sostitutiva, e cosi via, magari con l’ausilio della Sogei che proceda a distribuire degli idonei e semplici prodotti informatici in maniera gratuita per tutti, sia imprese sia professionisti sia enti non commerciali sia altri soggetti).

Per quanto riguarda la disciplina dell’abuso di diritto, essa è considerata dalla Orlandi come una “via maestra per dare all'amministrazione finanziaria e alle imprese un quadro di certezza e stabilità”.

 

5) Operazioni inesistente: Iva indetraibile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23551 del 5 novembre 2014, ha ribadito che l’Iva versata sulla base di fatture relative ad operazioni inesistenti non è detraibile, trattandosi di un costo non inerente all’attività istituzionale dell’impresa, giacché potenziale espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse, tali da rompere il nesso di inerenza.

Nel caso di specie, l’esborso dell’Iva da parte dell’acquirente non costituiva un effettivo pagamento di imposta, rappresentando un costo rientrante nel complessivo meccanismo elusivo prefigurato dai contraenti.

 

6) Convenzione tra l’Inps e la Provincia Autonoma di Trento per l’erogazione di un sussidio provinciale denominato “Reddito di Attivazione”

L’Inps, con la circolare n. 138 del 6 novembre 2014, ha reso noto di aver sottoscritto una convenzione con la Provincia Autonoma di Trento (PAT) per l’erogazione di un sussidio provinciale denominato “Reddito di Attivazione” (RA).

Tale convenzione ha validità fino al 31 dicembre 2016 e definisce:

- i beneficiari del Reddito di Attivazione e la durata del medesimo;

- l’importo del Reddito di Attivazione, gli effetti previdenziali ed il regime fiscale;

- la decorrenza del Reddito di Attivazione e le modalità di erogazione;

- i casi di esclusione e decadenza dal Reddito di Attivazione.

 

7) Governo: Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 6 novembre 2014, il DPCM 30 settembre 2014 con l’istituzione del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria per il triennio 2014-2016.

Sistema CIGS online bloccato

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il proprio sito internet lavoro.gov.it, informa che dal 6 al 9 novembre 2014 il sistema CIGS online non sarà operativo per consentire l’effettuazione delle attività tecniche per il rilascio di una nuova versione del programma.

 

8) Legge sul nuovo processo civile

Parlamento: approvata la Legge sul nuovo processo civile. La Camera dei deputati, lo scorso 6 novembre, ha approvato definitivamente il disegno di legge (S. 1612) di conversione del Decreto legge 132/2014 diretto a migliorare l’efficienza complessiva del processo civile, dal titolo: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”.

Per quanto riguarda la materia lavoro, il Parlamento ha ritenuto di cancellare l’art. 7 che prevedeva la “Conciliazione avente per oggetto diritti del prestatore di lavoro”.

Il contenuto del decreto-legge

Il disegno di legge A.C. 2681,“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, approvato con modificazioni dal Senato, riguarda i seguenti ambiti:

- il trasferimento in sede arbitrale di procedimenti civili pendenti;

-la convenzione di negoziazione assistita, quale accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati; sono disciplinate inoltre alcune ipotesi speciali di negoziazione assistita, tra cui quelle relative a separazione e divorzio;

- ulteriori semplificazioni del procedimento di separazione e divorzio, con la possibilità per i coniugi di concludere un accordo davanti al sindaco;

- misure per la funzionalità del processo civile di cognizione, concernenti la compensazione delle spese, il passaggio dal rito ordinario al rito sommario, la riduzione del periodo di sospensione feriale dei termini processuali e delle ferie dei magistrati;

- la tutela del credito e l’accelerazione del processo di esecuzione forzata e delle procedure concorsuali, attraverso misure di contrasto nel ritardo dei pagamenti, l’iscrizione a ruolo nel processo esecutivo per espropriazione, la semplificazione del processo esecutivo, il monitoraggio delle procedure esecutive individuali e concorsuali e il deposito della nota di iscrizione a ruolo con modalità telematiche;

- il procedimento di tramutamento dei magistrati.

