Breve esame delle origini e dell’evoluzione della figura del dirigente nella Pubblica Amministrazione: il dirigente esterno

di Massimo Pipino

Pubblicato il 20 novembre 2014



il caso di conferimento di un incarico da dirigente pubblico ad un soggetto esterno all'ente crea dei particolari obblighi amministrativi

Passando ad esaminare la possibilità di conferire incarichi a termine finalizzati alla la copertura di posti di funzione dirigenziale previsti in dotazione organica l’art. 110, c. 1, del TUEL annuncia la possibilità che lo statuto dell’ente contenga la previsione che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato; dunque contratto a tempo, con previsione di un limite temporale minimo e di uno massimo. È demandata al regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi la definizione, per i posti relativi a mansioni di qualifica dirigenziale o di alta specializzazione, della quota degli stessi attribuibile mediante contratti a tempo determinato che non potrà essere superiore al trenta per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica e inferiore ad una unità. In passato, vigente la Legge n. 142/1990, all’articolo 51, comma 6, si stabiliva che tramite lo statuto dell'Ente era possibile prevedere “che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato di diritto pubblico o, eccezionalmente e con deliberazione motivata, di diritto privato, fermi restando i requisiti richiesti dalla qualifica da ricoprire”.Con ciò il legislatore aveva voluto indicare che la stipula di un contratto di diritto pubblico implicava l’applicazione delle norme di diritto pubblico tanto per quanto attiene le modalità di reclutamento del dirigente, quanto per la disciplina del sottostante rapporto di lavoro.

 

Se invece il rapporto di lavoro fosse stato di diritto privato, ciò avrebbe significato che il rapporto di lavoro avrebbe dovuto essere disciplinato esclusivamente dal codice civile e dal contratto individuale che le parti avevano sottoscritto. Nel caso in cui l'assunzione fosse stata perfezionata con la sottoscrizione di contratto di diritto pubblico, essa doveva avvenire soltanto impiegando lo strumento di selezione rappresentato dal concorso pubblico; mentre per quanto riguarda gli enti locali nell'ipotesi in cui avessero inteso assumere un dirigente optando per la stipula di un contratto di diritto privato, avrebbe potuto impiegare forme di reclutamento diverse, all’interno della capacità negoziale derivante dalla scelta della forma contrattuale propria del diritto privato. Per una parte della giurisprudenza contabile, la differenza tra contratti di diritto pubblico e di diritto privato sussisterebbe ancora: ad esempio, secondo l'avviso della Corte dei Conti (si veda in proposito la deliberazione della sezione regionale di controllo della Toscana, 20 dicembre 2011, n. 519) i limiti percentuali di cui all’articolo 19, comma 6, del Decreto Legislativo n. 165/2001 non si si dovrebbero intendere come relativi al caso rappresentato dall’assunzione di personale con funzioni dirigenziali a contratto assunti con un “contratto di diritto pubblico”.

Ragion per cui i giudici contabili concludono argomentando che “nell’ambito della normativa locale possa essere regolata la disciplina del conferimento di incarichi dirigenziali mediante contratto di diritto pubblico, rispettando i limiti sanciti dal citato art. 110 TUEL e delle altre spese che impongono limitazioni agli enti locali in tema di personale”.

Ragionamento da cui consegue, secondo il parere della Corte dei Conti, che i limiti percentuali dovrebbero essere intesi solo in riferimento ai contratti di diritto privato mentre, nel caso in cui il rapporto di lavoro ex articolo 110 TUEL non derivi da contratti di diritto privato, ma bensì di diritto pubblico si sarebbe legittimati ad ipotizzare la possibilità di non dare applicazione a quanto previsto dall’articolo 19, comma 6 in riferimento ai tetti agli incarichi a contratto. Secondo l'opinione di chi scrive, tuttavia, si è in presenza di una tesi che non può essere definita particolarmente ben fondata.

