Diario quotidiano del 24 settembre 2014: sono nulle le cartelle esattoriali e gli accertamenti notificati tramite PEC!?

Pubblicato il 24 settembre 2014



sono nulle le cartelle esattoriali e gli accertamenti inviati tramite PEC; iscrizione immediata di atti pubblici nel Registro delle imprese: prime indicazioni dal Ministero dello Sviluppo Economico; revisione legale: attivata area riservata ai tirocinanti; autotrasporto merci: incentivi per l’acquisto di mezzi, domande entro il 30 novembre 2014; rilevanza penale dell’omesso versamento di ritenute; INPS: trasformazione delle domande di indennità mini-ASpI in domande di indennità ASpI; relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio; osservazioni del CNDCEC sul Disegno di Legge recante “Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti”

 

 Indice:

 1) Sono nulle le cartelle esattoriali e gli accertamenti inviati tramite PEC

 2) Iscrizione immediata di atti pubblici nel Registro delle imprese: prime indicazioni dal Ministero dello Sviluppo Economico

 3) Revisione legale: attivata area riservata ai tirocinanti

 4) Autotrasporto merci: incentivi per l’acquisto di mezzi, domande entro il 30 novembre 2014

 5) Rilevanza penale dell’omesso versamento di ritenute

 6) INPS: trasformazione delle domande di indennità mini-ASpI in domande di indennità ASpI

 7) Pronta la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio

 8) Brevi osservazioni del CNDCEC sul Disegno di Legge recante “Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti”

 

 

1) Sono nulle le cartelle esattoriali e gli accertamenti inviati tramite PEC

Accertamenti e cartelle esattoriali inviati tramite PEC sono nulli secondo una recente sentenza della CTP di Milano.

Tutti gli atti dell’Amministrazione Fiscale inviati tramite posta elettronica certificata (PEC), sono affetti da nullità insanabile della notifica dato che la legge non prevede questa forma di comunicazione e/o notificazione per agli accertamenti fiscali.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 6087/2014.

Nessuna norma prevede ancora che la notifica degli accertamenti fiscali possa avvenire tramite PEC, e quindi questa modalità di notifica, uscendo dallo schema tradizionale, è nulla o meglio inesistente.

Secondo i giudici milanesi, le Amministrazioni Finanziarie (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Agenzia del Demanio, ecc.) non possono notificare gli accertamenti fiscali e quelli di rettifica, tramite PEC, ma si dovranno avvalere dei sistemi tradizionali e cioè tramite il servizio postale o tramite gli “ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge” (art. 26, D.P.R. n. 602/1973).

 

2) Iscrizione immediata di atti pubblici nel Registro delle imprese: prime indicazioni dal Ministero dello Sviluppo Economico

Secondo quanto disposto dall’art. 20, comma 7-bis della L. n. 116/2014, di conversione del D.L. n. 91/2014, a decorrere dal 1° settembre 2014, quando l’iscrizione è richiesta sulla base di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata, il Conservatore del Registro delle imprese procede all’iscrizione immediata dell’atto.

L’accertamento delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione rientra nella esclusiva responsabilità del pubblico ufficiale che ha ricevuto o autenticato l’atto.

Resta ferma la cancellazione d’ufficio ai sensi dell'articolo 2191 del Codice civile.

Tale disposizione è entrata in vigore a decorrere dal 1° settembre 2014 e non si applicherà alle società per azioni.

Sull’argomento, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato la circolare n. 3673/C del 19 settembre 2014, con la quale ha fornito chiarimenti e indicazioni in merito all’attuazione delle procedure di iscrizione degli atti in questione al Registro delle imprese.

