Diario quotidiano dell’8 settembre 2014: sconto sulle tasse comunali per chi sistema uno spazio pubblico

Pubblicato il 8 settembre 2014



raccomandate postali sempre esenti da Iva; Cassazione: ristrutturazioni aziendali e procedura di licenziamento; Cassazione: eccessive malattie e licenziamento per scarso rendimento; niente iscrizione retroattiva all’albo degli artigiani; sconto sulle tasse comunali per chi sistema uno spazio pubblico; confisca: per decidere la sproporzione si considerano anche gli importi evasi; a Roma la riunione degli esperti fiscali delle Nazioni Unite: al centro dei lavori il Transfer Pricing; gestione separata committenti: emissione comunicazione debitoria per anno di competenza 2013

 

 Indice:

 1) Raccomandate postali sempre esenti da Iva

 2) Cassazione: ristrutturazioni aziendali e procedura di licenziamento

 3) Cassazione: eccessive malattie e licenziamento per scarso rendimento

 4) Niente iscrizione retroattiva all’albo degli artigiani

 5) Sconto sulle tasse comunali per chi sistema uno spazio pubblico

 6) Confisca: per decidere la sproporzione si considerano anche gli importi evasi

 7) A Roma la riunione degli esperti fiscali delle Nazioni Unite: al centro dei lavori il Transfer Pricing

 8) Gestione Separata Committenti: emissione comunicazione debitoria per anno di competenza 2013

 

 

1) Raccomandate postali sempre esenti da Iva

Le raccomandate e assicurate continuano ad essere esenti Iva. Lo afferma l’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) con una nota.

Pare scongiurato il pericolo di veder aumentare il costo delle raccomandate e assicurate a causa dell’applicazione dell’Iva ordinaria al 22%.

A seguito di alcuni annunci che sollevavano la questione interpretando la norma introdotta in sede di conversione in legge del decreto “competitività” (D.L. 91/2014 convertito nella Legge 116/2014, art. 32-bis che modifica il Dpr 633/72, art. 10), Poste Italiane ha chiarito, con una lettera al quotidiano Italia Oggi con la quale richiama la stessa normativa, che l’Iva non deve essere applicata perché raccomandate e assicurate fanno parte dei servizi universali offerti a condizioni e prezzi standard, non suscettibili di negoziazione individuale.In effetti, osserva la nota dell’ADUC, la normativa suddetta, che va a modificare la legge sull’IVA (Dpr 633/72), prevede, come deroga all’esenzione sui servizi postali universali, che dal 21/8/2014 l’Iva si applica sulle prestazioni di servizi e le cessioni di beni ad esse accessorie, le cui condizioni siano state negoziate individualmente.

La questione non é nuova. Già nel 2013 l’autorità Antitrust (garante della concorrenza e del mercato) aveva ingiunto a Poste Italiane di applicare l’Iva sui servizi universali negoziati individualmente pur se allora la normativa non lo prevedeva, richiamando la sentenza della Corte di Giustizia europea che consente di disapplicare una legge in presenza di comportamenti di imprese in contrasto con il divieto di abuso di posizione dominante.

Nel provvedimento veniva richiamata anche un’altra sentenza della stessa Corte che precisava che l’esenzione Iva non poteva riguardare servizi le cui condizioni siano state negoziate individualmente.

In conclusione, la novità é che la normativa italiana si é adeguata ai dettami europei ma che per l’utente postale non cambia nulla, perché raccomandate, assicurate, posta ordinaria (ex prioritaria) e posta massiva sono servizi forniti a condizioni e prezzi standardizzati. Diverso il discorso nel caso in cui il prezzo degli stessi servizi fosse oggetto di contrattazione (per esempio tra un’azienda e le Poste): in tal caso l’Iva al 22% andrebbe applicata.

 

2) Cassazione: ristrutturazioni aziendali e procedura di licenziamento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18675 del 4 settembre 2014, ha stabilito che la cessione di ramo d’azienda – prevista dall’articolo 2112 del c.c. – e quindi la successiva procedura di licenziamento collettivo del personale può essere invocata soltanto qualora preesista una autonomia funzionale ed organizzativa dell’area ceduta e non quando, ciò venga “ad hoc” creato quale contenitore per trasferirvi le risorse umane considerate in eccesso.

