Diario fiscale del 31 luglio 2014: ufficialmente prorogato il mod. 770/2014; il rilascio del DURC ai soci di società di capitali

Pubblicato il 31 luglio 2014



il rilascio del Durc per i soci; reati societari: responsabilità penale anche del liquidatore per la mancata vigilanza; più difficile per il fisco dimostrare la falsità delle fatture; l’interpello non è una consulenza giuridica; niente doppia Iva all’import; deduzione dei costi di ripristino delle cave; codice tributo per il versamento con F24 Accise delle somme devolute all’Erario; stabilizzazione associati in partecipazione: entro il 31/7 la domanda; ufficialmente prorogato il mod. 770/2014

 

 Indice:

 1) Rilascio Durc per i soci

 2) Reati societari: responsabilità penale anche del liquidatore per la mancata vigilanza

 3) Più difficile per il fisco dimostrare la falsità delle fatture

 4) L’interpello non è una consulenza giuridica

 5) Niente doppia Iva all’import

 6) Deduzione dei costi di ripristino delle cave solo per competenza

 7) Istituito codice tributo per il versamento con F24 Accise delle somme devolute all’Erario

 8) Stabilizzazione associati in partecipazione: entro il 31/7 la domanda

 9) Proroga del 770

 

1) Rilascio Durc per i soci

La posizione dei soci non rileva e non va verificata al fine del rilascio del Durc a una società di capitali (Srl, SpA, ecc.). La posizione dei soci rileva, invece, e va verificata ai fini del rilascio del Durc a una società di persone (snc).

Lo ha precisato l’Inps, con il messaggio n. 6302 del 28 luglio 2014, allo scopo di dettare un indirizzo operativo unico per tutto il territorio nazionale.

Tali società di capitali, difatti, sono regolate dal regime patrimoniale civilistico e, in quanto titolari di proprio patrimonio del tutto autonomo e distinto da quello dei soci, rispondono delle obbligazioni sociali nei limiti di detto proprio patrimonio.

Diverso il caso delle società di persone, sottolinea l’Inps. Per queste società, il Ministero del lavoro, ha spiegato che la verifica è necessaria in relazione al versamento contributivo dovuto dal socio sulla propria posizione. Infatti, ai sensi di quanto previsto dalle norme del codice civile, relativamente alle società di persone sul patrimonio sociale possono trovare soddisfazione i creditori personali del socio e i creditori sociali possono procedere sul patrimonio personale dei soci. Tutto ciò, conclude l’Inps, è stato già evidenziato dal ministero nella circolare n. 5/2008 in cui, tra l'altro, prevede che ai fini del rilascio del Durc (documento di regolarità contributiva) rileva anche la regolarità della posizione contributiva del titolare dell’impresa con dipendenti ovvero quello del singolo lavoratore autonomo artigiano o non artigiano iscritto alle speciali gestioni previdenziali.

 

2) Reati societari: responsabilità penale anche del liquidatore per la mancata vigilanza

Per il reato di bancarotta sussiste la responsabilità penale anche del liquidatore, se non adempie agli obblighi di vigilanza: in base all’articolo 40 del codice penale, “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29921 del 08 luglio 2014.

A parere della Suprema Corte, il giudice di merito ha fatto corretta applicazione dei principi vigenti in materia di responsabilità penale, avendo accertato con giudizio di fatto incensurabile in sede di legittimità, nonché motivando congruamente, che il ricorrente aveva precisa conoscenza delle attività poste in essere dall’amministratore, non soltanto perché come liquidatore aveva accesso a tutta la documentazione contabile ma anche e soprattutto perché, dal suo insediamento, “non ha cooperato al reperimento delle scritture contabili necessarie alla ricostruzione del patrimonio e degli affari della società né risulta essersi attivato al fine di permettere una corretta redazione del bilancio e delle scritture contabili societarie durante la fase della liquidazione”.

Ne è derivato il rigetto del ricorso, ritenuto infondato con condanna altresì alle spese processuali.

