Agevolazioni per start up innovative

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 19 luglio 2014



pubblichiamo un riassunto organico e pratico della disciplina delle agevolazioni fiscali previste in favore delle start-up innovative e degli incubatori certificati

Quadro normativo

Il D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012, , convertito con modificazioni dalla Legge n. 221 del 17 dicembre 2012, noto come “decreto crescita-bis”, ha introdotto un quadro organico di disposizioni, riguardanti la nascita e lo sviluppo di imprese startup innovative.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16 del 11 giugno 2014, ha esaminato la disciplina delle agevolazioni fiscali previste in favore delle start-up innovative e degli incubatori certificati (art. 25 e ss. del D.L. n. 179/2012) fornendo taluni chiarimenti.

Tra l’altro, viene precisato che:

- Nei confronti delle start-up innovative non trova applicazione la disciplina stabilita per le società di comodo e, pertanto, non sono tenute a fare il test di operatività;

- nella platea dei soggetti Irpef beneficiari della detrazione del 19% degli investimenti nelle imprese innovative rientrano, oltre ai soci delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, anche le società semplici, le società equiparate a quelle di persone e le imprese familiari;

- in caso di assunzione a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, da parte di start-up ed incubatori certificati, è previsto l’accesso “con modalità semplificate” ed in regime “de minimis” al credito d’imposta del 35% sui costi di assunzioni per un massimo di 200 mila euro, purché i nuovi posti di lavoro siano conservati per almeno 3 anni (2 anni nel caso di piccole e medie imprese);

- la parte di reddito da lavoro corrisposto dalle start-up e dagli incubatori certificati agli amministratori, ai lavoratori dipendenti e ai collaboratori continuativi sotto forma di azioni, quote e strumenti finanziari partecipativi non contribuisce alla formazione dell’imponibile, sia dal punto di vista fiscale sia da quello contributivo; i collaboratori occasionali non possono godere di tale beneficio, perché percettori di redditi diversi.

Start-up innovative

Le start-up innovative possono essere società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni, cooperative, societas europaea residenti in Italia, ovvero non residenti in possesso degli stessi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione.

La “start up innovativa” è, dunque, una società di capitali che svolge attività necessarie per sviluppare e introdurre prodotti, servizi o processi produttivi innovativi ad alto valore tecnologico, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. In più, perché la start up venga qualificata come innovativa è necessario che possieda almeno uno dei seguenti requisiti “alternativi”:

- Almeno il 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione sia destinato a spese di ricerca e sviluppo;

- vengano impiegati come dipendenti o collaboratori di almeno un terzo rispetto al totale della forza lavoro complessiva di dottorati o dottori di ricerca e di almeno due terzi rispetto al totale della forza lavoro complessiva di persone in possesso di laurea magistrale;

- la start up sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all'oggetto sociale e all'attività di impresa.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16/E dell’11 giugno 2014, ha commentato le modalità di fruizione della detrazione o della deduzione di imposta per soggetti passivi Irpef ed Ires che effettuano conferimenti in denaro in una “start up innovativa” e le agevolazioni previste per le imprese aventi i requisiti per essere “start up innovative”.

 

Costituzione start up innovativa

La start up innovativa ha l’obbligo di iscrizione presso la sezione speciale del Registro delle Imprese.

In particolare, per ottenere la qualifica di start-up innovativa, le società già costituite devono depositare presso l’ufficio del registro delle imprese una dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale in cui si attesta il possesso dei requisiti.

In particolare, sia gli incubatori certificati, cioè le società che sostengono la nascita e lo sviluppo di start-up innovative, sia le stesse start-up, per poter beneficiare della disciplina, sono tenuti a iscriversi, oltre che nella sezione ordinaria, anche in quella speciale del Registro delle Imprese.

Solo così possono ottenere l’esonero dal versamento dell’imposta di bollo, relativo a tutti gli atti posti in essere, anche successivi all’iscrizione, quali gli aumenti di capitale agevolati.

La costituzione della start up non deve avvenire per effetto di un’operazione di fusione o scissione, né a seguito di una cessione di azienda o di ramo di azienda (la trasformazione in società di capitali di una impresa già esistente non ostacola l’accesso al regime).

Il primo chiarimento è, infatti, arrivato sui requisiti, in particolare su quello che impedisce l’accesso allo speciale regime fiscale alle imprese costituite per effetto di un’operazione di scissione, fusione, cessione di azienda o di ramo di azienda.

