Breve esame delle origini e dell'evoluzione della figura del dirigente nella Pubblica Amministrazione (seconda parte)

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Nel testo del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, all’articolo 28, comma 1, è possibile reperire la seguente previsione: “l’accesso alla qualifica di dirigente nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo e negli enti pubblici non economici avviene per concorso per esami indetto dalle singole amministrazioni ovvero per corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola superiore della Pubblica Amministrazione”.
Quella che abbiamo appena indicato è la regola generale che il legislatore ha previsto dovere essere seguita la fine di accedere alla qualifica dirigenziale nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Tuttavia, accanto a questo iter è possibile rinvenire anche una parallela metodologia speciale che viene prevista dall’articolo 110 del Decreto Legislativo n. 267/2000, secondo cui lo Statuto dell’Ente locale può prevedere che “la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato”. Inoltre, sempre ai sensi del citato comma 110, D.Lgs n. 267/2000 “fermi restando ì requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire, gli incarichi a contratto di cui al presente comma sono conferiti previa selezione pubblica volta ad. accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico”. Va da sé che tale procedura di reclutamento dei soggetti chiamati a ricoprire posizioni direttive nella Pubblica Amministrazione non può che essere utilizzata con attenzione, poiché va ad alterare quella che è la regola concorsuale e modifica il principio di buon andamento e di imparzialità dell’azione amministrativa, prevista dall’articolo 97, comma 2, della Costituzione, il quale prevede che: “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Proprio per poter garantire il completo rispetto di questo principio costituzionalmente tutelato il conferimento di incarichi dirigenziali ex articolo 110 del Testo Unico degli Enti Locali deve avvenire rispettando pienamente il principio di trasparenza amministrativa, di cui al Decreto Legislativo del 14 marzo 2013, n. 33, “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Principio di trasparenza amministrativa che secondo il legislatore deve essere inteso come “accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Di conseguenza, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del suddetto Decreto Legislativo n. 33/2013, le Pubbliche Amministrazioni sono soggette agli obblighi di pubblicazione degli estremi dell’atto di conferimento dell’incarico, del curriculum vitae, dei dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali ed i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato relativamente ai titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione o consulenza e debbono aggiornare tali informazioni, il tutto al fine di prevenire anche il concretarsi di …

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