Diario quotidiano del 28 ottobre 2014: nuova giurisprudenza in tema di soggettività IRAP

Pubblicato il 28 ottobre 2014



chi si avvale periodicamente di società di servizi deve pagare l’Irap; anche l’impresa familiare è soggetta al tributo regionale; indagini bancarie poi sfociate nell’applicazione del redditometro; fotovoltaico: pubblicati nella G.U. i due decreti che rimodulano gli incentivi; doppia condanna per l’amministratore evasore; presentazione telematica delle domande di pensione in regime comunitario per soggetti residenti in Paesi esteri non convenzionati; D.L. sul processo civile: novità del maxiemendamento e testo coordinato; nuovo codice della strada con novità nei rapporti di lavoro: circolare Fondazione studi CDL; Ungdc: finalmente un provvedimento a favore dei giovani commercialisti; modello 730 precompilato: le perplessità dell’Ancl; ancora pochi giorni di sospensione per gli alluvionati del Centro-Nord

 

 Indice:

 1) Chi si avvale periodicamente di società di servizi deve pagare l’Irap; anche l’impresa familiare è soggetta al tributo regionale

 2) Indagini bancarie poi sfociate nell’applicazione del redditometro

 3) Fotovoltaico: pubblicati nella G.U. i due decreti che rimodulano gli incentivi

 4) Doppia condanna per l’amministratore evasore

 5) Presentazione telematica delle domande di pensione in regime comunitario per soggetti residenti in Paesi esteri non convenzionati

 6) D.L. sul processo civile: novità del maxiemendamento e testo coordinato

 7) Nuovo codice della strada con novità nei rapporti di lavoro: circolare Fondazione studi CDL

 8) Ungdc: finalmente un provvedimento a favore dei giovani commercialisti

 9) Modello 730 precompilato: le perplessità dell’Ancl

 10) Ancora pochi giorni di sospensione per gli alluvionati del Centro-Nord

 

 

1) Chi si avvale periodicamente di società di servizi deve pagare l’Irap; anche l’impresa familiare è soggetta al tributo regionale

Chi si avvale periodicamente di società di servizi deve pagare l’Irap. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22674 del 24 ottobre 2014.

In particolare, ad un Commercialista veniva contestato l’assoggettamento ad Irap sulla propria attività esercitata per la circostanza di avere fruito durante l'anno delle prestazioni da parte di una società di servizi svolte in maniera non occasionale, corrispondendo a tale società di servizi, peraltro, l'importo di 80.000 euro annui.

Per tale ragione la Suprema Corte ha dato torto al contribuente. Inoltre, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22628 del 24 ottobre 2014, ha deciso che la collaborazione dei partecipanti nell’impresa familiare comporta l’assoggettamento all’Irap. Dunque, anche l’attività prestata dal collaboratore familiare è indice di attività autonomamente organizzata.

Scendendo nei dettagli, riguardo la prima sentenza, il professionista aveva affidato alla società la tenuta della contabilità dei suoi clienti, svolgendo in proprio consulenza fiscale e societaria.

Secondo i giudici supremi, ai fini dell’assoggettamento ad Irap del professionista, ciò che conta é la sussistenza di un’organizzazione imprenditoriale che renderebbe possibile lo svolgimento dell’attività professionale (complessa).

Non rileva, invece, lo strumento giuridico tramite la quale la struttura è realizzata (dipendenti oppure società di servizi oppure associazione professionale). Ne consegue, nel caso di specie, l’obbligo di pagare l’imposta regionale da parte del Commercialista.

Con la seconda decisione, la Cassazione rimarca che la collaborazione dei partecipanti all’impresa familiare integra quel quid pluris atto a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (in tal senso già Cass. 10777/2013).

Per questo, nel caso di specie, è stato accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, a parere della Corte suprema, i giudici di secondo grado, nel giudicare il contribuente escluso da Irap, hanno omesso di ponderare comparativamente i dati attestanti i corrispettivi elargiti al collaboratore con quelli del reddito prodotto dall’imprenditore.

