Diario fiscale del 30 ottobre 2014: novità per depositi bilanci dal 2015, anche la nota integrativa in XBRL

Pubblicato il 30 ottobre 2014



fallimento: niente cartella in presenza sentenza andata in giudicato; associazione: ok all’accertamento sull’amministratore di fatto per frode fiscale; IMU: attenzione alle delibere dei comuni sul sito delle Finanze; detrazione fiscale per interventi di recupero: niente di grave se manca la comunicazione di inizio lavori; ecco tutti i dettagli sulla maxi frode da 250 milioni di euro scoperta dalle Entrate; consultazione europea su standard e brevetti; crediti verso la P.A.: in scadenza la presentazione dell’istanza; la continuità del co.co.co. non equivale a subordinazione; ecco gli ultimi studi in materia fiscale del Notariato; novità deposito bilanci dal 2015

 

 Indice:

 1) Fallimento: niente cartella in presenza sentenza andata in giudicato

 2) Associazione: ok all’accertamento sull’amministratore di fatto per frode fiscale

 3) IMU: attenzione alle delibere dei comuni sul sito delle Finanze

 4) Detrazione fiscale per interventi di recupero: niente di grave se manca la comunicazione di inizio lavori

 5) Tutti i dettagli sulla maxi frode da 250 milioni di euro scoperta dalle Entrate

 6) Consultazione europea su standard e brevetti

 7) Crediti verso la P.A.: in scadenza la presentazione dell’istanza

 8) La continuità del co.co.co. non equivale a subordinazione

 9) Ecco gli ultimi studi in materia fiscale del Notariato

 10) Novità deposito bilanci dal 2015

 

 

1) Fallimento: niente cartella in presenza sentenza andata in giudicato

È nulla la cartella di pagamento notificata al fallimento in relazione a un accertamento dichiarato legittimo dal giudice, con sentenza passata in giudicato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 22809 del 28 ottobre 2014, ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha precisato che, l’avviso di accertamento originario è stato legittimamente notificato alla società in bonis e da questa impugnato.

Nelle more del giudizio di primo grado è intervenuto il fallimento, ma il curatore non si è costituito in giudizio, né la contribuente ha chiesto la interruzione del giudizio ex art. 40 dlgs 546/1992, perciò il giudizio si è legittimamente concluso con una sentenza di merito che rende definitivo il debito tributario della società.

Questa sentenza non è però opponibile alla curatela (mentre lo sarebbe se la sentenza fosse stata pronunciata prima della dichiarazione di fallimento).

Perciò la cartella esattoriale, correttamente notificata al fallimento, è illegittima perché adduce un titolo costitutivo della pretesa fiscale che non è opponibile al fallimento stesso. Né per la Cassazione è condivisibile la tesi dell’Avvocatura dello stato secondo cui la controversia avrebbe dovuto esser proposta e decisa in sede di opposizione allo stato passivo, di guisa che la cartella in questione non sarebbe atto impugnabile ai sensi dell’art. 19 del Dlgs 546/1992.

 

2) Associazione: ok all’accertamento sull’amministratore di fatto per frode fiscale

Legittimo l’accertamento a carico dell’amministratore di fatto che partecipa all’ideazione della frode fiscale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza 22817 del 28 ottobre 2014, ha respinto il ricorso di una manager.

La Suprema Corte ha, quindi, reso definitivo un atto impositivo emesso a carico dell’amministratore di fatto di un’associazione coinvolta in una maxi frode fiscale.

La donna aveva presentato le dichiarazioni dei redditi e aperto la partita Iva.

Tanto era bastato a far scattare le accuse per la partecipazione all’affare illecito. Non solo: la circostanza è anche sufficiente ai fini dell’accertamento.

Sul punto la Cassazione ha, infatti, chiarito che “in tema di responsabilità dell’amministratore di fatto, correlata all’accertamento dell’avvenuto inserimento nella gestione dell’impresa, desumibile dalle direttive impartite, la manager cerca di contestare le singole argomentazioni della Ctr, tentando di parcellizzare il giudizio espresso dal giudice di appello che, anzitutto”, ha evidenziato la Corte, “si è fondato sulla circostanza che la donna aveva compiuto atti nell’interesse dell’associazione come l’apertura della partita Iva e la trasmissione telematica delle dichiarazioni”. In altre parole la Ctr di Milano ha fornito elementi sintomatici certamente idonei a sostenere l’esistenza del ruolo di amministratore di fatto della contribuente e di coartefice dell’operazione illecita.