 

Infatti l’articolo 2, comma 2, primo periodo, del Decreto Legislativo n. 165/2001, prevede che “i rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono disciplinati dalle disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel presente decreto, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo”. Inoltre il primo periodo del successivo comma 3 del medesimo articolo stabilisce che “i rapporti individuali di lavoro di cui al comma 2, sono regolati contrattualmente”.

L’articolo 3 del Testo Unico sul pubblico impiego prevede, con la sola eccezione di alcuni rapporti di lavoro, che tutti gli altri siano regolati da uno specifico contratto e, in conseguenza di ciò, sono tutti definibili come contratti “di diritto privato”. A questa conclusione si giunge in base alla constatazione secondo cui la loro fonte di costituzione e di regolazione è di natura privatistica e non pubblicistica. La distinzione tra contratti di diritto pubblico e contratti di diritto privato è stata superata ad opera del nuovo articolo 110 del Decreto Legislativo n. 267/2000 che, anche in conseguenza dell'avvenuta sostanziale equiparazione dei contratti di lavoro di natura pubblica con quelli privatizzati nell'ambito del rapporto di lavoro negli enti locali, non fa più alcun riferimento al contratto di diritto pubblico, prevedendo, al comma 1, solo che “la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato“.

 

Per poter coprire i posti di responsabili dei servizi o degli uffici, per i quali vengano richieste qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione è necessario che lo statuto dell'ente pubblico contenga una specifica previsione in merito unitamente all’ulteriore vincolo costituito dal regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi nel quale, per quanto riguarda i posti di qualifica dirigenziale, deve essere definita “la quota degli stessi attribuibile mediante contratti a tempo determinato, comunque in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica e, comunque, per almeno una unità”. Il soggetto cui deve essere conferito l'incarico attraverso un contratto come dirigente deve essere in possesso dei requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire e deve essere individuato ricorrendo a selezione pubblica allo scopo di “ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico”.

L’ente locale nella cui pianta organica esista la la posizione di dirigenza ha la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato, al di fuori della pianta organica stessa, per fare fronte all'esigenza di dirigenti e di soggetti in possesso di alte specializzazioni, fermi restando i requisiti che vengono richiesti per la qualifica da ricoprire. Limiti, criteri e modalità con cui i contratti possono essere stipulati devono essere stabiliti dal regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi.

Il comma 2 dell'articolo 110 del Decreto Legislativo n. 267/2000 prevede un limite alla stipula di contratti ex articolo 110 TUEL: non possono essere superiori al 5 per cento del totale della dotazione organica della dirigenza e dell’area direttiva e comunque per almeno un’unità (“Tali contratti sono stipulati in misura complessivamente non superiore al 5 per cento del totale della dotazione organica della dirigenza e dell'area direttiva e comunque per almeno una unità”). Negli enti locali nella cui pianta organica non venga prevista la dirigenza, il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato di dirigenti, alte specializzazioni o funzionari dell'area direttiva, fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire, ma solo nel caso in cui non siano disponibili professionalità analoghe all’interno dell'ente. In ogni caso tali contratti possono essere stipulati in misura che complessivamente non sia superiore al 5 per cento della dotazione organica dell’ente locale interessato, arrotondando il numero all’unità superiore o ad una unità negli enti la cui dotazione organica sia inferiore alle 20 unità. Il comma 3 del citato articolo 110 del Decreto Legislativo n. 267/2000 dispone anche in riferimento alla durata dei contratti, prevedendo che essi non possono avere una durata superiore al mandato elettivo del Sindaco.

 

Nel caso in cui dovesse venire a cessare prima della sua naturale scadenza il mandato sindacale, ad esempio per sfiducia ex articolo 52, comma 2 TUEL (Il sindaco, il presidente della provincia e le rispettive giunte cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco e il presidente della provincia, e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario ai sensi dell'articolo 141”) o per dimissioni, impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso del Sindaco ex articolo 53, comma 1 TUEL (In caso di impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso del sindaco o del presidente della provincia, la giunta decade e si procede allo scioglimento del consiglio. Il consiglio e la giunta rimangono in carica sino alla elezione del nuovo consiglio e del nuovo sindaco o presidente della provincia. Sino alle predette elezioni, le funzioni del sindaco e del presidente della provincia sono svolte, rispettivamente, dal vicesindaco e dal vicepresidente”) la discussione in riferimento alla cessazione o meno dall’incarico dirigenziale ex articolo 110 TUEL è aperta.

