Diario quotidiano dell’1 luglio 2014: la fattura elettronica, tutte le novità

Pubblicato il 1 luglio 2014



sport dilettantistico: niente obbligo del registro di cassa; fatturazione elettronica e pagamenti delle PA; misure fiscali dalla conversione in legge del D.L. n. 66/2014; agevolazioni fiscali prima casa in presenza di sfratto; studi di settore: invio delle comunicazioni di anomalia; niente litisconsorzio necessario se i soci devono presentare reclamo; applicabilità dell’imposta di bollo alle fatture emesse dalle ASP

 

 Indice:

 1) Sport dilettantistico: niente obbligo del registro di cassa

 2) Fatturazione elettronica e pagamenti delle PA (conversione in legge del D.L. n. 66/2014)

 3) Misure fiscali dalla conversione in legge del D.L. n. 66/2014

 4) Agevolazioni fiscali prima casa in presenza di sfratto

 5) Studi di settore: invio delle comunicazioni di anomalia

 6) Niente litisconsorzio necessario se i soci devono presentare reclamo

 7) Applicabilità dell’imposta di bollo alle fatture emesse dalle ASP

 

 

1) Sport dilettantistico: niente obbligo del registro di cassa

Sport dilettantistico con pagamenti tracciati, ma senza obbligo del registro di cassa, per i versamenti e gli incassi da soggetti terzi di importo superiore ai 516 euro. La mancata tenuta di un registro dei prelievi non fa decadere dalle agevolazioni che la legge n. 398/1991 prevede a favore delle associazioni (Asd).

Lo ha stabilito la C.T.P. Reggio Emilia con la sentenza n. 296/3/14 del 23 giugno 2014. Una squadra di calcio a 5 era stata raggiunta da una contestazione fiscale ai fini Ires, Irap e Iva per oltre 43 mila euro. L’Agenzia delle entrate aveva infatti negato le agevolazioni tributarie di cui alla legge 398 in quanto l’associazione aveva effettuato pagamenti in contanti ai propri atleti per somme inferiori a 516 euro senza aver attivato una prima nota cassa.

L’art. 25 della legge n. 133/1999 stabilisce che i pagamenti a favore di società, enti o associazioni sportive dilettantistiche e i versamenti da questi effettuati debbano essere eseguiti, se di importo superiore al vecchio milione di lire (ossia 516,46 euro), «tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all'amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli», pena la decadenza dai benefici fiscali di cui alla legge n. 398/1991. A parere del fisco, la prassi di effettuare prelievi per importi anche superiori a 516 euro per l’effettuazione di tutti i pagamenti in contanti agli atleti, ripetuti più volte nel corso dello stesso mese e con rilascio delle relative ricevute (mai più di 500 euro per volta), nascondeva una volontà elusiva. Tesi però non condivisa dalla CTP. «L'articolo 25 della legge n. 133/99 non fa alcun riferimento alla sommatoria di prelievi per pagamenti elargiti», recita la sentenza, «riferendosi espressamente a incassi e pagamenti provenienti o a favore di soggetti terzi, con riferimento ad ogni singola operazione». Il collegio emiliano rileva quindi che la norma non obbliga l’Asd a tenere un registro cassa per i pagamenti inferiori a 516 euro.

 

2) Fatturazione elettronica e pagamenti delle PA (conversione in legge del D.L. n. 66/2014)

Il D.L. n. 66 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 89 del 2014 (G.U. n. 43 del 23 giugno 2014) cd. “Decreto Irpef”, ha previsto al titolo III nuove disposizioni sul pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni. Queste disposizioni si aggiungono e in alcuni casi modificano quelle introdotte dal decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 e, con riferimento ai pagamenti degli enti locali, le disposizioni previste dal titolo III del decreto legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124.

Lo rileva Assonime con la nota del 27 giugno 2014.

