UNICO 2014: il credito d'imposta per chi gestisce personale qualificato

Come già commentato su queste colonne, l’art. 24 del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 ha introdotto un nuovo credito di imposta per le imprese che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori con profili particolarmente qualificati. Su tale agevolazione la Commissione Europea ha dato il nulla osta con nota COMP/H-2GA/is – 2013/52184, ritenendo che la stessa non rientrasse tra le misure considerate “aiuti di Stato”: sicché, per effetto del placet ottenuto, l’agevolazione in parola è divenuta efficace per le assunzioni intervenute nel corso del 2012, ovvero per quelle avvenute in epoca successiva alla sua entrata in vigore.

Brevemente si ricorda che, ancor prima del benestare comunitario, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha emanato un apposito decreto con il quale è stato precisato, tra l’altro, che:

  • possono fruire del credito d’imposta tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato;

  • è agevolabile il costo aziendale sostenuto dai predetti soggetti relativo alle assunzioni a tempo indeterminato di personale in possesso di un dottorato di ricerca universitario conseguito presso una università italiana o estera (se riconosciuto equipollente in base alla legislazione vigente in materia), ovvero di personale in possesso di laurea magistrale in discipline in ambito tecnico o scientifico (es. Farmacia e farmacia industriale, Fisica, Informatica, Ingegneria biomedica, Ingegneria chimica, Ingegneria civile, Ingegneria dei sistemi edilizi ecc..) purché impiegate in attività di Ricerca e Sviluppo.

Il credito d’imposta riconosciuto alle imprese che assumono personale altamente qualificato è pari al 35% del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato, con un limite massimo pari ad € 200.000 annuo per impresa. Ai fini della corretta determinazione del credito d‘imposta in esame, occorre assumere, quale costo aziendale (su cui applicare la predetta percentuale del 35%), il costo salariale che corrisponde all’importo totale effettivamente pagabile (in relazione ai posti di lavoro ivi considerati) e comprende: la retribuzione lorda (prima delle imposte), i contributi obbligatori (quali gli oneri previdenziali), nonché i contributi assistenziali per figli e familiari. Oltre al costo aziendale sostenuto relativo alle assunzioni a tempo indeterminato, è agevolabile anche l’onere sostenuto dall’impresa in caso di trasformazione di contratti a tempo determinato, o di apprendistato, in contratti a tempo indeterminato, per un periodo non superiore a dodici mesi decorrenti dalla data dell’assunzione. Peraltro, limitatamente all’anno 2012, risulta agevolabile il costo aziendale sostenuto per le assunzioni (o trasformazioni di contratti) a tempo indeterminato, effettuate a partire dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83): per gli anni successivi, ovvero a decorrere dal 2013, sono agevolabili, invece, i costi sostenuti per le medesime finalità a partire dal 1 gennaio di ciascun anno.

Come appena anticipato, il credito corrisponde al 35% del costo aziendale sostenuto, fermo restando un limite massimo, per ogni periodo d’imposta, pari ad € 200.000 (indipendentemente dal numero delle assunzioni a tempo indeterminato di personale). Ai fini del calcolo non rileva l’importo dei singoli contratti, ma va considerato l’importo, per masse, del costo sostenuto dal datore di lavoro. Per fare un esempio. Si ipotizzi il caso della società ZETA Srl che ha assunto, in data 1 gennaio 2013, n. 20 dipendenti a tempo indeterminato, sostenendo un costo aziendale che, considerate le spese lorde per il personale e gli oneri contributivi previdenziali ed assistenziali, ammonta a complessivi € 800.000. Ora, atteso che il…

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