I giudici di legittimità, confermando precedenti in tale senso (Cassazione n. 8260/2007 e n. 36435/2011), hanno individuato il titolo della responsabilità penale ascrivibile al liquidatore di società in materia di reati fallimentari, non solo nell’articolo 223 della legge fallimentare ma anche nell’articolo 2489 cc, che, rinviando alle norme in tema di responsabilità degli amministratori, richiama altresì l’articolo 2932 codice civile, il quale fissa un principio di ordine generale, in base al quale l’amministratore deve vigilare sulla gestione e impedire il compimento di atti pregiudizievoli, oltre che attenuarne le conseguenze dannose.

Dunque “sussiste anche per i liquidatori una posizione di garanzia del bene giuridico penalmente tutelato, con conseguente ineludibile responsabilità, ex articolo 40 cpv cod. pen., ove i detti obblighi siano disattesi”.

 

3) Più difficile per il fisco dimostrare la falsità delle fatture

Più difficile per il fisco dimostrare le fatture false. Gli indizi che rendono «verosimile» la frode sono insufficienti a negare la detrazione dell’Iva e soprattutto a dimostrare che i documenti contabili non rispondono a vere operazioni commerciali o ad affari intrattenuti con le cartiere.

A questa importante conclusione è giunta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 16338 del 17 luglio 2014, ha respinto, almeno sul punto, il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

L’Ufficio aveva negato la detrazione dell'imposta a una società che aveva fatto affari con presunte cartiere, pagando in contanti e nonostante versasse in un profondo stato di crisi finanziaria.

La Ctr di Roma aveva annullato la rettifica Iva ritenendo insufficienti le presunzioni usate dal fisco che riportavano indizi non gravi abbastanza da ritenere provata la frode. Al massimo potevano far pensare che tale frode fosse verosimile.

Su questo punto la Cassazione ha confermato il verdetto di merito che è stato invece accolto in relazione agli altri due motivi.

Nella sentenza si legge che nell’ipotesi di fatture che l’Amministrazione finanziaria ritenga relative a «operazioni inesistenti», non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’Amministrazione, che adduce la falsità del documento, provare che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è mai stata posta in essere.

Quindi, l’onere probatorio dell'amministrazione finanziaria non può ritenersi assolto mediante indizi che determinino una mera «verosimiglianza» e non anche una prova presuntiva della simulazione assoluta della operazione commerciale, deve ritenersi infondato.

Inoltre, la Ctr è tenuta a valutare singolarmente e globalmente gli elementi forniti dall’Amministrazione, fornendo atto in motivazione, però, dei risultati del proprio giudizio. Solo dopo il giudice tributario, qualora ritenga elementi dotati di gravità, precisione e concordanza, deve dare ingresso alla valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, che ne è onerato.

 

4) L’interpello non è una consulenza giuridica

L’interpello non è una consulenza giuridica che il fisco rilascia al contribuente. Infatti l’istanza può essere presentata solo prima del comportamento fiscalmente scorretto del cittadino e non vale come precedenti per tutti i cittadini.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16331 del 17 luglio 2014.

In particolare la sezione tributaria ha respinto il ricorso di un’associazione che aveva ricevuto una rettifica Iva basata sulla negata esenzione di alcune operazioni.

La contribuente si era appellata all’interpello con il quale aveva ricevuto risposta favorevole dalle Entrate. Ma poi è venuto fuori che la domanda era relativa a un comportamento posto in essere l’anno prima.

Per questo l’interpello ha perso valore.

Sul punto il Supremo collegio ha chiarito che il carattere preventivo dell’interpello è connaturale alla stessa «ratio legis» dell’art. 11 della legge n. 212/2000, in quanto mezzo attuativo dei principi di chiarezza, imparzialità, affidamento che informano lo Statuto e che convergono verso lo scopo di fornire a quest’ultimo le informazioni indispensabili a conformare la propria attività alla corretta interpretazione delle norme fiscali. Da ciò deriva che l’acquisizione delle informazioni richieste all’amministrazione deve necessariamente precedere la condotta tenuta dal contribuente nell’esercizio della propria attività, solo in tal caso può giustificarsi un’efficacia vincolante, per entrambe le parti del rapporto tributario.

