Diario quotidiano del 26 settembre 2014: commercio elettronico, forse dal 2015 non dovrà più essere emessa fattura?

Pubblicato il 26 settembre 2014



e-commerce diretto: esonero fattura dal 2015?; pagamenti condominiali in contanti se inferiori a mille euro; nuovi certificati relativi al Registro delle Imprese; studi di settore senza contraddittorio: ok all’accertamento fiscale; al calo del mercato immobiliare italiano fanno eccezione grandi città; prospettive del federalismo fiscale: audizione del direttore delle Entrate; visto di conformità per l’utilizzo dei crediti superiori a € 15.000: circolare delle Entrate; notariato: prime note in tema di circolare Mise sull’iscrizione nel Registro delle Imprese

 

 Indice:

 1) E-commerce diretto: esonero fattura dal 2015 ?

 2) Pagamenti condominiali in contanti se inferiori a mille euro

 3) Nuovi certificati relativi al Registro delle Imprese

 4) Studi di settore senza contraddittorio: ok all’accertamento fiscale

 5) Al calo del mercato immobiliare italiano fanno eccezione grandi città

 6) Prospettive del federalismo fiscale: audizione del direttore delle Entrate

 7) Visto di conformità per l’utilizzo dei crediti superiori a € 15.000: circolare delle Entrate

 8) Notariato: prime note in tema di circolare Mise sull’iscrizione nel Registro delle Imprese

 

 

1) E-commerce diretto: esonero fattura dal 2015 ?

Per le operazioni di commercio elettronico diretto è obbligatoria l’emissione della fattura. L’esonero potrebbe arrivare nel 2015, in relazione alla prevista modifica del luogo di tassazione Iva, le cui disposizioni sono in corso di predisposizione, ma solo nei rapporti “business to consumer”.

Si chiedeva di esonerare dagli obblighi di fatturazione e di certificazione dei corrispettivi gli operatori del commercio elettronico diretto, in modo da equiparare il trattamento con gli operatori del commercio elettronico indiretto.

Sempre in relazione alle operazioni di e-commerce diretto, inoltre, si sollecitava l’eliminazione dell’obbligo di riportare il codice fiscale.

Il Ministero dell’Economia ha osservato che, in base alle vigenti disposizioni, le prestazioni di servizi rese con mezzi elettronici, cosiddetto commercio elettronico diretto, sono soggette all’obbligo di fatturazione ai sensi dell’art. 21 del Dpr 633/72 e non rientrano in alcuna ipotesi di esonero, come chiarito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 274/2008.

Poi per effetto delle disposizioni contenute nella direttiva 2008/8/Ce, in via di recepimento in Italia, a decorrere dal 1° gennaio 2015 il luogo di tassazione delle prestazioni di e-commerce “B2C” non sarà più il paese di stabilimento del fornitore, ma quello del consumatore.

Per agevolare le imprese negli adempimenti Iva, dalla stessa data sarà attivato il regime facoltativo del mini sportello unico (Moss), che consentirà ai fornitori di assolvere gli obblighi di dichiarazione e di versamento dell’Iva nel paese in cui sono stabiliti, senza necessità di identificarsi nei vari paesi membri in cui sono stabiliti i consumatori, ferma restando, come osservato dalla Commissione europea nelle linee guida di ottobre 2013, l’osservanza degli obblighi di fatturazione previsti dai vari paesi nei quali è dovuta l’imposta. In questo contesto, tuttavia, la Commissione ha raccomandato agli stati membri di esonerare dall’obbligo di fatturazione le prestazioni di e-commerce rientranti nel regime dello sportello unico.

Peraltro, lo schema di Dlgs di recepimento della direttiva è in via di definizione, tuttavia, secondo quanto rilevato dall’Agenzia delle entrate, non è possibile prevedere l’esonero dall'emissione della fattura nei rapporti tra soggetti passivi (B2B), nei quali il debitore dell’imposta è il destinatario, essendo in tale ipotesi espressamente esclusa la possibilità di emettere la fattura semplificata di cui all’art. 220-bis della direttiva Iva.

(Risposta del 24 settembre 2014 del governo sul question time in commissione finanze della camera)

 

2) Pagamenti condominiali in contanti se inferiori a mille euro

Ok ai pagamenti in contanti al condominio purché siano inferiori a mille euro ed il versamento sia assistito da pezze giustificative chiare.

La Legge 220/2012 ha preteso che ogni condominio abbia il suo conto, ma il problema riguarda la possibilità di versamento o prelevamento del contante.