Peraltro, gli emolumenti corrisposti risultavano di poco inferiori a quelli integranti il reddito del contribuente, l’attività del collaboratore incideva sull’attitudine a generare reddito in favore del contribuente stesso, che, per questo, non deve essere assoggettato ad Irap.

 

2) Indagini bancarie poi sfociate nell’applicazione del redditometro (vecchio)

Se il Fisco non rimane soddisfatto dall’esito delle indagini bancarie eseguito nei riguardi di un contribuente, può comunque “inchiodarlo” attraverso l’applicazione del (vecchio, ante riforma D.L. 78/2010) redditometro.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22634 del 24 ottobre 2014.

Un contribuente che non aveva presentato la dichiarazione dei redditi ed era stato sottoposto ad indagini finanziarie, dalle quali era emerso che nell’anno oggetto di controllo aveva effettuato diversi acquisiti e vendite di beni mobili (autovetture, caravan, ecc.) e immobili, come risultava dai relativi pagamenti ed incassi emergenti dai conti correnti. Tali operazioni, però, non potevano essere contestate ai fini delle presunzioni che assistono le indagini finanziarie, stante la loro giustificazione da parte del contribuente. Le predette movimentazioni finanziarie sono state utilizzate, invece, per desumere il possesso dei beni mobili ed immobili acquistati, i quali sono stati valorizzati ai fini del redditometro (si trattava del “vecchio” redditometro ante riforma ex art. 22 del D.L. 78/2010), così da presumere l’esistenza di un maggior reddito non dichiarato sulla base della disponibilità di beni indicatori di capacità contributiva.

 

3) Fotovoltaico: pubblicati nella G.U. i due decreti che rimodulano gli incentivi

Fotovoltaico: in G.U. le modalità per la rimodulazione delle tariffe incentivanti. Sono stati pubblicati, nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2014, i decreti del 16 ottobre e del 17 ottobre 2014 del Ministero dello Sviluppo economico sulle tariffe incentivanti per l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici, in attuazione di quanto disposto dal D.L. 91/2014.

In particolare, il primo dei due decreti approva le modalità operative per l’erogazione da parte del Gestore Servizi Energetici S.p.A. delle tariffe incentivanti per l’energia elettrica ex art. 26 comma 2 del D.L. 91/2014.

Il decreto è in vigore dal 25 ottobre 2014; per gli impianti entrati in esercizio prima del 1° luglio 2014 e per i quali entro la stessa data non sia stata attivata la convenzione da parte del GSE nonché per gli impianti entrati in esercizio dopo la medesima data, le modalità operative del decreto si applicano a partire dalla data di entrata in esercizio dell’impianto.

Il secondo, invece, reca le modalità per la rimodulazione delle tariffe incentivanti per l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici, in attuazione dell’art. 26, comma 3, lett. b) del citato D.L. 91/2014.

A decorrere dal 1° gennaio 2015, gli incentivi spettanti agli impianti fotovoltaici di potenza incentivata superiore a 200 kW che aderiscono all’opzione di cui all’art. 26, comma 3, lettera b) del D.L. n. 91 del 2014 sono calcolati riducendo e poi incrementando gli incentivi vigenti, comprensivi di eventuali premi.

Per gli impianti che beneficiano di tariffe onnicomprensive, la componente incentivante a cui applicare la procedura è calcolata secondo le modalità di cui all’art. 26, comma 4 del DL n. 91 del 2014.

Per agevolare la visualizzazione delle percentuali di rimodulazioni spettanti a ciascun impianto, entro tre giorni dal 25 ottobre 2014, il GSE pubblica sul proprio sito internet le tabelle dei fattori moltiplicativi da applicare ai previgenti incentivi per il calcolo dell’incentivo rimodulato, in funzione del periodo residuo di diritto agli incentivi, espresso in anni e mesi.

 

4) Doppia condanna per l’amministratore evasore

L’amministratore di società può essere condannato prima per il reato di omessa dichiarazione e poi per quello di distruzione od occultamento delle scritture contabili.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42555 del 13 ottobre 2014.

