Le linee guida 2014 dell’Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale

di Francesco Buetto

Pubblicato il 18 agosto 2014



come ogni anno, l'Agenzia delle Entrate ha tracciato una strategia per i controlli antievasione: ecco le linee guida a cui si dovrebbe attenere il Fisco per il 2014 in fase di selezione dei sogetti da controllare

La circolare n. 25/E, diramata il 6 agosto 2014 contiene il piano annuale dei controlli per il 2014.

Riservandoci ulteriori approfondimenti specifici, indichiamo, in sintesi, le linee di intervento previste per il corrente anno, fermo restando che, anche per quest’anno, il modus operandi si muoverà secondo tracce già consolidate, che prevedono:

  1. mappatura delle diversemacro-tipologie di contribuenti (grandi contribuenti e medie imprese, piccole imprese e lavoro autonomo, persone fisiche, enti non commerciali) e analisi del rischio mirate;

  2. utilizzo di metodologie di interventodifferenziate per ciascuna macrotipologia e coerenti con altrettanti distinti sistemi di analisi e valutazione del rischio di evasione;

  3. contrasto dei fenomeni di evasione e/o elusione piùpericolosi e diffusi;

  4. selezione delle posizioni soggettive consituazioni di rischio elevate;

  5. miglioramento qualitativo dei controlli (aumento della mediana degli accertamenti e delle definizioni) finalizzato alla chiusura della pretesa tributaria attraverso l’accertamento con adesione, l’adesione ai contenuti del p.v.c. e dell’invito al contraddittorio, nonché l’acquiescenza;

  6. spostamento delle lavorazioni su annualità più recenti, al fine di ottimizzare l’attività di riscossione ed evitare l’effetto urgenza che scaturisce dalla trattazione sistematica di pratiche per annualità in scadenza.



Afferma la C.M.n.25/2014 che “è necessario non solo recuperare risorse immediate dalla lotta all’evasione, ma anche dare risposte alla sempre più diffusa e pressante esigenza di legalità ed equità. D’altra parte, la condivisione, da parte dei cittadini, della strategia fiscale, unica strada percorribile per un recupero stabile del tax gap, richiede un costante impegno dell’Agenzia volto a generare nei contribuenti la percezione della correttezza e proporzionalità dell’azione di controllo”.

In particolare, la strategia del controllo dovrà abbandonare i “ rilievi di carattere meramente formale, in coerenza con il principio della proficuità comparata e avvalendosi di specifiche analisi di rischio che consentano la individuazione dei comportamenti di maggiore pericolosità”.



Grandi contribuenti

Nei confronti dei “Grandi contribuenti” viene confermata l’attività di tutoraggio, da parte delle Direzioni Regionali, con la predisposizione delle schede di rischio.

L’attività dovrà essere improntata al monitoraggio delle fattispecie già riscontrante, con particolare riferimento agli schemi di pianificazione fiscale aggressiva attuata anche su scala internazionale, attribuendo priorità ai fenomeni di erosione/spostamento di base imponibile su scala internazionale.

In considerazione del sempre delicato stato dell’economia, “è necessario accordare priorità alla lavorazione degli elementi che riguardano pretese che possono comportare significative ricadute sulle aziende interessate dai controlli, instaurando, ove possibile e qualora tale modalità non sia incompatibile con la decadenza dell’azione accertatrice, un proficuo contraddittorio, preventivo rispetto all’emissione degli avvisi di accertamento, che consenta agli uffici di porre in essere una completa ed esaustiva istruttoria prima dell’eventuale emanazione dei provvedimenti”.



