Diario fiscale del 5 settembre 2014: il frazionamento del modello F24 evita il pagamento on line e consente quindi quello cartaceo

Pubblicato il 5 settembre 2014



il frazionamento del modello F24 evita il pagamento on line; il contributo unificato si paga per ogni singolo atto impugnato; modello 770 in scadenza: ravvedimenti entro il 19 settembre; detrazioni per le spese di affitto di terreni agricoli; modifiche alla rivalutazione dei redditi dominicale e agrario; l’uso privato del computer aziendale comporta il licenziamento

 

 Indice:

 1) Il frazionamento del modello F24 evita il pagamento on line

 2) Il contributo unificato si paga per ogni singolo atto impugnato

 3) Modello 770 in scadenza: ravvedimenti entro il 19 settembre

 4) Detrazioni per le spese di affitto di terreni agricoli

 5) Modifiche alla rivalutazione dei redditi dominicale e agrario

 6) L’uso privato del computer aziendale comporta il licenziamento

 

1) Il frazionamento del modello F24 evita il pagamento on line

Per evitare l’online pare sia possibile spezzare il saldo in più F24. I contribuenti si stanno affrettando a richiedere alla propria banca il servizio di home o remote banking e ad identificarsi a Fisconline, il servizio internet delle Entrate che consente di compilare e spedire gli F24 telematici. Per le persone fisiche che non vogliono delegare terzi per il pagamento dei propri F24 questo è l’unico modo per versare i modelli con saldo superiore a mille euro. Tale limite è riferito al saldo finale del singolo F24 e non alla somma di tutti gli F24 da versare nell’anno ovvero alla singola imposta da versare nel singolo F24. Le prime scadenze interessate al nuovo adempimento saranno il 16 ottobre 2014 per il primo acconto Tasi, il 31 ottobre (rateizzazione di Unico), il 1° dicembre (rateizzazione di Unico e secondo acconto di Unico per il 2014) e il 16 dicembre (saldo 2014 Tasi e Imu). Per evitare l’online e continuare a pagare in contanti o con assegni, secondo parere di dottrina, è possibile spezzare il saldo in più F24 così da ridurne l’importo sotto i mille euro.

Lo spezzettamento dell’F24 può avvenire sia agendo su più codici tributo, sia dividendo l’importo di un unico codice tributo su più modelli.

Modello F24: le novità dal 1° ottobre 2014

A partire dal 1° ottobre 2014, il cosiddetto Decreto Renzi (D.L. 66/2014) ha introdotto importanti novità in merito alle modalità di presentazione e versamento dei modelli F24 che coinvolgeranno contribuenti, intermediari e soggetti convenzionati alla riscossione.

Ecco una sintesi delle principali novità:

le deleghe che, per effetto di compensazioni effettuate, risultano con un saldo finale di importo pari a zero possono essere presentate solo con i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel). In questo caso la presentazione cartacea delle deleghe non è più ammessa;

le deleghe che, per effetto di compensazioni effettuate, risultano con un saldo finale di importo positivo possono essere presentate solo con i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel) e dagli intermediari della riscossione convenzionati con la stessa;

le deleghe il cui saldo finale a debito sia di importo superiore a 1.000 euro possono essere presentate solo con i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel) e dagli intermediari della riscossione convenzionati con la stessa;

le deleghe il cui saldo finale a debito sia di importo uguale o inferiore a 1.000 euro possono essere presentate anche in modalità cartacea, presso Banche/Poste. In questo caso rimane sempre valida la possibilità di presentarle anche mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate (Fisconline o Entratel);

l’intermediario (Professionista, società di servizi, ecc.) che utilizza il servizio telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate (Entratel), può inviare la delega di versamento di un soggetto terzo mediante addebito su propri strumenti di pagamento, previo rilascio alla Banca di apposita autorizzazione, anche cumulativa, per poter operare in tal senso da parte dell’intestatario della delega. L’intestatario della delega, inoltre, rimane in ogni caso responsabile di ogni effetto.

 

2) Il contributo unificato si paga per ogni singolo atto impugnato

Anche prima dell’avvento della Legge di stabilità per il 2014, secondo quanto stabilito dalla Commissione tributaria provinciale di Foggia (con la sentenza 1634 del 2014), il tributo risulta dovuto per ogni singolo atto impugnato anche se con un unico ricorso cumulativo.

L’articolo 14 del Dpr 115/2002, che impone il pagamento del contributo unificato, ha natura tributaria ed è sottratto al potere dispositivo delle parti.

Tutto è scaturito dall’impugnazione di un avviso di pagamento emesso dalla segreteria della Ctp, con cui è stato intimato il pagamento, a titolo di contributo unificato, di un importo superiore al versato in occasione della proposizione di un unico ricorso avverso sette avvisi di accertamento.

Considerato il quadro normativo in materia, precedente all’entrata in vigore della legge di stabilità 2014, l’importo del contributo unificato va determinato con riferimento al valore della controversia (articolo 12, comma 5, Dlgs 546/1992) e deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso (articolo 14, comma 3-bis, Dpr 115/2002).

