Diario fiscale del 25 luglio 2014: 770, proroga no, proroga si, proroga forse…

Pubblicato il 25 luglio 2014



proroga per il 770/2014: question time; pronte le massime della Commissione diritto societario del Notariato di Roma sul D.L. 91/2014; salvo l’imprenditore che ha concordato la rateizzazione del debito con Equitalia; equipollenza commercialisti-revisori: parere del Consiglio di stato; la nuova disciplina Iva nel settore dell’editoria; lavoratori stranieri partecipanti all’EXPO: definite le procedure di ingresso; detrazione Irpef per inquilini in alloggi sociali; al via la sospensione dei termini processuali; chiarimenti sulla prova della fuoriuscita del bene dal territorio dello Stato nell’ambito delle cessioni intra-UE; aliquota Iva per cessioni di preparazioni a base di riso

 

 Indice:

 1) Proroga per il 770/2014: question time

 2) Pronte le massime della Commissione diritto societario del Notariato di Roma sul D.L. 91/2014

 3) Salvo l’imprenditore che ha concordato la rateizzazione del debito con Equitalia

 4) Equipollenza commercialisti-revisori: parere del Consiglio di stato

 5) La nuova disciplina Iva nel settore dell’editoria

 6) Lavoratori stranieri partecipanti all’ESPO: definite le procedure di ingresso

 7) Detrazione Irpef per inquilini in alloggi sociali

 8) Al via la sospensione dei termini processuali

 9) Chiarimenti sulla prova della fuoriuscita del bene dal territorio dello Stato nell’ambito delle cessioni intra-UE

 10) Aliquota Iva per cessioni di preparazioni a base di riso

 

 

1) Proroga per il 770/2014: question time

Proroga per il 770/2014. All’orizzonte anche la possibilità di rendere stabile al 30 settembre la data entro cui presentare il modello. Questa la risposta fornita, il 23 luglio 2014, dall’Amministrazione finanziaria, per mezzo del sottosegretario all’Economia, nel corso del Question time che si è svolto in Commissione finanze alla Camera. Nel dettaglio il sottosegretario ha fatto presente come, «l’esecutivo a breve valuterà la possibilità di prorogare la presentazione del 770 al 30 settembre, a seguito delle richieste pervenute da molte associazioni di categoria. Sul fronte della stabilizzazione della data, invece, il problema resta la concomitanza con la presentazione di Unico».

Studi di settore: perdite su crediti non attendibili

A causa nuove modalità di deduzione delle perdite su crediti gli studi di settore sono da sterilizzare. Nello specifico occorrerà depurare le perdite su crediti dai costi residuali di gestione per evitare alterazioni ed un risultato di non normalità economica dell’indicatore «incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi. Una volta effettuata tale depurazione intervenendo manualmente sull’indicatore di normalità economica, il contribuente dovrà aver cura di segnalare la portata dell’intervento stesso nell’apposito riquadro dedicato alle note aggiuntive presenti nel software Gerico. È questa la soluzione tecnica al problema del non allineamento tra il software di calcolo degli studi di settore e la novità normativa in materia di deducibilità delle perdite su crediti contenuta nell’articolo 101, comma 5 del Tuir, fornita il 23 luglio 2014 dall’Amministrazione finanziaria, per mezzo del sottosegretario all’Economia, nel corso del Question time che si è svolto in Commissione finanze alla Camera.

Contribuenti sanzionabili se l’intermediario è inaffidabile

Responsabilità del contribuente a maglie larghe. Questo, infatti, in presenza di un atto impositivo posto a suo carico, resta responsabile anche delle sanzioni quando, per l’esecuzione del relativo pagamento, ha conferito il mandato a soggetto terzo non affidabile o quando non ha vigilato sull’effettivo assolvimento dell’adempimento.

Questa la risposta fornita ieri dall’Amministrazione finanziaria, per mezzo del sottosegretario all’Economia, al quesito posto nel corso del Question time che si è svolto in Commissione finanze alla Camera. Nel dettaglio, il quesito, aveva ad oggetto la tutela del contribuente in buona fede, destinatario di atti impositivi dell’amministrazione finanziaria, derivanti dalla scorretta condotta di soggetti terzi. Il contribuente si pone, quindi, rispetto al fisco su un piano diverso se, per l’esecuzione del pagamento dei tributi si è affidato, a un professionista qualificato, rispetto al soggetto che, testualmente, risulta «non affidabile secondo criteri di ordinaria diligenza». Inoltre, come richiesto dalle disposizioni contenute nell’art. 6, comma 3, DLgs 472/1997, il contribuente, il sostituto o il responsabile d’imposta non risultano punibili quando dimostrano che «il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria» e se addebitabile esclusivamente al soggetto terzo. La riscossione delle sanzioni, per non essere eseguita, deve essere disposta dal responsabile della direzione regionale delle entrate, su istanza del contribuente corredata della copia della denuncia all’autorità giudiziaria competente e resta sospesa fino alla condanna del soggetto terzo, posto il previo pagamento dell’imposta ancora dovuta.