In particolare, la legge n. 89 del 2014 dispone nuovi stanziamenti per il pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni, che ammontano a circa 9,6 miliardi di euro. Più nel dettaglio essi sono destinati: al pagamento delle regioni e degli enti locali per i debiti maturati al 31 dicembre 2013; al pagamento dei debiti degli enti locali nei confronti delle società ed enti partecipati; ad anticipazioni di liquidità nei confronti delle regioni per il settore sanitario; ad anticipazioni di liquidità per i comuni che hanno deliberato il dissesto finanziario; al pagamento dei debiti del Ministero dell’interno nei confronti delle aziende sanitarie locali; all’estinzione dei debiti dei Ministeri per spese di parte corrente.

Vengono introdotti nuovi strumenti per favorire la cessione dei crediti certificati agli intermediari finanziari con l’obiettivo di assicurare il pagamento di tutti i debiti di parte corrente delle amministrazioni diverse dallo Stato maturati al 31 dicembre 2013 e certificati. In particolare, viene prevista la garanzia dello Stato sui debiti delle pubbliche amministrazioni nel caso di cessione del credito certificato ad un intermediario finanziario; la possibilità per le stesse amministrazioni, in caso di carenze di liquidità, di chiedere all’intermediario finanziario la ridefinizione delle condizioni di pagamento del debito ceduto (sino a un massimo di 5 anni), rilasciando a garanzia dell’operazione una delegazione di pagamento a valere sulle entrate di bilancio.

Il credito assistito dalla garanzia dello Stato può essere ceduto alla Cassa Depositi e Prestiti o altro intermediario finanziario i quali possono ridefinire i termini di pagamento per una durata massima di 15 anni; viene comunque rilasciata all’intermediario delegazione di pagamento a valere sulle entrate di bilancio. I crediti assistiti dalla garanzia dello Stato già oggetto di ridefinizione possono essere acquisiti anche da società per la cartolarizzazione dei crediti e possono essere ceduti da questi alla Cassa depositi e prestiti o altro intermediario finanziario.

Gli atti di cessione dei debiti alla data del 31 dicembre 2013 nonché le operazioni di ridefinizione dei relativi debiti richieste dalla pubblica amministrazione debitrice e le garanzie connesse sono esenti da imposte, tasse e diritti di qualsiasi tipo.

Sono previste alcune disposizioni volte ad aumentare la trasparenza nella gestione dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni. Si prevede che nell’attesa dell’avvio della fatturazione elettronica, i creditori possano e le amministrazioni debbano comunicare i dati relativi alle fatture attraverso la piattaforma elettronica del Ministero dell’economia e delle finanze, facilitando così il monitoraggio del ciclo passivo delle pubbliche amministrazioni; viene altresì reso più cogente per le amministrazioni l’obbligo di certificazione dei crediti. Inoltre, le pubbliche amministrazioni devono comunicare attraverso la piattaforma, entro il 15 di ciascun mese, i dati relativi ai debiti non estinti, certi, liquidi ed esigibili per i quali nel mese precedente sia stato superato il termine oltre il quale scattano gli interessi moratori per il ritardato pagamento. Nelle certificazioni dei crediti deve essere indicata la data prevista per il pagamento. Per facilitare i controlli, ciascuna amministrazione deve adottare un registro unico delle fatture, sino a quando sarà implementato il sistema per registrare automaticamente le fatture elettroniche sulla piattaforma. Sono stabilite sanzioni per le amministrazioni inadempienti.

Il provvedimento introduce alcuni strumenti per prevenire il formarsi di nuovi debiti commerciali. In particolare, le pubbliche amministrazioni sono tenute ad allegare ai bilanci una relazione che attesta l’importo dei pagamenti effettuati in ritardo e l’indicatore annuale di tempestività de pagamenti. Inoltre, le pubbliche amministrazioni (esclusi gli enti del servizio sanitario nazionale) i cui tempi medi di pagamento superano i 90 giorni nel 2014 e i 60 giorni a decorrere dal 2015, non possono procedere a assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipo di tipologia contrattuale nell’anno successivo a quello di riferimento. Infine, viene anticipato l’obbligo di fatturazione elettronica al 31 marzo 2015 per tutte le pubbliche amministrazioni

 

 3) Misure fiscali dalla conversione in legge del D.L. n. 66/2014

Il D.L. 24 aprile 2014, n. 66 “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”, convertito con modificazioni dalla legge n. 89 del 2014 (G.U. n. 143 del 23 giugno 2014) prevede, tra le altre cose, misure di carattere fiscale per il rilancio dell’economia.

