Diario fiscale del 20 ottobre 2014: i principali provvedimenti della Legge di stabilità

Pubblicato il 20 ottobre 2014



partite Iva: dal 2015 il nuovo regime forfettario; nuovo ravvedimento operoso dal 2015; aumento dell’Iva dal 2016; la P.A. non paga più l’Iva ai fornitori ma all’Erario; inversione contabile estesa; dichiarazione Iva sempre “sganciata” dal Modello Unico: è ritorno al passato; bonus 80 euro a regime, ma la platea dei beneficiari non viene estesa; niente più costo lavoro per l’Irap dal 2015; dal 2015 la detrazione è maggiorata per le erogazioni alle Onlus; trattamento fiscale della negoziazione dei diritti edificatori: nuovo studio del Notariato;pagamento in tutti gli uffici postali delle prestazioni pensionistiche e non pensionistiche; sospensione dal servizio per i due dipendenti delle Entrate di Roma

 

 Indice:

 1) Partite Iva: dal 2015 il nuovo regime forfettario

 2) Nuovo ravvedimento operoso dal 2015

 3) Aumento dell’Iva dal 2016; La P.A. non paga più l’Iva ai fornitori ma all’Erario; Inversione contabile estesa

 4) Dichiarazione Iva sempre “sganciata” dal Modello Unico: è ritorno al passato; Bonus 80 euro a regime, ma la platea dei beneficiari non viene estesa

 5) Niente più costo lavoro per l’Irap dal 2015

 6) Dal 2015 la detrazione è maggiorata per le erogazioni alle Onlus

 7) Trattamento fiscale della negoziazione dei diritti edificatori: nuovo studio del Notariato

 8) Pagamento in tutti gli uffici postali delle prestazioni pensionistiche e non pensionistiche

 9) Sospensione dal servizio per i due dipendenti delle Entrate di Roma

 

1) Partite Iva: dal 2015 il nuovo regime forfettario

Nel Disegno di Legge di Stabilità 2015 (bozza), approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi, viene prevista l’introduzione di un nuovo regime forfetario per le partite IVA.

Il contenuto dell’art. 9 della citata bozza del DDL può, così, essere sintetizzato:

- Imposta forfettizzata del 15%, con limite dei ricavi differenziato per settore di attività (a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata);

- esclusione dalla tenuta delle scritture contabili e dall’applicazione della ritenuta d’acconto, degli studi di settore, dell’IVA (salvo opzione);

- possibilità di adesione a tempo illimitato.

Il nuovo regime fiscale agevolato dovrebbe sostituire tutti quelli esistenti a decorrere dal 2015.

Per potere accedere a tale nuovo regime occorre osservare i seguenti requisiti:

- sostenimento di spese per lavoro accessorio, per lavoro dipendente e assimilato di ammontare complessivamente non superiore a 5.000 euro lordi;

- sostenimento di spese per beni strumentali non superiori a 20.000 euro, al lordo degli ammortamenti.

Esclusi dal regime forfetario

Restano esclusi dal regime forfetario:

- le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;

- i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che risiedono in uno degli Stati Ue o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;

- i soggetti che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;

- gli esercenti attività d’impresa o arti e professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni di cui all’art. 5 del TUIR, ovvero a Srl in regime di trasparenza.

Nuove attività

Per i soggetti che iniziano una nuova attività (potranno applicare immediatamente il regime forfetario effettuando apposita segnalazione nel modello AA9/11) e che soddisfano determinate condizioni, viene prevista un’ulteriore agevolazione per i primi tre anni di attività, consistente nella riduzione di 1/3 del reddito imponibile determinato dall’applicazione del coefficiente di redditività. In sostanza tali soggetti potrebbero applicare l’aliquota d’imposta sostitutiva del 15% sui 2/3 del predetto reddito.

Il beneficio viene concesso solo se:

- il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;

- l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

- qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei ricavi e compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti reddituali previsti per quell’attività sulla base della classificazione ATECO.

Contributi

Oltre alle agevolazioni ai fini impositivi il nuovo forfait consente anche l’accesso (non obbligatorio) a un regime contributivo agevolato.

In base a tale opzione per i forfettari non troverà applicazione il livello minimo imponibile ed i versamenti saranno effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazioni dei redditi.

L’accesso a tale regime agevolato sarà possibile in via telematica mediante un apposita comunicazione all’Inps.

Abrogazione regimi

Il nuovo regime andrà a sostituire i regimi agevolati oggi in vigore. In particolare il regime delle nuove iniziative produttive e il regime fiscale di vantaggio saranno sostituti dallo stesso.