 

3) IMU: attenzione alle delibere dei comuni sul sito delle Finanze

Tra non molto scadrà il pagamento del saldo dell’IMU 2014, a tal proposito i diretti interessati (soggetti tenuti al pagamento dell’IMU per il 2014), a partire dal 29 ottobre 2014, devono controllare il sito del dipartimento Finanze per verificare se il comune di competenza ha emesso la delibera di modifica dell’aliquota dell’imposta municipale.

Infatti, gli enti locali avevano tempo fino al 28 ottobre per decidere eventuali variazioni mentre è compito del Mef pubblicare online i provvedimenti a partire dal 29 ottobre.

Da un primo calcolo, sembrerebbe che larga dei comuni abbia approvato delibere di modifica IMU. Pertanto gli interessati dovranno rifare i calcoli per versare il saldo del 16 dicembre 2014 poiché, in sede di acconto di giugno, i pagamenti sono stati eseguiti in base ai dati dell’anno 2013.

 

4) Detrazione fiscale per interventi di recupero: niente di grave se manca la comunicazione di inizio lavori

La comunicazione di inizio lavori è valida anche se inviata all’Ufficio sbagliato. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22877 del 28 ottobre 2014, ha stabilito che le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio possono beneficiare della relativa detrazione anche se la comunicazione di inizio lavori sia stata inviata, erroneamente, ad un Ufficio dell’Agenzia delle entrate diverso da quello di Pescara.

Nel quadro della leale collaborazione con i contribuenti, infatti, l’Ufficio che riceva una comunicazione di spettanza di altro Ufficio (appartenente alla stessa struttura amministrativa) è tenuto a trasmetterla all’Ufficio competente.

Cassazione: professionista che utilizza società di servizi e assoggettamento ad IRAP

La Cassazione, con la sentenza n. 22674 del 24 ottobre 2014, ha evidenziato il principio secondo il quale il professionista è soggetto ad IRAP qualora sussista il requisito dell’autonoma organizzazione, che ricorre quando impiega beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvale in modo non occasionale di lavoro altrui. Con riguardo specifico all’impiego non occasionale di lavoro altrui, ciò si configura quando sono erogati a terzi elevati compensi per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, restando indifferente il mezzo giuridico utilizzato (dipendenti, società di servizi o associazione professionale).

Inoltre, deve ritenersi integrato il presupposto dell’autonoma organizzazione, anche in assenza di dipendenti, qualora sia affidato ad una società di servizi (outsourcing), retribuita a percentuale, lo svolgimento di prestazioni correlate all’attività professionale (nella fattispecie “tenuta della contabilità dei clienti del commercialista”). In presenza di tali elementi, dunque, il reddito professionale deve essere assoggettato ad IRAP.

 

5) Tutti i dettagli sulla maxi frode da 250 milioni di euro scoperta dalle Entrate

Maxi frode da 250 milioni. Evasione fiscale con coop e fatture false. Eseguite 8 ordinanze di custodia cautelare. Sequestrati beni per oltre 63 milioni di euro. Ecco tutti i dettagli dell’indagine degli 007 dell’Agenzia delle entrate. Sono 11 i funzionari delle Entrate che collaborano con la Procura della Repubblica di Milano e il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano per la realizzazione di un’operazione, che ha consentito di portare alla luce una maxi frode da 250 milioni di euro, di sequestrare beni per oltre 63 milioni di euro e di eseguire otto ordinanze di custodia cautelare.

Dicembre 2013, i fari dell’Ufficio Antifrode svelano la truffa - L’operazione di oggi è solo l’ultima fase di una complessa attività di indagine messa in campo dagli 007 delle entrate, che ha permesso di portare alla luce una frode fiscale articolata, messa in atto nei settori della logistica, del facchinaggio, trasporto su strada e servizi alle imprese. Nel dicembre 2013 gli Uffici Antifrode dell’Agenzia delle entrate hanno infatti effettuato accessi nei confronti di 18 realtà societarie operanti fra Milano e Roma. In campo un team di 37 funzionari dell’Ufficio centrale (19 funzionari, di cui 4 informatici), della Direzione regionale Lazio (14 funzionari) e della Direzione regionale Lombardia (4 funzionari). L’azione degli uomini dell’Agenzia è stata decisiva per lo sviluppo delle indagini, in quanto in quella fase sono stati acquisiti importanti elementi di prova a carico dei reali “dominus” della frode, che godevano della complicità di professionisti compiacenti nella realizzazione delle attività illecite. L’attività di raccolta di elementi di prova da parte degli uomini delle Entrate è stata fruttuosa, infatti nel marzo 2014, a pochi mesi di distanza dall’azione, è stata presentata al Pubblico Ministero l’informativa decisiva per la richiesta delle misure cautelari.