Innalzati i limiti di reddito per il gratuito patrocinio

Si innalza il limite di reddito per essere ammessi al patrocinio a spese dello stato. La nuova misura, che viene ancorata all'incremento del costo della vita dell’ultimo biennio, così come rilevata dall’Istat, passa a 11.369,24 euro. È quanto rileva il decreto del Ministero della giustizia 1.4.2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 23 luglio 2014, che adegua all'inflazione il limite reddituale per il cosiddetto gratuito patrocinio.

Studi professionali: il Pos é gratis

Pos (Pont of sale) a costo zero e senza obbligo di conto corrente per i professionisti aderenti (ma non solo) al sistema di Confprofessioni. L’accordo è stato siglato il 23 luglio 2014 a Roma tra Banca Popolare di Vicenza, Confprofessioni, Fidiprof nord e Fidiprof centrosud e offre la possibilità ad oltre 1 milione e mezzo di liberi professionisti e di studi professionali di dotarsi di Pos a costo zero, facilitando nello stesso tempo l’accesso al credito per gli aderenti ai due Confidi. Nel dettaglio il dispositivo sarà a canone zero, senza spese di installazione del terminale ed esente da commissioni sulla transazioni pago bancomat per 24 mesi. Ma la novità dell’intesa siglata è che questa soluzione Pos non richiede l’apertura di un conto corrente. Il dispositivo, infatti, è stato pensato per essere collegato ad una carta di credito prepagata (anch’essa a costo zero) dotata di proprio Iban.

 

2) Pronte le massime della Commissione diritto societario del Notariato di Roma sul D.L. 91/2014

Qualora l'atto costitutivo della srl preveda espressamente di legare la nomina dell’organo di controllo al capitale minimo previsto per la costituzione delle società per azioni, quest’ultimo resta in carica fino a che tale capitale risulti pari o superiore a 50.000 euro. In ogni caso, per i sindaci l’eliminazione dell’obbligo di nomina legato al capitale determina la cessazione dell'incarico solo al termine del triennio di nomina.

È quanto si prevede nelle prime due massime redatte dalla commissione diritto societario del notariato di Roma in merito alle modifiche apportate al codice civile dal D.L. n. 91 del 24 giugno 2014.

Terza massima. I sistemi «semplificati» di valutazione previsti dall’art. 2343-ter c.c., che consentono di fare a meno della relazione di stima per i conferimenti di valori mobiliari ovvero di strumenti del mercato finanziario o per i conferimenti al fair value sono estesi, a mezzo dell’art. 20 del D.L. 24 giugno 2014, n. 91, anche ad altre due casistiche. La prima riguarda i casi di acquisti «pericolosi» ex art. 2343-bis c.c., la seconda concerne le situazioni di trasformazione di società di persone in società di capitali ex art. 2500-ter c.c.. In entrambe le fattispecie è possibile evitare la relazione giurata purché la valutazione volontaria, sia essa redatta ad hoc, che già preesistente per altri fini, provenga da un esperto indipendente dotato di adeguata e comprovata professionalità. Nella trasformazione i sei mesi entro cui riferire la stima si computano dalla data della delibera di trasformazione. Gli amministratori possono eseguire il controllo della stima nel termine di 30 giorni dalla iscrizione della relativa delibera al Registro delle Imprese.

 

3) Salvo l’imprenditore che ha concordato la rateizzazione del debito con Equitalia

La Cassazione prende coscienza della crisi finanziaria. Non risponde infatti di omissione contributiva l’imprenditore che ha concordato la rateizzazione del debito con Equitalia, ancor prima dell’accertamento da parte dell’Inps.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 32598 del 23 luglio 2014, ha respinto il ricorso della Procura di Trieste. È quindi divenuta definitiva l’assoluzione di un imprenditore del capoluogo giuliano che aveva commesso un’omissione contributiva pari a 933 euro.

L’uomo aveva rateizzato il debito con Equitalia ancora prima di ricevere la raccomandata dall’Inps. Questa circostanza ha fatto si che venisse meno il dolo in quanto l’accordo con la società di riscossione ha creato in lui la convinzione di non essere più punibile per l’infrazione contributiva. Sul punto la Suprema Corte ha sottolineato che «la rateizzazione, che rappresenta una manifestazione del favore legislativo verso i contribuenti in temporanea difficoltà economica, ai quali viene offerta la possibilità di regolarizzare la propria posizione tributaria senza incorrere nel rischio di insolvenza, comporti la sostituzione del debito originario con uno diverso, conseguendone un effetto novativo non dissimile da quello che si produce in seguito all’accoglimento della domanda di condono (posto che detta accettazione, se seguita dal pagamento della prima rata, comporta la definitiva sostituzione dell’obbligazione assunta dal contribuente all'obbligazione tributaria originaria». Sul punto lo stesso Consiglio di Stato, con la sentenza n. 15/2013, ha precisato che, sul versante tecnico, la rateizzazione del debito, sia pure di natura tributaria e non previdenziale, si traduce in un beneficio che, una volta accordato, comporta la sostituzione del debito originario con uno diverso, secondo un meccanismo di stampo estintivo-costitutivo che dà la stura a una novazione dell'obbligazione originaria. In particolare, si è aggiunto come l’ammissione alla rateizzazione, rimodulando la scadenza dei debiti e differendone l'esigibilità, implichi la sostituzione dell'originaria obbligazione a seguito dell’insorgenza di un nuovo rapporto obbligatorio secondo i canoni della novazione oggettiva di cui agli artt. 1230 del codice civile.

