Tagli ai trasferimenti ed obblighi dei revisori

di Marco Castellani

Pubblicato il 11 settembre 2014



analizziamo quali sono gli obblighi dei revisori degli enti locali che nascono a seguito dei tagli previsti dal Dl 66/2014

Il Decreto-legge 24 aprile 2014 n. 66, convertito dalla Legge del 23 giugno 2014 n. 89 (cosiddetto Decreto Irpef) oltre alle ormai celebri misure di taglio del cuneo fiscale e dell’IRAP contiene un importante menù di misure che impattano sugli enti locali, volte ad assicurare ingenti risparmi di spesa a teorica copertura dei contributi di finanza pubblica che tali amministrazioni ai sensi del medesimo provvedimento sono tenute a girare allo Stato.

Si tratta di disposizioni, rintracciabili agli articoli 8 e 47 del Decreto, che introducono il taglio delle spese relative a beni e servizi (articolo 47, comma 9, lettera a), oneri per autovetture (lettera b), incarichi di consulenza, studio e ricerca, e contratti di collaborazione coordinata e continuativa (lettera c), da realizzare nella misura richiesta dal Ministero dell’Interno ad ogni singola amministrazione secondo uno schema di riparto già approvato per i Comuni dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali nella seduta dello 5 agosto 2014, attualmente in corso di perfezionamento e reso disponibile sul portale del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno.

Invece, al momento, non è ancora noto il riparto dei contributi di finanza pubblica richiesti dal Decreto a Province e Città Metropolitane, su cui la stessa Conferenza Stato-città ed autonomie locale si pronuncerà sulle basi di una specifica attività di ricognizione, avviata nello scorso mese di agosto al fine di verificare la sostenibilità dei tagli apportati alla luce dei robuste manovre di bilancio già imposte a tali enti dalle precedenti manovre degli ultimi Governi (in ultimo il D.L. n. 95/2012 convertito dalla Legge n. 135/2012).

Il Decreto si preoccupa di garantire che le amministrazioni locali assicurino all’Erario i contributi di finanza pubblica loro imposti, prevedendo che essi si traducano per i Comuni in un taglio delle quote di Fondo di solidarietà comunale 2014 ad essi spettanti e che per Province e Città Metropolitane si realizzino mediante la corresponsione di un trasferimento da versare in apposito Fondo del bilancio dello Stato.

In caso di incapienza, sulla base dei dati comunicati dal Ministero dell'Interno, toccherà all'Agenzia delle Entrate provvedere al recupero delle somme nei confronti dei enti interessati, all'atto del riversamento agli stessi dell'imposta municipale propria per i Comuni e dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore per Province e Città Metropolitane.

Il Decreto impone in capo all’Organo di revisione di tali enti uno specifico dovere di controllo, oltre che ad una richiesta di monitoraggio da parte delle competenti Sezioni di controllo della Corte dei conti. Ai sensi dei commi 7 e 13 dell’articolo 47 del D.L. n. 66/2014 «l'organo di controllo di regolarità amministrativa e contabile verifica che le misure di cui ai precedenti commi siano adottate, dandone atto nella relazione di cui al comma 166 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266».

Si ritiene che quest’attività di verifica, che secondo il dettato della disposizione dovrebbe essere riportata nelle relazioni al rendiconto e al bilancio di previsione dell’ente, sia opportuno metterla in campo e relazionarla già in occasione dell’imminente adempimento (fissato al prossimo 30 settembre 2014) di ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e di salvaguardia degli equilibri generali di bilancio ai sensi dell’articolo 193 del Testo Unico Enti locali (D.Lgs. n. 267/2000). Naturalmente ciò con parziale eccezione per quelle amministrazioni che provvederanno all’approvazione del bilancio di previsione 2014 entro il mese di settembre, che, secondo quanto riconosciuto dalla Sezione Corte dei Conti per la Lombardia nella Deliberazione n. 227/2014, sono formalmente sottratti all’adempimento della specifica delibera di salvaguardia degli equilibri, pur essendo comunque tenuti a dare atto del permanere della situazione di equilibrio in esercizio provvisorio con una ricognizione degli accertamenti e degli impegni “alla data” ed una proiezione della situazione contabile finanziaria al 31/12/2014.