Nella prassi molti amministratori hanno informato i proprietari della impossibilità di accettare pagamenti in contanti (per rate della gestione o per il riscaldamento), contemporaneamente richiedendo il pagamento a mezzo di bonifico.

Si ricorda, infatti, che dal 18 giugno 2013 è in vigore la riforma del condominio (Legge 220/ 2012) e che tra i nuovi adempimenti amministrativi e contabili emerge l’obbligo, imposto all’amministratore, di aprire e usare il conto corrente bancario o postale intestato al condominio: sul conto devono transitare tutte le somme percepite dai condòmini o da terzi, nonché quelle a chiunque erogate per conto del condominio (è il nuovo articolo 1129, comma 7, codice civile. Il legislatore vuole, dunque, rendere tracciabili le somme della gestione condominiale. Questo giova, innanzitutto ai comproprietari, che possono controllare analiticamente tutte le operazioni e serve anche per far emergere tutte le transazioni fatte dal condomino con terzi fornitori. Tuttavia, i nuovi obblighi a carico degli amministratori hanno creato non poche preoccupazioni tra gli addetti al settore. E, secondo alcuni, si rischia di paralizzare la gestione condominiale, imponendo un divieto assoluto all’amministratore di prelevare o depositare dei contanti dal conto corrente.

Il Ministero richiama una circolare sulla tracciabilità dei canoni di locazione (circolare 5 febbraio 2014), che si è occupata del problema analogo dell’uso del contante per pagare gli affitti. Il Mef in quella circolare, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni antiriciclaggio ha precisato che sono da prendere in considerazione solo i pagamenti pari o superiori a mille euro e, conseguentemente, ha ritenuto pericolose unicamente le movimentazioni di contante eccedenti la soglia fissata dalla legge. La circolare conclude nel senso che, sotto la soglia dei mille euro, la finalità di conservare traccia delle transazioni in contante può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale, comunque formata, ma chiara e idonea ad attestare la destinazione di una determinata somma di denaro contante al pagamento del canone di locazione. Questa interpretazione può essere estesa al pagamento delle rate condominiali. E, quindi, le operazioni sotto soglia non comportano rischio di sanzioni antiriciclaggio.

(Risposta del 24 settembre 2014 del governo sul question time in commissione finanze della camera)

 

3) Nuovi certificati relativi al Registro delle Imprese

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 3674/C del 23 settembre 2014, ha illustrato le indicazioni operative del Decreto 18 settembre 2014, in corso di pubblicazione, contenente la modifica dei modelli dei certificati inerenti il Registro delle imprese.

In particolare, viene chiarito che:

- E’ stato previsto un nuovo modello di ricevuta dell’accettazione di comunicazione unica per la nascita dell’impresa;

- sono stati predisposti i certificati camerali anche in lingua inglese secondo le novità previste dalla Legge n. 9/2014.

Poi in allegato alla circolare si trovano:

- Il modello di certificato;

- il modello di dichiarazione sostitutiva del certificato di iscrizione R.I.;

- il modello Cert.impresa;

- il modello di certificato R.I. in lingua inglese;

- la ricevuta di accettazione di comunicazione unica.

 

4) Studi di settore senza contraddittorio: ok all’accertamento fiscale

E’ legittimo l’accertamento fiscale basato sul solo scostamento tra i redditi dichiarati e gli standard quando l’imprenditore non si presenta personalmente al contraddittorio instaurato dall’Amministrazione finanziaria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20082 del 24 settembre 2014.

In particolare, presentare una memoria scritta descrivendo la situazione economico-finanziaria reale è insufficiente al contribuente per sconfessare gli studi di settore.

La Suprema Corte, ha, quindi, respinto il ricorso di un imprenditore che contestava l’accertamento a suo carico basato esclusivamente sullo scostamento dei redditi dagli standard.

Per l’imprenditore la realtà economico-finanziaria in cui versava poteva essere facilmente rappresentata con una memoria scritta. Per l’ufficio, invece, in questo modo il principio del contraddittorio non era ben garantito.

La Cassazione ha dato ragione in pieno all’Amministrazione, sottolineando che la procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sé considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento.

In altre parole, il contraddittorio è la sede deputata alla messa in relazione degli standard con la concreta realtà economica, e ove il contribuente si sottragga all’incontro, non sollevando così contestazioni in ordine alla distanza tra il parametro astratto e la concreta situazione, ne sopporta le conseguenze, nel senso che l’Ufficio potrà motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione dei parametri.