L’attività è frutto di un rapporto sinergico, voluto e coordinato dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano, dott. Carlo Nocerino, che vede Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza impegnate all’unisono già dalla fase investigativa.

Il meccanismo della frode - Attraverso un consorzio, l’utilizzo strumentale di società cooperative e un giro di fatture false, l’organizzazione acquisiva commesse a condizioni economiche vantaggiose per poi subappaltarle a cooperative di lavoro e produzione usate come serbatoi di manodopera (sotto costo e in nero) e svuotate delle risorse finanziarie attraverso prelevamenti di denaro contante.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 125 del 29 ottobre 2014)

 

6) Consultazione europea su standard e brevetti

Il 14 ottobre la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sul tema del rapporto tra gli standard e i diritti di proprietà intellettuale. L’obiettivo è raccogliere informazioni e opinioni sul funzionamento (e la possibile evoluzione) dei procedimenti di standardizzazione che coinvolgono tecnologie tutelate da brevetto.

La Commissione intende monitorare il sistema europeo di standardizzazione, aggiornato con il regolamento (UE) n. 1025/2012, e seguire il dibattito in corso sull’uso e il ruolo dei DPI nell’ambito degli standard, anche al fine di valutare l’opportunità di ulteriori interventi.

Contestualmente all’avvio della consultazione è stato pubblicato uno studio che analizza le regole e le prassi attualmente in vigore per la concessione in licenza dei brevetti essenziali per lo standard, evidenziando gli ostacoli che di regola si frappongono all’adozione di modalità efficienti di rilascio delle licenze.

La consultazione si articola in sette sezioni, ciascuna delle quali raggruppa una o più questioni-chiave, di portata più generale, e una serie di domande specifiche sugli aspetti di dettaglio. In particolare la Commissione invita i soggetti interessati a riportare la propria esperienza e ad esprimere la propria opinione sui seguenti profili:

I settori interessati da processi di standardizzazione che coinvolgono tecnologie brevettate e le regole che disciplinano il sistema di standardizzazione. La definizione di standard che includono tecnologie brevettate ha assunto un rilievo sempre maggiore in alcuni settori industriali, quali le telecomunicazioni, l’elettronica di consumo, il settore automobilistico e quello energetico. La Commissione intende verificare se esistano altri settori suscettibili di essere caratterizzati, in futuro, dall’utilizzo di standard che includono tecnologie brevettate e invita i soggetti interessati ad esprimere la propria opinione sulle regole e le prassi che attualmente disciplinano i processi di standardizzazione, per verificare l’esistenza di margini di miglioramento.

La trasparenza dei brevetti essenziali per lo standard. Attualmente lo strumento utilizzato dalla maggior parte delle organizzazioni di standardizzazione per garantire la trasparenza dei brevetti essenziali per lo standard è rappresentato dall’obbligo di disclosure, vale a dire l’obbligo dei membri di dichiarare i brevetti essenziali (i.e. tecnicamente necessari per l’applicazione dello standard) di cui siano titolari. La Commissione chiede l’opinione degli interessati sulle seguenti questioni: (i) l’esatta portata dell’obbligo di disclosure, se cioè, ai fini del suo adempimento, sia sufficiente la generica dichiarazione di essere titolare di brevetti essenziali (c.d. blanket disclosure) ovvero occorra identificare, all’interno del portafoglio brevettuale, i singoli brevetti essenziali; (ii) il livello di dettaglio delle informazioni da trasmettere all’organizzazione di standardizzazione; (iii) le conseguenze in caso di inadempimento dell’obbligo di disclosure; (iv) l’opportunità di aggiornare le dichiarazioni al verificarsi di alcuni eventi (es. adozione definitiva dello standard, dichiarazione di invalidità del brevetto ecc.); (v) la necessità di introdurre meccanismi di verifica della qualità delle dichiarazioni, in particolare con riguardo alla verifica dell’essenzialità del brevetto; (vi) l’utilità, al fine di disporre di informazioni più accurate, di una maggiore collaborazione tra le organizzazioni di standardizzazione e gli uffici brevettuali.