Assonime, con la nota del 27 giugno 2014, ne riassume i contenuti.

In particolare, per i possessori di reddito di lavoro dipendente e assimilati, con reddito complessivo non superiore ai 26.000 euro, è prevista, per il solo anno 2014, l’erogazione automatica in busta paga di un bonus del valore massimo di 640 euro.

Il bonus spetta nella misura di 640 euro se il reddito complessivo del lavoratore risulta compreso tra 8.000 e 24.000 euro; mentre per i titolari di reddito compreso tra 24.000 e 26.000 euro il bonus spetta solo in misura parziale e decrescente all’aumentare del reddito.

Condizioni per l’erogazione del bonus sono:

- reddito complessivo del lavoratore per il periodo di imposta 2014, calcolato con il metodo previsionale (già adottato ai fini della corretta attribuzione delle detrazioni di imposta spettanti nel periodo di paga), non superiore a 26.000 euro (al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze: circ. Agenzia delle entrate n. 8/E del 28 aprile 2014);

- imposta lorda, calcolata sul reddito previsionale annuale, superiore alle detrazioni per lavoro dipendente e assimilati spettanti in base all’art. 13, comma 1, del TUIR. In presenza delle suddette condizioni, il bonus è automaticamente riconosciuto dal sostituto d’imposta, nei periodi di paga che vanno da maggio a dicembre. Il sostituto d’imposta recupera quanto erogato ai dipendenti a titolo di credito d’imposta in sede di mod. F24, mediante la compensazione di cui all’art. 17 del decreto legislativo n. 241 del 2007, norma che consente di compensare i crediti a tutto campo con le voci a debito esposte nello stesso mod. F24 (art.1).

È disposta la riduzione del 10% circa delle aliquote base applicabili all’IRAP a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013 (dunque per la generalità dei contribuenti dal periodo d’imposta 2014) (art. 2).

E’ disposto inoltre l’aumento dal 20 al 26% dell’aliquota delle ritenute/imposte sostitutive applicabili ai redditi di capitale e ai redditi diversi di natura finanziaria. Sale dunque al 26% l’aliquota sui dividendi da partecipazioni non qualificate (art. 3). Nessun incremento di tassazione è invece previsto per i dividendi da partecipazioni qualificate (gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio e Finanze riunite al Senato, che prevedevano un incremento del concorso alla formazione del reddito imponibile per dividendi e capital gain da partecipazioni qualificate, sono stati soppressi).

Si ricorda che prima delle modifiche normative apportate dal D.L. 66/2014, sui dividendi da partecipazioni non qualificate era prevista l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta del 20% sull’intero ammontare, mentre i dividendi da partecipazioni qualificate concorrevano alla formazione del reddito imponibile per il 49,72% del loro ammontare.

A seguito del DL n. 66, i dividendi da partecipazioni non qualificate (percepiti a partire dal 1° luglio) sconteranno una tassazione del 26%; il risultato delle modifiche normative è dunque una maggiore tassazione per i risparmiatori, mentre resta invariata la tassazione dei soci imprenditori.La tassazione dei redditi da titoli di Stato italiani resta al 12, 5% mentre, per il solo 2014, è aumentata dall’11 all’11,50% l’aliquota dell’imposta sostitutiva sul risultato dei fondi pensione (art. 4, comma 6-ter).

L’aliquota dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’IRAP e di eventuali addizionali, applicabile dai soggetti partecipanti al capitale della Banca d’Italia sulla rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale dell’Istituto, sale dal 12 al 26% (art. 4, comma 12).

Si dispone che il Governo presenti alle Camere un rapporto sulla realizzazione delle strategie di contrasto all’evasione fiscale, sui risultati, specificati per ciascuna regione, conseguiti nel 2013 e nell’anno in corso, nonché su quelli attesi, con riferimento non solo al recupero di gettito derivante da accertamento di evasione ma anche a quello attribuibile alla maggiore propensione all’adempimento da parte dei contribuenti come effetto delle misure e degli interventi definiti (art. 6).

