Diario quotidiano del 14 luglio 2014: nuovo sistema di gestione del Durc interno

Pubblicato il 14 luglio 2014

al via la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale; prorata Iva: sentenza della Corte di giustizia Ue sulle spese promiscue; impresa esclusa dall’appalto pubblico se non ha versato 100 euro di contributi; bonus Irpef: chiarimenti delle Entrate sul recupero del credito erogato ai lavoratori; illegittimità costituzionale di alcune sanzioni in materia di orario di lavoro; nuovo sistema di gestione del Durc interno: annullamento PEC; prestazione a favore di lavoratori iscritti alla gestione ex Enpals prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo; fondo di solidarietà per il sostegno del reddito: proroga della sospensione del contributo ordinario al finanziamento per l’anno 2014

 

Indice:

1) Al via la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale

2) Prorata Iva: sentenza della Corte di giustizia Ue sulle spese promiscue

3) Impresa esclusa dall’appalto pubblico se non ha versato 100 euro di contributi

4) Bonus Irpef: chiarimenti delle Entrate sul recupero del credito erogato ai lavoratori

5) Illegittimità costituzionale di alcune sanzioni in materia di orario di lavoro

6) Nuovo sistema di gestione del Durc interno: annullamento PEC

7) Prestazione a favore di lavoratori iscritti alla gestione ex Enpals prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo

8) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito: proroga della sospensione del contributo ordinario al finanziamento per l’anno 2014

 

1) Al via la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale

Il Consiglio dei Ministri, il 10 luglio 2014, ha approvato un disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale.

Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore.

Nello specifico, i decreti attuativi dovranno disciplinare la costituzione, le forme organizzative e di amministrazione e le funzioni degli enti privati che, con finalità ideale e senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, di valorizzazione della partecipazione e di solidarietà sociale, ovvero producono o scambiano beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso forme di mutualità con fini di coesione sociale.

Di seguito i principi e criteri direttivi generali.

I decreti legislativi dovranno:

- riconoscere e garantire il più ampio esercizio del diritto di associazione e il valore delle formazioni sociali liberamente costituite quale strumento di promozione e di attuazione dei principi di partecipazione, solidarietà, sussidiarietà e pluralismo.

- riconoscere e favorire l’iniziativa economica privata, svolta senza finalità lucrative, diretta a realizzare in via principale la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale o d’interesse generale;

- individuare le finalità non lucrative e le attività solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore;

- riorganizzare e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica;

- definire forme e modalità di organizzazione e amministrazione degli enti ispirate ai principi di democrazia, uguaglianza, pari opportunità, partecipazione degli associati e dei lavoratori e trasparenza, nonché ai princìpi di efficienza, di correttezza e di economicità della gestione degli enti;

- prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili e del patrimonio dell’ente, anche in caso di scioglimento del vincolo associativo e di estinzione;

- definire criteri e vincoli di strumentalità dell’attività d’impresa rispetto alla realizzazione degli scopi istituzionali e introdurre un regime di contabilità separata finalizzato a distinguere la gestione istituzionale da quella imprenditoriale;

- individuare specifiche modalità di verifica e controllo dell’attività svolta;

- disciplinare le modalità e i criteri dell’attività volontaria degli aderenti, nonché i limiti e gli obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti e ai compensi;

- riorganizzare il sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del Terzo settore;

Per quanto riguarda l’Attività di volontariato e di promozione sociale i decreti legislativi dovranno prevedere:

- armonizzazione delle diverse discipline vigenti in materia;

- promozione della cultura del volontariato tra i giovani e valorizzazione delle reti associative di secondo livello e delle diverse esperienze di volontariato;

- revisione e promozione del sistema dei Centri di servizio per il volontariato e riordino delle modalità di riconoscimento e di controllo degli stessi;

- revisione e razionalizzazione del sistema degli Osservatori nazionali.

