Diario quotidiano del 7 luglio 2014, tra cui: studi di settore per il periodo d’imposta 2013: novità illustrate dalle Entrate

Pubblicato il 7 luglio 2014



Equitalia: fino al 31 luglio possibile chiedere la rateazione bis; cessione a titolo gratuito al Comune di aree con opere di urbanizzazione; errori di calcolo della pensione: nuovi termini di decadenza; ampliamento della salvaguardia; dichiarazione integrativa a favore: monito dalla Cassazione; nuovo capitale minimo delle S.p.A.; studi di settore per il periodo d’imposta 2013: novità illustrate dalle Entrate; F24: istituiti codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni a favore delle micro e piccole imprese localizzate nelle ZFU della Regione Puglia

 

 Indice:

 1) Equitalia: Fino al 31 luglio possibile chiedere la rateazione bis

 2) Cessione a titolo gratuito al Comune di aree con opere di urbanizzazione

 3) Errori di calcolo della pensione: nuovi termini di decadenza

 4) Ampliamento della salvaguardia

 5) Dichiarazione integrativa a favore: monito dalla Cassazione

 6) Nuovo capitale minimo delle S.p.A.

 7) Studi di settore per il periodo d’imposta 2013: novità illustrate dalle Entrate

 8) F24: istituiti codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni a favore delle micro e piccole imprese localizzate nelle ZFU della Regione Puglia

 

 

 

1) Equitalia: Fino al 31 luglio possibile chiedere la rateazione bis

Porte aperte ad Equitalia fino al 31 luglio per richiedere una rateazione-bis. La nuova chance per tornare in bonis è offerta ai contribuenti decaduti da una precedente rateazione prima del 22 giugno 2013. Sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 11-bis del dl 66/2014 Equitalia ha infatti approvato il modello di richiesta che i contribuenti potranno presentare agli sportelli per ottenere un nuovo piano di dilazione fino a un massimo di 72 rate.

Secondo il comunicato stampa diffuso il 03 luglio 2014 da Equitalia per annunciare il via libera all’operazione, il beneficio della rateazione-bis interessa debiti a ruolo per circa 20 miliardi di euro.

La disposizione sulla quale si basa la possibilità di usufruire della c.d. rateazione-bis nasce dall’esigenza di concedere una nuova opportunità a tutti quei contribuenti che erano decaduti dai piani di rateazione prima della data di entrata in vigore del decreto del fare che ha ampliato il numero delle rate impagate che fanno scattare la decadenza, da due consecutive, a otto anche non consecutive.

Viste le condizioni più favorevoli introdotte per i pagamenti rateali dalle disposizioni sopra ricordate il legislatore ha ritenuto opportuno dare questa ulteriore chance a tutti quei contribuenti che alla data di entrata in vigore del provvedimento erano incorsi in una causa di decadenza e che pertanto non potevano beneficiare di tali nuove facilitazioni.

Una volta concesso il nuovo piano di dilazione, come si legge espressamente nel corpo della domanda di richiesta, non potrà formare oggetto di ulteriore proroga e decade con il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, anziché otto previste per i piani concessi dopo il 22 giugno 2013.

Nuova chanche di rateazione dunque, ma con precise limitazioni.

Per il resto né la norma richiamata né tantomeno il modello di domanda richiedono al contribuente di dare prova di trovarsi in particolari condizioni di difficoltà. L’unica richiesta, una volta verifica la quale la domanda deve essere accolta dal concessionario, riguarda la condizione particolare del contribuente che deve dichiarare di trovarsi nelle specifiche condizioni previste dalla norma: essere cioè decaduto da una precedente rateazione alla data del 22 giugno 2013 indicando di seguito gli estremi delle cartelle esattoriali per le quali il precedente beneficio era stato concesso.

Si tratta di una opportunità che in molti dovranno attentamente valutare. Seppure con i limiti sopra ricordati la possibilità di essere nuovamente ammessi al beneficio della dilazione con spalmatura del debito in 72 rate mensili è senza dubbio una possibilità da non perdere.

Tra gli ulteriori vantaggi concessi da questa vera e propria rimessione in termine dei contribuenti decaduti, vi è il fatto di limitare la richiesta di proroga-bis soltanto alle vecchie cartelle già oggetto di precedente concessione del beneficio di dilazione. Se nel frattempo fossero giunte a carico del contribuente altre partite debitorie, queste non dovranno essere inserite nel modello di proroga-bis, ma potranno formare oggetto di richiesta di dilazione sulla base delle nuove e più favorevoli possibilità offerte ora al debitore (nuovi piani di dilazione straordinari, nuove cause di decadenza ecc.).

