Diario fiscale del 29 agosto 2014, attenzione ai nuovi adempimenti antiriciclaggio: i professionisti devono comunicare al fisco entro il 31 ottobre 2014 la propria PEC

Pubblicato il 29 agosto 2014



antiriciclaggio: i professionisti devono comunicare al fisco entro il 31 ottobre 2014 la propria PEC; licenziamento illegittimo: la scelta dell’indennità sostitutiva alla reintegrazione estingue il rapporto di lavoro; atti notarili: a giorni al via l’iscrizione immediata nel Registro Imprese; recupero spese penali: decreto pubblicato in G.U.; fruibilità del bonus investimenti subordinata al rispetto di talune condizioni; avvocati: notifica via PEC di atto giudiziario

 

 

Indice:

 1) Antiriciclaggio: i professionisti devono comunicare al fisco entro il 31 ottobre 2014 la propria PEC

 2) Licenziamento illegittimo: la scelta dell’indennità sostitutiva alla reintegrazione estingue il rapporto di lavoro

 3) Atti notarili: a giorni al via l’iscrizione immediata nel Registro Imprese

 4) Recupero spese penali: decreto pubblicato in G.U.

 5) Fruibilità del bonus investimenti subordinata al rispetto di talune condizioni

 6) Avvocati: notifica via PEC di atto giudiziario

 

 

1) Antiriciclaggio: i professionisti devono comunicare al fisco entro il 31 ottobre 2014 la propria PEC

Si avvicinano i nuovi adempimenti per i professionisti coinvolti negli obblighi dell’antiriciclaggio.

Infatti, entro il prossimo 31 ottobre dovranno infatti comunicare all’Agenzia delle entrate il proprio indirizzo di PEC, utilizzando il servizio Entratel o Fisconline.

Il provvedimento congiunto del direttore dell’Agenzia delle Entrate e del comandante generale della Gdf emanato l’8 agosto (protocollo 2014/105953) dà, infatti, concreta attuazione alle disposizioni contenute nel riformato articolo 2 del decreto legge 167/1990.

La legge 97/2013 (la “europea” 2013), ha apportato rilevanti modifiche alla disciplina sul monitoraggio fiscale, per adeguare la normativa italiana alle richieste provenienti dalla Commissione Ue.

La nuova versione dell’articolo 2 del Dl, così come modificato dalla legge “europea” 2013, rafforza ulteriormente i poteri istruttori in materia di indagini finanziarie già a disposizione dell’agenzia delle Entrate e della Gdf.Secondo le nuove disposizioni, questi organi potranno ora:

- richiedere agli intermediari finanziari i dettagli delle operazioni finanziarie effettuate dai clienti – diversi da quelli già oggetto di monitoraggio in base all’articolo 1 del Dl 167/1990 – che abbiano determinato un trasferimento di denaro da o verso l’estero per un ammontare pari o superiore a 15mila euro;

- nel caso di richieste effettuate con riferimento a specifiche operazioni con l’estero poste in essere da clienti di intermediari finanziari o professionisti, potranno essere richieste maggiori informazioni in relazione all’identità del titolare effettivo per conto del quale l’operazione sia stata posta in essere.

La peculiarità di questi nuovi strumenti di indagine è data dal fatto che la richiesta che gli organi ispettivi potranno inoltrare a intermediari finanziari e professionisti potrà avere per oggetto i dati identificativi del titolare effettivo per conto del quale il trasferimento di denaro da o verso l’estero sia stato effettuato o, nel caso di richieste inviate a intermediari finanziari, potrà riguardare una serie di contribuenti, non identificati al momento della richiesta, che abbiano effettuano determinate tipologie di operazioni finanziarie da o verso l’estero, a patto che siano uguali o superiori a 15mila euro.

In altre parole, in primo luogo, il Fisco avrà maggiori strumenti per risalire al titolare effettivo di una società residente all’estero.

Potrebbero, ad esempio, essere più facilmente rilevate le violazioni relative alla disciplina delle Cfc, che riguarda la tassazione per trasparenza in Italia dei redditi prodotti dalle società controllare estere.

Basti pensare al caso di un professionista italiano al quale venga conferito l’incarico di eseguire una determinata operazione finanziaria da parte di una società estera.

In tal caso, secondo le attuali disposizioni in materia di antiriciclaggio, il professionista deve acquisire i dati relativi all’identità del titolare effettivo della società estera.

Qualora il titolare effettivo di tale società estera sia una persona fisica residente in Italia, che detiene, per esempio, oltre il 50% del capitale sociale della società estera, in capo alla persona fisica potrebbe essere rilevata l’omessa dichiarazione in Italia dei redditi prodotti dalla società estera, fatti salvi i casi in cui le disposizioni in materia di Cfc non trovino applicazione o siano disapplicate in via preventiva tramite la procedura di interpello.

