Diario quotidiano del 15 luglio 2014: attenzione, è stato nuovamente aggiornato GERICO2014

Pubblicato il 15 luglio 2014



impiego di carburanti in esenzione da accisa: criteri applicativi del beneficio fiscale; Irdcec: osservatorio economico di aprile 2014; Exit Tax: le principali novità contenute nel DM 2 luglio 2014; aggiornato software Gerico 2014 e specifiche tecniche; OIC 15, 20 e 21, pubblicati i primi tre principi contabili nazionali; professionisti: deduzione del contributo integrativo?

 Indice:

 1) Impiego di carburanti in esenzione da accisa: criteri applicativi del beneficio fiscale

 2) Irdcec: osservatorio economico di aprile 2014

 3) Exit Tax: le principali novità contenute nel DM 2 luglio 2014

 4) Aggiornato software Gerico 2014

 5) OIC 15, 20 e 21, pubblicati i primi tre principi contabili nazionali

 6) Professionisti: deduzione del contributo integrativo?

 

 

1) Impiego di carburanti in esenzione da accisa: criteri applicativi del beneficio fiscale

Impiego di carburanti in esenzione da accisa, denaturati, e di oli lubrificanti non soggetti a tassazione per la navigazione in acque marine comunitarie per le Unità commerciali noleggiate per diporto battenti bandiera di Paesi non appartenenti all’UE: L’Agenzia delle Dogane, con la circolare n. 10/D del 14 luglio 2014, fornisce i criteri applicativi del beneficio fiscale.

Continuano a registrarsi approdi lungo le coste italiane di yacht con scafi generalmente di grandi dimensioni, aventi nazionalità di immatricolazione extracomunitaria, adibiti a scopi commerciali nel settore turistico e che operano stagionalmente nel nostro Paese, attività che hanno assunto una particolare rilevanza sul piano nazionale.

Posizione doganale della nave destinata all’esercizio di attività commerciale

L’unità navale battente bandiera di un Paese Terzo che viene destinata all’uso di noleggio presuppone, ai fini dell’impiego di carburanti denaturati in esenzione e di oli lubrificanti non soggetti a tassazione, l’importazione definitiva della stessa.

In assenza di una specifica norma convenzionale, nel caso in esame il collegamento con il regime fiscale delle accise e il vincolo dei prodotti utilizzati come carburanti per natanti alle condizioni d’impiego fissate per la fruizione del beneficio non può che avvenire con la previa nazionalizzazione dell’imbarcazione.

Non può essere consentito, infatti, l’impiego di carburante agevolato ai sensi del punto 3 della Tabella A allegata al D.Lgs.n.504/95 quando il mezzo adibito alla navigazione marittima per uso commerciale risulti vincolato al regime di ammissione temporanea, la cui disciplina oltretutto non soddisfa le possibilità d’impiego e la natura dell’utilizzazione attribuita all’unità da diporto.

Pertanto, essendo introdotta nello Stato per essere adibita specificamente ed esclusivamente ad attività commerciale, la nave è oggetto di importazione definitiva seppur senza obbligo di iscrizione nei registri navali nazionali.

Ciò in virtù della modifica apportata dal citato art.60, comma 1, del D.L.n.1/2012, all’art.36, comma 4, del D.P.R. n.43/1973 ai sensi della quale sostanzialmente le navi da diporto battenti bandiera di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, definitivamente importate, sono escluse dal suddetto obbligo.

Requisiti dell’unità di bandiera extracomunitaria

Analogamente a quanto richiesto per le unità da diporto adibite a noleggio già

destinatarie dell’agevolazione, ricorrendo la medesima ratio, anche quelle utilizzate per scopo commerciale battenti bandiera extracomunitaria devono essere in possesso di determinati requisiti per poter impiegare prodotti esenti da imposta.

Campo di applicazione

L’impiego di prodotti energetici in esenzione da accisa, ai sensi del punto 3 della Tabella A allegata al T.U. approvato con D.Lgs. n.504/95, nonché di oli lubrificanti non soggetti a tassazione, secondo quanto fissato dall’art.62, comma 2, del medesimo D.Lgs. n.504/95, da parte delle imbarcazioni in navigazione nelle acque marine comunitarie è disciplinato dal D.M. 16.11.95, n.577, che dispone, esclusivamente per i primi, la previa denaturazione.

Al criterio di carattere generale, consolidato nella disciplina fiscale della fattispecie in esame, deve parimenti rispondere l’impiego delle unità da diporto battenti bandiera extracomunitaria per scopi commerciali.