Nel caso di specie, il tribunale dichiarava gli amministratori di una società responsabili del reato di cui agli articoli 81 e 110 del codice penale, e 10 del Dlgs 74/2000, poiché gli stessi, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, occultavano e/o distruggevano la documentazione contabile, così da non consentire la ricostruzione dell’effettivo volume di affari e del reddito di impresa.

Gli imputati, poiché erano già stati condannati per il reato di omessa dichiarazione, lamentavano di non potere essere più condannati.

Ma non è così per la Suprema Corte, secondo cui non può ritenersi che una sentenza di condanna, seppur prodotta in atti, costituisca un precedente utilizzabile per sostenere l’esistenza di un’ipotesi di ne bis in idem.

Nel caso di specie, per l’appunto, si tratta di condotte e fattispecie di reato del tutto distinte, seppure finalisticamente collegate: la pronuncia richiamata, infatti, vedeva l’imputato condannato per omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, mentre, nel presente procedimento l’imputato è stato condannato per il reato di cui all'articolo 10 del Dlgs 74/2000, per avere occultato e/o distrutto le scritture contabili della società, al fine di non consentire la ricostruzione dell’effettivo volume di affari e del reddito di impresa.

 

5) Presentazione telematica delle domande di pensione in regime comunitario per soggetti residenti in Paesi esteri non convenzionati

L’Inps, con il messaggio n. 7973 del 24 ottobre 2014, comunica che è stata rilasciata una nuova versione della procedura on line delle domande di pensione in convenzione internazionale (cittadino/patronato).

L’implementazione consente ai residenti in Paesi esteri, non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale e che possono far valere periodi di assicurazione in paesi UE, di inoltrare domanda di pensione, a condizione che l’ultimo periodo assicurativo sia stato svolto in Italia.

La circolare n. 88 del 2 luglio 2010 punto 18 dispone infatti quanto segue:

Le domande di pensione di vecchiaia e ai superstiti, nonché le domande di pensione di invalidità relative alle persone che siano state soggette ad almeno una legislazione di tipo B, devono essere presentate all’istituzione del luogo di residenza o all’istituzione dello Stato membro alla cui legislazione la persona è stata soggetta da ultimo. Nel caso in cui la persona non sia mai stata soggetta alla legislazione dell’istituzione del luogo di residenza, quest’ultima inoltrerà la domanda all’istituzione a cui la persona è stata soggetta da ultimo (articolo 45,

paragrafo 4, del regolamento di applicazione).

La procedura “ Domanda di pensione on line” provvede a confrontare le date inserite nella sezione dichiarazioni “periodo lavoro estero” con l’ estratto UNEX del soggetto richiedente e consente l’ inoltro della domanda solo se l’ultimo periodo assicurativo risulta svolto in Italia.

In caso contrario, la trasmissione della domanda viene interrotta con il seguente messaggio:

La domanda di pensione deve essere presentata all'istituzione dello Stato membro alla cui legislazione Lei è stato soggetto da ultimo (articolo 45 del regolamento di applicazione (CE) n.987).

 

6) D.L. sul processo civile: novità del maxiemendamento e testo coordinato

L’Ufficio Studi del Consiglio Nazionale Forense, in relazione al D.L. (n. 132 del 12.09.2014) sul processo civile, ha pubblicato le novità del maxiemendamento ed il testo coordinato.

Riepilogo novità introdotte al senato:

Arbitro unico (come da proposta CNF) solo per cause di valore inferiore a 100.000 euro;

Translatio semiautomatica per talune controversie di cui sia parte una PA;

gli arbitri devono essere avvocati iscritti da almeno 5 anni (non 3);

incompatibilità tra incarico di arbitro e consigliere COA, anche per quelli uscenti per la durata dell'intera consiliatura successiva;

facoltà di proroga per il deposito del lodo di ulteriori 30 giorni;

termine di 90 giorni per l’adozione di un DM che riduce i parametri per i compensi degli arbitri;

un DM stabilirà assegnazione arbitrati, con criterio rotazione e designazione automatica (come da proposta CNF);

termine per la conclusione del procedimento di negoziazione assistita non superiore a 3 mesi (come da proposta CNF);