 

4) Equipollenza commercialisti-revisori: parere del Consiglio di stato

Commercialisti-revisori, equipollenza titoli a metà

Ve bene l’equipollenza commercialisti-revisori, ma solo per gli aspiranti alla professione contabile che avranno pazienza di aspettare 36 mesi, e concludere quindi il tirocinio obbligatorio per diventare anche revisore legale.

Lo ha precisato il Consiglio di stato che nel suo parere n. 00124/14, comunque positivo, allo schema «di decreto del ministro della giustizia recante il regolamento per l’attuazione della disciplina legislativa dell’esame di idoneità professionale per l’abilitazione all’esercizio della revisione legale», chiede a Via Arenula di riformulare proprio quel passaggio relativo all’equipollenza commercialisti-revisori. E di specificare che per i commercialisti «rimane fermo l’obbligo di aver completato il previsto tirocinio previsto per l’accesso all’esercizio dell’attività di revisore legale».

L’iter del provvedimento. Un testo in realtà pronto da oltre un anno e sul quale si è consumato un contrastato braccio di ferro non solo tra le categorie interessate (commercialisti e revisori), ma anche tra governo e parlamento con un conseguente allungamento dei tempi. A fare da sfondo alla disputa, poi, un parere della Commissione europea secondo il quale un’eventuale norma nazionale che avesse stabilito l’equipollenza senza esame integrativo si sarebbe posta in contrasto con la direttiva 2006/43. Oggetto della contesa, infatti, proprio quel principio dell’equipollenza che, finora, aveva permesso agli iscritti all’albo di accedere al registro in maniera automatica. Un principio azzerato nella prima versione del testo e ora riformulato. Il provvedimento nella sua versione definitiva, infatti, ha dovuto tenere conto di quanto stabilito dal decreto mille proroghe (D.L.150/13) che ha previsto per i commercialisti l’accesso al registro dei revisori «senza la previsione di maggiori oneri e di nuove sessioni di esame».

 

5) La nuova disciplina Iva nel settore dell’editoria

Sono arrivati i chiarimenti del fisco sul trattamento Iva per le vendite di prodotti editoriali effettuate dall’1 gennaio 2014, alla luce delle misure introdotte dal D.L. n. 63 del 2013.

Tra i temi affrontati dall’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 23/E del 24 luglio 2014, vi sono alcune modifiche al regime semplificato di imposizione e riscossione dell’Iva (“monofase”) per il commercio, nel territorio dello Stato, di quotidiani, periodici, libri e relativi supporti integrativi e cataloghi. Il documento di prassi si sofferma sulla nuova definizione di supporto integrativo e specifica quale aliquota Iva sia da applicare ai prodotti editoriali venduti in abbinamento a beni diversi dai supporti integrativi, con prezzo indistinto e in unica confezione.

Come funziona l’Iva semplificata

Secondo il regime semplificato, l’Iva si calcola in relazione al numero delle copie vendute, consegnate o spedite, diminuito di una percentuale (pari al 70% per i libri e all’80% per i giornali quotidiani e periodici) a titolo di resa. L’imposta è dovuta dall’editore in base al prezzo di vendita al pubblico del prodotto editoriale. In assenza del prezzo di vendita, non si applica il regime speciale. Questo regime riguarda il commercio di quotidiani, periodici, cataloghi, libri e supporti integrativi.

Definizione di supporto integrativo

Nella nuova definizione di supporto integrativo rientrano i nastri, i dischi, le videocassette e gli altri supporti sonori, videomagnetici o digitali venduti (come per esempio i Cd-rom), anche gratuitamente, in unica confezione, insieme ai libri per le scuole di ogni ordine e grado e per le università e ai libri per persone con disabilità visive. Ai supporti integrativi si applica il regime speciale con le stesse modalità previste per i libri, cioè con forfetizzazione della resa e aliquota Iva ridotta del 4%. La circolare precisa inoltre che la nuova disciplina Iva, modificando la definizione di supporto integrativo, limita l’applicazione del regime speciale alla sola cessione di supporti integrativi che presentano carattere di complementarità rispetto al prodotto editoriale cui sono abbinati, che sono venduti a un prezzo indistinto e non sono commercializzabili separatamente.

Prodotti editoriali in abbinamento con altri beni

Dal primo gennaio 2014, in caso di quotidiani, periodici e libri venduti insieme a beni diversi dai supporti integrativi, con prezzo indistinto e in unica confezione, l’imposta si applica con l’aliquota propria per ciascuno dei beni ceduti e non più con quella del regime speciale. L’Iva si applica nei modi ordinari se il costo del bene venduto insieme al prodotto editoriale supera il 50% del prezzo dell’intera confezione.

Prodotti editoriali elettronici

I prodotti diffusi per via telematica e oggetto di commercio elettronico diretto come per esempio gli e-book, sono da considerarsi, ai fini Iva, come prestazioni di servizi alle quali non è applicabile il regime speciale. L’Iva va quindi pagata con aliquota ordinaria.

Cd-rom

Il regime speciale si applica anche ai libri registrati su Cd, Cd-rom o qualsiasi supporto fisico analogo, che riproduca le informazioni contenute nei libri stampati.