Bisogna dunque fare in fretta perché la finestra temporale messa a disposizione per accedere alla dilazione-bis è davvero poco. Se non ci saranno proroghe bisogna infatti recarsi allo sportello del concessionario e consegnare la domanda compilata e sottoscritta entro il prossimo 31 luglio.

 

 

2) Cessione a titolo gratuito al Comune di aree con opere di urbanizzazione

L’imposta di registro rimane agevolata. Imposta di registro fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale per le cessioni a titolo gratuito di aree sulle quali sono state realizzate opere di urbanizzazione a favore di un Comune. Questa tipologia di atti non rientra, infatti, tra quelli interessati dalla soppressione delle agevolazioni per i trasferimenti immobiliari onerosi prevista

dall’articolo 10, comma 4, del Dlgs n. 23/2011 in tema di imposte indirette.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 68/E del 03 luglio 2014, (dopo che in merito si era pronunciato uno studio del Notariato del mese di maggio 2014) rispondendo alla richiesta di un Comune sull’applicazione a queste particolari cessioni del trattamento di favore previsto dall’articolo 32 del Dpr n. 601/1973.

Il dubbio interpretativo

L’articolo 10 del Dlgs n. 23/2011 ha introdotto, a decorrere dall’1 gennaio 2014, delle rilevanti novità nel regime impositivo, ai fini delle imposte indirette, per gli atti, a titolo oneroso, traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari.

In particolare, il comma 4 dell’articolo 10 della stessa norma ha previsto la soppressione di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie per gli atti di trasferimento immobiliare a titolo oneroso soggetti a imposta di registro in misura proporzionale. Il dubbio riguardava l’applicabilità o meno di queste modifiche normative agli atti di cessione, a titolo gratuito, al Comune, di aree con relative opere di urbanizzazione.

La soluzione delle Entrate

Dall’1 gennaio 2014 non si applicano più le misure agevolative dell’imposta di registro, intese come riduzioni di aliquote, imposte fisse o esenzioni dall’imposta, agli atti costitutivi o traslativi di diritti reali su immobili a titolo oneroso. Queste agevolazioni restano, invece, applicabili agli stessi atti se posti in essere a titolo gratuito.

L’articolo 28 della legge urbanistica n. 1150/1942 stabilisce che l’autorizzazione del Comune alla lottizzazione dei terreni a scopo edilizio è subordinata alla stipula di una convenzione che preveda, tra l’altro, la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria. Considerato, quindi, che il legislatore qualifica espressamente queste cessioni come atti a titolo gratuito, l’Agenzia delle Entrate esclude che gli stessi possano essere ricondotti nell’ambito degli atti costitutivi o traslativi, a titolo oneroso, di immobili, interessati dalla norma di soppressione delle agevolazioni. Per gli atti di cessione a titolo gratuito ai Comuni delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione continuano, quindi, ad applicarsi le previsioni recate dall’articolo 32 del Dpr n. 601/1973.

3) Errori di calcolo della pensione: nuovi termini di decadenza

Con l’entrata in vigore del D.L. 98/2011 sono stati ridefiniti i rapporti di forza nel contenzioso tra ente previdenziale e pensionato, limitando la possibilità di quest’ultimo di andare in giudizio per riscattare i propri diritti.

In tale contesto, la circolare n. 15/2014 della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro analizza le modifiche apportate alla disciplina dei termini di decadenza, cui è sottoposta l’azione giudiziaria del pensionato, per controversie inerenti al diritto e alla misura della prestazione.

Il 6 luglio 2011 è entrato in vigore il D.L. n. 98/2011 che all’art. 38 ha apportato delle norme che hanno ridefinito completamente i rapporti di forza nel contenzioso tra pensionato ed ente previdenziale, limitando fortemente la possibilità per i primi di agire giudizialmente al fine di vedersi riconosciuti i propri diritti.

In particolare viene di seguito focalizzata l’attenzione sulle innovazioni apportate alla disciplina dei termini di decadenza cui è sottoposta l’azione giudiziaria del pensionato in caso di controversie inerenti al diritto e soprattutto, sta qui la novità, alla misura della prestazione.