Per quanto riguarda l’impresa sociale i decreti legislativi dovranno prevedere:

- revisione dell’attuale disciplina dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale;

- qualificazione dell’impresa sociale quale impresa privata a finalità d’interesse generale avente come proprio obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili, realizzati mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso l’adozione di modelli di gestione responsabili e idonei ad assicurare il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti;

- ampliamento dei settori di attività di utilità sociale e individuazione dei limiti di compatibilità con lo svolgimento di attività commerciali diverse da quelle di utilità sociale;

- previsione di forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione di utili nel rispetto di condizioni e limiti prefissati;

- razionalizzazione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale;

- disciplina delle modalità di attribuzione della qualifica di impresa sociale alle cooperative sociali e ai loro consorzi;

- possibilità per le imprese private con finalità lucrative e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione e il controllo;

- coordinamento della disciplina dell’impresa sociale con il regime delle attività d’impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

Per quanto riguarda il Servizio civile universale il disegno di legge delega prevede che i decreti legislativi vadano nella direzione di:

- istituire un servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata attraverso modalità rivolte a promuovere attività di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale della nazione, sviluppo della cultura dell’innovazione e della legalità nonché a realizzare una effettiva cittadinanza europea e a favorire la pace tra i popoli;

- prevedere un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani di età compresa tra 18 e 28 anni, anche cittadini dell’Unione europea e soggetti ad essi equiparati ovvero stranieri regolarmente soggiornanti o partecipanti ad un programma di volontariato, che possono essere ammessi al servizio civile universale e di procedure di selezione ed avvio dei giovani improntate a principi di semplificazione, trasparenza e non discriminazione;

- definire lo status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l’instaurazione di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro;

- coinvolgere gli enti territoriali e gli enti pubblici e privati senza scopo di lucro;

- prevedere criteri e modalità di accreditamento degli enti di servizio civile universale;

- prevedere un limite di durata del servizio civile universale che contemperi le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno dei paesi dell’Unione europea, nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei paesi al di fuori dell’Unione europea;

- riconoscere e valorizzare le competenze acquisite durante l’espletamento del servizio civile universale in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo.

Infine sono previste norme che disciplinino le misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore. In tal senso i decreti legislativo dovranno:

- introdurre un regime di tassazione agevolativo che tenga conto delle finalità solidaristiche e di utilità sociale dell’ente;

- razionalizzare e semplificare il regime di deducibilità e detraibilità dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura, disposte in favore degli enti del Terzo settore;

- rivedere e stabilizzare l’istituto della destinazione del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti del Terzo settore. E’ prevista l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse ad essi destinati.

- prevedere per le imprese sociali: la possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali on line, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative; misure fiscali agevolative, volte anche a favorire gli investimenti di capitale; l’istituzione di un apposito fondo rotativo destinato a finanziare a condizioni agevolate gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali;

- promuovere l’assegnazione in loro favore degli immobili pubblici inutilizzati, nonché, tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicità, anche al fine di valorizzare in modo adeguato i beni culturali e ambientali.

 

2) Prorata Iva: sentenza della Corte di giustizia Ue sulle spese promiscue

Il fisco può imporre l’uso del margine invece del fatturato. Per la determinazione del prorata di detrazione dell’Iva sugli acquisti di beni e servizi impiegati promiscuamente per effettuare sia operazioni imponibili sia operazioni esenti, gli stati membri possono imporre alle imprese di prendere in considerazione elementi diversi dal fatturato, onde pervenire a risultati più precisi riguardo al calcolo dell'imposta detraibile. In particolare, l’impresa che svolge attività creditizia esente e attività di leasing imponibile, può essere tenuta a determinare il prorata assumendo quale importo delle operazioni imponibili, anziché l’intero ammontare dei canoni di locazione finanziaria fatturati, soltanto la parte corrispondente agli interessi.

E' quanto emerge dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 10 luglio 2014, C-183/13. La controversia all’origine della questione sollevata dai giudici portoghesi riguardava una banca esercente sia attività creditizia esente, sia attività di locazione finanziaria di veicoli imponibile. In base alla normativa portoghese, conforme a quella comunitaria, la banca applicava il principio dell’imputazione specifica, per cui detraeva integralmente l’Iva sugli acquisti dei veicoli destinati al leasing imponibile. Per gli acquisti impiegati promiscuamente in entrambe le attività, la banca detraeva l’Iva nella misura del prorata, per determinare il quale prendeva in considerazione: al numeratore, l’ammontare complessivo dei canoni imponibili fatturati alla clientela e, al denominatore, lo stesso ammontare e quello delle operazioni senza diritto alla detrazione.