 

3) Cassazione: eccessive malattie e licenziamento per scarso rendimento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18678 del 4 settembre 2014, ha confermato la legittimità del licenziamento, da parte del datore di lavoro, di un lavoratore che con le sue malattie agganciate principalmente ai giorni di riposo, aveva fornito “una prestazione lavorativa non sufficiente e proficuamente utilizzabile dall’azienda”.

Secondo i giudici della Suprema Corte, il licenziamento non è dovuto al superamento del periodo di “comporto”, ma esclusivamente allo scarso rendimento del lavoratore che con brevi malattie “mirate”, rende non più utile la prestazione lavorativa.

 

4) Niente iscrizione retroattiva all’albo degli artigiani

L’iscrizione all’albo artigiani non può essere retrodatata d’ufficio. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12372 del 2014, ha affermato che l’efficacia di un atto di natura costitutiva – quale è la domanda di iscrizione all’albo artigiani - è da considerarsi sempre “ex nunc”, e , conseguentemente, non può essere mai retroattiva.’istante aveva chiesto alla apposita commissione l’iscrizione all'albo delle imprese artigiane della propria ditta individuale, avente ad oggetto l’istallazione e la riparazione di impianti elettrici ed elettrodomestici.

La commissione provinciale per l’artigianato, all’esito di istruttoria, deliberava l’iscrizione, retrodatandone però gli effetti a sei anni prima, rilevando che fin da tale epoca sussistevano i requisiti di legge per l’iscrizione. Esaurito l’iter dei ricorsi amministrativi, con la conferma, da parte della commissione regionale per l’artigianato, della delibera di iscrizione con efficacia retroattiva, l’artigiano ricorreva al tribunale chiedendo l’annullamento della deliberazione. Il Tribunale dichiarava nulla la delibera nella parte in cui confermava il provvedimento di rettifica della data di acquisizione dei requisiti artigiani. Il successivo reclamo era respinto dalla Corte d’appello, motivando:

- che l’obbligo, incontestabile, dell’imprenditore in possesso dei requisiti di legge di richiedere l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane non comportava il potere della commissione provinciale di iscriverlo d'ufficio, sopperendo all’omissione dell’interessato;

- che a tal fine neppure si poteva trarre argomento analogico dall’art. 2190 cod. civile, che consentiva l’iscrizione officiosa nel Registro delle imprese da parte del giudice del registro, nei casi in cui essa era obbligatoria, perché dalla stessa norma non si deduceva affatto l'efficacia retroattiva dell'iscrizione.

Avverso tale provvedimento, la Commissione regionale per l’artigianato proponeva ricorso per cassazione. A giudizio della Suprema Corte, la tesi della ricorrente è basata sul disposto normativo, che, nel prevedere l’iscrizione obbligatoria degli artigiani nel relativo albo, aggiunge che questa deve avvenire “secondo le formalità previste” per il registro delle ditte dagli artt. 47 e segg. del r.d. n. 2011/34: il cui ultimo comma stabilisce che gli uffici “provvedono di loro iniziativa alla registrazione delle ditte e delle società che non presentarono la denuncia o la presentarono irregolarmente”. L'argomento però sembra fragile, perché, ove pure non si voglia ritenere che la successiva legislazione regionale che ha disciplinato la medesima materia abbia implicitamente abrogato il predetto regio decreto, il rinvio a quest’ultimo opera esclusivamente per le modalità procedurali dell'iscrizione, e pare arduo estenderlo al conferimento di poteri d’iscrizione d'ufficio, che mal si conciliano con le restanti disposizioni della legge del 1985, chiaramente implicanti la necessità di una domanda dell’interessato.

 

5) Sconto sulle tasse comunali per chi sistema uno spazio pubblico

L’articolo 26 del Decreto legge sblocca Italia contiene l’esonero dal pagamento di un tributo a cittadini, associazioni non profit, rappresentanze di categorie economiche che abbiano presentato un progetto di riqualificazione. Per fare qualche esempio pensiamo alla pulizia di una zona del territorio comunale, alla manutenzione di aree verdi, piazze, strade, anche mediante collocazione di elementi di arredo urbano. Saranno i sindaci a decidere. Dunque, se fai qualcosa per il bene collettivo il Comune di ringrazia con uno sconto su un tributo. Resta nello sblocca Italia l’incentivo e cioè la possibilità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi il 20% del prezzo di acquisto per chi compra una casa nuova o completamente ristrutturata (fino ad un massimo di 300mila euro) e la dà in affitto a canone concordato per otto anni.

