Diario quotidiano del 21 ottobre 2014: studi professionali associati e obbligo di comunicazione della PEC entro il 31 ottobre

Pubblicato il 21 ottobre 2014



detraibilità delle erogazioni liberali in denaro alle Onlus; acquisto per usucapione di beni immobili: applicabilità delle agevolazioni prima casa; rideterminazione del valore della partecipazione; gli studi associati devono comunicare l’indirizzo PEC entro il 31 ottobre 2014; rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni: prorogata l’agevolazione per il 2015; bonus per l’acquisto di mobili confermato per il 2015; nuovo regime dei minimi per il 2015: è così conveniente?; call center: ulteriori chiarimenti in caso di delocalizzazione; enti non commerciali: nuova apertura canali telematici per l’invio della dichiarazione IMU - TASI; trasformazione DTA in credito di imposta in ipotesi di liquidazione volontaria

 

Indice:

 1) Detraibilità delle erogazioni liberali in denaro alle Onlus

 2) Acquisto per usucapione di beni immobili: applicabilità delle agevolazioni prima casa

 3) Rideterminazione del valore della partecipazione

 4) Gli studi associati devono comunicare l’indirizzo PEC entro il 31 ottobre 2014

 5) Rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni: prorogata l’agevolazione per il 2015

 6) Bonus per l’acquisto di mobili confermato per il 2015

 7) Nuovo regime dei minimi per il 2015: è così conveniente ?

 8) Call center: ulteriori chiarimenti in caso di delocalizzazione

 9) Enti non commerciali: nuova apertura canali telematici per l’invio della dichiarazione IMU, TASI

 10) Trasformazione DTA in credito di imposta in ipotesi di liquidazione volontaria

 

 

1) Detraibilità delle erogazioni liberali in denaro alle Onlus

Pervenuti dei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate per gli enti non commerciali con la risoluzione n. 89/E del 17 ottobre 2014.

Gli enti non commerciali possono continuare a detrarre dall’Ires le erogazioni liberali in denaro in favore delle Onlus, nella misura del 19%.

L’Amministrazione finanziaria ha così sciolto i dubbi emersi alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge n. 96/2012.

Le Entrate hanno precisato che la norma non intendeva escludere gli enti non commerciali dalla possibilità di accedere al beneficio fiscale.

Pertanto questi enti possono continuare a considerare detraibili le liberalità erogate in favore delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, nella misura del 19% stabilita dall’art. 147 del Tuir.

 

2) Acquisto per usucapione di beni immobili: applicabilità delle agevolazioni prima casa

Con l’acquisto per usucapione sono possibili i benefici prima casa anche con atto integrativo.

Le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni, quando non rese nella sentenza e negli atti del procedimento, vanno formulate con dichiarazione da allegare alla provvedimento.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 90/E del 17 ottobre 2014, ha fornito chiarimenti in ordine alla possibilità di beneficiare delle agevolazioni prima casa, nell’ipotesi di acquisto per usucapione di beni immobili, laddove nella sentenza e negli atti del procedimento non sono state rese le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni.

Il dubbio interpretativo, che il documento di prassi ha risolto, è sorto sulla base di quanto dichiarato con la risoluzione n. 25/E del 2012, in cui era stato chiarito che l’applicabilità dei benefici in argomento è subordinata alla presenza di determinate condizioni, da attestare nell’atto introduttivo o nel corso del giudizio per la dichiarazione di intervenuta usucapione.

Innanzitutto, va ricordato che i provvedimenti che accertano l’acquisto della proprietà per usucapione di beni immobili o di diritti reali di godimento sui beni stessi sono soggetti a imposta di registro nella misura proporzionale prevista dall’articolo 1 della tariffa allegata al Dpr 131/1986 (articolo 8, parte prima, nota II-bis della tariffa).

Tale disposizione equipara, di fatto, la tassazione delle sentenze che accertano l’acquisto di beni immobili per usucapione a quella degli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà.

Pertanto, i benefici fiscali per l’acquisto della prima casa si applicano anche alle sentenze dichiarative dell’acquisto per usucapione.