L’art. 38, comma 1, lett. d) del predetto decreto ha recato delle disposizioni aggiuntive alle previsioni dell’art. 47 del DPR n. 639 del 1970.

Con tali disposizioni il legislatore estende l’applicazione del termine triennale di decadenza, originariamente imposto solo alle azioni giudiziarie inerenti al diritto alla prestazione previdenziale, anche alle azioni giudiziarie relative alla misura delle prestazioni previdenziali le quali, prima delle suddette disposizioni aggiuntive, erano assoggettate al solo termine di prescrizione (quinquennale) relativo ai ratei pregressi.

Il termine di decadenza è fissato in tre anni, in riferimento alle prestazioni pensionistiche e in un anno, in riferimento alle prestazioni previdenziali temporanee (tra le altre la malattia, l’Aspi, il Fondo di garanzia TFR).

Il termine triennale di decadenza si estende anche alle azioni giudiziarie relative alla misura delle prestazioni previdenziali .

Il termine di decadenza è fissato in tre anni, in riferimento alle prestazioni pensionistiche e in un anno, in riferimento alle prestazioni previdenziali temporanee (tra le altre la malattia, l’ Aspi, il Fondo di garanzia TFR).

A questo riguardo appare fondamentale sottolineare che la norma non prevede alcun regime transitorio con riferimento agli errori di calcolo commessi dall’Istituto di previdenza negli anni precedenti all’introduzione del D.L. 98/2011.

E quindi, il 5 luglio 2014 si perfeziona il termine di decadenza per tutti gli errori di calcolo commessi dall’INPS accumulati negli anni e che potenzialmente potrebbero essere richiesti dai pensionati.

Per le prestazioni erogate, invece, a decorrere dalla data del 6 luglio 2011 il termine di decadenza triennale inizia a decorrere dalla data del provvedimento formale di liquidazione o se precedente (o mancante) dalla data del pagamento della prestazione.

Di particolare evidenza è il caso dei soggetti che si sono trovati in mobilità nel periodo di ricerca della retribuzione media pensionabile a partire dal 2009; ossia, i lavoratori che in prossimità del raggiungimento del diritto alla pensione sono entrati in un periodo di mobilità per effetto di un licenziamento collettivo dell’azienda.

Si rileva che l’INPS ha provveduto ad applicare il tasso di variazione delle retribuzioni contrattuali del settore di appartenenza, solo fino al 31 dicembre 2008. Pertanto si rinviene la possibilità che le pensioni con decorrenza successiva a tale data, erogate a soggetti in mobilità, possono essere inficiate sistematicamente da errore.

Cosa deve fare il pensionato

Risulta opportuno che i titolari di trattamenti pensionistici, che in qualche modo possano ricadere nelle suddette fonti di errore (nell’incertezza tutti i pensionati), in via preliminare si attivino per verificare che la prestazione attualmente erogata dall’Inps sia corretta.

Questo potrà essere fatto presso qualsiasi operatore specializzato a tale verifica.

Qualora venga riscontrato che sia stata riconosciuta una prestazione di importo inferiore a quanto dovuto, si consiglia di adire al più presto l’autorità giudiziaria, per ottenere il corretto importo della prestazione spettante e conseguentemente degli arretrati nei limiti della natura sostanziale della decadenza in esame.

Il termine di decadenza di tre anni per dell’azione giudiziaria, decorre dalla corresponsione di ogni singolo rateo di prestazione. Pertanto il diritto di ogni rateo è da considerarsi autonomo rispetto al complessivo diritto alla pensione.

 

 

4) Ampliamento della salvaguardia

L’Inps, con la circolare n. 86 del 03 luglio 2014, reca le istruzioni applicative (condivise dal Ministero del lavoro) del regolamento di cui all’articolo 24, comma 18, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214), volte ad assicurare un processo di incremento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento per i soggetti iscritti presso l’INPS e presso le Gestioni ex ENPALS ed ex INPDAP, per i quali siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria.

Spedizionieri doganali

Prepensionamento lavoratori poligrafici

Personale viaggiante addetto ai pubblici servizi di trasporto

Fondo di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea

Lavoratori marittimi

Gestione ex Enpals. Lavoratori del fondo dello spettacolo e sportivi professionisti

Gestione ex Inpdap. Dipendenti dell’Ente nazionale di assistenza al volo (Enav) appartenenti ai profili professionali di cui all’art. 5 della legge 7 agosto 1990, n. 248

Norme derogatorie.