Il ruolo dei patent pools. La Commissione intende verificare la possibilità di sfruttare i vantaggi dei patent pools nel contesto della standardizzazione. I patent pools consentono la concessione in licenza, in un’unica soluzione, di una pluralità di brevetti appartenenti a diversi titolari. Nelle situazioni in cui la titolarità dei brevetti essenziali per uno standard è ampiamente frammentata, il ricorso a tale strumento garantirebbe, pertanto, modalità di licenza più efficienti, riducendo i costi di transazione ed evitando i problemi connessi al cumulo delle royalties. L’obiettivo della consultazione, sotto tale profilo, è raccogliere informazioni su: (i) l’esistenza di eventuali ostacoli (anche in termini di costi) alla creazione di pool di brevetti nel corso del processo di standardizzazione e le possibili soluzioni; (ii) le modalità per incentivare la partecipazione dei titolari di brevetti essenziali ai patent pools.

La formula FRAND (fair reasonable and non-discriminatory).I membri delle organizzazioni di standardizzazione assumono l’impegno a concedere in licenza i brevetti essenziali per lo standard a condizioni eque ragionevoli e non discriminatorie (FRAND). In genere, nelle politiche in materia di DPI delle organizzazioni di standardizzazione non è tuttavia precisato il significato da attribuire alla formula FRAND. Per la sua determinazione sono state individuate diverse metodologie, che fanno riferimento: (i) al valore economico del brevetto; (ii) al valore ex ante (prima dell’adozione dello standard) della tecnologia brevettata; (iii) al valore aggiunto della tecnologia inclusa nello standard rispetto alle tecnologie concorrenti; (iv) alle condizioni applicate per lo stesso brevetto in altri standard comparabili. In questa sezione della consultazione, i soggetti interessati sono quindi invitati ad esprimere la propria opinione sull’applicazione di tali metodi e sulle altre questioni che possono sorgere in sede di determinazione della royalty FRAND.

La cessione di brevetti essenziali per lo standard. L’impegno a rilasciare licenze a condizioni FRAND grava sui partecipanti ad un’organizzazione di standardizzazione che hanno dichiarato la titolarità di brevetti essenziali. Può accadere che un brevetto essenziale sia successivamente ceduto ad un soggetto che, non essendo membro dell’organizzazione di standardizzazione, non è tenuto al rispetto dell’impegno FRAND assunto dall’originario titolare. L’obiettivo di questa sezione della consultazione è acquisire informazioni sui meccanismi esistenti per assicurare l’efficacia degli impegni FRAND nei casi di cessione dei brevetti essenziali. In particolare la Commissione chiede di valutare l’opportunità di adottare, seguendo l’esempio di alcuni Stati membri, un sistema di c.d. licence of right (in base al quale l’impegno FRAND è legato – e segue le sorti – del brevetto stesso, a prescindere da chi ne sia titolare).

Meccanismi efficienti di risoluzione delle controversie sui brevetti essenziali. Le domande rivolte ai partecipanti alla consultazione riguardano i seguenti profili: (i) l’impatto del contenzioso relativo ai brevetti essenziali; (ii) i benefici e i costi connessi alla predisposizione di meccanismi di ADR e la scelta del tipo di meccanismo (arbitrato, mediazione ecc..) più adatto; (iii) l’integrazione dei meccanismi di ADR nel processo di standardizzazione e gli incentivi necessari per invogliare i partecipanti ad utilizzarli; (iv) gli aspetti sostanziali e procedurali della definizione di tali meccanismi (es. obbligatorietà/ alternatività o meno rispetto al giudizio ordinario/ durata ecc.).