A prescindere dall’ormai consueto paradosso di un adempimento come quello di salvaguardia degli equilibri di bilancio ex art. 193 TUEL da realizzare con riferimento ad un bilancio di previsione non ancora formalmente approvato o comunque approvato con larghissimo ritardo rispetto all’effettivo inizio dell’esercizio, si pone l’accento sulle modalità di effettiva esecuzione dell’adempimento.

Si sottolinea innanzitutto che l’attuazione delle misure dovrà essere verificata presumibilmente facendo riferimento alle effettive erogazioni di cassa delle spese oggetto delle misure (non si spiegherebbe altrimenti, ad esempio, il riferimento ai codici SIOPE contenuto nell'articolo 47) e, per quanto riguarda la «spesa per beni e servizi» dei Comuni, alle specifiche voci di spesa indicate nella tabella A allegata al Decreto.

Plausibilmente l’attività di verifica del rispetto delle misure può sostanziarsi in un confronto tra i valori di spesa al 31 dicembre del 2013 e i medesimi valori realizzabili a fine esercizio 2014, al fine di valutare se le riduzioni di spesa richieste dal Decreto siano state effettivamente conseguite.

Vanno a questo punto effettuate opportune riflessioni sulle attività di verifica e sui compiti affidati agli Organi di revisione al fine di assolvere correttamente all’adempimento introdotto dal Decreto Irpef, che sono direttamente legate all’interpretazione delle effettive modalità di applicazione dei tagli dettati dalla norma da parte degli enti locali.

Una parte della dottrina sta infatti assumendo posizioni volte a sostenere un’interpretazione rigida secondo cui le misure degli articoli 8 e 47 che permettono taglio delle spese relative a beni e servizi, oneri per autovetture, incarichi di consulenza, studio e ricerca, e contratti di collaborazione coordinata e continuativa, vanno applicate in modo stringente dagli enti locali. Questa linea di interpretazione, che comprime l’autonomia delle amministrazioni locali, comporterebbe pertanto per il collegio dei revisori l’obbligo di attivarsi per tempo nell’attività di monitoraggio sulla riduzione di spesa, provvedendo, qualora accerti il mancato conseguimento degli obiettivi di riduzione delle singole spese richieste dal provvedimento, ad intervenire nel corso della gestione, impostando le adeguate manovre correttive del caso.

Si sottolinea tuttavia che questa interpretazione lederebbe i principi di autonomia finanziaria ed organizzativa degli enti locali enunciati dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 139/2012 del 4 giugno 2012, e confermati in seguito anche dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti nella Deliberazione n. 26/2013 del 30 dicembre 2013 che, nel solco di una consolidata giurisprudenza in materia di coordinamento della finanza pubblica, considera rispettosi di questi principi costituzionalmente garantiti i soli vincoli alle politiche di bilancio per i quali sia possibile desumere un limite complessivo, lasciando agli enti stessi ampia discrezionalità nelle scelte di allocazione dei risparmi sui loro diversi comparti di spesa.

Le conclusioni dei giudici costituzionali sono ben presenti al legislatore che difatti nell’articolo 47 del Decreto ai commi 5 e 12 consente a Comuni, Province e Città Metropolitane di rimodulare o adottare misure di contenimento della spesa corrente alternative a quelle dettate dalla norma, fermo restando il quantum dei risparmi da conseguire, per un importo che quindi non può essere inferiore a quelli derivanti dall'applicazione delle disposizioni dell’articolo 47.

In ragione di questa impostazione l’attività di verifica dell’Organo di revisione del Decreto dovrebbe pertanto sostanziarsi nell’accertare l’adozione o meno delle misure di contenimento della spesa indicate dal combinato degli articoli 8 e 47 da parte dell’Ente, evidenziando gli esiti di tali verifiche nelle relazioni al bilancio di previsione e al rendiconto da trasmettere alle competenti sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Nessuna ulteriore attività dovrebbe essere richiesta ai fini dell’adempimento all’Organo di Revisione, che tutt’al più sarà tenuto a verificare la sostenibilità finanziaria dei contributi di finanza pubblica richiesti all’ente dal Decreto Irpef e la permanenza dei suoi equilibri di bilancio.



11 settembre 2014

Marco Castellani