È prevista la possibilità di compensare i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili nei confronti delle amministrazioni pubbliche per somministrazioni, forniture e appalti, con le somme dovute in base agli istituti deflattivi del contenzioso tributario (adesione al pvc o all’invito al contraddittorio, accertamento con adesione, acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione giudiziale, mediazione) (art. 39).

Il provvedimento prevede la possibilità di compensare i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti dello Stato e degli enti pubblici nazionali con le somme dovute a seguito di iscrizioni a ruolo notificate entro il 30 settembre 2013 (art. 40).

Sono modificati i termini per il versamento dell’imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione dei beni d’impresa che dovrà essere corrisposta nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013 in tre rate di pari importo, senza pagamento di interessi. Le rate dovranno essere pagate entro il giorno 16, rispettivamente, del sesto, del nono e del dodicesimo mese dalla fine del periodo di imposta (pertanto, 16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre, per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) (art. 4, comma 11).

Ai fini del pagamento della TASI (tassa sui servizi indivisibili) è introdotta una disciplina transitoria per il 2014: per i comuni che non hanno inviato al ministero dell’Economia e delle finanze entro il 23 maggio scorso le delibere di approvazione delle aliquote e delle detrazioni applicabili, è previsto lo slittamento del versamento della prima rata dal 16 giugno al 16 ottobre, sulla base delle deliberazioni che dovranno essere trasmesse entro il 10 settembre. In assenza di tali provvedimenti anche a quella data, il versamento della TASI sarà dovuto in unica soluzione entro il 16 dicembre applicando l’aliquota di base dell’1 per mille e rispettando, comunque, il limite massimo previsto dalla legge di stabilità 2014 (art. 4, comma 12-quater). Per i contribuenti decaduti dal beneficio della rateizzazione dei debiti fiscali entro il 22 giugno 2013, è introdotta la possibilità di chiedere, entro il 31 luglio prossimo, un nuovo piano di dilazione. La nuova rateazione potrà arrivare fino a 72 rate mensili e non sarà prorogabile; il beneficio verrà meno in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive (art. 11-bis).

 

 4) Agevolazioni fiscali prima casa in presenza di sfratto

Non salva lo sconto “prima casa” l’inquilino che lascia l’immobile oltre i termini a disposizione dell’acquirente per trasferire la residenza nel comune dell’abitazione.

La circostanza che al momento della stipula del contratto di compravendita di un immobile già locato fosse stato intimato lo sfratto per finita locazione per un termine posteriore a quello previsto dalla legge fiscale per il trasferimento della residenza (diciotto mesi) esclude la sussistenza di una causa di “forza maggiore”, impeditiva della decadenza dal beneficio “prima casa”.

La norma non richiede che il soggetto beneficiario abbia o stabilisca entro diciotto mesi la propria residenza nell’immobile acquistato o che lo stesso venga destinato ad abitazione principale dell’acquirente, bensì si limita a prevedere che la residenza sia o venga fissata entro tale termine nel comune dove è situata la casa.

L’intenzione di voler trasferire la propria residenza nel comune in cui si trova l’appartamento, manifestata nell’atto di acquisto, deve concretizzarsi entro il termine perentorio di diciotto mesi.

“In effetti, secondo l'orientamento ormai consolidato di questa Corte, la forza maggiore di cui si discute deve esser fatta consistere in un evento non prevedile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà del contribuente di abitare nella ‘prima casa’ entro il perentorio termine di diciotto mesi stabilito dalla legge (Cass. sez. trib. n. 17249 del 2013; Cass. sez. sez. trib. 14399 del 2013). Laddove invece la circostanza dedotta in lite, che è quella pacifica per cui al momento del rogito il contribuente era al corrente che lo sfratto per finita locazione era stato intimato per un termine posteriore, non integra le caratteristiche ritenute da questa Corte costitutive della forza maggiore di cui trattasi. Caratteri che sono appunto quelli dell'imprevedibilità e dell'inevitabilità, che non possono rinvenirsi nel presente caso in cui il contribuente ha comperato un immobile sapendo di non poter abitare l'immobile entro i prescritti diciotto mesi”.