Sono esclusi dal regime semplificato, invece, i supporti fisici che riproducono esclusivamente suoni e voci (Cd musicale) senza alcun collegamento a un libro stampato.

Esclusi

Il regime monofase, secondo la circolare, non riguarda:

- le cessioni di prodotti editoriali, abbinati a beni diversi dai supporti integrativi, quando il costo del bene ceduto insieme alla pubblicazione supera il 50% del prezzo dell’intera confezione;

- le cessioni intra-Ue e le esportazioni di prodotti editoriali;

- le prestazioni di intermediazione con rappresentanza relative alle operazioni di commercializzazione dei prodotti editoriali;

- le attività diverse dalla commercializzazione di prodotti editoriali (ad esempio, la distribuzione gratuita di giornali in virtù di contratti di pubblicità stipulati fra editore e inserzionisti pubblicitari);

- i prodotti editoriali elettronici.

Aliquota ridotta

Per sostenere il settore, l’aliquota ridotta del 4% prevista per cessioni e importazioni di prodotti editoriali, è estesa, a prescindere dai requisiti per l’applicazione del regime monofase, anche ad attività di contorno, come le prestazioni di composizione, montaggio, duplicazione, legatoria e stampa (n. 35 della tabella A, parte II, allegata al Dpr 633/1972) e i contratti d’opera o appalto per la realizzazione di un prodotto editoriale (n. 18 della tabella A).

A differenza di quanto avviene per i libri, resta invece ordinaria l’aliquota Iva per quotidiani, periodici e cataloghi registrati su cd, cd-rom o altro supporto analogo.

A forfait o sul venduto

Tra le novità, spicca la riorganizzazione della tassazione dei beni ceduti con le pubblicazioni, che condiziona l’applicazione dei due meccanismi del monofase adottabili per la determinazione dell’imposta.

La platea dei prodotti con il calcolo del tributo basato sul “venduto” si amplia, infatti, sia a seguito delle limitazioni che la nuova disciplina fa a proposito dei “supporti integrativi” sia a causa dell’applicazione dell’aliquota propria del prodotto ceduto unitamente al giornale, a prescindere dal suo costo: è stata in pratica superata la distinzione tra beni il cui costo è inferiore al 50% dell’intera confezione e beni che oltrepassano tale limite.

Per semplificare, in seguito all’abrogazione dell’ultimo periodo dell’articolo 74, primo comma, lettera c), del Dpr 633/1972, niente determinazione forfetaria e no all’aliquota del 4%, per la commercializzazione di prodotti editoriali ceduti congiuntamente a beni, diversi dai supporti integrativi, a essi funzionalmente connessi. La regola non vale per le cessioni di prodotti con allegati aventi le caratteristiche di una pubblicazione a stampa; il fascicolo, in questo caso, viene considerato un unico prodotto editoriale.

Dunque, l’Iva è dovuta in relazione al numero delle copie consegnate o spedite, diminuito di una percentuale di forfetizzazione della resa in caso di cessioni:

- libri (80% di resa);

- quotidiani e periodici diversi dai pornografici e da quelli ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi (70% di resa);

- libri (dall’1 gennaio 2014) per le scuole di ogni ordine e grado e testi universitari ceduti unitamente a supporti integrativi (70% di resa).

I prodotti restituiti “forfettizzati” e ricommercializzati non sono imponibili, a meno che non vengano riproposti con veste editoriale diversa.

L’editore è invece tenuto a corrispondere l’imposta in base al venduto per le cessioni di:

- giornali e periodici pornografici;

- cataloghi;

- prodotti editoriali da parte di associazioni dilettantistiche e associazioni senza scopo di lucro che hanno esercitato l’opzione per avvalersi del regime di favore previsto dalla legge 398/1991, determinando in modo forfettario la detrazione dell’Iva giornali quotidiani, periodici (anche pornografici) e libri venduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi, ai quali, dall’1 gennaio 2014, lo ricordiamo, si applica l’aliquota propria di ciascuno dei beni venduti.

Allegato

Con le modifiche apportate all’articolo 74, è stata unificata la regola per la determinazione dell’aliquota Iva da applicare in caso di cessione di quotidiani, periodici e libri insieme a beni diversi dai supporti integrativi.

Il costo dell’allegato non rileva più (prima si faceva differenza a seconda se il bene era di costo superiore o inferiore al 50% del prezzo complessivo della confezione) e, in ogni caso, l’aliquota è quella di ciascuno dei beni ceduti.

Per calcolare l’Iva sui prodotti abbinati, diversi dai supporti integrativi, a fronte di un prezzo di vendita unico, occorre quantificare distintamente il costo di produzione o acquisto del singolo bene ceduto con il fascicolo, così come indicato dalla circolare 328/1997, in modo da poter rapportare tale dato al prezzo complessivo.

L’imponibile è la differenza tra il prezzo della confezione e il costo del bene.

Se il costo supera il 50% del prezzo dell’intera confezione, si applicabile l’Iva nei modi ordinari.

Supporto integrativo non è on line né scaricabile da internet

La circolare spiega nel dettaglio come, a seguito delle modifiche, dal 2014, devono essere tassati i supporti integrativi.

In base alla nuova definizione, il supporto integrativo può essere abbinato soltanto a determinate categorie di libri (scolastici, universitari - compresi i dizionari - e per disabili visivi) e non più a giornali e periodici.