integrazione del comma 5 dell’art. 3, in materia di negoziazione obbligatoria con previsione non chiarissima: «Restano ferme le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di conciliazione e mediazione, comunque denominati. Il termine di cui ai commi 1 e 2, per materie soggette ad altri termini di procedibilità, decorre unitamente ai medesimi»;

trascrizione integrale dell’accordo raggiunto con la negoziazione nel precetto;

eliminato l'art. 7, che estendeva la conciliazione ex art. 2113 c.c. alle controversie aventi per oggetto diritti del prestatore di lavoro;

eliminato l'art. 15, in tema di dichiarazioni rese al difensore, con potere di autenticazione a favore di quest'ultimo;

esclusione delle controversie di lavoro dall'ambito della negoziazione assistita e l'obbligo per la PA di affidare le convenzioni di negoziazione assistita alla propria Avvocatura, ove presente (art. 2);

aumento dei termini per gli oneri processuali ivi previsti (processo di esecuzione) e l'inserimento di un potere di certificazione per l'avvocato, ma riferito soltanto all'attestazione di conformità delle copie degli atti depositati all'atto dell'iscrizione a ruolo del precetto (art. 18);in materia di negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio deve esserci «almeno un avvocato per parte» (art. 6);

è previsto un particolare procedimento in presenza di taluni soggetti "protetti" (figli minori, maggiorenni incapaci o portatori di handicap: si tratta della trasmissione, secondo una tempistica predeterminata, dell'accordo al Procuratore della Repubblica per ottenere autorizzazione; altrimenti, qualora non corrisponda all'interesse dei figli, la successiva trasmissione al Presidente del Tribunale) (art. 6);

un procedimento analogo è altresì previsto per gli accordi in assenza di figli. In questi casi, tuttavia, non vi è la previsione di termini a carico del PM;

occorre menzionare nell'accordo di negoziazione assistita per separazione/divorzio (art. 6) che:

gli avvocati hanno tentato la conciliazione delle parti;

le parti sono state informate della possibilità di esperire la mediazione familiare;

le parti sono state informate dell'importanza per il minore di trascorrere tempi adeguati con ciascuno dei genitori.

riduzione della sanzione già prevista per l'avvocato (da 5000/50.000 si passa a 2.000/10.000) che non trasmette copia dell'accordo all'ufficiale di stato civile entro il termine di dieci giorni;

possibilità per le parti di assistenza facoltativa da parte di un avvocato (art. 12) nel procedimento di separazione/divorzio "breve";

viene individuato nel Sindaco la figura dell'ufficiale di stato civile al quale rendere la dichiarazione volta ad attestare la volontà di separarsi; a pena di caducazione dell’accordo raggiunto i coniugi debbono presentarsi nuovamente di fronte al Sindaco entro 30 giorni dal primo accordo.

per quanto concerne le ferie dei magistrati viene ripristinato il periodo a tutto il mese di agosto (anziché dal 6 al 31).

Tra le modifiche apportate in materia di esecuzione forzata si segnalano:

a) la previsione di ulteriori casi di applicazione delle disposizioni per la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare estese anche all’attuazione del sequestro conservativo e per la ricostruzione dell'attivo e del passivo nell'ambito di procedure concorsuali di procedimenti in materia di famiglia e di quelli relativi alla gestione di patrimoni altrui»;

b) una specifica forma di pignoramento (e custodia) di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi;

c) l’impignorabilità dei «Crediti delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere».

Ripristino degli uffici del giudice di pace di Ostia e di Barra, ad organico invariato, con posti (sia per magistrati onorari che per personale amministrativo) da coprire mediante trasferimento, ed affidando ad un DM la data di inizio del funzionamento degli uffici.

 

7) Nuovo codice della strada con novità nei rapporti di lavoro: circolare Fondazione studi CDL

Il Governo ha approvato una modifica al codice della strada che andrà ad impattare sulla gestione del personale dipendente già dal prossimo 3 novembre. E’ stato, infatti, imposto l’obbligo di registrare alla Motorizzazione civile e di annotare sulla carta di circolazione il nome del soggetto che dispone del veicolo aziendale per più di 30 giorni, pur non essendone intestatario. La Circolare n. 18/2014 della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro analizza nel dettaglio le nuove procedure, illustrando gli obblighi da seguire e gli ambiti oggettivi e soggettivi di applicazione.