 

 

5) Dichiarazione integrativa a favore: monito dalla Cassazione

Il contribuente che intende correggere errori o omissioni che hanno determinato l’indicazione di un maggior reddito o di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, è tenuto a farlo entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14294 del 24 giugno 2014.

Dunque, non può essere considerata tempestiva quella presentata dal contribuente nel 2006 per rettificare gli importi delle spese di ristrutturazione per le annualità 2002 e 2003.

Sulla base del dato normativo, la prassi dell’Amministrazione finanziaria (circolare n. 6/2002 sulle istruzioni al modello Unico, Iva, Irap e 770) ha chiarito il diverso regime previsto per la rettifica della dichiarazione. Premesso che l’integrazione presuppone che l’originaria dichiarazione sia stata a suo tempo validamente e tempestivamente presentata, la dichiarazione integrativa “a favore”, dalla quale derivi un minor carico fiscale per il contribuente, potrà essere presentata entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al successivo periodo d’imposta. Diversamente, la dichiarazione integrativa “a sfavore”, da cui derivino maggiori imponibili per il contribuente, in un’ottica di coerenza sistematica del sistema tributario, potrà essere presentata entro i termini per l’accertamento, ovvero entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria.

 

 

6) Nuovo capitale minimo delle S.p.A.

Adesso la S.p.A. si costituisce con capitale minimo di € 50.000,00. Ciò a seguito delle modifiche alla disciplina societaria introdotta con il cd. decreto competitività (D.L. 91/2014), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2014.

Difatti, il capitale sociale minimo di una S.p.A. (notevolmente dimezzato) è passato da € 120.000,00 a € 50.000,00.

In particolare, il suddetto decreto competitività, in vigore dal 25 giugno 2014, oltre a stabilire diverse agevolazioni per le imprese, ha introdotto importanti modifiche al codice civile sulle disposizioni societarie.

Di rilievo sia la riduzione della soglia minima di capitale per la costituzione di una S.p.A, che è passata da € 120.000,00 a € 50.000,00 sia l’eliminazione dell’obbligo di nomina del Collegio sindacale/revisore nelle s.r.l. con capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le SPA.

Il legislatore è intervenuto per attenuare il fenomeno per cui in fase di avviamento le imprese, a causa dell’ammontare minimo di capitale richiesto dalla legge, preferiscono la S.r.l. alla S.p.A., la quale è diventata ormai il modello di riferimento per accedere al mercato di capitale e di rischio.

Organo di controllo nella S.r.l. svincolato dal capitale sociale

Ai fini di semplificazione e di riduzione dei costi per le piccole e medie imprese, con il decreto competitività (art. 20 comma 8 del D.L. 91/2014) è stata abrogata la norma di legge (art. 2477 secondo comma del c.c.) che imponeva la nomina del revisore o dell’organo di controllo nelle SRL con capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le S.p.A. (ex € 120.000).

Scompare così ogni correlazione tra capitale sociale di una S.r.l. e obbligo di attivazione delle funzioni di controllo.

Questa modifica si riflette anche sull’obbligo di nomina dell’organo di controllo delle cooperative, visto il richiamo all'art. 2477 del c.c. contenuto nell’art. 2543 del c.c..

Rimane l’obbligo dell’organo di controllo per la S.r.l. solo se si tratta di:

- una S.r.l. obbligata alla redazione del bilancio consolidato;

- una s.r.l. che controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

una srl che per due esercizi consecutivi abbia superato due delle seguenti soglie dimensionali: almeno € 4.400.000 di attivo dello stato patrimoniale;

almeno € 8.800.000 di ricavi delle vendite e delle prestazioni; almeno 50 dipendenti occupati in media durante l’esercizio.

Srl, Commercialisti preoccupati

Forte preoccupazione per la riduzione dei controlli nelle Srl indotta dal D.L. 91 del 24 giugno 2014. Lo esprime l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano. Il decreto tra le altre misure ha abrogato il secondo comma dell’art. 2477 del Codice civile che imponeva la nomina dell’organo di controllo o del revisore nelle società a responsabilità limitata con capitale sociale non inferiore a quello minimo delle spa. «La continua riduzione del livello dei controlli legali nelle Srl, in atto ormai dal 2012, è un errore che espone sempre più la collettività ai rischi che derivano da una gestione patrimoniale, finanziaria ed economica non controllata, e quindi potenzialmente poco attendibile e in alcuni casi addirittura poco etica», dicono i professionisti. L’Ordine chiede quindi che si avvii al più presto e comunque entro il termine di conversione in legge del D.L., «una seria riflessione sui controlli nelle srl, prevedendone tra l’altro il mantenimento in funzione dell’ammontare del capitale sociale, senza aumentare il numero di società soggette all’obbligo. Ciò affinché si possa porre rimedio a questa stortura nonché a quella introdotta nel 2012 con l’alternatività tra organo di controllo e revisore. È necessario inquadrare la questione in un contesto giuridico che consideri, insieme ai costi, la fondamentale funzione di garanzia che le attività di vigilanza e controllo legale delle società assicurano al sistema paese».