Con riferimento alle richieste inviate a intermediari finanziari su determinate operazioni, anziché determinati contribuenti preventivamente identificati, gli uffici finanziari potranno ora effettuare delle vere e proprie fishing expedition ed elaborare in un secondo momento, sulla base delle informazioni raccolte, la lista dei contribuenti da sottoporre a verifica fiscale.

A differenza di quanto avviene nel caso delle comunicazioni periodiche relative all’archivio dei rapporti finanziari, e in quello della comunicazione annuale prevista dall’articolo 1 del Dl 167/1990, questa procedura non prevede l’obbligo di inviare tali dati all’amministrazione finanziaria con cadenza periodica, ma solo a seguito di richiesta.

Il termine entro il quale gli intermediari dovranno rispondere agli uffici è di 30 giorni, eventualmente prorogabile di ulteriori venti giorni.

Nel caso in cui la richiesta abbia, invece, per oggetto l’identità dei titolari effettivi, gli intermediari finanziari o i professionisti avranno 15 giorni per fornire tali informazioni al fisco.

Fino al 31 ottobre 2014, le richieste indirizzate ai soggetti diversi da quelli indicati nell’articolo 11, commi 1 e 2 del decreto legislativo 231/2007, nonché le relative risposte, saranno effettuate esclusivamente in via cartacea.

A partire dal 1° novembre 2014, ossia una volta scaduto il termine per la comunicazione della casella Pec all’agenzia delle Entrate, tutte le richieste e le risposte saranno effettuate attraverso questo canale informatico.

 

2) Licenziamento illegittimo: la scelta dell’indennità sostitutiva alla reintegrazione estingue il rapporto di lavoro

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18353 del 27 agosto 2014, si esprimono sulle conseguenze dell’opzione nel caso del lavoratore illegittimamente licenziato

Nell’ambito della tutela reale, la richiesta, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, dell’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione determina la risoluzione del rapporto di lavorativo. Il datore di lavoro è, dunque, tenuto a corrispondere al dipendente il risarcimento per l’illegittima estromissione, parametrato alla retribuzione globale di fatto, solo fino a questo momento, mentre, per il periodo successivo all’opzione, il ritardo nel pagamento dell’indennità sostitutiva può comportare solo la condanna a versare interessi e rivalutazione monetaria (salvo la prova del maggior danno), ex art. 429, comma 3 c.p.c. I diversi orientamenti delineatisi sul tema possono considerarsi definitivamente superati.

Dunque, la richiesta del pagamento dell’indennità sostitutiva, pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, in luogo della reintegra sul posto di lavoro del lavoratore licenziato illegittimamente - facoltà concessa dall'articolo 18, terzo comma, dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970), come modificato dalla Legge 92/2012 (cd. legge Fornero) - determina l’immediata risoluzione del rapporto di lavoro.

L’opzione elimina, di fatto, il vincolo di dipendenza tra lavoratore e datore di lavoro cosicché l'eventuale ritardo del datore di lavoro nel pagare l'indennità sostitutiva non comporta la continuità del rapporto di lavoro né la decorrenza dell'obbligazione retributiva.

 

3) Atti notarili: a giorni al via l’iscrizione immediata nel Registro Imprese

Atti notarili: decorre dal 1° settembre 2014 la novità dell’iscrizione immediata al Registro Imprese. L’agevolazione vale per le richieste alle quali sia allegato un atto notarile.

La finalità della nuova norma è quella di velocizzare le procedure di iscrizione degli atti costitutivi e modificativi di società di capitali (escluse le SpA) e di persone.

Dunque, dal 1° settembre entra in vigore l’art. 20 comma 7 bis del D.L. 91/2014 (convertito in Legge 116/2014) con cui si impone al Registro delle Imprese di iscrivere immediatamente le richieste delle aziende (SpA escluse) spedite per via telematica alle quali è allegato un atto notarile (sia atto pubblico che scrittura privata autenticata).

Sono escluse le altre richieste delle società e le iscrizioni delle imprese individuali, per le quali continua a valere il termine di cinque giorni dall’arrivo della pratica per effettuare l’iscrizione. Resta fermo che, dopo l’iscrizione immediata, il giudice del Registro ha il potere di accertare se il notaio ha rispettato la legge ed eventualmente di ordinare la cancellazione della richiesta iscritta.

 

4) Recupero spese penali: decreto pubblicato in G.U.

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 198 del 27 agosto 2014, il Decreto del Ministero della Giustizia n. 124 del 10 giugno 2014, sul recupero delle spese anticipate dall’Erario relativamente ai processi penali nei quali la sentenza di condanna sia divenuta definitiva.