D’altro canto, al passo con i tempi, la categoria ha allargato gli orizzonti e, attualmente accoglie tutti “i nastri, i dischi, le videocassette e gli altri supporti sonori, videomagnetici o digitali ceduti, anche gratuitamente, in unica confezione, a condizione che i beni unitamente ceduti abbiano prezzo indistinto e che, per il loro contenuto, non siano commerciabili separatamente”.

Questo tipo di dispositivi segue le sorti del testo: per loro, perciò, regime speciale con forfettizzazione della resa e aliquota al 4%.

A questo punto, però, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto opportuno chiedere al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, quali sono i criteri da adottare per individuare i libri scolastici.

In base alla risposta del Miur, l’Agenzia conclude che il monofase, con forfettizzazione della resa e aliquota ridotta, è applicabile, per quanto riguarda i libri adottati da scuole di ogni ordine e grado (e loro supporti integrativi):

- ai testi cartacei o su qualsiasi altro supporto fisico;

- ai testi in forma mista, composti da una parte cartacea e da una parte di contenuti digitali integrativi.

Rimangono fuori i manuali esclusivamente digitali e le loro integrazioni informatiche.

Se però il supporto che completa l’opera è fruibile soltanto on line o scaricabile da internet, la fornitura del prodotto è considerata una prestazione di servizi e, qualora preveda il pagamento di un corrispettivo, è tassata con aliquota ordinaria.

Regime ordinario per le operazioni intra-Ue

Per le transazioni interne alla Comunità europea, sono confermate le regole e i requisiti stabiliti dagli articoli 37 e seguenti del Dl 331/1993. Di conseguenza, nei rapporti tra operatori economici, l’imposta è applicata nello Stato membro di destinazione dei beni in base alle aliquote e alle condizioni lì vigenti ed è dovuta da chi riceve la merce.

In caso di cessione, l’editore deve assolvere gli adempimenti e rispettare la tempistica previsti per le operazioni realizzate in ambito Ue, riportando sulle fatture l’annotazione “operazione non imponibile” e annotando, distintamente per ciascuna testata, titolo o numero e per ciascun giorno, il numero delle copie cedute senza applicazione dell’imposta (articoli 41 e 58 del Dl 331/1993).

Per quanto riguarda gli acquisti da Paesi comunitari, occorre distinguere i prodotti editoriali destinati alla successiva commercializzazione da quelli che, superato il confine, hanno raggiunto la loro meta finale.

Nel caso in cui libri e riviste terminano il loro viaggio con la consegna al cessionario italiano, l’Iva è dovuta da quest’ultimo sulla base del prezzo di vendita al pubblico nello Stato e non è detraibile.

Se invece la merce subisce altre transazioni, occorre considerare se l’acquirente adotta il criterio di calcolo dell’imposta sul venduto o applica la forfetizzazione della resa.

L’Iva è comunque assolta con il metodo dell’inversione contabile (articoli 46 e 47 del Dl 331/1993) e non è detraibile, per cui non occorre l’annotazione nel registro degli acquisti; per le successive vendite in Italia, non è richiesta l’emissione della fattura.

La circolare affronta anche il problema delle “vendite a distanza” effettuate da editori comunitari nei confronti di consumatori

finali italiani. In questi casi, non si tratta di acquisti intra-Ue e l’imposta si applica in Italia, sempre che venga superata la soglia annua di 35mila euro ovvero in caso di opzione da parte del cedente comunitario. Questo, prima di vendere a privati consumatori, deve identificarsi ai fini Iva in Italia, tramite nomina di un rappresentante fiscale o l’identificazione diretta. Per tali cessioni, si applica il regime monofase.

Esportazioni e importazioni extra-Ue

La disciplina esclude le cessioni di prodotti editoriali italiani venduti all’estero dal regime speciale, facendole automaticamente sottostare al normale iter dettato dall’articolo 8, comma 1, lettera a), del Dpr 633/1972. Di conseguenza, le fatture degli esportatori del settore con marchio made in Italy devono essere provviste dell’annotazione “operazione non imponibile”.

Per quanto riguarda le importazioni extra-Ue, il soggetto passivo va individuato nell’importatore, che poi commercializzerà le pubblicazioni nel territorio dello Stato, o nel distributore italiano di giornali e altri prodotti, ricevuti anche per via telematica.

Se un operatore non residente incarica della stampa della pubblicazione un soggetto residente, per la successiva commercializzazione, soggetto passivo è:

il rappresentante della stabile organizzazione in Italia dell’operatore estero l’operatore estero, se identificato ai fini Iva il rappresentante nominato ai sensi dell’articolo 17, terzo comma, Dpr 633/1972.

Le importazioni dei prodotti editoriali sono tra le operazioni che hanno risentito delle modifiche entrate in vigore dall’1 gennaio 2014.

In base alla vecchia disposizione e a quanto chiarito dalla circolare 328/1997, in coerenza con l’articolo 5 del Dm 9 aprile 1993, l’importatore italiano, ai fini Iva, era considerato, al tempo stesso, acquirente e primo cedente nazionale nel caso provvedesse alla successiva commercializzazione e distribuzione delle pubblicazioni, rivestendo un ruolo equiparato a quello dell’editore.