Con riguardo all’ambito di operatività della citata disposizione, ancora, si chiarisce che l’utilizzo di prodotti energetici denaturati è richiesto nei casi di:

a) navigazione diretta tra porti nazionali, inclusi i tragitti in cui coincidono il porto di partenza e quello di arrivo;

b) navigazione diretta tra porto nazionale e porto comunitario, comprensiva di tragitti includenti acque non comunitarie.

Richiesta di impiego carburanti denaturati e di oli lubrificanti

L’operatore economico proprietario o, se diverso, l’armatore dell’unità commerciale noleggiata che intende fruire dell’agevolazione in esame presenta, prima dell’inizio dell’attività, all’Ufficio delle dogane territorialmente competente sul luogo in cui è stabilito o, se non è stabilito, sul principale centro di attività commerciale o sul luogo in cui la nave abitualmente staziona, una denuncia in duplice esemplare.

Adempimenti procedurali per il rifornimento

Il rifornimento di prodotti energetici denaturati e di oli lubrificanti non soggetti a tassazione alle unità commerciali noleggiate battenti bandiera di un Paese extracomunitario avviene previa presentazione della documentazione di bordo dell’imbarcazione e, in particolare, dell’esemplare della denuncia di avvio dell’attività vistata dall’Ufficio delle dogane nonché del contratto di noleggio.

 

2) Irdcec: osservatorio economico di aprile 2014

L’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti d’impresa (Irdcec), il 14 luglio 2014 ha pubblicato sul proprio sito internet l’ osservatorio economico di aprile 2014.

La ripresa economica mondiale continua a manifestare una dinamica moderata con alcune accelerazioni parziali, come negli Usa, e alcune difficoltà latenti, come nelle principali economie emergenti che scontano un rallentamento della domanda e un peggioramento delle condizioni finanziarie. Nell’area dell’euro, nonostante la politica monetaria più accomodante della Banca centrale europea, fatta eccezione per l’economia tedesca, non vi sono segnali di accelerazione. L’economia italiana continua a manifestare difficoltà strutturali e i nuovi dati congiunturali esprimono chiaramente una condizione economica di fondo stagnante. I principali vincoli alla crescita italiana, unanimemente condivisi, restano le limitazioni del credito alle imprese, il blocco del settore delle costruzioni, il rapporto debito/pil e i rischi legati al ritiro delle misure straordinarie di politica monetaria da parte della Fed e della Bce.

Prodotto interno lordo. Nel primo trimestre 2014, il pil italiano ha subito una contrazione dello 0,1% in termini congiunturali pari a -0,5% su base annua. I consumi sono aumentati dello 0,1%, mentre gli investimenti sono diminuiti dell'1,1%. Le esportazioni sono aumentate dello 0,8% a fronte di un aumento delle importazioni dello 0,3%. La quota di investimenti rappresentata da macchinari e attrezzature ha mostrato una crescita dello 0,5%.

Pressione fiscale. La pressione fiscale ufficiale nel 2013 è risultata pari a 43,8% ed è prevista salire al 44% nel 2014-2015 per poi scendere lentamente nel triennio successivo. La pressione fiscale reale, calcolata al netto del sommerso, nel 2013 è risultata pari al 52,2%, mentre è prevista al 52,4% nel 2014.

Debito Pubblico. 2.119,9 miliardi il debito pubblico a marzo (+12,8 mld. rispetto a febbraio 2014 e +83,9 mld. rispetto a marzo 2013). Il rapporto debito/pil 2013 sale a 132,6% dal 127% del 2012 e continuerà a salire nel 2014 fino a raggiungere il 134,9% del Pil.

Clima di fiducia. È proseguita anche ad aprile la ripresa del clima di fiducia delle famiglie, mentre ha subito un calo il clima di fiducia delle imprese. Nel settore delle costruzioni il clima di fiducia continua a scendere mese dopo mese.

Congiuntura. È negativo l'andamento della produzione industriale a febbraio che perde lo 0,5% in termini congiunturali, con il settore delle costruzioni che fa registrare un -3,7%. Negative anche le vendite al dettaglio (-0,2%) e le esportazioni extra-Ue (-1,2%). Migliora di 0,3 punti il tasso di disoccupazione che scende a 12,7%.

Finanza pubblica. Il DEF 2014 fissa il nuovo obiettivo programmatico del rapporto deficit/pil a -2,6%, 0,1 punti in più rispetto alle previsioni formulate in autunno. Il rapporto deficit/pil si ridurrà progressivamente negli anni successivi sulla base di una correzione prevista, rispetto ai valori tendenziali contenuti nel DEF, di 0,3 punti di Pil nel 2015 e 0,6 punti di Pil nel 2016.