 

6) Confisca: per decidere la sproporzione si considerano anche gli importi evasi

La sproporzione fra i beni posseduti e i redditi dichiarati, che fa scattare la confisca, va calcolata tenendo conto anche dei proventi dell’evasione fiscale.

È quanto sancito dalle sezioni unite penali della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 33451 del 29 luglio 2014, ha confermato la misura scatta nei confronti di un 48enne di Milano accusato di associazione mafiosa, evasione fiscale, furto e ricettazione.

Il tutto traeva origine da un decreto del tribunale di Milano che, nel 2011, aveva disposto la confisca di vari beni mobili e immobili a un sorvegliato speciale, odierno ricorrente, condannato per vari reati, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso, evasione fiscale, furto e ricettazione.

Con una lunga motivazione dove si precisa, prima di tutto, che sotto questo aspetto tutte le confische sono uguali e che le norme sono sovrapponibili, il Massimo consesso di Piazza Cavour ha risolto un contrasto sancendo che: «Ai fini della confisca di cui all’art. 2-ter della legge n. 575 del 1965 (attualmente articolo 24 dlgs 6 settembre 2011, n. 159), per individuare il presupposto della sproporzione tra i beni posseduti e le attività economiche del soggetto, deve tenersi conto anche dei proventi dell’evasione fiscale».

I proventi derivanti da evasione fiscale non evitano la confisca preventiva

I proventi originati da evasione fiscale non evitano la confisca cosiddetta “di prevenzione”, quella cioè applicata a soggetti in odore di appartenenza mafiosa.

Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 33451/14) sciolgono l’apparente contrasto tra le misure di prevenzione previste dalla legge antimafia 575/1965, oggi assorbita dal Codice antimafia (dlgs 159/2011), e quelle disciplinate da un’altra legge di contrasto alla criminalità organizzata (la 356/92) ma indirizzate contro persone già condannate (confisca cosiddetta “allargata”).

Mentre per queste ultime l’evasione fiscale è di fatto irrilevante – e quindi la dimostrazione del “nero” potrebbe paradossalmente giustificare il possesso di beni da parte del condannato, e salvarlo da uno spossessamento più ampio – per la confisca di prevenzione la giurisprudenza è da tempo “granitica” nell’escludere l’opponibilità dell’infedeltà fiscale.

 

7) A Roma la riunione degli esperti fiscali delle Nazioni Unite: al centro dei lavori il Transfer Pricing

Conclusa la 3 giorni di studio che ha visto impegnati, nella sede centrale dell’Agenzia delle entrate, i membri della Sotto-Commisssione delle Nazioni Unite sui prezzi di trasferimento. Da mercoledì 3 settembre, infatti, fino al 05 settembre 2014, 27 esperti e professionisti fiscali, in rappresentanza dell’Onu, di diverse Amministrazioni finanziarie e di società di consulenza internazionali, hanno passato in rassegna tutti i punti salienti della normativa sul Transfer Pricing, disciplina relativa ai prezzi di trasferimento di beni e servizi tra imprese associate o infragruppo. L’obiettivo della sessione, i cui lavori sono stati aperti dal Direttore Centrale Accertamento, Aldo Polito, è di procedere all’aggiornamento del Manuale Pratico in materia di Prezzi di Trasferimento, presentato ufficialmente nel Maggio 2013, dopo 4 anni di lavoro.

Il Transfer pricing nell’agenda dell’Onu. Perché?

Il tema dello sviluppo si lega da tempo a quello della tassazione (c.d. Tax and Development Goal), tanto da occupare un ruolo centrale nelle agende di pressoché tutte le organizzazioni internazionali. In questo contesto, tutte le volte in cui società parte dei medesimi gruppi multinazionali pongono in essere transazioni infragruppo, il Transfer Pricing può svolgere anche una funzione “preventiva”, ulteriore rispetto a quella ordinaria di corretta allocazione delle basi imponibili tra Stati volta a impedire artificiosi spostamenti di materia imponibile attraverso l’applicazione di corrispettivi per il trasferimento infragruppo di beni e servizi non rispettosi del principio di libera concorrenza. In ragione di ciò, le amministrazioni di economie emergenti ed in via di transizione, carenti d’un impianto normativo efficace, possono subire delle perdite significative sul lato delle entrate tributarie. Per questa ragione, le Nazioni Unite hanno elaborato uno specifico “Manuale Pratico” in materia di Transfer Pricing per i Paesi in via di sviluppo, da utilizzare come strumento di risoluzione delle controversie internazionali in materia di prezzi di trasferimento e a complemento delle Linee Guida in materia dettate dall’OCSE. Da qui la partecipazione all’incontro anche dei delegati delle Amministrazioni finanziarie di diversi Paesi emergenti, tra cui Brasile, Cina, India e Malesia, tutti Paesi che attraggono importanti iniziative di investimento da parte di gruppi multinazionali.

