Diario quotidiano del 4 agosto 2014: regolarizzazione fiscale dei capitali esteri; possibilità di sciopero da parte dei commercialisti

Pubblicato il 4 agosto 2014



commercialisti: ok al diritto di sciopero; obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali; la regolarizzazione fiscale dei capitali esteri; l’interpello non è un obbligo; la crisi di mercato e l’euro non influenzano gli studi di settore; il professionista che non restituisce i documenti al cliente rischia sanzioni penali; frodi carosello: deducibilità dei costi se non correlati al compimento di reati; ai fini dell’Irap non rilevano gli alti compensi del commercialista

 Indice:

 1) Commercialisti: ok al diritto di sciopero

 2) Obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali

 3) La regolarizzazione fiscale dei capitali esteri

 4) L’interpello non è un obbligo

 5) La crisi di mercato e l’euro non influenzano gli studi di settore

 6) Il professionista che non restituisce i documenti al cliente rischia sanzioni penali

 7) Frodi carosello: deducibilità dei costi se non correlatial compimento di reati

 8) Ai fini dell’Irap non rilevano gli alti compensi del Commercialista

 

 

1) Commercialisti: ok al diritto di sciopero

Anche i commercialisti potranno scioperare. La Commissione di garanzia per lo sciopero ha approvato il codice di autoregolamentazione proposto dalle sigle sindacali Adc, Aidc, Andoc, Anc, Unagraco, Unione giovani dottori commercialisti e Unico. Spetterà alle associazioni sindacali proclamare l'astensione che potrà essere esercitata anche in coincidenza con le scadenze fiscali o con le udienze in commissione tributaria. Dovranno darne comunicazione con 15 giorni di anticipo alle istituzioni interessate e cioè all'Agenzia delle Entrate, Inail, Ministero dell'Economia e Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. In caso di sciopero esteso su tutto il territorio l'avviso dovrà essere indirizzato alle istituzioni nazionali. Il Consiglio nazionale dovrà essere a conoscenza dell'iniziativa. L'astensione non potrà superare otto giornate lavorative consecutive.

Contributi soggettivo e integrativo che i soci professionisti delle Stp devono versare alle rispettive Casse di previdenza

I Ministeri Lavoro ed Economia hanno approvato le delibere della Cassa dei dottori commercialisti (Cnpadc), dei ragionieri commercialisti (Cnpr) e dei consulenti del lavoro (Enpacl) sui contributi soggettivo e integrativo che i soci professionisti delle Stp devono versare alle rispettive Casse di previdenza. Si colma in questo modo un vuoto normativo ha detto il presidente del Cnpadc, Renzo Guffanti. Per Alessandro Visparelli, presidente di Enpacl, il provvedimento va a beneficio della sostenibilità dei sistemi previdenziali. Le nuove regole stabiliscono che ogni socio professionista dovrà: essere iscritto alla Cassa di riferimento; versare il contributo soggettivo sul reddito in base alla sua quota di partecipazione agli utili; versare la contribuzione integrativa sulla quota di volume di affari a lui spettante, riproporzionando quella riferita ai soci non professionisti.

Insediati i vertici del CNDCEC

Con l’insediamento dell’eletto Consiglio nazionale dei Commercialisti si è chiuso il commissariamento dell’Ordine nazionale.

Molti i fronti aperti, in primis quello fiscale. E’ necessario evitare in futuro quanto appena accaduto con la proroga dell’invio dei modelli 770, che è stata ufficializzata a poche ore dalla scadenza. Serve un fisco semplice e chiaro. E' necessario riprendere un dialogo con tutte le istituzioni e, in particolare, con l’Agenzia delle entrate.

 

 2) Obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali

Il deposito telematico per le controversie dinanzi alla Corte di Appello diventerà obbligatorio a decorrere dal 30 giugno 2015.

