La corretta gestione degli appalti pubblici

Blocco degli appalti e proroga per la centrale unica di committenza
La Conferenza Stato Città Autonomie locali convocata per lo scorso 10 luglio 2014 ha accolto la richiesta urgente delle Autonomie locali al Governo, di rinvio dei termini di entrata in vigore del nuovo sistema di acquisti tramite le nuove centrali uniche di committenza, che per effetto dell’articolo 33, comma 3-bis del D.Lgs. n. 163/2006, modificato dall’articolo 9 comma 4 del D.L. n. 66/2014 convertito dalla Legge n. 89/2014 (Decreto Irpef), coinvolge tutti i Comuni non capoluogo di provincia. Il nuovo sistema dovrebbe perciò partire il prossimo primo gennaio 2015 per le procedure centralizzate relative agli acquisti di beni e servizi e il successivo 30 giugno 2015 per le procedure centralizzate relative ai lavori.
La lentezza del processo di individuazione delle centrali uniche di committenza, che a norma della richiamata disposizione dovrebbe teoricamente essere già stato completato, ma che allo momento è ben lungi dall’essere in dirittura d’arrivo, sta creando nei fatti una situazione di blocco generalizzato delle gare.
Nell’accordo sancito in Conferenza a fronte dell’impegno degli enti di iniziare ad adeguarsi alle nuove modalità operative, l’ANAC avrebbe dovuto riprendere il rilascio dei codici CIG anche per le gare istruite secondo le vecchie procedure. L’accordo formalizzato in Conferenza dovrebbe di seguito essere tradotto in un’apposita disposizione da inserire nel testo della Legge di conversione del D.L. n. 90/2014.
I provvedimenti assunti dalla Conferenza non sembravano tuttavia essere in grado di risolvere l’attuale situazione di stallo. Come infatti ribadito (non senza ragione) dal Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone in una lettera inviata lo scorso 19 luglio 2014 al Ministro dell’Interno e al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, l’Autorità, pur comprendendo le evidenti difficoltà dell’intero comparto dei lavori pubblici, si vedeva comunque vincolata al rispetto delle attuali normativa vigente, continuando pertanto a negare i codici identificativi di gara (CIG) per gli acquisti dei Comuni non capoluogo che non seguono le nuove procedure “centralizzate”, in molti casi inattuabili perché i «soggetti aggregatori» chiamati a sostituire i singoli enti non sono pronti. Nella stessa lettera il Presidente dell’Autorità auspicava un urgente intervento normativo che traducendo in norma l’intesa in Conferenza, sbloccasse definitivamente la situazione.
La strada scelta dal Governo è stata tuttavia quella di affidare al solo legislatore la soluzione della questione attraverso il completamento dell’iter di conversione del D.L. n. 90/2014, che presumibilmente si concretizzerà entro la seconda metà del mese di agosto.
Va detto che in ogni caso questa situazione di blocco operativo potrebbe non coinvolgere l’intera attività delle amministrazioni. Si fa in particolare riferimento al fatto che il citato articolo 33, comma 3-bis, è inserito nel D.Lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici); di conseguenza l’operazione di acquisto non dovrebbe essere obbligatoriamente soggetta alla nuova disciplina di centralizzazione quando non è riconducibile ad un appalto, come nel caso degli acquisti economali (purché tipicizzati nel regolamento dell’ente), degli incarichi professionali, delle prestazioni di lavoro accessorio, delle locazioni, ecc. (casi per i quali infatti non deve essere nemmeno richiesto il CIG).
Nessuna specifica ipotesi di deroga al blocco si può invece riconoscere agli affidamenti diretti di valore inferiore ai 40.000 euro, ricondotti dal Decreto Irpef alla disciplina generale e destinati pertanto a scontare la medesima situazione di blocco. A riguardo la dottrina già aveva …

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