Decreto IRPEF: tutte le novità fiscali


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Bonus Irpef

L’articolo 1 del D.L. 24 aprile 2014 n. 66 introduce a beneficio dei soggetti titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati un credito (cosiddetto bonus Irpef), che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari:

1) a 640 euro, se il reddito complessivo non e’ superiore a 24.000 euro;

2) a 640 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

ll bonus Irpef per lavoratori dipendenti e assimilati viene riconosciuto in busta paga, a partire da quella relativa al mese di maggio, senza alcuna domanda da parte dei soggetti beneficiari. Il credito sarà infatti erogato direttamente dai datori di lavoro in tutti i casi in cui l’imposta lorda dell’anno è superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.

A riguardo l’Agenzia delle Entrate ha adottato le circolari n. 8/E del 28 aprile 2014 (http://www.finanze.gov.it/export/download/novita2014/CIRCOLARExnx8_Exdelx28xaprilex2014.pdf) e n. 9/E del 14 maggio 2014 (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Documentazione/Provvedimenti+circolari+e+risoluzioni/Circolari/Archivio+circolari/Circolari+2014/Maggio+2014/Circolare+n9E+del+14+maggio+2014/CIR9e+14+05+14.pdf), in cui vengono illustrate le modalità di erogazione del bonus provvedendo a fornire i primi chiarimenti su alcuni dubbi interpretativi connessi alla realizzazione della misura.

Ulteriori indicazioni vengono dettate dall’INPS nella circolare n. 60 del 12 maggio 2014, ad oggetto “D.L. 24 aprile 2014, n. 66. Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori” (http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2060%20del%2012-05-2014.htm). Si segnala la rilevanza della circolare in questione, che contiene uno specifico approfondimento sull’applicazione del bonus Irpef da parte delle Amministrazioni pubbliche.

Al comma 5 dell’articolo 1 della Legge di conversione si chiarisce che gli enti pubblici e le amministrazioni dello Stato possono recuperare le somme erogate a titolo di bonus anche mediante la riduzione dei versamenti delle ritenute e, per l’eventuale eccedenza, dei contributi previdenziali.

IRAP

L’articolo 2 del Decreto Irpef introduce un taglio della tassazione IRAP sulle imprese.

Il comma 1 dell’articolo in esame, novellando gli articoli 16, commi 1 e 1-bis, e 45, comma 1, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, dispone nuove aliquote ordinarie IRAP, a partire dall’anno di imposta 2014, per tutti i settori di attività economica, con esclusione della pubblica amministrazione e precisamente:

  • 3,50 per cento per l’aliquota generale (in precedenza era il 3,90%);

  • 3,80 per cento per i concessionari (in precedenza era il 4,20%);

  • 4,20 per cento per le banche (in precedenza era il 4,65%);

  • 5,30 per cento per le assicurazioni (in precedenza era il 5,90%);

  • 1,70 per cento per l’agricoltura (in precedenza era il 1,90%).

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Il comma 2 ridisegna anche il quadro delle specifiche aliquote da utilizzare ai fini dell’acconto, per l’anno d’imposta 2014:

  • 3,70 per cento per l’aliquota generale (in precedenza era il 3,70%);

  • 4,00 per cento per i concessionari (in precedenza era il 4%);

  • 4,50 per cento per le banche (in precedenza era il 4,50%);

  • 5,70 per cento per le assicurazioni (in precedenza era il 5,70%);

  • 1,80 per cento per l’agricoltura (in precedenza era il 1,80%).

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Mediante il comma 3 si modifica l’articolo 16, comma 3, del D.Lgs. n. 446/1997 (decreto IRAP), rideterminando allo 0,92 cento la percentuale massima, concessa alle Regioni, di variazione delle aliquote IRAP da applicare per i predetti settori privati.