In sede di controllo, l’amministrazione contestava però il metodo, sostenendo che aveva portato ad una rilevante distorsione della determinazione dell’Iva ammessa in detrazione. Secondo il fisco, avendo assunto l’importo del fatturato delle operazioni di locazione finanziaria, senza escludere la parte dei canoni diretta a compensare il costo di acquisto dei veicoli, la banca aveva falsato il calcolo del prorata.

Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso della banca, ritenendo la tesi del fisco contraria alla norma, secondo la quale il prorata da applicare ai beni e servizi a uso misto deve essere calcolato con riferimento al fatturato relativo alle operazioni che danno diritto a detrazione. Il fisco impugnava la decisione, osservando che oggetto del contendere è la possibilità o meno, per l’amministrazione, di esigere dal soggetto passivo, in una situazione in cui il diritto alla detrazione è determinato secondo la destinazione dei beni e servizi, che il prorata per la determinazione della detrazione dell'Iva sulle spese promiscue sia calcolato in modo da evitare distorsioni rilevanti. Il metodo adottato dalla banca altera il diritto alla detrazione, poiché la parte dei canoni che compensa l'acquisto dei veicoli non riflette la parte reale delle spese relative ai beni e ai servizi a uso misto che può essere imputata alle operazioni imponibili. Il giudice d'appello decideva di sospendere la causa per chiedere alla corte di giustizia se l'art. 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera c), della sesta direttiva permette che uno stato membro, in una situazione come quella descritta, obblighi il soggetto ad assumere nel calcolo del prorata da applicare ai beni e servizi ad uso misto la sola parte dei canoni di locazione finanziaria corrispondenti agli interessi.

Nella sentenza, la Corte ha considerato che, in base alla lettera, al contesto e alla finalità della norma, nonché ai principi di neutralità e di proporzionalità, gli stati membri devono fare in modo che le modalità di calcolo della detrazione siano tali da stabilire con la massima precisione la quota d'imposta detraibile. A tal fine, la direttiva non osta a che gli stati membri applichino, per una determinata operazione, un metodo o un criterio diverso da quello basato sul fatturato, purché garantisca una determinazione del prorata più precisa. Riguardo al caso di specie, osserva la corte, anche se la realizzazione, da parte di una banca, di operazioni di leasing di veicoli può richiedere l’uso di taluni beni o servizi a uso misto (edifici, energia elettrica, servizi trasversali), tale uso è per lo più causato, innanzitutto, dal finanziamento e dalla gestione dei contratti e non dalla messa a disposizione degli autoveicoli. Posto che spetta al giudice nazionale verificare tale circostanza, la corte conclude che il calcolo del prorata con il metodo del fatturato, in un simile contesto, porta ad un risultato meno preciso di quello ottenuto con il metodo imposto dall’amministrazione, che deve pertanto ritenersi ammesso ai sensi della direttiva.

 

3) Impresa esclusa dall’appalto pubblico se non ha versato 100 euro di contributi

Pure un minimo mancato versamento dei contributi mette fuori gara. In particolare, anche per un mancato versamento di soli 278 euro di contributi si può legittimamente essere esclusi da un appalto pubblico. È quanto afferma la sentenza del 10 luglio 2014 della decima sezione della Corte di giustizia europea (causa C- 358/12) dichiarando compatibile con il Trattato Ue la disciplina italiana che consente di escludere anche chi ha commesso una violazione superiore a 100 euro. La vicenda riguardava una gara per l’affidamento di un appalto di lavori di manutenzione straordinaria, da aggiudicare al massimo ribasso, di importo inferiore alla soglia comunitaria dei cinque milioni di euro. Un concorrente aveva dichiarato di «non avere commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali», secondo quanto previsto dall’articolo 38, comma 1 lettera i) del codice dei contratti pubblici. In sede di verifica del Durc la stazione appaltante accertava invece che il concorrente, aggiudicatario della gara, aveva omesso di effettuare, entro il termine richiesto, i versamenti relativi al mese di maggio 2011, di importo pari a 278 euro e corrispondenti alla totalità dei versamenti contributivi dovuti per tale mese. In considerazione dell’infrazione la stazione appaltante annullava l’aggiudicazione, ancorché fosse stato effettuato il tardivo versamento. A seguito dell’impugnativa dell’impresa, il Tar Lombardia proponeva questione pregiudiziale alla corte Ue per sapere se fosse coerente con il principio di proporzionalità la disciplina italiana che (dm lavoro del 24 ottobre 2007) considera «grave» lo scostamento pari o superiore al 5% tra le somme dovute e quelle versate con riferimento a ciascun periodo di paga o di contribuzione o, comunque, uno scostamento superiore a 100 euro. La corte europea, dopo avere in termini generali affermato che l’applicazione di una disposizione come quella prevista dal codice potrebbe essere tale da ostacolare la partecipazione più ampia possibile di offerenti alle procedure di aggiudicazione, precisa che «una restrizione siffatta può essere giustificata qualora essa persegua un obiettivo legittimo di interesse pubblico e purché rispetti il principio di proporzionalità».