 

5) Niente doppia Iva all’import

Ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’Iva all’importazione dei beni destinati a un deposito Iva, la normativa nazionale può richiedere che le merci siano fisicamente introdotte nel deposito. Qualora questo requisito non sia rispettato, però, non si può esigere il pagamento dell’imposta che sia già stata assolta con il meccanismo dell’inversione contabile. Inoltre, trattandosi della violazione di un requisito formale, l’applicazione della sanzione fissa del 30%, prevista dall’art. 13 del D.Lgs. n. 471/97, e il recupero degli interessi per il ritardato pagamento dell’Iva potrebbero risultare sproporzionati rispetto all’infrazione. Questi i principi statuiti dalla Corte di giustizia Ue nella sentenza 17 luglio 2014, che definisce il procedimento C-272/13, promosso dalla Ctr della Toscana nell’ambito di una controversia scaturita da un accertamento con il quale l’Agenzia delle dogane aveva contestato ad una società l’utilizzo virtuale dell’istituto del deposito Iva pretendendo, pertanto, il pagamento dell’imposta non versata all’atto dell’importazione, anche se già assolta con il meccanismo dell’inversione contabile, con i relativi interessi e con la sanzione del 30%.Obbligo di introduzione fisica delle merci

La prima domanda posta dai giudici tributari toscani mirava a risolvere l’annosa questione se, ai fini della sospensione del pagamento dell’Iva dovuta per l’importazione di beni destinati ad essere introdotti in un deposito Iva, ai sensi dell’art. 50-bis del dl n. 331/93, la corrispondente disposizione comunitaria dell’art. 16 della sesta direttiva (ora art. 157 della direttiva 112 del 2006), consente agli stati membri di subordinare l’agevolazione alla condizione che le merci siano introdotte fisicamente nel deposito. La sentenza chiarisce anzitutto che la disciplina dell’agevolazione in esame, derogando al principio dell’esigibilità dell’Iva al momento dell’importazione, è soggetta ad interpretazione restrittiva. La norma, inoltre, consente agli stati membri di adottare provvedimenti particolari per la concessione dell’agevolazione, determinando le formalità che il soggetto passivo deve adempiere a tal fine, nel rispetto, però, del principio di proporzionalità.

IVA: mancato recupero di beni in leasing

Ai fini IVA, il mancato recupero di beni in leasing non è cessione a titolo oneroso. Anche se «causata» dall’utilizzatore, tale impossibilità, per la società di leasing, non rientra tra le operazioni indicate dall’art. 16 della direttiva IVA. La Corte di Giustizia, con la sentenza del 17 luglio 20014, relativamente alla causa C-438/13, ha stabilito che gli artt. 16 e 18 della direttiva n. 2006/112/CE, in tema di operazioni “assimilate” alle cessioni di beni “pure”, devono essere interpretati nel senso che l’impossibilità, per una società di leasing, di recuperare dall’utilizzatore i beni oggetto di un contratto di leasing finanziario a seguito della sua risoluzione per colpa dell’utilizzatore stesso, nonostante le azioni intraprese da tale società per il recupero dei suddetti beni e l’assenza di qualsivoglia corrispettivo a seguito della risoluzione, non può essere assimilata ad una cessione di beni effettuata a titolo oneroso.

 

6) Deduzione dei costi di ripristino delle cave solo per competenza

I costi di ripristino delle cave sono deducibili per competenza poiché sono già certi e oggettivamente determinabili all’atto dello stanziamento degli accantonamenti destinati a farvi fronte.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16349 del 17 luglio 2014.