Gli alleggerimenti del carico tributario IRAP introdotte dall’articolo 2 del Decreto non hanno un impatto diretto sulla fiscalità a carico delle pubbliche amministrazioni. La norma infatti non tocca l’aliquota di riferimento del 8,5% applicata dalle Amministrazioni pubbliche ai fini della determinazione dell’ammontare dell’imposta a carico secondo le modalità ordinarie previste dall’articolo 10-bis del Decreto Irap.

Occorre tuttavia considerare che a tali amministrazioni è riconosciuta la facoltà di determinare, relativamente alle attività commerciali da esse svolte, il quantum dell’imposta mediante l’applicazione del metodo analitico previsto per le società di capitali e gli enti commerciali. In tali casi pertanto anche per questi enti troverà applicazione la riduzione dell’aliquota di riferimento nella determinazione del carico tributario sulle attività “optate”, che passa dal 3,90 al 3,50%; con gli acconti che potranno essere secondo la minore aliquota del 3,70%.

Va comunque tenuto presente che il beneficio fiscale previsto dall’articolo 2 non dovrebbe comunque generare rilevanti risparmi d’imposta per questi enti, posto che solitamente l’esercizio delle suddette opzioni determina sulle attività in questione la quantificazione di un’imposta IRAP di importo pari 0 o comunque assai limitato.

Imposta di registro

Il comma 1-bis dell’articolo 5 della Legge di conversione del Decreto, attraverso una integrazione all’articolo 10, comma 4, del D.Lgs. n. 23/2011 (Decreto attuativo del federalismo municipale), ripristina determinate agevolazioni fiscali relative ai trasferimenti riguardanti restituzioni di terre ai Comuni, scioglimenti e liquidazioni di usi civici nonché i decreti, le sentenze e le ordinanze di divisione, legittimazione e assegnazioni di terre.

Per effetto della disposizione vengono recuperate le esenzioni previste dall’articolo 2 della Legge n. 692/1981 in base alle quali vengono esentate da bollo, imposta di registro e altre imposte le sentenze, ordinanze e decreti di restituzione delle terre a comuni, associazioni agrarie, scioglimenti di promiscuità tra i detti enti, liquidazione di usi civici, legittimazioni, assegnazioni di terre. Tornano ad essere riconosciute anche le agevolazioni previste dall’articolo 40 della Legge n. 1766 del 1927, in base alle quali sono soggetti alla tassa fissa minima di registro in vigore, i decreti, le sentenze e le ordinanze di divisione, legittimazione e assegnazioni di terre.

Proroga della TASI

Il nuovo comma 12-quater dell’articolo 4 inserisce nella Legge di conversione il testo del Decreto-legge n. 88 del 9 giugno 2014 contenente la disciplina di proroga per il versamento della TASI per l’anno 2014.

Confermato per il solo anno 2014 il versamento della prima rata della TASI entro il 16 giugno 2014 sulla base delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, nei casi in cui esse siano state adottate e inviate dai Comuni al Portale del federalismo fiscale entro lo scorso 23 maggio 2014.

Per gli altri contribuenti si realizza il quadro di scadenze già prospettato all’indomani del comunicato del Ministero dell’Economia dello scorso 19 maggio 2014.

Per gli enti che delibereranno in materia di TASI, provvedendo all’invio delle delibere al Portale del Federalismo fiscale entro il prossimo 10 settembre 2014, i contribuenti saranno chiamati al pagamento della prima rata della TASI, determinata sulla base della regolamentazione assunta dal Comune, il prossimo 16 ottobre 2014.

Nei Comuni che non invieranno le delibere relative alla TASI entro il suddetto termine del 10 settembre 2014, il pagamento del tributo avverrà invece in un’unica soluzione il prossimo 16 dicembre 2014 applicando l’aliquota di base dell’1 per mille, nel rispetto comunque del limite massimo previsto al primo periodo del comma 677 della Legge n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014), in base al quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU non può eccedere il 10,6 per mille.

