Diario quotidiano del 5 novembre 2014: le auto strumentali non valgono per il redditometro!

 

Indice:
 1) Niente custodia cautelare per il consulente
 2) Accertamenti fiscali illegittimi: i diritti del contribuente sono inviolabili
 3) Le auto strumentali fuoriescono dal redditometro
 4) Modifiche alle istruzioni al regolamento di Borsa
 5) Appalti: responsabilità fiscale al committente
 6) Società tra professionisti: ancora nessuna certezza sulle regole fiscali da osservare
 7) Punita come truffa la falsa dichiarazione volta ad ottenere la compensazione dei debiti
 8) Bonus fiscale prima casa: i gravi problemi di salute non giustificano il mancato trasferimento della residenza

 
 
 1) Niente custodia cautelare per il consulente
Il consulente evita la custodia cautelare se sono passati tre anni dalla frode. Dunque, il consulente non può essere sottoposto a custodia cautelare se tra la frode fiscale e l’ordinanza che convalida la misura è trascorso un lasso di tempo abbastanza rilevante, in questo caso tre anni.
Comunque, il commercialista si presume sempre coinvolto nell’affare illecito se il cliente non ha conoscenze specifiche di diritto tributario.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che con la sentenza 45249 del 3 novembre 2014, ha accolto il secondo motivo del ricorso presentato da un consulente fiscale indagato, insieme a un suo cliente, un imprenditore, per aver esposto in dichiarazione costi fittizi. Per i giudici del riesame il manager non avrebbe potuto fare tutto da solo. Il commercialista, data la sua professionalità, era senz’altro un concorrente nel reato. Sul punto la decisione di merito è stata confermato. Per i giudici il Tribunale ha ben spiegato il ruolo dell’indagato, di intermediario, per l’invio delle dichiarazioni, di consulente fiscale rispetto a soggetti palesemente incapaci di elaborare una frode senza il contributo di un fiscalista esperto.
Accolto, invece, il secondo motivo del ricorso: “la distanza temporale tra i fatti e il momento della decisione cautelare, si legge in sentenza, giacché tendenzialmente dissonante con l’attualità e l’intensità delle esigenze cautelari, comporta un rigoroso obbligo di motivazione sia in relazione a detta attualità sia in relazione alla scelta della misura, dovendosi ritenere che a una maggiore distanza temporale dai fatti corrisponda un affievolimento delle predette esigenze”.
 
2) Accertamenti fiscali illegittimi: i diritti del contribuente sono inviolabili
Gli accertamenti fiscali sono illegittimi se non rispettano gli standard previsti dalla Costituzione.
E’ di estrema rilevanza la sentenza della Corte di Cassazione n. 22003 del 17 ottobre 2014 in materia di accertamenti illegittimi.
Con l’interessante sentenza la Suprema Corte pone le basi di un ulteriore, importante passo avanti verso la costruzione di un rapporto equilibrato tra Fisco e contribuente.
Difatti, la Cassazione ha rilevato che:
– il fondamento della pretesa fiscale deve trovarsi nell’avviso di accertamento; – le prove della esistenza di tale fondamento debbono essere enunciate nell’avviso.
Avvisi di accertamento che non rispettino tali standard sono nulli e la eventuale pretesa dell’Agenzia di integrare le carenze dell’avviso in giudizio è illegittima e va respinta.
Il giudice controlla che il potere amministrativo sia stato esercitato legittimamente, altrimenti non resta che annullare l’avviso di accertamento.
Se, si osserva, il fondamento dell’accertamento (e la relativa prova) potessero essere introdotti anche solo in giudizio sarebbero violati i seguenti principi fondamentali:
a) atti emessi senza indicazione del fondamento o con l’indicazione di un fondamento insussistente sono un cattivo esercizio della funzione amministrativa, con violazione insanabile del principio di imparzialit&agrave…

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