Secondo la vecchia lettura dell’articolo 74 del Dpr 633/2014, l’imposta era assolta in dogana sulla base del prezzo al pubblico e delle copie importate, con valore diminuito a titolo di forfettizzazione della resa.

A seguito delle modifiche normative, anche alle pubblicazioni provenienti dall’estero, vendute insieme a beni diversi ai supporti integrativi, non è più possibile applicare il sistema della resa forfetaria. Pertanto, gli importatori devono assolvere l’Iva in dogana sulla base del prezzo di vendita al pubblico sulla totalità dei prodotti importati; tale imposta non è detraibile.

 

6) Lavoratori stranieri partecipanti all’ESPO: definite le procedure di ingresso

Il Ministero del Lavoro - di concerto con il Ministero dell’Interno - ha definito, con la circolare congiunta del 21 luglio 2014, le procedure di ingresso per i Lavoratori stranieri partecipanti all’Esposizione Universale di Milano del 2015. Tali ingressi vengono resi possibili grazie alla definizione delle procedure per l’invio delle domande e la messa a disposizioni, sul sito del Ministero dell’Interno, dei relativi moduli.

Il decreto di Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale ed altre categorie per l’anno 2014 ha previsto, all’articolo 2, l’ammissione sul territorio nazionale di 2.000 lavoratori stranieri partecipanti all’Esposizione Universale di Milano del 2015.

La circolare chiarisce che l’ingresso nell’ambito di tali quote è consentito ai lavoratori stranieri che si occupano della costruzione, dell’allestimento e del successivo smantellamento dei padiglioni Expo. Gli ingressi saranno possibili per la costruzione e l’allestimento fino al 31 marzo 2015 e per il successivo smantellamento dal dicembre 2015 fino al completo esaurimento dell’attività di smantellamento e, comunque, non oltre il 30 giugno 2016.

La procedura

Molte le novità rispetto alle ordinarie procedure di ingresso, alcune già rese note nelle linee guida “Expo Milano 2015”.

Le aziende che lavorano alla costruzione ed all’allestimento dell’EXPO 2015, chiarisce la circolare, per ottenere l’ingresso del lavoratore straniero devono rivolgersi al Commissario Generale di Expo, o al Commissario di Sezione dei Paesi Partecipanti o al Direttore dei Partecipanti non Ufficiali, che disporranno delle credenziali per la compilazione dei moduli di domanda.

Tali figure rappresentano, ai fini dei procedimenti in argomento, i garanti del puntuale rispetto, da parte delle aziende operanti nel Padiglione di pertinenza, della normativa italiana in materia di condizioni di lavoro, sicurezza sul lavoro e tutela assicurativa e previdenziale, prevista a favore dei lavoratori.

Tipologie di ingresso consentite

Due le tipologie di ingresso consentite:

Assunzione di lavoratori stranieri da parte di aziende italiane o stabilite in Italia

La comunicazione deve essere inviata compilando il modello EXPO-A. Dopo il controllo di sicurezza effettuato dalla Questura, l’impegno della quota avviene automaticamente, senza la necessità del rilascio del parere da parte della Direzione Territoriale del Lavoro. La comunicazione verrà, quindi, inviata alla Rappresentanza Consolare Italiana del Paese di residenza del lavoratore straniero, che rilascerà il visto di ingresso per lavoro subordinato.

Il lavoratore entrato per lavoro subordinato, entro 8 giorni dall’ingresso in Italia dovrà quindi recarsi, unitamente al legale rappresentante della Ditta richiedente, presso la sede dedicata dello Sportello Unico dell’Immigrazione presso le strutture di Expo per la firma del contratto di soggiorno per lavoro con cui si assolve anche alla comunicazione obbligatoria di assunzione

Contestualmente verrà rilasciato al lavoratore il modulo già precompilato di richiesta di permesso di soggiorno per lavoro (modello 209 EXPO 2015), che dovrà essere spedito presso l’Ufficio Postale per il successivo inoltro alla Questura.

Distacco di lavoratori stranieri dipendenti da aziende straniere

La comunicazione deve essere inviata compilando il modello EXPO-D, nel quale possono essere scelte due diverse tipologie di distacco:

- Distacco di un lavoratore dipendente da azienda straniera presso la sede dell’azienda stabilita in Italia.

- Distacco di un lavoratore dipendente da azienda straniera che non ha filiali in Italia.

In entrambi i casi, dopo il controllo di sicurezza effettuato dalla Questura la comunicazione viene inviata alla Rappresentanza Consolare Italiana del Paese di residenza del lavoratore straniero, che rilascerà il visto di ingresso per lavoro subordinato.

Anche nel caso di distacco il lavoratore, entro 8 giorni dall’ingresso in Italia, deve recarsi presso la sede dedicata dello Sportello Unico dell’Immigrazione per il ritiro del modulo già precompilato di richiesta di permesso di soggiorno per lavoro (modello 209 EXPO 2015), che dovrà essere spedito presso l’Ufficio Postale per il successivo inoltro alla Questura.

In tal caso non è prevista né la firma del contratto di soggiorno per lavoro né l’invio della comunicazione obbligatoria di assunzione.