Nell’ambito dei requisiti, le società non residenti che entrano nel regime agevolativo solo se in possesso dei medesimi requisiti - delle residenti - ove compatibili, in riferimento a quello relativo all’obbligo di avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente della propria attività “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”, la circolare afferma che tale requisito deve sussistere anche in capo alla stabile organizzazione in Italia, la quale, pertanto, deve svolgere un’attività ammissibile al regime delle start-up innovative, anche se non necessariamente coincidente con quella della società estera.

La non applicazione della disciplina delle società non operative (art. 30, Legge 724/1994), prevista dall’art. 26, comma 4, del D.L. 179/2012, comporta che per tutto il periodo in cui la società è start-up innovativa non è tenuta a effettuare il test di operatività. Inoltre, ai sensi della stessa disposizione normativa, non si applica neanche la disciplina delle società in perdita sistematica, per tutto il periodo di vita della start up.

 

Società già costituite al 20 ottobre 2012

Le società già costituite alla data del 20 ottobre 2012 in possesso dei requisiti per essere considerate “start up innovative” devono presentare presso l’Ufficio del Registro delle Imprese una dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale che attesti il possesso dei requisiti per accedere al regime speciale.

Modalità di effettuazione del conferimento in denaro

Destinatari dell’agevolazione sono le persone fisiche, gli esercenti arti e professioni, gli enti non commerciali, gli imprenditori individuali, le società di persone e le società di capitali che investono nel capitale delle start up innovative. I conferimenti in denaro a fondo perduto iscritti in voci del patrimonio netto diverse dalla riserva sovraprezzo azioni o dal capitale sociale non possono essere agevolati. Rientrano tra i conferimenti agevolabili anche quelli derivanti dalla conversione di obbligazioni in azioni o quote di nuova emissione della start up innovativa.

Gli sconti si applicano esclusivamente ai conferimenti in denaro, effettuati sia al momento della costituzione della start-up innovativa sia quando avviene un aumento del capitale sociale.

Inoltre, sono agevolati solo i conferimenti iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva sovrapprezzo delle azioni o quote della start-up innovativa (non i conferimenti in denaro a fondo perduto iscritti in altre voci del patrimonio netto) e, in caso di investimento indiretto, i conferimenti in denaro che determinano una effettiva capitalizzazione anche della società intermediaria (è possibile la capitalizzazione tramite obbligazioni convertibili).

Nel caso di investimenti indiretti effettuati mediante Oicr qualificati, si considera agevolabile la sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento e di azioni rappresentative del capitale delle Sicav.

Infine, con riferimento alle start-up innovative non residenti, le agevolazioni spettano in relazione alla parte corrispondente agli incrementi del fondo di dotazione delle stabili organizzazioni.

Non si ha più diritto alle agevolazioni se, entro due anni dalla data dell’investimento, si verifica la cessione, anche parziale, a titolo oneroso delle partecipazioni ricevute in cambio dei conferimenti agevolati. In tale ipotesi, i beneficiari: se contribuenti Irpef, devono restituire l’importo detratto, insieme agli interessi legali; se soggetti Ires, subiscono il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi.

Altra causa di decadenza è la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote intervenute prima del decorso del periodo minimo stabilito.

Il diritto a fruire delle agevolazioni decade, inoltre, se, durante il biennio di sorveglianza, si verifica il recesso o l’esclusione dei soggetti che effettuano investimenti diretti nelle start up innovative.

Ulteriore causa di decadenza è la perdita di uno dei requisiti da parte della start-up innovativa.

Nel caso di investimenti effettuati per il tramite delle altre società che investono prevalentemente in start-up innovative, la condizione deve essere verificata non solo in capo all’investitore ma anche in capo alla società intermediaria.

 

Meccanismo della detrazione/deduzione di imposta

I soggetti passivi Irpef possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% del conferimento in denaro effettuato fino alla soglia massima di € 500.000. Nel caso di incapienza dell’ammontare complessivo della detrazione dall’imposta lorda del singolo periodo di imposta del contribuente, l’eccedenza potrà essere riportata in avanti fino al terzo periodo di imposta successivo.

I soggetti passivi Ires possono dedurre dal reddito di impresa un importo pari al 20% del conferimento in denaro effettuato fino alla soglia massima di € 1.800.000. La deduzione in commento può determinare al più l’azzeramento del reddito imponibile ma non può mai generare una perdita fiscale riportabile nei periodi di imposta successivi (nel caso in cui la deduzione spettante superi il reddito di impresa). L’eccedenza della deduzione non fruita potrà essere riportata nei periodi di imposta successivi ma non oltre il terzo.