Il Ministero affronta anche il problema dell’applicazione della nuova norma al caso in cui l’istante che presenta la domanda di iscrizione al Registro delle imprese non abbia comunicato il proprio indirizzo di PEC, pronunciandosi per la derogabilità della norma contenuta nel comma 7-bis dell’art. 20, della L. n. 116/2014, a favore della normativa che regola la comunicazione obbligatoria della PEC, per la quale il legislatore ha previsto una sanzione che va ad incidere direttamente nelle vicende dell’impresa impedendo l’iscrizione, e quindi la pubblicità, degli atti.

 

3) Revisione legale: attivata area riservata ai tirocinanti

La Ragioneria Generale dello Stato ha reso noto che, dal 16 settembre 2014, è disponibile un’apposita Area riservata accessibile, su base volontaria e previo accreditamento, da ciascun tirocinante iscritto, sospeso o che ha concluso il tirocinio triennale.

I tirocinanti interessati potranno accedere ai contenuti ed ai servizi on line. In particolare potranno visualizzare le informazioni personali, ciascuno per i dati di propria pertinenza, contenute nel Registro del tirocinio (art. 3, comma 2, D.M. n. 146/2012) riguardanti i dati anagrafici, le relazioni annuali trasmesse ed il revisore o la società di revisione presso cui il tirocinio si svolge o si è svolto.

L’accreditamento, inoltre, consentirà di effettuare, in modalità telematica, le comunicazioni obbligatorie relative alle variazioni dei dati anagrafici.

L’accesso all’area riservata resterà fruibile con le medesime credenziali fornite al tirocinante anche successivamente all'avvenuta iscrizione nel Registro dei revisori legali. Il soggetto interessato, pertanto, non dovrà ripetere l’operazione di accreditamento che, per i revisori legali, ha carattere obbligatorio.

Per supportare i tirocinanti nelle operazioni di accreditamento la Ragioneria ha messo a disposizione degli utenti una specifica Guida operativa.

 

4) Autotrasporto merci: incentivi per l’acquisto di mezzi a trazione alternativa a gas naturale o biometano, domande entro il 30 novembre 2014

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre 2014, il decreto 3 luglio 2014, con il quale il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dettato disposizioni in merito alla ripartizione e alle modalità di erogazione delle risorse finanziarie (15 milioni di euro) destinate ai seguenti investimenti e iniziative imprenditoriali:

a) acquisto, anche mediante locazione finanziaria, di autoveicoli, nuovi di fabbrica, adibiti al trasporto di merci di massa complessiva a pieno carico da 3,5 a 7 tonnellate a trazione alternativa a gas naturale o biometano;

b) acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di autoveicoli, nuovi di fabbrica, adibiti al trasporto di merci di massa complessiva a pieno carico pari o superiore a 16 tonnellate a trazione alternativa a gas naturale o biometano;

c) acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di semirimorchi, nuovi di fabbrica, per il trasporto combinato ferroviario rispondenti alla normativa UIC 596-5 e per il trasporto combinato marittimo dotati di ganci nave rispondenti alla normativa IMO.

Beneficiari della presente misura d'incentivazione sono le imprese di autotrasporto di merci, di qualsiasi dimensione, attive sul territorio italiano, in regola con i requisiti di iscrizione al Registro elettronico nazionale e all'Albo degli autotrasportatori di cose per conto di terzi.

Le domande, possono essere presentate - utilizzando l’apposito modello allegato al decreto - a decorrere dal 19 settembre 2014 (data di pubblicazione del decreto) ed entro il termine perentorio del 30 novembre 2014, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento dei trasporti terrestri - Direzione Generale per il trasporto stradale e per l'intermodalità, Via Giuseppe Caraci, 36 - 00157 Roma, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero mediante consegna a mano, presso la stessa Direzione generale.

 

5) Rilevanza penale dell’omesso versamento di ritenute

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali non eccedenti i 10mila euro non è depenalizzato ed è quindi tuttora prevista come reato; ciò in quanto la legge delega n. 67/2014 si è limitata a stabilire una delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie, non apportando in nessun modo modifiche alla figura di reato in questione, atteso che tale funzione è affidata alla futura decretazione delegata.