Come anticipato, in occasione della risoluzione 25/2012, l’Agenzia ha già concordato sull’applicabilità delle agevolazioni prima casa, condizionata dalla presenza delle “clausole” previste dalla nota II-bis all’articolo 1 della tariffa, che gli interessati devono dedurre nell’atto introduttivo o nel corso del giudizio promosso per la dichiarazione di intervenuta usucapione.

Tuttavia, tali chiarimenti devono essere coordinati con i principi già affermati dall’Amministrazione finanziaria facendo riferimento a ipotesi di agevolazioni prima casa richieste per i trasferimenti immobiliari disposti con atti giudiziari.

Al riguardo, con risoluzione 370/2008, è stato precisato che, nel caso in cui il contribuente non abbia chiesto di godere delle agevolazioni prima casa nella domanda di partecipazione a un’asta immobiliare, le dichiarazioni riguardanti il possesso dei requisiti per godere dei benefici possono essere rese nelle more della registrazione del decreto di trasferimento.

La Cassazione ha, inoltre, affermato che il termine finale entro il quale il destinatario della agevolazione può far valere il suo diritto a chiedere le agevolazioni prima casa è costituito dalla registrazione dell’atto davanti all’Amministrazione fiscale.

Tale principio è stato ribadito in diverse pronunce. In particolare, nella sentenza 9569/2013, la Cassazione ha precisato che le manifestazioni di volontà di fruire delle agevolazioni vanno rese anche in sede di vendita forzata: in tal caso, l’acquirente dovrà rendere le dichiarazioni prima della registrazione del decreto di trasferimento del giudice dell’esecuzione, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene.

Il principio è stato confermato dalla Corte (cfr sentenza 2261/2014) anche in relazione al trasferimento di immobile effettuato con sentenza (ex articolo 2932 cc - esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto) avente natura costitutiva. In tale ipotesi, le manifestazioni di volontà vanno rese, anche quando il contribuente intende far valere il proprio diritto alla applicazione dei benefici rendendosi acquirente in sede di domanda ex articolo 2932 cc. Anche in questo caso, le dichiarazioni andranno rese prima della registrazione della sentenza sostitutiva del contratto non concluso.

E ancora, con specifico riferimento alle agevolazioni prima casa (come disciplinate dal previgente articolo 16 del Dl 155/1993) relative a un immobile acquisito per usucapione, l’Amministrazione (circolare 267/1997) aveva precisato che la richiesta di agevolazione doveva essere contenuta, a pena di decadenza, nello stesso atto ovvero, nel caso in cui tale dichiarazione era stata omessa, veniva consentito al contribuente di conseguire il trattamento agevolato sulla prima casa, mediante integrazione dell’atto giudiziario, con dichiarazione autenticata nelle firme da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziario, da allegare al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione.

Pertanto, in linea con i principi affermati dall’Agenzia delle entrate e con le interpretazioni fornite dalla giurisprudenza di legittimità, nel caso in cui le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni prima casa non siano state rese nella sentenza e negli atti del procedimento, i contribuenti potranno comunque fruire dei benefici nel modo appena descritto.

 

 3) Rideterminazione del valore della partecipazione

Rivalutazione-bis di partecipazioni: donazioni senza “scomputo”. La sostitutiva pagata in sede di precedenti analoghe operazioni può essere scalata soltanto quando si tratta dello stesso soggetto, per evitare duplicazioni di imposta.

In caso di donazione di una partecipazione il cui valore è stato già rideterminato dal donatario, l’imposta sostitutiva non può essere scomputata da quella dovuta dai beneficiari in occasione di una successiva rideterminazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 91/E del 17 ottobre 2014.

Due soci detenevano, all’1 luglio 2011, una quota di partecipazione in una società pari al 50% ciascuno della loro società.

In un primo momento, hanno rideterminato il valore di una quota pari al 20% della partecipazione, effettuando i previsti adempimenti (redazione di una perizia giurata e versamento della prima rata dell’imposta sostitutiva del 4%) entro il 30 giugno 2012

(articolo 7, comma 2, lettera dd), del Dl 70/2011).

