I reati tributari - parte XXIV

Premessa

Continua la nostra illustrazione delle sentenze della Cassazione penale tributaria emesse nell’anno 2013.

Tra le altre sentenze, segnaliamo, in questa puntata, quelle che affrontano il tema della sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

 

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La rilevanza della ricostruzione della contabilità nella fattispecie dell’obbligo di versamento dell’Iva sulle fatture false.

Tra le “operazioni non realmente effettuate In tutto o in parte”, qualificate come “inesistenti” ai fini della configurabilità dei reati di cui agli artt. 2 ed 8 del citato decreto, “devono Intendersi anche quelle giuridicamente inesistenti, ovvero quelle aventi una qualificazione giuridica diversa” (cfr. Sez. 3, n. 13975 del 6/3/2008). Del resto va condiviso l’assunto della giurisprudenza tributaria che ha interpretato il menzionato art. 21 comma 7 del D.P.R. n. 633 del 1972 (che testualmente recita: “Se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ovvero se nella fattura i corrispettivi delle operazioni o le imposte relativi sono indicate in misura superiore a quella reale, l’imposta è dovuta per l’intero ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni della fattura”), nel senso che l’IVA corrispondente ad un’operazione inesistente deve essere considerata “fuori conto” e la relativa obbligazione, conseguentemente, deve essere “isolata da quella risultante dalla massa di operazioni effettuate, ed estraniata, per ciò stesso, dal meccanismo di compensazione” (cfr. Cass civ. sez. S, n. 7289 del 29/5/2001, Rv. 547096). Ne consegue l’obbligo per il contribuente di corrispondere in ogni caso l’importo dell’IVA relativa a fatture per operazioni inesistenti, senza necessità di ricostruzione analitica della contabilità (proprio per la natura “fuori conto” delle operazioni inesistenti).

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 11838/2013)

 

Il momento consumativo del reato di sottrazione fraudolenta nelle vendite a cascata.

Il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 11 ha natura istantanea e si consuma nel momento e nel luogo in cui viene effettuata la simulata alienazione di beni o posti in essere altri atti fraudolenti sul propri o altrui beni in modo da rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva. Nel caso in cui l’atto dispositivo con il quale l’imputato avrebbe sottratto i beni sequestrati alle ragioni dell’erario è esclusivamente l’atto di compravendita stipulato in (OMISSIS). Solo tale atto infatti ha formato oggetto di azione revocatoria proposta da Equitalia e solo tale atto di vendita è stato contestato nella imputazione. Gli ulteriori atti di disposizione, seppure riconducibili, in ipotesi, allo stesso imprenditore, non hanno mutato il quadro, ma possono al più servire a corroborare l’ipotesi criminosa. Le alienazioni successive possono ritenersi avvinte alla prima dal vincolo dell’unicità del disegno criminoso, che però determina la competenza sempre in relazione al luogo in cui è stato commesso il primo reato.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 19524/2013)

 

Omesso versamento di ritenute certificate e bancarotta semplice.

La motivazione dell’ordinanza impugnata è sostanzialmente apparente, limitandosi ad affermare il Giudice che, nei due reati giudicati nelle separate sentenze, non si ravvisa un unico disegno criminoso.

L’analisi del Giudice avrebbe dovuto scendere nel concreto delle condotte illecite contestate: in effetti, l’accertamento del requisito della unicità del disegno criminoso costituisce una questione di fatto rimessa alla valutazione del giudice di merito, il cui apprezzamento è sindacabile in sede di legittimità solo ove non sia sorretto da adeguata motivazione (Sez. 6, n. 49969 del 21/09/2012 – dep. 28/12/2012): ma, appunto, questa valutazione deve essere realmente effettuata dal giudice del merito, che ne deve dare atto in motivazione.

Nel caso di specie, l’ordinanza accenna ad un “unico movente”, costituito dalle difficoltà economiche…

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