Il Decreto si preoccupa di risolvere il rebus dell’aliquota TASI da applicare agli immobili occupati da soggetti diversi dal proprietario. Per tali tipologie di immobili infatti ai sensi del comma 681 della Legge di stabilità 2014, l’onere del tributo deve essere ripartito fra occupante e proprietario, con una percentuale a carico dell’occupante che deve essere fissata dal Comune in una forbice compresa fra il 10 e il 30 % della pretesta tributaria. Il Decreto prevede che nei casi in cui il Comuni nulla preveda in merito l’aliquota della TASI dovuta dall’occupante, questa è pari al 10 per cento dell’ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale.

Al differimento delle scadenza sono connesse le misure previste dallo stesso Decreto per consentire agli enti interessati di fare fronte alle immediate esigenze di cassa che verranno a generarsi a causa del mancato incasso del gettito degli acconti TASI. Si dispone infatti, in caso di mancato invio delle deliberazioni al Portale del federalismo fiscale entro il predetto termine del 23 maggio 2014, l’erogazione da parte del Ministero dell’Interno ai Comuni, entro il 20 giugno 2014, di un importo a valere sul Fondo di solidarietà comunale, corrispondente al 50 per cento del gettito annuo della TASI, stimato ad aliquota di base e indicato, per ciascuno di essi, con Decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento delle finanze, da emanarsi entro il 10 giugno 2014.

Comuni montani e collinari ed esenzione IMU

Il Decreto Irpef introduce un processo di ridefinizione del perimetro dei Comuni che possono considerarsi “di collina o montani”, che inevitabilmente coinvolgerà una rilevante numero di Comuni che proprio in forza di tale qualifica erano tenuti a riconoscere ai propri contribuenti l’esenzione dall’IMU per i terreni agricoli o incolti in essi ubicati.

Finora l’elencazione dei comuni “di collina o montani” faceva riferimento alla Circolare del Ministero delle Finanze 14 giugno 1993 n. 9. L’articolo 22 del Decreto Irpef impone ora una rideterminazione dell’elenco secondo criteri più restrittivi, da realizzarsi con l’emanazione di un apposito decreto interministeriale. È certo che l’elenco che sarà approvato dal DPCM comprenderà un numero di Comuni inferiore rispetto all’elencazione precedente, visto che allo stesso comma 2 si stabilisce che da questo processo di ridefinizione deve derivare un maggior gettito complessivo annuo non inferiore a 350 milioni di euro. Tale maggior gettito, che i Comuni non più collinari o montani presumibilmente recupereranno dai loro contribuenti nel saldo di dicembre dell’imposta, dovrà essere girato allo Stato secondo le procedure previste dai commi 128 e 129 dell’articolo 1 della Legge n. 228/2012 (Legge di stabilità 2013).

Nel corso dell’iter di conversione del Decreto Irpef è stata inoltre introdotta, sempre nel comma 2 dell’articolo 22, la previsione dell’esenzione dall’IMU per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che, in base al predetto decreto, non ricadono in zone montane o di collina. In questo caso la definizione delle modalità di compensazione del minor gettito in favore dei Comuni a causa della nuova esenzione è affidata ad una Decreto del Ministero dell’interno, da adottare di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze.

I decreti attuativi previsti dal suddetto comma 2, a detta del comma 2-bis dello stesso articolo 22 dovrebbero essere adottati entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente Decreto, ossia entro il prossimo 22 settembre 2014.

La disposizione in esame costituirà inevitabilmente una nuova incognita per le finanze di un rilevante numero di enti locali. Come evidenziato dall’ANCI, attualmente non sono disponibili dati certi sui terreni agricoli e sulla relativa struttura proprietaria. Potrebbero perciò presentarsi forti rischi per le finanzie di diversi enti, specie per Comuni di minor dimensione demografica e con ampie estensione territoriali, sui quali una determinazione inesatta delle nuove basi imponibili può risultare di grande impatto sulle risorse.

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8 luglio 2014

Fabio Federici


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