I reati tributari - parte XXIII

Premessa

Come anticipato nella precedente puntata, cominciamo ad illustrare le sentenza della Cassazione penale tributaria emesse nell’anno 2013.

Tra le altre sentenze, segnaliamo, in questa puntata, quelle che affrontano il tema degli omessi versamenti di imposte.

 

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Detrazione iva possibile solo in presenza di fatture provenienti dal soggetto che ha effettuato la cessione o la prestazione

La fattispecie di cui all’art. 2 del D.Lgs. n. 74/00 è integrata: con riguardo alle imposte dirette, dalla sola inesistenza oggettiva ovvero relativa alla diversità, totale o parziale, tra costi indicati e costi sostenuti; con riguardo all’iva, anche dalla inesistenza soggettiva ovvero relativa alla diversità tra soggetto che ha effettuato la prestazione e quello indicato in fattura.

L’evasione dell’iva, infatti, a differenza di quella riguardante le imposte dirette, deve configurarsi anche in presenza di costi effettivamente sostenuti la cui corresponsione è, però, attribuita ad un soggetto diverso da quello effettivo. Ciò in quanto il sistema di recupero dell’iva è fondato sul presupposto che tale imposta vada versata a chi ha effettivamente eseguito la cessione o la prestazione, che a sua volta potrà compensarla con l’iva versata per l’acquisto di beni o servizi, mentre il versamento dell’iva a un soggetto non operativo produce il successivo indebito recupero dell’iva stessa da parte del cessionario nei confronti dell’acquirente o dell’utilizzatore finale della prestazione. Di conseguenza, la detrazione dell’iva è ammessa solo in presenza di fatture provenienti dal soggetto che ha effettuato la cessione o la prestazione.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 204/2013)

 

L’attenuante di cui all’art. 13 D.Lgs. 74/00

La presentazione di una dichiarazione rettificativa, in assenza dell’integrale estinzione del debito tributario, non è in grado di attenuare, ex art. 13 D.Lgs. 74/00, la pena da applicare in relazione ad una fattispecie dichiarativa di cui al D.Lgs. n. 74/00.

A sostegno di tale affermazione si ricorda che la Cassazione, con sentenza 30580/2004 ha precisato come, a i fini della suddetta circostanza attenuante, il pagamento possa anche essere conseguente all’accertamento con adesione, ma il solo atto di adesione non è condizione sufficiente per l’estinzione dei debiti tributari, che devono essere integralmente pagati, compresi sanzioni ed interessi,

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 176/2013)

 

L’omesso versamento di ritenute certificate è un reato proprio

Il delitto di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 bis, configura un’ipotesi di reato proprio, in quanto soggetto attivo del reato è il sostituto d’imposta, ossia l’unico soggetto legittimato ad effettuare le ritenute, a rilasciare la relativa certificazione ed a versare il corrispondente importo al Fisco; di conseguenza, e analogamente a quanto avveniva sotto il vigore della precedente normativa (cfr. Sez. 3, n. 12083 del 13/11/1992), l’eventuale delega delle incombenze fiscali a terzi non può modificare il destinatario dell’obbligo, titolare della posizione di garanzia, alterandosi altrimenti l’ordine delle competenze in contrasto con i principi di  tassatività e di legalità

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 175/2013)

 

L’omesso versamento di ritenute e la prova dell’integrazione della fattispecie

Se la norma di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 bis, si propone di sanzionare l’omesso versamento, nel termine previsto, delle ritenute operate dal datore di lavoro, quale sostituto di imposta, sulle retribuzioni effettivamente corrisposte ai sostituiti, non vi è ragione per ritenere che la prova di ciò debba ricavarsi solo dalle “certificazioni” senza possibilità di ricorrere ad “equipollenti”. L’onere della prova delle certificazioni attestanti le ritenute operate, trattandosi di elemento costitutivo del reato, grava, senza dubbio alcuno, sulla pubblica accusa, anche se può assolverlo sia mediante il…

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