(Corte di Cassazione, sentenza 13177 del 11 giugno 2014)

 

5) Studi di settore: invio delle comunicazioni di anomalia

L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 5 giugno 2014, ha annunciato l’invio delle comunicazioni di anomalia ai fini degli studi di settore per il triennio 2010-2012 e la pubblicazione sul proprio sito internet delle 33 bozze di comunicazioni, diversificate per ogni anomalia, destinate a contribuenti e intermediari. La grande particolarità di quest’anno riguarda le modalità di invio di tali comunicazioni: arriveranno direttamente nel cassetto fiscale degli iscritti a Entratel e Fisconline.

I contribuenti registrati ai servizi telematici destinatari di una comunicazione di anomalia da studio di settore riceveranno, qualora abbiano richiesto di ricevere un “avviso”, una email o un sms ai recapiti registrati, con cui l’Agenzia delle Entrate li inviterà ad accedere al proprio cassetto fiscale per prenderne visione. Tale comunicazione sarà trasmessa via Entratel anche all’intermediario, qualora il contribuente abbia effettuato questa scelta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’annualità 2012.

Tra le principali anomalie oggetto di segnalazione si citano le seguenti incoerenze:

- tra rimanenze finali 2011 ed esistenze iniziali 2012;

- relative alla gestione del magazzino con durata delle scorte elevata e incremento delle rimanenze finali;

- relative ai beni strumentali tra la mancata indicazione di questi e l’indicazione delle relative quote di ammortamento;

- relative all’indicatore “incidenza dei costi residuali di gestione” calcolato rispetto ai ricavi dichiarati;

- relative alla presenza di soci con basse percentuali di lavoro prestato (inferiore al 50%) unitamente all’assenza di altri addetti e un numero di giornate di apertura superiori a 300;

- tra i dati contabili indicati nel quadro F o G della comunicazione dei dati rilevanti relativa al 2012 e gli stessi dati indicati nel modello Unico 2013;

- tra la mancata indicazione della percentuale di lavoro prestata dagli associati in partecipazione e la presenza di utili spettanti agli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.

I soggetti interessati da tali comunicazioni di anomali potranno fornire chiarimenti o precisazioni tramite “Comunicazioni anomalie 2014”, l’apposito software dell’Agenzia delle Entrate.

 

 6) Niente litisconsorzio necessario se i soci devono presentare reclamo

Per la Consulta è inammissibile la questione di legittimità della parte dell’art. 17-bis del DLgs. 546/1992 che non consente il ricorso discusso insieme.

Con l’ordinanza 176 del 13 giugno 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 17-bis del DLgs. 546/1992, nella parte in cui non consente ai soci e alla società di avere il ricorso discusso congiuntamente in sede processuale, allorquando, per la diversa quantificazione della pretesa nei confronti dei vari soggetti, solo alcuni di essi siano tenuti alla presentazione obbligatoria del reclamo.

La questione era stata sollevata dalla C.T. Prov. di Ascoli Piceno, in relazione ad avvisi di accertamento notificati ad una società e ai suoi soci, atteso che a questi ultimi era stato imputato pro quota il maggior reddito accertato in capo alla società, poiché si trattava di una società a ristretta compagine sociale, per la quale trovava applicazione il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui, se la società ha conseguito ricavi “in nero”, è verosimile ritenere che gli stessi siano stati ripartiti tra i soci, sempreché ovviamente questi siano in numero limitato.

A seguito della notifica degli avvisi di accertamento, la società di capitali (probabilmente superando la soglia di 20.000 euro di valore della controversia) aveva presentato direttamente ricorso, mentre i soci (essendo probabilmente soggetti ad una pretesa inferiore alla predetta soglia) avevano dovuto proporre preventivamente il reclamo. Dinnanzi a siffatto contesto, i giudici tributari di Ascoli Piceno avevano sollevato la questione di legittimità costituzionale del già citato art. 17-bis, che disciplina il reclamo e la mediazione, perché non consente alla società e ai suoi soci, accertati sulla base della pretesa manifestata nei confronti dell’ente societario, di discutere la loro posizione in un unico “contenitore processuale”.