Entrate tributarie. Crescono dell'1,3% ad aprile le entrate tributarie complessive nonostante il calo del gettito delle imposte dirette (-0,5%). L'aumento è dovuto principalmente alle imposte indirette (+2,8%). La sola componente dell'Iva da scambi interni è cresciuta d aprile di +2%. Da segnalare il -2,7% del gettito della ritenuta Irpef dei lavoratori autonomi.

Partite Iva. -2,9% ad aprile le nuove aperture di partite Iva. Prosegue con maggiore vigore rispetto al mese precedente la tendenza al calo delle società di persone (-6,9%) e alla crescita delle società di capitale (+13,1%).

Movimprese e Fallimenti. -0,4% il saldo demografico delle imprese nel primo trimestre dell'anno rispetto al -0,5% del 2013. I fallimenti sono aumentati del 22% e i concordati del 34%.

 

3) Exit Tax: le principali novità contenute nel DM 2 luglio 2014

Il DM 2 luglio 2014 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 156 del 8 luglio 2014) sostituisce il DM del 2 agosto 2013 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 188 del 12 agosto 2013) che ha disciplinato fino ad oggi gli aspetti attuativi del regime fiscale del trasferimento della residenza di soggetti esercenti impresa in altro Stato dell’UE o SEE (c.d. “Exit Tax”): la sostituzione avviene a far data dal 8 luglio 2014, data dalla quale cessa di avere efficacia, di conseguenza, il precedente decreto.

Lo precisa Assonime, con la nota del 11 luglio 2014. Com’è noto, l’art. 166 del TUIR prevede che il trasferimento all’estero della residenza dei soggetti che esercitano imprese commerciali e che comporti la perdita della residenza in Italia ai fini delle imposte sui redditi, costituisce realizzo, al valore normale, dei componenti dell’azienda o del complesso aziendale, salvo che i predetti elementi non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato; analoga imposizione trova applicazione anche nell’ipotesi in cui, successivamente, i componenti confluiti nella stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato ne vengano distolti.

Il nuovo decreto, in particolare, mantiene ferme le tre alternative modalità di riscossione della exit tax (e, cioè, il pagamento immediato delle imposte sui redditi dovute sulla plusvalenza, la rateizzazione della stessa ovvero la sospensione dell’imposizione fino al realizzo dei cespiti trasferiti all’estero) ma, da un lato, modifica ampiamente le regole procedimentali stabilite dal precedente decreto; dall’altro, chiarisce alcuni profili applicativi.

Assonime segnala di seguito le principali novità introdotte dal decreto in esame.

Resta fermo il principio che le imposte sui redditi relative alla plusvalenza sono determinate in via definitiva alla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia o di esistenza in Italia della stabile organizzazione oggetto di trasferimento (e senza tener conto delle minusvalenze e/o delle plusvalenze realizzate successivamente al trasferimento stesso) ma, per evitare fenomeni di doppia imposizione (o di doppia “non imposizione”) internazionale, da noi segnalati nella Circ. n. 5 del 2014 (par. 6.1.) e dovuti ai diversi criteri di individuazione della residenza fiscale vigenti nei singoli Stati, l’art. 2 chiarisce che, ai fini dell’applicazione della disciplina di cui all’art. 166 del TUIR, il trasferimento della residenza è determinato tenendo conto delle Convenzioni in materia di doppia imposizione sui redditi vigenti tra l’Italia e gli Stati appartenenti all’UE ovvero aderenti al SEE in cui è spostata l’impresa, nonché di quelle tra i predetti Paesi e gli Stati terzi, ove vigenti.

Il quinto comma dell’art. 1 dispone che le opzioni per la sospensione o la rateizzazione della riscossione non possono essere esercitate distintamente con riferimento a ciascuno degli elementi trasferiti (c.d. cherry picking) come avveniva in base alle regole dettate dal previgente decreto. Vale a dire che attualmente non è più possibile per il contribuente scegliere le modalità di riscossione in modo “atomistico”, con riferimento ai singoli cespiti e/o componenti trasferiti. L’opzione va esercitata per un unico regime che deve obbligatoriamente riguardare tutti gli elementi trasferiti.