Il precedente Decreto ministeriale n. 111/2013 si continua ad applicare limitatamente ai processi penali per i quali la sentenza di condanna sia divenuta definitiva dopo l'entrata in vigore del predetto decreto e fino all'entrata in vigore del presente regolamento.

Recupero forfetizzato

Le spese del processo penale anticipate dall’Erario, diverse da quelle indicate nell’articolo 2 o in altra disposizione di legge o del testo unico in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115, sono recuperate, nella misura fissa stabilita nella «Tabella A» allegata al presente regolamento, che ne costituisce parte integrante, nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà.

Recupero per intero e per quota

Le spese del processo penale anticipate dall'erario per la consulenza tecnica e per la perizia, per la pubblicazione della sentenza penale di condanna e per la demolizione di opere abusive e la riduzione in pristino dei luoghi, di cui all’articolo 205, comma 2, ultimo periodo, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, sono recuperate dal condannato nella loro interezza. In caso di pluralità di condannati, il recupero delle spese é operato nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà, in parti uguali.

Fino all’emanazione del decreto ministeriale previsto dallo stesso articolo 205, comma 2-bis, il recupero delle spese relative alle prestazioni previste dall’articolo 96 decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni, e di quelle funzionali all’utilizzo delle prestazioni medesime é operato nella loro interezza.

In caso di pluralità di condannati, il recupero delle spese é operato nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà, in parti uguali.

 

5) Fruibilità del bonus investimenti subordinata al rispetto di talune condizioni

In relazione al bonus investimenti (Tremonti quater), per effetto dell’art. 18 del D.L. 91/2014 convertito in Legge 116/2014, i titolari di reddito d’impresa che effettuano, dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015, investi­menti in beni strumentali nuovi, quali i macchinari e le apparecchiature (compresi nella divi­sione 28 della tabella ATECO) possono usufruire di un credito d’imposta pari al 15% delle spese sostenute, in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, nei beni strumentali compresi nella suddetta tabella, nel ris­petto delle seguenti condizioni:

- li destinino a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato;

- siano di importo unitario almeno pari a 10.000 euro.

Nel calcolo della media si può escludere il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.

Per le imprese che, al 25 giugno 2014, hanno un periodo di attività inferiore ai cinque anni, il credito spetta con riferimento alla media di tutti gli investimenti realizzati nei precedenti periodi d'imposta, con uguale facoltà di escludere il valore più alto.

Per le imprese costituite successivamente al 25 giugno 2014, danno diritto al bonus tutti gli investi­menti fatti in ciascuno dei periodi d'imposta agevolabili.

Il credito d'imposta può essere utilizzato solo per effettuare compensazioni in F24, senza alcun limite di importo e va ripartito in 3 quote annuali di pari importo, la prima delle quali è utilizzabile dal 1°gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l'investimento.

Il credito d'imposta è revocato in caso di:

- cessione a terzi, o destinazione a finalità estranee all'esercizio d'impresa, dei beni oggetto di agevolazione prima del secondo periodo d'imposta successivo all’acquisto;

- trasferimento, nel periodo di possibile accertamento, dei beni agevolati in strutture produt­tive al di fuori dello Stato.

Al verificarsi di tali ipotesi, il credito utilizzato va restituito con apposito versamento, da eseguirsi entro il termine per il versamento del saldo dell'imposta sui redditi dovuta per il periodo della revoca.

Se, successivamente all’utilizzo e a seguito di controlli, l’Amministrazione Finanziaria accerta l’indebita fruizione del credito d’imposta (per mancato rispetto delle condizioni richieste dalla disciplina specifica o per inammissi­bilità dei costi sostenuti), essa provvede al recupero di quanto utilizzato, maggiorato di interessi e sanzioni.

 

6) Avvocati: notifica via PEC di atto giudiziario

Il Tribunale di Mantova (n. 98 del 3 giugno 2014) si è pronunciato riguardo la notifica via PEC fatta dall’avvocato.

La notificazione via PEC di un atto giudiziario effettuata dall’avvocato si perfeziona:

- per il notificante, nel momento in cui si genera la ricevuta di avvenuta accettazione dal sistema;

- per il destinatario, nel momento in cui si genera la ricevuta di avvenuta consegna.

La notifica è quindi valida se, generata la ricevuta di avvenuta consegna, il destinatario non ha avuto conoscenza del contenuto dell'atto per causa ad esso imputabile. Nel caso di specie, perché, pur in possesso di PEC, non ha installato i programmi necessari per scaricare i documenti e le notifiche.

 

Vincenzo D’Andò