Nel corso dell’esame, il Senato ha introdotto due nuovi articoli concernenti:

- l’impignorabilità dei depositi a disposizione delle rappresentanze diplomatiche;

- il ripristino degli uffici del giudice di pace a Ostia (Roma) e Barra (Napoli).

Il Senato ha inoltre soppresso gli artt. 7 (Conciliazione avente per oggetto diritti del prestatore di lavoro) e 15 (Dichiarazioni rese al difensore nel processo civile).

Il CSM ha espresso, il 9 ottobre 2014, un articolato parere sul Decreto legge.

La Camera non ha apportato modifiche al provvedimento.

Trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti

E’ prevista la possibile di trasferire – su istanza congiunta delle parti al giudice – dalla sede giudiziaria a quella arbitrale le cause civili in corso dinanzi al tribunale o in grado d’appello, pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge.

Il trasferimento è, tuttavia, escluso per le cause già assunte in decisione; per quelle che hanno ad oggetto diritti indisponibili e, salvo specifici casi, per le cause in materia di lavoro. Il lodo pronunciato ha, a tutti gli effetti, il valore di sentenza.

Il giudice deve trasferire il fascicolo di causa al presidente dell’ordine circondariale degli avvocati, che nomina tra gli iscritti all’ordine – a seconda del valore della stessa (inferiore o superiore a 100.000 euro) – un arbitro unico o un collegio arbitrale. In primo grado, il termine di termine di pronuncia del lodo è quello di 240 gg. del codice di procedura civile. Mentre in appello sono stabiliti 120 gg. Se il lodo in appello non viene pronunciato nel termine, la causa va riassunta entro 60 gg. davanti al giudice pena l’estinzione (e, quindi, il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado). Analoga riassunzione, entro 60 gg., va fatta in caso sia dichiarata la nullità del lodo.

Per incentivare l’arbitrato, un decreto Ministro della giustizia potrà stabilire riduzioni dei parametri relativi ai compensi degli arbitri. Lo stesso decreto potrà introdurre criteri di assegnazione degli arbitrati in riferimento alle specifiche competenze necessarie nonché a criteri di rotazione negli incarichi.

Negoziazione assistita

Viene introdotto un ulteriore strumento di composizione stragiudiziale delle controversie ovvero la convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati.

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato deve informare il cliente della possibilità di ricorrere a tale strumento; la mancata informativa costituisce infrazione disciplinare dell’avvocato. La convenzione – che consiste in un accordo amichevole tra le parti finalizzato a risolvere in via amichevole la controversia – non incontra limiti di materia, esclusi i diritti indisponibili e i contenziosi in materia di lavoro. In relazione al suo concreto contenuto, la convenzione – redatta in forma scritta a pena di nullità – deve indicare sia l’oggetto della controversia che il termine concordato dalle parti per la conclusione della procedura, in ogni caso non inferiore a un mese e non superiore a 3 mesi (fatto salvo un possibile rinnovo di 30 giorni).

L’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità in specifiche materie. Viene, quindi, previsto in tali ipotesi che colui che agisce in giudizio deve preventivamente invitare il convenuto alla stipula della convenzione di negoziazione. Ciò vale:

- per le domande giudiziali relative a controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti;

- per le domande di pagamento, a qualsiasi titolo, di somme non superiori a 50 mila euro.

L’improcedibilità non trova invece applicazione per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali derivanti da contratti tra professionisti e consumatori né per quelle in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari; nei procedimenti per ingiunzione (compresa l’eventuale opposizione); di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata; nei procedimenti camerali e nell’azione civile nel processo penale; quando la parte può stare in giudizio personalmente.

La condizione di procedibilità si considera avverata in caso di mancata adesione o di rifiuto della negoziazione assistita entro 30 gg dall’invito nonché per lo spirare del termine mensile per la conclusione del procedimento. E’, infine, disciplinata la procedura dei casi in cui una delle parti della negoziazione assistita versi nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio.