Obiettivo dei lavori

Nel corso della riunione sono state elaborate proposte per aggiornare il “Manuale pratico” delle Nazioni Unite, alla luce delle novità internazionali registrate in materia. In particolare, si è dibattuto dell’articolo 9 della Convenzione Onu, in cui si fa espresso riferimento all’Arm’s length principle, cioè il principio di libera concorrenza stabilito dalle Linee Guida dell’Ocse, secondo il quale il prezzo equo applicabile nelle transazioni infragruppo è quello che sarebbe stato pattuito per transazioni similari poste in essere da imprese indipendenti. Durante i lavori s’è dibattuto anche di Ristrutturazione aziendale, soffermandosi su operazioni aventi ad oggetto riallocazioni di funzioni, beni e rischi, e sul trasferimento dei beni intangibili e servizi infragruppo.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 110 del 05 settembre 2014)

 

8) Gestione Separata Committenti: emissione comunicazione debitoria per anno di competenza 2013

L’Inps, con il messaggio 689/2014, comunica che sono state elaborate le situazioni debitorie delle aziende committenti, che, per l’anno 2013, hanno denunciato tramite il flusso EMENS il pagamento di compensi ai soggetti iscritti alla Gestione separata di cui all’art.2 comma 26 della legge 335/1995.

I committenti interessati e loro intermediari possono visualizzare le posizioni a debito tramite cassetto committenti GS seguendo il percorso:

  1. > Tipologia di Utenti > Cittadino oppure Aziende, Consulenti e Professionisti oppure Associazioni di Categoria > alla voce “Cassetto Previdenziale per Committenti della Gestione Separata”.

La situazione debitoria comprende:

1) l’omesso pagamento del contributo, sia totale che parziale, relativo al/ai singoli periodi di competenza;

2) le sanzioni civili calcolate su contributi omessi;

3) le sanzioni civili calcolate sul ritardato versamento del contributo dovuto.

Le sanzioni civili sono calcolate ai sensi dell’art.116 comma 8 lett. a) e/o b) della legge 388/2000.

La comunicazione è composta da un testo fisso, due prospetti relativi alla situazione debitoria dei contributi e delle sanzioni con le relative istruzioni e il prospetto relativo a come compilare il modello di pagamento (F24).

Nel caso in cui il periodo interessato (descritto nella prima pagina del testo) riporti il periodo “0/2013 – 0/2013”, la comunicazione interessa le sole sanzioni per ritardato versamento, elencate nel “prospetto situazione debitoria sanzioni”.

La pubblicazione della comunicazione sul Cassetto è anticipata, sia all’azienda committente che all’intermediario collegato, tramite un messaggio di alert inviato all’indirizzo email conosciuto dall’Istituto. Mentre all’interno del Cassetto compare il messaggio “Attenzione: sono presenti delle comunicazioni da leggere” . Per gli intermediari un segno di spunta di colore rosso indica per quali aziende sono presenti le comunicazioni. Nel Menù principale, scegliere l’opzione “Comunicazioni” per la loro visualizzazione nel formato PDF.

Nel caso in cui l’azienda o l’intermediario non visualizzino la Comunicazione (o eventualmente stampino la stessa), l’avviso di lettura sarà ripetuto ad ogni accesso.

La comunicazione debitoria è propedeutica al passaggio alle fasi successive per il recupero dei crediti.

Le aziende committenti, che hanno inviato erroneamente denunce per compensi non corrisposti effettivamente nel periodo di competenza denunciato, sono pregate di inviare con urgenza i flussi di correzione al fine di evitare errata emissione di avvisi di addebito.

Infine, in attesa del rilascio del cassetto bidirezionale, si invitano le aziende committenti e i loro intermediari, che devono comunicare l’errata esposizione dei dati o altra situazione relativa alla comunicazione debitoria, ad utilizzare un solo canale di comunicazione (pec –linea inps- ) onde evitare duplicazioni di attività con conseguenti ritardi nella definizione delle pratiche.

(Inps, messaggio n, 6859 del 05 settembre 2014)

 

Vincenzo D’Andò