Quanto al realizzo, esso naturalmente va verificato distintamente per ciascun bene trasferito all’estero. Rimane ferma, quindi, la regola, già prevista dal precedente decreto, che per individuare in concreto la plusvalenza da recuperare relativa al bene oggetto di realizzo, occorre aver riguardo al rapporto tra il maggior valore del bene e “la sommatoria di tutti maggiori valori” dei beni trasferiti.

Per l’individuazione del momento in cui i singoli elementi si considerano realizzati, se nel precedente decreto occorreva fare esclusivo riferimento all’ordinaria disciplina del TUIR, nel nuovo vengono previste regole più puntuali. In particolare, anche al fine di evitare il rischio di una sospensione d’imposta a tempo indeterminato – rischio da noi già evidenziato nella Circolare n. 5 del 2014 (par. 12) – il comma 6 dell’art. 1 stabilisce che, in ogni caso, il differimento della riscossione non può superare i dieci anni dalla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia dell’impresa: tale momento, dunque, rappresenta ex se evento realizzativo. Entro questa delimitazione temporale, poi, vengono previsti precisi criteri di individuazione del momento di realizzo in ragione delle caratteristiche dei cespiti. In particolare: a) per i beni e i diritti ammortizzabili, inclusi quelli immateriali e l’avviamento, il riferimento è agli esercizi di maturazione delle quote residue di ammortamento, che sarebbero state ammesse in deduzione ai fini dell’ordinaria determinazione del reddito d’impresa, indipendentemente dalla imputazione al conto economico (e per gli strumenti finanziari, anche derivati, diversi da quelli di cui alla successiva lettera b), il maggior valore è suddiviso in quote costanti in base al periodo di durata residua dei medesimi); b) per le partecipazioni e gli strumenti finanziari similari alle azioni, diversi da quelle dell’art. 85 del TUIR, assume rilievo l’esercizio di distribuzione degli utili o delle riserve di capitale; c) per ciascuno dei predetti elementi e per gli altri elementi patrimoniali non soggetti a processo di ammortamento, si ha riguardo all’esercizio in cui si considerano realizzati ai sensi delle disposizioni del TUIR.

In caso di opzione per la rateizzazione della plusvalenza e fermo il venir meno degli obblighi di monitoraggio annuale, il comma 7 dell’art. 1 riduce il periodo di rateizzazione da dieci a sei anni, stabilendo che le imposte sui redditi oggetto di rateizzazione sono versate in sei rate annuali di pari importo.

L’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 1 chiarisce che gli interessi (di cui all’art. 20 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 e, cioè, previsti all’art. 5, primo comma, del DM 21 maggio 2009, nella misura del 4% annuo), la cui debenza era prevista in precedenza solo in caso di rateizzazione, sono dovuti sia in caso di sospensione che di rateizzazione e devono essere calcolati sull’importo dell’imposta sospesa o rateizzata.

Per quanto attiene all’obbligo di prestare garanzie al fine di usufruire dei regimi di favore, il successivo comma 9 dell’art. 1 demanda ad uno o uno o più provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate l’individuazione, tra l’altro, delle modalità di rilascio e di prestazione delle garanzie sia ai fini del riconoscimento della sospensione, che del versamento rateale nonché la possibilità di prevedere ulteriori cause di decadenza della sospensione connesse al venir meno delle garanzie o alla mancata presentazione delle stesse.

Il comma 8 dell’art. 1, da un lato, estende il regime di decadenza – prima previsto solo in relazione all’ipotesi della sospensione dalla riscossione – anche alla rateizzazione; dall’altro, aggiunge ulteriori fattispecie di decadenza rispetto a quelle già contemplate nel precedente decreto (e, cioè, il trasferimento di sede in uno Stato diverso dall’UE o dal SEE, la liquidazione o l’estinzione del soggetto estero, il conferimento, la fusione o la scissione che comportino il trasferimento dell’azienda ad altro soggetto residente in uno Stato diverso da quelli sopra richiamati), prevedendo che la decadenza dai benefici si verifichi anche nell’ipotesi in cui si apra una procedura di insolvenza dell’impresa ovvero, per le società di cui all’art. 5 del TUIR, in caso di cessione delle quote da parte dei soci.