Poi, hanno deciso di rivalutare l’intera quota di partecipazione posseduta, portando a termine i correlati adempimenti entro il 30 giugno 2013 (articolo 1, comma 473, legge 228/2012).

A luglio 2013 hanno trasferito a titolo gratuito ai propri coniugi e figli la proprietà di alcune quote e la nuda proprietà di altre; i coniugi, a loro volta, hanno trasferito ai figli quanto ricevuto.

Coniugi e figli, che detenevano la proprietà delle quote, hanno rideterminato il valore delle partecipazioni e dei relativi diritti, alla data dell’1 gennaio 2014.

È in questa circostanza, quella della ulteriore rideterminazione delle partecipazioni ora detenute dai donatari, che questi ultimi chiedono all’Amministrazione finanziaria se sia possibile scomputare l’imposta sostitutiva pagata dai donanti nel corso delle precedenti rideterminazioni.

L’Agenzia ha esaminato innanzitutto la norma sulle modalità di calcolo dei redditi diversi di natura finanziaria realizzati per effetto della cessione di attività ricevute in donazione (articolo 68, comma 6, del Tuir), secondo cui si assume come costo fiscale quello sostenuto dal donante, aumentato dell’eventuale imposta di donazione (a carico del donatario). In pratica, per evitare salti di imposta, si deve tener conto del costo che il donante avrebbe assunto come costo o valore di acquisto se, invece di donare l’attività finanziaria, l’avesse ceduta a titolo oneroso.

In caso di donazione, pertanto, il donatario deve considerare lo stesso costo o valore di acquisto che avrebbe assunto il donante, compreso quello rideterminato.

Tuttavia, l’imposta sostitutiva pagata dal donante, trattandosi di un’imposta personale, serve a rideterminare il costo di acquisto della partecipazione, producendo l’effetto di realizzare una minore plusvalenza in caso di cessione della partecipazione da parte dello stesso soggetto che ha effettuato la rideterminazione.

Va poi evidenziato che lo scomputo dell’imposta in caso di successive rideterminazioni (articolo 7, comma 2, lettera ee) del Dl 70/2011) è possibile solo se effettuato dallo stesso soggetto che ha versato l’imposta sostitutiva in occasione di precedenti rideterminazioni; lo scopo, infatti, è quello di consentirgli il recupero dell’imposta pagata ed evitare duplicazioni di imposta.

Pertanto, in caso di rideterminazione del costo di acquisto della partecipazione posseduta all’1 gennaio 2014, i donatari non possono scomputare l’imposta sostitutiva versata dai donanti.

 

4) Gli studi associati devono comunicare l’indirizzo PEC entro il 31 ottobre 2014

L’obbligo continua a sussistere poiché la PEC degli studi associati non è presente nell’elenco “INI-PEC”.

L’obbligo dei soggetti destinatari della disciplina antiriciclaggio di comunicare l’indirizzo PEC all’Agenzia delle entrate, entro il prossimo 31 ottobre, continua ad esistere nei riguardi degli studi associati, dal momento che lo stesso non è presente nell’elenco “INI-PEC”.

Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la recente risoluzione n. 88/2014 ha precisato che l’obbligo di comunicazione non sussiste soltanto se l’indirizzo PEC risulta già dall’elenco pubblico “INI-PEC” ovvero se è già stato inviato all’Agenzia delle entrate sulla base di protocolli d’intesa sottoscritti da organismi associativi.

 

 5) Rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni: prorogata l’agevolazione per il 2015

La proroga dell’agevolazione è contenuta nel DDL di stabilità. In particolare, l’art. 44 del Disegno di legge di stabilità 2015 ripropone le agevolazioni fiscali introdotte e disciplinate dagli artt. 5 e 7 della L. n. 448/2001, consentendo a persone fisiche, società semplici, enti non commerciali e soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia di rivalutare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2015, al di fuori del regime d’impresa, affrancando in tutto o in parte le plusvalenze conseguite, ex art. 67 comma 1, lett. da a) a c-bis) del TUIR, allorché le partecipazioni o i terreni vengano ceduti a titolo oneroso.