La Consulta non ha esaminato la questione nel merito, stante la dichiarata inammissibilità, perché il giudice rimettente non ha fornito tutti gli elementi necessari alla valutazione del caso, primo tra tutti il valore delle varie controversie, nell’ordinanza è stato comunque posto l’accento sulla consolidata giurisprudenza di legittimità in base alla quale la necessità del litisconsorzio tra tutti i soci e la società è riservata alla sola ipotesi di accertamento nei confronti di società di persone di cui all’art. 5 del TUIR , mentre è esclusa nel caso in cui venga impugnato l’accertamento di una società di capitali, anche se costituisce l’indispensabile antecedente logico-giuridico dell’accertamento nei confronti dei soci, come nel caso di specie.

La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata in relazione all’art. 17-bis previgente; tuttavia, anche dopo la riforma operata dalla L. 147/2013, il reclamo per le liti minori continua ad essere obbligatorio, sebbene la mancata osservanza non dia più luogo all’inammissibilità del ricorso. Quanto affermato, quindi, non muta con l’impianto normativo attuale.

Più problematica appare, invece, la medesima fattispecie in relazione, però, alle società di persone, di cui la Consulta non si è ancora occupata. L’Agenzia delle entrate, con la circolare 9/2012, richiamando quanto sancito della Cassazione, con la sentenza 8168/2011, ha stabilito che nella fase di mediazione i rapporti tra società di persone e soci vanno considerati autonomi e indipendenti. Alla luce di tale impostazione, quindi, vi sarebbe una netta separazione tra la posizione dell’ente societario e quello dei suoi soci nella fase di mediazione, trovando, però, poi, in giudizio la naturale ricomposizione in forza del litisconsorzio necessario.

 

 7) Applicabilità dell’imposta di bollo alle fatture emesse dalle ASP

I documenti contabili con cui le Aziende pubbliche di servizi alla persona addebitano le rette delle prestazioni di ricovero non beneficiano dell’esenzione dall’imposta di bollo.

Le fatture emesse dalle Aziende per i servizi alla persona (Asp) nei confronti degli utenti delle case di riposo, per le rette di degenza, non sono esenti dal Bollo. Si tratta, infatti di documenti che certificano una prestazione di servizi nell’esercizio di attività di impresa a fronte di un corrispettivo, ai quali non può applicarsi il regime di esenzione previsto per gli atti relativi ai procedimenti di riscossione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 67/E del 30 giugno 2014.

Il documento di prassi rammenta, in primo luogo, la norma che esclude l’applicazione dell’imposta di Bollo per le fatture riguardanti il pagamento di corrispettivi per operazioni assoggettate a Iva (articolo 6 della tabella annessa al Dpr 642/1972).

Ricorda, inoltre, che sono esenti dal tributo tutti gli atti prodotti nell’ambito del

procedimento, anche esecutivo, di riscossione di entrate tributarie ed extra-tributarie di Stato, Regioni, Province, Comuni e istituzioni pubbliche di beneficenza (articolo 5 della tabella).

Alla luce del quadro normativo, l’Agenzia conclude che non possono essere esentate dall’imposta di bollo le fatture emesse dalle Asp, aziende pubbliche che erogano e producono servizi socio-sanitari. I documenti contabili, infatti, non sono prodotti nell’ambito di un procedimento di riscossione.

Tale chiarimento, inoltre, è in linea con un’altra risoluzione (la n. 98/E del 2001), con cui l’Agenzia aveva implicitamente ritenuto non applicabile l’esenzione di cui all’articolo 5 della tabella alle fatture emesse da un Comune per il pagamento di corrispettivi relativi di operazioni esenti o fuori dal campo di applicazione Iva.

 

8) Quattordicesima in arrivo

Nel corso del mese di luglio, ai pensionati che abbiano raggiunto i 64 anni e oltre, sarà corrisposta, con la riscossione della rata mensile, una somma aggiuntiva pari alla quattordicesima mensilità. L’aumento spetta, in misura proporzionale , anche a coloro che compiono il 64° anno di età entro il 31/12/2014, con riferimento ai mesi di requisito anagrafico. Per ulteriori informazioni si veda il messaggio Inps 5662 del 27 giugno 2014.

 

Vincenzo D’Andò