Imprese di medie dimensioni

Al fine di potenziare le attività di controllo nel comparto delle imprese di medie dimensioni e migliorarne la proficuità viene raccomandata l’adozione delle seguenti iniziative:

  • coordinamento da parte della Direzione Regionale dell’attività di controllo con riguardo alle imprese di medie dimensioni appartenenti a gruppi di imprese, prevedendo, nei casi in cui se ne ravveda l’opportunità, l’istituzione di nuclei misti di verificatori delle Direzioni Provinciali e dell’Ufficio Grandi Contribuenti della Direzione Regionale;

  • supervisione da parte della Direzione Regionale dell’analisi di rischio effettuata dalle Direzioni Provinciali, soprattutto per quanto concerne il segmento delle imprese medio-grandi (fatturato superiore ai 25 milioni di euro), dei fenomeni di evasione/elusione suscettibili di coinvolgere imprese di medie dimensioni appartenenti a gruppi societari e del turn-over delle imprese di medie dimensioni nei singoli ambiti provinciali;

  • per i contribuenti che hanno perso la qualifica di grande contribuente trasmissione da parte delle strutture regionali alle Direzioni Provinciali competenti delle schede di rischio predisposte in sede di tutoraggio.

Nell’analisi del rischio deve essere riservata particolare attenzione ai fenomeni di migrazione delle imprese dalla platea dei grandi contribuenti a quella delle imprese di medie dimensioni, anche per effetto di specifiche operazioni societarie finalizzate a contrarre la loro dimensione.



Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi

Fermo restando l’attenzione sull’analisi del rischio, con riferimento ai contribuenti nei cui confronti si applicano gli studi di settore, particolare cura sarà dedicata nei confronti dei soggetti destinatari delle comunicazioni concernenti la rilevata esistenza di anomalie degli indicatori economici, ricostruiti dai dati dichiarati ai fini degli studi di settore e che risultano non aver mutato il comportamento ritenuto anomalo.

Inoltre, viene richiamata l’attenzione sul riscontro della sussistenza, in capo al contribuente, dei requisiti per usufruire del regime premiale, ai sensi dell’art. 10, commi 9 a 13, del D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214, norma che prevede una serie di vantaggi per i contribuenti congrui, coerenti e normali che hanno assolto fedelmente all’obbligo di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Con specifico riferimento, all’attività di controllo per il tramite dello strumento delle indagini finanziarie, la circolare emanata ricorda che “tale mezzo istruttorio debba essere utilizzato solo a valle di un’attenta attività di analisi del rischio che faccia emergere significative anomalie dichiarative, preferibilmente quando è già in corso un’attività istruttoria dell’ufficio. Lo strumento delle indagini finanziarie, da privilegiarsi nel caso di controlli nei confronti di esercenti arti e professioni la cui posizione fiscale, in considerazione dell’attività esercitata, può essere più difficilmente riscontrabile con altre modalità istruttorie, deve sempre essere utilizzato evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari e tenendo conto degli indici di capacità contributiva già conosciuti dall’ufficio in relazione al soggetto esaminato ed al suo nucleo familiare”.

Scopo delle indagini finanziarie è, infatti, “quello di ricostruire l’effettiva disponibilità reddituale del soggetto sottoposto a controllo, preme nuovamente sottolineare come le presunzioni fissate dalla citata norma a salvaguardia della pretesa erariale devono essere applicate dall’Ufficio secondo logiche di proporzione e ragionevolezza avulse da un acritico automatismo, giovandosi in via prioritaria della collaborazione del contribuente e delle dimostrazioni che questi potrà addurre a titolo di giustificazione delle operazioni finanziarie rilevate, con riguardo in particolare ai prelevamenti”.

Resta in capo all’organo accertatore la scelta, nel caso concreto, dello strumento di accertamento da utilizzare ( analitico o induttivo) per ricostruire la capacità contributiva complessiva del soggetto.



Enti non commerciali, onlus, e altri soggetti che fruiscono di regimi agevolativi

L’obiettivo delle Entrate è quello di consolidare il trend positivo degli ultimi anni, nei diversi comparti degli enti non commerciali, Onlus, e degli altri soggetti che fruiscono di regimi agevolativi.