I giudici di merito hanno, in primo luogo, attestato la natura tributaria dell’articolo 14 del Dpr 115/2002, come tale intesa all’imposizione di un tributo e pertanto sottratta al potere dispositivo delle parti.

Da ciò deriva l’immutabilità del criterio di determinazione dell’importo che, anche nel caso in cui il contribuente scelga (come in sua facoltà) di impugnare più atti con unico ricorso, va modulato secondo i parametri fissati dalla legge, sopra richiamati, che tengono conto dell'importo del tributo relativo ad ogni atto.

Dunque, la Ctp ha concluso che anche precedentemente all’entrata in vigore della legge di stabilità del 2014, l’interpretazione della normativa allora vigente prevedesse l’imposizione del contributo in ragione del valore di ciascun atto impugnato, essendo a tal fine irrilevante la scelta del contribuente di presentare ricorso cumulativo avverso una pluralità di atti impositivi.

 

3) Modello 770 in scadenza: ravvedimenti entro il 19 settembre

Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato ieri sul proprio sito internet la seguente nota esplicativa sui ravvedimenti entro il 19 settembre del modello 770.

Violazioni e relative sanzioni

Violazione

Sanzione prevista

Ravvedimento operoso

Termini

Omesso o ritardato versamento

30% della ritenuta non versata più interessi da calcolarsi dalla data di scadenza

3,75% dell’importo da versare oltre interessi da calcolarsi dalla data di scadenza fino alla data di versamento

19 settembre 2014

Omessa o insufficiente ritenuta

20% della ritenuta non operata

2,5% dell’importo da versare

19 settembre 2014

Omessa presentazione del modello 770 nel caso di ritenute non versate

Dal 120 a 240% dell’ammontare delle ritenute non versate (minimo € 258,23), oltre ad €51,65 per ogni percepente non dichiarato

versamento di una sanzione di € 25,82, oltre al ravvedimento per le singole ritenute non versate

18 dicembre 2014

Omessa presentazione del modello 770 nel caso di ritenute versate

Sanzione da € 258,23 a € 2065,83, oltre ad €51,65 per ogni percepente non dichiarato

versamento di una sanzione di € 25,82

18 dicembre 2014

Presentazione di una dichiarazione infedele

sanzione dal 100 al 200% dell'importo delle ritenute non versate riferibili alla differenza, con un minimo di € 258,23, oltre ad €51,65 per ogni percepente non dichiarato

Sanzione pari ad un ottavo del minimo

Entro il termine di presentazione della dichiarazione per l’anno 2014

Bonus 80 euro: ecco chi dovrà restituirlo

Più di 1 milione di lavoratori dipendenti corrono il rischio di restituire gli 80 euro ricevuti in busta paga. Si tratterebbe di un conguaglio insito nel meccanismo di calcolo del bonus, assegnato in base al reddito presunto, che se dovesse risultare più alto, implicherebbe la restituzione dei soldi non dovuti.

La Fondazione Studi dei CDL spiega chi sono i lavoratori a rischio, come accorgersi dell’errore e come tutelarsi.

Aumenta ancora il costo del lavoro per le imprese

Ennesimo incremento del costo del lavoro per le imprese. Con la circolare 100/14, del 02/09/2014, l’Inps disciplina il versamento del contributo al fondo di solidarietà residuale istituito dalla legge Fornero in vigore dal 1.1.14. Il contributo è dello 0,50% suddiviso in 2/3 a carico delle imprese e 1/3 a carico dei lavoratori. Dunque una mera applicazione della normativa già esistente. Però, è assolutamente inopportuno che l’istituto chieda alle aziende di versare la contribuzione ordinaria relativa al mese di agosto entro il 16 settembre p.v.

Com’è noto al 3 settembre la maggior parte delle aziende ha già elaborato le buste paga; questo significherebbe riaprire le elaborazioni, con evidenti margini di errore e tempi che divengono molto stringenti.

Poiché si sono attesi nove mesi per emanare la circolare, non si comprende perché non rinviare il tutto al 16/10, dando alle aziende e alle case di software il tempo di aggiornare archivi e programmi.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei CDL ha immediatamente interloquito con la Direzione Generale dell’Istituto chiedendo un intervento sia sulla scadenza che sull’applicazione degli interessi maturati da gennaio 2014 .

Altro passaggio discutibile della circolare, attiene alla tipologia di datori di lavoro destinatari del nuovo contributo. L’Istituto, infatti, include qualunque imprenditore che svolga un'attività economica, così come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria. E ciò cozza contro le scelte fatte da pochissimo tempo in materia di cassa integrazione in deroga.

Infatti, quando occorre applicare questo principio per riconoscere alle “non imprese”, vedi gli studi professionali, benefici contributivi (assunzioni dalle liste di mobilità) o ammortizzatori in deroga, non vale e questi datori di lavoro ne sono esclusi. Quando c’è da pagare un contributo, invece, torna utile riconoscerne la legittimità. Peraltro, lo stesso decreto del Ministero del Lavoro del 07/02/2014, che istituisce il Fondo residuale presso l’Inps, all’art. 1, comma 1, dispone che le prestazioni del Fondo residuale sono destinate “..ai lavoratori dipendenti dalle imprese…”.

