Agevolazioni per start up innovative

Quadro normativo
Il D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012, , convertito con modificazioni dalla Legge n. 221 del 17 dicembre 2012, noto come “decreto crescita-bis”, ha introdotto un quadro organico di disposizioni, riguardanti la nascita e lo sviluppo di imprese startup innovative.
L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16 del 11 giugno 2014, ha esaminato la disciplina delle agevolazioni fiscali previste in favore delle start-up innovative e degli incubatori certificati (art. 25 e ss. del D.L. n. 179/2012) fornendo taluni chiarimenti.
Tra l’altro, viene precisato che:
– Nei confronti delle start-up innovative non trova applicazione la disciplina stabilita per le società di comodo e, pertanto, non sono tenute a fare il test di operatività;
– nella platea dei soggetti Irpef beneficiari della detrazione del 19% degli investimenti nelle imprese innovative rientrano, oltre ai soci delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, anche le società semplici, le società equiparate a quelle di persone e le imprese familiari;
– in caso di assunzione a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, da parte di start-up ed incubatori certificati, è previsto l’accesso “con modalità semplificate” ed in regime “de minimis” al credito d’imposta del 35% sui costi di assunzioni per un massimo di 200 mila euro, purché i nuovi posti di lavoro siano conservati per almeno 3 anni (2 anni nel caso di piccole e medie imprese);
– la parte di reddito da lavoro corrisposto dalle start-up e dagli incubatori certificati agli amministratori, ai lavoratori dipendenti e ai collaboratori continuativi sotto forma di azioni, quote e strumenti finanziari partecipativi non contribuisce alla formazione dell’imponibile, sia dal punto di vista fiscale sia da quello contributivo; i collaboratori occasionali non possono godere di tale beneficio, perché percettori di redditi diversi.
Start-up innovative
Le start-up innovative possono essere società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni, cooperative, societas europaea residenti in Italia, ovvero non residenti in possesso degli stessi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione.
La “start up innovativa” è, dunque, una società di capitali che svolge attività necessarie per sviluppare e introdurre prodotti, servizi o processi produttivi innovativi ad alto valore tecnologico, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. In più, perché la start up venga qualificata come innovativa è necessario che possieda almeno uno dei seguenti requisiti “alternativi”:
– Almeno il 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione sia destinato a spese di ricerca e sviluppo;
– vengano impiegati come dipendenti o collaboratori di almeno un terzo rispetto al totale della forza lavoro complessiva di dottorati o dottori di ricerca e di almeno due terzi rispetto al totale della forza lavoro complessiva di persone in possesso di laurea magistrale;
– la start up sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di …

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