 

4) Bonus Irpef: chiarimenti delle Entrate sul recupero del credito erogato ai lavoratori

Recupero del Bonus Irpef ad ampio raggio per i datori di lavoro Più facile utilizzare il credito riconosciuto in busta paga.

I datori di lavoro possono recuperare, in compensazione, tramite il modello F24, il credito d’imposta del Bonus Irpef erogato ai propri dipendenti. La compensazione non sconta i limiti ordinari come quello dell’importo massimo annuale di 700mila euro o quello del divieto di utilizzo in presenza di debiti iscritti a ruolo. Sono alcune delle precisazioni contenute nella circolare n. 22/E del 11 luglio 2014, in cui l’Agenzia delle entrate chiarisce come recuperare il Bonus Irpef e fornisce alcuni esempi su come compilare il modello F24 per il recupero del credito, dopo le modifiche introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Irpef.

Il credito si recupera a tutto campo

Dopo la conversione in legge del DL n. 66 del 2014, i datori di lavoro, per poter recuperare il credito erogato ai lavoratori, dovranno utilizzare esclusivamente il modello F24 e potranno utilizzare l’importo corrispondente al credito in compensazione di qualsiasi importo a debito (anche in sezioni diverse dalla sezione dedicata allo Stato, come Inps, Regioni, Imu e altri tributi locali). L’eventuale credito non utilizzato in compensazione potrà essere utilizzato nei successivi versamenti effettuati tramite modello di pagamento F24. Sono comunque fatti salvi i comportamenti dei sostituti d’imposta che, prima dell’entrata in vigore della legge di conversione, abbiano recuperato il credito erogato ai lavoratori utilizzando il modello di pagamento F24.

Compensazioni e recupero del credito senza i limiti ordinari

Come chiarito dalla circolare n. 9/E del 14 maggio 2014, il recupero mediante compensazione in F24 del credito erogato al lavoratore non è soggetto al limite annuale di 700mila euro previsto dall'articolo 34 della Legge n. 388/2000. Inoltre, le Entrate precisano che il recupero non è soggetto neanche al divieto di compensazione in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro (previsto dall’articolo 31 del Dl n. 78/2010).

Regole da seguire nel caso di ricalcolo del credito spettante

Il sostituto d’imposta che in un dato mese eroga il credito ad alcuni lavoratori e contestualmente recupera il credito ad altri lavoratori, dovrà utilizzare in compensazione o versare solo l’importo netto risultante dalla differenza.

Se l’importo del credito erogato è superiore a quello recuperato, il sostituto d’imposta può utilizzare in compensazione solo l’importo netto risultante dalla differenza. Se, invece, l’importo del credito recuperato ai lavoratori è superiore a quello erogato, il sostituto d’imposta deve versare la differenza a debito entro gli ordinari termini di versamento delle ritenute d’acconto, utilizzando il codice tributo 1655.

Novità per le amministrazioni dello Stato

Con la legge di conversione del DL (Legge n. 89/2014) è stato previsto che gli enti pubblici e le amministrazioni dello Stato possono recuperare il credito d’imposta erogato ai lavoratori sia mediante compensazione con i modelli F24 e F24 Ep, sia mediante riduzione dei versamenti delle ritenute e, per la parte mancante, dei contributi previdenziali. In questo caso saranno poi l’Inps e gli altri enti che gestiscono forme di previdenza obbligatoria a recuperare i contributi non versati, attingendo all’importo delle ritenute da versare mensilmente all’erario.

