Breve esame delle origini e dell'evoluzione della figura del dirigente nella Pubblica Amministrazione (prima parte)

La figura del dirigente nell’ambito della Pubblica Amministrazione si realizza in forma giuridicamente compiuta con l’emanazione del DPR 30 giugno1972, n. 748, recante “Disciplina delle funzioni dirigenziali nelle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo”, scindendola da quella direttiva, prevista dal D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3. L’articolo 1 del Decreto, successivamente abrogato dal Decreto Legislativo del 30 marzo 2001, n. 165, stabiliva che le qualifiche dirigenziali sarebbero state articolate nei livelli di: dirigente generale, dirigente superiore, primo dirigente. Le mansioni attribuite ai dirigenti venivano riportate nel successivo articolo 2 ed era previsto si sostanziassero nella: “direzione, con connessa potestà decisoria, di ampie ripartizioni delle Amministrazioni centrali, dei più importanti uffici periferici e delle maggiori ripartizioni di quelli con circoscrizione non inferiore alla provincia; studio e ricerca; consulenza, progettazione, programmazione; emanazione, in relazione alle direttive generali impartite dal Ministro, di istruzioni e disposizioni per l’applicazione di leggi e regolamenti; propulsione, coordinamento, vigilanza e controllo, al fine di assicurare la legalità, l’imparzialità, l’economicità, la speditezza e la rispondenza al pubblico interesse dell’attività dei dipendenti uffici; partecipazione ad organi collegiali commissioni o comitati operanti in seno alla Amministrazione; rappresentanza dell’Amministrazione e cura degli interessi della medesima presso gli enti e le società sottoposte alla vigilanza dello Stato, nei casi previsti dalla legge”.
Con gli articoli 7,8 e 9, vengono specificate le attribuzioni dei dirigenti generali, dei dirigenti superiori e le attribuzioni particolari dei primidirigenti. Più precisamente l’articolo 7 prevede che, fatte salve le attribuzioni devolute ad altri organi, ai dirigenti generali preposti alle direzioni generali e agli uffici centrali equiparati spetta, tra le altre, di esercitare quelle funzioni che ad essi sono direttamente attribuite da leggi o regolamenti anche ministeriali, di coadiuvare il Ministro nello svolgimento dell’azione amministrativa e di proporgli l’adozione di provvedimenti di competenza superiore alla propria, eventualmente necessari, di predisporre gli elementi per la formazione del progetto di bilancio preventivo e per le proposte di variazione in corso di esercizio, di predisporre gli elementi per la formazione dei programmi, annuali e pluriennali, dell’attività dell’Amministrazione, di approvare, in attuazione dei programmi stabiliti dal Ministro, i progetti per lavori, forniture e prestazioni, di concludere ed approvare le transazioni relative a lavori e forniture e servizi da essi gestiti, di provvedere a tutte le operazioni successive all’approvazione del progetto o del contratto per opere, forniture e servizi, compresa la nomina dei collaudatori, la liquidazione ed il pagamento del saldo e, nel caso in cui occorra, la formazione e l’approvazione di atti integrativi, aggiuntivi o sostitutivi dei contratti, di promuovere liti attive e di resistere a quelle passive, di adottare concessioni di contributi, sussidi, concorsi e sovvenzioni previste dalla legge, a carico del bilancio dello Stato, a favore di enti e persone, emanando i conseguenti provvedimenti formali; di adottare i provvedimenti di concessione, autorizzazione, licenze ed analoghi salvo quelli di competenza del Presidente della Repubblica, nonché quelli che saranno espressamente riservati al Ministro o ad altri dirigenti dalla legge o dal relativo regolamento anche ministeriale, di disporre il movimento, tra le maggiori ripartizioni del proprio ufficio, del personale in servizio, esclusi i dirigenti di provvedere agli atti obbligatori di competenza degli organi inferiori o degli enti vigilati, qualora siano stati da questi indebitamente omessi o ritardati. …

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