Circa gli effetti della mancata accettazione e del fallimento dell’accordo di negoziazione assistita, l’invito all’accordo deve contenere l’avviso all’altra parte che il giudice può valutare la mancata risposta o il rifiuto dell’invito con mala fede o colpa grave ai fini di una possibile condanna al risarcimento dei danni per responsabilità aggravata; per gli stessi motivi, deve essere avvertita l’altra parte della possibilità che il giudice valuti l’esecuzione provvisoria di una pretesa creditoria quando il credito appaia fondato su titolo certo.

Quanto agli effetti del raggiungimento dell’accordo di negoziazione assistita, è attribuita all’accordo che definisce la lite valore di titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. L’accordo raggiunto deve essere integralmente trascritto nel precetto. E’ sancita, infine, l’illiceità sotto il profilo deontologico della condotta dell’avvocato che impugna l’accordo di cui ha contribuito alla redazione.

Sono regolati gli effetti che la comunicazione dell’invito a stipulare la convenzione di negoziazione assistita produce sulla prescrizione e sulla decadenza dall’azione giudiziale: in particolare, l’invito alla stipula della convenzione è causa interruttiva del corso della prescrizione.

Sono individuati gli obblighi dei difensori cui è affidata la procedura di negoziazione assistita. In particolare è vietato agli avvocati essere nominati arbitri nelle controversie aventi il medesimo oggetto della convenzione di negoziazione (o connesse); gli stessi avvocati e le parti sono vincolati ad obblighi di lealtà e riservatezza sul contenuto delle informazioni ricevute. Se fallisce la negoziazione agli avvocati è comunque vietato di utilizzare in un eventuale, successivo giudizio le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite. La violazione degli obblighi costituisce illecito disciplinare.

E’ inoltre escluso, nella disciplina antiriciclaggio, l’obbligo per l’avvocato di segnalare operazioni sospette, anche nell’ipotesi di consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, nella quale si sia innestata la procedura di negoziazione assistita.

In materia di raccolta dei dati concernenti le procedure di negoziazione assistita, spetta al Consiglio dell’ordine forense territoriale fungere da centro di raccolta delle copie degli accordi raggiunti mediante la procedura di negoziazione assistita; è, invece, affidato al Consiglio Nazionale Forense il compito di monitorare le procedure e di trasmettere i dati al Ministero della giustizia. In capo allo stesso Ministero sono stabiliti obblighi di relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione della nuova disciplina.

E’ poi regolata una particolare forma di negoziazione assistita, finalizzata specificamente alla soluzione consensuale stragiudiziale delle controversie in materia di separazione personale, di cessazione degli effetti civili e scioglimento del matrimonio ovvero di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Il ricorso a tale istituto è consentito anche in presenza di figli minori o di figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. In tal caso il pubblico ministero presso il tribunale competente, cui l’accordo deve essere trasmesso entro 10 gg., autorizza l’accordo raggiunto in quanto rispondente all’interesse dei figli. Analogo passaggio giudiziale è innestato nel procedimento di negoziazione in assenza di figli minori. Anche qui si è prevista la necessità di trasmissione dell’accordo al pubblico ministero presso il tribunale competente per un controllo di regolarità; spetta allo stesso PM il rilascio del nullaosta all’accordo.

La convenzione, obbligatoriamente assistita da un avvocato per parte, produce gli effetti dei provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti. Spetta agli avvocati delle parti (pena la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro) trasmettere copia autentica dell’accordo all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto.