 

7) Detrazione Irpef per inquilini in alloggi sociali

Secondo quanto stabilito dall’art. 7 della Legge n. 80/2014, agli inquilini, titolari di contratti di locazione di alloggi sociali adibiti a propria abitazione principale ed aventi un reddito complessivo non superiore a € 30.987,41, spetta una detrazione variabile in funzione del Reddito Complessivo (RC):

- se il RC non supera € 15.493,71, la detrazione è di € 900;

- se il RC supera € 15.493,71 ma non € 30.987,41 la detrazione è di € 450.

La detrazione è riconosciuta limitatamente al triennio 2014 - 2016 e spetta a seguito di apposta richiesta da effettuare:

- se l'inquilino è un lavoratore dipendente senza altri redditi, al datore di lavoro;

- negli altri casi, in dichiarazione dei redditi secondo quanto già previsto per le altre detrazi­oni derivanti da contratti di locazione (art. 16 DPR 917/86).

Sono alloggi sociali le unità immobiliari ad uso residenziale in locazione permanente avente la fun­zione di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, non in grado di acced­ere alla locazione di alloggi nel libero mercato (DM 22 aprile 2008).

 

8) Al via la sospensione dei termini processuali

Per i termini processuali sta per scattare il consueto stop di metà estate, previsto dall’articolo 1 della legge 742/1969: il conteggio dei giorni – per depositare atti e documenti – si interrompe alla fine di luglio, per ricominciare dal 16 settembre.

La sosta estiva vale anche per i tempi delle liti fiscali. Stessa sospensione dei termini (dall’1 agosto al 15 settembre), quindi, anche per il contenzioso tributario.

Ferma restando, in ogni caso, la possibilità per l’Agenzia delle entrate e per Equitalia di notificare avvisi di accertamento e cartelle di pagamento.

Articolo 1, legge 742/1969

Il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie e a quelle

amministrative è sospeso di diritto dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno, e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. La stessa disposizione si applica per il termine stabilito dall’articolo 201 del codice di procedura penale.

Però, bisogna ricordare che per alcune materie, indicate dall’articolo 92 della legge sull’ordinamento giudiziario (regio decreto n. 12/1941), la sospensione feriale dei termini processuali è espressamente esclusa.

Processo tributario

Sono sospesi tutti i termini entro i quali le parti possono procedere al deposito degli atti previsti nel contenzioso tributario in ogni grado di giudizio, a partire dalla Commissione tributaria provinciale fino alla Cassazione.

Anche per il deposito di documentazione o memorie illustrative, la tempistica rimane “sospesa” durante il periodo estivo, mentre nel caso di accertamento con adesione, ai 90 giorni di “blocco” previsti dal momento della presentazione dell’istanza di impugnazione dell’atto, si sommano quelli rientranti nel periodo di pausa estiva.

Adempimenti fiscali

Più brevi le ferie per i termini di versamento e di presentazione delle dichiarazioni o denunce fiscali: le scadenze che cadono nel periodo compreso fra l’1 e il 20 agosto sono state stabilmente differite all’ultimo giorno di questo intervallo di tempo, il 20 appunto, senza che sia dovuta alcuna maggiorazione (articolo 3-quater, Dl 16/2012).

Mediazione tributaria

Da quest’anno (più precisamente, per gli atti notificati a decorrere dal 2 marzo 2014), per effetto delle modifiche normative apportate dalla Stabilità 2014 (articolo 1, comma 611, legge 147/2013) alla mediazione tributaria (articolo 17-bis del Dlgs 546/1992), la sospensione feriale dei termini processuali dall’1 agosto al 15 settembre, diversamente da quanto previsto dalla previgente disciplina, trova applicazione – benché si tratti di una fase amministrativa e non processuale – anche in riferimento al termine di 90 giorni entro il quale deve concludersi il procedimento di mediazione, il Fisco cioè deve decidere se accogliere o meno la richiesta.

Per questo tipo di procedimento, restano ovviamente “congelati” i termini processuali, quali quelli relativi alla proposizione dell’istanza o il deposito del ricorso in commissione.

Come opera la sospensione

Nel caso in cui il termine di impugnazione di un atto o di una sentenza (che, a pena di inammissibilità, deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica) sia antecedente all’inizio del periodo feriale, o scada durante tale periodo, si conteggiano i giorni fino al 31 luglio, sospendendo poi il conteggio dal 1° agosto fino al 15 settembre, e si continua il calcolo dal 16 settembre in poi.

Se il termine iniziale è compreso all’interno del periodo feriale, si comincia a contare i giorni a partire dal 16 settembre.

 

9) Chiarimenti sulla prova della fuoriuscita del bene dal territorio dello Stato nell’ambito delle cessioni intra-UE

Se manca il documento di trasporto, è necessario un atto che dimostri, con sufficiente evidenza, che il bene è uscito dal territorio e ha raggiunto il Paese di destinazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 71/E del 24 luglio 2014, emanata a seguito di una istanza di interpello.

In particolare, viene affermato che una società che vende una barca da diporto a un soggetto Iva francese, con trasferimento nel Paese di destinazione effettuato dallo stesso cessionario, in assenza del documento di trasporto ufficiale (Cmr), per provare l’uscita del bene dal territorio dello Stato, deve fornire, tra l’altro, una dichiarazione resa dall’acquirente (accompagnata da idonea documentazione, ad esempio un contratto di ormeggio con il porto estero), che attesti l’avvenuto trasferimento fisico dell’imbarcazione.

