TASI: il labirinto delle detrazioni

La gestione della nuova TASI si è rivelata a conti fatti assai più problematica rispetto all’IMU. I problemi maggiori sono sorti per individuare le detrazioni spettanti. Sotto questo profilo la vecchia Imposta Unica Municipale era molto più semplice in quanto la legge statale prevedeva una detrazione fissa di 200 euro.

Ora, invece, al fine del computo della tassa sui servizi indivisibili (TASI) i comuni hanno la più ampia discrezionalità nello stabilire le detrazioni. Il problema non è tanto rappresentato se applicare o meno (a seconda delle delibere comunali) la riduzione dell’imposta con una quota che può essere più o meno rilevante. I dubbi sono dovuti al fatto che i singoli comuni hanno scelto criteri diversi di computo della detrazione ed in alcuni casi hanno anche previsto detrazioni di tipo diverso.

 

Uno dei criteri di più controversa applicazione riguarda la detrazione “aggiuntiva” per i figli conviventi. Anche in questo caso le scelte sono state diverse da comune a comune. In alcuni casi il beneficio ha riguardato i figli conviventi e residenti fino al compimento dell’età di ventisei anni. In altre ipotesi la detrazione riguarda i figli di età fino a diciotto anni. Inoltre, oltre al requisito della convivenza e residenza nello stesso immobile considerato abitazione principale, la detrazione è ammessa a condizione che i figli siano fiscalmente a carico. Il reddito eventualmente posseduto dagli stessi non deve superare (in questi comuni) l’importo di euro 2.840,51.

In alcuni comuni i dubbi interpretativi sono stati frequenti. Ad esempio Milano ha stabilito una detrazione di 20 euro per ciascun figlio convivente con età inferiore a ventisei anni. Tuttavia, questa detrazione si aggiunge a quella cosiddetta base. In buona sostanza il contribuente, al fine di fruire di questa ulteriore detrazione per ogni figlio (in presenza dei suddetti presupposti), deve essere in possesso dei requisiti utili anche al fine di fruire della detrazione cosiddetta base. In mancanza di questi presupposti il possessore dell’abitazione principale non potrà beneficiare né della detrazione base, né quella prevista per i figli. Ciò anche laddove i figli siano conviventi e residenti presso lo stesso immobile e non abbiano compiuto ventisei anni.

Il comune di Milano ha previsto la possibilità di fruire della detrazione base avendo riguardo alla rendita catastale dell’immobile. E’ questo il parametro di riferimento individuato dalla delibera comunale. Per gli immobili con rendita catastale fino a 350,99 euro la detrazione relativa all’abitazione principale è del tutto scollegata dal reddito posseduto. Il computo della rendita deve essere effettuato tenendo anche conto delle relative pertinenze (una pertinenza per ogni categoria catastale). Invece per le rendite comprese tra 351 a 700 euro la detrazione base può essere applicata solo qualora il contribuente abbia un reddito dichiarato non superiore a 21 mila euro.

Ad esempio se la rendita dell’immobile è pari a 400 euro ed il contribuente possiede un reddito di 23.500 euro, non spetta la detrazione base. Conseguentemente il contribuente non potrà neppure fruire dell’ulteriore di detrazione di 20 euro. Ciò anche nell’ipotesi in cui sussistano tutte le altre condizione per fruirne (figlio convivente, residente e di età non superiore a ventisei anni).

Le regole stabilite dal comune di Milano risultano particolarmente complicate, ma le combinazioni che possono presentarsi in sede di calcolo del tributo sono numerosissime. Gli errori saranno frequenti. Per tali ragioni sarebbe stato opportuno che, almeno in occasione della prima applicazione della nuova imposta, il legislatore avesse previsto un ravvedimento operoso straordinario, a “costi zero”, cioè senza sanzioni ed interessi.

 

D’altra parte le medesime difficoltà incontrate dai cittadini riguarderanno i comuni durante la fase di controllo relativa alla congruità dei versamenti effettuati.

Se hai dubbi sulla gestione della TASI,…

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