 

 6) Bonus per l’acquisto di mobili confermato per il 2015

Anche per il 2015 viene confermato il bonus su mobili e grandi elettrodomestici. La bozza del Disegno della legge di stabilità contiene la proroga per tutto il 2015 della detrazione del 50% sull’acquisto degli arredi, oltre alla conferma annunciata degli incentivi fiscali per l’efficienza energetica (65%) e per le ristrutturazioni (50%). Il prolungamento del bonus, chiesto più volte nelle scorse settimane dalle imprese del settore, non era tra le misure annunciate alla vigilia.

La detrazione sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici viene, dunque, prorogata fino al 31 dicembre 2015 senza alcuna modifica della sua disciplina. Continuerà a essere pari al 50%, diviso in 10 rate annuali e calcolato su una spesa massima di 10mila euro. Resta anche in vincolo di abbinare la detrazione sui mobili a quella sulle ristrutturazioni edilizie per un intervento che sia - come minimo - di manutenzione straordinaria.

L’unica precisazione conteuta nel DDL del Governo è che le spese per i mobili sono conteggiate “indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione”: da un lato, i 10mila euro di spesa massima per i mobili non vanno a decurtare il plafond di 96mila euro per il recupero edilizio; dall’altro, per i mobili si può spendere anche una cifra superiore a quella investita per i lavori edilizi

 

7) Nuovo regime dei minimi per il 2015: è così conveniente?

Nuovo regime dei minimi per il 2015 al vaglio della convenienza. Da prime simulazioni di calcolo, il nuovo regime forfettario (contenuto nella bozza del DDL di stabilità 2015) non appare così conveniente per i contribuenti interessati.

Per ogni settore di attività contraddistinto in base ai codici ATECO, occorre considerare:

- il limite di ricavi o compensi percepibili ai fini dell’accesso e della permanenza nel regime;

- nonché il coefficiente di redditività da applicare ai ricavi/compensi percepiti per la determinazione del reddito imponibile sul quale applicare l’imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali e IRAP pari al 15%.

La disponibilità di questi dati è indispensabile per verificare l’accessibilità al regime da parte dei soggetti potenzialmente interessati e per verificare la convenienza dello stesso in rapporto al regime ordinario che, dal 2015, sarà l’unica alternativa a quello forfetario, assodata l’abrogazione di tutti gli altri regimi agevolati in atto vigenti.

Ad esempio per il settore “Attività professionali”, il limite dei ricavi sarebbe pari a 15.000 euro, mentre il coefficiente sarebbe pari al 78%. Ciò significa che:

- per fruire del nuovo regime forfetario, il professionista non deve aver percepito nel 2014 compensi superiori a 15.000 euro, fermi gli altri requisiti;

- ipotizzando che i compensi percepiti nel 2015 ammontino a 15.000 euro, il reddito imponibile sarebbe pari a 11.700 euro (78% di 15.000) e l’imposta sostitutiva pari a 1.755 euro (15% di 11.700).

A seconda casi, il risparmio, tra i due regimi, è del tutto irrisorio, anzi in larga parte risulterebbe più conveniente, ai fini del risparmio d’imposta per il contribuente, il regime ordinario.

Comunque, ogni soggetto dovrà valutare la propria situazione complessiva tenendo conto di vari aspetti quali, a titolo esemplificativo:

- incidenza dei costi reali rispetto alla quota forfettizzata;

- eventuale possibilità di fruire della riduzione di 1/3 del reddito forfetario nei primi tre anni di attività;

- impossibilità di fruire delle detrazioni per oneri nel regime forfetario, in assenza di redditi diversi da quelli d’impresa o lavoro autonomo;

- potenziale assoggettabilità all’IRAP nel regime ordinario, a fronte dell’esclusione nel forfetario;

- eventuali risparmi contributivi per gli imprenditori applicando lo speciale regime contributivo.

Ovviamente a tutto ciò occorre aggiungere la semplificazione contabile e amministrativa prevista dal nuovo regime.