L’obbligo di attivare tale nuova procedura vige solo per gli atti posti in essere a decorrere dal 3 novembre 2014, è possibile formalizzare ante 3.11 la consegna del bene in uso promiscuo (od in uso prettamente personale) attribuendogli data certa, tale documento andrà ad affiancare quello già posto in essere a suo tempo ed eviterà l'obbligo.

Al suo interno è contenuto anche un fac-simile del contratto di comodato a tempo indeterminato.

 

8) Ungdc: finalmente un provvedimento a favore dei giovani commercialisti

L’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili plaude all’iniziativa del Consiglio Nazionale che con la delibera del 2 ottobre 2014, diffusa con l'informativa 23/2014 del 24 ottobre 2014, ha dimezzato la quota del contributo annuale dovuto dai giovani iscritti all'albo.

A seguito del provvedimento menzionato il contributo annuale di cui all'art. 12, lett. q), D.Lgs. 139/2005 sarà pari a:

- 65,00 euro per gli iscritti di età inferiore ai 36 anni alla data del 31 dicembre 2014;- 130,00 euro per tutti gli altri iscritti (comprese le Società tra professionisti).

Sul presupposto che sono i singoli Ordini locali delegati alla riscossione in capo agli associati e cha di tale contributo, di norma, viene richiesto il pagamento contestualmente alla quota annuale di cui all'art. 12, lett. p), D.Lgs. 139/2005 (quota di iscrizione annuale all'Ordine locale di appartenenza), si auspica che tale riduzione trovi almeno pari accoglimento a livello periferico.

Questa agevolazione era stata più volte caldeggiata dalla nostra Associazione, ritenendo doveroso un intervento da parte del Consiglio Nazionale che agevolasse lo svolgimento della professione tra i più giovani colleghi, che, nonostante percepiscano statisticamente redditi molto inferiori a quelli dei professionisti più anziani, ad oggi risultano discriminati sia nella formazione professionale (si pensi all’esonero ormai anacronistico in un contesto dinamico come quello attuale per gli iscritti di età superiore a 65 anni) che dal punto di vista previdenziale (con l'abolizione del metodo retributivo, e l’adozione del metodo contributivo).

Se l’azione di riduzione del contributo di iscrizione non può che essere apprezzata, si invita il Consiglio Nazionale a vigilare maggiormente sulla determinazione dell'ammontare delle quote di iscrizione ai singoli Ordini locali: sul territorio italiano si assiste ad una differenziazione molto sensibile da provincia a provincia e non si comprende in molti casi come Ordini di pari dimensione per numero di iscritti necessitino di quote molto più esose rispetto alla media.

L’Unione continuerà a vigilare ed a proporre iniziative di sensibilizzazione in tal senso.

(Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato del 27 ottobre 2014)

 

9) Modello 730 precompilato: le perplessità dell’Ancl

Il presidente nazionale dell'Ancl Francesco Longobardi scrive al Presidente del Consiglio Renzi, al ministro dell'economia Padoan e alla Direttrice dell'Agenzia delle Entrate Orlandi.

Nella missiva del presidente nazionale Ancl indirizzata al presidente del Consiglio, al ministro dell'economia e al direttore dell’Agenzia delle Entrata, vengono espresse le perplessità presentate dai consulenti del lavoro, in ordine alla complessità di statistiche che potrebbero incidere negativamente sulla nuova procedura del modello 730 precompilato.

Il Consiglio nazionale scrive al premier Renzi

Dai commercialisti un pacchetto di proposte sulla materia. Chieste novità su estrazione a sorte, limite di svolgimento dei mandati, rimborsi spese e unioni di Comuni.

Il tema dei controlli negli Enti locali rappresenta un argomento molto caro ai commercialisti italiani, in merito al quale il CNDCEC ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al sottosegretario di Palazzo Chigi Graziano Delrio ed ai ministri di Interno, Economia e Affari Regionali Alfano, Padoan e Lanzetta. La missiva, firmata dal presidente Gerardo Longobardi, contiene una serie di osservazioni sulla figura del revisore, sulle finalità delle sue funzioni e del suo operato.