Lo precisa l’Istituto di ricerca del Consiglio nazionale dei Commercialisti (IRDCEC) all’interno del documento n. 31 del 31 luglio 2014, incentrato sull’obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali.

Nell’ambito dei recenti provvedimenti pubblicati in punto di semplificazione e trasparenza amministrativa e di efficienza degli uffici giudiziari viene segnalata la previsione contenuta nell’art. 44 del D.L. n. 90/2014.

Tale disposizione scandisce i tempi di entrata in vigore dell’obbligatorietà del deposito degli atti processuali tramite mezzi telematici che l’art. 16-bis del D.L. n. 179/2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 221/2012, aveva fissato al 30 giugno 2014.

Tale documento ricostruisce l’ambito e le modalità di applicazione della normativa sul deposito telematico.

 

 3) La regolarizzazione fiscale dei capitali esteri

Con l’approvazione del nuovo D.D.L. sul rientro dei capitali all’estero, e in attesa dell’ufficialità prevista dalla Commissione Finanze della Camera, giungono interessanti novità in materia di voluntary disclosure, lo strumento che consente ai contribuenti che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la loro posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni in misura ridotta.

Letteralmente tradotta, la voluntary disclosure, è la divulgazione o collaborazione volontaria, procedura inserita in un più vasto programma di lotta ai fenomeni di illecito fiscale internazionale, in attuazione di quanto auspicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Da norma europea a legge nazionale

Già nel 2010 l’OCSE incoraggiava gli Stati membri ad introdurre, nei propri ordinamenti, politiche agevolative come strumento per raccogliere capitali e, allo stesso tempo, per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale. Numerosi sono stati i Governi che hanno posto in essere programmi di voluntary disclosure e, nella maggioranza dei casi, è stato previsto il pagamento in misura piena delle imposte dovute (per gli anni ancora accertabili), oltre agli interessi maturati.

I lavori parlamentari nazionali - nella Legge di Stabilità per il 2014 - hanno introdotto, nel nostro ordinamento, coerentemente con quanto tracciato dall’OCSE, l’istituto della collaborazione volontaria attraverso l’inserimento degli articoli da 5-quater a 5-septies nel corpo normativo del Decreto Legge numero 167 del 28 giugno 1990.

Contenuti del provvedimento

La prima versione della disciplina è stata introdotta con il D.L. 4 del 2014 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 28 gennaio 2014, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché altre disposizioni urgenti in materia tributaria e contributiva e di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi).

Vengono introdotti anche il reato di autoriciclaggio sui fondi detenuti all’estero con l’inosservanza della normativa sul monitoraggio fiscale e vengono tagliati i costi su Agenzia delle Entrate, che dovrà accertare fatti di evasione commessi fino al 2009 e non più fino al 2005 come previsto in precedenza.

Cosa regolarizzare

Le nuove modifiche introdotte dal disegno di legge aumenteranno di certo l’interesse da parte dei contribuenti all’utilizzo di tale strumento. In particolare, le novità introdotte riguardano:

- l’estensione del reato penale sui delitti di omessa e infedele dichiarazione, delitti di omesso versamento ritenute e omesso versamento imposte;

- l’introduzione del reato autoriciclaggio (trasferimento denaro o beni altra natura ostacolando identificazione provenienza ) è punito con la reclusione da 4 a 12 anni e con una multa da 5mila fino a 50mila euro;

- abbassamento delle soglie di pena da un minimo di 2 a un massimo di 8 anni se denaro o beni di altra natura provengono da delitto non colposo per il quale è stabilita la pena della reclusione non superiore ad un massimo di anni 6.

Soggetti interessati

A beneficiare della voluntary disclosure sono le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici residenti in Italia che detengono attività finanziarie estere suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. Sono escluse le società e gli enti commerciali.

I soggetti interessati soggetti possono accedere alla procedura nel caso in cui abbiano violato, fino al 31 dicembre 2013, l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi gli investimenti o le attività finanziarie detenuti all’estero suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. Il termine ha la funzione di evitare che si avvalgano degli effetti della collaborazione i contribuenti che hanno trasferito all’estero le attività solo dopo l’introduzione della procedura di collaborazione.