PROGRESSIVO

GRUPPO DI SETTORE

CODICI ATTIVITÀ ATECO 2007

VALORE SOGLIADEI RICAVI/COMPENSI

REDDITIVITÀ

1

Industrie alimentari e delle bevande

(10 - 11)

 

40%

2

Commercio all’ingrosso e al dettaglio

45 - (da 46.2 a 46.9) - (da 47.1 a 47.7) - 47.9

 

40%

3

Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande

   

40%

4

Commercio ambulante di altri prodotti

   

54%

5

Costruzioni e attività immobiliari

(41 - 42 - 43) - (68)

 

86%

6

Intermediari del commercio

   

62%

7

Attività dei Servizi di alloggio e di ristorazione

(55 - 56)

 

40%

8

Attività Professionali, Scientifiche, Tecniche, Sanitarie, di Istruzione, Servizi Finanziari ed Assicurativi

(64 - 65 - 66) - (69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75) - (85) - (86 - 87 - 88)

 

78%

9

Altre attività economiche

(01 - 02 - 03) - (05- 06 - 07 - 08 - 09) - (12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33) - (35) - (36 - 37 - 38 - 39) - (49 - 50 - 51 - 52 - 53) - (58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63) - (77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82) -(84) - (90 - 91 - 92 - 93) - (94 - 95 - 96) - (97 - 98) - (99)

 

67%

Regime transitorio

Inoltre, viene previsto il regime transitorio applicabile limitatamente a coloro che, al 31 dicembre 2014, già fruiscono del regime delle nuove iniziative produttive, di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e degli “ex minimi” (art. 9 commi 33, 34, 35 del Ddl. di Stabilità).

In particolare:

- viene disposto il transito automatico al nuovo regime forfetario (salvo opzione per l’ordinario) per i soggetti che fruiscono di uno dei tre regimi agevolati (“forfettini”, “nuovi minimi”, “ex-minimi”), a condizione che, nell’anno precedente (ossia il 2014 se l’accesso avviene nel 2015), possiedano i requisiti relativi al limite di ricavi/compensi, spese per lavoro non superiori a 5.000 euro, spese per beni strumentali non superiori a 20.000 euro;

- viene riconosciuto il beneficio della riduzione di un terzo del reddito forfetario imponibile per i soli periodi d’imposta che residuano al completamento del triennio agevolato ai soggetti che applicano il regime delle nuove iniziative produttive o di vantaggio, a condizione che non siano stati superati, nell’anno precedente, i limiti di ricavi/compensi, spese per lavoro e beni strumentali sopra indicati; siano soddisfatti i requisiti della novità dell’attività intrapresa e dell’assenza della mera prosecuzione rispetto ad un’eventuale precedente attività lavorativa di lavoro dipendente o autonomo;

- viene riconosciuta, in alternativa, la possibilità ai soggetti che nel 2014 hanno applicato il regime di vantaggio di “continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento del trentacinquesimo anno di età”.

Contributi previdenziali

Nel regime forfetario, contributi dovuti solo sul reddito dichiarato. L’agevolazione contributiva sarà facoltativa, applicabile previa comunicazione telematica

I soggetti che potranno accedere al regime forfetario previsto dall’art. 9 del DDL di stabilità 2015 avranno anche la possibilità di beneficiare di una particolare agevolazione ai fini della determinazione dei contributi previdenziali.

L’agevolazione, prevista esclusivamente a favore degli imprenditori, consente di determinare i contributi dovuti:

- applicando le aliquote contributive previste per le Gestioni degli artigiani e commercianti sul reddito dichiarato;

- senza considerare il reddito minimo annuo di cui all’art. 1 comma 3 della L. 2 agosto 1990 n. 233.

 

 

8) Call center: ulteriori chiarimenti in caso di delocalizzazione

Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 17495 del 17 ottobre 2014, ribadisce alcuni concetti – già espressi con la circolare n. 14/2013 - in merito alla corretta applicazione delle disposizioni introdotte dall’art. 24bis del D.L. 83/2012 (convertito dalla Legge n. 134/2012).