Il problema che si pone è se il contratto cessi automaticamente nel caso in cui si verifichino le fattispecie giuridiche previste dagli articoli 52 e 53 del TUEL oppure se esso può continuare ad espletare i suoi effetti, interpretando quanto viene disposto dall’articolo 3 del TUEL, secondo cui “i contratti ex art. 110 TUEL … non possono avere durata superiore al mandato elettivo del Sindaco”, nel senso che il termine finale cui fare riferimento sia quello della scadenza naturale della mandato sindacale.

 

Secondo l'opinione di chi scrive è da condividere l’interpretazione più restrittiva e cioè quella secondo cui la durata dell’incarico dirigenziale che è stato conferito ai sensi dell'articolo 110 TUEL non può che fare riferimento non tanto in maniera formale alla scadenza naturale del mandato del sindaco nel corso del quale è stato stipulato il contratto e conferito l'incarico, quanto al suo termine sostanziale e concreto che può ben essere anticipato rispetto a quello naturale. L' evenienza della cessazione anticipata della funzione sindacale può evidentemente essere tenuta nella dovuta considerazione in sede di sottoscrizione del contratto dirigenziale, contratto all'interno del quale possono essere previste forme di indennizzo finanziario in favore del dirigente de quo. Sempre in materia di trattamento economico da corrispondere al dirigente, inoltre, con provvedimento motivato della Giunta, può essere configurata la corresponsione di un'indennità ad personam, proporzionata alla specifica qualificazione professionale e culturale del dirigente a contratto, tenuto conto della temporaneità del rapporto e delle sue competenze professionali.

Il contratto a tempo determinato con mansioni dirigenziali viene risolto di diritto nel caso in cui l’ente locale che ha conferito l'incarico dichiari il dissesto finanziario o venga a trovarsi in situazioni strutturalmente deficitarie a differenza di quanto invece avviene per il periodo di durata degli incarichi di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 110 TUEL se sono stati conferiti a dipendenti delle pubbliche amministrazioni che, in tale eventualità, sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell’anzianità di servizio.

Per obiettivi determinati e con Convenzioni a termine, il regolamento dell'Amministrazione locale può prevedere collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità, così come previsto dal comma 6, articolo 110, TUEL (“Per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, il regolamento può prevedere collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità”).

Secondo quanto statuito da parte della giurisprudenza contabile (si veda in proposito la sentenza della Corte dei Conti regione Toscana, 3 ottobre 2011, n. 363) nel caso in cui l'accesso ad una qualifica o ad una funzione per la quale siano siano richiesti requisiti di alta professionalità o di elevato livello culturale presupponga il possesso del diploma di laurea ma si concretizzi l’assenza di tale titolo ciò comporta l’illegittimità della nomina ed è causa di danno erariale, dal momento che, seconda la sentenza citata, si determina uno squilibrio tra l'ammontare degli emolumenti che vengono erogati a favore dell’interessato e la minore capacità professionale da lui messa a servizio dell’Amministrazione. Il caso di specie si riferiva al direttore generale di un Comune, posizione equiparata, per quanto riguarda il possesso del diploma di laurea, alla dirigenza statale, che era stato nominato malgrado non fosse laureato e non disponesse in nessun modo dell’esperienza richiesta, avendo svolto in precedenza soltanto incarichi di natura politica (sic!).



Modalità di conferimento degli incarichi dirigenziali a soggetti esterni ai sensi dell'articolo 19 del D.Lgs. n. 165/2001 e il rapporto con l’articolo 110 del TUEL

Sino alla cosiddetta “riforma Brunetta”, di cui al D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, di “Attuazione della Legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”, l’ordinamento vigente consentiva una pacifica convivenza tra quanto previsto dall’articolo 110 del Testo Unico degli Enti Locali e l’articolo 19 del Decreto Legislativo n. 165/2001.