Semplificazione dei procedimenti di separazione e divorzio

E’ introdotta una ulteriore disciplina volta alla semplificazione dei procedimenti di separazione personale e di divorzio, complementare a quella di negoziazione assistita. Oltre che davanti ad avvocati, viene, infatti, garantita la possibilità di concludere dinanzi al sindaco un accordo di separazione o di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili o, infine, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

La procedura non è possibile in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. Con esclusione dell’accordo riguardante la modifica delle condizioni di separazione e divorzio, un ulteriore adempimento procedurale è disposto per la conferma dell’accordo:il sindaco, infatti, dovrà invitare in tali casi i coniugi a comparire davanti a sé entro 30 gg. per la conferma dell’accordo. La mancata comparizione è motivo di mancata conferma.

Funzionalità del processo civile di cognizione

Sono delimitati i casi in cui il giudice può compensare le spese tra le parti, al fine di evitare il c.d. abuso del processo.

E’ consentito il passaggio d’ufficio dal rito ordinario a quello sommario nel processo civile.

E’ ridotto il periodo di sospensione feriale dei termini processuali (da 45 a 31 giorni) e la durata delle ferie dei magistrati e degli avvocati dello Stato, che sono portate da 45 a 30 giorni.

Tutela del credito e processo esecutivo

Viene aumentato un aumento (dall’1% all’8,15%) il tasso di interesse moratorio in pendenza di un contenzioso civile o di un procedimento arbitrale.

E’ modificato il codice di procedura civile in modo da introdurre, a carico del creditore, l’obbligo di depositare, nei processi esecutivi per espropriazione forzata, la nota di iscrizione a ruolo. Solo a seguito di tale adempimento la cancelleria del tribunale procederà alla formazione del fascicolo dell’esecuzione. A partire dal prossimo 31 marzo 2015, il deposito della nota di iscrizione a ruolo dovrà avvenire esclusivamente con modalità telematiche.

Sono poi modificati vari aspetti della disciplina dell’espropriazione forzata. In particolare, a seguito delle modifiche approvate dal Senato il provvedimento:- attribuisce la competenza per l’esecuzione forzata di crediti al tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, mantenendo il principio previgente, della competenza del giudice del luogo di residenza del terzo debitore, nei soli casi di esecuzione nei confronti di una pubblica amministrazione;- disciplina la ricerca con modalità telematiche dei beni del debitore da pignorare;- prevede tali modalità di ricerca anche quando l’autorità giudiziaria deve ricostruire l’attivo e il passivo nelle procedure concorsuali, deve adottare provvedimenti in materia di famiglia o di gestione dei patrimoni altrui;- introduce la chiusura anticipata del processo esecutivo per infruttuosità, quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo degli assetti patrimoniali pignorati;- disciplina l’espropriazione forzata su autoveicoli e motoveicoli;- modifica la disciplina dell’espropriazione presso terzi, eliminando l’obbligo per il terzo di presenziare all’udienza e consentendogli di limitarsi a rendere una dichiarazione con modalità telematiche;

- prevede, nell’espropriazione immobiliare, che il giudice possa autorizzare la vendita con incanto solo se ritiene che con tale modalità sia possibile ottenere un prezzo superiore della metà rispetto al valore stimato dell’immobile;- disciplina il procedimento che, in sede di rilascio, l’ufficiale giudiziario deve seguire al fine di liberare l’immobile dai beni mobili in esso eventualmente rinvenuti, prevedendone la vendita o la distruzione.

Inoltre, si prevede l’impignorabilità dei depositi bancari o postali a disposizione delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere quando, preventivamente, il capo della rappresentanza diplomatica abbia comunicato al nostro Ministero degli affari esteri e all’ente di credito, che quelle depositate sono somme destinate esclusivamente all’espletamento delle funzioni diplomatiche. La nullità degli atti di espropriazione forzata è rilevabile d’ufficio.

Viene introdotto l’obbligo di deposito telematico di una serie di rapporti periodici e finali nell’ambito di procedure esecutive, concorsuali e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Ciò per consentire, oltre che un controllo da parte del giudice preposto, anche al Ministero della giustizia e al Ministero delle attività produttive di verificare l’esito e l’efficienza di tali procedure a fini statistici.