Secondo i commercialisti, i provvedimenti normativi che si sono succeduti negli ultimi anni in materia di revisione negli Enti locali se da un lato hanno ampliato le competenze e le responsabilità del revisore, dall’altro non hanno creato un calibrato sistema per individuare le competenze e le professionalità più adeguate alle esigenze peculiari dei singoli enti locali.

Oggi, infatti, il revisore non è più solo mero organo di controllo, ma è venuto a costituire un vero e proprio presidio di legalità che adempie alle proprie funzioni in piena indipendenza, contribuendo con la propria presenza e il proprio operato al conseguimento degli obiettivi dell’Ente locale e alla tutela degli interessi della collettività.

Ad essere chiamato in causa è l’attuale meccanismo di selezione dei revisori fondato sull’estrazione a sorte. Secondo i commercialisti si tratta di un sistema che rischia sia di dissipare importanti patrimoni culturali, professionali e di esperienza, sia di ostacolare il corretto ricambio generazionale, impedendo fisiologici “travasi” di competenze e crescita di nuove e giovani figure in grado di fronteggiare le gravose responsabilità connesse al ruolo.

Il meccanismo, infatti, impone al revisore al debutto di impegnarsi nei comuni medio-piccoli dove, essendo da solo, rischia di trovarsi impreparato alla complessità del ruolo, cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. I commercialisti suggeriscono allora di indirizzare i primi incarichi dei revisori negli enti più grandi dove, essendo il controllo affidato ad un collegio di tre membri, si può meglio maturare un’esperienza sul campo, basata anche sul confronto con gli altri colleghi.

Le modalità di selezione, quindi, devono essere improntate a criteri tali da assicurare adeguatamente l’efficacia di queste figure dalla nevralgica importanza per l’intero sistema Paese al fine di scongiurare rischi di instabilità e danni economici, e non, per tutta la collettività.

Per valorizzare lo strumento e renderlo più efficiente è necessaria la sua estensione anche alle società partecipate pubbliche e a quelle quotate per favorire sia l’ampliamento delle opzioni di incarico, depotenziando il rischio di una indesiderata “fuga” di professionalità, sia una maggiore rotazione delle figure di controllo con vantaggi in termini di trasparenza e salvaguardia della figura del revisore.

Per rendere operativa l’estrazione a sorte nelle società controllate dagli Enti locali basterebbe intervenire, secondo i commercialisti, sull’art. 2449 del Codice civile per rendere inderogabile (oggi a decidere è lo Statuto) il diritto degli Enti soci di nominare un numero di amministratori e sindaci proporzionale alla partecipazione sociale.

Dubbi interpretativi sorgono poi sulla normativa relativa al revisore nelle unioni di Comuni per le quali la legge prevede che possono svolgere in forma associata, anche per i Comuni che le costituiscono, le funzioni dell’organo di revisione, prevedendo la nomina di un organo collegiale o di un revisore unico a seconda che l’unione superi o meno i 10mila abitanti. Se la norma dovesse riguardare non solo le unioni a cui i piccoli Comuni devono affidare le funzioni fondamentali, ma anche quelle in cui i Comuni conservano importanti funzioni che richiedono un supporto continuo e costante dell’organo di revisione, quest’ultimo sarebbe chiamato ad un compito materialmente impossibile, dovendo sommare all’attività di controllo svolta per l’unione anche quella da dedicare al singolo Comune.

Suscita perplessità nei commercialisti anche l’impatto delle modifiche introdotte ai limiti di svolgimento dei mandati di revisione ed ai rimborsi spese.

Il tetto inderogabile dei due mandati, infatti, rischia di provocare la dispersione di conoscenze ed esperienze consolidatesi con la “pratica sul campo” e si giustifica ancora meno se combinato alla fiducia riposta in un sistema di estrazione guidato da un algoritmo informatico: l’efficacia dei controlli, in tal modo, viene eccessivamente condizionata dal fattore aleatorio con una portata disincentivante per il professionista a investire in termini di preparazione ed esperienza perché privato di una benché minima prospettiva di continuità.