Il cedente, inoltre, dovrà custodire ed esibire, in caso di controllo, anche i documenti ufficiali: la fattura, il documento bancario, il contratto di vendita, il passaggio di proprietà, l’atto da cui risulta la cancellazione dal registro italiano e quello che attesta l’avvenuta iscrizione nel registro francese, il modello Intrastat relativo alle operazioni intracomunitarie.

La società venditrice che ha formulato l’istanza di interpello riteneva che, in assenza del documento ufficiale di trasporto, fosse sufficiente esibire, in caso di un eventuale controllo, la richiesta di nulla osta al registro italiano per il cambio di iscrizione, il contratto di vendita con il corrispettivo pattuito, la fattura, il modello Intrastat relativo alla cessione, la cancellazione dal registro italiano e la richiesta di trascrizione del natante al registro francese.

L’Agenzia ritiene che i documenti indicati dall’istante non siano sufficienti. In particolare, la richiesta di cancellazione dal registro italiano, necessaria alla dismissione della bandiera, non proverebbe che la barca ha lasciato effettivamente le acque territoriali, e una delle condizioni necessarie per applicare il regime di non imponibilità alle cessioni intracomunitarie è proprio l’effettiva movimentazione dei beni da un Paese all’altro.

Al riguardo, la risoluzione evidenzia che, in assenza di una specifica disposizione normativa, la prassi amministrativa ha previsto che, per dimostrare l’uscita di un bene dal territorio dello Stato, può costituire prova idonea il documento di trasporto, anche elettronico (vedi risoluzioni n. 345/2007 e n. 19/2013).

Se, tuttavia, come nel caso esaminato, il bene è trasferito direttamente dall’acquirente e, quindi, non c’è documento di trasporto, l’effettiva uscita fisica dello stesso dall’Italia va provata in altro modo: una dichiarazione rilasciata dal cessionario, corredata da un contratto di ormeggio nel porto estero di destinazione, è documento idoneo ad attestare che l’imbarcazione ha lasciato il territorio nazionale e ha raggiunto quello francese.

 

10) Aliquota Iva per cessioni di preparazioni a base di riso

Risotti pronti, con Iva al 4%. E’ questo il chiarimento fatto dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 72/E del 24 luglio 2014.

Dunque, i preparati per risotti, quelli che dopo pochi minuti di cottura possono essere serviti e consumati, guadagnano, dopo il benestare delle Dogane, l’aliquota Iva ridottissima (4%). Il motivo risiede, tra l’altro, nella preponderante percentuale di riso in grani presente in tali preparati, percentuale che si attesta nella maggior parte dei casi sopra l’80% e mai sotto il 45%.

Ad esempio, si legge nel documento di prassi, nei preparati per il risotto alla milanese, la quantità di riso in grani presente (parboiled o non, precotto, totalmente o parzialmente, o altrimenti trattato) può raggiungere il 97%, mentre solo in prodotti classificabili in particolari categorie merceologiche, come la paella, può scendere a quota 45%. Oltre al cereale in argomento, poi, nei preparati per risotti, ci sono principalmente ingredienti comuni a tutte le preparazioni (sale, aromi, spezie, eccetera), con l’eventuale aggiunta di sostanze “distintive” (verdure, carne o pesce). Infine, questi prodotti sono ceduti come preparazioni a base di riso già ricettate.

In sostanza, i risotti pronti sono ben diversi da altri tipi di “piatti” dove il cereale, pur presente, non è in forma di grani o non ha le caratteristiche delle preparazioni a base di riso, oppure nel caso in cui non è l’ingrediente principale della ricetta (in queste ipotesi, la voce doganale di riferimento è la 2106). I preparati così come sopra descritti possono, invece, rientrare nella

classificazione 1904, che offre il lasciapassare all’aliquota Iva del 4%, in quanto “prodotti a base di cereali ottenuti per soffiatura o tostatura (per es. “corn flakes”); cereali (diversi dal granturco) in grani o in forma di fiocchi oppure di altri grani lavorati (escluse le farine, le semole e i semolini), precotti o altrimenti preparati, non nominati né compresi altrove”.

Tanto premesso, per la legittimazione dell’aliquota Iva al 4% applicabile alla commercializzazione di tali prodotti, veniamo alla conferma data dalle norme: si tratta del richiamo contenuto nel n. 9) della tabella A, parte II, allegata al Dpr 633/1972, alla voce doganale ex 21.07.02, perfettamente corrispondente alla voce 1904 9010 della tariffa doganale vigente, nella quale l’Agenzia delle Dogane ha fatto rientrare i “preparati per risotti”.

La considerazione è che quando il “piatto” pronto a base di riso in grani, pur con l’aggiunta di ulteriori ingredienti e condimenti, non subisce mutazioni sostanziali, cioè se il cereale si vede e si gusta così com’è, l’Iva resta leggera.

Istituito codice tributo per il versamento, con modello F23, dei maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e di sicurezza sul lavoro

Per consentire il versamento, tramite il modello F23, delle suddette somme l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 70/E del 24 luglio 2014, ha istituito il seguente codice tributo:

- “79AT”, denominato “Maggiorazioni delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c) – D.l. 23 dicembre 2013, n. 145”

 

Vincenzo D’Andò