7) Studi di settore per il periodo d’imposta 2013: novità illustrate dalle Entrate

Arrivano i chiarimenti sull’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2013. Dall’aggiornamento delle analisi di territorialità ai correttivi per la congiuntura economica, la circolare n. 20/E del 04 luglio dell’Agenzia delle entrate illustra le novità che riguardano gli studi di settore, soffermandosi in particolare sui 69 approvati col decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 dicembre 2013, così suddivisi per categorie:

- 21 studi per il settore delle manifatture;

- 21 studi relativi al settore dei servizi;

- 6 studi per i professionisti;

- 21 studi per il commercio.

Studi di settore su misura del territorio

Tra le principali novità nell’applicazione degli studi di settore spiccano quelle introdotte in tema di aggiornamento delle analisi della territorialità, sviluppate su scala comunale, provinciale e regionale in base anche ai dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare 2011 e approvate con decreto ministeriale del 23 dicembre del 2013. In particolare, questo tipo di dati è stato utilizzato per sviluppare gli indicatori che tengono conto della territorialità del livello dei canoni di locazione degli immobili e delle quotazioni immobiliari. Gli studi di settore sono stati resi, inoltre, sempre più aderenti alla realtà economica territoriale con l’applicazione di indicatori specifici relativi al “livello dei canoni di affitto dei locali commerciali”, al “reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale Irpef” e al “livello delle retribuzioni”.

Correttivi a prova di crisi

L’applicazione degli studi di settore al periodo d’imposta 2013 tiene conto della congiuntura economica negativa con una serie di misure che modificano il funzionamento dell’indicatore di normalità economica “durata delle scorte” e introducono correttivi di settore e individuali.

Inoltre, per il periodo d’imposta 2013 sono previsti correttivi specifici che prendono in considerazione l’incremento dei prezzi dei carburanti, per gli studi di settore VG68U (“Trasporto di merci su strada e servizi di trasporto”), VG72A (“Trasporto con taxi e noleggio di autovetture con conducente”) e VG72B (“Altri trasporti terrestri di passeggeri”).

 

 

8) F24: istituiti codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni a favore delle micro e piccole imprese localizzate nelle ZFU della Regione Puglia

Pronti gli 11 codici tributo (da “Z135” a “Z145”), istituiti dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione 69/E del 4 luglio 2014, che dovranno utilizzare le micro e piccole imprese attive nelle aree delle Zone franche urbane della Puglia ricadenti nell’obiettivo Convergenza, per usufruire delle agevolazioni a loro riservate.

Si tratta di benefici fiscali e contributivi previsti dal Dl 179/2012 e disciplinati dal decreto 10 aprile 2013 del ministero dello Sviluppo economico. Gli sconti sono applicabili attraverso la riduzione dei versamenti da effettuare tramite compensazione con modello F24.

Il trattamento di favore stabilisce che le aziende interessate sono esentate dalle imposte sui redditi, dall’Irap e dall’Imu, e sono esonerate dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. La diminuzione massima di cui possono usufruire è di 200mila euro, importo che si dimezza e diventa di 100mila euro per le imprese del settore trasporto su strada.

Il modello F24 può essere presentato soltanto attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, Fisconline ed Entratel:

in caso contrario, l’operazione di versamento sarà scartata.

Ecco gli 11 codici:

"Z135" - Andria

"Z136" - Barletta

"Z137" - Foggia

"Z138" - Lecce

"Z139" - Lucera

"Z140" - Manduria

"Z141" - Manfredonia

"Z142" - Molfetta

"Z143" - San Severo

"Z144" - Santeramo in Colle

"Z145" - Taranto

Nel modello di versamento, i codici devono essere riportati nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, se il contribuente deve riversare l’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.

 

Vincenzo D’Andò