 

5) Al calo del mercato immobiliare italiano fanno eccezione grandi città

Nuovo calo del mercato immobiliare italiano (-3,6%): Fanno eccezione grandi città (+1,8%) e immobili industriali (+10,3%).

Dopo il risultato positivo dei primi tre mesi dell’anno, dovuto agli effetti del nuovo regime fiscale in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale, il mercato immobiliare segna, nel secondo trimestre, un nuovo calo pari al 3,6% rispetto all’analogo periodo del 2013. In controtendenza, invece, risalgono dell’1,8%, le compravendite di abitazioni nelle città capoluogo e del 10,3% quelle degli immobili industriali.

In generale, la flessione è contenuta nel settore residenziale, che perde solo l’1% rispetto al secondo trimestre dell’anno precedente, mentre si registrano cali superiori al 5% nel settore commerciale (-5,1%), nel terziario (-6,9%) e nelle pertinenze (-5,1%).

Sono questi i principali dati di sintesi che emergono dalla Nota trimestrale pubblicata il 25 settembre dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Geografia del mercato immobiliare

La flessione delle compravendite di case è più marcata al Sud, dove il calo è pari a -4,3% e più contenuta al Nord, -0,3%, con un’inversione di tendenza al Centro, dove le compravendite sono in crescita dell’1,7%, rispetto al secondo trimestre del 2013.

Per il settore terziario, invece, la contrazione maggiore si registra al Centro (-22,3%), seguito dal Sud (-4,3%), e in coda il Nord (-2,2%).

Calo generalizzato di vendite degli immobili commerciali in tutta la penisola, con il Sud in testa (-9%) e a breve distanza il Centro (-8,8%), in chiusura il Nord (-0,7%).

Il comparto produttivo dà segnali di ripartenza al Nord e al Centro, con volumi di vendite che salgono rispettivamente del +16,2% e del +9,1%; il Sud invece perde l’8,5%.

Le grandi città e l’hinterland

Complessivamente, nel secondo trimestre dell’anno, aumentano del 3,8% le compravendite di abitazioni nelle otto maggiori città italiane, mentre i comuni delle rispettive province perdono l’1,2%.

Spiccano i rialzi di Firenze (+12,6%), Bologna (+10,8%) e Genova (+10,3%), seguiti da quelli di Palermo (+7%), Milano (+6,9%) e Roma (+3,9%). Di contro, a Torino e a Napoli le vendite di case sono in discesa, rispettivamente del -5,5% e del -6,3%.

Nelle province delle principali città le perdite più elevate si registrano in quella di Bologna (-6,7%) e di Genova (-4,8%). Più contenute invece sono le flessioni

nell’hinterland di Milano (-2,9%), Torino (-2%) e Palermo (-1,7%). Positivo il mercato nelle province di Napoli (+2%) e Roma (+0,9%), ma il primato spetta a quella di Firenze che raggiunge il +9,7% rispetto al secondo trimestre 2013.

Per maggiori informazioni e ulteriori dettagli è possibile consultare la Nota trimestrale Omi del secondo trimestre 2014 sul si to internet del l ’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso:

Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 113 del 25 settembre 2014)

 

6) Prospettive del federalismo fiscale: audizione del direttore delle Entrate

Rossella Orlandi è intervenuta davanti alla Commissione bicamerale che si occupa dell’attuazione del federalismo fiscale, per aggiornare i parlamentari sull’attività svolta in tal senso dall’Amministrazione finanziaria.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, dopo aver sinteticamente evidenziato la complessità di un’operazione che riesca a mantenere contemporaneamente un indirizzo unitario senza nulla togliere alle esigenze di autonomia delle singole realtà territoriali, ha descritto come centro e periferia già interagiscano per la realizzazione di un sistema fiscale più equo, efficiente ed efficace, delineando, al tempo stesso, le iniziative in itinere volte a ottimizzare le sinergie già esistenti tra i diversi organismi.

A proposito delle criticità che possono presentarsi nella nuova organizzazione amministrativa e gestionale del fisco, il direttore ha affermato che un buon banco di prova si sta rilevando il caso delle Province autonome di Trento e Bolzano, alle quali recenti provvedimenti normativi hanno previsto di trasferire e delegare alcune funzioni statali.

Formazione e condivisione

Rossella Orlandi, riconosciuto il ruolo fondamentale degli amministratori del territorio nell’accertamento dei tributi statali, ha sottolineato l’importanza del nuovo protocollo d’intesa siglato tra Agenzia, Anci, Ifel e Guardia di finanza, diramato dalle direzioni regionali lo scorso giugno.