Viene, infine, prevista però la possibilità di un passaggio graduale al nuovo regime per coloro i quali già oggi sono contribuenti agevolati.

 

 

2) Nuovo ravvedimento operoso dal 2015

Dal 2015, andrà applicata la nuova disciplina del ravvedimento operoso.

Difatti, la bozza (art. 44) del Disegno di Legge di Stabilità 2015, intervenendo in modo rilevante sul ravvedimento operoso, modifica la relativa disciplina.

In particolare, alla disciplina in atto applicabile, che dovrebbe rimanere in vigore, vengono aggiunte nuove riduzioni delle sanzioni, oltre ad uno spazio temporale più ampio per regolarizzare gli errori.

Quindi, a parte le riduzioni già previste, la sanzione in caso di ravvedimento operoso sarà ridotta a:

- 1/9 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione/dall’omissione o dall’errore, se non è prevista la dichiarazione periodica;

- 1/7 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione successiva a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione/entro due anni dall’omissione o dall’errore, se non è prevista la dichiarazione periodica;

- 1/6 del minimo, se la regolarizzazione avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione successiva a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione/oltre due anni dall’omissione o dall’errore, se non è prevista la dichiarazione periodica.

Gli omessi versamenti risultanti dalla dichiarazione potranno essere regolarizzati entro i termini previsti per l’accertamento, a patto che non siano stati notificati avvisi bonari, cartelle o avvisi di accertamento.

Viceversa, gli accessi, ispezioni o verifiche invece, non precluderanno la possibilità di potersi ravvedere.

 

3) Aumento dell’Iva dal 2016

Aumento dell’Iva in tre anni per l’aliquota del 22% e in due per quella del 10%.

Ritocchi alle accise di benzina e gasolio e il taglio delle detrazioni da 3 mld, contenuto nella legge di Stabilità 2014, e pronto a scattare dal 1° gennaio 2015, rinviato di un anno, dal 2016 e nella misura di 4 mld.

Lo prevede la bozze del DDL di Stabilità 2015. Gli effetti vanno a iscriversi nell’articolo 45, quello rubricato: “Ulteriori misure di copertura”, che prevede tra l’altro una sforbiciata al fondo per la riduzione della pressione fiscale.La pubblica amministrazione paga l’Iva all’Erario e non più ai fornitori

Niente più diritto di rivalsa dell’Iva: I fornitori delle pubbliche amministrazioni non potranno riscuotere l’imposta fatturata, che dovrà essere invece versata all’Erario direttamente dagli enti destinatari delle forniture. Ampliata, per quattro anni, l’area delle operazioni sottoposte al regime dell’inversione contabile: nel settore edile, in particolare, il meccanismo sarà esteso alle imprese che effettuano (non solo in veste di subappaltatori) servizi di pulizia, lavori di demolizione, di installazione impianti e di completamento degli edifici.

La novità diventerà però efficace solo dopo l’autorizzazione dell’Ue.

Queste le azioni specifiche di contrasto dell’evasione dell'Iva contenute nella bozza del DDL di stabilità 2015.

Da ricordare che le operazioni nei confronti degli enti pubblici sono ad esigibilità Iva differita, ai sensi dell’art. 6, comma 5, dpr 633/72; non essendo previste modifiche al riguardo, quindi, l’ente dovrà pagare l’Iva all’Erario quando pagherà il corrispettivo al fornitore.

L'efficacia del nuovo sistema, detto “payment split” e citato tra i possibili metodi innovativi di riscossione dell’Iva al punto 5.4.1 del c.d. Libro verde della Commissione europea.

Inversione contabile estesa

Altra novità è l’ampliamento temporaneo del regime dell’inversione contabile (o “reverse charge”), ossia del meccanismo particolare che prevede l’assolvimento dell’Iva direttamente a cura del destinatario (se soggetto passivo), il quale a tal fine provvede ad integrare la fattura che il fornitore emette senza l’addebito del tributo. Il meccanismo sarà infatti esteso, per un periodo di quattro anni, alle seguenti operazioni, contemplate dagli artt. 199 e 199-bis della direttiva Iva:

- prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative a edifici;

- trasferimenti di quote di emissione di gas ad effetto serra di cui alla direttiva 2003/87/Ce;

- trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla stessa direttiva, nonché di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;

- cessioni di gas e di energia elettrica nei confronti di un soggetto passivo rivenditore, come definito dall'art. 7-bis, comma 3, lett. a), dpr 633/72.

