Diario quotidiano del 6 ottobre 2014: il nuovo Isee debutterà a partire da gennaio 2015?

 

Indice:

1) Scambi intraUe: Il luogo della cessione è quello di lavorazione del bene

2) Non si perde l’appalto anche in presenza di debiti con il Fisco

3) Al via il bonus per chi assume giovani

4) Omessa Iva: non rilevano le ipoteche per debiti pregressi

5) Divieto di quota lite solo per i difensori

6) Il nuovo Isee debutterà a partire da gennaio 2015

7) Indennizzo per cessazione attività commerciale e compatibilità con pensione

8) Garanzia Giovani: incentivo per l’assunzione di giovani dal 3 ottobre 2014

9) Incentivo all’assunzione dei giovani: circolare Inps

 

 

1) Scambi intraUe: Il luogo della cessione è quello di lavorazione del bene

IVA: Sentenza della Corte di giustizia europea su un caso riguardante Italia e Francia. La lavorazione oltre confine complica gli scambi intracomunitari.

Se il bene oggetto di vendita dall’impresa italiana all’impresa francese deve essere lavorato in Francia, per conto del venditore, prima della consegna all’acquirente, il luogo della cessione, ai fini dell’Iva, non è l’Italia, ma la Francia. Questo perché il trasferimento materiale del bene è effettuato in vista della lavorazione, mentre il trasferimento della proprietà all’acquirente avviene solo dopo, quando il bene si trova nel paese di destinazione.

Lo ha stabilito la sentenza della Corte di giustizia Ue del 2 ottobre 2014, C-446/13.

Un’impresa italiana vendeva a una società stabilita in Francia pezzi di propria produzione, inviandoli però a un prestatore d’opera francese che, dopo l’esecuzione di lavori di rifinitura, li consegnava all’acquirente. Il prezzo di vendita comprendeva tali lavori, che erano quindi a carico del venditore. L’impresa italiana trattava la vendita come una cessione intracomunitaria e richiedeva alla Francia il rimborso dell’Iva addebitatale dal prestatore francese.

La richiesta, però, veniva respinta con la motivazione che la vendita, secondo le disposizioni in materia di localizzazione delle cessioni di beni contenute nell’art. 8 della sesta direttiva (ora artt. 31 e 32 della direttiva 2006/112/CE) doveva considerarsi effettuata in Francia, circostanza che comportava l’obbligo di identificazione dell’impresa italiana, con il venir meno dei presupposti per il rimborso diretto. Investito della controversia, il Consiglio di stato francese decideva di sospendere la causa per chiedere alla Corte di giustizia Ue se le disposizioni della direttiva debbano interpretarsi nel senso che la cessione di un bene da parte di una società a un cliente sito in un altro paese dell’Ue, dopo la lavorazione del bene avvenuta per conto del venditore nello stabilimento di un’altra società stabilita anch’essa nel paese dell’acquirente, sia da considerare una cessione avvenuta tra il paese del venditore e il paese del destinatario finale, oppure una cessione interna al paese di quest’ultimo, a partire dallo stabilimento di lavorazione.

Poiché la questione mira in sostanza a stabilire se, in un caso simile, il luogo della cessione sia il paese del fornitore o quello dell’acquirente, la Corte ha osservato che la norma comunitaria stabilisce che il luogo di una cessione di beni è situato nel “luogo in cui il bene si trova al momento iniziale della spedizione o del trasporto a destinazione dell’acquirente”.

La lettera della disposizione non consente di considerare che il luogo della cessione si trovi nel paese del fornitore, perché i beni sono stati prima spediti al prestatore che era stabilito in un altro stato membro e il quale, dopo aver effettuato lavori di rifinitura, li ha poi spediti all’acquirente, stabilito in quest’ultimo stato membro. Pertanto, i beni finiti oggetto del contratto tra venditore e acquirente, si trovavano già nel paese dell’acquirente al momento iniziale della spedizione o del trasporto a destinazione di quest’ultimo.

 

 

2) Non si perde l’appalto anche in presenza di debiti con il Fisco

Può conservare l’appalto chi ha debiti con il Fisco. Dunque, anche chi ha debiti…

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