L’articolo 74 del Decreto “Brunetta” ha invece previsto che una serie dei suoi articoli (gli articoli 3, 4, 5, comma 2, 7, 9, 15, comma 1, 17, comma 2, 18, 23, commi 1 e 2, 24, commi 1 e 2, 25, 26, 27, comma 1, e l'articolo 62, commi 1-bis e 1-ter) “costituiscono principi generali dell’ordinamento ai quali si adeguano le Regioni e gli enti locali, anche con riferimento agli enti del Servizio sanitario nazionale, negli ambiti di rispettiva competenza”. Con ciò si apre una delicata questione interpretativa visto che tanto l’articolo 19 del Decreto Legislativo n. 165/2001 quanto l’articolo 110 del TUEL riguardano gli incarichi di funzioni dirigenziali.

L’articolo 19 D.Lgs n. 165/2001 prevede (comma 1) che ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione di livello dirigenziale sia necessario tenere conto “delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purché attinenti al conferimento dell’incarico”. Vengono inoltre stabiliti i limiti percentuali d’assunzione sulla base della dotazione organica (comma 6, primo periodo: “Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 e dell'8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo determinato ai soggetti indicati dal presente comma”). Prevede che tali incarichi siano conferiti (comma 6, terzo periodo)“fornendone esplicita motivazione, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato” .

Mentre secondo l'articolo 110, comma 1, TUEL: “Lo statuto può prevedere che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato. Per i posti di qualifica dirigenziale, il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi definisce la quota degli stessi attribuibile mediante contratti a tempo determinato, comunque in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica e, comunque, per almeno una unità. Fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire, gli incarichi a contratto di cui al presente comma sono conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell'incarico”. Le fonti normative che si stanno esaminando (ovvero l'articolo 110 TUEL e articolo 19 Decreto Legislativo n. 165/2001) sono di pari rango e tra le stesse non è certo facile rintracciare l'esistenza di un rapporto di specialità mentre, invece, è necessario trovare una reciproca integrazione.

 

Secondo quanto è stato indicato da parte della Giurisprudenza contabile è da escludere che la normativa sul pubblico impiego contenuta nel Decreto Legislativo n. 165/2001 possa aver abrogato l’autonomia statutaria e regolamentare degli enti locali sancita dal TUEL, anche in riferimento alle modalità da seguire nel conferimento di incarichi dirigenziali, ed ha concluso, da un lato, che le disposizioni di cui all’articolo 19, commi 6 e 6-bis del D.Lgs. n. 165/2001 fossero direttamente applicabili agli enti locali territoriali e, dall'altro, che l’articolo 110, comma 1, TUEL, per ciò che riguarda il conferimento degli incarichi dirigenziali a contratto, salvava l’autonomia statutaria e organizzativa riconosciuta agli enti locali territoriali. Quindi, con l’abrogazione espressa del comma 6-quater del D.Lgs. n. 165/2001 (secondo cui “Per gli enti di ricerca di cui all’articolo 8 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 dicembre 1993, n. 593, il numero complessivo degli incarichi conferibili ai sensi del comma 6 è elevato rispettivamente al 20 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia e al 30 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla seconda fascia, a condizione che gli incarichi eccedenti le percentuali di cui al comma 6 siano conferiti a personale in servizio con qualifica di ricercatore o tecnologo previa selezione interna volta ad accertare il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità da parte dei soggetti interessati nelle materie oggetto dell’incarico, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente”) e contestuale modifica del primo comma dell’articolo 110 TUEL, ai fini dell’individuazione della capacità di assunzioni dell’ente locale che intende instaurare un rapporto di lavoro dirigenziale a tempo determinato, trovano diretta applicazione i limiti percentuali previsti dall’articolo 110, primo comma come novellato dal dl n. 90/2014, convertito con Legge 11.08.2014 n. 114. Tuttavia, se con il nuovo testo dell’articolo 110, comma 1, del TUEL si supera la questione interpretativa concernente la definizione dei limiti da porre alla capacità d’assunzione dell’ente locale in rapporto a quella che è la dotazione organica dirigenziale, va comunque sottolineato come no trovi soluzione l’ulteriore questione relativa alla corretta individuazione del rapporto esistente tra i limiti delle assunzioni che vengono fissati in relazione alla dotazione organica e i vincoli di finanza pubblica che gli enti locali devono rispettare in materia di assunzioni.