 

5) Illegittimità costituzionale di alcune sanzioni in materia di orario di lavoro

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato la lettera circolare n. 12552 del 10 luglio 2014, con la quale fornisce le indicazioni operative circa l’incostituzionalità di alcune sanzioni per violazioni alle norme in materia di orario di lavoro, prevista dalla sentenza n. 153/2014 della Corte Costituzionale.

L’illegittimità in parola riguarda il sistema sanzionatorio legato alle seguenti violazioni:

- durata massima dell’orario di lavoro (articolo 4, commi 2, 3 e 4);

- riposo giornaliero (articolo 7, comma 1);

- riposo settimanale (articolo 9, comma 1);

- ferie annuali (articolo 10, comma 1).

La sentenza, in particolare, ha ritenuto costituzionalmente illegittima la disposizione contenuta nell’articolo 18-bis, commi 3 e 4, del decreto legislativo n. 66/2003, nel testo introdotto dall’art.1, comma 1, lett. f), del decreto legislativo n. 213/2004, nella misura in cui ha introdotto un regime sanzionatorio sensibilmente più severo rispetto a quello previgente, nonostante il legislatore, nell’ambito della legge di delega, avesse richiesto “in ogni caso (…) sanzioni identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per le violazioni che siano omogenee e di pari offensività rispetto alle integrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi“.

Inoltre, l’illegittimità attiene esclusivamente alla disciplina dettata dall’articolo 1, comma 1, lett. f) del decreto legislativo n. 213/2004, in vigore dal 1° settembre 2004 al 24 giugno 2008; in quanto, dal successivo 25 giugno 2008, l’articolo 18-bis è stato modificato dall’articolo 41 del decreto legge 112/2008 (convertito dalla legge 133/2008).

In considerazione di tutto ciò, le indicazioni ministeriali attengono alle sanzioni riferite alle violazioni connesse a tale arco temporale (dal 1° settembre 2004 al 24 giugno 2008), senza interessare le successive modifiche legislative.

Nel giudizio la Corte ha rilevato la sostanziale omogeneità dei precetti indicati dalla legislazione del 1923 e del 1934 e quelli indicati dal successivo decreto legislativo n. 66/2003, evideniando tuttavia un sensibile aggravamento delle relative misure sanzionatorie introdotte dal decreto legislativo n. 213/2004.

La perdita di efficacia della disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 213/2004 va ad incidere su tutte quelle situazioni giuridiche pregresse che siano ancora aperte o pendenti, mentre non investe le vicende “chiuse”, in quanto regolate da sentenze definitive, da atti amministrativi definiti, oppure nei casi di decorrenza del termine di prescrizione o dal verificarsi di decadenze.

Negli altri casi, le Direzioni territoriali del lavoro (DTL) dovranno provvedere a rideterminare gli importi scaturiti dalle predette violazioni secondo il regime sanzionatorio di cui all’art. 9 del R.D.L. n. 692/1923 e all’articolo 27 della legge n. 370/1934 nei casi di:

-rapporti ex art. 17 della legge n. 689/1981, non ancora oggetto di ordinanza ingiunzione, relativi a verbali di contestazione e notificazione di illeciti amministrativi, contenenti le sanzioni di cui alla norma dichiara incostituzionale;

- ordinanza ingiunzione emessa ma senza che sia spirato il termine per l’opposizione giudiziale;

opposizione proposta quando il relativo giudizio sia ancora pendente, ovvero la sentenza non sia ancora passata in giudicato.

Nei casi in cui il procedimento sanzionatorio risulti definitivamente chiuso (verbali già pagati, ordinanze per cui sono spirati i termini di opposizione, ovvero in caso di contenziosi con sentenze passate in giudicato), non si avrà alcuna estensione degli effetti della sentenza in esame, con conseguente intangibilità degli atti adottati; ciò in quanto, ai sensi dell’articolo 136 della Costituzione, “quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione” salvo, evidentemente, le situazioni non ancora definite nel merito.

 

6) Nuovo sistema di gestione del Durc interno: annullamento PEC

L’Inps, con il messaggio n. 5828 del 4 luglio 2014, comunica di aver annullato tutte le PEC inviate dalle procedure centrali con una richiesta di regolarizzazione per ottenere il riconoscimento dei benefici nel mese di giugno 2014 (aventi come oggetto: giugno 2014 e pregressi).