Il problema degli utilizzatori dello standard non disposti a stipulare un accordo di licenza e le richieste di provvedimenti inibitori (injunctions). L’ultima sezione della consultazione ha ad oggetto il tema della tutela dei titolari di brevetti essenziali, e in particolare la possibilità per questi ultimi di richiedere provvedimenti inibitori, nei confronti degli utilizzatori dello standard che non sono disposti ad acquisire la licenza per tali brevetti. La Commissione ha di recente affrontato la questione nelle decisioni sui casi Samsung e Motorola, giungendo alla conclusione che, nel caso di un brevetto essenziale che il titolare si è impegnato a concedere in licenza a condizioni FRAND nel corso del processo di definizione dello standard, la richiesta e l’esecuzione di provvedimenti inibitori nei confronti di un potenziale licenziatario può configurare un abuso di posizione dominante se questi è disposto a stipulare un accordo di licenza a condizioni FRAND per il brevetto essenziale. Le domande di questa sezione della consultazione sono dirette a verificare se, fra i partecipanti ai procedimenti di standardizzazione, esista una sufficiente conoscenza delle recenti decisioni della Commissione. Viene chiesta inoltre l’opinione dei soggetti interessati su: (i) i possibili strumenti per garantire che i titolari di brevetti essenziali ricevano una remunerazione adeguata per i loro brevetti e siano tutelati nei confronti degli utilizzatori dello standard che rifiutano (o ritardano) il pagamento delle royalties; (ii) gli strumenti per evitare che i provvedimenti inibitori sulla base dei brevetti essenziali siano utilizzati per escludere i concorrenti o per estorcere royalties irragionevoli o discriminatorie; (iii) l’impatto che potrebbe avere sulla negoziazione delle condizioni di licenza, sul livello delle royalties ecc. l’eventuale divieto di provvedimenti inibitori anche nei confronti di utilizzatori dello standard non disposti a stipulare nessun accordo di licenza.

(Assonime, nota del 29 ottobre 2014)

 

7) Crediti verso la P.A.: in scadenza la presentazione dell’istanza

Crediti P.A., istanza entro il 31 ottobre: A seguito della proroga disposta con D.L. n. 66/2014 del termine fissato inizialmente il 23 agosto 2014, le imprese che vantano crediti verso la P.A. hanno tempo fino al 31 ottobre 2014 per presentare le istanze dirette ad ottenere la certificazione di crediti assistiti da garanzia dello Stato.

Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, con la nota del 29 ottobre 2104, ricorda che il credito deve riguardare somme per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali; inoltre deve essere non prescritto, certo, liquido ed esigibile.

A seguito della certificazione del credito è possibile ottenere liquidità cedendolo ad istituti finanziari.

Per ottenere la certificazione è necessario operare tramite la piattaforma elettronica presente sul sito del Mef – Ragioneria Generale dello Stato. Il ministero informa che dal 20 al 27 ottobre sono arrivate 4.623 istanze di richiesta di certificazione.

 

8) La continuità del co.co.co. non equivale a subordinazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22690 del 24 ottobre 2014, ha stabilito che non costituisce parametro valido per determinare la natura subordinata del rapporto, la continuità per un certo periodo di tempo anche lungo (nel caso di specie dall’ottobre 1991 al febbraio 1994) della prestazione lavorativa di progettista, atteso che la continuità della prestazione coordinata e prevalentemente personale, riconducibile alla natura del rapporto, è svincolata dall'occasione in cui si manifesta la necessità dell'incarico professionale, assumendo rilevanza la causa dell'incarico stesso (Cass. n. 2120/2001).

Né il potere di indicazione che il lavoratore esercita nei confronti di altri lavoratori costituisce, di per sé, una manifestazione della sua subordinazione al datore, dato che è ipotizzabile anche nell'ambito di un rapporto di lavoro autonomo, mentre diventa segnale di subordinazione solo ove il suo potere si eserciti quale subordinata esecuzione dell'assoggettamento a specifiche direttive che il datore gli abbia impartito.

Quindi, il fatto che il collaboratore abbia un proprio staff, nei confronti del quale proponga assunzioni, promozioni, aumenti di stipendio e ferie, non esprime, di per sé, subordinazione, potendo essere anche attuazione di un rapporto di lavoro autonomo (Cass. n. 15001/2000).

Cassazione: criteri distintivi per un contratto a progetto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22289 del 21 ottobre 2014, ha ribadito come ogni attività umana, economicamente rilevante, può essere oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato che di lavoro autonomo e che l’elemento tipico che contraddistingue il primo dei suddetti tipi di rapporto è costituito dalla subordinazione, intesa quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro, con assoggettamento del prestatore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, ed al conseguente inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa.