In particolare, il Ministero richiama i contenuti relativi alla delocalizzazione delle attività di call-center, in riferimento alle quali è stato chiarito che:

- potrà ritenersi delocalizzata una attività di call center qualora le commesse acquisite da una azienda con sede legale in Italia e già avviate nel territorio nazionale siano trasferite (prima della naturale scadenza del relativo contratto) a personale operante all’estero, sia attraverso la successiva apertura di nuove filiali fuori dal territorio nazionale, sia attraverso un meccanismo di subappalto;

- almeno 120 giorni prima del trasferimento, occorre effettuare una comunicazione anche al Ministero del Lavoro, indicando almeno il numero dei lavoratori coinvolti … e cioè coloro i quali (a prescindere dall’inquadramento subordinato o autonomo), in conseguenza della delocalizzazione della attività di call center, siamo ritenuti in esubero dal datore di lavoro e pertanto interessati da un minor impiego o addirittura da procedure di licenziamento;

- gli obblighi di comunicazione in questione non ricorrano nel caso in cui, nel corso di svolgimento di uno specifico appalto, l’azienda delocalizzi senza generare esuberi o un minor impiego di personale sino a quel momento impegnato su tale commessa.

Il legislatore ha stabilito che i benedici previsti dalla legge 407/1990, non possono essere erogati ad aziende che delocalizzano attività in Paesi esteri.

In considerazione di ciò, il Ministero, al fine di inquadrare correttamente la disciplina nell’ambito dei principi comunitari in materia di libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi, chiarisce che sia la disposizione, sia l’obbligo di comunicazione trovano applicazione esclusivamente nei casi in cui la delocalizzazione avvenga verso Paesi extracomunitari.

Nuovo assetto organizzativo per la Direzione provinciale ad elevate dimensioni di Milano e Torino

L’Inps ha pubblicato la circolare n. 127 del 20 ottobre 2014 sul nuovo assetto organizzativo per la Direzione provinciale ad elevate dimensioni di Milano.

Inoltre, sempre L’Inps ha pubblicato la circolare n. 126 del 20 ottobre 2014 sul nuovo assetto organizzativo per la Direzione provinciale ad elevate dimensioni di Torino.

 

9) Enti non commerciali: nuova apertura canali telematici per l’invio della dichiarazione IMU, TASI

Il termine riguarda la presentazione, da parte degli enti non commerciali, della dichiarazione IMU, TASI per le annualità 2012 e 2013, prevista per la fine del prossimo mese di novembre in seguito alla proroga della scadenza originaria (30 settembre 2014), stabilita con D.M. 23 settembre 2014 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 2014).

Il Ministero delle Finanze e dell’Economia, con il comunicato del 20 ottobre 2014, ha reso noto che dal prossimo 21 ottobre 2014 saranno resi disponibili i canali Entratel e Fisconline per la trasmissione dei dati della dichiarazione IMU TASI ENC.

In precedenza era stato comunicato dallo stesso Ministero che i suddetti canali telematici Entratel e Fisconline per la trasmissione dei dati della dichiarazione IMU-TASI sarebbero stati “aperti” non prima del 13 ottobre 2014.

L’adempimento interessa gli enti non profit in possesso di uno o più immobili.

Si ricorda che le specifiche tecniche per l’invio telematico della dichiarazione, approvate con DM 4 agosto 2014, sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale soltanto l’11 agosto 2014, a neanche due mesi di distanza dalla scadenza originaria.

La norma ad hoc, congiuntamente con il D.M. n. 200/2012, prevede l’esenzione dall’IMU (e dalla TASI) per gli immobili destinati esclusivamente a finalità non commerciali. Per gli immobili ad uso promiscuo, invece, l’esenzione spetta limitatamente alla superficie destinata ad attività no profit.

E’, infine, prevista la totale tassazione se l’immobile viene utilizzato solo per fini commerciali.