Obiettivo dell’intesa è uniformare e implementare la partecipazione dei Comuni all’azione di contrasto all’evasione fiscale.

L’Amministrazione finanziaria, da parte sua, mette innanzitutto a disposizione dei governi territoriali la sua esperienza e professionalità, attraverso corsi di formazione e aggiornamento, per favorire l’evoluzione delle best practices.

L’organizzazione di specifici percorsi metodologici consentiranno ai Comuni di fornire segnalazioni affidabili e compatibili con le capacità operative delle direzioni provinciali dell’Agenzia e dei reparti della Guardia di finanza.

Accessibili agli enti territoriali, inoltre, gran parte dei dati presenti nell’archivio dell’Anagrafe tributaria. Un dialogo a doppio senso, quindi, che permette, proprio grazie alla condivisione delle informazioni, controlli e analisi del rischio sempre più mirati anche per quanto concerne i tributi locali.

Il contributo dei Comuni all’individuazione delle situazioni a rischio evasione si è concretizzato nelle 66mila segnalazioni trasmesse agli uffici finanziari da oltre 900 amministrazioni dal febbraio 2009 all’agosto 2014. Di queste, quasi 12mila hanno già dato luogo ad atti di accertamento, con oltre 226 milioni di maggiore imposta accertata.

L’Agenzia delle Entrate, inoltre, affianca le Regioni, per la gestione dell’Irap e dell’addizionale regionale, attraverso la stipula di specifiche convenzioni. Anche in questo caso, gli uffici finanziari mettono a disposizione mezzi e personale, con l’aggiunta di un’efficiente attività di controllo e assistenza qualificata ai contribuenti.

Positivo, sull’argomento, il confronto che si realizza nell’ambito delle commissioni paritetiche istituite presso le Regioni, composte generalmente da due rappresentanti dell’organo regionale e da due rappresentanti dell’Agenzia, per migliorare la conoscenza delle realtà sociali ed economiche del territorio.

Rossella Orlandi ha affrontato anche il tema della riscossione dei tributi locali, che la legge delega trasferisce dalle società del Gruppo Equitalia, alle amministrazioni creditrici interessate. Il passaggio comporterà senz’altro problemi occupazionali e di gestione.

Le soluzioni, secondo il direttore delle Entrate, possono essere trovate assicurando una continuità del servizio e cioè attraverso l’utilizzo delle professionalità e del personale provenienti dalle aziende che già operano nel settore.

L’Agenzia delle Entrate è disponibile a fornire la sua esperienza e le sue competenze per la messa a punto di un sistema di riscossione locale che eviti sprechi e duplicazioni, assicurando il massimo dei risultati.

L’ultima parte della relazione è stata dedicata al nuovo sistema elaborato da Sose (Soluzioni per il sistema economico Spa) per calcolare il fabbisogno finanziario standard degli enti locali su tutto il territorio nazionale, a prescindere dalle scelte discrezionali e contingenti dei singoli amministratori.

Sose, attraverso informazioni mirate acquisite mediante questionari inviati agli enti, ha realizzato una nuova banca dati che consente l’analisi dettagliata degli output, degli input, delle modalità di gestione e delle scelte organizzative adottate nel processo di produzione dei servizi locali da parte delle amministrazioni. Si tratta di un modello la cui massima affidabilità è stata riconosciuta anche a livello internazionale.

 

7) Visto di conformità per l’utilizzo dei crediti superiori a € 15.000: circolare delle Entrate

Sono state diramate le istruzioni operative per compensare i crediti superiori a 15mila euro relativi a imposte sui redditi e addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive di quelle sul reddito e Irap.

Dai controlli da effettuare ai professionisti interessati, l’Agenzia delle entrate, con la circolare 28/E del 25 settembre 2014 illustra svariati aspetti applicativi per il rilascio del visto di conformità previsto dalla Legge di Stabilità 2014 (art. 1 comma 574 della Legge 27 dicembre 2013 n. 147).

Possono apporre il visto i responsabili dell’assistenza fiscale dei Caf-imprese, quelli dei Caf-dipendenti solo per le dichiarazioni dei contribuenti per i quali già svolgono assistenza fiscale, gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e in quello dei consulenti del lavoro. La stessa possibilità è prevista per chi al 30 settembre 1993 era già iscritto nei ruoli di periti ed esperti contabili tenuti dalle camere di commercio, industria artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, a patto che siano in possesso di specifici diplomi di laurea.