Organizzazione giudiziaria

Sono introdotte misure per ridurre i tempi di scopertura dei posti vacanti, all’esito delle procedure di tramutamento orizzontale (cioè i trasferimenti successivi all’assegnazione di sede dopo il tirocinio iniziale e che non prevedono né il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi né il conferimento delle funzioni ai magistrati di prima nomina).

Sono poi ripristinati due uffici del giudice di pace già soppressi all’esito della riforma della geografia giudiziaria. Si tratta degli uffici di Ostia nel comune di Roma (circondario del tribunale di Roma) e di Barra nel comune di Napoli (circondario del tribunale di Napoli).

Disposizioni finanziarie

Per garantire la copertura finanziaria, laddove si dovessero registrare minori entrate rispetto alle previsioni, è rimesso a un decreto del ministro della giustizia l’aumento - nella misura necessaria - del contributo unificato.

 

9) Assunzioni di giovani: domande per l’incentivo

L’Inps riconosce un incentivo per l'assunzione d’iscritti al programma Garanzia giovani. Per le avviamenti effettuati dal 10 ottobre 2014 al 30 giugno 2017, infatti, è possibile inviare on line all’Istituto una richiesta preliminare d’ammissione all’incentivo. La verifica del diritto avverrà in base al criterio dell’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Nell’istanza va indicato il lavoratore nei cui confronti è intervenuta o potrebbe intervenire l’assunzione (a tempo indeterminato o a termine), oppure la trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto a termine, oltre alla regione e alla provincia di svolgimento della prestazione lavorativa.

L’incentivo è rivolto alle assunzioni di disoccupati a tempo indeterminato o a termine (almeno 6 mesi), aventi un'età tra i 16 e i 29 anni ed iscritti al programma nazionale “Garanzia giovani”. Il bonus va da 1.500 a 6.000 €, andrà conguagliato sui contributi dovuti all’Inps e non è cumulabile con altri incentivi economici o contributivi. Quindi, prima di procedere, è consigliabile valutare gli effetti relativi ad altre agevolazioni (es. lavoratori in mobilità, legge n. 407/90 per disoccupati di lunga durata, norma che peraltro è in previsione di scadenza al 31.12.2014).

La concessione dell'incentivo soggiace ai principi generali in materia di agevolazioni stabiliti dalla legge Fornero, nonché alla regolarità contributiva (Durc), alla regola de minimis, oltre all'osservanza delle norme sulla sicurezza lavoro e al rispetto di accordi e contratti collettivi nazionali, nonché territoriali e aziendali.

La domanda deve essere inoltrata avvalendosi esclusivamente del modulo d’istanza online “GAGI”, disponibile all’interno dell'applicazione “DiResCo - Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente”, sul sito www.inps.it. Il modulo è accessibile seguendo il percorso “servizi on line”, “per tipologia di utente”, “aziende, consulenti e professionisti”, “servizi per le aziende e consulenti” (autenticazione con codice fiscale e pin), “dichiarazioni di responsabilità del contribuente”.

L’Inps verifica requisiti e disponibilità ed il datore, entro i 7 giorni lavorativi successivi alla ricezione della comunicazione positiva dell'Istituto, deve (se ancora non l'ha fatto) effettuare l'assunzione, o trasformare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Poi ha 14 giorni per comunicarla all’Inps.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 7 novembre 2014)

 

10) Normativa trasparenza e anticorruzione: vademecum sui termini di applicazione e adempimenti a carico degli Ordini territoriali del CNDCEC

Il CNDCEC, con la nota informativa n. 26 del 7 novembre 2013, in relazione alla normativa trasparenza e anticorruzione, spiega i termini di applicazione e adempimenti a carico degli Ordini territoriali del CNDCEC.

Ciò poiché la disciplina di cui alla L. 190/2012 e al DLgs 33/2013 interessa anche gli Ordini professionali.

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, pertanto, intende offrire alcune indicazioni di carattere generale per consentire agli Ordini di adeguarsi alla predetta normativa.

 

Vincenzo D’Andò