Diario quotidiano dell'11 settembre 2014: niente condanna per l’omesso versamento dell’IVA

 

 Indice:
 1) INAIL: modificato il tasso di interesse di rateazione e di dilazione
 2) Evasione Iva: parametri insufficienti
 3) Niente condanna per l’omesso versamento dell’Iva
 4) Credito d’imposta per nuove assunzioni di personale altamente qualificato
 5) Commercialista: ok al sequestro preventivo con semplici indizi di colpevolezza
 6) Disposizioni sul processo civile: nota di Assonime
 

 
1) INAIL: modificato il tasso di interesse di rateazione e di dilazione
L’Inail ha emanato la circolare n. 38 del 9 settembre 2014 con la quale, in base alla riduzione dello 0,05% del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (ex TUR) da parte della, Banca centrale europea, a decorre dal 10 settembre 2014 fissa i seguenti tassi:
– 6,05% per l’interesse dovuto per rateazioni e dilazioni di pagamento per premi e accessori;
– 5,55% per le operazioni di calcolo delle sanzioni civili.
La nuova misura del tasso sarà applicata alle istanze di rateazione e dilazione presentate:
– a partire dal 10 settembre 2014
– in data anteriore al 10 settembre 2014 a condizione che la Sede: non abbia ancora comunicato il piano di rateazione o dilazione, ovvero, comunichi il piano di rateazione o dilazione in data 10 settembre o successiva.
Infine, l’Inail, in allegato alla circolare, ha predisposto un prospetto riepilogativo dei tassi precedenti.
 
2) Evasione Iva: parametri insufficienti
I parametri usati dall’Agenzia delle entrate per emettere un accertamento induttivo, inclusi i versamenti sui conti bancari e le medie di settore, sono insufficienti a provare l’evasione Iva.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 37335 del 9 settembre 2014, ha accolto il ricorso di un piccolo imprenditore di Napoli, annullando con rinvio la condanna per evasione Iva, la cui soglia di punibilità era stata determinata dalla Corte d’appello sulla base dei parametri necessari per spiccare l’accertamento induttivo.
Per la terza sezione, insomma, in tema di reati tributari, in sede penale non possono applicarsi le presunzioni legali o i criteri validi in sede tributaria, essendo onere della pubblica accusa fornire la prova della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato. In altri termini, mette ancora nero su bianco la Cassazione, «ai fini del superamento della soglia di punibilità di cui al dlgs n. 74 del 2000, art. 5, spetta esclusivamente al giudice penale il compito di procedere all’accertamento e alla determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche ad entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributario».
In questo caso la Corte d’Appello partenopea ha fatto male ad affermare che l’accertamento induttivo sarebbe attendibile non solo perché determinato sulla base della dichiarazione annuale dei redditi e del bilancio di esercizio, ma anche perché conforme alle stime di settore prodotte dall’Agenzia delle entrate (che hanno la caratteristica di assegnare agli indici mediani una valenza probatoria significativa) e peraltro non smentito da alcuna documentazione che il prevenuto avrebbe potuto e dovuto produrre». Insomma, in questo modo i giudici del capoluogo campano hanno erroneamente presupposto una sorta di inversione dell’onere della prova ammissibile nel giudizio fiscale ma di certo non in quello penale, dove infatti spetta all’accusa dimostrare l’elemento costitutivo del reato e cioè il superamento della soglia di punibilità.
Di diverso avviso la Procura generale che aveva chiesto la conferma della condanna emessa dalla Corte d’appello.
 
3) Niente condanna per l’omesso versamento dell’Iva
Non scatta la condanna per l…

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