La pronuncia è particolarmente importante in quanto, complice anche il periodo di crisi finanziaria, questa tipologia di violazioni è particolarmente frequente. Ne consegue che ove tale rigoroso orientamento dovesse essere confermato, per beneficiare delle nuove norme sarà opportuno impugnare eventuali sentenze di condanna per attendere l'emanazione del decreto delegato di depenalizzazione, evitando la definitività della condanna

(Corte di Cassazione, sentenza n. 38080 del 17 settembre 2014)

 

6) INPS: trasformazione delle domande di indennità mini-ASpI in domande di indennità ASpI

L’Inps, con il messaggio n. 7111 del 19 settembre 2014, firnisce alcune precisazioni in merito alla trasformazione delle domande di indennità mini-ASpI accolte e/o in corso di erogazione in domande di indennità ASpI.

Nell’ipotesi in cui l’assicurato abbia presentato domanda di indennità mini ASpI e successivamente si sia accorto di possedere i requisiti per l’indennità ASpI, potrà ottenere il riconoscimento della indennità ASpI solo nel caso in cui presenti una apposita domanda di indennità ASpI nei termini legislativamente previsti di 2 mesi e 8 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.In tale ipotesi, la nuova prestazione ASpI richiesta ed accolta in presenza dei requisiti legislativamente previsti avrà quale decorrenza il giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

L’importo già erogato a titolo di indennità mini-ASpI verrà portato in detrazione a carico della nuova prestazione ASpI.

Non è invece possibile riconoscere al lavoratore – che aveva già presentato domanda di indennità mini-ASpI – la indennità ASpI qualora la relativa domanda sia stata presentata dopo il termine legislativamente previsto di 2 mesi e 8 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

 

7) Pronta la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio

Presentata in parlamento la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

E’ disponibile sul sito del Dipartimento del Tesoro la relazione sull’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo predisposta dal Comitato di sicurezza finanziaria. Il documento, che riporta i dati riferiti all’anno 2013, è stato trasmesso dal Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in Parlamento, ai sensi dell’articolo 5, comma 3, lettera b) del decreto 21 novembre 2007 n. 231.

La relazione contiene una valutazione delle politiche e delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo attuate dall’Unità di informazione finanziaria (Uif), dalle autorità di vigilanza, dalle amministrazioni interessate e dagli organi di polizia, Guardia di finanza e Direzione investigativa antimafia. Sono riportati, in particolare, i dati sulla segnalazione delle operazioni sospette, i risultati dell’attività investigativa della Gdf e della Dia, i risultati delle attività di vigilanza condotte dalla Banca d’Italia, dalla Consob e dalla Ivass. Un capitolo ad hoc è dedicato al controllo e monitoraggio della circolazione trasfrontaliera del denaro contante. Tra i temi approfonditi, anche quello sulle sanzioni finanziarie internazionali nei confronti dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale con programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa e quello sulla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo in ambito europeo e internazionale.

(Comunicato stampa, n. 217 del 23 settembre 2014)

 

8) Brevi osservazioni del CNDCEC sul Disegno di Legge recante “Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti”

Il CNDCEC, in relazione al testo del disegno di legge presentato il 29 agosto 2014, ritiene indispensabile porre all’attenzione del Ministro le seguenti criticità/lacune ivi riscontrate:

- con riferimento all’art. 35, la disposizione in esame, per come formulata, appare lesiva alla competenza e professionalità della Categoria, atteso che i Commercialisti/Amministratori giudiziari più qualificati, a fronte del divieto di contemporaneo cumulo di incarichi per più procedure giudiziarie, sarebbero costretti a dover abbandonare il settore, non potendo più sostenere gli alti costi di gestione (economici/struttura dedicata). Parimenti si corre il rischio di minare il corretto funzionamento della gestione dei compendi sequestrati, nella specie dei beni aziendali, la cui gestione da parte di soli Professionisti neofiti potrebbe determinare ricadute negative sul versante finanziario (dichiarazione di fallimento/chiusura dell’azienda) e sul versante occupazionale;

