Armonizzazione contabile: il fondo crediti di dubbia esigibilità

di Massimo Pipino

Pubblicato il 18 novembre 2014



l'armonizzazione contabile sposta l'attenzione degli enti locali sull'effettiva realizzabilità dei crediti (anche tributari) messi a bilancio

Nella recente audizione, alle Commissioni bilancio riunite della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, il Presidente della Corte dei Conti, Sezioni Riunite in sede di controllo, in merito alla legge di Stabilità 2015, ha avuto modo di evidenziare che:

Tra gli interventi volti a contenere la dinamica della spesa una particolare attenzione va dedicata a quelli riguardanti gli enti locali e le regioni che, come si è detto, dovrebbero consentire una riduzione di spesa corrente di oltre 8,5 miliardi, solo in parte compensata da una crescita di quella in conto capitale di 3,4 miliardi negli enti locali. Per i comuni, la correzione è il risultato di un complesso insieme di fattori destinati a distribuirsi tra le amministrazioni in maniera molto differenziata. Rinviato al prossimo anno il passaggio agli equilibri di bilancio, l’applicazione dei nuovi principi contabili ai comuni e, in special modo, la previsione del fondo crediti di dubbia esigibilità (che sterilizza l’utilizzo di risorse non riscuotibili), sono destinati a produrre un “rafforzamento” nel vincolo riconducibile al Patto, compensato dalla revisione al ribasso delle percentuali previste e dalla modifica della base per il calcolo del saldo obiettivo. L’effettiva azione di contenimento della spesa dipenderà non solo dalle misure specifiche introdotte con la legge di stabilità ma anche (e si può dire, soprattutto) dal rilievo che avrà l’entrata a regime delle norme che regolano l’armonizzazione dei sistemi e degli schemi contabili e l’impatto che queste avranno sull’operare del Patto di stabilità interno”.

A conclusioni non diverse, sui crediti di dubbia esigibilità si è espressa l’ANCI, che in sede di audizione precisava quanto segue:

La riforma dei bilanci pubblici (l’armonizzazione ex d.lgs. 126/2014) prevede che i crediti di dubbia esigibilità – stimati dalla Ragioneria in 2,25 mld., ma in realtà valutabili in almeno 2,8 miliardi – siano sterilizzati riducendo di pari importo le entrate disponibili sul bilancio di parte corrente, ciò determina una contrazione sulla spesa corrente. Nel saldo del Patto di stabilità con obiettivo nominale ridotto a 1,3 mld., il ddl Stabilità inserisce l’importo del Fondo corrispondente a tali crediti (FCDE), vanificando del tutto anche la riduzione dell’obiettivo di Patto (art. 37, comma 2)”.

In una recente indagine è stato rivelato come l’incasso annuo dei capoluoghi per tributi e tariffe varia dal 66,5% delle municipalità virtuose (nella quasi totalità al Nord) al 44-45% dei Comuni in difficoltà (tutti al Sud). Così, anche per il futuro, più efficiente sarà la riscossione dei tributi locali, minori saranno le somme che il Comune dovrà sottrarre alla normale programmazione.

Precisata la citata premessa, al solo fine di evidenziare l’impatto della corretta costituzione del fondo crediti di dubbia esigibilità, è possibile procedere all’analisi operativa che i Comuni dovranno effettuare, al fine di completare il prospetto riepilogativo che dovrà essere allegato al bilancio di previsione 2015.



RESIDUI ATTIVI ANNUALITA’ PRECEDENTI

Per gli enti che avevano attivato la sperimentazione, ai sensi dell’articolo 14, comma 1, lettera d, del DPCM 28 dicembre 2011, era previsto che a seguito del riaccertamento dei residui attivi per l’avvio della sperimentazione è accantonata una quota del risultato di amministrazione al fondo svalutazione crediti. Tale accantonamento è riferito ai residui attivi relativi agli esercizi precedenti che non sono stati oggetto di riaccertamento (pertanto già esigibili) ed è effettuato con le modalità indicate per le entrate previste nel bilancio di previsione al fine di valutare la congruità del fondo in sede di rendiconto. Inoltre, l’articolo 14, comma 3, del DPCM 28 dicembre 2011, aveva stabilito che, in occasione della prima quantificazione del fondo svalutazione crediti, se il risultato di amministrazione non dovesse presentare un importo sufficiente a includerlo, la copertura della quota non coperta del fondo svalutazione crediti poteva essere effettuata anche negli esercizi considerati nel bilancio pluriennale.

In ogni caso, trascorsi tre anni dalla scadenza di un credito di dubbia o difficile esazione, ossia in caso di mancata riscossione, il responsabile del servizio competente alla gestione dell’entrata poteva valutare l’opportunità di operare lo stralcio di tale credito dal conto del bilancio, riducendo di pari importo il fondo accantonato nell’avanzo.

L’utilizzo della quota accantonata, per i crediti di dubbia esigibilità è effettuato a seguito della cancellazione dei crediti dal conto del bilancio, riducendo di pari importo il risultato di amministrazione.

L’obbligo di accantonamento è richiesto anche se il risultato di amministrazione non è capiente o è negativo cioè in caso di disavanzo di amministrazione.

Infine, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 12, comma 4, del DPCM 28 dicembre 2011, in caso di incapienza del risultato di amministrazione, la quota del fondo crediti di dubbia esigibilità non compresa nel risultato di amministrazione è iscritta come posta a se stante della spesa nel primo esercizio del bilancio di previsione.