 

 

4) Dichiarazione Iva sempre “sganciata” dal Modello Unico: è ritorno al passato

Per la dichiarazione Iva dal 2016 si ritorna al passato: La dichiarazione Iva non potrà più essere unificata con quella dei redditi e Irap, ma dovrà essere trasmessa obbligatoriamente in forma autonoma e dovrà essere presentata entro il mese di febbraio di ogni anno. Sarà pertanto soppressa la comunicazione annuale dati. Ciò sulla base della bozza del DDL di stabilità 2015. La novità decorre dalla dichiarazione Iva per il 2015, da presentare nel 2016. Il DDL Stabilità, intervenendo sulle pertinenti disposizioni del DPR n. 322/98, non prevede più l’unificazione della dichiarazione Iva con quella dei redditi.

In particolare, viene cancellato il riferimento alla dichiarazione unificata nell’ambito del comma 1 dell’art. 3 e del comma 1 dell’art. 8. Quest’ultima disposizione, inoltre, viene integrata prevedendo che la dichiarazione annuale Iva debba essere presentata nel mese di febbraio. Correlativamente viene disposta l’abrogazione dell'art. 8-bis, concernente l’obbligo della comunicazione annuale dati Iva, che, quindi, divenuta inutile.

Bonus 80 euro a regime, ma la platea dei beneficiari non viene estesa

Il bonus da 80 euro in busta paga sarà per sempre. Nessuna estensione invece per la platea dei soggetti beneficiari dell’agevolazione fiscale.

E’ quanto viene previsto dalla bozza della legge di Stabilità per il 2015 relativamente al c.d. bonus irpef per i titolari di redditi di lavoro dipendente ed assimilato.

Se non vi saranno quindi variazioni durante l’iter parlamentare della manovra l’agevolazione fiscale è destinata ad assumere un ruolo strutturale e duraturo nel panorama delle detrazioni a favore dei suddetti contribuenti.

Difatti la bozza della Legge di stabilità per il 2015 si limita a riproporre, con decorrenza dal 1° gennaio 2015, le stesse disposizioni introdotte nell’articolo 13 del Tuir dal D.L. n. 66/2014.

Oltre alla conferma delle categorie di contribuenti che potranno beneficiare del bonus di 80 euro, la bozza della legge di Stabilità 2015 conferma anche le regole di determinazione del bonus stesso in funzione del reddito complessivo percepito.

L’agevolazione massima, pari proprio all’importo di 80 euro al mese, verrà dunque corrisposta soltanto ai titolari di redditi complessivi non superiori a 24 mila euro, mentre si ridurrà proporzionalmente, fino a scomparire del tutto, per i titolari di redditi complessivi compresi fra 24 e 26 mila euro.

Stangata su slot machine

Stangata su slot machine e videolotteries: dal 1° gennaio 2015 la percentuale delle vincite scenderà rispettivamente al 70% e all'81%, con un incremento del prelievo dal 13% al 17% per le slot e dal 5% al 9% per le Vlt. Lo prevede la bozza della legge di Stabilità per il prossimo anno.

 

 

5) Niente più costo lavoro per l’Irap dal 2015

Dal 2015 viene eliminato il costo del lavoro dal valore della produzione Irap.

In tal modo le imprese dovrebbero beneficiare di una riduzione della pressione fiscale.

Si tratta di novità che è applicabile a tutte le imprese (individuali e collettive), ai professionisti e ai produttori agricoli, dovendo far riferimento a coloro che determinano il valore della produzione ai sensi degli articoli da 5 a 9, Dlgs 446/1997, mentre restano esclusi gli enti non commerciali che esercitano esclusivamente attività istituzionali e le amministrazioni pubbliche, di cui, rispettivamente, all’art. 10 e 10-bis del medesimo provvedimento.

Detti soggetti esclusi, infatti, determinano il valore della produzione con il metodo “retributivo”.

Le nuove disposizioni entrano in vigore a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2014, con la conseguenza che, per tutti i soggetti solari, l’eliminazione dal valore della produzione della componente lavoro, riferibile ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, avverrà a partire dal prossimo 1° gennaio.

 

 

6) Dal 2015 la detrazione è maggiorata per le erogazioni alle Onlus

Detrazione maggiorata per le erogazioni liberali in denaro a favore delle Onlus: la detrazione del 24%, per le persone fisiche, può essere determinata su un importo non superiore a 30 mila euro annui, anziché di 2.065 euro. Questo è quanto viene previsto dal disegno di legge Stabilità 2015, che interviene sulla deducibilità delle erogazioni liberali a favore delle Onlus, modificando sia il tetto indicato nel comma 1.1, dell’art. 15, dpr 917/1986 (euro 2065) per le persone fisiche, che quello indicato nella lett. h), comma 2, dell'art. 100, del medesimo Testo unico (euro 2065,83) per i soggetti Ires.