Procedura

Affinché possa essere avviato il procedimento di collaborazione volontaria il contribuente dovrà presentare all’Agenzia delle entrate una specifica istanza in cui dovrà indicare tutti gli investimenti e le attività finanziarie detenute all’estero, direttamente o per interposta persona, fornendo tutti i documenti e le informazioni utili per la ricomposizione dei redditi che servono per costituirli, acquistarli o che derivano dalla loro dismissione.

L’autore della violazione riconosce quindi pienamente l’omessa indicazione, nella dichiarazione dei redditi, degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato, suscettibili di produrre redditi imponibili nel territorio dello Stato e delle violazioni sostanziali per omessa o infedele dichiarazione relative agli imponibili riferibili alle attività costituite o detenute all’estero.

L’Amministrazione Finanziaria procederà ad accertare il quantum dovuto, emettendo un avviso di accertamento ovvero invitando il contribuente all’adesione spontanea. Per aderire alla procedura, si dovranno versare in un’unica soluzione (escludendosi quindi il beneficio della rateazione) le somme dovute, che ammontano al quantum dovuto in base all’avviso di accertamento, entro il termine per la proposizione del ricorso. Se viene formulata istanza di accertamento con adesione, le somme dovute sono calcolate sulla base dell’atto di accertamento, entro 20 giorni dalla redazione dell’atto. Le somme dovute possono essere calcolate anche in base all’atto di contestazione o al provvedimento di irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di dichiarazione, da versare nei termini per il ricorso.

 

 4) L’interpello non è un obbligo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16183 del 15 luglio 2014, ha stabilito che la presentazione da parte delle società di comodo dell’istanza di interpello disapplicativo non costituisce una via obbligata per il superamento della presunzione, risultato che può essere ottenuto comunque in sede giurisdizionale. L’Agenzia delle Entrate, con le circolari 5/E/2007 e 7/E/2009, aveva ritenuto che la mancata presentazione dell’interpello determinava l’inammissibilità del successivo ricorso avverso l’avviso di accertamento. Poi, con la circolare 32/E/2010, ha superato questo orientamento ritenendo applicabile la sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro. Ora la Cassazione ha chiarito che non vi è alcun obbligo da parte del contribuente di presentare l’istanza di interpello.

 

 5) La crisi di mercato e l’euro non influenzano gli studi di settore

I risultati dell’applicazione da parte dell’Amministrazione finanziaria degli studi di settore non possono essere messi in discussione con motivazioni generiche addotte dal contribuente, quali ad esempio la crisi di mercato o l’introduzione dell’euro.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15621 del 09 luglio 2014.

La vicenda giudiziaria riguarda l’impugnazione da parte di un contribuente di un avviso di accertamento, con cui l’Agenzia delle entrate, mediante studi di settore, recuperava a tassazione ricavi non dichiarati ai fini Irpef, Irap, Iva e addizionale regionale per l’anno d’imposta 2003. La Commissione tributaria provinciale respingeva il ricorso con sentenza che veniva confermata in sede di appello. In particolare, i giudici di secondo grado rilevavano l’inconsistenza delle ragioni difensive addotte dal ricorrente, nonché la fondatezza del verbale della Guardia di finanza che faceva riferimento alla mancata emissione di fatture da parte del contribuente. Avverso la sentenza di secondo grado proponeva ricorso per cassazione il contribuente al fine di denunciarne il vizio di omessa motivazione. Resisteva con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Con l’ordinanza 15621/14, la Cassazione, nel respingere il ricorso, ha fornito alcuni chiarimenti in ordine alle difese che il contribuente può efficacemente opporre all’Amministrazione finanziaria al fine di contrastare un accertamento condotto mediante studi di settore, vale a dire mediante un metodo informatizzato a base statistica per il calcolo dei ricavi o dei compensi presunti prodotti da ogni singola impresa o professionista.