In particolare, nei confronti degli enti non commerciali, gli 007 del Fisco cercheranno di smaschera i falsi non profit”, che in realtà dissimulano vere e proprie attività commerciali, “evitando di perseguire situazioni di minima rilevanza, che nonostante le ridotte dimensioni assumono evidente rilievo sociale in relazione al contesto in cui operano gli enti, come nei casi, ad esempio, in cui l’attività istituzionale riguardi la formazione sportiva per giovani, oppure sia rivolta ad anziani o a soggetti svantaggiati”.

L’attività di controllo nei confronti delle ONLUS deve essere specificamente indirizzata a verificare che le attività in concreto esercitate siano effettivamente ricomprese tra quelle ritenute meritevoli dalla normativa di settore, evitando rilievi e contestazioni di carattere meramente formale che impattano negativamente sulle organizzazioni che meritoriamente operano nel mondo del volontariato.

Il Fisco punterà, inoltre, ad individuare le società cooperative prive delle finalità mutualistiche e, che di conseguenza, non possono beneficare di regimi agevolativi.

Il comparto agricolo sarà monitorato, anche qui stanando i soggetti che fruiscono abusivamente delle agevolazioni fiscali riservate al settore dell’agricoltura.



Persone fisiche

Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, nel 2014 è stata data attuazione alla normativa prevista dall’art. 38, cc. 4 e ss., del D.P.R. n.600/73 e dal D.M. 24 dicembre 2012 (il cosiddetto Redditometro).

A questo riguardo è stato predisposto il nuovo applicativo informatico “VE.R.DI.”, destinato alle attività di analisi del rischio sulle persone fisiche e di ausilio alla determinazione sintetica del reddito.

Elemento essenziale del procedimento di controllo basato sul c.d. “redditometro” è costituito dalla valutazione attenta delle prove addotte dai contribuenti nella fase di contraddittorio, che è elemento essenziale del procedimento.

Pertanto, al fine di pervenire ad una ricostruzione presuntiva efficace del reddito complessivo vanno curate con particolare attenzione le modalità di verbalizzazione dei momenti di confronto con il contribuente, con evidenza della documentazione giustificativa esibita, nonché delle argomentazioni logiche addotte, evitando in ogni caso di addivenire a pretese accertative non correlate alla reale capacità contributiva del soggetto.

Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche ai fini delle imposte sui redditi, gli uffici effettueranno i classici controlli già previsti negli anni precedenti, che vedono, in prima fila, i controlli “formali” delle dichiarazioni dei redditi, ex art. 36-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 (annualità 2010), gli accertamenti parziali cosiddetti “automatizzati” e non automatizzati.

Una quota di controlli è destinata alle categorie reddituali “Lavoro dipendente”, “Assegni periodici”, corrisposti al coniuge e “Locazione Fabbricati” la cui titolarità sia riconducibile al medesimo contribuente e alle persone fisiche titolari dei seguenti redditi, parzialmente o totalmente non dichiarati:

  • fondiari da “immobili fantasma”;

  • di lavoro dipendente e assimilati (tra i quali quelli derivanti da assegni periodici);

  • di partecipazione in società di persone e in SRL in trasparenza;

  • diversi e di lavoro autonomo abituale e non professionale;

  • redditi soggetti a tassazione separata, in particolare indennità per la cessazione di rapporti di agenzia, indennità percepite per la cessazione da funzioni notarili e indennità percepite da sportivi professionisti.



Antifrode

Nel corso del 2014 sarà potenziata l’analisi di rischio, per procedere all’individuazione delle condotte fraudolente.

In linea con le attività degli anni precedenti, dovrà continuare ad essere particolarmente incisivo il contrasto ai fenomeni di frode intracomunitaria, delle false lettere d’intento e delle compensazioni di crediti erariali inesistenti.



L’evasione internazionale

Sul piano dell’evasione internazionale, le Entrate verificheranno, fra l’altro, l’allocazione fittizia all’estero della residenza fiscale e l’illecito trasferimento e/o la detenzione all’estero di attività produttive di reddito (anche per il tramite di altri soggetti esteri, interposti o estero-vestiti).



12 agosto 2014

Francesco Buetto