Si ricorda che la lett. i-bis), del comma 1, dell’art. 15 del Tuir disciplina la detrazione Irpef del 19% con riferimento alle erogazioni liberali in denaro a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e dei soggetti che svolgono attività umanitarie, nonché con riferimento ai contributi associativi alle società di mutuo soccorso. Resta invariata, per i soggetti Ires, la soglia del 2% del reddito d’impresa (art. 100 del Tuir), mentre la novità entra in vigore a partire dall’1/1/2015.

 

 

7) Trattamento fiscale della negoziazione dei diritti edificatori: nuovo studio del Notariato

Sul diritto edificatorio, inteso come un “bene immateriale di origine immobiliare” si dovrebbe applicare l’imposta di registro con l’aliquota del 3% nonché l’imposta ipotecaria in misura fissa di euro 200,00. Quanto all’imposta catastale vale la sola imposta nella misura minima di euro 50,00.

Laddove la negoziazione dei diritti edificatori non comporti alcun evento traslativo/costitutivo ma solo “modificativo” saranno dovute evidentemente solo le imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa di euro 200,00 cadauna.

Iva

Ai fini Iva, invece, è prevista l’assoggettabilità di tale diritto, ciò in virtù di quanto previsto dall’art. 2 del DPR 633/72.

Viceversa, per gli atti solo modificativi, pur posti in essere da un soggetto passivo Iva, si fuoriesce dall’ambito applicativo di detta imposta in mancanza di alcun effetto traslativo/costitutivo e quindi dell’elemento oggettivo, rientrando nell’ambito dell’imposta di registro da corrispondere in misura proporzionale o fissa a seconda se venga dedotta in contratto o meno una prestazione a contenuto patrimoniale.

Imposte sui redditi

Ai fini delle imposte dirette, la plusvalenza parrebbe non doversi applicare qualora il diritto edificatorio potesse essere qualificato come bene immateriale.

Mentre nell’ambito del regime d’impresa, la negoziazione del diritto edificatorio potrebbe ingenerare un ricavo ex art. 85 del Tuir (qualora il diritto rappresenti un bene al cui scambio è diretta l’attività d’impresa) o una plusvalenza patrimoniale ex art. 86, corrispondente alla differenza tra il corrispettivo conseguito e costo non ammortizzato del diritto trasferito (qualora lo stesso rappresenti un bene patrimoniale, iscritto in bilancio tra le immobilizzazioni materiali), con facoltà di optare per la rateizzazione della plusvalenza in un massimo di cinque esercizi, qualora il possesso del bene (o, meglio, del diritto) si sia protratto per almeno tre anni.

Inoltre, il momento di competenza temporale della tassazione, ai fini delle imposte sui redditi, si avrebbe alla stipula dell’atto di cessione o alla data di rilascio del provvedimento amministrativo. Dunque, in base all'art. 109 comma 2 lett. a) del TUIR, l’esercizio di competenza per l’individuazione del reddito d'impresa sarà quello del momento di produzione dell’effetto stesso; altrimenti, appunto, coincide con quello di stipula dell’atto.

Con lo studio n. 540-2014-t pubblicato il 17 ottobre 2014, il Consiglio Nazionale del Notariato si propone (dopo la “tipizzazione” della fattispecie negoziali in materia di diritti edificatori delineate dalla novella recata dal comma 3 art. 5 del D.L. 13 maggio 2011 n. 70 convertito in legge 12 luglio 2011 n. 106, che ha introdotto nell’art. 2643 c.c. il n. 2-bis) di riflettere sui relativi profili fiscali, senza condizionamenti rispetto alle pregresse linee di pensiero già elaborate con riferimento alla “cessione di cubatura” e soprattutto prendendo atto della varietà morfologica dei nuovi strumenti di pianificazione del territorio quali la perequazione, la compensazione e gli incentivi premiali di capacità edificatoria e delle correlative inferenze sul versante fiscale.