L’art. 3 precisa, infine, che la nuova disciplina si applica ai trasferimenti di residenza effettuati nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 8 luglio 2014 e, quindi, a decorrere dal 2015 e prevede una disciplina “transitoria” per i contribuenti che hanno già esercitato l’opzione per la sospensione o la rateizzazione della plusvalenza secondo la disciplina procedimentale previgente e che ora devono “rimodulare” la scelta effettuata in funzione delle nuove regole procedimentali (anche con riguardo, quindi, alla necessità che venga esercitata un’unica opzione in relazione a tutti gli elementi trasferiti). In particolare, è stabilito che a decorrere dal 2015: a) in caso di opzione per la rateizzazione, l’ammontare dell’imposta che residua è suddiviso in sei rate annuali; b) in caso di opzione per la sospensione, l’imposta è versata secondo le modalità di cui all’art. 1, comma 6 (di modo che occorrerà verificare il momento di realizzo in ordine ai singoli elementi trasferiti).

 

4) Aggiornato software Gerico 2014

E’ stato aggiornato, ieri, dall’Agenzia delle entrate il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2014.

Il prodotto software GERICO 2014 versione 1.0.3 del 14/07/2014 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 205 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2013. Il software è aggiornato con le modifiche agli studi previste dai DDMM 24/03/2014 e 02/05/2014.

Con la versione 1.0.3 del 14 luglio 2014 vengono recepite le modifiche apportate alle specifiche tecniche con la versione del 14 luglio 2014, ed in particolare:

- per lo studio WD07B sono stati inseriti controlli relativi al quadro C;

- per lo studio VD44U è stato inserito inseriti il controllo tra F00101 e la somma delle percentuali da C00101 a C00301;

- per lo studio WM03B è stato adeguato il controllo relativo alla somma delle percentuali dei campi da D03201 a D03501;

- per lo studio WM04U è stato eliminato il controllo tra i campi D04501 e F00101;

- per lo studio WM07U è stato adeguato il controllo relativo alla somma delle percentuali dei campi da D02101 a D02601;

- per lo studio WD44U è stato inserito il controllo tra i righi D01904 D01905 e D01906;

- viene risolto un problema di installazione in ambiente MAC.

 

5) OIC 15, 20 e 21, pubblicati i primi tre principi contabili nazionali

Il nuovo numero del mensile dei Commercialisti è dedicato all’analisi delle novità in arrivo dall’Organismo italiano di contabilità.

Press dedica il numero di giugno all’analisi dei nuovi principi contabili nazionali, approvati in via definitiva dall’OIC. Si tratta del risultato del lavoro di restyling avviato nel 2010 dall’Organismo italiano di contabilità, con l’obiettivo di tener conto degli sviluppi della materia contabile in seguito all’evoluzione della normativa, degli orientamenti dottrinali e della prassi contabile.

Un lavoro di rivisitazione molto impegnativo da parte dell’OIC, che intende, in via generale, migliorare la struttura dei principi contabili nazionali al fine di renderne più agevole la lettura e facilitare, nello stesso tempo, gli aggiornamenti e le integrazioni alla luce dei cambiamenti legislativi e delle esigenze informative.

Ai Commercialisti, quindi, il compito di prendere subito dimestichezza con i nuovi principi contabili, al fine di svolgere i propri incarichi con competenza e rendere attendibile e credibile la rappresentazione delle dinamiche aziendali, contribuendo così allo sviluppo del sistema.

Tuttavia, molto presto la normativa giuscontabile subirà nuovi cambiamenti a fronte del recepimento della nuova direttiva contabile 34/2013/UE su cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha in questi giorni emesso un documento di pubblica consultazione avviando, di fatto, il processo che sarà portato a termine entro il luglio 2015.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nota del 14 luglio 2014)

 

6) Professionisti: deduzione del contributo integrativo ?

Il contributo integrativo professionale è indeducibile dalle imposte sui redditi. Non è deducibile, ai fini delle imposte sui redditi, il contributo integrativo del professionista, poiché tale costo è in realtà sostenuto dal cliente del professionista medesimo.

Lo ha rimarcato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13465 del 13 giugno 2014.

La vicenda giudiziaria riguarda l’impugnazione da parte di un Commercialista di una cartella di pagamento emessa in esito al controllo formale della dichiarazione dei redditi ex art. 36-ter del DPR n. 600/1973, con la quale veniva disconosciuta la deducibilità, tra i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, del contributo integrativo ex art. 11 della Legge n. 21/1986, il quale prevede che «tutti gli iscritti agli albi dei dottori commercialisti devono applicare una maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel volume di affari ai fini dell’IVA e versarne alla Cassa l’ammontare, indipendentemente dall'effettivo pagamento che ne abbia eseguito il debitore» (comma 1) e che «La maggiorazione di cui al comma 1 non concorre a formare il reddito professionale e non costituisce base imponibile agli effetti dell'IRPEF e dell’IVA» (comma 5).

 

Vincenzo D’Andò