Viceversa, riferendosi al contratto di lavoro a progetto, le parti, prima di instaurare questa tipologia contratuale devono verificare alcuni criteri distintivi sussidiari, quali la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale ovvero l’incidenza del rischio economico, l’osservanza di un orario, la forma di retribuzione, la continuità delle prestazioni e via di seguito.

 

9) Ecco gli ultimi studi in materia fiscale del Notariato

Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione «Studi e Materiali» ed hanno approfondito tematiche relative relative alle esecuzioni immobiliari, al diritto societario e tributario.

Lo studio n. 236/2014/C, pubblicato il 29 ottobre 2014, affronta il tema dell'applicabilità delle regole riguardanti l'attestato di prestazione energetica nella circolazione degli immobili nelle ipotesi di vendita forzata• Vendita forzata e attestato di prestazione energetica - Studio n. 263-2014/C

Lo studio n. 237-2014/I intende esaminare l’eventuale legittimità di una dichiarazione iscritta nel Registro delle Imprese, ai sensi dell’art. 2484, 3° comma, codice civile, da parte degli amministratori che ritengono verificata la causa di scioglimento di cui all’art. 2484, 1° comma, n. 2, codice civile, in presenza di situazioni di difficoltà economica.

• In tema di impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale e scioglimento delle società di capitali - Studio n. 237-2014/I.

Lo studio n. 545-2014/I esamina la questione della possibilità di trasformare la società unipersonale in impresa individuale, questione risolta in senso affermativo dalla prevalente dottrina successiva alla riforma del diritto societario, ma in senso negativo dalle poche pronunce giurisprudenziali che se ne sono occupate.

• Trasformazione di società unipersonale in impresa individuale - Studio n. 545-2014/I

Lo studio n. 540-2014/T approfondisce gli aspetti fiscali relativi al comma 3 dell'art. 5 del D.L. 14 maggio 2011, n. 70, convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106, che ha introdotto nell'art. 2643 c.c. il n. 2-bis, per effetto del quale risultano soggetti a trascrizione nei registri immobiliari i contratti che trasferiscono, costituiscono o modificano diritti edificatori comunque denominati, previsti da norme statali o regionali o da strumenti di pianificazione territoriale.

• Negoziazione dei diritti edificatori e relativa rilevanza fiscale, anche alla luce dell'art. 2643 n. 2-bis) c.c. - Studio n. 540-2014/T

 

10) Novità deposito bilanci dal 2015

In relazione al bilancio d’esercizio, dal 2015 è previsto il deposito integrale in XBRL. Difatti, diventa operativa la nuova tassonomia per la codifica XBRL dei bilanci aziendali. Ma vediamo, in particolare, cosa cambia dal 2015.

Per quanto concerne le società italiane, dal 2015 tutto il bilancio sarà formulato completamente nel nuovo formato elettronico elaborabile XBRL (eXtensible business reporting language).

A tal fine, Unioncamere ha reso noto di avere acquisito il parere favorevole dallo standard-setter nazionale Organismo Italiano di Contabilità.

Nuova tassonomia

La nuova tassonomia che codifica il bilancio d’esercizio in formato elettronico elaborabile è frutto di due anni di sperimentazione. A partire dal 2015, quindi, l’intero bilancio dovrà essere depositato in questo nuovo tracciato informatico. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione dei con OIC, CNDCEC, il sistema camerale e Infocamere, Assosoftware e con il contributo dell’Università di Trento, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Università di Macerata.

Nota integrativa in XBRL

Tra le novità della nuova tassonomia la possibilità di codificare anche la Nota integrativa del bilancio, in forma ordinaria e abbreviata, secondo le disposizioni previste dal Codice Civile (in futuro verranno integrate anche le informazioni previste dai Principi contabili nazionali), oltre ai prospetti contabili già compilati in tale formato in base al D.P.C.M. del 10 dicembre 2008.

La nuova modalità standardizzata lascia comunque possibilità di personalizzazione, per inserire vari dettagli informativi in alcune parti testuali.

Destinatari

Sono interessati al passaggio al nuovo standard contabile tutte le società di capitali italiane tenute alla redazione del bilancio, con eccezione per quelle che utilizzano i principi contabili internazionali.

Standardizzazione

Per completare il processo di standardizzazione dei bilanci bisognerà attendere la pubblicazione della tassonomia sul sito ufficiale XBRL e sulla “Gazzetta Ufficiale”, come previsto dal citato Dpcm del 2008.

 

Vincenzo D’Andò