È a questo punto opportuno operare una precisazione in relazione alla determinazione delle proporzioni dei livelli di spesa relativi ai contratti per incarichi “dirigenziali”, di “responsabile degli uffici e dei servizi” e di “alta specializzazione”, specificando che solo i primi, ovvero gli incarichi di dirigente conferiti ai sensi dell’articolo 110, comma 1, TUEL, sono esclusi dal limite, di carattere finanziario, stabilito dall’articolo 9, comma 28, del Decreto Legge n. 78/2010, convertito con modificazioni dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, secondo cui “A decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, incluse le Agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, gli enti pubblici non economici, gli enti di ricerca, le università e gli enti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e integrazioni, fermo quanto previsto dagli articoli 7, comma 6, e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001 e successive modificazioni e integrazioni, possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009”.

 

Agli incarichi di responsabili dei servizi e degli uffici e a quelli di alta specializzazione, eventualmente conferiti sempre ai sensi dell’articolo 110, comma 1 del TUEL si applica anche la disciplina restrittiva di carattere finanziario, per le assunzioni a tempo determinato.

Infatti, secondo il parere della Corte dei Conti, Sez. giurisdizionale, delibera, del 4 febbraio 2014, n. 35, è necessario operare una distinzione, ai fini della spesa per contratti ex articolo 110, comma 1, TUEL fra gli incarichi definibili come “dirigenziali”, di “responsabile degli uffici e dei servizi” e di “alta specializzazione”. Secondo il parere della Corte dei Conti gli incarichi dirigenziali che sono stati conferiti ai sensi dell'articolo 110, comma 1, TUEL (e dell’articolo 19, comma 6 quater, del D.Lgs. n. 165/2001), sono da escludere dal limite, di carattere finanziario, stabilito dall'articolo 9, comma 28, del Decreto Legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, disposizione che assoggetta gli enti locali al rispetto dei contingenti numerici previsti dalle specifiche norme legittimanti il conferimento. Agli incarichi di responsabili dei servizi e degli uffici ed a quelli di alta specializzazione (incarichi anch’essi conferibili in virtù dell'articolo 110, comma 1, TUEL) si applica anche la disciplina limitativa, di carattere finanziario, posta, dal 2012, per le assunzioni a tempo determinato.

 

Lo stesso ragionamento deve essere fatto per quegli incarichi che sono extra dotazione organica, conferibili ai sensi dell’articolo 110, comma 2, primo periodo del TUEL (“Il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, negli enti in cui è prevista la dirigenza, stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato per i dirigenti e le alte specializzazioni, fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire”), non oggetto di disciplina nell’articolo 19, comma 6 quater, del D.Lgs. n. 165/2001 (né nella citata deliberazione della Sezione delle Autonomie). In tale direzione si muovono anche le deliberazioni della Sezione per il Veneto della Corte dei Conti, n. 581/2012/PAR e n. 582/2012/PAR».

In ultimo, si veda quanto stabilito dal Decreto Legge 24 giugno 2014 n. 90 - Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari - convertito con modificazioni dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114, che intende operare nel senso di favorire un ricambio generazionale all'interno della Pubblica Amministrazione e che all’articolo 6 pone il divieto di conferire a soggetti in quiescenza, “incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni di cui al primo periodo e degli enti e società da esse controllati, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei componenti o titolari degli organi elettivi degli enti di cui all'articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101. Incarichi e collaborazioni sono consentiti, esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione”.



20 novembre 2014

Massimo Pipino