Bonus investimenti: manca la circolare dell’Agenzia!

di Mario Agostinelli

Pubblicato il 7 ottobre 2014



uno degli strumenti per il rilancio dell'economia italiana è il bonus sugli investimenti in beni strumentali nuovi a cui viene collegato un credito d'imposta a favore dell'impresa; ad Ottobre 2014 mancano le istruzioni dell'Agenzia per l'utilizzo di tale credito d'imposta

Nota come la quarta saga dell’agevolazione Tremonti investimenti, l’incentivo proposto dall’ultima release si caratterizza per la rilevante novità di attribuire un beneficio in termini di credito di imposta.

L’articolo 18 del DL 91/2014 prevede l’attribuzione di un credito di imposta pari al 15% dell’incremento degli investimenti effettuati dagli esercenti attività di impresa, in beni strumentali nuovi, appartenenti alla divisione 28 della Tabella ATECO, rispetto a quelli effettuati nei 5 periodi di imposta precedenti o nel minor numero di periodi di imposta laddove l’impresa risulti costituita da un minor tempo.

L’agevolazione è attribuibile anche alle imprese di nuova costituzione e, in tal caso, il credito di imposta si applica con riguardo al valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo di imposta per i quali è riconosciuta l’agevolazione.

Il beneficio è attribuito in relazione ai nuovi investimenti effettuati nel periodo compreso tra il 25 giugno 2014 e il 30 giugno 2015.

Una prima novità della nuova versione dell’incentivo investimenti, rispetto alle sue precedenti, è quella dell’apprezzamento degli investimenti di importo unitario pari o superiore ad euro 10.000,00.

In particolare, il comma 3 dell’articolo 18 del DL 91/2014, avverte che il credito di imposta non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore ad € 10.000,00.

Non vi è dubbio; questo significa che l’incentivo in argomento non sarà fruibile dai piccoli imprenditori i cui valori unitari di investimento raramente raggiungono la soglia di accesso richiesta dalla norma.

Questa non precisa il concetto di investimento unitario ai fini della verifica del raggiungimento della soglia limite indicata, sarà quindi l’AE a definire quali saranno i criteri di valorizzazione degli investimenti a tal fine. Pare tuttavia possibile ritenere che si possa far riferimento al criterio adottato per la individuazione dei beni di costo unitario non superiore ad € 516,46 di cui all’articolo 102 comma del TUIR. In tal senso, per investimento unitario si deve intendere l’investimento in beni che, anche se collegati, sono suscettibili di un’autonoma funzionalità e utilità e quindi hanno una propria individualità.

Per quanto sopra detto si può proporre la seguente sintesi:

L’agevolazione si esprime mediante il riconoscimento di un credito di imposta, pari al 15% dell’incremento degli investimenti in beni strumentali, nuovi, di cui alla divisione 28 della Tabella ATECO, di importo superiore ad € 10.000,00, effettuati nel periodo dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015, rispetto agli investimenti medi, aventi ad oggetto i medesimi beni, effettuati nei 5 periodi di imposta precedenti o nel minor periodo per le imprese in attività da un periodo di inferiore.

E’ quindi il credito di imposta lo strumento mediante il quale si potrà fruire dell’agevolazione in trattativa.

Il comma 4 dell’articolo 18 regola la modalità e i tempi di utilizzo del credito di imposta stabilendo che:

Il credito di imposta va ripartito nonché utilizzato in tre quote annuali di pari importo e indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi nei quali il credito è utilizzato.

Il credito di imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D. Lgs. 241/1997.

La prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.

Dalla lettura della norma emerge, con serena condivisione, che generato un credito pari ad € 15.000,00, questo non potrà essere utilizzato fin da subito nella sua intera misura, ma dovrà essere ripartito in tre quote annuali, di cui la prima fruibile a partire dal 1° giorno del secondo periodo di imposta successivo a quello dell’investimento effettuato.

La norma, sembra inoltre prevedere che il credito di imposta oltre ad essere ripartito in tre quote annuali debba essere utilizzato con la medesima scansione temporale.

In parole più semplici, la norma afferma che il credito di imposta dovrà essere diviso in tre anni ed ogni terzo dovrà essere UTILIZZATO in ciascun anno.

Ciò implica che il credito di imposta di pertinenza di una annualità non potrà essere riportato nelle annualità successive in caso di non utilizzo per incapienza.

Si propone un esempio dell’ipotesi prospettata.

Credito di imposta complessivo maturato con riferimento agli investimenti effettuati nell’anno 2014 € 15.000,00.

Quota di credito di imposta per ciascuna annualità:

  • Anno 2016 - € 5.000,00;

  • Anno 2017 - € 5.000,00;

  • Anno 2018 - € 5.000,00.

S’ipotizzi che nell’anno 2016 il contribuente imprenditore utilizzi il credito di imposta per la sola quota di € 2.000,00.

Se dovesse essere confermata la non riportabilità del credito di imposta, la restante quota del credito di imposta di pertinenza dell’anno 2016, pari ad € 3.000,00, sarebbe persa definitivamente.

Ciò, evidentemente, renderebbe molto meno interessante l’agevolazione in argomento.

Ma vi è di più.

La non riportabilità avrebbe implicazioni anche nella possibilità di trasferimento del credito dall’entità in trasparenza fiscale ai singoli soci partecipanti alla medesima.

L’agenzia delle Entrate ha, infatti, chiarito le condizioni per il trasferimento stabilendo che:

le agevolazioni concesse alle imprese in forma di crediti d'imposta, nel caso si tratti di società di persone, possono essere trasferite ai soci alle seguenti condizioni:

  • si deve trattare di crediti d'imposta per i quali è previsto il riporto, al periodo d'imposta successivo, dell'eccedenza tra credito maturato e utilizzato nel periodo oggetto di dichiarazione;

  • la società di persone deve indicare in dichiarazione dei redditi, nel modello Unico, il credito d'imposta maturato, quello utilizzato direttamente e quello attribuito ai soci;

  • le modalità di utilizzo del credito d'imposta stabilite dalla legge devono essere compatibili con l'attribuzione del credito ai soci, come nel caso in cui è previsto l'utilizzo del credito direttamente in dichiarazione dei redditi per compensare le imposte dovute, ovvero l'utilizzo in compensazione ai sensi del Dlgs 241/1997;

  • se la norma agevolativa prevede un limite temporale di utilizzo del credito, tale limite temporale continua a valere anche per l'utilizzo del credito attribuito al socio (in tal caso, tra i dati richiesti nei modelli di dichiarazione, c'è anche l'indicazione dell'anno di insorgenza del credito in capo alla società).

L’eventuale recupero del credito d’imposta a qualsiasi titolo non spettante viene comunque effettuato, ai sensi dell’articolo 40, comma 2, Dpr 600/73 a carico della società anche nel caso in cui lo stesso sia stato attribuito ai soci in tutto o in parte.

E’ la prima delle condizione sopra indicate che deve essere attentamente esaminata perché prevede che il credito di imposta non è trasferibile se lo stesso non è riportabile nei periodi di imposta successivi.

La non riportabilità del credito di imposta riconducibile all’incentivo investimenti nella sua versione 2014, costituirebbe un ulteriore rilevante limite all’agevolazione che ne sgonfierebbe la portata.

Ci si augura che l’Agenzia delle Entrata intervenga quanto prima nel fornire i necessari chiarimenti visto che l’agevolazione, ancorché fruibile in periodi di imposta successivi è riconducibile a scelte di gestione economica dell’impresa da attuare nell’immediato.



7 ottobre 2014

Mario Agostinelli