- una efficace ed efficiente gestione delle imprese sequestrate richiede un grande sforzo da parte di tutti gli operatori del settore e soprattutto delle istituzioni. Per questo motivo si propone al Governo di recepire i contenuti del DDL 1138 attualmente in esame presso la II Commissione Giustizia del Senato, testo elaborato dai principali interlocutori del mondo delle Amministrazioni giudiziarie (Magistrati, Associazioni di categoria, mondo dell'associazionismo, associazioni sindacali datoriali e dei lavoratori) e condiviso da talune Istituzioni (Presidenza del Consiglio dei Ministri- Rapporto Garofoli, Commissione Parlamentare Antimafia-Relazione 2014);

- parallelamente all'esame del DDL in materia di misure patrimoniali, si auspica che il Governo imprima un'accelerazione all'attuazione dell'Albo degli amministratori giudiziari, mediante la predisposizione, concertata con gli altri Dicasteri competenti, di un tariffario che individui, in modo uniforme ed univoco, i compensi per l'opera prestata quale qualificato professionista in seno alle amministrazioni giudiziarie.

Al riguardo il CNDCEC si dichiara disponibile a collaborare tramite la propria Commissione (che annovera qualificati esperti della materia) onde affiancare i tecnici di codesto Dicastero, anche in occasione di riunioni operative all'uopo convocate.

In seno al Consiglio dei Ministri n. 27 del 29 agosto u.s., è stato presentato lo schema di disegno di legge (co-proponente il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano), volto ad introdurre modifiche al codice penale, al codice di procedura penale ed in materia di misure di contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illecitamente accumulati, segnatamente al c.d. Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159) e alla connessa disciplina settoriale in materia di contrasto ai patrimoni illeciti (art. 12-sexies D.L. 306/92).

L'articolato si pone, tra l'altro, l'obiettivo di “rendere più efficace l'azione di contrasto alla criminalità organizzata ed alla costituzione di patrimoni illeciti, utilizzabili anche per la commissione di reati diversi, ad esempio contro la pubblica amministrazione”.

Dall'entrata in vigore del Codice delle leggi antimafia (ottobre 2011), si è assistito a pochi e frammentari interventi legislativi, spesso dimostratisi insufficienti a garantire un corretto funzionamento dell'apparato istituzionalmente deputato al contrasto ai patrimoni illeciti (Magistratura, Forze dell'ordine, Amministratori giudiziari, ANBSC).

A ciò si aggiunga l'inerzia dell'apparato legislativo alle istanze degli operatori del settore ed in particolare dei Commercialisti chiamati a svolgere (oltretutto senza un tariffario di riferimento) il delicato incarico di amministratore giudiziario o comunque di tecnico a supporto delle amministrazioni giudiziarie (legale rappresentante di società sequestrate, revisore di bilanci, estimatore di azienda, coadiutore dell'ANBSC, etc.).

In questo drammatico contesto, l'azione del Governo sul contrasto ai patrimoni illeciti è sicuramente lodevole, ma lascia perplessi in talune scelte legislative ivi operate e che di seguito sinteticamente si riportano.

Il testo della nuova norma in esame, nel coordinare talune disposizioni del Codice antimafia, introduce un nuovo comma 2-ter, che risulta fortemente limitativo per tutti i Professionisti che svolgono la funzione di Amministratori giudiziari e quindi anche per quelli appartenenti alla nostra Categoria.

La norma in esame, in effetti, con l'intento di garantire una rotazione degli incarichi, sembra porsi un obiettivo “punitivo”, di fatto impedendo a chi già svolge la funzione di Amministratore giudiziario, di gestire contemporaneamente un'altra azienda sequestrata e quindi disincentivando qualificati professionisti a lavorare nel settore e ad investirvi tempo, risorse umane e finanziarie.