Inoltre, è possibile compensare i crediti, senza visto, se si è in presenza di dichiarazione sottoscritta dai soggetti che esercitano il controllo contabile.

Infine, per gli Enti locali e per le Regioni, è sufficiente la sottoscrizione della dichiarazione da parte del Collegio dei revisori.

I professionisti che intendono apporre il visto di conformità devono essere abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali e comunicare i loro dati identificativi e una serie di altre informazioni, tra cui l’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine professionale di appartenenza e di procedimenti penali pendenti in fase di giudizio per reati finanziari.

Inoltre, devono sottoscrivere l’impegno a comunicare, entro 30 giorni, eventuali variazioni. La comunicazione può essere consegnata a mano, inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite Pec. Una volta presentata, il professionista può immediatamente prestare l’assistenza fiscale. Sarà la Direzione regionale a verificare la sussistenza di tutti i requisiti e a richiedere eventuali integrazioni e chiarimenti. Se il professionista ha già comunicato in precedenza all’Agenzia delle entrate di voler apporre il visto di conformità (ad esempio per le compensazioni dei crediti Iva), non è necessaria la presentazione di una nuova comunicazione a condizione che la polizza assicurativa già presentata non sia limitata a determinate dichiarazioni. In quest’ultimo caso la documentazione deve essere integrata con una polizza assicurativa che garantisca anche l’ulteriore attività di visto.

Per evitare errori materiali e di calcolo i professionisti devono confrontare i dati presenti in dichiarazione con quelli risultanti dalla documentazione, tenendo conto della disciplina in materia di deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, scomputo delle ritenute d’acconto e versamenti oltre alla verifica delle scritture contabili se obbligatorie. Con riferimento alle dichiarazioni relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, il controllo è limitato agli elementi da cui scaturisce direttamente il credito quali, ad esempio, duplicazioni di versamento, eccedenze di credito dell’anno precedente, imposte sostitutive e il controllo della documentazione contabile può riguardare i costi di importo superiore al 10% dell’ammontare complessivo dei componenti negativi. In ogni caso il professionista deve conservare copia di tutta la documentazione controllata.

La circolare ribadisce che il visto di conformità non va apposto sulle dichiarazioni con più crediti da compensare se questi sono singolarmente di importo inferiore a 15.000 euro, anche nel caso in cui la loro somma superi la soglia. Qualora il contribuente voglia utilizzare in compensazione un singolo credito superiore a 15.000 euro, il professionista deve apporre il visto su tutta la dichiarazione, anche se in questa sono presenti altri crediti - utilizzati o meno - di importo inferiore alla soglia.

 

8) Notariato: prime note in tema di circolare Mise sull’iscrizione nel Registro delle Imprese

Prime note del Notariato in tema di circolare n. 3673 del 19.09.2014: La circolare MISE sull’iscrizione nel Registro delle Imprese sulla base di atti pubblici e scritture private autenticate

Ieri (25 settembre 2014) sono state pubblicate le prime note del Consiglio Nazionale del Notariato sulla circolare n. 3673 del 19 settembre 2014 del Ministero dello Sviluppo Economico - Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica. Divisione XXI - Registro delle Imprese – che fornisce una prima interpretazione sull’attuazione delle procedure di iscrizione degli atti al Registro delle imprese a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 20, comma 7-bis del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito con legge 11 agosto 2014, n. 116.

La norma è entrata in vigore il 1° settembre 2014, per cui la stessa si applica alle istanze trasmesse da tale data in poi, con esclusione di quelle presentate fino al 31 agosto, anche se prese in esame dopo il 1° settembre o che a questa data risultino sospese.

Nella circolare si osserva che qualora, nei casi in cui l’impresa sia venuta meno all’obbligo di comunicazione della PEC, si procedesse all’immediata iscrizione delle istanze basate su atto pubblico o scrittura privata, si snaturerebbe il carattere di essenzialità della PEC in un momento storico in cui si assiste, invece, ad un programma di sua piena valorizzazione, considerato anche che tale onere non rappresenta un aggravio per l’imprenditore, bensì una corsia di comunicazione obbligatoria, assolutamente utile per il mondo imprenditoriale.

Sulla base di ciò, conclusivamente, nella circolare si ritiene che la regola dell’immediata iscrizione non trovi applicazione per le richieste relative a imprese non munite di PEC e che quindi, in tal caso l’Ufficio del registro dovrà sospendere la pratica.

 

Vincenzo D’Andò