ANALISI DELLE ENTRATE RELATIVE AL BILANCIO DI PREVISIONE

Ogni responsabile dovrà procedere, per le entrate di propria competenza, ad effettuare, in sede di bilancio di previsione, la ricostruzione tra stanziamento della relativa entrata e la corrispondente riduzione da inserire quale valore nel fondo crediti di dubbia esigibilità. Così ad esempio si potrà procedere per le seguenti entrate:

Imposta Municipale Propria (IMU). L’imposto si divide in due parti, quella riferita ad altri fabbricati diversi dall’abitazione principale, e quella relativa all’abitazione principale. Per quanto riguarda il calcolo delle serie storiche, tra parte accertata e parte incassata, va precisato come per l’anno 2013 lo stato abbia deciso di eliminare la prima rata, mentre per la seconda rata i Comuni che avevano deliberato un’aliquota superiore al 0,4%, tale differenza è stata pagata dai cittadini per il 40% (c.d. mini IMU) mentre il 60% è stata assorbita dallo Stato con versamento (ancora non effettuato) sia dell’importo dell’aliquota base che per la differenza a carico dello Stato. Per l’anno 2015 oggi si parla di imposta unica (TASI + IMU). Il Comune dovrà verificare su tale imposta:

  • La percentuale di versamento volontario effettuato nell’anno da parte dei cittadini;

  • La percentuale riscossa nell’anno successivo a seguito di sollecito o mediante il ravvedimento operoso;

  • La percentuale di riscossione coattiva (facendo riferimento anche ai dati ICI).

Si supponga che dalle analisi di riscossione effettuati si ottengano i seguenti valori: a) percentuale riscossa volontaria nel primo anno 70%; b) percentuale riscossa l’anno successivo 10%; c) percentuale coattiva riscossa pari al 50% del 20% restante (ossia il 10%). La percentuale di riscossione darebbe pari al 90%, di cui 70% in conto competenza e 20% in conto residui. Il fondo svalutazione crediti sarebbe allora pari al 10% dell’importo previsto in bilancio, ovvero desumibile dai dati del federalismo fiscale. Posto, pertanto, 100 il valore dell’IMU altri fabbricati il valore del Fondo Crediti di dubbia esigibilità sarebbe pari a 10.

Tuttavia, sarebbe possibile operare delle riduzioni sul Fondo Crediti di Dubbia esigibilità, giustificando nella relazione al bilancio quanto segue:

  • Sicuramente il grado di riscossione di una imposta recente, i cui calcoli si basano su serie storiche diverse (andamento ICI), potrebbe non essere veritiera applicando la media delle riscossioni negli ultimi 5 anni;

  • Per quanto riguarda le emissioni coattive le stesse risultano maggiorate delle sanzioni che nel calcolo non vengono considerate.

Discorsi non dissimili, da quelli sopra evidenziati riguardo all’IMU, andrebbero effettuati anche per le altre entrate tributarie e extratributarie, come la TARI ( ex TARES e ex TARSU), la COSAP, Imposta di pubblicità, violazioni al codice della strada, affitti attivi, rette asili nido, mensa scolastica ecc., ovvero per quelle in conto capitale quali il condono edilizio, i permessi a costruire e quant’altro.

Va, infine, precisato che per le entrate di nuova istituzione, per le quali non esiste una evidenza storica, nel primo anno la quantificazione del fondo è rimessa alla prudente valutazione dell’ente. A decorrere dall’anno successivo la quantificazione è effettuata con il criterio generale riferito agli anni precedenti.



ALLEGATO AL BILANCIO DI PREVISIONE

La normativa prevede che al bilancio di previsione sia allegato un prospetto, riepilogativo tra stanziamenti di entrata e la quota parte da far confluire al fondo crediti di dubbia esigibilità, denominato Allegato C (inserito nel file excel al presente articolo). Il citato allegato è distinto in Entrate correnti e in entrate in conto capitale, oltre all’evidenza delle entrate per trasferimenti e per riduzione di attività finanziarie. Come si è avuto modo di chiarire, non richiedono l’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità le seguenti voci inserite nell’allegato:

a) i trasferimenti da altre Amministrazioni pubbliche e dall'Unione europea;

b) i crediti assistiti da fidejussione;

c) le entrate tributarie che, sulla base dei nuovi principi contabili, sono accertate per cassa.

Il totale generale della colonna C (accantonamento effettivo a bilancio) corrisponde alla somma dei due capitoli riguardanti il fondo crediti di dubbia esigibilità stanziati nel bilancio di previsione. Nel bilancio di previsione il fondo crediti di dubbia esigibilità è articolato in due distinti capitoli di spesa:

  • il fondo crediti di dubbia esigibilità riguardante le entrate di dubbia esigibilità del titolo 4 delle entrate (stanziato nel titolo 2 delle spese),

  • il fondo riguardante tutte le altre entrate (stanziato nel titolo 1 della spesa).

Nel totale della colonna B (accantonamento obbligatorio al fondo) i valori inseriti corrispondono ai calcoli effettuati per ogni entrata (secondo uno dei tre metodi ammessi dalla legge) che sono considerati obbligatori. I valori della colonna C non possono essere inferiori a quelli della colonna B, se dovessero essere superiori le motivazioni delle differenza dovranno essere indicate in modo puntuale nella relazione al bilancio.

Nell’allegato C l’ultima colonna indica la percentuale ottenuta dal rapporto tra accantonamento effettivo di bilancio al fondo crediti di dubbia esigibilità e lo stanziamento inscritto relativo alla singola voce corrispondente.



10 novembre 2014

Vincenzo Giannotti

Articolo già pubblicato su http://www.bilancioecontabilita.it/