 

6) Il professionista che non restituisce i documenti al cliente rischia sanzioni penali

Sanzioni penali per il professionista che nega la documentazione al cliente. Il dolo può venire ravvisato nell’ostinazione del rifiuto di consegna di documenti pertinenti all’incarico una volta revocato.

La sentenza n. 31192 del 16 luglio 2014 della Corte di Cassazione è relativa ad un amministratore di condominio, ma la fattispecie può riguardare qualunque professionista che non ottemperi alla richiesta del cliente di restituire la documentazione pertinente all’incarico una volta che esso sia stato revocato.

L’ipotesi di reato che viene in primo luogo a configurarsi è quella di appropriazione indebita, aggravata dall’abuso di prestazione d’opera, aggravante che trasforma l’ordinaria procedibilità a querela in procedibilità d’ufficio (con la conseguenza che il denunciante potrà validamente rivolgersi alla autorità giudiziaria anche oltre il termine di tre mesi dalla conoscenza del reato). Il reato non si perfeziona, però, per effetto della mera revoca del mandato, se questa non è accompagnata dalla espressa richiesta di consegna della documentazione e dal rifiuto di adempiere da parte del professionista, perché è solo in quel momento che egli manifesta la volontà di trattenere la cosa come propria in violazione del diritto altrui.

 

7) Frodi carosello: deducibilità dei costi se non correlatial compimento di reati

In tema di imposte sui redditi, a norma dell’articolo 14, comma 4-bis, della legge 537/1993 - come modificato dal D.L. 16/2012 - sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti (non utilizzati direttamente per commettere il reato), anche nell’ipotesi in cui l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che, a norma del Tuir, siano in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità.

Questo il principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 15044 del 02 luglio 2014, con la quale, allineandosi a un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato (si veda la sentenza della Cassazione, sentenze 24429/13, 12503/13 e 3258/13), torna a occuparsi delle rilevanti modifiche alla disciplina dei cosiddetti “costi da reato”, contenuta nel richiamato articolo 14, comma 4-bis, della legge 537/1993, come novellato nel 2012. La questione origina da un avviso di accertamento notificato a una ditta individuale per il recupero di Irpef, Irap e Iva anno 1998. In pratica, l’Amministrazione finanziaria contesta al contribuente, tra le altre, l’indebita deduzione di costi e l’illegittima detrazione dell'Iva su fatture emesse per operazioni soggettivamente inesistenti. Nei giudizi di merito l’atto viene sostanzialmente confermato, pertanto, il contribuente propone ricorso per cassazione fondato su tre motivi, sostenendo, in particolare, l’illegittimità della decisione di merito che aveva ritenuto indetraibile l’Iva, comunque versata.

 

 8) Ai fini dell’Irap non rilevano gli alti compensi del Commercialista

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15020 del 02 luglio 2014, ha stabilito che non è soggetto a Irap il Commercialista che percepisce alti compensi o corrisponde elevati importi ad altri professionisti, poiché non sono questi elementi di per sé rilevanti per la valutazione dell'autonoma organizzazione. In particolare, il contribuente ha adito la Corte di cassazione per contestare la decisione del giudice di appello, il quale aveva dedotto l’esistenza di un’autonoma organizzazione da una situazione nella quale il professionista operava da solo, senza collaboratori o dipendenti, servendosi soltanto di pochi beni, come un computer, il mobilio per l’ufficio e un’autovettura a uso promiscuo, e ricorrendo soltanto saltuariamente, per competenze estranee al proprio lavoro, ad altri professionisti con studio separato e diverso da quello del contribuente.

Il ricorso del Commercialista è stato accolto poiché la Commissione regionale non aveva congruamente motivato la verifica e la sussistenza delle circostanze inerenti l’autonoma organizzazione.

 

Vincenzo D’Andò