 

10) Trasformazione DTA in credito di imposta in ipotesi di liquidazione volontaria

La derecognition dei crediti, effettuata nel periodo ante-liquidazione (01.01.2013/01.10.2013) determinato ai sensi dell’articolo 182 del TUIR, in cui è avvenuta la cessione pro-soluto dei crediti, non consenta di “scaricare” attraverso una variazione in diminuzione le svalutazioni, che hanno ridotto il valore fiscale dei crediti, operate fino al 31/12/2012.

Tali svalutazioni continueranno ad essere dedotte fiscalmente per quote costanti sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 106 del TUIR, pro

tempore vigente.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 92/E del 20 ottobre 2014.

Per quanto riguarda la svalutazione crediti di euro 3.210.442 che ALFA Spa ha rilevato nel “Rendiconto della Gestione degli amministratori”, la medesima Agenzia precisa che la stessa rileva quale componente negativo integralmente deducibile ai sensi dell’articolo 101, comma 5, del TUIR, pro tempore vigente, nel periodo di imposta 01.01.2013 - 01.10.2013 per effetto della derecognition del credito.

Ne consegue, allora, che tale componente negativo non è idoneo a generare DTA convertibili in crediti di imposta, né in caso di perdita di esercizio, né in caso di perdita fiscale (attraverso i relativi reversal), in quanto non afferente ad un componente negativo deducibile in più periodi di imposta ai fini delle imposte sui redditi.

Il rendiconto sulla gestione assume valenza anche sul piano fiscale ai sensi dell’art. 182 del TUIR. Pertanto, l’Agenzia ritiene che tale documento sia assimilabile, ai fini della trasformazione delle imposte anticipate ai sensi dell’articolo 2, comma 56, del decreto milleproroghe, ad un vero e proprio bilancio.

Ciò in quanto non solo possiede i requisiti di forma e di contenuto tipici di un bilancio di esercizio, ma è soggetto ad approvazione da parte dell’assemblea dei soci, contestualmente all’approvazione del primo bilancio intermedio di liquidazione.

Pertanto, le imposte anticipate iscritte secondo corretti principi contabili nel rendiconto sulla gestione degli amministratori ex art. 2487-bis c.c. sono rilevanti ai fini del regime di trasformazione in caso di perdita di esercizio.

Parimenti, anche le variazioni in diminuzione corrispondenti alla quota delle svalutazioni dei crediti, operate nei periodi d’imposta precedenti, che concorrono alla formazione del reddito imponibile relativo all’ultimo periodo di gestione ante-liquidazione, rilevano ai fini della trasformazione in ipotesi di perdita fiscale (art. 2, comma 56-bis, del decreto milleproroghe).

Inoltre, per quanto attiene le DTA iscritte nel rendiconto della gestione e non trasformate prima dell'ingresso nella fase di liquidazione, la trasformazione può operare, come già chiarito nella circolare n. 37/E del 2012, solo in sede di bilancio finale di liquidazione e di dichiarazione dei redditi definitiva.

L’iscrizione nel rendiconto sulla gestione delle DTA è condizione necessaria ma non sufficiente affinché operi, nei loro riguardi, la trasformazione in credito d'imposta. Affinché ciò si verifichi è, altresì, necessario che le imposte anticipate siano iscritte a fronte di un componente negativo deducibile ai fini delle imposte sui redditi in più periodi d'imposta. Nel caso di tra imputazione di bilancio e loro deducibilità in più periodi d'imposta si verifica nei limiti di quanto di seguito precisato.

I valori assunti dai crediti a seguito delle rettifiche da valutazione costituiscono valori riconosciuti anche in sede fiscale per la misurazione delle successive vicende reddituali dei crediti e, dunque, valori utili ai fini della commisurazione delle eventuali perdite su crediti disciplinate dall’articolo 101, comma 5, del TUIR.

Le quote non dedotte nell'esercizio in cui la svalutazione su crediti è contabilizzata, invece, non rappresentano un credito del contribuente nei confronti dell'erario, ma esclusivamente una posizione giuridica soggettiva, che

esplicherà i propri effetti nella misurazione del reddito dei futuri periodi di imposta attraverso le corrispondenti variazioni in diminuzione.

 

Vincenzo D’Andò