A tal proposito corre l'obbligo di evidenziare che attualmente si tende, purtroppo, a confondere o peggio, screditare, il ruolo dell'Amministratore giudiziario.

L'Amministratore giudiziario, invero, proprio per la particolare natura dell'incarico svolto, è espressamente qualificato dal legislatore del Codice antimafia come “pubblico ufficiale”.

Inoltre per l'Amministratore giudiziario è stato istituito (presso codesto Dicastero) uno specifico Albo professionale, nel quale possono iscriversi soltanto i Professionisti iscritti in Albi, tra i quali i Commercialisti, aventi particolari requisiti morali e professionali.

Tutto ciò richiede anni di esperienza, una struttura di qualificati Professionisti, oltre alla necessità di costruire una “rete” esterna di rapporti per meglio garantire una efficace ed efficiente gestione e destinazione dei compendi sequestrati/confiscati.

Per questo motivo il CNDCEC ha sempre assicurato, a livello nazionale, un supporto continuo ai Commercialisti impegnati in questo delicato settore, non solo tramite la formazione continua operata dagli Ordini territoriali, ma anche mediante protocolli operativi con le Istituzioni pubbliche, onde garantire una maggiore e qualificata specializzazione dei Commercialisti nonché una rotazione degli incarichi (si veda in proposito il Protocollo di intesa siglato tra il CNDCEC el'ANBSC), all'uopo coinvolgendo anche i giovani Professionisti che per la prima volta si affacciano nel complesso mondo delle Amministrazioni giudiziarie.

Riteniamo quindi che una rotazione dei Professionisti nella gestione dei compendi sequestrati debba certamente essere assicurata, ma la norma che si propone appare troppo limitativa anche per il Magistrato che conferisce l'incarico.

Va ricordato, al riguardo, che la contemporaneità di incarichi in capo al medesimo Professionista è frutto di una valutazione ex ante effettuata dal Magistrato al momento del sequestro: l'Autorità Giudiziaria, in effetti, sulla base di un giudizio prognostico di complessità della gestione, tende ad affidare, congiuntamente, incarichi particolarmente difficoltosi a Professionisti neofiti ed esperti del settore, in modo da garantire una gestione rapida ed efficiente.

A ciò si aggiunga che il novero di Professionisti qualificati, risulta allo stato piuttosto limitato: molti soggetti, infatti, stante la complessità della materia (che lo si ribadisce, richiede l'esistenza di una struttura professionale particolarmente significativa, qualificata e allo scopo dedicata) ed in considerazione dell'assenza di un tariffario di riferimento, scelgono di investire le loro energie in altri settori professionali.

Il Magistrato, pertanto, sulla base della formulazione della disposizione in esame, una volta esaurita la platea di professionalità a sua disposizione , che in quanto qualificate, sono in grado di svolgere adeguatamente le funzioni di Amministratore giudiziario di aziende, sarebbe costretto ad affidare la gestione di complicati compendi aziendali soltanto a Professionisti neofiti del settore.

Risulta evidente che la norma in commento rischia di minare il corretto funzionamento della gestione dei compendi sequestrati, nella specie dei beni aziendali, la cui non corretta gestione potrebbe determinare sicure ricadute negative sul versante finanziario (dichiarazione di fallimento/chiusura dell'azienda) e sul versante occupazionale (licenziamento dei dipendenti).

Sotto il profilo tecnico, peraltro, la norma appare mal formulata in quanto non specifica se il divieto di cumulo degli incarichi debba essere riferito anche ai cosiddetti sequestri minoritari/maggioritari di quote o di azioni (ove il Professionista è mero gestore delle quote/azioni) oppure agli incarichi relativi alla governance dell'azienda (legale rappresentante, membro del C.d.A., etc.). L'assenza di tale specificazione consente di eludere facilmente la norma in questione, atteso che un Amministratore giudiziario di azienda in una determinata procedura, potrebbe assumere, in altra e diversa procedura, le vesti di gestore dei quote/azioni ovvero di membro del Consiglio di Amministrazione.