Con riferimento al compenso dei revisori ed al relativo rimborso spese, invece, dal 2005 non si è registrato alcun aggiornamento dei limiti massimi, a fronte dell’ipertrofico incremento di funzioni, incombenze, controlli e responsabilità: un deplorevole disinteresse circa la necessità di provvedere all’aggiornamento del compenso, fermo da quasi dieci anni, e la sgradevole sensazione che il ruolo del revisore negli Enti locali sia a torto catalogato tra i “costi della politica” da tagliare senza esitazioni.

“Per scongiurare le discrasie tra la pluralità di disposizioni sparse in differenti articolati normativi – afferma il vicepresidente del CNDCEC, Davide Di Russo – dovrebbe essere individuato un unico referente a livello ministeriale, deputato a intervenire sulla materia dei revisori. L’eliminazione dell’attuale pluralità di interlocutori (Ministeri dell’Interno, degli Esteri, degli Affari regionali e Corte dei Conti) consentirebbe una maggiore chiarezza e agilità di rapporti, favorendo un continuo rapporto di collaborazione e dialettica tra il referente istituzionale unico ed i rappresentanti dei revisori per il concreto miglioramento di questa funzione. L’auspicio – conclude Di Russo – è che le nostre osservazioni possano fornire lo spunto per la rapida apertura di un tavolo di lavoro tra Governo e commercialisti al fine di instaurare un proficuo confronto volto a individuare congiuntamente le modifiche idonee ad un ulteriore miglioramento dell’impianto legislativo in materia di revisori”.

 

10) Ancora pochi giorni di sospensione per gli alluvionati del Centro-Nord

Si sta per concludere il periodo di pausa relativo agli adempimenti e ai versamenti tributari sospesi, dal 17 gennaio al 31 ottobre 2014, a causa degli eventi alluvionali che hanno interessato lo scorso inverno alcune zone del modenese e del Veneto (articolo 3, comma 3, del Dl 4/2014, convertito con modificazioni dalla legge 50/2014).

Il prossimo 3 novembre (1 e 2 novembre sono festivi) segna la fine del periodo di stop per i residenti, sostituti d’imposta e imprese con sede operativa nei comuni coinvolti, beneficiari dell’interruzione, dovranno rimettersi in linea con gli obblighi lasciati in standby. A prevederlo il provvedimento direttoriale n. 136193 del 27 ottobre 2014 dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, la “chiamata” è per i contribuenti della provincia di Modena colpiti dall’alluvione del 17 e 19 gennaio scorsi e già danneggiati dal sisma del 2012 (Bastiglia, Bomporto, San Prospero, Camposanto, Finale Emilia, Medolla, San Felice sul Panaro), dei territori del Veneto al centro dei particolari eventi atmosferici verificatisi tra il 30 gennaio e 18 febbraio 2014 (articolo 3, comma 1-bis e allegato 1-bis al Dl 4/2014), e, infine, delle frazioni di San Matteo, Albereto, La Rocca e Navicello situate nel territorio del comune di Modena.

Per quanto riguarda le ultime due aree territoriali, l’articolo 3, comma 4, del Dl 4/2014, prevede la sospensione dei tributi e degli adempimenti subordinata alla richiesta del danneggiato, nella quale il contribuente doveva dichiarare l’inagibilità dell’abitazione, dello studio professionale o dell’azienda, causata dall’alluvione e accertata dall’autorità comunale.

Il provvedimento odierno precisa che per effettuare i versamenti sospesi devono essere utilizzati i modelli e i codici tributo ordinariamente previsti per il tipo di tributo in pagamento.

Nessuna procedura “speciale” neanche per l’esecuzione degli adempimenti tributari scaduti tra il 17 gennaio e il 31 ottobre 2014. Le modalità sono quelle normalmente prescritte per l’operazione.

Le dichiarazioni fiscali non presente a causa dell’interruzione, devono essere trasmesse direttamente dal contribuente o tramite gli intermediari abilitati, utilizzando i modelli previsti per il periodo d’imposta cui si riferiscono.

 

Vincenzo D’Andò