Peraltro, proprio l’indagine sulla natura giuridica della fattispecie già nota come “cessione di cubatura” - in qualche modo da considerare quale “prodromo” della categoria generale dei negozi di diritti edificatori - mette subito in evidenza la ricaduta che sul piano fiscale hanno avuto ed hanno tuttora le diverse congetture elaborate da parte della Giurisprudenza di legittimità e dall’Amministrazione Finanziaria da un lato (che si è espressa in relazione alla cubatura in termini di “diritto strutturalmente assimilabile alla categoria dei diritti reali immobiliari di godimento”) e altra parte della medesima Giurisprudenza (sostenuta anche da quella amministrativa) che hanno al contrario individuato in essa efficacia e colorazione solo obbligatorie, esaltando il ruolo conclusivo e determinante del provvedimento abilitativo edilizio emesso dalla pubblica autorità, il solo che attribuisca consistenza alle situazioni giuridiche generate dall’attività negoziale delle parti del contratto.

Anche in materia di negoziazione di diritti edificatori, in qualche modo “tipizzati” dalla norma di cui all’art. 2643 n. 2-bis c.c. (introdotto dal D.l. n. 70/2011), l’indagine sulla loro natura giuridica è pregiudiziale rispetto a qualsiasi individuazione del relativo regime fiscale; e segnatamente sul punto le opinioni espresse in dottrina (dalla natura di diritti reali tipici o atipici, a quella di beni immateriali di origine immobiliare, all'altra di meri interessi legittimi “pretensivi” o di mera “chance edificatoria”, ecc.) così come dalla Giurisprudenza amministrativa, pur dopo l’emanazione del D.l. n. 70/2011, sono tra esse alquanto differenziate con evidenti diverse ripercussioni sul consequenziale regime fiscale, rilevandosi comunque che la mera collocazione del nuovo n. 2-bis nell’alveo dell’art. 2643 c.c. (sia pure dettato in materia di trascrizione) non pare costituire di per sé comprova e fondamento ineluttabili della realtà di tali diritti, in quanto già l’ordinamento conosce ipotesi di trascrizione di contratti sicuramente con efficacia obbligatoria o dubbiosamente reale.

E’ essenziale riflettere sulla circostanza per cui, con riferimento alle nuove politiche di pianificazione del territorio, la realtà delle disparate situazioni giuridiche da esse ingenerate potrebbe non costituirne più un tratto costitutivo (per l’assoluta distanza che si può interporre tra il fondo “originante” il diritto edificatorio e quello “accipiente” destinato ad accoglierlo ma anche, in generale, per la probabile assenza di quella immediatezza che è tipica dei diritti reali, dovendosi al contrario tenere in debita considerazione tutto il procedimento amministrativo finalizzato a dare concreta esplicazione a quel diritto); per cui anche l’interprete sul piano fiscale deve trarne coerenti e convergenti conclusioni, che possono essere anche diverse rispetto a quelle cui in passato si era pervenuti con riguardo alla “cessione di cubatura”.

8) Pagamento in tutti gli uffici postali delle prestazioni pensionistiche e non pensionistiche

Per consentire la riscossione delle prestazioni agli utenti, che avevano scelto il pagamento in contanti allo sportello presso gli uffici postali della provincia di Parma, colpiti dall’alluvione e al momento chiusi o inattivi, l’Inps ha autorizzato Poste Italiane ad effettuare il pagamento in circolarità di tutte le prestazioni pensionistiche e non pensionistiche. Per conseguenza, gli utenti dell’area alluvionata potranno richiedere il pagamento in contanti presso un qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale, presentando il proprio documento di riconoscimento, fino al ripristino della funzionalità degli uffici dichiarati inagibili.

(Inps, nota del 17 ottobre 2014)

 

 

9) Sospensione dal servizio per i due dipendenti delle Entrate di Roma

Due dipendenti arrestati a Roma: L’Agenzia ha collaborato attivamente con gli inquirenti per far emergere le responsabilità.

Massima collaborazione dell’Agenzia delle Entrate all’autorità giudiziaria per far luce sulla vicenda che ha portato all’arresto di due funzionari della Direzione provinciale di Roma 3, accusati di tentata concussione.

L’Agenzia, che con il suo significativo supporto alle indagini ha contribuito alla riuscita dell’operazione, condanna con fermezza qualsiasi comportamento disonesto e punisce duramente i colpevoli, a difesa dell’onorabilità di tutti i funzionari che operano quotidianamente con onestà e impegno.

Inoltre, le Entrate sottolineano che stanno assumendo tutti i provvedimenti contemplati dalla disciplina legale e contrattuale, a partire dalla sospensione obbligatoria del servizio fino alla costituzione di parte civile nel processo penale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 121 del 17 ottobre 2014)

 

Vincenzo D’Andò