Gestione delle aziende sequestrate/confiscate.

Una tematica molto delicata e particolarmente sentita dalla nostra Categoria è quella della gestione delle aziende sequestrate o confiscate.

In questa materia il DDL in esame non contiene novità legislative finalizzate ad agevolare o comunque a rendere più efficace la gestione dei beni aziendali. Sul punto il CNDCEC propone al Governo di riprendere e fare proprio il contenuto del DDL n. 1138 recante “Misure per favorire l'emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”, presentato il 3 giugno 2013 e dal 6 agosto 2014 in corso di esame presso la II Commissione Giustizia del Senato della Repubblica. Tale testo contiene innovative ed efficaci disposizioni di modifica al Codice antimafia, sia in generale (a titolo esemplificato in materia di rafforzamento dell'Autorità Giudiziaria e dell'ANBSC), sia con particolare riferimento alla gestione dei beni aziendali sequestrati o confiscati.

Si fa presente che l'alto valore contenutistico del DDL in parola ha indotto la Commissione Garofoli (istituita dal precedente Governo) a recepirlo nel proprio rapporto denominato “per una moderna politica antimafia”; analogamente ha operato la Commissione Parlamentare Antimafia nella propria Relazione 2014 in materia di “prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.

Tariffario Amministrazioni giudiziarie

Con il Decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14 è stato istituito, come noto, l'Albo degli Amministratori giudiziari.

Le disposizioni attuative (di cui al D. M. n. 160 del 19 settembre 2013, pubblicato sulla G.U. n. 19 del 24 gennaio 2014) sono entrate vigore il 7 febbraio 2014, ma ad oggi l'Albo non è operativo.

La normativa in esame ha previsto, tra l'altro, l'elaborazione di un tariffario degli Amministratori giudiziari, ove sono stabilite univoche ed uniformi modalità di calcolo e liquidazione dei compensi ad uso non solo dall'Autorità giudiziaria, ma anche dell'ANBSC per la corresponsione dei compensi dei propri coadiutori (ovverosia degli Amministratori giudiziari che proseguono o iniziano l'incarico sotto la responsabilità dell'Agenzia dei beni Confiscati).

A quattro anni dall'istituzione dell'Albo, invero, si assiste ad una assoluta inerzia delle Istituzioni nel regolamentare siffatta materia. A tal proposito si evidenzia che la normativa in esame (cfr. art. 8) prevede che il tariffario venga adottato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della Giustizia, di concerto con i Ministri dell'Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico.

Tale contesto e l'esigenza di individuare criteri uniformi, orientativi per i Magistrati e condivisi dagli Amministratori, ha indotto taluni Ordini territoriali, come l'Ordine dei Commercialisti di Roma, a raggiungere un’intesa di massima con l'Autorità giudiziaria, all'uopo redigendo un protocollo di intesa che contiene parametri univoci utilizzabili quali base di calcolo nelle more dell'attuazione del citato d.P.R., parametri che tengono conto dei criteri esplicitati nella normativa istitutiva dell'Albo degli Amministratori giudiziari. In ogni caso la mancata previsione di un decreto sui compensi comporta trattamenti differenti (e quindi iniqui) a seconda delle prassi dei Tribunali con cui si opera.

Sul punto, in occasione dell'attuale azione di Governo in subiecta materia, sarebbe auspicabile che codesto Dicastero, in attuazione alla citata previsione, proponesse uno schema di regolamentazione concertata con gli altri Ministeri competenti.

A tal riguardo il CNDCEC si dichiara disponibile a collaborare tramite la propria Commissione (che annovera qualificati esperti della materia) onde affiancare i tecnici di codesto Dicastero, anche in occasione di riunioni operative all'uopo convocate.

 

Vincenzo D’Andò