Per questo motivo è stato richiesto un immediato intervento di rettifica.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 04 settembre 2014)

 

4) Detrazioni per le spese di affitto di terreni agricoli

In base all’art. 7, comma 1 e 2 del D.L. n. 91/2014 (convertito in Legge n. 116/2014), i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola di età inferiore ai 35 anni, hanno diritto ad una detrazione del 19% delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli diversi da quelli di proprietà dei genitori.

La detrazione spetta entro il limite di € 80 per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di € 1.200 annui. A tal fine, il contratto di affitto deve essere redatto in forma scritta.

La detrazione si applica dal 2014; l’acconto relativo all’IRPEF per i redditi del 2014 è calco­lato senza tenere conto della medesima.

 

5) Modifiche alla rivalutazione dei redditi dominicale e agrario

Le aliquote per la rivalutazione del reddito dominicale e agrario ai fini del calcolo delle imposte dirette sono state modificate (art. 7, comma 4 del D.L. n. 91/2014, convertito in Legge n. 116/2014) e previste in misure diverse a seconda del periodo d’imposta e a seconda che il terreno sia o meno posseduto e condotto (anche se non colti­vato) da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola.

In via ordinaria, la rivalutazione si applica a quella base stabilita in misura dell’80% e del 70%, rispettivamente per il reddito dominicale e agrario; solo, se il terreno è concesso in affitto per usi agricoli, per un periodo non inferiore a cinque anni, con diritto di precedenza alla scadenza, a giovani che non hanno compiuto i 40 anni, aventi la qualifica di coltivatore diretto o di IAP, non si applica la rivalutazione base, ma solo quella della seguente tabella.

Periodo

Terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e IAP (1)

altri casi

dal 2013 al 2014

5%

15%

2015

10%

30%

dal 2016

7%

7%

(1) In caso di contitolarità di diritti con soggetti diversi, la rivalutazione del 5% è applicabile, in quota parte, solo dai soggetti che abbiano i predetti requisiti.

 

6) L’uso privato del computer aziendale comporta il licenziamento

L’utilizzo del computer aziendale deve rimanere circoscritto agli usi consentiti, specie se è regolarmente affisso il codice disciplinare nonché il regolamento che vieta l’accesso ad internet o l’utilizzo della posta personale per scopi personali.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 17859 del 11 agosto 2014, ha confermato il licenziamento di un dipendente di una società, che evidentemente del pc aziendale ne faceva tutt’altro uso.

La Corte d’appello, in riforma della sentenza del tribunale, rigettava la domanda con la quale un dipendente aveva impugnato il licenziamento disciplinare irrogatogli dal suo datore di lavoro per le seguenti contestazioni:

- Copia non autorizzata di dati informatici;

- installazione sul computer di lavoro del programma informatico Emule di file-sharing;

- disponibilità sul medesimo computer di disegni tecnici definiti riservati, nonché di filmati e fotografie pornografiche e di un programma di posta con account personale

La corte quindi, premesso che erano affissi nella bacheca aziendale il contratto collettivo con il codice disciplinare nonché regolamento che vietava l’accesso ad internet o l’utilizzo della posta personale per scopi personali, ha ritenuto che la situazione accertata non consentiva la prosecuzione del rapporto neppure per il tempo del preavviso contrattuale ed ha quindi ritenuto legittimo il licenziamento intimato. Ricorre avverso tale sentenza il lavoratore. Sul punto la suprema Corte ha premesso che la sentenza impugnata ha in proposito verificato in fatto, che era affisso nella bacheca aziendale ai tempi dei fatti di causa un regolamento e copia del ccnl contenente il codice disciplinare; è pacifico che tali fonti vietassero - la prima - l’accesso ad Internet ai dipendenti e l’utilizzo della posta elettronica per scopi personali e - la seconda - il trafugamento di schizzi o disegni e documenti dell’azienda. Correttamente quindi la corte territoriale ha ritenuto che le condotte addebitate al lavoratore integrano gli estremi delle violazioni alle norme disciplinari sopra dette: infatti, l’uso di un programma di file-sharing, l’uso della posta elettronica (quale che sia l’account utilizzato) per scopi personali, il download di foto e filmati pornografici, sono tutte attività che presuppongono l’uso della rete Internet, vietato dalle disposizioni disciplinari; per altro verso, rientra nella previsione contrattuale l’attività addebitata al lavoratore e consistente nella copiatura di dati aziendali senza autorizzazione e nella loro conservazione sul suo computer, restando inidonea a legittimare la condotta la possibilità riconosciuta al dipendente di accesso ai detti dati e di loro visione, essendo tale attività - per la quale comunque occorreva pacificamente apposita autorizzazione del datore, nella specie non data - diversa rispetto a quella, più incisiva, posta in essere, di copiatura e salvataggio dei dati. Ne è scaturito il rigetto del ricorso presentato dal lavoratore.

 

Vincenzo D’Andò