In particolare, i costi divengono certi attraverso l’accordo che le imprese sottoscrivono con gli enti competenti, al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie per la coltivazione delle cave. L’oggettiva determinabilità degli oneri ricorre, invece, nel momento in cui è possibile giungere alla loro analitica quantificazione, anche sulla scorta di specifici apporti peritali.

Infine, tenuto conto che, in base ai vari provvedimenti autorizzativi, le cave possiedono una determinata capacità di estrazione dei minerali, i relativi costi finali di chiusura vanno imputati ai vari esercizi dell’attività, in proporzione alla quantità di materiale estratto alla fine di ogni anno.

La stessa disciplina è applicabile in ambito IRAP. In particolare, gli accantonamenti sono deducibili già nell’esercizio di competenza (vale a dire, in quello della relativa contabilizzazione nelle voci B.12 o B.13 del Conto economico), senza dover attendere l’effettivo sostenimento dell’onere.

 

7) Istituito codice tributo per il versamento con F24 Accise delle somme devolute all’Erario

Per consentire il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle somme relative ai saldi dei conti di gioco, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 78/E del 30 luglio 2014, ha istituito il seguente codice tributo:

- “5380” denominato “Devoluzione all’erario dei saldi dei conti di gioco non movimentati per tre anni – Art. 24, c. 19, lett l), legge n. 88/2009”.

Altre risoluzioni delle Entrate del 30 luglio 2014

Istituita causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento del Fondo ASIM – Ente di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti delle imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi (risoluzione n. 77/E).

Istituita causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale EBILP – Ente Bilaterale Nazionale delle libere professioni (risoluzione n. 76/E).

Istituita causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’EBAS - Ente Bilaterale Autoscuole e Studi (risoluzione n. 75/E).

Il D.L. “cultura e turismo” è Legge

Il decreto legge n. 83/2014 (decreto Cultura) ha ottenuto la fiducia del Senato ed è divenuto legge.

Le misure finalizzate allo sviluppo della cultura e al rilancio del turismo, previste dal D.L. 83/2014, in versione definitiva, con alcune modifiche.

Audizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate - in ordine allo “schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di semplificazioni fiscali”.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, nell'audizione in commissione Finanze e Tesoro del Senato ha presentato una relazione su quanto fatto e quanto è in programma sulla riduzione di obblighi, comunicazioni e procedure onerose e inutili.

8) Stabilizzazione associati in partecipazione: entro il 31/7 la domanda

Gli associati in partecipazione che intendono aderire alla sanatoria per la stabilizzazionedel rapporto sono chiamati a presentare, entro il 31 luglio 2014, la domanda all'Inps.

La procedura di stabilizzazione prevede la regolarizzazione degli associati in partecipazione, con solo apporto lavorativo, privi dei requisiti di legge.

La trasformazione degli associati in lavoratori subordinati a tempo indeterminato richiede che le aziende abbiano stipulato specifici contratti collettivi con le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative, che prevedano l’assunzione entro tre mesi dalla stipula, con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di soggetti che, in qualità di associati, siano o siano stati parti di contratti di associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro.

La legge di stabilità 2014 ha prorogato dal 31 gennaio 2014 al 31 luglio 2014 il termine per inoltrare in via telematica all'Inps la domanda di stabilizzazione,a cui vanno allegati: l’accordo collettivo, gli atti di conciliazione, i contratti di lavoro individuali e l’attestazione del versamento del contributo.

La domanda può essere trasmessa direttamente dall’associante o tramite un intermediario autorizzato.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 30 luglio2014)

 

9) Proroga del 770

Dal ministero dell'Economia arriva la conferma ufficiale della proroga per il termine di invio del modello 770/2014. Ad annunciarla è un comunicato stampa con il quale si informa che "i sostituti d'imposta avranno più tempo per inviare il modello 770 all'Agenzia delle Entrate. Il termine slitta, infatti, dal 31 luglio al 19 settembre 2014".

 

Vincenzo D’Andò