L’agevolazione si applica per gli anni dal 2013 al 2016 sia per i contribuenti Irpef sia per quelli Ires (il periodo di imposta 2016 non è ancora passato al vaglio comunitario e, quindi, è in attesa del via libera).

 

Investimenti in start up operanti in ambito sociale o energetico

Nel caso in cui gli investimenti siano effettuati in start up innovative operanti in ambito sociale o in start up innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico (i codici ATECO interessati sono il 27.1, 27.2, 27.32, 27.33, 28.11, 28.12, 28.13, 28.14, 28.15, 28.21, 28.25, 28.29.2, 29.31, 72.1) l’agevolazione fiscale prevede delle aliquote incrementate:

- Detrazione Irpef del 25% anziché del 19%;

- deduzione Ires del 27% anziché del 20%

 

Documentazione da conservare per fruire dell’agevolazione

La documentazione rilevante al fine di portare in deduzione/detrazione i conferimenti in denaro effettuati nella start up è costituita da una certificazione della start up innovativa che attesti il rispetto del limite di € 2.500.000 di conferimenti agevolati incassati nel singolo periodo di imposta. La start up dovrà, inoltre, certificare l’entità dell’investimento agevolabile effettuato dal soggetto Irpef o Ires, a cui è correlata la detrazione o la deduzione di imposta da inserire nella dichiarazione dei redditi.

 

Agevolazioni per la start up innovativa

Con l’obiettivo di favorire la nascita di start up innovative è prevista per le stesse la non applicazione della disciplina delle società non operative e della disciplina delle società in perdita sistematica. È concesso un credito di imposta in favore delle start up che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, in possesso di dottorato di ricerca universitario o in possesso di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico, impiegato in attività di ricerca e sviluppo. La misura del credito di imposta è pari al 35% del costo aziendale sostenuto per l’assunzione del suddetto personale.

In particolare, la misura dell’agevolazione, pari al 35% del costo aziendale sostenuto per l’assunzione, non può superare i 200mila euro annui per ciascuna impresa e la condizione è che i nuovi posti di lavoro creati siano conservati per almeno tre anni (due nel caso di piccole e medie imprese).

Sono state, inoltre, previste agevolazioni di carattere fiscale e contributivo all’assegnazione di strumenti finanziari diretti a remunerare prestazioni lavorative e consulenze qualificate.

 

Assegnazione di strumenti finanziari e reddito di lavoro

Tra gli interventi a favore delle società in argomento e degli incubatori certificati, il D.L. 179/2012 prevede diverse agevolazioni di carattere fiscale e contributivo come: esenzione dall’imponibile degli strumenti finanziari diretti a remunerare prestazioni lavorative e consulenze qualificate (art. 27), credito di imposta per le assunzioni di personale altamente qualificato (art. 27-bis) e detrazioni e deduzioni per gli investimenti nel capitale sociale (art. 29).

Dal 19 dicembre 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, non rilevano ai fini fiscali e contributivi i redditi provenienti dall’assegnazione di strumenti finanziari partecipativi effettuata dalle start-up innovative o dagli incubatori certificati in favore dei propri amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi, ovvero derivante dall’esercizio di diritti di opzione su strumenti finanziari da parte di tali soggetti. Questo regime si affianca a quello previsto, per la generalità dei dipendenti delle imprese, dall’art. 51, comma 2, lettera g), del Tuir.

L’incentivo, pensato e dedicato ai redditi di lavoro dipendente, non è fruibile quando l’attività di amministratore rientra nell’oggetto della professione esercitata dal contribuente e, quindi, il relativo reddito tra quelli di lavoro autonomo. Niente agevolazione anche ai collaboratori meramente occasionali, il cui reddito rientra nell’ambito dei redditi diversi.

La successiva cessione di detti strumenti finanziari assume rilevanza reddituale come reddito diverso e, se effettuata nei confronti della start-up innovativa, dell’incubatore certificato o di società collegate o controllate, costituisce causa di decadenza dall’agevolazione.

In ogni caso, la possibilità di assegnare strumenti finanziari e diritti di opzione con regime fiscale incentivato, finisce quando viene meno uno dei requisiti di legge (art. 25, comma 2, D.L. 179/2012) o, comunque, passati quattro anni dalla data di costituzione o trascorso il diverso termine previsto dalla norma (art. 25, comma 3, D.L. 179/2012).

Per gli incubatori certificati, invece, il limite alla possibilità di assegnare strumenti finanziari e diritti di opzione con regime fiscale incentivato è determinato soltanto dalla perdita di uno dei requisiti previsti (art. 25, comma 5, D.L. 179/2012).

 

Vincenzo D’Andò