A tal fine, i sistemi informativi centrali stanno provvedendo ad eliminare le relative notifiche presenti all’interno del Cassetto Previdenziale.

 

7) Prestazione a favore di lavoratori iscritti alla gestione ex Enpals prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo

La circolare dell’Inps, n. 90 del 11 luglio 2014, regola l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 4, commi da 1 a 7- ter, della legge n. 92 del 28 giugno 2012 (allegato 1), rubricata “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, così come modificata dalla legge n. 221 del 17 dicembre 2012, di conversione del decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012, in relazione ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (gestione ex Enpals).

A tal fine, acquisito il parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali reso con nota pr. 2477 del 30 maggio 2014, si intendono applicabili ai predetti lavoratori le disposizioni e le indicazioni contenute nella circolare n. 119/2013 e nei messaggi n. 17768/2013, n. 20538/2013 e n. 1653/2014, fatta eccezione per taluni profili amministrativi.

 

8) Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito: proroga della sospensione del contributo ordinario al finanziamento per l’anno 2014

I Fondi di Solidarietà istituiti presso l’INPS ai sensi dell’articolo 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 prevedono un contributo ordinario di finanziamento, a carico delle imprese e dei lavoratori, pari allo 0,50% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali di tutti i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Con Deliberazione n. 20 del 17 dicembre 2012 il Comitato Amministratore ha disposto la proroga della sospensione del contributo ordinario dello 0,50% da gennaio a dicembre 2013.

L’articolo 8, comma 2 bis, del decreto legge n. 150/2013, convertito con modifiche in legge n. 15/2014, ha stabilito che, nelle more dell’adeguamento della disciplina dei Fondi istituiti ai sensi dell’art. 2, comma 28, della legge n. 662/1996 alle disposizioni di cui all’art. 3 della legge n. 92/2012, la proroga del termine di cui all’art. 6, comma 2 bis, del decreto legge n. 216/2011, convertito con modificazioni con legge n. 14/2012, comporta la proroga anche dei decreti interministeriali attuativi della normativa descritta “al 30 giugno 2014 o alla data di definizione dell’adeguamento di cui all’articolo 3, comma 42, della legge n. 92 del 28 giugno 2012, se anteriore”.

Con il successivo messaggio n. 5409 del 17 giugno 2014 sono state recepite le indicazioni ministeriali emanate con nota n. 40/15793 del 29/04/2014, nelle quali è stato precisato che l’applicazione delle disposizioni del citato articolo 8, comma 2 bis, del decreto legge n. 150/2013 comporta, in particolare, la possibilità per i Comitati Amministratori dei Fondi di solidarietà di deliberare le istanze di accesso alle prestazioni presentate entro il 30 giugno 2014, o alla data di definizione dell’adeguamento di cui all’art. 3, comma 42, della legge 28 giugno 2012, n. 92, se anteriore. Inoltre, la proroga delle prestazioni erogate dal Fondo comporta la proroga di tutti gli obblighi contributivi previsti per il finanziamento delle prestazioni medesime.

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 1, lett. d) e 6, commi 4, 5 e 6, del D.I. n. 158/2000 - istitutivo del Fondo di solidarietà del Credito - come modificato dal D.I. n. 51635 del 26 aprile 2010, il Comitato amministratore del Fondo può sospendere il versamento del contributo ordinario dello 0,50% di finanziamento, in relazione al conseguimento di dotazioni finanziarie atte a garantire, a regime, l’erogazione di prestazioni corrispondenti al fabbisogno del settore di riferimento.

Ciò premesso, l’Inps comunica che il Comitato amministratore del Fondo di solidarietà del Credito, con Deliberazione n. 98 del 24 giugno 2014, ha nuovamente disposto la sospensione del contributo ordinario previsto dall’articolo 6, comma 1, lett. a) del D.I. n. 158/2000, da gennaio a giugno 2014.

Ne consegue che per il periodo gennaio-giugno 2014 la procedura di gestione dei flussi UNIEMENS continuerà a non richiedere il contributo di finanziamento al Fondo (codice M101), anche in presenza del codice di autorizzazione “3D”.

(Inps, messaggio n. 5969 del 11 luglio 2014)

 

Vincenzo D’Andò